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	<title>agricoltura - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Jun 2025 10:48:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>agricoltura - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>CRESCE L&#8217;USO DEL GPL AGRICOLO: L&#8217;ANALISI DI LIQUID GAS EUROPE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cresce-luso-del-gpl-agricolo-lanalisi-di-liquid-gas-europe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 22:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[GPL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto di Liquid Gas Europe 2024 evidenzia l'importanza del GPL agricolo</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/cresce-luso-del-gpl-agricolo-lanalisi-di-liquid-gas-europe/">CRESCE L&#8217;USO DEL GPL AGRICOLO: L&#8217;ANALISI DI LIQUID GAS EUROPE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p >Negli ultimi rapporti di Liquid Gas Europe emerge un quadro chiaro: il GPL (o Autogas) continua a rappresentare una risorsa importante per l’agricoltura italiana, anche se rimane una nicchia rispetto agli altri settori.</p>
<h2 >Un consumo stabile ma limitato</h2>
<p >Il rapporto evidenzia che il consumo di GPL nel settore agricolo rimane marginale, rappresentando circa il 2 % del totale della domanda italiana di GPL . Una percentuale costante nel tempo, lontana dalla quota più rilevante destinata al trasporto e ad altri usi industriali o domestici.</p>
<h2 >Autogas: leader nel settore trasporti</h2>
<p >L’Italia si conferma uno dei Paesi europei con il mercato di Autogas più consolidato: oltre 2,3 milioni veicoli alimentati a GPL (dato 2018), con un parco che è cresciuto ulteriormente nei report successivi . Inoltre, sono circa 4 600 le stazioni di servizio GPL, pari al 22 % del totale nazionale , una rete che sostiene anche l’uso agricolo, grazie alla disponibilità capillare del carburante.</p>
<h2 >Verso il futuro: il bio‑LPG</h2>
<p >Nei documenti più recenti (2025), è emersa l’importanza strategica dei “<em>renewable liquid gases</em>” (rLG), come il bio‑LPG, che possono ridurre le emissioni di gas serra di oltre l’80 % rispetto al GPL tradizionale . LGE evidenzia come questa soluzione sia particolarmente adatta per l’agricoltura, ambito difficilmente elettrificabile, e chiede un quadro normativo semplificato e incentivi stabili per realizzare appieno questo potenziale .</p>
<h2 >I vantaggi per il settore agricolo</h2>
<p >Sostenibilità: il bio‑LPG garantisce una significativa riduzione delle emissioni, con impatti positivi sull’ambiente e sulla sostenibilità delle aziende agricole. Praticità: la rete esistente di infrastrutture GPL – capillare e consolidata – facilita l’adozione anche nelle aree rurali più remote. Concorrenzialità: grazie agli incentivi e alla stabilità dei prezzi, il GPL rappresenta un’alternativa economicamente vantaggiosa per le macchine agricole.</p>
<h2 >Un’occasione da cogliere</h2>
<p >Liquid Gas Europe indica chiaramente la via da seguire: per rendere il GPL (e in particolare le sue versioni rinnovabili) un pilastro energetico dell’agricoltura italiana, servono tre cose. un quadro normativo chiaro: un sistema di regolamentazioni unificate a livello europeo. Incentivi dedicati: supporti sia fiscali sia finanziari per favorire l’immissione sul mercato del bio‑LPG. Infine, certificazione ambientale: riconoscere il GPL come tecnologia sostenibile nell’ambito della tassonomia UE.</p>
<h2 >In sintesi</h2>
<p >Il GPL in agricoltura oggi ha un consumo ancora limitato (intorno al 2 %), ma le basi per una svolta esistono. Rete infrastrutturale capillare, vantaggi climatici e opportunità di sviluppo del bio‑GPL creano le condizioni per un futuro in cui l’agricoltura italiana potrà ridurre la sua impronta ecologica, puntando a soluzioni reali ed efficaci.</p>
<h2 >Uno sguardo al futuro</h2>
<p >Liquid Gas Europe sottolinea che, per sfruttare appieno queste opportunità, è indispensabile sostenere gli agricoltori con strumenti concreti: incentivi, agevolazioni fiscali e una burocrazia più snella. Inoltre, serve un riconoscimento chiaro del GPL (e del bio-GPL) come fonti di energia utili alla transizione verde dell’agricoltura italiana.</p>
<p >In un contesto agricolo che guarda sempre di più alla sostenibilità, il GPL potrebbe rivelarsi una risorsa preziosa, a patto che istituzioni e settore produttivo lavorino insieme per renderlo davvero accessibile e conveniente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p ><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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		<item>
		<title>SALUTE MENTALE IN AGRICOLTURA: SE NE PARLA TROPPO POCO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/salute-mentale-in-agricoltura-se-ne-parla-troppo-poco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 22:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Gergofili]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di salute mentale e agricoltori si parla poco ma i dati sono allarmanti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p >La salute mentale è spesso un tabù. Se ne parla poco, soprattutto in ambito lavorativo. Ma è stato dimostrato che Il tasso di disagio psicologico degli agricoltori è maggiore rispetto alla media dei lavoratori di altri settori economici.</p>
<h2 >Il convegno</h2>
<p >Di salute mentale si è parlato al convegno “La salute mentale in agricoltura, un tema sottovalutato”, organizzato nei giorni scorsi dall’Accademia dei Gergofili. È emerso che il tema della salute mentale è molto sentito. C’è però l’esigenza di parlarne di più.</p>
<p >Il convegno è stato l’occasione per ricordare che la Commissione Europea ha annunciato provvedimenti per la salute mentale degli agricoltori. Diversi Stati hanno già attivato programmi di supporto e sensibilizzazione, per ridurre lo stigma legato alla salute mentale.</p>
<p >Tanti gli interventi. Tra i temi affrontati, i fattori scatenanti, come sovraccarico lavorativo, isolamento, peso dei cambiamenti climatici e difficoltà economiche. Ma si è parlato anche dei carichi amministrativi che spesso compromettono la salute mentale degli agricoltori.</p>
<h2 >L’intervento di Gianluca Sotis</h2>
<p >Particolare attenzione meritano le parole del dottor Gianluca Sotis, responsabile dell’Unità prevenzione e protezione del CNR. Sotis ha elencato i rischi psicosociali nel lavoro agricolo, come tassi di stress, ansia, burnout, depressione e suicidio. Una delle maggiori cause risiede nel fatto che l’opinione pubblica è spesso convinta che le pratiche agricole siano dannose per ambiente e animali causa alienazione negli operatori del settore.</p>
<p >Ma non è l’unico fattore che influenza la salute mentale.</p>
<p >L’insicurezza finanziaria causa incertezza: temi come la politica economica, le pressioni del mercato, l’accessibilità al credito, la riduzione del potere contrattuale sono fattori aumentano rischio di depressione e di disperazione. Dai dati raccolti si evidenzia un aumento di ansia patologica in chi effettua la conversione al biologico, legata all’instabilità produttiva e all’incertezza. In chi invece ha effettuato il passaggio da molti anni si rileva un maggiore benessere.</p>
<p >Sotis ha sottolineato anche il disagio proveniente dall’adozione di tecnologie digitali, che comportano un maggiore carico di lavoro mentale e una sensazione di perdita di autonomia per la dipendenza da fornitori esterni. I dati dicono che il 25% degli agricoltori è in burnout, il 20% mostra sintomi depressivi, il tasso di suicidi è del 40% superiore rispetto ad altre categorie, ma è del 100% maggiore negli agricoltori anziani.</p>
<p >Cosa fare per salvaguardare la salute mentale? Le risposte di Sotis sono momenti di stacco, di flessibilità lavorativa e le reti di supporto fra agricoltori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p ><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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		<item>
		<title>IL RISCHIO IN AGRICOLTURA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-rischio-in-agricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 23:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[SAL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I rischi in agricoltura: quali sono e come farvi fronte</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Scelte gestionali e rischio in agricoltura”: questo il titolo della <em>lectio magistralis</em> che il professor Dario Frisio, ordinario di Economia Agraria all&#8217;Università degli Studi di Milano e presidente della Sezione Nord-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, ha tenuto lo scorso 7 febbraio per l’inaugurazione del 164esimo anno accademico e culturale della Società Agraria di Lombardia (SAL).</p>
<h2>Il rischio produttivo</h2>
<p>Il rischio di produzione deriva dagli incerti processi naturali di crescita delle colture e del bestiame. Andamento climatico, malattie, parassiti e altri fattori influenzano sia la quantità che la qualità dei prodotti. La produzione potenziale non viene mai raggiunta, occorre ridurre lo <em>Yield Gap</em> e cercare di stabilizzarlo il più possibile.</p>
<p>A incidere sul rischio produttivo in agricoltura, intrinseco alla materia stessa, sono fattori sempre più emergenti. Tra questi, cambiamenti climatici, globalizzazione, che comporta la diffusione di nuovi parassiti ed epidemie, rallentamento nella crescita delle rese e limitazioni agli impieghi di tecnologie per il controllo di parassiti e infestanti.</p>
<p>I numeri lo confermano. Nei primi 25 anni di questo secolo (2000-2024) si sono registrati cali pari o superiori al 5% in dieci anni. Nei 40 anni finali dello scorso secolo (1960-1999) i cali hanno raggiunto o superato il 5% solo cinque volte.</p>
<h2>Il rischio di mercato</h2>
<p>Il rischio di mercato in agricoltura si riferisce all&#8217;incertezza sui prezzi che i produttori riceveranno o sui prezzi che devono pagare per i fattori di produzione. La natura del rischio di prezzo varia significativamente da prodotto a prodotto. Tra le variabili ci sono: durata del ciclo produttivo e flessibilità nelle scelte produttive, esistenza di forme contrattuali diverse, natura stessa del prodotto e grado di dipendenza esterna nell’impiego di input, come mangimi.</p>
<p>Anche in questo caso ci sono alcuni fattori emergenti che rendono questo rischio più concreto. Il più importante è rappresentato da improvvise ma ricorrenti variazioni nei prezzi dei prodotti agricoli. Le cause sono: globalizzazione dei mercati (ruolo di primo piano della Cina), andamenti climatici nelle varie parti del mondo, conflitti bellici, speculazioni finanziarie ed esistenza di &#8220;oligopoli&#8221; nel <em>trading</em> delle <em>commodity</em> e nel mercato dei fertilizzanti (potassio in particolare).</p>
<p>Tra i fattori rilevanti c’è anche l’aumento del peso della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e della domanda di prodotti certificati.</p>
<h2>Il rischio istituzionale</h2>
<p>Il rischio istituzionale in agricoltura deriva dalle incertezze relative alle azioni del governo. Le leggi fiscali, i regolamenti per l&#8217;uso dei prodotti chimici, le regole per lo smaltimento dei rifiuti animali e il livello dei pagamenti per il sostegno dei prezzi o del reddito sono esempi di decisioni governative che possono avere un impatto importante sull&#8217;azienda agricola.</p>
<p>Per farvi fronte alcune soluzioni potrebbero essere: diversificazione produttiva, delle attività, dei redditi o delle entrate; assicurazioni sul raccolto e sui prezzi di vendita; cooperazione e associazionismo. Su quest’ultimo punto il professor Frisio ha insistito molto, sottolineando la necessità di un associazionismo fra i produttori che promuova un più favorevole rapporto con il mercato.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>«Il capitale umano è la prima risorsa da coltivare per la gestione del rischio». Queste parole racchiudono tutto il senso della <em>lectio magistralis</em>. Per affrontare i rischi che l’agricoltura oggi porta con sé, ha concluso Frisio, è necessario fare tre cose.</p>
<p>Uno, sviluppare nuove forme di cooperazione tra le aziende agricole, coinvolgendo anche soggetti esterni. Due, rilanciare ed estendere le forme proprie dell’associazionismo e della cooperazione in direzione di una concentrazione dell’offerta di prodotti e di domanda di mezzi tecnici. Tre, progettare forme di gestione territoriale che oltrepassino i vincoli delle dimensioni delle singole aziende.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>A MANTOVA LA PRIMA CER AGRICOLA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/a-mantova-la-prima-cer-agricola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 23:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Mantova la prima CER agricola d'Italia: venti aziende coinvolte nel progetto pilota </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nasce a Mantova la prima CER agricola. Si tratta della prima comunità energetica agricola d’Italia. Il progetto, targato Confagricoltura, prenderà il via in febbraio e sono già una ventina le aziende agricole mantovane pronte a partecipare.</p>
<h2>Progetto pilota</h2>
<p>«La nostra provincia è stata scelta per il progetto pilota – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi –. Confagricoltura è capofila a livello nazionale su questo tema e da sempre è impegnata nella promozione delle energie rinnovabili nel settore. Ha scelto Mantova per far partire la prima CER agricola d’Italia perché qui il “terreno” è già fertile. Da anni investiamo per portare nelle nostre aziende energia pulita».</p>
<p>La nuova CER sarà incentrata sul fotovoltaico e porterà a installazioni del tutto nuove, prediligendo la posa di pannelli fotovoltaici sui tetti di stalle, fienili, magazzini e caseggiati. Il progetto di Confagricoltura si differenzia da altre esperienze di comunità energetiche rinnovabili avviate sul territorio perché sarà la prima, a livello nazionale, a coinvolgere esclusivamente aziende agricole, sia per la parte di produzione dell’energia pulita che per la sua fruizione.</p>
<h2>Quali vantaggi?</h2>
<p>«La CER di Mantova sarà la prima a livello nazionale, quindi è un po’ il progetto pilota. Anche per gli agricoltori valgono i principi e gli obiettivi oltre che i benefici di una qualsiasi altra tipologia di CER. Quindi, la decarbonizzazione, che significa produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, in questo caso da impianti fotovoltaici per la maggior parte degli agricoltori. Secondo obiettivo è la condivisione locale di energia pulita, quindi non avere dipendenza dall&#8217;energia distribuita da una rete elettrica pubblica nazionale. Infine, in caso di appezzamenti di terreno difficili da coltivare, la CER permette l&#8217;installazione anche di impianti a terra con meno vincoli rispetto all&#8217;agri voltaico» spiega l’ingegner Cristina Previdi, consulente di Confagricoltura Mantova per il progetto CER.</p>
<p>I vantaggi per gli agricoltori che aderiranno sono sensibili: «Abbiamo calcolato che, cedendo alla CER l’energia in più prodotta dalle aziende che aderiscono, queste riceveranno il doppio della tariffa prevista dalla normale vendita diretta – prosegue Cortesi –. Questo grazie a un sistema di premialità maggiore per le comunità energetiche, capaci di immettere energia pulita in un circolo virtuoso, che tocca anche scopi sociali». Una parte dell’energia prodotta, infatti, sarà destinata a realtà di carattere sociale come Rsa, strutture sanitarie pubbliche e Onlus.</p>
<p>«Il beneficio di fare un investimento in questo settore è che viene riconosciuta una tariffa incentivante per tipologia di impianto, quindi a seconda della potenza totale dell&#8217;impianto fotovoltaico installato ci sono tre fasce di tariffe incentivanti. In più, viene aggiunta anche una tariffa premio sempre legata alla potenza totale dell&#8217;impianto e alla zona di installazione dell&#8217;impianto fotovoltaico» spiega ancora Previdi.</p>
<h2>I partecipanti</h2>
<p>La CER verrà costituita come cooperativa. Gli uffici nazionali di Confagricoltura stanno perfezionando le procedure burocratiche come la stesura dello statuto, in modo da partire in febbraio. Le aziende agricole pronte a salire a bordo sono già una ventina. Sono collocate tra Mantova, Roncoferraro, Marcaria, Borgocarbonara, San Giacomo delle Segnate, San Benedetto Po, Goito, Asola e Viadana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>AGGIORNAMENTO DEL CATASTO TERRENI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/catasto-aggiorna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 08:57:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[catasto]]></category>
		<category><![CDATA[cereali]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento terreno]]></category>
		<category><![CDATA[terreni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicato l'elenco dei Comuni dove sono stati aggiornati i dati catastali dei terreni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il catasto si aggiorna. Lo scorso 31 dicembre è stato pubblicato l’elenco dei Comuni per i quali è stata completata l’operazione di aggiornamento della banca dati catastale mediante di dati forniti dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA). A fornire la lista completa è Confagricoltura Pavia, presso la cui sede si è tenuto nei giorni scorsi un webinar sull’argomento.</p>
<h2>Cosa è cambiato?</h2>
<p>A seconda delle caratteristiche di un terreno e del tipo di coltura che ospita, cambiano reddito dominicale e reddito agrario. Negli scorsi anni, sono state molte le operazioni di conversione dei terreni, che sempre più vengono utilizzati per colture più o meno intensive. Non sempre, però, questo cambiamento è andato di pari passo con l’aggiornamento catastale. Molti terreni oggi coltivati a grano e riso, ad esempio, fino a poco fa figuravano al catasto come boschi. Per questo motivo la pubblica amministrazione ha deciso di intervenire con un aggiornamento sistematico e automatico, mediante i dati forniti da AGEA. <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/01/Elenco-comuni-aggiornamento-catasto.pdf" target="_blank" rel="noopener">Qui</a> lista completa dei comuni interessati.</p>
<h2>Il punto di vista del tecnico</h2>
<p>«Per gli agricoltori queste modifiche cambiano poco o niente. Maggiori ripercussioni ci potranno essere per i proprietari. Se il catasto non è aggiornato, la tassa dominicale è spesso inferiore alla realtà. Con queste modifiche, gli importi verranno adeguati alle rese dei terreni»: così Fabio Lanfranchini, perito agrario e titolare dello Studio Pulsar di Borgolavezzaro, tra le province di Novara, Vercelli e Pavia. Lanfranchini spiega anche che l’applicazione della norma è retroattiva di alcuni anni. Inoltre, gli aggiornamenti non interessano solo la tipologia di coltura ma tutte le caratteristiche del terreno, ad esempio la potenzialità irrigua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;AGRICOLTURA SI DIGITALIZZA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/quaderno-campagna-digitalizza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jan 2025 15:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltore]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[quaderno di campagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dettagli sull'introduzione del Quaderno di Campagna per le aziende</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Novità in arrivo per le aziende agricole: dal 1° gennaio 2025 è entrato in vigore il Quaderno di Campagna dell’Agricoltore. Si tratta del sistema che permette di ospitare in maniera informatizzata e centralizzata tutte le informazioni relative all’utilizzo dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti da parte degli agricoltori. Non solo, gli operatori dovranno annotare tutte le informazioni relative anche a irrigazioni, operazioni di campo, operatori, macchine agricole e localizzazione dei magazzini dei vari prodotti.</p>
<h2>Cos’è</h2>
<p>Non si tratta di una assoluta novità. Il decreto legislativo n.150 del 14 agosto 2012, che ha recepito la direttiva 2009/128/CE, ha istituito un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile degli agrofarmaci. La norma ha introdotto l’obbligo di compilare questo “registro dei trattamenti”. Il Quaderno di Campagna è quindi già un adempimento normativo obbligatorio per tutte le aziende agricole da molti anni. Viene gestito con diverse modalità (cartaceo, fogli di calcolo o applicativi dedicati) e viene conservato da parte dell’azienda ed esposto in caso di controllo da parte delle autorità preposte. Ora, nella sua versione digitale, il sistema dovrebbe diminuire i controlli e velocizzare l’erogazione degli aiuti.</p>
<h2>Cosa cambia ora</h2>
<p>Attraverso il dm n. 99707 del 1° marzo 2021 e il Regolamento Ue 2023/564, è stato stabilito che le informazioni detenute dalle aziende agricole relative al registro dei trattamenti e delle fertilizzazioni nell’ambito del Quaderno di Campagna costituiscono parte obbligatoria del fascicolo aziendale. Con tale decisione si è definito, quindi, che tali informazioni devono confluire in maniera digitalizzata all’interno del fascicolo aziendale (presente nel Sian) ed essere inviate ad Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Lo scopo dello strumento è quello di fornire il quadro complessivo delle attività e dei trattamenti eseguiti dalle aziende agricole. Lo scopo è poter ricavare informazioni circa la correttezza degli usi dei prodotti fitosanitari, sotto il profilo ambientale e sanitario, e poter definire dunque gli indici di sostenibilità, la reportistica e le tendenze, come la quantità di prodotti fitosanitari utilizzati per regione, per classe tossicologica, per classe di rischio.</p>
<h2>Come e quando inviare i dati</h2>
<p>Due le modalità di invio previste. La prima prevede l’utilizzo di una maschera informativa contenuta all’interno del Sian che permette di indicare le diverse attività rispetto agli appezzamenti dichiarati nel Pcg. Tale procedura è aperta a tutti gli utenti che hanno facoltà di operare nel fascicolo aziendale, compresi gli agricoltori. La seconda modalità, invece, prevede l’invio massivo delle informazioni, riversando i dati contenuti nei database di cui alcune aziende agricole si sono già dotate direttamente nei sistemi dell’amministrazione.</p>
<p>Ancora non sono state definite la scadenza dell’invio dei dati e quante volte all’anno questi dovranno essere inviati all’amministrazione. Quello che è chiaro è che le informazioni non dovranno essere trascritte in maniera istantanea, almeno per il momento. Ci saranno delle scadenze (una o più nel corso dell’anno) entro le quali inviarli.</p>
<h2>Parola all’esperto</h2>
<p>«Fra la teoria e la pratica c’è il mondo intero» spiega Fabio Lanfranchini, perito agrario e titolare dello Studio Pulsar di Borgolavezzaro, tra le province di Novara, Vercelli e Pavia. Lanfranchini sottolinea le difficoltà in cui incorreranno molti agricoltori nell&#8217;aggiornamento dei dati per questioni legate al piano grafico e alle sue tempistiche di compilazione.</p>
<p>«Quello che dico sempre ai miei clienti è che il Quaderno di Campagna per un agricoltore è come la patente per chi va in macchina, è obbligatorio. Ogni anno, i controlli interessano circa il 5% delle aziende. Ma non saprei dire il 50-60% delle aziende ha un Quaderno regolare e sempre aggiornato. Pensare che ora diventi tutto digitale in un batter d’occhio è impossibile, quando ci sono ancora agricoltori che segnano sul calendario il giorno in cui hanno seminato. Io sono convinto che sia sacrosanto che le aziende agricole abbiano il Quaderno di campagna, perché altrimenti continuiamo a essere gli agricoltori degli anni ‘70 che mescolavano i diserbi con le mani, invece oggi siamo degli imprenditori agricoli. Però non deve diventare uno strumento impossibile da applicare».</p>
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<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
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		<title>IN QUATTRO CONTROLLANO IL COMMERCIO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/commercio-commodity/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 23:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cereali]]></category>
		<category><![CDATA[commodity]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[trader]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una analisi sulla concentrazione del mercato dei cereali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un commercio delle commodity per pochi: quattro gruppi controllano il commercio globale dei cereali. Tra i tanti fattori che determinano l’andamento dell’agricoltura, infatti, ce ne sono due i cui effetti predominano sugli altri. Da un lato, il cambiamento climatico, dall’altro, i prezzi di mercato. Come spiega Ettore Zuccaro in “<a href="https://www.informatoreagrario.it/filiere-produttive/seminativi/nel-mercato-delle-commodity-comandano-in-pochi/" target="_blank" rel="noopener">Nel mercato delle commodity comandano in pochi</a>”, a pagina 13 di “L’Informatore agrario” (numero 42 del 23 dicembre 2024), se i cambiamenti ambientali stanno alterando i modelli di produzione, sono tuttavia i prezzi delle materie prime a non garantire una giusta remunerazione agli agricoltori. Il motivo è la concentrazione della domanda in pochissimi grandi gruppi, che fanno il bello e il cattivo tempo sui mercati. Sono quattro i principali <em>trader</em> di <em>commodity</em> agricole a livello globale: <a href="https://www.adm.com/" target="_blank" rel="noopener">Archer Daniels Midland</a> (ADM), <a href="https://bunge.com/" target="_blank" rel="noopener">Bunge</a>, <a href="https://www.cargill.it/it/home" target="_blank" rel="noopener">Cargill</a> e <a href="https://www.ldc.com/product/cereals/" target="_blank" rel="noopener">Louis Dreyfus Company</a> (LDC), note collettivamente come ABCD.</p>
<p>Un recente studio redatto per la Commissione agricoltura del Parlamento europeo da Ernst &amp; Young, insieme a un gruppo di ricercatori dell’Università di Bonn e Somo, un centro di ricerca dei Paesi Bassi, ha analizzato il ruolo di queste quattro compagnie nel mercato mondiale.</p>
<h2>Quattro colossi</h2>
<p>Ne è emerso che questi quattro colossi controllano oltre il 70% del commercio globale di cereali e il 50-60% degli scambi di semi oleosi e colture proteiche. Tradotto in cifre, riferite al 2022: Cargill ha commercializzato 217 milioni di tonnellate di materie prime, Bunge (il più grande processore di semi oleosi al mondo) 142 milioni, ADM 100 milioni e LDC 83 milioni. «Queste aziende non solo stabiliscono i prezzi di acquisto dai produttori agricoli, ma anche quelli di vendita sui mercati globali» scrive Zuccaro, aggiungendo che l’introduzione di strumenti finanziari nei mercati agricoli è responsabile della crescita di dinamiche speculative: «Tra il 2022 e il 2024 il livello di partecipazione speculativa nei mercati dei derivati agricoli ha raggiunto livelli allarmanti; per esempio, il 74% delle posizioni aperte nel mercato statunitense del grano era detenuto da istituzioni finanziarie.</p>
<p>Durante la crisi che si è sviluppata in seguito al conflitto russo-ucraino del 2022, gli <em>hedge</em> <em>fund</em> hanno ottenuto profitti straordinari, con guadagni stimati in 1,9 miliardi di dollari, sfruttando l’incertezza geopolitica». Gli effetti di queste operazioni non colpiscono solo i mercati ma anche le popolazioni più deboli: tra le dirette conseguenze del conflitto in Ucraina c’è stata infatti una maggiore difficoltà per milioni di persone vulnerabili nel reperire cibo.</p>
<h2>Il rapporto</h2>
<p>Dei problemi <a href="https://granoitaliano.eu/panettone-senza-grano/" target="_blank" rel="noopener">del mercato</a> parliamo ogni settimana. Adesso, il rapporto di Ernst &amp; Young fornisce anche una serie di suggerimenti per fare fronte alle difficoltà esposte: «Una maggior trasparenza, una migliore regolamentazione finanziaria, nuove modalità di tassazione e un’attenta azione di prevenzione degli abusi» scrive Zuccaro. Ma non solo: tra gli interventi proposti figurano anche il rafforzamento dei requisiti di rendicontazione sulle scorte globali di cereali e la revisione della direttiva e del regolamento sui mercati degli strumenti finanziari per limitare la concentrazione speculativa.</p>
<h2>L&#8217;Asia è vicina</h2>
<p>Nonostante il dominio dei <em>trader</em> principali, stanno tuttavia emergendo nuovi <em>player</em> come Cofco International (Cina), che con oltre 11mila dipendenti in 36 Paesi, nel 2022 ha commercializzato 127 milioni di tonnellate di cereali, semi oleosi e legumi proteici, e Wilmar International (Singapore). Sono attori sostenuti da investimenti statali, il che porta a interrogarsi su quanto la loro concorrenza con aziende totalmente private sia lecita.</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
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		<title>RITIRATO IL REGOLAMENTO CONTRO I FITOFARMACI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ritirato-il-regolamento-contro-i-fitofarmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 09:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agrofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[farm to fork]]></category>
		<category><![CDATA[fitofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione ritira il SUR</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ursula von der Leyen annuncia che i pesticidi non sono più un problema e la Coldiretti (non solo lei) esulta. Ecco il comunicato dell&#8217;organizzazione agricola, appena uscito dopo l&#8217;annuncio: «il ritiro della proposta di regolamento sull’ uso sostenibile dei fitofarmaci (SUR) salva il 30% delle produzioni alla base della dieta mediterranea, dal vino al pomodoro, messe a rischio dall’ irrealistico obiettivo di dimezzare l’uso di agrofarmaci».</p>
<p>E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare l’annuncio della presidente del Commissione europea Ursula von der Leyen del rigetto della proposta nel suo intervento al Parlamento europeo dopo la grande manifestazione della Coldiretti a Bruxelles in occasione del Vertice Ue. Una risposta alla protesta degli agricoltori provenienti dal sud e dal nord dell’Unione Europea, dalla Coldiretti agli spagnoli di Asaja, dai portoghesi di Cap ai belgi dell’Fwa fino ai giovani agricoltori alla quale aveva fatto seguito l’incontro tra il presidente della Coldiretti e la Von der Leyen.</p>
<h2>Impatto devastante</h2>
<p>«Il provvedimento» – sottolinea Coldiretti – «avrebbe avuto un impatto devastante sulla produzione agricola dell’Unione Europea e nazionale aprendo di fatto le porte all’importazione da paesi extra Ue che non rispettano le stesse norme sul piano ambientale, sanitario e del rispetto dei diritti dei lavoratori. Serve un approccio realistico per sostenere l’impegno dell’agricoltura verso la sostenibilità che ha già portato l’Italia a classificarsi come la più green d’Europa con il maggior numero di imprese agricole che coltivano con metodo biologico su circa 1/5 della superficie agricola totale e il taglio record in un decennio del 20% sull’uso dei fitofarmaci che restano essenziali per garantire la salute delle coltivazioni. Non a caso in Italia – continua la Coldiretti – oltre otto prodotti su dieci pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (86%) sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf), Sul totale dei 317 allarmi rilevati nel 2022 – evidenzia Coldiretti – 106 scaturivano da importazioni da altri Stati dell’Unione Europea (33%) e 167 da Paesi extracomunitari (53%) e solo 44 (14%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale».</p>
<h2>Il parere di Confagricoltura</h2>
<p>«Quando il pragmatismo prevale sull’ideologia è sempre una buona notizia. E’ stata accolta una richiesta avanzata da tempo dalla nostra Organizzazione per salvaguardare il potenziale produttivo del nostro settore. Prendiamo atto positivamente che la Commissione europea ha scelto di dare ascolto alle proteste in atto in numerosi Stati membri. Ora occorre andare avanti su questa strada» è invece il commento del presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.</p>
<h2>Le parole della Von der Leyen</h2>
<p>Ecco le parole della presidente, Ursula Von der Leyen: «La Commissione ha proposto la legge sull&#8217;uso sostenibile dei pesticidi, con l&#8217;obiettivo degno di ridurre i rischi dei prodotti fitosanitari chimici. Ma la proposta è diventata un simbolo di polarizzazione. È stata respinta dal Parlamento europeo. Non ci sono più progressi neanche nel Consiglio. Ecco perchè proporrò al Collegio di ritirarla». Ha aggiunto Von der Leyen, «naturalmente, l&#8217;argomento rimane e per andare avanti è necessario più dialogo e un approccio diverso. E su questa base, la Commissione farà una nuova proposta molto piu&#8217; matura con il coinvolgimento delle parti interessate».</p>
<p>Scarica <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/Proposta-regolamento-SUR.pdf">Proposta regolamento SUR</a> e <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/Allegato-Proposta-SUR.pdf">Allegato Proposta SUR</a>.</p>
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