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	<title>ammoniaca - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Feb 2026 17:30:05 +0000</lastBuildDate>
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	<title>ammoniaca - Grano Italiano</title>
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		<title>LE ALTERNATIVE ALL&#8217;UREA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/alternative-all-urea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 23:10:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ammoniaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alternative agronomiche, limiti industriali e il nodo CBAM sull'urea: il parere di Amedeo Reyneri</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-192" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2023/12/Amedeo_reyneri_frumento_grano-italiano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Se il futuro dell’urea nel bacino padano è destinato a cambiare, la vera partita si gioca sulle alternative.</strong> Dalla scelta dei concimi alle tecniche agronomiche, fino alle criticità industriali e agli effetti del CBAM, il rischio è che il divieto produca costi e distorsioni difficili da governare. <strong>Il Prof. Amedeo Reyneri</strong>, Ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee presso il DISAFA dell&#8217;Università degli Studi di Torino (nella foto), <strong>analizza le opzioni sul tavolo e ci porta le esperienze di altri paesi europei.</strong></p>
<h2><strong>Concimi alternativi: soluzioni possibili, ma più costose</strong></h2>
<p><strong>Le alternative all’urea esistono, ma non sono indolori: «le più evidenti ed accessibili sono quelle di impiegare nitrato ammonico o solfato ammonico. Il problema è che hanno un costo per unità di fertilizzante (kg di azoto distribuito) del 27 e del 49% in più, considerando i listini del 2025». </strong>A questo si aggiunge un ulteriore fattore: <strong>«essendo il titolo di questi due fertilizzanti rispettivamente 26 e 21%, ben inferiore rispetto al 46% dell’urea, bisogna considerare un maggiore costo di trasporto e distribuzione».</strong></p>
<p><strong>L’urea protetta con inibitore dell’ureasi (NBPT) resta una delle opzioni più realistiche: «ha un costo superiore a quella non inibita intorno al 8-12%</strong>. Quindi, anche se nella forma protetta, l’urea resta un concime competitivo considerando l’unità di azoto ». Non è, però, una soluzione universale: «essendo l&#8217;urea già non a pronto effetto, quella ulteriormente protetta e quindi a più lento rilascio potrebbe non essere ideale in certe condizioni, allo scopo di sostenere una buona produzione invernale e primaverile del grano».</p>
<h2><strong>Efficienza agronomica prima di tutto</strong></h2>
<p>Con l’aumento dei costi, quindi, <strong>l’obiettivo diventa massimizzare l’efficienza, con effetti positivi anche sulle emissioni di gas serra: «l’obiettivo è sempre rendere più efficiente la concimazione»</strong>. Tra le leve principali, vi è l&#8217;applicazione a rateo variabile dove necessario, il miglioramento della qualità della distribuzione, la scelta varietale e, ovviamente, l&#8217;impiego di dosaggi accurati. Soprattutto, è fondamentale considerare il fattore meteo: «distribuire il concime azotato in periodi in cui il suolo è in condizioni siccitose è, sostanzialmente, inutile. Conviene attendere un periodo in cui ci si avvicina alle precipitazioni». Si tratta di un principio semplice ma spesso disatteso: «l’acqua piovana mette in circolo l’azoto: lasciarlo all&#8217;aria comporta perdite per volatilizzazione certamente importanti».</p>
<h2><strong>Le pratiche adottate in Europa</strong></h2>
<p><strong>Molti paesi europei hanno già affrontato il problema: «di gran lunga la soluzione più seguita è l’obbligo di impiego di urea protetta con inibitori dell’ureasi, perché ha un costo ancora accessibile e una buona efficacia nella riduzione dell’emissione di ammoniaca»</strong>. Altre strade intraprese, poi, includono l’obbligo di interramento rapido: «molti paesi europei vincolano l’interramento in tempi brevi dell’urea: parliamo di 4-12 ore, massimo 24». Questa è una pratica efficace nel mais, più problematica su grano e riso, dove le possibilità meccaniche sono limitate alla strigliatura con la semina a file strette.</p>
<h2><strong>Industria impreparata e rischio CBAM</strong></h2>
<p>Sul fronte industriale, le criticità sono rilevanti: <strong>«Né in Italia, né in Europa vi è una capacità industriale sufficiente per produrre urea inibita nelle quantità necessarie per sostituire quella non protetta». E non è solo un problema di volumi ma di organizzazione logistica: «l&#8217;urea inibita deve essere impiegata &#8220;fresca&#8221;</strong>, ovvero deve passare poco tempo tra la sintesi del prodotto e l’applicazione in campo. Tutto il sistema produttivo dovrebbe essere, in qualche modo, riorganizzato».</p>
<p>A complicare il quadro arriva il meccanismo CBAM: «una stima della Rabo Bank indica che il CBAM possa influenzare dal 10 al 20% il costo dei concimi». Una stima che è sicuramente affinabile ma che ci fa comprendere la possibile portata del problema. Per questo motivo la Commissione al momento intende sospendere e modulare l’applicazione del meccanismo CBAM ai fertilizzanti.</p>
<h2><strong>Divieti o accompagnamento?</strong></h2>
<p>Il tema è certamente ancora aperto, con il piano di consultazioni con le associazioni dei produttori e di categoria ancora in corso. <strong>C&#8217;è, però, un rischio molto chiaro, ovvero che il lavoro svolto attraverso l&#8217;imposizione di nuove norme crei delle criticità concrete che, in definitiva, lo Stato deve correggere attraverso nuovi interventi.</strong></p>
<p>Già la delibera del 20 giugno scorso, infatti, riconosce un maggior costo di circa 150 euro/ha per i cerealicoltori, in conseguenza al bando dell&#8217;urea, e la relativa necessità di compensazioni. La vera sfida, conclude Reyneri, è quindi evitare che siano imposti divieti &#8220;poco illuminati&#8221; per dover poi accompagnare il cambiamento con soluzioni tecniche e politiche coerenti.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>PERCHE&#8217; CI PREOCCUPIAMO PER L&#8217;UREA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ci-preoccupiamo-urea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 22:10:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ammoniaca]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
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		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sua importanza economica e agronomica: ce lo spiega il Prof. Massimo Blandino</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Analizziamo il ruolo dell&#8217;urea, considerato il principale fertilizzante azotato nell&#8217;agricoltura della Pianura Padana, alla luce del previsto bando all&#8217;impiego a partire dal 2018. Tante sono le voci di dissenso che il provvedimento ha sollevato, dagli agricoltori agli industriali. Ma <strong>perché questo concime ricopre una importanza tanto rilevante? Quali sono i suoi vantaggi nell&#8217;ambito della gestione di una azienda agricola di seminativi nell&#8217;areale padano</strong>? Ce lo spiega il Prof. Massimo Blandino, che ringraziamo per il suo contributo.</div>
<div></div>
<h2>Perché l&#8217;urea è così importante</h2>
<div>Tanti sono gli aspetti positivi che l&#8217;urea offre per le aziende agricole dell&#8217;areale padano e non solo. Come ci spiega Massimo Blandino, «i vantaggi dell&#8217;utilizzo dell&#8217;urea per la fertilizzazione delle colture e, in particolar modo dei cereali, per i quali le dosi da distribuire sono elevate, risiedono in primo luogo nel basso costo dell&#8217;unità fertilizzante. <strong>Di fatto è il concime azotato più economico</strong>. Inoltre, <strong>l&#8217;elevato titolo e l&#8217;ottima conservabilità, ne semplificano le operazioni logistiche</strong> di approvvigionamento e di distribuzione in campo, in particolare su colture come il mais, per il quale apporti anche superiori a 300 unità di azoto possono essere condotti in un unico intervento».</div>
<div></div>
<div>Anche nella gestione agronomica l&#8217;urea garantisce una ampia versatilità e una gradualità di rilascio degli elementi nutritivi, oltre all&#8217;elevata solubilità. Nelle parole del Prof. Blandino: «dal punto di vista tecnico, il concime può essere applicato a un&#8217;ampia gamma di colture, e in diverse condizioni pedo-climatiche. A seguito dell&#8217;applicazione al suolo è necessario un processo di idrolisi e poi di nitrificazione, prima che l&#8217;elemento nutritivo venga assorbito dalle colture; pertanto è una forma di azoto non immediatamente disponibile, con un rilascio più progressivo nel tempo rispetto alle forme nitriche anche in suoli sciolti. Al tempo stesso, con presenza di umidità nel suolo e temperature adeguate, l&#8217;urea garantisce in alcune settimane una efficace nutrizione della coltura , valorizzandone applicazioni tempestive e stimolando la crescita colturale nelle fasi fenologiche chiave. Infine, la buona solubilità in acqua permette eventualmente anche l&#8217;impiego nei sistemi di irrigazione».</div>
<div></div>
<h2>Le criticità ambientali dell&#8217;urea</h2>
<p>Nel contempo, il concime è oggetto di attenzione da parte del legislatore. Tanto da doverne imporre un bando nel Bacino Padano nel Piano Nazionale per la qualità dell&#8217;aria. Il tema degli effetti negativi sulle emissioni in atmosfera, è nella natura stessa del prodotto o nelle modalità di utilizzo? Lo abbiamo chiesto a Massimo Blandino, che ci spiega: «la criticità dell&#8217;uso dell&#8217;urea risiede nelle rilevanti perdite di azoto per volatilizzazione, là dove venga distribuita in presenza soprattutto di alte temperature. I dati in letteratura stimano che, laddove il concime venga distribuito in copertura senza interramento in giornate molto calde, anche oltre il 50% dell&#8217;azoto distribuito si disperda in atmosfera come ammoniaca.</p>
<p>Oltre al danno economico per le aziende agricole, in areali ad alto impiego di questo fertilizzante, come la Pianura Padana, diventa rilevante l&#8217;effetto negativo sulla qualità dell&#8217;aria, in quanto le emissioni di ammoniaca, contribuiscono all&#8217;inquinamento atmosferico e alla formazione di particolato fine».</p>
<p>Tornando alle modalità di applicazione, però, Massimo Blandino conclude sottolineando come queste possano sostanzialmente azzerare gli effetti negativi. «Una corretta applicazione del fertilizzante, che preveda, soprattutto nelle colture primaverili-estive sarchiate quali il mais, il rapido interramento del concime, riduce quasi completamente questo impatto».</p>
<div></div>
<div>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>MENO GAS NOCIVI IN CAMPO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/gas-nocivi-campo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 23:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
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		<category><![CDATA[protossido di azoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuove strategie per ridurre le emissioni di gas nocivi nelle operazioni in campo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue l&#8217;analisi delle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di gas serra e ammoniaca nell&#8217;impiego di reflui zootecnici, in azienda e in campo (<a href="https://granoitaliano.eu/emissioni-nocive/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte dell&#8217;articolo</a>). Lo facciamo con l&#8217;aiuto dei risultati del progetto di ricerca <em>AMMOCHAR &#8211; Biochar per l&#8217;efficienza fertilizzante ed ambientale dei reflui zootecnici</em> che si occupa anche di questa tematica. Ne ha parlato Alessandra Lagomarsino, ricercatore della sede di Firenze del CREA, in un webinar organizzato da FODAF Lombardia lo scorso 17 dicembre. In questa seconda parte ci focalizziamo sulle strategie per ridurre le emissioni di reflui nelle operazioni di impiego in campo.</p>
<h2>Distribuzione di reflui e digestato in campo</h2>
<p>Ricordiamo che le <strong>tecniche di distribuzione dei reflui in campo</strong> sono diverse: spandimento superficiale, incorporazione superficiale, incorporazione contemporanea allo spandimento e iniezione. Nell&#8217;ordine, dalla prima all&#8217;ultima, queste tecniche comportano una riduzione delle perdite di azoto in atmosfera, con una netta riduzione nell&#8217;incorporazione contemporanea allo spandimento e nell&#8217;iniezione. Quest&#8217;ultima è di gran lunga la tecnica più sostenibile,  da questo punto di vista.</p>
<p>I ricercatori di <em>AMMOCHAR</em> hanno effettuato due sperimentazioni differenti, una nel 2020-21 e una nel 2024, andando a misurare i flussi di ammoniaca (NH3) e di metano (CH4) nelle prime ore dall&#8217;applicazione, prima e dopo l&#8217;interramento, e i flussi di protossido di azoto (N2O) e metano (CH4) durante la stagione vegetativa. Questo impiegando differenti prodotti, ovvero<strong> fertilizzanti minerali, biochar, digestato e reflui</strong>, in diverse combinazioni. La tecnica di distribuzione è stata quella di spandimento superficiale e, poi, lavorazione del terreno con interramento.</p>
<h2>Come ridurre le emissioni di gas nocivi in campo?</h2>
<p>Secondo i risultati osservati dai ricercatori, il digestato, rispetto all&#8217;applicazione del fertilizzante minerale, incrementa le emissioni di NH3 prima dell&#8217;interramento, le emissioni di N2O &#8211; con picchi tra 5 e 20 giorni dall&#8217;applicazione e di CH4 &#8211; prima dell&#8217;interramento e nei giorni successivi.</p>
<p>Rispetto al refluo, invece, il digestato aumenta le emissioni di NH3 prima dell&#8217;interramento e di N2O &#8211; presentando picchi più elevati, mentre riduce quelle di CH4 &#8211; ma solo prima dell&#8217;interramento.</p>
<p>La distribuzione di refluo, rispetto al fertilizzante minerale, incrementa poi le emissioni di NH3 prima dell&#8217;interramento, di N2O &#8211; presentando picchi più elevati, e di CH4, sempre solo prima dell&#8217;interramento.</p>
<p><strong>L&#8217;uso del biochar comporta dei vantaggi</strong>, in particolare in termini di emissioni di protossido di azoto: i ricercatori hanno osservato riduzioni dei picchi di emissione applicando anche questo prodotto. Anche sul CH4 si presentano dei vantaggi, in termini di maggiori uptake oppure di riduzione dei picchi di emissione del gas.</p>
<p>In sintesi, i ricercatori confermano che<strong> le emissioni di NH3 sono annullate completamente con l&#8217;interramento</strong>. In merito ai vantaggi dell&#8217;impiego di <strong>biochar</strong>, l&#8217;uso contestuale di questo materiale consente di mitigare efficacemente l&#8217;aumento delle emissioni di gas serra dovute alla distribuzione del digestato e si può affermare, quindi, che abbia un <strong>effetto di incremento della sostenibilità sotto questo punto di vista</strong>.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>RIDURRE LE EMISSIONI NOCIVE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/emissioni-nocive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Dec 2024 23:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ammoniaca]]></category>
		<category><![CDATA[biochar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Strategie utili a ridurre le emissioni di gas nei sistemi foraggeri intensivi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;impiego dei reflui zootecnici in agricoltura è un&#8217;opportunità fondamentale per l&#8217;equilibrio economico e ambientale delle aziende che rientrano nei sistemi foraggeri, così diffusi nei contesti della Pianura Padana, dal Piemonte al Veneto. L&#8217;emissione di gas nocivi, tipicamente gas serra e ammoniaca, rappresentano però una problematica rilevante per l&#8217;ambiente e la comunità, strettamente collegata alla gestione dei reflui. Il controllo di tali emissioni, d&#8217;altra parte, è sempre più spesso un obbligo o un impegno a cui gli agricoltori devono far fronte in questo periodo storico.</p>
<p>Il progetto di ricerca <em>AMMOCHAR &#8211; Biochar per l&#8217;efficienza fertilizzante ed ambientale dei reflui zootecnici</em>, si occupa anche di questa tematica: ne ha parlato Alessandra Lagomarsino, ricercatore della sede di Firenze del CREA, in un webinar organizzato da FODAF Lombardia lo scorso 17 dicembre. Il gruppo di ricerca, che vede la collaborazione degli esperti del CREA e della Fondazione Minoprio, ha presentato i risultati e lo stato di avanzamento sulle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di gas nocivi da reflui zootecnici, in particolare nelle operazioni di stoccaggio e di impiego in campo.</p>
<p>Illustriamo di seguito una sintesi delle esperienze rilevanti che possono dare agli agricoltori spunti per contribuire ad un processo verso un sempre minore impatto ambientale delle attività, in coerenza con l&#8217;evoluzione normativa e degli incentivi pubblici nel comparto. Lo facciamo partendo da alcuni dati diffusi da ISPRA (2024 e 2023) che confermano il rilevante contributo del settore zootecnico all&#8217;emissione di gas nocivi. In particolare, esso è responsabile del 65% delle emissioni di gas serra dall&#8217;agricoltura e dell&#8217;82% delle emissioni di ammoniaca. Le potenzialità delle azioni di mitigazione, quindi, sono molto elevate.</p>
<h2>Ridurre le emissioni nocive in fase di stoccaggio</h2>
<p>Numerose sono le strategie già disponibili nella fase di stoccaggio dei reflui zootecnici, su cui tanta letteratura scientifica è disponibile. In questo contesto, i gas nocivi che rischiano di disperdersi abbondantemente nell&#8217;ambiente sono ammoniaca (NH3), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O). Tra le strategie attuabili vi sono le <strong>coperture</strong> con teli e materiali diversi come la paglia, l&#8217;<strong>aerazione</strong>, la <strong>separazione </strong>delle frazioni solida e liquida, l&#8217;<strong>acidificazione</strong> e la <strong>bioacidificazione</strong>, la <strong>digestione</strong> anaerobica, l&#8217;uso di <strong>biochar</strong>. Gli effetti possono essere non sempre univoci in termini di riduzione o incremento dei gas e, soprattutto, possono essere discordanti da un gas all&#8217;altro.</p>
<p>La produzione e gestione del digestato è una realtà molto diffusa nel contesto delle pianure del Nord Italia, si pensi che in Lombardia ERSAF conta 387 impianti di digestione anaerobica in funzione, alimentati da reflui prodotti da circa 100.000 bovini. I vantaggi della produzione del digestato, in termini di caratteristiche del materiale e impiego come fertilizzante, sono rappresentati dall&#8217;abbassamento del rapporto carbonio/azoto (C/N), da un elevato rapporto NH4-N/ N totale e un elevato contenuto di composti solubili. Questo determina una pronta ed alta disponibilità di NH4-N per la coltura, disponibilità che si dimostra costante nel tempo.</p>
<h2>Le strategie più efficaci</h2>
<p>Il gruppo di ricerca di AMMOCHAR si è focalizzato sulla sperimentazione nella produzione e impiego del digestato, rilevando <strong>in fase di stoccaggio</strong> risultati molto utili. In particolare, rispetto all&#8217;uso di reflui, il digestato tal quale consente di ridurre le emissioni di NH3 relativamente al contenuto in N (quindi di più per il digestato separato liquido, rispetto a digestato e rispetto a refluo). La frazione liquida rispetto al digestato tal quale, poi, consente di ridurre le emissioni di NH3 e di CH4.</p>
<p>Anche l&#8217;impiego di <strong>biochar</strong> consente una riduzione delle emissioni. La miscelazione nello stoccaggio riduce le emissioni di CH4, mentre la distribuzione in superficie riduce le emissioni sia di NH3 che di CH4: qui gli effetti sono significativi se il cappello è superiore a 5 cm.</p>
<p>Infine, la bioacidificazione rappresenta il metodo più efficace di riduzione di emissioni di NH3, impiegando acido lattico e fermenti, oppure aceto di legno. Tali additivi, però, hanno un effetto inverso sul CH4, rappresentando dei substrati che ne innescano la produzione.</p>
<p>Per concludere, i ricercatori consigliano di mettere in piedi una gestione differente a seconda del tipo di residuo: ad esempio, in caso di reflui è consigliabile applicare un cappello di biochar in superficie, mentre se le emissioni di NH3 rappresentano il problema principale, allora può essere efficace l&#8217;impiego di acidificanti organici.</p>
<p>In merito al protossido di azoto, non se osservano emissioni in fase di stoccaggio, se non in minime quantità.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;analisi delle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di gas nocivi da reflui proseguirà domani, con un focus sulle tecniche nella <strong>distribuzione in campo</strong>.</span></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;ITALIA S&#8217;È DESTA SOSTENIBILE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/agrofarma-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 16:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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		<category><![CDATA[agrofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[ammoniaca]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dati importanti dal terzo rapporto dell'Osservatorio Agrofarma</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/agrofarma-sostenibile/">L&#8217;ITALIA S&#8217;È DESTA SOSTENIBILE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove autorizzazioni sono poche, i rinnovi parecchi, ma nel complesso calano nel tempo i prodotti chimici autorizzati per difendere le colture. La sostenibilità ha un prezzo &#8211; che pagano innanzi tutto gli agricoltori, come si evince dalla riduzione delle superfici segnalata dal rapporto che potete scaricare alla fine di questo articolo &#8211; ma è un obiettivo già raggiunto dall’industria chimica in Italia: lo conferma il terzo rapporto dell’Osservatorio Agrofarma, presentato oggi a Roma, secondo il quale, tra l’altro, l’Italia conferma la propria leadership in termini di sicurezza alimentare, con il 99,5% dei campioni con residui al di sotto dei limiti di legge.</p>
<p>Un primato di cui andare orgogliosi, se non fosse che la società riconosce in modo scarso e discontinuo l&#8217;impegno degli agricoltori e dell&#8217;industria chimica. Il settore agricolo, malgrado le difficoltà imposte dal cambiamento climatico, continua a ottimizzare gli input chimici e a ridurre l’utilizzo di energia e le sue emissioni, a partire dall’ammoniaca e inclusi i gas ad effetto serra; ma soprattutto utilizzando gli agrofarmaci in maniera sempre più ottimizzata, come confermano le vendite degli ultimi 10 anni diminuite del -14%. Lo hanno spiegato Paolo Tassani Presidente di Agrofarma-Federchimica e l&#8217;Ad di Areté, The Agri-food intelligence company, Enrica Gentile (nella foto).</p>
<h2>Report Agrofarma: Italia sostenibile</h2>
<p>Il settore agricolo italiano ha le emissioni complessive più basse rispetto ai Paesi Ue presi a confronto (Francia, Germania e Spagna). Le emissioni di ammoniaca, infatti, continuano a calare e l’obiettivo di contenimento delle stesse concordato con l’UE per il 2030 è stato raggiunto con largo anticipo già nel 2021. Mentre prosegue anche il percorso di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.<span class="Apple-converted-space"> </span>Emerge, inoltre, con chiarezza l’impegno delle Imprese del settore nello sviluppo di agrofarmaci innovativi e meno impattanti. Lo dimostra il fatto che oltre l’83% degli agrofarmaci presenti sul mercato italiano è stato approvato o rinnovato dopo il 2011. Mentre la riduzione delle quantità vendute di prodotti fitosanitari in Italia, diminuite complessivamente del -14% negli ultimi 10 anni, mostra come l’industria, da tempo, sia impegnata in un percorso di costante ottimizzazione dell’uso di agrofarmaci. Tutto questo, mentre gli italiani pensano ancora che l&#8217;agricoltura inquini&#8230;</p>
<p>Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/11/Draft_Agrofarma_III-wave_final_full-deck.pdf">Draft_Agrofarma_III wave_final_full deck</a></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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