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	<title>basilicata - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
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	<title>basilicata - Grano Italiano</title>
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		<title>NON SI SEMINA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 17:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
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		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La testimonianza dei cerealicoltori lucani che abbandonano il grano duro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="269" data-end="772"><strong data-start="269" data-end="356">In Basilicata cresce il numero di agricoltori che rinunciano a seminare grano duro.</strong> Nelle aree interne e collinari, dove le rese raramente superano i 25-30 quintali per ettaro, i costi di produzione non giustificano più la coltivazione. Concimi, gasolio e manodopera sono aumentati, ma il prezzo del grano è fermo. Il risultato è un progressivo abbandono del cereale simbolo del Sud a favore di colture più sostenibili o economicamente meno rischiose, come le foraggere e le colture miglioratrici.</p>
<p data-start="269" data-end="772">Gli agricoltori delle zone marginali lucane raccontano di una situazione ormai insostenibile. Facendo i conti, con 25-30 quintali a ettaro non si riesce a fare reddito e una foraggera risulta più conveniente, ci dicono dalla provincia di Matera. L’equilibrio economico è compromesso anche dalla volatilità del prezzo del grano duro, che oscilla tra 25 e 30 €/q senza coprire le spese di produzione. Molti ricordano che in passato bastava una buona annata per recuperare, oggi invece la forbice tra costi e ricavi è troppo ampia.</p>
<h2 data-start="1576" data-end="1645"><strong data-start="1580" data-end="1645">L’esperienza di Emilio Vesia: «Io mi fermo, non conviene più»</strong></h2>
<p data-start="1647" data-end="2250">Emilio Vesia, cerealicoltore biologico della collina materana, coltiva una ventina di ettari. Dopo anni di semine regolari, ha scelto di sospendere il grano duro e diversificare.<br data-start="1825" data-end="1828" />«<strong data-start="1829" data-end="1908">Due anni fa ho smesso di seminare grano, salvo per il fabbisogno personale.</strong> L’anno scorso non sono riuscito per motivi personali ma, ad oggi, non me ne pento. Se vendessi il raccolto 2025 non mi darebbero più di 26 €/q. I listini ufficiali non vengono rispettati e ogni anno, al momento delle semine, c’è il solito, temporaneo, timido rialzo. Io e molti altri non vogliamo più giocare a questo gioco: meglio non farsi male e scegliere di non seminare».</p>
<p data-start="2252" data-end="2611">Al posto del frumento, Vesia ha deciso di coltivare <strong data-start="2291" data-end="2311">rapa, una </strong><strong data-start="2314" data-end="2339">coltura miglioratrice. Potrei seminare anche </strong>coriandolo o leguminose, seguendo i vincoli della rotazione biologica. «Con la rapa spendo 16-17 €/ha per la semina, non 200 o 250 come per il grano. Se va bene, posso raccoglierla per il mercato del fresco o per i surgelatori locali; se va male, ho comunque rispettato la PAC».</p>
<h2 data-start="2618" data-end="2681"><strong data-start="2622" data-end="2681">Le rotazioni nel biologico e la pressione dei cinghiali</strong></h2>
<p data-start="2683" data-end="3031">Nel biologico la rotazione è obbligatoria: leguminose, cereali e miglioratrici si alternano per mantenere la fertilità del suolo. Ma anche qui le difficoltà non mancano.<br data-start="2852" data-end="2855" />“Fave, favino, ceci e lenticchie vengono presi d’assalto dai cinghiali — spiega Vesia — per questo molti preferiscono il trifoglio, che almeno non attira la fauna selvatica». Le foraggere restano una scelta tattica: «Non hanno un vero mercato locale, ma puoi fare un sovescio e rispettare la rotazione senza rimetterci troppo. È un modo per tirare avanti».</p>
<h2 data-start="3223" data-end="3285"><strong data-start="3227" data-end="3285">Siccità e clima incerto: piove «a macchia di leopardo»</strong></h2>
<p data-start="3287" data-end="3783">Anche il clima gioca contro il grano duro. «Da settembre a fine ottobre ho registrato 170 mm di pioggia in tre episodi, di cui 100 mm in un solo giorno — racconta Vesia — ma ci sono zone dove non è piovuto per niente. Le falde sono vuote da due o tre inverni, non nevica più e l’acqua non ricarica il terreno».<br data-start="3597" data-end="3600" />In queste condizioni, la semina diventa una scommessa. “Adesso sembra che si possa seminare bene, ma nessuno sa quando arriverà la prossima pioggia. È un continuo tirare a campare».</p>
<p data-start="3287" data-end="3783">La strategia è la sopravvivenza: ridurre le spese al minimo, adottare <strong data-start="3903" data-end="3925">minima lavorazione</strong> ed eliminare gli input costosi. «Faccio una sola erpicata e via — dice Vesia —. Prima eravamo fanatici della concimazione di fondo, adesso non più. I costi sono aumentati ovunque, tranne che per il prezzo del grano». I concimi adatti per il biologico, ad esempio, si pagano intorno agli 80 €/q, secondo quanto ci riporta Vesia, e non ha più senso affrontare certe spese se poi il grano viene pagato come dieci anni fa.</p>
<h2 data-start="3833" data-end="4144"><strong data-start="4155" data-end="4220">Le altre esperienze: orzo e foraggere al posto del grano duro</strong></h2>
<p data-start="4222" data-end="4531">Un altro agricoltore biologico della collina lucana, con circa 50 ettari, ha destinato quasi tutta la superficie a orzo e foraggere, mantenendo solo una piccola parcella di grano per autoproduzione e seme. «L’orzo lo destiniamo all’alimentazione zootecnica: costa meno da coltivare e almeno copre le spese».</p>
<p data-start="4533" data-end="4862">Un terzo produttore, con 170 ettari in zone interne, racconta la progressiva riduzione della superficie a grano duro: «Fino al 2020 dedicavo il 50-60% dei terreni a frumento duro. Poi ho iniziato a ridurre e nel 2023-24 ho seminato solo 40 ettari. Quest’anno zero: tutto a foraggere. Finché il prezzo non coprirà i costi, non torno indietro».</p>
<p data-start="4904" data-end="5294">Il calo delle superfici a grano duro in Basilicata è un segnale d’allarme per l’intera filiera. Gli agricoltori non rifiutano il grano per tradimento, ma per sopravvivenza economica. «Non è un problema di concorrenza estera — conclude Vesia —, è che noi non possiamo continuare a produrre sotto costo. Se il sistema delle filiere vuole il nostro grano, deve riconoscere un prezzo giusto».</p>
<p data-start="4904" data-end="5294"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="4904" data-end="5294"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>E LA PIOGGIA TORNO&#8217; SUL DURO&#8230;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pioggi-torno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 22:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto della stagione e dei primi raccolti in Basilicata, dove l’acqua è tornata a cadere</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p >Le notizie che giungono dai campi di frumento duro del Sud Italia non sono solo di siccità e carenza di risorsa idrica. Questa volta abbiamo raccolto le testimonianze degli areali lucani, dove i cerealicoltori sono convinti che quella in corso sia sicuramente un&#8217;annata migliore, dopo quella disastrosa del 23-24. Per il momento  la trebbiatura è ben avviata nella provincia di Matera, mentre è iniziata in piccola parte in quella di Potenza.  I primi commenti da parte degli agricoltori descrivono un andamento produttivo abbastanza soddisfacente, seppur discordante nelle performance, anche tra zone della stessa provincia.</p>
<h2 >La pioggia è tornata sul duro</h2>
<p >Guardando all&#8217;andamento meteorologico della stagione, la Basilicata non ha visto particolari picchi di fenomeni atmosferici e, in autunno e inverno, si è notata una certa uniformità in termini territoriali: in questo periodo sono mediamente caduti 200 mm di pioggia. La primavera, invece, si è rivelata più complessa,  con precipitazioni distribuite in modo meno uniforme, colpendo sempre nelle stesse zone e lasciandone asciutte altre. Le piogge primaverili, comunque, non sono andate oltre i 150 mm e il mese di maggio è stato particolarmente asciutto. Di certo, le riserve idriche del terreno sono ancora in deficit, segnate fortemente dalla siccità del 2024.</p>
<p >Il meteo, però, ha consentito di eseguire le operazioni colturali nella corretta fase fenologica, sin dalla semina. Anche gli interventi fungicidi sono stati eseguiti nelle finestre corrette. Molti si sono trovati costretti ad effettuare due interventi a causa delle ruggini che stavano prendendo il sopravvento.</p>
<h2 >Primi risultati soddisfacenti</h2>
<p >Le prime fasi della raccolta stanno portando a risultati di produttività piuttosto soddisfacenti, in particolare considerando quelli prossimi allo zero della scorsa annata. Gli areali più produttivi, dove in queste prime settimane si stanno concentrando le trebbie, stanno raggiungendo medie di 27-30 quintali/ ettaro. Si vedrà, poi, cosa succederà nelle zone di alta collina, normalmente meno produttive, in cui i raccolti inizieranno tra una decina di giorni.</p>
<p >Dal punto di vista dei prezzi, però, regna una grande depressione e si temono ulteriori ribassi, viste le rese discrete: ad oggi i prezzi sono sui 28 euro/ quintale, mentre chi fa filiera gode di un beneficio non superiore ai 2 euro/ quintale. Anche chi coltiva frumento in regime biologico non è contento, perchè i prezzi sono prossimi a quelli del prodotto in convenzionale. Molti produttori sono sconsolati: sono a rischio gli investimenti fatti di chi non ha mollato e, se il mercato prosegue con il trend negativo, si teme la chiusura di numerose attività.</p>
<h2 >La testimonianza dal campo</h2>
<p >La testimonianza dai campi ci viene da Emilio Vesia, agricoltore della collina materana, che quest&#8217;anno ha deciso di non seminare grano, dopo i pessimi risultati dell&#8217;anno scorso e la lunga siccità che ha colpito il meridione negli ultimi anni. A Grano italiano lascia il suo messaggio fortemente negativo, dando voce a tanti cerealicoltori del Sud Italia: ci dichiara, infatti, di non essere per nulla pentito della sua scelta di non seminare nell&#8217;autunno 2024; le sue attività sono ferme ormai da  due anni e la sua produzione è totalmente destinata all&#8217;autoconsumo. Il suo pensiero è condiviso da tanti colleghi dell&#8217;areale della collina materana, convinti che la cerealicoltura italiana stia attraversando il periodo più difficile degli ultimi anni.</p>
<p ><em>Seguono alcune foto dei campi della collina materana inviateci da Emilio Vesia.</em></p>

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<p>&nbsp;</p>
<p ><em>Foto di Emilio Vesia</em></p>
<p ><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>IL GRANO STA BENE MA IL RISCHIO E&#8217; ALTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/rischio-alto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 22:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fungicidi]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[septoria]]></category>
		<category><![CDATA[trattamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come stanno i grani in giro per l'Italia: le testimonianze dai campi di Basilicata e Piemonte</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; giunto il momento della stagione per fare il punto sulle malattie della coltura: foglie e spighe sane oggi vogliono dire resa ottimale e granella sana in estate. Grano italiano ha raccolto le testimonianze degli agricoltori di Basilicata e Piemonte per capirne di più. Le piante mostrano sintomi sulle foglie e sulle spighe? Che trattamenti sono stati effettuati e quali sono previsti? Quali sono i principi attivi selezionati? Capiamone di più.</p>
<h2>Basilicata: rischio alto di infezione</h2>
<p>Il frumento duro in Basilicata non mostra segni di malattie importanti, come ci raccontano le testimonianze dell&#8217;areale materano. Gli agricoltori sono comunque intervenuti con trattamenti fungicidi perchè il rischio di infezione è alto: le nottate, infatti, sono umide e gli eventi piovosi si stanno verificando, con rovesci pomeridiani e umidità eccessiva al mattino. A fine settimana si prevedono 80mm di pioggia. La strategia è di effettuare, quindi, secondi trattamenti, sui campi dove si è già intervenuti.</p>
<p>Le malattie più evidenti sono sulle foglie, perchè i campi sono fitti e vigorosi, ma ci sono casi anche di mal del piede. La situazione è molto differente rispetto alla scorsa stagione, quando il clima era molto secco e i campi particolarmente radi, con il risultato che non si erano manifestati sintomi di malattie fungine. Ad oggi mostrano segnali di debolezza anche le spighe: in questo caso, però, i motivi sono probabilmente dovuti agli sbalzi termici che avrebbero provocato degli aborti in corso di fioritura. Di seguito alcune foto rappresentative della zona tra collina materana e Murgia.</p>

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<p>Emilio Vesia, cerealicoltore della collina materana, ci conferma che la stagione attuale è più favorevole allo scorso anno nel complesso e dichiara: «manca più di un mese al raccolto, quindi noi agricoltori siamo più prudenti dei commercianti nelle previsioni di resa. Si parla, infatti, di poter raggiungere anche produzioni di 40 quintali/ettaro nei nostri areali, ma io spero di raggiungere una media di 30. Di certo, dovrei produrre 50 quintali/ettaro per poter pareggiare i conti ai prezzi attuali». Segue una foto di campi in buone condizioni nella zona tra collina materana e Murgia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5503 " src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-800x1024.jpg" alt="" width="338" height="433" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-800x1024.jpg 800w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-234x300.jpg 234w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-768x983.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-370x474.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-270x346.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-570x730.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563-740x947.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/05/Basilicata_4-e1747125343563.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px" /></p>
<h2>Piemonte: grani sani e tanta umidità</h2>
<p>Dal Piemonte, in particolare dall&#8217;areale alessandrino, gli agricoltori confermano a Grano italiana che i frumenti teneri si presentano sani, nonostante l&#8217;elevata piovosità che ha accompagnato fino ad ora la coltura. L&#8217;umidità è stata, infatti, controbilanciata da un meteo fresco e ventilato. Alcuni agricoltori hanno già effettuato trattamenti fungicidi e insetticidi nei primi giorni di maggio, anche per la presenza di cimici in diversi areali. In queste aziende le semine non erano state effettuate troppo in ritardo e si prevede un secondo trattamento tra una quindicina di giorni.</p>
<p>Tra Alessandria e Asti, nelle aziende in cui si è seminato in ritardo a causa del maltempo si nota un ridotto sviluppo in altezza delle piante e un diffuso scarso accestimento, anche laddove si è intervenuti con abbondanti concimazioni azotate in uscita dell&#8217;inverno. Probabilmente i terreni umidi, e ormai freddi, in fase di semina hanno segnato la coltura in senso negativo. A differenza dello scorso anno, però, si è potuti intervenire con i trattamenti erbicidi nei tempi corretti e con buoni risultati. Nella campagna scorsa i cerealicoltori della zona ricordano grani ricoperti da infestanti e non raccolti.</p>
<p>Infine, gli agricoltori sono particolarmente preoccupati per il possibile arrivo di ondate di calore che, insieme all&#8217;umidità elevata, potrebbero favorire la diffusione di septoria, ruggini e fusariosi. I trattamenti attuali sono focalizzati proprio contro queste patologie che potrebbero ridurre resa e indici qualitativi.</p>
<h2>Protoconiazolo contro ruggini e fusariosi</h2>
<p>Roberto Gavio, cerealicoltore dell&#8217;Alessandrino, dichiara a Grano italiano le strategie che sta mettendo in atto nei suoi campi di frumento tenero: «In questi giorni effettuerò i trattamenti fungicida e insetticida, avendo il frumento iniziato la fioritura. Utilizzerò un prodotto contenente Protioconazolo, per il contrasto alle ruggini e alla fusariosi della spiga». E conclude con una considerazione sulle condizioni economiche con cui è costretto ad operare «in queste condizioni l&#8217;agricoltore deve sostenere costi particolarmente elevati per avere un prodotto di buona/ottima qualità, ma il mercato non riconosce tutto questo con un adeguato prezzo. La conseguenza è che gli agricoltori sono sempre più scoraggiati nel proseguire e innovare nella propria attività e il paese è sempre più dipendente dalle importazioni».</p>
<p><em>Le foto sono state scattate nell&#8217;areale tra collina materana e Murgia, confine appunto lucano, fornite da Emilio Vesia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>MANCA L&#8217;ACQUA IN PUGLIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/manca-acqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 23:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[foggia]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuove testimonianze dal Sud Italia: invasi a secco e fonti sotterranee in esaurimento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla Puglia e dalla Basilicata arrivano a Grano italiano testimonianze allarmanti sulla carenza di acqua: gli invasi hanno raccolto scarsissime precipitazioni e anche le fonti sotterranee di risorsa idrica danno segni di esaurimento. Leonardo Di Stefano, agricoltore e contoterzista basato ad Ascoli Satriano (FG), ci ha fornito alcune testimonianze tra foto e racconti di esperienze dei suoi clienti e colleghi. La stagione è iniziata sotto il segno del pessimismo, tra le difficoltà finanziare che arrivano da almeno due annate siccitose e i ristori che rischiano di non fornire un aiuto agli areali realmente danneggiati dalla mancanza di acqua.</p>
<h2>Invasi a secco</h2>
<p>Le difficoltà per gli agricoltori della zona sono prima di tutto finanziare, essendo rimasti a secco dal pessimo raccolto della stagione precedente: i ristori tardano ad arrivare ma alcuni comuni colpiti sono stati addirittura esclusi da quelli oggetto del contributo, come ci riporta Leonardo Di Stefano. Le voci che corrono tra le aziende agricole, poi, prospettano una stagione in cui i consorzi di bonifica di Potenza e della Capitanata non saranno in grado di erogare acqua neanche per le colture orticole la cui stagione si avvierà tra pochi mesi. Pare che la diga di Occhito, nel foggiano, possa appena soddisfare i requisiti di acqua potabile.</p>
<p>Seguono alcune foto che mostrano lo stato della diga San Pietro sull&#8217;Osento ad inizio Febbraio.</p>

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<h2>Le fonti sotterranee si riducono</h2>
<p>Un altro segnale della carenza della risorsa idrica è visibile nella gestione dei pozzi o dei vasconi che tante aziende della zona hanno a disposizione. Ne è un esempio quella di Leonardo Di Stefano, nei cui pozzi le pompe, che prima si collocavano a circa 60 m di profondità, sono adesso localizzate addirittura a 100 m per poter pescare acqua. L&#8217;agricoltore, inoltre, ci conferma: &#8220;i vasconi collegati a sorgenti, che impiego anche per le colture orticole, non si sono riempiti di acqua come normalmente avviene in questa fase della stagione. Con questa carenza di piogge, non penso che quest&#8217;anno potranno mai riempirsi&#8221;.</p>
<p>Leonardo di Stefano ci ha inviato una foto dello stato di uno dei suoi vasconi che potete vedere qui di seguito.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4763 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/LeonardoDistefano_vascone.png" alt="" width="335" height="462" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/LeonardoDistefano_vascone.png 335w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/LeonardoDistefano_vascone-218x300.png 218w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/LeonardoDistefano_vascone-270x372.png 270w" sizes="auto, (max-width: 335px) 100vw, 335px" /></p>
<p><em>Foto di Leonardo Di Stefano.</em></p>
<p>Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/puglia-ancora-a-secco/" target="_blank" rel="noopener">PUGLIA ANCORA A SECCO</a></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>D.M. SICCITA&#8217;: MA QUALE INTESA?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/siccita-intesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 23:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il parere delle associazioni di agricoltori sul Decreto Siccità 2024</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) ha pubblicato il decreto del 23.12.2024 che contiene le modalità di esecuzione del regolamento (UE) 2024/2675, allo scopo di fornire un sostegno finanziario di emergenza per le aziende agricole danneggiate da eventi climatici avversi. Parliamo del cosiddetto &#8220;Decreto Siccità&#8221; che, in base all&#8217;ultima intesa, prevede l&#8217;erogazione di ristori ad aziende collocate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia per compensare i danni subiti nel primo semestre nel 2024 a causa dell&#8217;eccezionale siccità.</p>
<p>L&#8217;importo complessivo dei ristori è di 112,2 milioni di euro, a disposizione di quelle aziende che hanno subito un danno superiore al 30% in termini di perdita di produzione. Il livello di riferimento è quello degli standard di produttività, rispetto al quale ogni azienda si potrà collocare nella fascia di calo produttivo tra il 30 e il 50%, tra il 50 e il 70% e oltre il 70%. Ad ogni fascia si applicherà un diverso coefficiente per calcolare il valore del ristoro; le superfici considerate sono quelle investite a seminativo e presenti nel fascicolo aziendale alla data del 15 maggio 2024. Il Ministero ha affidato agli organismi pagatori il compito di occuparsi dell&#8217;istruttoria, con procedure amministrative ridotte e pagamenti automatici: questi ultimi dovranno essere effettuati entro il 30 aprile 2025.</p>
<p>Il Ministero ha pubblicato l&#8217;elenco dei comuni che sono stati individuati all&#8217;interno delle aree colpite, entro cui dovranno rientrare le aziende che potranno ricevere il sostegno.</p>
<p>Ma cosa ne pensano le associazioni di agricoltori? Abbiamo chiesto il parere ai sindacati locali di alcune regioni identificate nel decreto: abbiamo raccolto numerosi dubbi e tanta incertezza, oltre allo sconcerto derivante dalla mancanza, nella lista dei comuni, di aree effettivamente colpite da elevati danni per siccità.</p>
<h2>Decreto siccità: ma quale intesa?</h2>
<p><strong>Emilio Vesia, Presidente Regionale Basilicata LiberiAgricoltori</strong>, ci tiene a sottolineare che la sua associazione ha denunciato, prima in assoluto, la gravità del problema siccità già nel marzo 2024,  chiedendo alle istituzioni immediate azioni per impedire il peggio. Emilio Vesia ci racconta: «avevamo aziende in zone interne dove i semi non erano nemmeno germinati per la assoluta secchezza e aridità del terreno. C’erano allevamenti allo stato brado, che avevano difficoltà di pascolamento. Gli allevatori alle stalle non se la passavano certo meglio, con l&#8217;aumento dei costi del fieno e della paglia. Avevamo visto lungo, ma avevamo paura che quello fosse solo l&#8217;inizio. Sempre abbiamo chiesto il confronto e il supporto delle Istituzioni ma, a livello regionale, non abbiamo avuto una risposta celere e fattiva come ci aspettavamo».</p>
<p>Il commento del Presidente Regionale Basilicata LiberiAgricoltori sul decreto non è positivo: «Noi agricoltori lucani ci chiediamo quando sia stata effettivamente raggiunta l&#8217;intesa di cui parla il  DM e come mai le Regioni abbiano accettato il contenuto. Infatti, è palese il trattamento discriminante che si è creato a livello territoriale, con comuni che nulla hanno avuto a che fare con la calamità ma con una semplice cattiva annata e che sono rientrati nel decreto, mentre altri comuni che hanno subito pesantemente gli effetti calamitosi ne sono rimasti fuori. Ad esempio, un comune lucano è rientrato con il 70% del danno, mentre a quelli limitrofi non è riconosciuto un calo produttivo di nemmeno il 30%».</p>
<h2>Discriminazione nelle colture ammesse</h2>
<p>Oltre a ritenere alquanto anomale le scelte territoriali presenti nel decreto, Emilio Vesia ci dichiara che l&#8217;associazione LiberiAgricoltori si sarebbe aspettata di poter almeno ricevere una prima visione della bozza, per analizzarla con gli occhi di chi vive i campi e conosce il territorio. E aggiunge: «abbiamo anche portato all&#8217;attenzione degli Assessorati un&#8217;altra importante discriminazione, questa volta sulle colture: alcune sono inspiegabilmente escluse, altre ammesse, e non capiamo secondo quale ratio il Ministero le abbia individuate. È il caso, ad esempio, del favino e del trifoglio, colture molto vocate e molto estesamente coltivate nell&#8217;areale meridionale anche per via delle rotazioni imposteci dalla UE».</p>
<p>L&#8217;associazione LiberiAgricoltori, per voce del Presidente lucano Emilio Vesia, chiede chiarezza e ha sollecitato una risposta istituzionale, ottenendo di incontrare l&#8217;Onorevole La Pietra per discuterne nel dettaglio. In particolare, tanti dubbi sono anche riferiti alla possibilità di cumulo di questi ristori con i sostegni previsti da altre misure, ad esempio Agricat. L&#8217;associazione chiede, dunque, una revisione puntuale, nonostante i tempi strettissimi richiesti dalla rendicontazione alle UE.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>ECOSCHEMI: CHE DOLORE!</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ecoschemi-che-dolore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[CAA]]></category>
		<category><![CDATA[ecoschemi]]></category>
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		<category><![CDATA[matera]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l'intervista con Stefano Poli, responsabile CAA: focus sugli Ecoschemi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3757" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-225x300.jpg" alt="" width="128" height="171" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-225x300.jpg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-768x1024.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1152x1536.jpg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1536x2048.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-370x493.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-270x360.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-570x760.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-740x987.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1320x1760.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 128px) 100vw, 128px" />Prosegue l&#8217;intervista con Stefano Poli (nella foto), responsabile regionale e di sportello del CAA Liberi Agricoltori di Matera (<a href="https://granoitaliano.eu/pac-caa/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte dell&#8217;intervista</a>). Nella prima parte, Stefano Poli ci ha introdotto il tema del valore effettivo degli importi dei contributi PAC per gli agricoltori, con una generale flessione. In questa seconda parte, proseguiamo approfondendo i motivi per cui gli Ecoschemi, in origine novità fulcro della PAC 23-27, si sono rivelati particolarmente problematici e difficili da applicare per gli agricoltori, oltre che poco premianti dal punto di vista economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Sono in tanti ad avere aderito all&#8217;Ecoschema 4?</h2>
<p>«Si, l&#8217;adesione all&#8217;Ecoschema 4 è stata quasi totalitaria, dal momento che gli agricoltori avevano necessità di sopperire ad un decremento così rilevante dei premi. I premi base valgono ad oggi il 55% del vecchio &#8220;premio base + greening&#8221;, quindi siamo a meno 45%. Sono soprattutto la aziende cerealicole estensive ad aver aderito: per queste ultime, considerando anche il premio dell&#8217;Eco4, si arriva a valori comunque più bassi del 35% circa. Si vedrà nel prossimo futuro: una gran parte sono state in grado di rispettarlo, alcuni lo hanno abbandonato».</p>
<p>Soprattutto le grandi aziende cerealicole stanno cambiando idea e accettano di ricevere solo il premio base. In questo modo hanno più margini di libertà, dovendo sottostare alla nuova versione della BCAA 7 che consente di coltivare più cereali. Questo, sempre ammesso che l&#8217;intenzione sia quella di seminare: con la profonda siccità subita nella scorsa stagione agraria, le aziende della collina materana stanno mettendo in dubbio le semine».</p>
<h2>Tanta incertezza sul meteo e sul mercato?</h2>
<p>«Si,  consideri che con la produzione scarsissima dell&#8217;ultima stagione, i prezzi massimi al quintale sono stati di 32-33 euro per il grano duro. Non voglio immaginare a quanto possa scendere il valore se dovesse piovere e i prossimi raccolti dovessero essere più generosi. Ci sono davvero tante incognite: nella mia esperienza, le aziende medio-grandi tenderanno a seminare poco per limitare i danni. La tendenza è a lasciare vuoti i terreni, spendendo il meno possibile e non impiegando gasolio, in attesa di tempi migliori».</p>
<h2>Ci sono colture alternative interessanti?</h2>
<p>«Ci sarebbero le leguminose che, però, nella nostra zona sono a grande rischio per la fauna selvatica. Oltre al fatto che la siccità danneggia anche questo tipo di colture».</p>
<h2>Anche l&#8217;Ecoschema 5 ha dato diversi problemi..</h2>
<p>«Anche su questo avevamo proposto delle modifiche che, però, non sono state accolte. In più, alcune domande non sono state pagate perchè i sistemi di valutazione automatica delle immagini satellitari hanno rilevato un decremento della vegetazione, così che Agea ha ipotizzato un intervento di trinciatura o di sfalcio da parte dell&#8217;agricoltore. Peccato che è la normale siccità estiva, nelle nostre zone,  a determinare la disgregazione della vegetazione, ormai secca.</p>
<p>Ancora una volta una norma scritta male e che non considera le specificità ambientali e climatiche dei diversi areali agricoli italiani. Questo, ovviamente, ha rappresentato un grave danno per chi puntava sul contributo e, invece, pur avendo rispettato gli obblighi assunti, si è ritrovato solo con il premio base».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>-40%: LA PAC VALE SEMPRE MENO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pac-caa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 08:52:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[CAA]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[matera]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come gli agricoltori stanno vivendo la PAC? L'esperienza di un CAA.</p>
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<p>Siamo in quel particolare momento in cui gli agricoltori che hanno presentato la domanda per i contributi PAC vedono arrivare gli anticipi di quanto dovuto. Con Agea che ha mantenuto la promessa di avviare i versamenti dal 16 ottobre 2024, ma non sono mancate le sorprese. Tra queste, l&#8217;esclusione dagli anticipi delle domande per le misure del PSR con impegno pluriennale, per le aziende al primo anno di impegno. Stefano Poli ci racconta un quadro di incertezza e difficoltà per le aziende, con i contributi ridotti del 45-35% rispetto al vecchio &#8220;premio base + greening&#8221;.</p>
<h2>Stefano Poli, come è questa PAC per chi fa grano?</h2>
<p>«Sicuramente si tratta di una PAC in continua evoluzione: tanti rinnovi e tante modifiche per aggiustare un impianto che non era partito bene. Numerose variazioni, infatti, derivano dalle richieste degli agricoltori e, quindi, da quelle che abbiamo portato avanti anche noi come CAA e come Confederazione Italiana Liberi Agricoltori. Resta il fatto che gli agricoltori la hanno vissuta e continuano a viverla molto male».</p>
<h2>I contributi si sono ridotti?</h2>
<p>«Sicuramente le aziende cerealicole di tutta Italia hanno visto un decremento secco del 35-40% al netto del premio accoppiato per il grano duro. Anche su questo fronte, poi, siamo tornati ad un passato lontano, in quanto per percepirlo è tornato l&#8217;obbligo della semente certificata che ha, ormai, dei costi spesso insostenibili. Ad oggi un quintale si aggira sui 70-75 euro: certamente la qualità è migliore, ma non è possibile per l&#8217;agricoltore reimpiegare la propria semente, neanche per un anno».</p>
<h2>Qual è l&#8217;aspetto più doloroso?</h2>
<p>«Sicuramente l&#8217;Ecoschema4, anche se un po&#8217; tutti Ecoschemi sono stati la parte meno riuscita, nonostante dovessero essere il fulcro della nuova PAC. Il testo è stato scritto molto male e contiene numerose contraddizioni. Ne è dimostrazione il fatto che ha richiesto numerosissimi chiarimenti ed è stato più volte modificato in diversi elementi: ad esempio, si pensi al fatto che, da un giorno all&#8217;altro, nel giugno 2024 è cambiato l&#8217;elenco delle colture da rinnovo.</p>
<p>Anche dal punto di vista agronomico, le disposizioni sono particolarmente criticabili: si è arrivati al paradosso per cui è accettabile, sui propri terreni, far seguire riposo a riposo, far seguire foraggera a foraggera, ma non lo è far seguire una foraggera al riposo&#8230;I problemi su questo Ecoschema erano già emersi per la stagione 2023-24: poichè nel 2023 c&#8217;è stato un indubbio disastro di comunicazione e interpretazione, le sanzioni erano state temporaneamente sospese. Con il nuovo Decreto Ministeriale, però, le sanzioni nel 2024 sono state ripristinate, anche sul 2023.  In più il premio medio doveva essere di 120 euro mentre si attesta a poco più di 60 euro: siamo a circa la metà di quanto promesso».</p>
<p>L&#8217;intervista proseguirà domani.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>NON SI PUO&#8217; VENDERE SOTTO COSTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/sotto-costo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 07:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l'intervista ad Emilio Vesia, cerealicoltore della collina materana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3651" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-199x300.jpg" alt="" width="117" height="176" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-199x300.jpg 199w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-370x559.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-270x408.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626.jpg 568w" sizes="auto, (max-width: 117px) 100vw, 117px" />Prosegue l&#8217;intervista ad Emilio Vesia (nella foto), cerealicoltore lucano della collina materana (<a href="https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte</a>). Emilio Vesia è anche Presidente regionale per la Basilicata per la Confederazione Italiana Liberi Agricoltori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Emilio Vesia, lei e gli agricoltori della sua zona aderite alle filiere?</h2>
<p>«Si, lo facciamo. Un esempio di filiera a cui sui aderisce qui nella collina materana è quella di Pasta Armando. Ce ne sono anche altre che fanno poi capo a pastifici artigianali».</p>
<h2>Riuscite, con la filiera, ad avere remunerazioni migliori?</h2>
<p>«Sicuramente è positivo che il contratto di filiera consenta al cerealicoltore di avere un premio aggiuntivo, se il prodotto ha le caratteristiche richieste dal disciplinare. Il problema, però, è sempre lo stesso, ovvero che il prezzo di riferimento è quelle delle importazioni che arrivano dall&#8217;estero. Non si riesce, quindi, mai a coprire il valore del costo di produzione: questo è un tema su cui ci stiamo battendo da sempre. Questo valore dovrebbe essere certificato da Ismea e dovrebbe essere il prezzo di partenza, altrimenti anche il premio di 4-5 euro che la filiera garantisce (in caso di prodotto di qualità), non è conveniente per noi agricoltori. Insomma, il rischio della filiera non dovrebbe essere tutto sopportato dai produttori di granella, anche perchè il rispetto del disciplinare imposto dal contratto ha un suo costo&#8230; oltre al fatto che tutti i costi di produzione sono lievitati negli ultimi anni».</p>
<h2>Parliamo dei recenti aumenti di prezzo e delle notizie di siccità negli areali russo-ucraini: che effetto avranno?</h2>
<p>«Sono tanti anni che in questo periodo dell&#8217;anno, periodo di preparazione alle semine, ci sono movimenti di rialzo dei mercati&#8230;quasi a voler spingere i cerealicoltori a seminare: sembra quasi uno &#8220;specchietto per le allodole&#8221;. Forse destinato a garantire la produzione per il Made in Italy che non può, certo, mancare&#8230;</p>
<p>D&#8217;altra parte, con i prezzi che sono scesi in pochi anni a meno di 30 euro/ quintale dai 45 di pochi anni fa, gli agricoltori ci stanno riflettendo bene: non è sostenibile che il rischio ricada tutto sulle loro spalle, senza nessuna leva nè garanzia di remunerazione dei mezzi di produzione».</p>
<h2>CUN e Granaio Italia potranno portare un cambiamento?</h2>
<p>«Sono scettico: la nostra Confederazione è anche presente con un rappresentante nella CUN, ma non credo che possa essere determinante. Stessa cosa per Granaio Italia: i produttori si scontreranno sempre con gli interessi dei mulini e dei pastifici che vogliono mantenere i prezzi di approvvigionamento bassi, legati alle importazioni. Noi, invece, ci battiamo per un prezzo garantito, riferito al costo di produzione».</p>
<h2>Perchè i cerealicoltori non riescono a portare avanti i loro interessi?</h2>
<p>«Sicuramente i cerealicoltori non riescono a fare massa critica, non c&#8217;è coesione da parte di tutte le associazioni: purtroppo le associazioni maggioritarie non hanno rappresentato realmente gli interessi dei produttori per tanti anni&#8230;e questo problema sta venendo fuori. c&#8217;è malcontento nella base degli agricoltori. Se ci fosse la volontà da parte di tutti, anche in Italia ci sarebbe già un prezzo minimo garantito per la vendita di frumento; anche perché in Italia sono vietate le vendite sotto costo solo tra privati, ma non se una abominevole deroga viene applicata nel caso di prodotti conferiti a cooperative e OP».</p>
<p><em>Foto di Emilio Vesia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>LA BASILICATA COME LA SICILIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 07:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La difficile situazione del grano duro sulla collina materana: intervista ad un cerealicoltore locale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Basilicata come la Sicilia. L&#8217;areale lucano è tradizionalmente vocato alla produzione di grano duro, con oltre 100.000 ettari coltivati. Come la Sicilia, nella stagione 2023-24 ha sofferto una siccità molto intensa che ha portato a produzioni scarsissime.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3651" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-217x300.jpg" alt="basilicata sicilia" width="135" height="187" />Ce lo racconta Emilio Vesia (nella foto), cerealicoltore della collina materana, che abbiamo intervistato in questi giorni. Ci dichiara: «la mia non è una grande azienda, siamo sui 20 ettari. Nella scorsa stagione avrei potuto seminare qualche ettaro a grano duro, dovendo rispettare le rotazioni, ma ho preferito non farlo. Sono ormai due anni che non ne semino, considerata la redditività inesistente. Nella mia zona, comunque, per chi ha fatto grano l&#8217;annata è stata disastrosa&#8230;. In ogni caso, anche per i campi seminati a leguminose, la situazione è stata molto difficile: le colture in campo erano già seccate a febbraio, mentre per le semine primaverili, le piantine non sono neanche spuntate».</p>
<h2>Non è il solo ad abbandonare il grano duro qui in Basilicata&#8230;</h2>
<p>«Non sono il solo, anche altri stanno facendo questa scelta. Le assicuro, però, che per noi è una malattia non vedere i campi di grano: per noi il grano è storia, è cultura, significa davvero tanto. Io, come tanti altri agricoltori, faccio davvero fatica ad accettare questa situazione e non mi do pace. Non possiamo far morire una filiera per motivi che le istituzioni non vogliono realmente affrontare: le difficoltà economiche degli agricoltori, con costi alti e prezzi sempre più bassi, si sommano alle invasioni di grano estero nel periodo della trebbiatura. Si tratta di importazioni che il governo non può fermare, in nome del libero mercato»&#8230;</p>
<h2>Qual è la destinazione principale del vostro frumento duro?</h2>
<p>«Il grano lucano entra sia nella filiera pasta che in quella del pane: qui c&#8217;è largo uso di semola rimacinata per la panificazione. La pasta è quella pugliese: siamo vicini alla Puglia, dove Altamura è un punto strategico per la molitura del grano duro di provenienza italiana e estera. Si tratta di uno dei poli più importanti del Sud Italia che, in un giorno, molisce mediamente circa 40.000 quintali di grano duro. Insomma, la nostra granella viene ceduta a stoccatori e mulini pugliesi&#8230;mulini che, ormai, sono pieni di prodotto, soprattutto di importazione, e non accettano più nulla».</p>
<figure id="attachment_3653" aria-describedby="caption-attachment-3653" style="width: 245px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3653" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-300x224.jpg" alt="basilicata sicilia" width="245" height="183" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-300x224.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-1024x764.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-768x573.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-370x276.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-270x202.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-570x426.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-740x552.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-80x60.jpg 80w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-1320x985.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3.jpg 1452w" sizes="auto, (max-width: 245px) 100vw, 245px" /><figcaption id="caption-attachment-3653" class="wp-caption-text">Emilio Vesia nei suoi campi di grano duro</figcaption></figure>
<h2>Cosa faranno i cerealicoltori lucani, allora, per la stagione 24-25?</h2>
<p>«A prescindere dalle scelte di semina, che sono sempre più difficili riguardo al frumento duro, il rischio concreto è che non si riesca proprio a seminare. Pensi che siamo ad inizio ottobre e sono ormai 18 mesi che nella Basilicata orientale non piove. In alta collina, di questi tempi, si è normalmente prossimi alla semina&#8230;ma i terreni non lo permettono ad oggi. Ci sono seri problemi con le piogge e il Ministero dell&#8217;Agricoltura (MASAF, n.d.a.) non ci concede lo stato di calamità, come ha fatto per la Sicilia.</p>
<p>La nostra è una regione ricca di acqua, con almeno 5 dighe, ad oggi con livelli bassissimi. Le nostre risorse sono destinate normalmente alle coltivazioni intensive del metapontino, soprattutto arboree. Le zone destinate alla cerealicoltura, comunque, sono per la stragrande maggioranza non irrigue.</p>
<p>In ogni caso, oltre alla carenza di piogge, abbiamo paura per le condizioni di mercato: per ricevere l&#8217;accoppiato abbiamo l&#8217;obbligo di seme certificato e, ad oggi, 1 quintale di seme costa a noi agricoltori dai 70 agli 80 euro. Ad inizio trebbiatura i prezzi partivano da 37-38 euro/quintale e adesso, nonostante le rese scarsissime, sono scesi a 32 euro/quintale. Bisogna poi considerare che i commercianti non garantiscono nemmeno quel prezzo, facendo scontare all&#8217;agricoltore i loro costi di stoccaggio e trasporto. Così, il prezzo pagato all&#8217;agricoltore scende anche a 25-27 euro/quintale».</p>
<p><em>Foto di Emilio Vesia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>FUTURO PER IL GRANO DURO AL SUD?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/futuro-per-il-grano-duro-al-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 12:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[foggia]]></category>
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		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto di una campagna di raccolta sconsolata</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/futuro-per-il-grano-duro-al-sud/">FUTURO PER IL GRANO DURO AL SUD?</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ormai mesi che è stato lanciato l&#8217;allarme siccità al Sud, in particolare in quelle regioni storicamente vocate alla coltivazione di grano duro e messe in ginocchio della carenza di precipitazioni e di disponibilità di acqua. Parliamo principalmente di Sicilia, Puglia e Basilicata, zone da cui si susseguono senza sosta notizie e testimonianze di agricoltori in ginocchio che fanno dubitare di un futuro roseo per il grano duro al Sud.</p>
<h2>La situazione in Sicilia</h2>
<p>Sulle nostre pagine abbiamo riportato il racconto di Mario Dilena (<a href="https://granoitaliano.eu/sicilia-duro/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>), cerealicoltore della provincia di Caltanissetta, che quest&#8217;anno registra almeno un -75% nelle rese di granella. Lo dimostrano le foto dei suoi campi, dove si può osservare addirittura il terreno nudo, con piante che non hanno accestito, e spighe particolarmente povere di cariossidi. Tanti, però, sono quelli che nella regione hanno preferito non trebbiare per evitare almeno di incrementare le perdite con i costi delle operazioni di raccolta.</p>
<p>Dalla Sicilia arriva anche l&#8217;allarme di Slow Food che mette in guardia di fronte al pericolo di abbandono delle terre coltivate a grano duro. Il rischio è che gli agricoltori, presi dalle difficoltà economiche per il scarsissimo (se non mancato) raccolto, accettino le offerte di multinazionali del settore energetico disposte a ricoprire le terre con pannelli fotovoltaici, in luogo di azioni di recupero di terre a rischio desertificazione e di un settore produttivo in bilico.</p>
<p>Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia denuncia: «Se le politiche energetiche fossero integrate a quelle agricole e a quelle culturali, sociali, economiche, non si sarebbe mai arrivati a questa competizione drammatica e paradossale fra agricoltura e ambiente. Se la politica avesse una visione del futuro, lavorerebbe per sostenere le aziende in questa fase critica; per ripristinare la fertilità del suolo in una regione che ha più del 50% dei terreni a rischio desertificazione; per tutelare la bellezza del paesaggio; per sostenere chi decide di restare e frenare la costante emorragia di giovani. La Sicilia, ma anche l’Italia tutta, deve scegliere se andare verso una produzione diffusa, sostenibile e locale o verso monopoli privati e una dipendenza sempre maggiore dall’importazione estera».</p>
<h2>Basilicata senza acqua</h2>
<p>Il <em>Mattino di Puglia e Basilicata</em> denuncia che, in una sola settimana, gli invasi della Basilicata sono calati di oltre 20 milioni di metri cubi di acqua, con un deficit superiore rispetto allo scorso anno di 193 milioni. Le principali dighe lucane oggi contengono 296 milioni di metri cubi di acqua, circa il 40% in meno rispetto al valore di 12 mesi fa. Le associazioni di categoria lanciano l&#8217;allarme per l&#8217;intero settore agricolo, dalla cerealicoltura, agli allevamenti, all&#8217;ortofrutta.</p>
<p>Coldiretti ha dichiarato: «E&#8217; drammatica la situazione nei campi e negli allevamenti della Basilicata per via della siccità. La mancanza di pioggia e le carenze delle infrastrutture idriche sta facendo strage di coltivazioni e di animali, con i raccolti praticamente azzerati. (&#8230;) Molti coltivatori hanno preso la sofferta decisione di non trebbiare perché si sarebbero generati solo costi aggiuntivi. In provincia di Potenza i danni alle coltivazioni di cereali, a partire dal grano, arrivano fino al 90%, così come per le foraggere e le leguminose. (&#8230;) Quanto alla zona materana, l&#8217;eccezionale siccità ha gravemente compromesso le produzioni di grano e foraggi, con conseguente grave danno agli allevamenti».</p>
<h2>A Foggia c&#8217;è grano e grano</h2>
<p>Situazione non positiva neanche in Puglia, in particolare nella zona di Foggia. Il nostro Fernando Di Chio ha fatto una analisi molto interessante sulle nostre pagine (<a href="https://granoitaliano.eu/raccolto-sud/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>), illustrando una situazione più rosea nelle zone del Nord Foggiano, quindi prevedendo un calo tra il 20 e 25% della produzione a livello complessivo regionale.</p>
<p>CREA e Coldiretti Puglia, invece, parlano di un calo previsto anche del 40% ma a fronte di una qualità ottima, con il 14% di proteine e un peso specifico di 85 kg/hl. Motivo per cui, l&#8217;associazione di categoria si dichiara non disposta ad accettare prezzi bassi per il grano Made in Italy. Vedremo come si muoverà il mercato, ma le prime quotazioni di Foggia non sono incoraggianti (<a href="https://granoitaliano.eu/prezzi-calo-estero/" target="_blank" rel="noopener">leggi la nostra analisi dei mercati</a>). Coldiretti Puglia denuncia nel settore «anni di disattenzione e abbandono che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di 1 campo su 5, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati, con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente, dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore in Puglia ed in Italia».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p>Fonti: www.slowfood.it, www.ilmattinoquotidiano.it, www.ansa.it, www.foggiatoday.it</p>
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