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	<title>bio - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Apr 2026 09:19:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>bio - Grano Italiano</title>
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		<title>BIO, CRESCITA E NODI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/bio-crescita-e-nodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:06:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[agrofarma]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dati e riflessioni dall'aggiornamento delll'Osservatorio Agrofarma </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/bio-crescita-e-nodi/">BIO, CRESCITA E NODI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="7299" data-end="7895">L’appuntamento del 1° aprile con l&#8217;aggiornamento dell&#8217;Osservatorio Agrofarma porta al centro anche il tema dell’agricoltura biologica, che in Italia continua a crescere e a rappresentare una componente strutturale del sistema agricolo. Per il mondo cerealicolo il tema è tutt’altro che marginale: l<strong>e superfici bio aumentano, i cereali restano fra le colture principali e il nodo non è più solo l’estensione, ma la capacità di trasformare questa crescita in stabilità produttiva, disponibilità di sementi adatte e sostenibilità economica.</strong></p>
<p data-start="7897" data-end="8424">Come osserva Paolo Tassani, Presidente di Agrofarma-Federchimica, «innovazione digitale, agricoltura di precisione, biologico e biotecnologie non sono più traiettorie alternative, ma soluzioni concrete, mature e già disponibili per aumentare la produttività delle imprese agricole e sostenere il reddito degli agricoltori». È un passaggio importante, perché colloca il bio non come mondo separato, ma come uno dei percorsi concreti dentro la trasformazione dell’agricoltura italiana.</p>
<h2 data-section-id="1ur0ein" data-start="8426" data-end="8479"><span role="text"><strong data-start="8429" data-end="8479">Oltre 2,5 milioni di ettari, sopra la media UE</strong></span></h2>
<p data-start="8481" data-end="8951"><strong>Il dato più forte del report è quello della superficie.</strong> Nel 2024 l’agricoltura biologica in Italia supera i 2,5 milioni di ettari, con un’incidenza del 20,9% sulla SAU nazionale. È un valore nettamente superiore alla media europea, ferma all’11,7%. Le colture bio più diffuse sono foraggere, prati e pascoli e cereali. Solo i cereali arrivano a circa 309.892 ettari, mentre i seminativi nel complesso superano 1 milione di ettari.</p>
<p data-start="8953" data-end="9346">Sempre dal report emerge un altro elemento interessante: oltre il 20% della superficie bio totale è ancora in conversione. Nel caso dei cereali, la quota in conversione è del 15,5%, mentre per l’olivo sale al 23,5%, per la vite al 20,9% e per la frutta in guscio al 23%. In altre parole, il bio italiano sta ancora allargando la propria base produttiva.</p>
<h2 data-section-id="5rxws7" data-start="9348" data-end="9403"><span role="text"><strong data-start="9351" data-end="9403">Cereali centrali, ma la resa resta la vera sfida</strong></span></h2>
<p data-start="9405" data-end="9842">Per chi legge Grano Italiano, il punto più sensibile è il confronto fra rese bio e convenzionali. Nel report dell’Osservatorio Agrofarma, sulle medie 2021-2024, il frumento tenero bio si ferma all’85% della resa complessiva, mentre il frumento duro arriva all’88%. Il divario non è ampio come in altre colture, ma resta significativo e ricorda che la crescita delle superfici, da sola, non basta.</p>
<p data-start="9844" data-end="10431">Ecco perché il tema bio, per i cerealicoltori, va letto insieme a miglioramento genetico, tecnica colturale, fertilità del suolo, rotazioni e disponibilità di materiale sementiero adatto. È lo stesso messaggio che emerge dal recente reportage di Grano Italiano <a class="decorated-link" href="https://granoitaliano.eu/piano-sementi-bio-la-ricerca-crea-sul-duro-biologico/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener" data-start="10091" data-end="10211">“DENTRO IL PIANO SEMENTI BIO DEL CREA”</a>, dove Pasquale De Vita spiega la necessità di ridurre il ricorso alle deroghe e di aumentare la disponibilità di sementi biologiche pensate davvero per questi contesti produttivi.</p>
<h2 data-section-id="osmgqa" data-start="10433" data-end="10481"><span role="text"><strong data-start="10436" data-end="10481">Il bio cresce soprattutto nel Mezzogiorno</strong></span></h2>
<p data-start="10483" data-end="10934">L’Osservatorio segnala, inoltre, che le prime regioni per numero di aziende bio sono Sicilia, Puglia e Calabria, che insieme raccolgono circa il 40% del totale nazionale. Otto delle prime dieci regioni per incidenza delle superfici biologiche sulla SAU si collocano nel Centro-Sud. Questo conferma che il bio italiano ha una forte base territoriale meridionale, ma non per questo è un fenomeno periferico: riguarda ormai l’intera agricoltura nazionale.</p>
<h2 data-section-id="40qem9" data-start="10936" data-end="10995"><span role="text"><strong data-start="10939" data-end="10995">Il biologico non elimina la difesa: la rende diversa</strong></span></h2>
<p data-start="10997" data-end="11549">Anche nel biologico, naturalmente, la protezione delle colture resta un tema centrale. Cambiano gli strumenti, cambia l’impostazione tecnica, ma non sparisce la necessità di difendere la produzione. In questo senso, il recente approfondimento di Grano Italiano <a class="decorated-link" href="https://granoitaliano.eu/biocontrollo/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener" data-start="11258" data-end="11320">“SI AL BIOCONTROLLO”</a> è coerente con la direzione descritta dall’Osservatorio: il bio cresce, ma ha bisogno di più ricerca, più mezzi tecnici compatibili e più integrazione fra genetica, agronomia e protezione.</p>
<p data-start="11551" data-end="12128">Anche qui torna utile la dichiarazione di Enrica Gentile: «Quanto emerge dall’analisi semestrale è un comparto agricolo che crede nelle soluzioni digitali, su cui sta facendo leva per rispondere alle sfide normative e per efficientare, pur scontrandosi ad oggi con un quadro regolatorio che necessiterebbe di semplificazioni, soprattutto in materia di sperimentazione». Un’affermazione che vale anche per il bio, dove innovazione e sperimentazione sono indispensabili se l’obiettivo è ridurre il gap produttivo senza snaturare il metodo.</p>
<h2 data-section-id="xap9sf" data-start="12130" data-end="12182"><span role="text"><strong data-start="12133" data-end="12182">Per il frumento bio serve un salto di qualità</strong></span></h2>
<p data-start="12184" data-end="12675">Il messaggio finale dell’Osservatorio Agrofarma è chiaro: il biologico italiano continua a espandersi e nel confronto europeo si presenta come un caso di successo dimensionale. Ma per i cerealicoltori la vera partita si gioca ora su un altro terreno: varietà più adatte, sementi disponibili, tecnica agronomica più mirata, gestione della fertilità e strumenti di difesa compatibili. Solo così la crescita delle superfici potrà tradursi in una crescita altrettanto robusta della redditività.</p>
<p data-start="12184" data-end="12675">Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/septoria-primavera-rischio/" target="_blank" rel="noopener">SEPTORIA: PRIMAVERA AD ALTO RISCHIO</a></p>
<p data-start="12184" data-end="12675"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>DENTRO IL PIANO SEMENTI BIO DEL CREA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/piano-sementi-bio-la-ricerca-crea-sul-duro-biologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 23:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[deroghe]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[sementi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sementi bio, la sfida parte da Foggia per il frumento duro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano Italiano ha visitato la sede del <strong>CREA Cerealicoltura e Colture Industriali di Foggia</strong>, dove <strong>Pasquale De Vita</strong> e il gruppo di ricerca stanno lavorando su uno dei dossier più strategici per il futuro del frumento duro: il <strong>Piano Nazionale delle Sementi Biologiche (PNSB)</strong>. La visita ha consentito di approfondire un punto decisivo per la cerealicoltura italiana: se il bio vuole crescere davvero, servono varietà pensate per questi sistemi, filiere sementiere attrezzate e strumenti affidabili per tracciabilità e disponibilità del seme. Un’impostazione che è in linea con quanto <a href="https://granoitaliano.eu/piano-nazionale-sementi-bio/">Grano Italiano aveva già raccontato</a> sul PSNB 2025-2027 e sul ruolo operativo del CREA-CI per frumento duro, tenero e riso.</p>
<h2><strong>Perché il duro bio ha bisogno di varietà dedicate</strong></h2>
<p><strong>Il frumento duro biologico non può essere trattato come una semplice replica del convenzionale.</strong> In Italia e, soprattutto, in aree come Puglia e Sicilia, il bio rappresenta una quota importante della produzione di duro e beneficia di un differenziale di prezzo che continua a rendere interessante questa scelta per molte aziende. Il vero nodo, però, è la disponibilità di materiali realmente adatti ai sistemi a basso input.</p>
<p>«<strong>Il Ministero dell’Agricoltura </strong>(MASAF n.d.a.)<strong> ha finanziato il piano nazionale delle sementi biologiche e noi siamo impegnati per i cereali: frumento tenero, duro e riso</strong>», spiega De Vita. L’obiettivo generale del Piano, in particolare, è ridurre il ricorso alle deroghe &#8211; cioè all’uso di sementi convenzionali in agricoltura biologica &#8211; aumentando la disponibilità di materiale riproduttivo biologico e varietà pensate per questi contesti.</p>
<h2><strong>Le tre esigenze del grano duro bio</strong></h2>
<p><strong>Per il frumento duro biologico i problemi agronomici non sono marginali, ma strutturali.</strong> De Vita li riassume con grande chiarezza in tre priorità.</p>
<p>La prima è il <strong>tenore proteico</strong>. Nei sistemi biologici è spesso difficile raggiungere i livelli richiesti dall’industria della trasformazione, anche per l’indisponibilità della concimazione minerale che dovrebbe essere sostituita da rotazioni lunghe, apporti di sostanza organica e impiego di concimi di origine organica, più costosi e meno prontamente disponibili. Per questo servono varietà con elevata <strong>efficienza d’uso dell’azoto</strong>.</p>
<p>La seconda è la <strong>competitività verso le infestanti</strong>. In assenza del diserbo chimico, il frumento deve avere una spiccata capacità di coprire il terreno, intercettare risorse e limitare la pressione delle malerbe.</p>
<p>La terza è la <strong>resistenza alle malattie</strong>, in particolare quelle trasmesse da seme, come le carie, ma anche ruggini e, in alcuni ambienti più settentrionali, il mal del piede. «<strong>Le varietà resistenti alle malattie, sotto questo punto di vista, sono interessanti anche per i sistemi convenzionali</strong>», osserva De Vita, ricordando come molti caratteri selezionati per il bio abbiano, in realtà, ricadute trasversali sull’intero sistema del frumento.</p>
<h2><strong>Breeding tradizionale, ma con marcatori molecolari</strong></h2>
<p><strong>La ricerca del CREA-CI non supera il breeding classico ma lo rende più efficiente.</strong> Il cuore del programma resta, infatti, quello del percorso di incrocio e selezione, ovvero il miglioramento genetico tradizionale. Questo, però, è supportato dall’uso dei <strong>marcatori molecolari</strong> che consentono di accelerare e rendere più precisa la selezione dei caratteri chiave, in particolare per le resistenze.</p>
<p>Questo approccio è cruciale in ambito biologico, dove la varietà deve essere più autonoma e resiliente. Non basta essere produttiva: deve mantenere equilibrio tra resa, qualità, sanità della granella e adattamento. A Foggia esiste anche un <strong>campo certificato per il biologico</strong> che consente di impostare prove mirate e confronti in condizioni coerenti con gli obiettivi del programma. È qui che il lavoro di selezione si collega direttamente alla realtà produttiva, evitando di sviluppare varietà “da laboratorio” scollegate dalle problematiche delle aziende agricole.</p>
<h2><strong>Miglioramento genetico partecipativo e MEB</strong></h2>
<p><strong>Uno degli aspetti più innovativi del Piano è il coinvolgimento diretto della filiera.</strong> Come sottolineato da De Vita, il MASAF ha voluto un forte raccordo con gli agricoltori nell’ottica di un <strong>miglioramento genetico partecipativo</strong>. Non si lavora soltanto per consegnare una varietà finita al mercato ma per costruire una rete capace di sviluppare, mantenere e valorizzare materiali adatti al bio.</p>
<p>Tra questi rientrano i <strong>Materiali Eterogenei Biologici (MEB)</strong> che possono essere iscritti nel Registro Varietale e hanno caratteristiche molto interessanti per la resilienza e l’adattamento locale. Tuttavia, proprio la loro natura eterogenea pone problemi di mantenimento in campo, oltre che di descrizione e tracciabilità. «<strong>Questo progetto vuole fare in modo che si creino dei nuclei professionali in grado di gestire e supportare una rete di agricoltori</strong>», dice De Vita. È un punto decisivo: senza una professionalità sementiera diffusa, il rischio è che materiali promettenti si perdano nel tempo.</p>
<h2><strong>Tracciabilità, mercato e professionalità sementiera</strong></h2>
<p><strong>La vera prova del nove non sarà solo genetica ma organizzativa.</strong> I MEB e le varietà specifiche per il bio hanno bisogno di un mercato che li riconosca, di operatori capaci di moltiplicarli correttamente e di strumenti credibili di tracciabilità. Proprio su questo sta lavorando il CREA-DC (Difesa e Certificazione), con l’obiettivo di definire protocolli utili a descrivere e rintracciare materiali che non rientrano pienamente negli schemi classici delle varietà moderne, che sono distinguibili, uniformi e stabili.</p>
<p>È un passaggio tutt’altro che secondario. Le ditte sementiere che si stanno avvicinando al progetto hanno bisogno di programmazione, regole e supporto tecnico. Senza questa infrastruttura, la domanda di seme bio rischia di restare superiore all’offerta, perpetuando il sistema delle deroghe che il Piano vuole superare. Anche per questo il CREA-CI di Foggia si sta muovendo non solo sul piano scientifico, ma anche su quello della costruzione di competenze e reti.</p>
<h2><strong>Dal bio una lezione utile a tutto il comparto</strong></h2>
<p><strong>Il lavoro sul bio non è quello di una nicchia ma un laboratorio di innovazione utile all’intero frumento duro italiano.</strong> Efficienza nell’uso dell’azoto, resistenza alle malattie, competitività verso le infestanti, qualità della granella e adattamento locale sono obiettivi che parlano anche al convenzionale, soprattutto in un contesto di input più costosi e clima più instabile.</p>
<p>La visita alla sede di Foggia conferma che il PNSB non è soltanto una misura di accompagnamento, ma un banco di prova per una nuova idea di miglioramento genetico: più vicina agli agricoltori, più attenta ai sistemi colturali reali, più integrata con la filiera. Ed è proprio su questo terreno che il CREA-CI sta provando a costruire una risposta concreta, capace di tenere insieme dimensione tecnica e organizzativa.</p>
<p>Ma affrontare davvero queste sfide richiede anche un salto sul piano degli strumenti. Per sviluppare varietà più efficienti, resilienti e adatte a sistemi complessi come il biologico, il miglioramento genetico deve evolvere, integrando nuove conoscenze e tecnologie. È su questo fronte che a Foggia si sta giocando una partita decisiva, tra collaborazione internazionale e nuove tecniche di evoluzione assistita.</p>
<p><em>Foto di Pasquale De Vita, CREA Foggia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>SEMPRE PIÙ AGROFARMACI BIO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/sempre-piu-agrofarmaci-bio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 12:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[agrofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro e tenero]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Osservatorio Agrofarma fotografa la propensione all’ìnnovazione green</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dato più sorprendente, ma fino a un certo punto, è la crescita dei biologico. Non aumenta solo la superficie,. ma si moltiplicano anche gli agrofarmaci bio. Lo dice il report semestrale dell’Osservatorio Agrofarma, curato da Areté (scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/03/rapporto-Agrofarma.pdf">rapporto Agrofarma</a>), che disegna un settore agrochimico molto vitale, con oltre 30 milioni l’anno investiti in attività di R&amp;D da parte delle aziende associate ad Agrofarma (2,9 del fatturato aziendale contro una media del comparto industriale che si attesta sull’1,5%, esclusi gli investimenti per le registrazioni), una crescita diversificata dell’agricoltura 4.0 (che copre ormai il 9% della Sau ed è aumentata del 71%, con un mercato 2023 di 2,5 miliardi) e un incremento anche per le aziende biotech, raddoppiate in 15 anni e con un fatturato 2022 di circa 13,6 miliardi di euro.</p>
<p>Il rapporto è stato presentato al Senato dal senatore Luca De Carlo, Presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare.</p>
<h2>Parla Tassani</h2>
<p>«<i>Questo secondo report testimonia l’impegno del settore nella messa a punto non solo di prodotti agrofarmaci </i>– ha dichiarato Paolo Tassani Presidente di Agrofarma-Federchimica (foto) –<i>, ma di un pacchetto di soluzioni sempre più innovative ed efficaci per una produzione agroalimentare sostenibile e competitiva».</i></p>
<h2>Sarà un bioboom?</h2>
<div>Veniamo all’agricoltura biologica. L’Osservatorio Agrofarma evidenzia come continui a crescere l’incidenza dell’agricoltura biologica sulla SAU totale italiana (pari al 20% nel 2022 con 2,3 milioni di ettari totali), di gran lunga superiore alla media europea (9%). Ovviamente, l’industria chimica si orienta verso questo mercato e infatti il fatturato delle vendite di prodotti autorizzati per l’impiego in agricoltura biologica nel 2023 è di 134 milioni di euro, pari a circa il 12% del fatturato totale.</div>
<div></div>
<div>«Si tratta di una percentuale destinata a crescere se si considera che oggi i prodotti impiegabili in agricoltura biologica rappresentano il 20% del totale, ma, tra quelli che verranno lanciati nell’arco dei prossimi tre anni, la quota sale al 30%, a conferma sia dell’impegno che come industria abbiamo assunto a livello europeo, sia dei trend autorizzativi già evidenziati con il I report dell’<i>Osservatorio</i>, che osservava una crescita del +102 % delle vendite di agrofarmaci contenenti principi attivi consentiti in agricoltura biologica» dice Agrofarma.</div>
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		<item>
		<title>15 MILIONI PER I DISTRETTI BIO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/distretti-biologici-lombardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 16:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[distretti biologici]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Lombardia promuove le iniziative sostenibili</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="contenuto" class="elementor-element elementor-element-6738c882 contenuto elementor-widget elementor-widget-theme-post-content" data-id="6738c882" data-element_type="widget" data-widget_type="theme-post-content.default">
<div class="elementor-widget-container">
<p>La Regione Lombardia si impegna per la costituzione e il riconoscimento dei distretti biologici con una dotazione di 15 milioni di euro. Si rafforza l&#8217;impegno verso la sostenibilità ambientale e agricola con questa nuova iniziativa annunciata dall&#8217;assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi. Sarà necessario presentare domanda per il riconoscimento, con la finalità di promuovere la produzione biologica, incentivare l’uso sostenibile delle risorse naturali e la tutela degli ecosistemi.</p>
<h2>3.500 aziende bio in Lombardia</h2>
<p>L&#8217;assessore Alessandro Beduschi ha dichiarato: «In Lombardia sono presenti <strong>circa 3.500 aziende biologiche</strong>, tra produttori e trasformatori, mentre sono <strong>56.500 gli ettari di superficie biologica totale</strong>. Su questo settore la Regione ha infatti deciso di puntare con decisione, come testimoniato dai <strong>93,2 milioni di euro stanziati a sostegno a partire dal 2014</strong>. La Lombardia, riconoscendone l’importanza, si impegna a sostenere e incoraggiare l’adozione di pratiche agricole biologiche attraverso l’istituzione di Distretti biologici».</p>
<h2>La procedura di riconoscimento</h2>
<p>Ai fini del riconoscimento, il Distretto biologico deve essere collocato in un territorio delimitato e senza interruzioni, compreso almeno tra due Comuni. Dovranno presentare domanda almeno dieci soggetti con una Superficie Agricola Utilizzata (SAU) di almeno il 3% della SAU totale del Distretto o di almeno 500 ettari. Per presentare la richiesta, bisognerà inviare la pratica via PEC all’indirizzo agricoltura@pec.regione.lombardia.it.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>15 milioni di euro per i distretti biologici</h2>
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<div class="elementor-widget-container">
<p>Potranno costituire un distretto imprenditori agricoli biologici, associazioni di produttori, cooperative e consorzi che si occupino di produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti, oltre a organizzazioni professionali agricole e associazioni locali di consumatori. L&#8217;assessore Alessandro Beduschi ha continuato: «I Distretti potranno inoltre partecipare al bando ministeriale loro dedicato, che aprirà il 15 aprile con una dotazione di 15 milioni di euro».</p>
<p>Fonte: Regione Lombardia</p>
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</div>
</div>
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		<title>FRUMENTO BIOLOGICO IN PRIMA LINEA CON IL PIANO D’AZIONE NAZIONALE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumento-biologico-in-prima-linea-con-il-piano-dazione-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 00:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piano d’azione nazionale per il Biologico al via: quali benefici per il frumento bio? Ne parliamo con Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio,</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/frumento-biologico-in-prima-linea-con-il-piano-dazione-nazionale/">FRUMENTO BIOLOGICO IN PRIMA LINEA CON IL PIANO D’AZIONE NAZIONALE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso dicembre la Conferenza Stato Regioni ha finalmente raggiunto l’intesa per il nuovo Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici 2024-2026 (Pan-Bio). A partire dal Piano 2016-2020, il documento espone gli assi di intervento per promuovere lo sviluppo del biologico nel triennio appena iniziato. Ne parliamo con Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, federazione che raccoglie le organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con un focus sulle produzioni di frumento nazionali.</p>
<h2><strong>Ritiene che gli obiettivi del piano d&#8217;azione nazionale per il bio siano allineati all&#8217;obiettivo al 2027 del 25% della SAU nazionale certificata bio?</strong></h2>
<p>«Il piano nazionale è uno strumento molto importante che noi abbiamo sollecitato per poter raggiungere l’obiettivo di crescita della SAU al 25%: per il nostro paese questo può essere raggiungibile perché siamo già avanti, con una quota del 18,7% a fine 2022. Certo il quadro economico attuale non è semplice e la capacità di spesa delle famiglie si è ridotta: rispetto alla crescita degli ultimi 10 anni adesso siamo in una fase di stagnazione, dunque, ad un incremento della SAU deve corrispondere anche un incremento di mercato per evitare un effetto boomerang».</p>
<h2><strong>Come lo fa?</strong></h2>
<p>«Il piano offre una strategia di integrazione degli obiettivi andando a guidare le diverse programmazioni, quindi orientando le risorse a disposizione che sono di tutto rispetto, tra PSN della PAC; PNRR e fondo specifico per il Bio. Valutiamo positivamente il fatto che il piano è articolato su diversi fronti strategici: il primo asse punta a stimolare la domanda di prodotti biologici e far crescere i consumi, punto chiave perché aumentare la produzione senza stimolare i consumi rischia di far ridurre i prezzi ai produttori Anche il secondo asse agisce in questo senso: tra gli interventi per sviluppare la conversione al biologico vi sono interventi sull’organizzazione dei produttori attraverso distretti biologici e sistemi di filiera: mercato locale e accordi tra produzione, trasformazione e distribuzione sono fondamentali. Altro aspetto per noi fondamentale è quello del piano nazionale di ricerca e innovazione per l’agricoltura biologica, per affrontare cambiamento climatico servono ricerca, formazione e supporto tecnico agli agricoltori.</p>
<p>Pur con alcuni aspetti che possono essere migliorati, vediamo nel piano tutte le componenti di una strategia che crediamo possa raggiungere gli obiettivi di SAU, utile ad orientare tutte le risorse a disposizione: queste vanno integrate in maniera coerente, anche al fine di far crescere anche il mercato di sbocco».</p>
<h2><strong>Cosa può dirci del marchio bio nazionale? </strong></h2>
<p>«Rendere riconoscibili le nostre produzioni con un marchio Made in Italy Bio è una via per valorizzarle sul mercato estero dove c’è una grande potenzialità: lo abbiamo visto anche con i dati dell’Osservatorio Sana di Nomisma, promosso da FederBio e Assobio. Il marchio è uno strumento con cui valorizzare l’agricoltura e il ruolo degli agricoltori nella filiera, rafforzato dalla promozione dell’origine della materia prima. Nel settore dei cereali il prodotto di importazione va sempre più riducendosi a favore di quello italiano: il marchio può spingere questo trend, rendendo riconoscibili i produttori e dando identità alla materia prima italiana e locale».</p>
<h2><strong>E delle misure a sostegno del settore sementiero, in particolare per il frumento?</strong></h2>
<p>«I principi su cui si fonda il piano sementiero sono in grado di supportare bene la produzione di frumento bio: tra i punti chiave vi è, infatti, l’approccio di filiera, ovvero la costruzione di un sistema integrato tra sementieri, agricoltori, distributori e mercato. Questo consentirebbe di definire una programmazione per le sementi che ne favorisca la disponibilità per il biologico; quello del frumento, poi, è uno dei settore che meglio può rispondere a questi principi, anche per la sinergia con il <em>made in italy</em> bio tra pane, pasta e prodotti da forno.</p>
<p>Altra linea di intervento interessante è quella delle sementi specifiche per il biologico: il seme bio deve avere caratteristiche diverse dal convenzionale, ad esempio per l’adattamento al clima o alle malattie. Infine, interessante novità è quella del materiale eterogeneo: a partire dall’ultimo regolamento europeo sulle produzioni biologiche, il completamento della procedura nazionale per la registrazione di materiale eterogeneo può dare un contributo alla crescita dei cereali bio».</p>
<h2><strong>Quali sono gli strumenti che possono valorizzare il mercato del frumento bio italiano? </strong></h2>
<p>«Come sta accadendo per il latte, anche per il frumento le dinamiche di mercato mettono a rischio l’impostazione strategica del biologico, ovvero dare valore a prodotto e produttore, mantenendo il differenziale di prezzo. Questo rischia di trascinare tutti i prodotti bio verso un appiattimento: bisogna intervenire puntando da un lato a creare sistemi locali di produzione e consumo, come i distretti biologici, dall’altro attraverso progetti di filiera. FederBio ci sta lavorando (insieme ad Assobio, Coldiretti Bio, Anabio-CIA e le altre associazioni regionali del biologico) per realizzare esperienze pilota di filiere di <em>made in italy</em> bio “al giusto prezzo”. Occorre puntare a mettere insieme produttore, trasformatore e distributore secondo principi etici che garantiscano il giusto reddito a tutti gli attori, evitando lo spostamento del valore a valle. Le produzioni cerealicole e, in particolare, del frumento, sono il destinatario ideale poiché soffrono il rischio di perdita di valore per gli agricoltori ma si avvantaggiano dell’organizzazione di filiera».</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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