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	<title>campania - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 31 Oct 2024 09:43:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>campania - Grano Italiano</title>
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		<title>DURO: CHE VARIETA&#8217; SEMINEREMO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 23:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio tra i cerealicoltori del Sud Italia: quali varietà sono pronti a seminare?</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/varieta-semina/">DURO: CHE VARIETA&#8217; SEMINEREMO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche al Sud Italia si avvicina il periodo delle semine e la programmazione è già pronta. Almeno per quei cerealicoltori che proseguiranno a seminare frumento duro. Sono in tanti, infatti, a scegliere colture vernine alternative, come l&#8217;orzo, oppure a decidere di lasciare i terreni incolti in attesa di tempi migliori. <a href="https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/" target="_blank" rel="noopener">Leggi il racconto dell&#8217;esperienza dei cerealicoltori materani</a>.</p>
<p>Quella attuale, per i coltivatori di grano duro, è una fase di profonda incertezza. I motivi si ritrovano nelle delusioni che hanno dato i mercati negli ultimi anni, ma anche nella complessità che deriva dalla variabilità meteorologica. Al Sud è soprattutto la forte siccità a preoccupare, nella consapevolezza che la speranza delle piogge non può sostenere il bilancio delle aziende cerealicole.</p>
<p>Quali sono, quindi, le ragioni che spingono i cerealicoltori a continuare a seminare grano duro? Quali sono le varietà che possono garantire redditività e successo, anche in condizioni ambientali difficili? Lo abbiamo chiesto a tre agricoltori del Sud Italia che coltivano frumento duro in Campania, Puglia e Sicilia. I contratti di filiera, e le condizioni che la stessa richiede, sono un motivo importante che guida le scelte di chi vi aderisce, ovviamente. Fondamentale, poi, risulta essere la capacità della varietà di resistere agli stress ambientali e di garantire risultati adeguati. In particolare in periodi difficili come quelli di questi anni.</p>
<h2>In Campania: varietà per la filiera della pasta</h2>
<p>Abbiamo parlato con Gennaro Masiello, cerealicoltore che gestisce una azienda agricola multifunzionale nella provincia di Benevento. Qui coltiva circa 60 ettari a frumento duro, oltre a tabacco e vite. Per la prossima stagione seminerà la varietà Marco Aurelio che, ci dice «ha dimostrato una buona adattabilità ai miei terreni e garantisce le caratteristiche adeguate alle necessità della filiera di cui faccio parte, quella della pasta Rummo». Anche nella stagione 2023-24, quando almeno fino a Maggio i campi hanno sofferto la siccità, &#8220;questa varietà mi dato una buona resa e buone caratteristiche qualitative». E conclude: «negli anni ne ho provate anche altre, ma sto proseguendo con questa che mi garantisce un buon compromesso tra resa e qualità».</p>
<h2>In Puglia c&#8217;è chi non ha la forza per seminare</h2>
<p>La difficile situazione della Puglia ci viene presentata da Giannicola Caione, presidente dell’OP Con.Cer e cerealicoltore della zona del Tavoliere, nel foggiano. «Nelle nostre zone il problema più grande è quello della siccità: dopo due annate disastrose continua a non piovere in maniera sufficiente. C&#8217;è qualcuno che ha già iniziato a preparare i terreni ma sono in tanti a non avere la forza economica per seminare».</p>
<p>Nei suoi campi, forte dell&#8217;osservazione di numerose prove sperimentali in virtù della collaborazione con Horta, semina varietà che: «sono in grado di offrire una buona produzione ma hanno anche caratteristiche qualitative interessanti. Tra queste quella che sto coltivando ormai da cinque anni è Leondur: si tratta di una varietà che nel nostro territorio e nelle zone limitrofe si è dimostrata la più performante, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo in grado, dunque di soddisfare sia le esigenze produttive che di mercato».</p>
<p>Abbiamo chiesto a Giannicola Caione in che modo gli agricoltori pugliesi possano trovare nuove fonti di redditività. Ci risponde: «l’OP Con.Cer., partecipando a progetti di ricerca a livello Europeo, Nazionale e Regionale e grazie a collaborazioni con centri di ricerca, aziende di servizi in agricoltura ed istituti di formazioni, ha l’obiettivo di migliorare la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende cerealicole pugliesi. Questo attraverso la messa a punto di varietà e di tecniche colturali tali da massimizzare le performance di coltivazione.</p>
<p>Ad esempio, il convegno finale del progetto INNOVALEGUMI, finanziato dalla regione Puglia grazie alla Misura 16.2 del PSR-Puglia e che ci ha visto coinvolti come Capofila di progetto, mostra risultati interessanti. Dal punto di vista agronomico, mediante l’introduzione di nuove varietà e tecniche di coltivazione. Ma anche dal punto di vista merceologico grazie ad attività legate all’utilizzo di macchine per il gluten free e la realizzazione di nuovi prodotti a largo consumo derivate da leguminose. Ciò consentirebbe la realizzazione di nuove filiere e valorizzazione di nuovi prodotti in grado di garantire reddito alle aziende agricole del territorio».</p>
<h2>In Sicilia si prova a resistere alla siccità</h2>
<p>Chiudiamo il nostro viaggio arrivando in Sicilia, in particolare in provincia di Agrigento. Qui Giovanni Giacone Starrabba dedica il 60% delle superfici della sua azienda ai cereali. Ci dichiara: «tra le varietà che quest’anno si semineranno in Sicilia (e che prenderò in considerazione di seminare anche nella mia azienda) è possibile notarne alcune in particolare che meglio, si ipotizza, possano garantire un buon risultato finale. Tra queste una varietà che sicuramente verrà molto utilizzata è l’Antalis che garantisce buone produzioni sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo ed è molto indicata su terreni di qualità elevata. Altre varietà molto usate sono l’Iride o il Core note per le abbondanti produzioni.Ancora una è il Simeto che offre una buona adattabilità e flessibilità».</p>
<p>Infine, conclude riferendosi all&#8217;andamento siccitoso degli ultimi due anni. «Il Furio Camillo è noto ed usato in quanto garantisce un buon peso specifico e potrebbe adattarsi meglio ad annate connotate da fattori meteorologici avversi che purtroppo si verificano nel nostro periodo storico. Mi riferisco al momento di grave siccità che ha caratterizzato l’annata 2023/ 2024 in Sicilia. Si spera per quest’anno in un’inversione di tendenza per consentire lo svolgimento corretto delle pratiche agricole legate alla coltivazione dei cereali e di tutto il comparto agricolo, in generale. Se questi cambiamenti climatici dovessero diventare strutturali sarebbe molto complesso riuscire a portare avanti le nostra colture tradizionali».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>IL GRANO ESTERO DANNEGGIA IL MERCATO CAMPANO (E NON SOLO)</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-grano-estero-danneggia-il-mercato-campano-e-non-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 22:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche in Campania si sentono i dannni delle importazioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver chiarito i costi e i ricavi per un agricoltore che nel 2024 ha raccolto grano nel suo terreno, grazie all’aiuto del cereagricoltore Angioletto Meninno, la nostra analisi sul raccolto in Campania si sposta sul versante commerciale.</p>
<h2><strong>Le navi di grano dalla Turchia</strong></h2>
<p>«Molti commercianti pugliesi comprano grano estero, lo fanno passare attraverso i propri magazzini, lo nazionalizzano, che è una cosa regolare che possono fare, e lo portano ai mulini. Ma in questo modo tu bruci il mercato locale», racconta l’ammassatrice Giovanna La Penna. Già, perché il grano estero – che arriva soprattutto quest’anno da Turchia, Grecia e Kazakistan – “droga” la produzione interna appiattendo i prezzi e mettendo in difficoltà gli agricoltori e la filiera locale.</p>
<p>«Lei si immagini che noi due anni fa (nel 2022, ndr) abbiamo venduto il grano a 50 euro, oggi lo stiamo vendendo a 28. I costi non sono cambiati, ma siamo passati da 50 euro a 28, è troppo», si lamenta Meninno.</p>
<h2><strong>L’incognita delle prossime annate</strong></h2>
<p>Una problematica, quella dei prezzi, che sta scoraggiando numerosi agricoltori dal continuare a coltivare grano nelle prossime annate.</p>
<p>«Allora, io le dico che il 30% degli agricoltori dalle mie parti probabilmente hanno intenzione di lasciare il terreno vuoto, non coltivato, per le prossime annate», dichiara Meninno, «lasciando vuoto almeno mettono i terreni a riposo. Si prendono i titoli che hanno dalla domanda PAC e per loro va bene così. Perché non ci riescono più con le spese.</p>
<p>«Le faccio un esempio, prendiamo un&#8217;azienda media, che può fare circa 10 ettari, prende 6 mila euro di domanda Agea. E allora mi prendo le 6 mila euro e i terreni lasciano vuoti, che tanto se li coltivo c’è il rischio che io vada in perdita», conclude Meninno.</p>
<p>«Noi siamo cereagricoltori per la maggiore», spiega La Penna, «però diciamo che se a livello commerciale facciamo dieci come numero, cinque sono cereali e cinque sono diventati prodotti alternativi, come coriandolo, trifoglio o semi di rapa. In questo mercato occorre anche diversificare».</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/campania-prezzi/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Leggi l&#8217;articolo precedente</strong></em></a></p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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		<title>CAMPANIA: RACCOLTA E CAPRICCI DEL MERCATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/campania-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 22:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una testimonianza sul mercato post-raccolta direttamente dal territorio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver analizzato come è andata la campagna del frumento del 2024 sinora in Campania, attraverso la testimonianza dell’ammassatrice Giovanna La Penna di Sud Cereali S.r.l., cerchiamo di capire come è andato poi il mercato post-raccolta e su quali prezzi si è basato.</p>
<h2><strong>In Campania la siccità non si è sentita</strong></h2>
<p>«Le zone più in basso, verso il mare, hanno avuto maggiori problemi con la siccità. Nel nostro caso, però, abbiamo avuto una campagna non eccellente dal punto di vista del prezzo finale, ma sicuramente dal punto di vista del prodotto e delle quantità», racconta Angioletto Meninno, cereagricoltore operante nella zona intorno ad Avellino.</p>
<p>«La qualità è sempre stata eccellente», continua Meninno, «e anche per quanto riguarda le quantità sono andate abbastanza bene. Più o meno si è fatta una media che va dai 35 fino ai 40 quintali a ettaro».</p>
<h2><strong>Un prezzo finale che non basta</strong></h2>
<p>Anche per la Campania quello di cui ci si occupa maggiormente è il grano duro. E anche in questo caso il prezzo finale del prodotto non ha fatto sorridere gli agricoltori. «Se dovessi fare una media, a oggi si parte dai 28 fino ai circa 30 euro».</p>
<p>«Oggi non ci spieghiamo il perché, addirittura i mulini vogliono fare la speculazione di comprare a 29 euro, quando il grano non quota 29 euro», ribadisce La Penna.</p>
<p>Un prezzo che non basta a sopperire ai costi della raccolta.</p>
<p>«Chi fa l&#8217;agricoltore bene, cioè che è proprio del mestiere, all’incirca potrebbe spendere intorno ai 700-800 euro per ettaro, come media. Poi c&#8217;è chi spende anche fino a mille euro, anche 1.100. E c&#8217;è chi risparmia dove può e ne spende 500. Ma la media di noi cereagricoltori viaggia intorno agli 800 euro di costo per ettaro in una campagna. Quindi è essenziale avere una buona resa. Se tu fai oggi 25 quintali e li vendi a 30 euro, prendi 700 euro. Ma se ne hai spesi 800 hai lavorato per stare in perdita di 100 euro a ettaro», afferma Meninno.</p>
<p>La spiegazione per questo abbassamento dei prezzi rispetto all’inizio del raccolto potrebbe essere più immediata di quanto si creda.</p>
<p>L’analisi continuerà domani.</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/campania/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Leggi l&#8217;articolo precedente</em></strong></a></p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL GRANO CAMPANO NON E&#8217; RIMASTO ALL&#8217;ASCIUTTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 22:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusariosi]]></category>
		<category><![CDATA[pioggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La raccolta del grano campano nella testimonianza di un ammassatore</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La raccolta del grano in Campania di quest’anno è stata positiva. A certificarlo sono gli stessi produttori e ammassatori che lavorano nelle zone in cui si produce più frumento. Per quanto non sia una regione focalizzata sulla produzione del grano – come la Puglia o la Sicilia – la Campania può vantare una superficie media di terreni destinati al frumento pari a circa 40mila ettari. Una considerevole parte di essi si trovano nella provincia di Avellino.</p>
<h2><strong>Campania: raccolta bagnata al momento sbagliato </strong></h2>
<p>E proprio nell’avellinese è attiva la dottoressa Giovanna La Penna, ammassatrice di grano ed esperta del settore. «Diciamo che abbiamo avuto una media intorno ai 40 quintali a ettaro, forse anche qualcosa in più e di buona qualità. Anzi ottima qualità fino a un certo momento, poi buona dopo due a quattro giorni dai primi arrivi, perché quando arriva l&#8217;acqua, si sa, il grano perde di colore, di peso specifico, di proteine».</p>
<p>Un’acqua che è arrivata tra il 4 e il 5 luglio, che in un’annata normale non avrebbe fatto particolari danni, ma «quest&#8217;anno è stata un&#8217;annata particolare, eccezionalmente anticipata su tutti i fronti. Ci siamo ritrovati che il 29 giugno si iniziava a raccogliere, anche 15 giorni prima rispetto alla norma», racconta La Penna.</p>
<p>Una situazione completamente opposta a quella della vicina Puglia, che al contrario si è trovata a fronteggiare una siccità che ha diminuito in modo consistente le rese. « Qui la siccità non l&#8217;abbiamo sentita», racconta La Penna, «ma più giù, in Puglia, ci sono zone che veramente sono in ginocchio».</p>
<h2><strong>La fusariosi della spiga</strong></h2>
<p>Non sono mancate le avversità e le fitopatie che hanno messo in difficoltà gli agricoltori. «Quest&#8217;anno c’è stata un pochino di fusariosi della spiga (una malattia fungina che secca le spighe) nella fase finale», spiega La Penna. «Quindi si è dovuti intervenire. Chi l&#8217;ha fatto ha visto i risultati. Chi non l&#8217;ha fatto ha perso la maggior parte dell&#8217;accordo. Se non seguiti da una figura tecnica che sia in grado di riconoscere la malattia e che sappia come curarla, nella maggior parte dei casi si perde la raccolta se si rimane senza agire».</p>
<p>L’analisi continuerà domani.</p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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