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	<title>CIMMYT - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Mar 2026 20:27:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>CIMMYT - Grano Italiano</title>
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		<title>IL SALTO GENETICO SI FA IN DUE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/a-foggia-la-ricerca-si-gioca-il-salto-genetico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 22:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[breeding]]></category>
		<category><![CDATA[CIMMYT]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[genetica]]></category>
		<category><![CDATA[selezione]]></category>
		<category><![CDATA[TEA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lavoro per fare il salto nella ricerca genetica al CREA-CI</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/a-foggia-la-ricerca-si-gioca-il-salto-genetico/">IL SALTO GENETICO SI FA IN DUE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano Italiano ha visitato la sede del <strong>CREA-CI di Foggia</strong>, accolto da <strong>Pasquale De Vita</strong> e dal team che lavora sui fronti più avanzati del miglioramento genetico del frumento duro. Dalla visita emerge con chiarezza una convinzione: il breeding italiano non può più limitarsi a piccoli aggiustamenti incrementali, ma deve attrezzarsi per un salto di qualità. In questa prospettiva si collocano due dossier chiave: la partnership strutturata con il <strong>CIMMYT</strong>, storico serbatoio internazionale di innovazione genetica nel frumento, e il progetto <strong>TEA4IT</strong>, che porterà in campo piante editate di frumento duro, riso e orzo in un programma nazionale. Il tutto si inserisce nelle linee strategiche del CREA che indicano proprio <strong>genetica</strong> e <strong>digitalizzazione</strong> come driver di sviluppo.</p>
<h2><strong>Perché oggi il breeding tradizionale non basta più</strong></h2>
<p><strong>Il problema non è che il breeding classico non funzioni, ma che da solo fatica a reggere l’urto delle nuove sfide.</strong> De Vita lo dice senza giri di parole: il frumento duro parte da una base genetica più ristretta, gli incrementi annuali di resa sono modesti e il cambiamento climatico tende a erodere rapidamente quel poco che il miglioramento varietale riesce a conquistare. Temperature elevate, cicli fenologici più brevi, siccità e maggiore instabilità ambientale riducono lo spazio per incrementi produttivi lineari.</p>
<p>«<strong>Fare il salto è complicato e difficile</strong>», spiega. E aggiunge che senza investimenti adeguati diventa difficile perfino assicurare continuità nella ricerca. È uno dei nodi strutturali del duro italiano: una filiera che chiede innovazione ma fatica a sostenerne i costi, soprattutto in un mercato sementiero altamente competitivo.</p>
<h2><strong>Il ruolo storico del CIMMYT nel duro mondiale</strong></h2>
<p><strong>Se c’è un soggetto che ha inciso davvero sul progresso genetico del frumento a livello globale, questo è il CIMMYT.</strong> Lo ricorda bene De Vita, quando sottolinea che dal Messico sono arrivate le innovazioni più importanti nel frumento, inclusi i materiali a taglia ridotta che hanno cambiato la cerealicoltura moderna. Quel flusso non appartiene al passato: continua ancora oggi e coinvolge enti pubblici e privati in Europa, Canada, Australia e, naturalmente, Italia.</p>
<p>«<strong>Dal Messico sono venute le innovazioni più rilevanti nel frumento</strong>», osserva De Vita. E non si tratta solo di un’eredità storica: molte varietà coltivate o usate come genitori nei programmi di breeding in Italia portano ancora, in tutto o in parte, questa impronta genetica. Per questo il CREA ha deciso di rendere più strutturata una collaborazione che già esisteva, portandola “alla luce del sole” con un accordo quadro.</p>
<h2><strong>Dall’accordo quadro allo scambio di materiali e metodi</strong></h2>
<p><strong>La partnership con il CIMMYT serve a fare massa critica.</strong> De Vita è netto: «<strong>oggi fare quel salto, da soli, è impossibile</strong>». L’accordo si basa sullo <strong>scambio di materiali genetici</strong>, sulla costruzione di progetti comuni e, soprattutto, sull’applicazione di modelli di <strong>selezione genomica</strong>. Qui il passaggio è cruciale, perché consente di combinare breeding tradizionale, marcatori molecolari e algoritmi predittivi per la selezione genomica.</p>
<p>In concreto, si usano informazioni basate sul DNA della pianta per selezionare in anticipo, soprattutto nelle prime fasi, quali linee meritino davvero di essere portate avanti. In popolazioni composte da migliaia di linee, poter scartare rapidamente una parte del materiale significa risparmiare tempo, parcelle, lavoro di campo e costi, concentrando gli sforzi su un sottoinsieme più promettente. È una trasformazione profonda del lavoro del breeder, soprattutto per i caratteri complessi come la <strong>produttività</strong>, governati da centinaia o migliaia di geni.</p>
<h2><strong>Selezione genomica: meno tempo perso, più qualità del lavoro</strong></h2>
<p>Proprio perché la produttività è un carattere complesso, controllato da un numero elevato di geni e fortemente influenzato dall’ambiente, <strong>la selezione genomica</strong> diventa uno strumento decisivo. De Vita la descrive come uno strumento prezioso per scremare, nelle prime fasi di selezione, il materiale genetico meno performate. In questo modo il breeder può concentrare l&#8217;attenzione su un numero ridotto di linee con maggiore potenziale produttivo e realizzare confronti agronomicamente più impegnativi e costosi.</p>
<p>Questo approccio è particolarmente utile in un frumento duro che deve inseguire contemporaneamente resa, qualità, stabilità e adattamento agli stress ambienti. Ed è proprio qui che la collaborazione con il CIMMYT diventa strategica anche per il mondo produttivo italiano: l’idea è arrivare a fornire alle aziende sementiere materiali già molto avanzati, sui quali, poi, completare il percorso di selezione e valorizzazione commerciale.</p>
<h2><strong>TEA4IT: le TEA entrano nel duro italiano</strong></h2>
<p>Se la selezione genomica rappresenta oggi l’approccio più efficace per migliorare caratteri complessi come la produttività, per caratteri più semplici &#8211; e in particolare per la resistenza alle malattie &#8211; le <strong>Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA)</strong> rappresentano attualmente uno degli strumenti più promettenti. È in questa direzione che si inserisce il progetto <strong>TEA4IT</strong>, finanziato dal <strong>MASAF con 9 milioni di euro</strong> e sviluppato in collaborazione tra CREA, università ed enti privati, articolato in diversi ambiti di intervento, tra cui quello cerealicolo coordinato da De Vita. L’obiettivo è portare in campo, a partire da quest’anno, le prime piante editate di frumento duro, riso e orzo.</p>
<p>Per il duro gli obiettivi sono tre. Il primo riguarda l’<strong>adattamento agli stress abiotici</strong>, quindi la risposta a condizioni ambientali sfavorevoli. Il secondo è la <strong>resistenza alle malattie</strong>, con focus su ruggini, septoria e virus del mosaico comune del frumento. Il terzo riguarda la <strong>qualità della granella</strong>, con l’obiettivo di modulare la produzione di composti allergenici associati alle proteine del glutine.</p>
<h2><strong>Il punto non è editare, ma sapere cosa editare</strong></h2>
<p><strong>La vera frontiera delle TEA non è più la tecnica ma la conoscenza biologica.</strong> In uno dei passaggi più interessanti della riflessione di De Vita, ci spiega come «<strong>le TEA rappresentino uno strumento importante che è, ad oggi, diventato molto diffuso ed accessibile, ormai una routine di laboratorio</strong>». Il problema, ad oggi, non è tanto come editare un gene ma identificare <strong>quale gene è necessario modificare per ottenere davvero un salto di qualità.</strong></p>
<p>È qui che torna centrale la <strong>ricerca di base</strong>. Individuare il gene o il network di geni rilevante, comprendere quali interventi possano incidere su resistenza, efficienza, qualità o adattamento e, soprattutto, controllare l’insorgenza di <strong>effetti indesiderati (off-target)</strong> attraverso verifiche genomiche sui materiali editati. Questa fase prevede una validazione molecolare accurata, finalizzata a confermare la specificità dell’intervento e l’assenza di modifiche non intenzionali. È proprio questo uno dei punti chiave del progetto TEA4IT, perché consente di trasferire in campo materiali geneticamente caratterizzati e coerenti con gli obiettivi di miglioramento.</p>
<h2><strong>Dal laboratorio al campo, senza scorciatoie</strong></h2>
<p><strong>Il campo resta il giudice finale dell’innovazione.</strong> I materiali editati sono già stati provati in camera di crescita ma, come si sa, ciò che funziona in ambiente controllato non sempre regge in pieno campo. Le prove che partiranno a Foggia serviranno proprio a verificare se le resistenze e gli adattamenti osservati in laboratorio si manifestino anche in condizioni reali. Questo è un passaggio cruciale per trasformare l’innovazione genetica in risultati concreti per la filiera.</p>
<h2><strong>Il salto si farà solo con coraggio scientifico</strong></h2>
<p><strong>Il messaggio che arriva da Foggia è molto chiaro: senza una ricerca più ambiziosa non ci sarà alcun vero salto produttivo.</strong> Collaborazioni internazionali come quella con il CIMMYT, strumenti come la selezione genomica e le TEA, investimenti in genomica e fenomica, integrazione con digitale e IA: tutto questo è necessario. Ma non è sufficiente, se non è sostenuto da una ricerca capace di assumersi rischi e di lavorare anche su obiettivi di medio-lungo periodo.</p>
<p>In altre parole, il futuro del duro non dipenderà da una singola tecnologia salvifica. Dipenderà dalla capacità di combinare bene <strong>germoplasma, conoscenza genetica, prove di campo, infrastrutture e alleanze strategiche</strong>. Ed è esattamente questa la traiettoria che oggi il CREA-CI di Foggia sta cercando di costruire.</p>
<p><em>Foto di Pasquale De Vita, CREA Foggia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>STRAMPELLI ABBRACCIA BORLAUG</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/strampelli-abbraccia-borlaug/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 22:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Borlaug]]></category>
		<category><![CDATA[CIMMYT]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Accordo di ricerca tra il Crea e il CIMMYT</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/strampelli-abbraccia-borlaug/">STRAMPELLI ABBRACCIA BORLAUG</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div class="yiv8565816159WordSection1">
<p class="yiv8565816159MsoNormal"><i>«La firma di questo accordo consente a noi e ai colleghi del CIMMYT, eredi rispettivamente del grande patrimonio di Strampelli e di Borlaug, di unire le forze per cereali – alimento alla base della dieta dell’umanità &#8211; sempre più produttivi e resilienti al cambiamento climatico, mettendo a frutto le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dall’avanzamento delle conoscenze». </i>Così <b>Andrea Rocchi</b>, presidente CREA, lunedì in occasione della firma del Memorandum di Intesa con <b>CIMMYT</b> – il Centro Internazionale di Miglioramento del Mais e del Grano, con sede in Messico -finalizzato ad ottenere nuove cultivar di frumento che si adattino meglio alle nuove condizioni ambientali e climatiche, con l’obiettivo di rafforzare e difendere le rispettive filiere cerealicole nazionali.</p>
</div>
</div>
<div class="yiv8565816159WordSection1">
<p class="yiv8565816159MsoNormal"><i>«Questa partnership rappresenta un’opportunità straordinaria per unire l’esperienza globale del CIMMYT nello sviluppo di varietà di frumento resilienti a climi aridi e caldi con la lunga tradizione del CREA nella conoscenza dell’ambiente mediterraneo e degli elevati standard qualitativi dell’industria pastaia italiana»</i>, ha dichiarato <b>Karim Ammar, Responsabile del programma del grano duro del CIMMYT</b>.</p>
<h2>CIMMYT erede di Borlaug</h2>
<p class="yiv8565816159MsoNormal">Il <b>CIMMYT </b>è leader mondiale nella ricerca su mais e frumento, parte dell’organizzazione internazionale CGIAR (Consultative Group for International Agricultural Research), ma è anche l’erede del <b>Premio Nobel per la Pace Norman Borlaug</b>, padre della &#8220;Rivoluzione Verde”, che ha salvato milioni di persone dalla fame. La sua banca del germoplasma è la più importante del pianeta e la sua missione, pur focalizzata sul Sud del mondo, prevede la libera condivisione di materiali genetici avanzati anche con Paesi come l’Italia. Molte delle varietà di grano duro coltivate in Italia derivano, direttamente o indirettamente, dal materiale genetico prodotto dal CIMMYT in Messico.</p>
<p class="yiv8565816159MsoNormal">Il <b>CREA</b>, con il suo centro <b>Cerealicoltura e Colture Industriali</b>, rappresenta ancora oggi il fulcro della ricerca italiana sulla filiera del grano duro e raccoglie la tradizione secolare del miglioramento genetico italiano, iniziata dal genio di <b>Nazareno Strampelli</b>. Il grano &#8220;Senatore Cappelli&#8221;, creato a Foggia, ha rivoluzionato l’agricoltura italiana del ‘900, e il suo DNA è presente nell’80% dei grani duri coltivati nel mondo<i>.</i></p>
<h2>L&#8217;accordo</h2>
<p class="yiv8565816159MsoNormal"><b><u>L’accordo </u></b>prevede<b> quattro pilatri strategici</b>: <b>sviluppo di nuove varietà</b>, <b>interscambio tecnologico e metodologico, condivisione di dati e risorse, formazione e mobilità.</b></p>
<p class="yiv8565816159MsoNormal">Il materiale genetico d’eccellenza del CIMMYT, adattato a climi aridi e caldi, si unirà con l’esperienza del CREA nel selezionare varietà adatte all’ambiente mediterraneo e confacenti alle esigenze qualitative dell’industria pastaia italiana. Sarà predisposto l’accesso reciproco ai protocolli più innovativi per la selezione assistita da marcatori, la selezione genomica e le tecniche agronomiche sostenibili, quali, agricoltura conservativa, gestione dell’acqua e dei nutrienti. Verrà potenziato lo scambio, già esistente ma informale, di linee genetiche promettenti. Ciò permetterà ai ricercatori italiani di avere a disposizione un bacino di diversità genetica enormemente più vasto per i loro programmi di breeding. Infine, sarà costituito un &#8220;ponte&#8221; permanente tra Italia e Messico per ricercatori, dottorandi e tecnici per garantire un aggiornamento costante delle competenze e la formazione di una nuova generazione di genetisti italiani di profilo internazionale.</p>
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</div>
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