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	<title>confagricoltura - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 09:59:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>confagricoltura - Grano Italiano</title>
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		<title>CAMPANIA PROTEICA (E MAL PAGATA)</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/campania-proteica-e-mal-pagata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 22:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’annata 2025-2026 ha registrato un calo delle rese del grano duro in Campania. Carlo Maresca analizza gli effetti del clima e le difficoltà del mercato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/campania-proteica-e-mal-pagata/">CAMPANIA PROTEICA (E MAL PAGATA)</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La qualità del grano duro cresce ma il mercato non la riconosce.</p>
<p>L’annata 2025-2026 ha lasciato in Campania un bilancio meno positivo rispetto all&#8217; annata precedente per il frumento duro. Le rese sono diminuite rispetto alla stagione precedente e anche il contenuto proteico ha registrato una flessione, seppure più contenuta. A incidere è stata soprattutto la forte variabilità meteorologica, che ha alternato una prima parte della stagione favorevole alle operazioni colturali a una fase più calda e asciutta, capace di accelerare il ciclo della coltura.<br />
A questo si aggiungono alcune criticità strutturali. La pressione delle infestanti, in particolare del loietto resistente agli erbicidi, aumenta i costi e rende più complessa la gestione agronomica. Sul fronte varietale, invece, l’esperienza degli ultimi anni mostra quanto la scelta genetica possa incidere sulla produttività e sulla qualità della granella.<br />
Infine, resta aperto il problema della redditività. La domanda di grani ad alto tenore proteico cresce, ma il mercato non sempre riconosce al cerealicoltore il valore della qualità prodotta. È questo il quadro delineato da Carlo Maresca, agronomo e agricoltore associato a Confagricoltura, che segue circa 450 ettari di frumento duro tra Campania e Puglia, nel territorio del Subappennino Dauno.</p>
<h2>Un’annata condizionata dal clima</h2>
<p>Per comprendere il risultato produttivo della campagna appena conclusa bisogna partire dall’andamento meteorologico. Nelle aziende seguite da Maresca la prima parte della stagione non ha creato particolari problemi. Le precipitazioni sono state abbondanti, ma non eccessive, fino al periodo della semina.<br />
Questo ha permesso di rispettare le principali operazioni agronomiche. In particolare, è stato possibile intervenire con le concimazioni azotate nei tempi previsti. Una condizione non scontata negli areali cerealicoli meridionali, dove in alcune zone gli eccessi di pioggia hanno invece ostacolato la semina e ritardato le lavorazioni.<br />
«Nei primi mesi abbiamo avuto precipitazioni abbondanti, ma non eccessive», spiega Maresca. «Questo ci ha consentito di effettuare per tempo le operazioni colturali e le concimazioni azotate».<br />
La situazione è però cambiata nella fase successiva. La pioggia è praticamente venuta meno e le temperature hanno superato le medie del periodo. Il risultato è stato un anticipo del ciclo colturale.<br />
L’anticipo fenologico non rappresenta necessariamente un problema. Può diventarlo quando si accompagna a condizioni di temperatura e disponibilità idrica poco favorevoli nelle fasi decisive per la formazione e il riempimento della granella. In questi casi la coltura dispone di meno tempo e di minori risorse per esprimere il proprio potenziale produttivo.</p>
<h2>Azoto e proteine: la gestione ha fatto la differenza</h2>
<p>Nonostante il clima variabile, nelle aziende seguite da Maresca è stato possibile completare il programma di concimazione azotata. La tempestività degli interventi ha avuto un ruolo importante soprattutto nella gestione della qualità.<br />
Dopo la prima concimazione, infatti, è stato possibile effettuare anche la seconda e la terza distribuzione. Quest’ultima è stata eseguita nella fase di botticella, con l’obiettivo di sostenere il contenuto proteico della granella.<br />
«Siamo riusciti a effettuare per tempo la seconda concimazione azotata e poi anche la terza in corrispondenza della fase di botticella, proprio per favorire il tenore proteico», racconta l’agronomo.<br />
Il risultato, tuttavia, non ha raggiunto i livelli dell’annata precedente. La resa quantitativa ha accusato una diminuzione più evidente, mentre la riduzione del contenuto proteico è stata più contenuta.<br />
Il dato conferma quanto sia complesso oggi programmare la fertilizzazione del frumento duro. L’azoto deve sostenere sia la produttività sia i parametri qualitativi richiesti dall’industria. Allo stesso tempo, il suo impiego deve fare i conti con i costi degli input e con l’incertezza climatica.<br />
Il rischio è che il cerealicoltore, per contenere i costi, riduca la quantità di azoto distribuita. Ma una strategia uniforme di riduzione può compromettere proprio quei parametri qualitativi che il mercato remunera maggiormente.</p>
<h2>La scelta varietale diventa strategica</h2>
<p>Il secondo elemento che emerge dall’esperienza campana riguarda la genetica. Negli anni le aziende seguite da Maresca hanno modificato le varietà coltivate, cercando un equilibrio tra produttività, adattamento all’ambiente e qualità della granella.<br />
In passato alcune aziende utilizzavano lo Zenith, ma l’esperienza in campo ha evidenziato una certa difficoltà della varietà rispetto alla ruggine. La risposta è stata il passaggio ad altre genetiche, tra cui Svevo e Aureo.<br />
Negli ultimi tre anni la scelta si è concentrata soprattutto sul Leondur, una varietà di origine francese che, secondo l’esperienza aziendale riportata da Maresca, presenta una produttività superiore rispetto all’Aureo e un tenore proteico più elevato.<br />
«Da tre anni coltiviamo Leondur», afferma Maresca. «È più produttivo dell’Aureo e garantisce anche un tenore proteico più elevato».<br />
L’esperienza non va letta come una classifica assoluta delle varietà. La risposta produttiva di un frumento dipende infatti dall’ambiente, dalla tecnica colturale, dalla disponibilità idrica e dalla pressione delle avversità. La scelta varietale deve quindi partire dalla conoscenza dell’areale e degli obiettivi produttivi dell’azienda.</p>
<h2>Aventadur per i terreni più difficili</h2>
<p>La differenziazione varietale diventa ancora più importante quando cambiano le caratteristiche dei terreni. È il caso delle aree montane, dove le condizioni pedologiche possono rendere più difficili le lavorazioni e aumentare i costi di produzione.<br />
In questi appezzamenti Maresca utilizza Aventadur, caratterizzato da un ciclo più precoce. La varietà viene destinata soprattutto ai terreni di montagna, dove la presenza di scheletro rende più complicata la gestione agronomica.<br />
Qui la strategia aziendale punta anche alla riduzione dei costi. Si ricorre a lavorazioni più superficiali e, in alcuni casi, alla semina a spaglio.<br />
«Nei terreni di montagna cerchiamo di ridurre le spese, perché sono aree difficili da coltivare e ricche di scheletro», spiega Maresca.<br />
Il potenziale produttivo è inevitabilmente più contenuto. In queste condizioni la resa massima indicata dall’agricoltore arriva a circa 21 quintali per ettaro.<br />
Il dato mette in evidenza un principio importante: la produttività non può essere valutata separatamente dal costo necessario per ottenerla. In un terreno marginale, una varietà produttiva e una tecnica ad alto input non sono automaticamente la soluzione migliore. La sostenibilità economica della coltura richiede di rapportare resa, qualità e costi.</p>
<h2>Il loietto è sempre più difficile da controllare</h2>
<p>Tra i problemi agronomici più rilevanti emerge poi quello delle infestanti. Nelle aziende considerate il principale avversario è il loietto, la cui gestione è diventata complessa a causa della resistenza a diversi erbicidi.<br />
La presenza di popolazioni resistenti modifica profondamente la strategia di difesa. Non basta più individuare il prodotto più efficace. Diventa fondamentale intervenire sulla gestione complessiva dell’appezzamento, evitando di favorire la disseminazione dell’infestante e alternando, dove possibile, modalità di controllo differenti.<br />
«Il problema principale è il loietto, ormai resistente a molti erbicidi», sottolinea Maresca. «Bisogna fare attenzione anche alle lavorazioni, perché possono favorire la disseminazione».<br />
Quando l’infestazione raggiunge livelli elevati, le alternative si riducono. In alcuni appezzamenti è stato necessario ricorrere al glifosate in presemina, con un conseguente aumento dei costi di produzione.<br />
La lezione agronomica è chiara: la lotta alle infestanti non può essere considerata una voce secondaria del processo produttivo. La presenza di malerbe resistenti può ridurre la competitività della coltura e costringere l’azienda a interventi più costosi.</p>
<h2>Proteine richieste dal mercato, ma costi in aumento</h2>
<p>Il problema della qualità si intreccia direttamente con quello economico. L’industria pastaia richiede sempre più spesso grani caratterizzati da un elevato tenore proteico. Per il cerealicoltore, però, raggiungere questi livelli significa sostenere costi maggiori, soprattutto quando il prezzo dei fertilizzanti azotati aumenta.<br />
Maresca osserva che quest’anno diversi produttori hanno ridotto le concimazioni proprio per contenere i costi. Una scelta comprensibile dal punto di vista economico, ma che può avere conseguenze sulla qualità.<br />
«L’industria pastaia richiede sempre di più grani con un elevato tenore proteico», osserva. «Ma con l’aumento dei prezzi dei concimi azotati parecchi cerealicoltori hanno preferito ridurre le concimazioni».<br />
Si crea così un possibile paradosso. La filiera chiede una materia prima di maggiore qualità, ma il produttore deve sostenere costi crescenti per ottenerla. Se il differenziale di prezzo tra un grano standard e un grano con caratteristiche qualitative superiori non compensa l’investimento, l’incentivo a produrre qualità si indebolisce.</p>
<h2>Un mercato che non sostiene abbastanza il reddito</h2>
<p>Alle difficoltà produttive si aggiunge una situazione di mercato descritta da Maresca come stagnante. Secondo la sua analisi, i granai risultano ancora pieni nonostante la riduzione delle superfici coltivate a frumento in Italia.<br />
Anche l’export verso alcuni mercati del Nord Africa avrebbe rallentato. Tunisia e Marocco, in particolare, hanno registrato produzioni interne soddisfacenti, riducendo la necessità di ricorrere alle importazioni.<br />
A pesare è anche il consumo interno di pasta, che secondo l’agricoltore mostra una tendenza alla diminuzione.<br />
Il risultato è una pressione sulla redditività della cerealicoltura. La questione non riguarda soltanto il prezzo nominale del grano, ma il rapporto tra il valore riconosciuto alla granella e il costo necessario per produrla.<br />
Per un’azienda cerealicola, infatti, una resa elevata non basta. Servono anche un adeguato contenuto proteico, parametri merceologici soddisfacenti e un prezzo capace di coprire i costi e remunerare il lavoro e il capitale investito.</p>
<h2>Il nodo della CUN e della formazione del prezzo</h2>
<p>Nel quadro delineato da Maresca c’è infine il tema della Commissione Unica Nazionale del grano duro. L’agricoltore e agronomo ha fatto parte della Commissione Sperimentale Nazionale della CUN in rappresentanza di Confagricoltura e considera ancora oggi problematico il suo funzionamento.<br />
La critica riguarda soprattutto la sovrapposizione dei ruoli tra le diverse componenti della filiera.<br />
«Ho segnalato che così la CUN non può funzionare», afferma Maresca. «C’è una confusione di ruoli fra commercianti, trasformatori e agricoltori».<br />
Il punto non riguarda soltanto il meccanismo di formazione del prezzo. Riguarda la necessità di creare un luogo nel quale domanda e offerta possano confrontarsi in modo trasparente.<br />
Maresca ricorda anche il precedente sistema delle borse merci. Pur con i suoi limiti, secondo la sua valutazione, permetteva un confronto tra soggetti diversi della filiera.<br />
«Le borse merci non erano il massimo dell’efficienza, ma in qualche modo funzionavano», sostiene. «Nelle varie borse c&#8217;era un incontro fra le esigenze di più soggetti».<br />
La discussione sulla CUN si inserisce quindi in un problema più ampio: come costruire un sistema di mercato capace di dare segnali comprensibili agli agricoltori. Per chi deve decidere quanto grano seminare, quale varietà scegliere e quanto investire in fertilizzazione e difesa, la prevedibilità del ritorno economico è un elemento essenziale.</p>
<h2>Per il grano campano servono tecnica e valore</h2>
<p>L’esperienza delle aziende seguite da Carlo Maresca mostra una cerealicoltura campana chiamata a gestire contemporaneamente diverse variabili. Il clima rende più difficile prevedere il comportamento della coltura. Le infestanti resistenti aumentano la complessità della difesa. I costi degli input limitano la possibilità di investire. E il mercato non sempre remunera adeguatamente la qualità.<br />
In questo scenario la tecnica agronomica resta uno degli strumenti principali a disposizione dell’agricoltore. La scelta della varietà deve considerare il territorio. La concimazione azotata deve essere tempestiva e calibrata. La gestione delle infestanti deve partire dalla prevenzione della disseminazione. E nei terreni marginali occorre valutare con attenzione il rapporto tra input e resa.<br />
Ma la tecnica da sola non basta. Se l’industria chiede grano con più proteine e migliori caratteristiche qualitative, la filiera deve riconoscere economicamente il valore di queste produzioni.<br />
L’annata 2025-2026 consegna dunque al grano duro campano un risultato produttivo inferiore rispetto alla stagione precedente, ma anche una serie di indicazioni per il futuro. In un contesto climatico sempre più variabile, la capacità di adattare genetica e tecnica colturale sarà decisiva. Altrettanto decisiva sarà la capacità della filiera di costruire condizioni economiche che rendano conveniente continuare a produrre grano duro di qualità.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>IN EMILIA ROMAGNA IL GRANO GODE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/in-emilia-romagna-il-grano-gode-rese-elevate-grazie-ad-un-approccio-tecnico-attento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 22:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La raccolta del grano in Emilia-Romagna si chiude con produzioni elevate e granella di qualità. Achille Savini analizza rese, varietà, tecnica colturale e le difficoltà economiche dovute all'aumento dei costi di produzione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/in-emilia-romagna-il-grano-gode-rese-elevate-grazie-ad-un-approccio-tecnico-attento/">IN EMILIA ROMAGNA IL GRANO GODE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il grano in Emilia Romagna risulta protagonista in questa annata, con performance sia quantitative che qualitative che riflettono le potenzialità del territorio.<br />
A tracciare un primo bilancio della campagna è Achille Savini, presidente della Sezione Cereali di Confagricoltura Emilia-Romagna, agronomo e imprenditore agricolo ravennate. Dalle sue considerazioni emerge un quadro incoraggiante, nel quale le buone pratiche agronomiche e la fertilità dei terreni hanno permesso di limitare gli effetti di una stagione non sempre semplice.</p>
<h2>Trebbiatura 2026: una campagna positiva per il grano</h2>
<p>Le condizioni climatiche dell&#8217;annata hanno richiesto particolare attenzione nella gestione della coltura. Le piogge abbondanti registrate tra la fine dell&#8217;inverno e l&#8217;inizio della primavera hanno infatti rallentato le operazioni di concimazione, costringendo molti agricoltori a modificare la normale programmazione degli interventi.<br />
Nonostante queste difficoltà, il raccolto si presenta molto soddisfacente.<br />
«In linea di massima si prospetta una buona campagna su tutto il territorio regionale sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo», osserva Savini.<br />
Il ritardo della prima concimazione azotata avrebbe potuto penalizzare le produzioni. In realtà, salvo situazioni localizzate, la coltura è riuscita a compensare lo stress iniziale grazie alle buone riserve idriche accumulate durante la stagione.<br />
Secondo Savini, i risultati sono addirittura migliori rispetto allo scorso anno in diverse aree della regione. Se nel 2025 la Romagna aveva ottenuto produzioni elevate mentre altre province avevano registrato rese inferiori, quest&#8217;anno il livello produttivo appare più omogeneo su tutto il territorio regionale.</p>
<h2>Rese elevate sia per il frumento duro sia per il tenero</h2>
<p>Le prime stime indicano rese medie intorno ai 70 quintali per ettaro per il frumento, con differenze legate soprattutto alla tipologia di cereale coltivato.<br />
«I grani teneri risultano generalmente più produttivi e possono superare di 5-10 quintali per ettaro i frumenti duri», sottolinea Savini.<br />
Si tratta di valori che confermano il buon potenziale produttivo dell&#8217;Emilia Romagna, favorita dalla presenza di terreni alluvionali profondi e fertili, particolarmente adatti alla coltivazione dei cereali autunno-vernini.<br />
In alcune aziende particolarmente vocate e con un&#8217;elevata dotazione di sostanza organica si registrano produzioni ancora più elevate, a conferma dell&#8217;importanza della fertilità del terreno e della corretta gestione agronomica.</p>
<h2>Qualità della granella: proteine e peso specifico su buoni livelli</h2>
<p>Oltre alle rese, anche i parametri qualitativi risultano molto soddisfacenti.<br />
Proteine e peso specifico rappresentano i principali indicatori utilizzati dalla filiera per valutare la qualità commerciale del frumento. Tuttavia, tra questi due parametri esiste un equilibrio non sempre facile da ottenere.<br />
«Quando si registrano pesi specifici molto elevati, spesso il contenuto proteico tende a diminuire», spiega Savini. «Cariossidi molto piene presentano infatti una maggiore componente amidacea che diluisce il contenuto di glutine.»<br />
Naturalmente non esiste una regola assoluta. Le caratteristiche qualitative dipendono da numerosi fattori: varietà coltivata, disponibilità idrica, fertilità del terreno e gestione della concimazione.<br />
Anche differenze climatiche limitate possono incidere sensibilmente sulla qualità finale della granella.<br />
«In alcune zone è sufficiente una precipitazione in più per modificare in maniera significativa le caratteristiche qualitative del raccolto.»</p>
<h2>La fertilità dei terreni resta uno dei punti di forza regionali</h2>
<p>L&#8217;Emilia Romagna continua a distinguersi per la qualità dei propri terreni agricoli.<br />
La presenza di suoli fertili consente di ottenere livelli proteici elevati senza compromettere le produzioni. Naturalmente la genetica varietale mantiene un ruolo determinante.<br />
«Esistono varietà naturalmente predisposte a raggiungere elevati contenuti proteici, mentre altre esprimono soprattutto il loro potenziale produttivo», ricorda Savini.<br />
Per questo motivo la scelta della varietà rappresenta una delle decisioni più importanti nella programmazione della coltura.</p>
<h2>Le varietà di frumento più coltivate in Emilia Romagna</h2>
<p>La scelta varietale continua a evolversi seguendo le esigenze della filiera e le caratteristiche pedoclimatiche dei diversi areali.<br />
Tra i frumenti teneri il più diffuso è Bandera, una varietà precoce a cariosside rossa che si distingue per l&#8217;elevata produttività.<br />
«In alcune situazioni può raggiungere anche i 100 quintali per ettaro», evidenzia Savini.<br />
Accanto a Bandera trovano spazio anche Solindo, Gaia, Bologna, Rebelde e Anouk, tutte varietà ormai consolidate negli ordinamenti colturali regionali.<br />
Nel comparto del frumento duro le aziende puntano principalmente su Felsina, Platone, Mameli e Nazareno.<br />
Quest&#8217;ultimo rappresenta un caso particolare.<br />
«Non garantisce le rese più elevate, ma offre un contenuto proteico molto interessante», osserva Savini.<br />
Una caratteristica particolarmente apprezzata dall&#8217;industria della pasta.</p>
<h2>La concimazione rimane determinante per ottenere alte rese</h2>
<p>Tra i fattori che più influenzano la produttività del frumento, la nutrizione azotata occupa un ruolo centrale.<br />
In Emilia Romagna la gestione della fertilizzazione segue uno schema ormai consolidato, adattato però alle caratteristiche del terreno e alla successione colturale.<br />
Il fosforo viene distribuito soprattutto quando i terreni risultano carenti, mentre nella maggior parte delle aziende l&#8217;attenzione si concentra sull&#8217;apporto di azoto.<br />
«La prima concimazione viene normalmente effettuata a metà gennaio con nitrato ammonico.<br />
Quest&#8217;anno, però, le condizioni meteorologiche hanno impedito l&#8217;ingresso tempestivo delle macchine nei campi.<br />
In alcune situazioni gli agricoltori hanno sperimentato anche l&#8217;impiego dei droni per distribuire il fertilizzante e ridurre il ritardo degli interventi.<br />
La seconda concimazione viene invece effettuata nella fase di levata, generalmente intorno alla metà di marzo, utilizzando urea.<br />
Complessivamente gli apporti oscillano tra 160 e 180 unità di azoto per ettaro, sempre valutando la coltura precedente e la disponibilità residua di elementi nutritivi nel terreno.<br />
Naturalmente le aziende situate nelle aree soggette alla Direttiva Nitrati collocate sopratutto nelle province più a nord della regione devono rispettare limiti differenti nella gestione della fertilizzazione».</p>
<h2>Diserbo: cresce la sfida delle infestanti resistenti</h2>
<p>La gestione delle infestanti rappresenta uno degli aspetti più delicati della cerealicoltura moderna.<br />
Negli ultimi anni la progressiva riduzione delle sostanze attive disponibili ha modificato profondamente le strategie di difesa.<br />
Secondo Savini, però, il problema principale oggi non è tanto la revoca di alcuni erbicidi quanto la comparsa di popolazioni resistenti.<br />
«Le situazioni più critiche riguardano soprattutto loietto e papavero. Negli ultimi anni sono comparsi anche alcuni ceppi di avena resistenti.»<br />
La diffusione delle resistenze impone strategie sempre più integrate.<br />
L&#8217;alternanza dei meccanismi d&#8217;azione, l&#8217;impiego del diserbo di pre-emergenza quando possibile, la rotazione delle colture e una corretta gestione agronomica rappresentano oggi strumenti indispensabili per limitare il fenomeno.<br />
«Il problema è reale e richiede un approccio sempre più tecnico», conclude Savini.</p>
<h2>Le rotazioni migliorano fertilità e sostenibilità</h2>
<p>Tra le pratiche agronomiche più efficaci continua a emergere la rotazione colturale.<br />
In Emilia Romagna il frumento viene inserito in successioni che comprendono mais, sorgo, girasole, colza, bietola e colture destinate alle biomasse.<br />
Questa diversificazione consente di migliorare la fertilità del terreno e ridurre la pressione di patogeni e infestanti.<br />
«Il girasole, ad esempio, sopporta molto meglio del mais gli stress idrici», osserva Savini. «Nella nostra zona il mais viene irrigato raramente e quest&#8217;anno mostra maggiori sofferenze.»<br />
La rotazione rappresenta quindi uno strumento fondamentale sia sotto il profilo produttivo sia sotto quello ambientale.<br />
L&#8217;alternanza delle specie migliora la struttura del terreno, favorisce l&#8217;attività biologica del suolo e rende più efficiente l&#8217;utilizzo degli elementi nutritivi.</p>
<h2>Prezzi fermi e costi in crescita: il vero problema delle aziende</h2>
<p>Se dal punto di vista agronomico il bilancio è positivo, quello economico resta decisamente più complesso.<br />
L&#8217;aumento dei costi di produzione continua infatti a comprimere i margini delle aziende cerealicole.<br />
Fertilizzanti, carburanti, sementi, agrofarmaci ed energia hanno registrato incrementi rilevanti negli ultimi anni.<br />
«Abbiamo costi di produzione alle stelle. I fertilizzanti azotati sono arrivati a raddoppiare in pochi mesi e oggi molti agricoltori stanno già guardando con preoccupazione alla prossima campagna di semina.»<br />
Secondo Savini, il problema non riguarda soltanto l&#8217;aumento dei costi, ma soprattutto la difficoltà di trasferirli sul prezzo finale del prodotto.<br />
«Di fatto stiamo producendo in perdita.»<br />
Il presidente della Sezione Cereali di Confagricoltura Emilia-Romagna esprime inoltre una valutazione prudente sul ruolo della Commissione Unica Nazionale del frumento duro.<br />
«La CUN non ha prodotto gli effetti sperati. Era prevedibile perché le aspettative erano molto elevate. Il mercato delle commodity segue dinamiche internazionali e pensare di fissare un prezzo per legge appare oggi irrealistico.»<br />
Il tema della redditività rimane quindi centrale per il futuro della cerealicoltura italiana. Anche produzioni abbondanti e di elevata qualità rischiano infatti di non tradursi automaticamente in un adeguato reddito aziendale.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>La campagna cerealicola 2025 in Emilia-Romagna lascia un messaggio incoraggiante. Le rese confermano l&#8217;elevato potenziale produttivo della regione, la qualità della granella soddisfa le esigenze della filiera e le tecniche agronomiche adottate dalle aziende continuano a garantire risultati di rilievo anche in stagioni climaticamente complesse. Dalle valutazioni di Achille Savini emerge con chiarezza come il risultato finale sia il frutto di molteplici fattori: scelta varietale, corretta concimazione, gestione delle infestanti, fertilità del terreno e rotazioni colturali. In un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici e da una crescente riduzione degli strumenti tecnici disponibili, l&#8217;approccio agronomico diventa sempre più determinante per mantenere elevata la competitività del comparto cerealicolo regionale.<br />
Il vero punto critico resta però la sostenibilità economica delle aziende. Senza un equilibrio tra costi di produzione e prezzi di mercato, anche annate agronomicamente eccellenti rischiano di non tradursi in un risultato economico soddisfacente. Per il futuro della cerealicoltura sarà quindi fondamentale continuare a investire in innovazione, miglioramento genetico ed efficienza produttiva, ma anche costruire strumenti di mercato capaci di valorizzare il lavoro degli agricoltori.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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			</item>
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		<title>SERVE UN ACCORDO A TRE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/serve-un-accordo-a-tre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 22:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[marche]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna cerealicola 2025-2026 nelle Marche registra buone rese e qualità soddisfacente del grano duro. Tuttavia, la redditività delle aziende resta compromessa dai prezzi troppo bassi.  Intervista con Alessandro Alessandrini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/serve-un-accordo-a-tre/">SERVE UN ACCORDO A TRE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro Alessandrini (Confagricoltura Marche) propone un approccio interprofessionale per affrontare il tema del prezzo del grano.</p>
<p>La campagna di raccolta del frumento nelle Marche si chiude con un bilancio positivo dal punto di vista produttivo. Le rese sono risultate generalmente buone e anche la qualità della granella si è mantenuta su livelli soddisfacenti nella maggior parte degli areali regionali. Tuttavia, il buon andamento agronomico non è bastato a restituire serenità alle aziende cerealicole. Ancora una volta è il prezzo del grano a rappresentare il principale elemento di criticità.<br />
Il divario tra costi di produzione e quotazioni di mercato continua infatti a comprimere i margini economici delle imprese agricole. Una situazione che interessa buona parte della cerealicoltura italiana e che nelle Marche assume particolare rilevanza, dove molte aziende registrano produzioni medie che non consentono di compensare l&#8217;aumento dei costi sostenuti negli ultimi anni.<br />
A fare il punto è Alessandro Alessandrini, direttore regionale di Confagricoltura Marche e agricoltore, che oltre a rappresentare gli imprenditori agricoli vive direttamente le problematiche della coltivazione del frumento.</p>
<h2>Una campagna positiva sotto il profilo agronomico</h2>
<p>Nella sua azienda agricola di circa 30 ettari, situata nel comune di Osimo, in provincia di Ancona, Alessandro Alessandrini coltiva principalmente grano duro ed erba medica. La stagione appena conclusa viene giudicata favorevole, soprattutto per l&#8217;equilibrio tra quantità prodotte e qualità della granella.<br />
«Nella mia azienda coltivo grano duro ed erba medica. La stagione appena terminata ha consentito di ottenere produzioni soddisfacenti sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo», spiega.<br />
Il giudizio positivo riguarda, con le dovute differenze territoriali, l&#8217;intera regione. Le condizioni climatiche hanno infatti permesso uno sviluppo generalmente regolare delle colture, pur con inevitabili differenze tra gli areali più vocati e quelli che hanno risentito maggiormente dell&#8217;andamento meteorologico.<br />
«Qualche zona ha prodotto di più, altre si sono mantenute nella media, ma nel complesso la campagna cerealicola 2025-2026 nelle Marche può essere considerata positiva», sottolinea Alessandrini.<br />
Il risultato conferma come una corretta gestione agronomica, unita a condizioni climatiche favorevoli nelle fasi decisive del ciclo colturale, possa ancora garantire produzioni di buon livello.</p>
<h2>Le rese non bastano a garantire il reddito</h2>
<p>Se dal punto di vista produttivo il bilancio è incoraggiante, sul piano economico la situazione cambia radicalmente.<br />
Il problema principale rimane infatti la remunerazione del grano duro, giudicata insufficiente a coprire i costi di coltivazione. L&#8217;incremento dei costi tecnici degli ultimi anni, dalla concimazione ai carburanti, fino alle lavorazioni meccaniche, continua infatti a incidere pesantemente sui conti aziendali.<br />
«Il problema rimane la bassa remunerazione del prodotto, che non copre i costi di produzione», osserva Alessandrini.<br />
Le aziende che hanno ottenuto rese particolarmente elevate riescono almeno a limitare le perdite, ma rappresentano una minoranza.<br />
«Qualche agricoltore è riuscito a raccogliere anche 80 quintali per ettaro e in questo modo ha contenuto le perdite. La maggior parte delle aziende marchigiane, però, si attesta intorno ai 50 quintali per ettaro e continua a lavorare praticamente in perdita.»<br />
Il tema della redditività resta quindi centrale. Anche in presenza di produzioni soddisfacenti, il prezzo del grano continua a non riconoscere il valore del lavoro agricolo e degli investimenti necessari per ottenere produzioni di qualità.</p>
<h2>Prezzi del grano: il mercato continua a non premiare i produttori</h2>
<p>La situazione marchigiana riflette una dinamica che interessa gran parte della cerealicoltura nazionale. Negli ultimi anni i prezzi hanno mostrato una crescente volatilità, influenzata dagli equilibri internazionali, dall&#8217;andamento delle produzioni mondiali e dalle importazioni.<br />
Per gli agricoltori diventa sempre più difficile programmare gli investimenti quando il prezzo finale non consente di coprire i costi sostenuti.<br />
Secondo Alessandrini, gli interventi pubblici adottati finora hanno avuto effetti limitati.<br />
«Le misure messe in campo sia dal Governo sia dalle Regioni sono utili, ma rappresentano soltanto interventi tampone. Il vero problema del prezzo del grano rimane irrisolto.»<br />
Il rischio, evidenzia, è quello di assistere a una progressiva riduzione delle superfici coltivate a cereali, con conseguenze sull&#8217;autosufficienza produttiva nazionale e sulla tenuta economica delle aree interne.</p>
<h2>CUN: uno strumento che non convince</h2>
<p>Tra i temi affrontati dal direttore di Confagricoltura Marche c&#8217;è anche il ruolo della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro.<br />
Il giudizio espresso è netto.<br />
«La CUN non serve a migliorare i prezzi e, anzi, ha creato aspettative che poi sono state deluse.»<br />
Secondo Alessandrini, l&#8217;idea che la Commissione potesse regolare il mercato si è rivelata irrealistica.<br />
«Si era diffusa l&#8217;illusione che la CUN avrebbe regolato il mercato attraverso l&#8217;individuazione di un prezzo minimo. Ma in un mercato libero è difficile pensare che un prezzo possa essere fissato per legge.»<br />
La critica non riguarda soltanto il funzionamento dello strumento, ma anche la rappresentatività dei soggetti coinvolti nella formazione delle quotazioni.</p>
<h2>Una filiera incompleta nella formazione del prezzo</h2>
<p>Prima dell&#8217;istituzione della CUN, ricorda Alessandrini, le principali piazze di riferimento come Bologna e Foggia vedevano la partecipazione di tutti gli operatori della filiera.<br />
Agricoltori, commercianti, stoccatori, molini e altri soggetti contribuivano infatti alla formazione del prezzo, portando ciascuno il proprio punto di vista.<br />
Oggi, invece, secondo Alessandrini questo equilibrio si sarebbe modificato.<br />
«Nella CUN sono rappresentati soprattutto agricoltori e pastifici. Ma gli agricoltori, nella maggior parte dei casi, non hanno più il possesso materiale del grano perché lo hanno già conferito a cooperative, consorzi o raccoglitori.»<br />
Un aspetto che, a suo giudizio, rende più complessa una corretta valutazione del mercato reale.<br />
A questo si aggiunge il fatto che tra il produttore agricolo e l&#8217;industria della trasformazione intervengono ulteriori costi, come trasporto, movimentazione e stoccaggio, che spesso non trovano un adeguato riconoscimento economico.</p>
<h2>Dal grano alla pasta: una filiera complessa</h2>
<p>Un altro elemento evidenziato riguarda il valore aggiunto che si crea lungo la filiera.<br />
Il grano duro, ricorda Alessandrini, affronta infatti un doppio processo di trasformazione: prima diventa semola e successivamente pasta.<br />
«Per ottenere una buona pasta serve certamente un buon grano, ma questo da solo non basta. Anche la fase industriale ha un ruolo determinante e non tutti i pastifici lavorano allo stesso modo».<br />
Il richiamo è alla necessità di considerare l&#8217;intera filiera nella distribuzione del valore economico, evitando che il peso delle oscillazioni di mercato ricada quasi esclusivamente sulla fase agricola.</p>
<h2>Più dialogo tra produttori, industria e distribuzione</h2>
<p>Per superare le attuali difficoltà Alessandrini propone un cambio di approccio.<br />
Più che rafforzare i tradizionali contratti di filiera, ritiene opportuno costruire un vero accordo interprofessionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalla produzione agricola fino alla grande distribuzione organizzata.<br />
«Serve un accordo interprofessionale che coinvolga produttori, industria e GDO. Ognuno dovrebbe assumersi responsabilità precise, con vantaggi ma anche obblighi».<br />
Secondo Alessandrini il confronto tra le diverse componenti della filiera potrebbe favorire una maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del valore.<br />
«Non ha senso continuare a farci la guerra tra noi agricoltori e fra agricoltori e pastifici. Alla fine l&#8217;obiettivo comune è vendere la pasta».</p>
<h2>Politiche strutturali per il futuro della cerealicoltura</h2>
<p>Il messaggio conclusivo guarda alle istituzioni.<br />
Gli interventi emergenziali possono offrire un sostegno temporaneo alle imprese agricole, ma non risolvono il problema della sostenibilità economica della coltivazione del grano.<br />
Per questo Alessandrini auspica politiche di lungo periodo capaci di valorizzare realmente il ruolo dei produttori all&#8217;interno della filiera cerealicola.<br />
La campagna cerealicola 2025-2026 dimostra che gli agricoltori marchigiani possiedono competenze tecniche e capacità produttive per ottenere raccolti di qualità. Tuttavia, senza un mercato in grado di riconoscere il giusto valore economico al frumento, anche le annate migliori rischiano di trasformarsi in un&#8217;occasione mancata.<br />
Il futuro della cerealicoltura passa quindi non solo dall&#8217;innovazione agronomica, ma anche dalla costruzione di una filiera più equilibrata, trasparente e capace di garantire reddito alle imprese agricole che rappresentano il primo anello della produzione alimentare.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>CIELO AMICO DEL GRANO VENETO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cielo-amico-del-grano-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 12:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prospetta una stagione favorevole per il grano in Veneto. Intervista con Chiara Dossi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="313" data-end="580">Per la stagione in corso si prospettano <strong data-start="353" data-end="390">buone rese per il grano in Veneto</strong>, anche se i prossimi mesi saranno decisivi per confermare le aspettative produttive. Ne parliamo con <strong data-start="492" data-end="508">Chiara Dossi</strong>, presidente della sezione cereali alimentari di Confagricoltura Veneto.</p>
<p data-start="582" data-end="771">L&#8217;imprenditrice  è titolare di un’azienda cerealicola ad Adria, in provincia di Rovigo, alle porte del Delta del Po. L’azienda ha una superficie di circa 150 ettari, di cui 144 destinati a seminativi.</p>
<p data-start="773" data-end="1185">«Nella mia azienda, su terreni alluvionali, semino grano tenero, grano duro, mais e soia. Coltivo frumento tenero e duro per la moltiplicazione della semente su circa 20 ettari, con la varietà Sy Liam. Quest’anno, pur riducendo drasticamente le superfici rispetto agli anni scorsi, ho deciso di investire 6 ettari a grano duro, sempre per la filiera da seme, seminando la varietà Rocaillou, di origine francese».</p>
<p data-start="1187" data-end="1341">Accanto alla moltiplicazione delle sementi, una parte importante della superficie aziendale è destinata alla produzione per l’industria di trasformazione. «Su circa 30 ettari coltivo varietà di tenero come Astrolabe, Coyote e Sonatine, destinate alla trasformazione da parte di una multinazionale».</p>
<h2 data-section-id="zjp7hy" data-start="1488" data-end="1528">Rovigo guida la cerealicoltura veneta</h2>
<p data-start="1530" data-end="1721">Nel quadro regionale, la provincia di Rovigo mantiene un ruolo centrale nella coltivazione del frumento. Seguono altre aree vocate, in particolare Venezia e la parte meridionale del Padovano.</p>
<p data-start="1723" data-end="1991">«La mia provincia è quella preponderante per la coltivazione del grano nella regione Veneto. Altre province dove la coltivazione del grano è importante sono Venezia e la parte meridionale della provincia di Padova. Meno Vicenza, dove prevale la coltivazione del mais».</p>
<p data-start="1993" data-end="2148">La stagione è partita in modo più regolare rispetto all’anno precedente. Il punto di partenza, secondo Chiara Dossi, è stato soprattutto l’andamento dell’autunno: «per quanto riguarda grano tenero e orzo, le semine sono state effettuate per tempo. Questo perché, a differenza dell’autunno 2024, quando le semine avevano subito ritardi e complicazioni a causa delle continue precipitazioni, l’autunno 2025 è stato poco piovoso».</p>
<h2 data-section-id="158289d" data-start="2416" data-end="2454">Semine regolari e buon accestimento</h2>
<p data-start="2456" data-end="2650">Dopo un autunno favorevole, le piogge sono arrivate nella prima parte dell’inverno, anche in modo abbondante, senza che si verificasse eventi tali da compromettere l’avvio della coltura. «Le piogge sono arrivate anche abbondanti nella prima parte dell’inverno. Tuttavia, non si sono verificati fenomeni estremi che avrebbero causato asfissia radicale sulle giovani piantine. Le colture hanno superato la stagione invernale senza troppe criticità, con un buon indice di accestimento».</p>
<p data-start="2950" data-end="3124">Come ci spiega Chiara Dossi, nella regione resta prevalente il frumento tenero. Anche l&#8217;orzo mantiene una sua stabilità agronomica ed economica.</p>
<p data-start="3126" data-end="3436">«Nella regione Veneto prevalgono nettamente le coltivazioni di grano tenero, con un numero di ettari investiti rimasto pressoché stabile negli ultimi anni. Il grano duro, invece, è quasi del tutto scomparso. Le superfici destinate alla coltivazione di orzo sono stabili o addirittura in crescita in alcune aree».</p>
<p data-start="3438" data-end="3531">La ragione, spiega Dossi, è legata anche alla possibilità di organizzare meglio la rotazione: «ciò avviene perché c’è la possibilità di effettuare un secondo raccolto di una coltura a ciclo estivo dopo la trebbiatura».</p>
<h2 data-section-id="1utco6a" data-start="3659" data-end="3692">Rese attese fino a 80 quintali</h2>
<p data-start="3694" data-end="3883">Dal punto di vista agronomico e sanitario, la situazione appare positiva. Le temperature e l’andamento climatico hanno permesso di eseguire in modo tempestivo gli interventi più importanti. «A questo punto della stagione posso affermare che la situazione dei grani, dal punto di vista sia agronomico sia sanitario, è abbastanza buona. Le temperature e il clima hanno permesso di svolgere tempestivamente i diserbi e le concimazioni».</p>
<p data-start="4130" data-end="4229">Resta, però, una finestra delicata: quella che accompagna il frumento verso la fase finale del ciclo. «Abbiamo ancora davanti un paio di mesi di stagione, che sono quelli più delicati per poter ottenere ottime rese sia qualitative sia quantitative. Tuttavia, al momento mi sento di essere ottimista. L’aspettativa è quella di raggiungere gli 80 q/ha o anche di più».</p>
<p data-start="4497" data-end="4626">L’ottimismo è, quindi, prudente. Come spesso accade per il grano, il mese di maggio può cambiare sensibilmente il risultato finale. «Purtroppo non sono produzioni che si riescono a raggiungere tutti gli anni, perché tutto dipende dal clima del mese di maggio. Quando arrivano quelle settimane piovose e fredde, ovviamente c’è un calo drastico delle rese».</p>
<h2 data-section-id="1hq2biv" data-start="4853" data-end="4892">Concimi e gasolio pesano sui bilanci</h2>
<p data-start="4894" data-end="5055">Il nodo principale resta quello dei costi. In particolare, l’aumento dei concimi azotati e del gasolio continua a comprimere i margini delle aziende cerealicole.</p>
<p data-start="5057" data-end="5366">«I costi elevati dei concimi, in particolare quelli azotati, e del gasolio stanno causando nelle aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, una riduzione delle concimazioni azotate, nonostante le condizioni atmosferiche favorevoli che avrebbero consentito di svolgere tempestivamente tali operazioni».</p>
<p data-start="5368" data-end="5489">Una riduzione degli apporti azotati può avere effetti diretti sulle rese e, quindi, sulla tenuta economica della coltura. «Questo ha ripercussioni sulla produzione. Con una produzione media di 60-65 q/ha si riesce a stento a pareggiare le spese. Ogni azienda deve fare i conti con il proprio bilancio. Ce ne sono alcune strutturate, altre particolarmente esposte dal punto di vista economico» dichiara Chiara Dossi.</p>
<p data-start="5764" data-end="5954">Rispetto alla fase più acuta della crisi energetica, la differenza è che oggi i prezzi dei mezzi tecnici restano elevati, mentre i valori delle produzioni non compensano in modo sufficiente.</p>
<p data-start="5956" data-end="6280">«A differenza di quattro anni fa, con la crisi seguita allo scoppio del conflitto russo-ucraino, non stiamo registrando un aumento dei valori delle nostre produzioni. Per questo oggi la maggior parte delle aziende produce “in perdita”. Speriamo di no, ma per alcune aziende questo potrebbe essere l’ultimo anno di attività».</p>
<h2 data-section-id="9sz2vx" data-start="6282" data-end="6313">La sostenibilità ha un costo</h2>
<p data-start="6315" data-end="6510">Nell’azienda di Chiara Dossi, le scelte agronomiche sono condizionate anche dalla collocazione: «il territorio dove è ubicata la mia azienda ricade nella zona di vulnerabilità ai nitrati, per cui abbiamo delle limitazioni sulla concimazione azotata» ci dice.</p>
<p data-start="6668" data-end="6841">La sostenibilità viene, quindi, perseguita attraverso un insieme di pratiche agronomiche: cover crop, biostimolanti, concimazioni organiche, minime lavorazioni e aree fiorite.</p>
<p data-start="6843" data-end="7224">«Nella mia azienda sto adottando tutta una serie di pratiche che sostengono la sostenibilità ambientale, per rendere il terreno più produttivo possibile, senza stressarlo. Alcuni esempi sono la semina di cover crop, l’utilizzo di biostimolanti, le concimazioni organiche, le minime lavorazioni e, da ultimo, l’utilizzo di aree fiorite per favorire l’attività degli insetti impollinatori».</p>
<p data-start="7226" data-end="7351">Sono pratiche utili ma non prive di costi. E proprio qui emerge una delle questioni più delicate per le aziende cerealicole: «tutto questo ha un costo per l’azienda. Se c’è un margine di guadagno soddisfacente sono anche disposta ad aumentarle, perché è un beneficio per tutti. Così, diventa una sfida che temo di perdere».</p>
<h2 data-section-id="mk0odt" data-start="7552" data-end="7589">Cover crop: la scelta della senape</h2>
<p data-start="7591" data-end="7755">Tra le pratiche adottate, Chiara Dossi cita in particolare l’utilizzo della senape come coltura di copertura. Una scelta legata alle caratteristiche dei terreni aziendali.</p>
<p data-start="7757" data-end="8034">«Da anni utilizzo la senape perché ho in azienda terreni molto forti. Ho visto che è la specie che mi consente di ottimizzare i tempi per le lavorazioni. Riesco ad ottenere una certa quantità di biomassa ma, quando si tratta di lavorare il terreno, non crea molte difficoltà».</p>
<p data-start="8036" data-end="8178">Per i prossimi anni, l’azienda sta valutando anche l’introduzione di miscugli, da adattare però alle caratteristiche dei diversi appezzamenti.</p>
<p data-start="8036" data-end="8178">«Negli anni prossimi sto valutando di fare dei miscugli che vanno un po’ testati, perché possono avere comportamenti diversi da terreno a terreno. Quindi va valutata bene l’efficacia».</p>
<h2 data-section-id="1l5ba7g" data-start="8366" data-end="8392">Cosa sono le cover crop</h2>
<p data-start="8394" data-end="8805">Le <strong data-start="8397" data-end="8411">cover crop</strong> sono colture di copertura inserite nella successione colturale tra una coltura principale e la successiva. Possono offrire diversi benefici agronomici e ambientali, tra cui il miglioramento delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo, l’incremento della sostanza organica, l’aumento della disponibilità di azoto e altri elementi nutritivi e una migliore gestione delle infestanti.</p>
<p data-start="8807" data-end="9033">L’utilizzo delle cover crop può portare anche benefici economici, perché il miglioramento della struttura del suolo e l’apporto di sostanza organica possono contribuire a ridurre le lavorazioni e il ricorso ai concimi chimici.</p>
<p data-start="9035" data-end="9338" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Tra le specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, una delle più diffuse è la <strong data-start="9123" data-end="9140">senape bianca</strong>, caratterizzata da rapido sviluppo iniziale ed elevata produzione di biomassa aerea. Alcune brassicacee sono inoltre impiegate per la loro azione biocida nei confronti di alcune specie di nematodi.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>METEO OSTICO PER IL GRANO ANTICO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/meteo-ostico-per-il-grano-siciliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 22:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8850</guid>

					<description><![CDATA[<p>Annata difficile per il grano siciliano: intervista con Salvo Massimino</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/meteo-ostico-per-il-grano-siciliano/">METEO OSTICO PER IL GRANO ANTICO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La stagione meteorologica in corso, che <a href="https://granoitaliano.eu/buone-rese-per-il-duro-siciliano/" target="_blank" rel="noopener">in alcune aree porta a ottime rese</a>, in altre provoca delle difficoltà per la coltivazione del grano biologico in Sicilia. In particolare per i produttori di grani antichi.</p>
<p>Ne parliamo con Salvo Massimino presidente della sezione agricoltura biologica di Confagricoltura Catania e produttore di grani antichi biologici. Massimino è presidente della sezione agricoltura biologica di Confagricoltura Catania. Inoltre è titolare di un&#8217;azienda delle dimensioni di circa 50 Ha sita nel comune di Augusta (SR).</p>
<p>Ci dice: « l&#8217;annata in corso è particolarmente fuori dall&#8217;ordinario. Le piogge di inizio autunno hanno ritardato i lavori preparatori e le semine. Nel versante orientale della Sicilia nel mese di gennaio il ciclone Henry ha provocato ingenti danni con straripamenti di corsi d&#8217;acqua e conseguenti allagamenti dei campi soprattutto nella Piana di Catania; la stagione poi è proseguita con delle piogge frequenti che però non hanno avuto le caratteristiche delle precedenti legate al ciclone. Quindi hanno consentito un andamento abbastanza regolare della coltura. Adesso siamo in una fase delicata del ciclo di coltivazione. Pertanto speriamo che questo andamento delle precipitazioni continui perchè normalmente si assiste ad una diminuzione drastica delle precipitazioni da aprile in poi e questo è deleterio per la fase finale coltura » spiega Massimino</p>
<h2>Una terra ricca di biodiversità</h2>
<p>« In Sicilia abbiamo un&#8217;elevata biodiversità: le varietà di grani autoctone sono oltre 50 soprattutto grani duri ma anche qualche grano tenero. Alcuni di essi sono più diffusi di altri su tutto il territorio siciliano e si prestano ad essere coltivati in areali diversi. Inoltre, altri sono invece caratteristici di alcuni areali che si sono adattati a condizioni specifiche. Magari sono adattati a zone di montagna o di altre zone con caratteristiche ben precise.</p>
<p>Tra i grani duri antichi coltivati possiamo ricordare il “Perciasacchi” il cui nome in dialetto significa “bucasacchi”. Esso deve il suo nome alla cariosside particolarmente appuntita che appunto bucava i sacchi di juta durante il trasporto. La sua semola è ottima per la pastificazione, il Russello Ibleo tipico della zona dei monti Iblei molto apprezzato per la poca quantità di paglia prodotta. La semola di Russello Ibleo è utilizzata per la produzione di pasta e pane duro secondo la tecnica tradizionale diffusa in provincia di Ragusa. Fra i grani teneri invece la varietà più conosciuta è la Maiorca. Originariamente questa varietà era coltivata dagli agricoltori che poi la donavano alle chiese per la produzione di ostie da consacrare durante l&#8217;Eucarestia.</p>
<p>Tra le altre varietà meritevoli di considerazione possiamo ricordare fra i grani duri la “Timillia”. Si tratta di un grano duro a ciclo breve che produce una farina di colore scuro e presenta caratteristiche organolettiche quali: alta digeribilità, elevato tenore proteico e basso contenuto di glutine. Queste caratteristiche la rendono particolarmente apprezzata dal consumatore,</p>
<p>il “Margherito” grano duro tipico della Piana di Catania ed in particolare del comune di Ramacca. Il suo nome deriva dalla zona dove veniva coltivato anticamente ossia la Valle del Margherito.</p>
<p>Tutti questi grani hanno una resa media abbastanza bassa, difficilmente si superano i 20 q/Ha; tutto questo è dovuto sia alle caratteristiche genetiche dei grani antichi sia al fatto che operando in regime di coltivazione biologica. Infatti non si può spingere troppo con la concimazione azotata.</p>
<p>Tuttavia, concimazioni azotate non gestite accuratamente possono essere anche controproducenti perchè potrebbero far sviluppare eccessivamente la biomassa. Questo può portare ad avere problemi di allettamento in varietà che già geneticamente sono a taglia alta.</p>
<p>In generale si può affermare che i grani antichi non necessitano normalmente di “imput” esterni per poter ottenere una produzione di qualità. Nella mia azienda essendo assoggettata ad un regime di produzione biologica attuo la pratica dell&#8217;avvicendamento. Ma a prescindere dalle norme comunitarie è una buona tradizione agricola da mettere in pratica.</p>
<p>Tradizionalmente nella cerealicoltura siciliana in passato si alternava il frumento duro con la pratica del maggese; in tempi più moderni questa pratica è caduta in disuso. Ad oggi gli avvicendamenti principali praticati vengono effettuati con leguminose da foraggio vecce e trifogli o da granella (cece soprattutto). Queste sono destinate all&#8217;alimentazione del bestiame.» spiega Massimino</p>
<h2>Il maggese</h2>
<p>Con Massimino torniamo a parlare del maggese che è un&#8217;antica pratica colturale consistente nel lasciare a riposo il terreno dalla coltivazione per un intero anno durante il quale vengono svolte una serie di lavorazioni. In tal modo si ottiene un solo raccolto in due anni, raccolto che beneficia quindi delle precipitazioni cumulate in due annate. Era una pratica possibile e vantaggiosa quando la piovosità di un anno era insufficiente per riportare il terreno alla capacità di campo. In questo modo i terreni dotati di buona capacità di ritenzione idrica si poteva sperare di accumulare diverse centinaia di m3 in più di acqua ad ettaro.</p>
<p>Il maggese è stato una pratica molto utilizzata in passato anche in regioni non particolarmente aride, ma caratterizzate da un&#8217;agricoltura primitiva. Infatti durante il periodo di riposo il terreno vedeva innalzato il tasso di fertilità. Questo accadeva oltre che per l&#8217;arricchimento d&#8217;acqua, anche sotto parecchi altri aspetti: maggiori quantità di azoto e fosforo disponibili grazie all&#8217;intensificata attività microbica. Inoltre si aveva un miglioramento della struttura del terreno e facilità di controllo di parassiti e infestanti.</p>
<p>Accanto a questi aspetti positivi ci sono anche aspetti negativi che hanno fatto si che questa pratica sia andata progressivamente in disuso. Tra i quali possiamo ricordare il fatto che il terreno tenuto a lungo scoperto da vegetazione è più esposto al fenomeno dell&#8217;erosione.</p>
<h2>La gestione delle infestanti</h2>
<p>«Le infestanti &#8211; aggiunge Massimino &#8211; hanno sempre rappresentato un grosso problema per quanto riguarda la gestione delle produzioni cerealicole biologiche. Io da una quindicina di anni ho ripreso la coltivazione di grani antichi. Il problema delle infestanti viene gestito in maniera più performante perchè l&#8217;elevata taglia dei grani antichi unita alla velocità di accrescimento fa si che le malerbe vengano soffocate in maniera naturale. L&#8217;aumento della densità di semina è un altro valido strumento che consente di contrastare efficacemente le infestanti. Da ultimo, la “falsa semina” è fondamentale per tenere puliti i campi prima della semina.</p>
<p>Anche l&#8217;alternanza con leguminose da foraggio che vengono sfalciate serve per ridurre le carica di semi infestanti in campo per l&#8217;anno successivo».<br />
«Tra le infestanti meritevoli di considerazione per le perdite produttive che causano c&#8217;è sicuramente fra le graminacee monocotiledoni l&#8217;avena selvatica (avena fatua). Tra le dicotiledoni invece il crisantemo campestre (chrysantemun segetum), pianta a portamento cespitoso molto fastidiosa in quanto presenta un&#8217;elevata velocità di riproduzione con la produzione di un&#8217;alta quantità di semi. La malva (malva spp) infine l&#8217;aneto (anethum graveolens) può causare seri problemi nelle annate particolarmente piovose come quella in corso.</p>
<p>Altra considerazione da fare sulle erbe infestanti è che in annate segnate da precipitazioni abbondanti come l&#8217;attuale esse causano ritardo nella trebbiatura del grano perchè bisogna aspettare che esse appassiscono per evitare di raccogliere prodotto con umidità elevata. Inoltre, espone di più al rischio degli incendi in quel periodo dell&#8217;anno è sempre di più crescente » conclude Massimino.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>BUONE RESE PER IL DURO SICILIANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/buone-rese-per-il-duro-siciliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prevedono buone rese per il grano siciliano: intervista con Salvatore Amato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le condizioni climatiche che si stanno registrando in quest&#8217;annata fanno prevedere un&#8217;ottima resa finale.</p>
<p>Ne parliamo con Salvatore Amato, agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta.</p>
<p>Salvatore Amato agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta e titolare di un&#8217;azienda agricola della dimensione di circa 100 Ha nella piana di Gela, sul litorale sud dell&#8217;isola a circa 10 Km dal mare, è ottimista: « In Sicilia la maggior parte del grano coltivato è grano duro. Ci sono poche eccezioni di coltivazione di grano tenero. Io nella mia azienda coltivo le varietà Iride e Furio Camillo. Esse presentano un buon tenore proteico e una buona dose di semola. Qui da noi non si riesce mai ad ottenere rese altissime come in altri areali, come ad esempio, la pianura Padana. Infatti rimaniamo sempre fra i 30 e i 50 q/Ha. Tuttavia dipende dalle annate. L&#8217;annata in corso è una buona annata, si prevedono delle buone rese. Le piogge sono state ben distribuite in tutto l&#8217;arco della stagione. Questo ha permesso di effettuare la semina nei tempi congrui.</p>
<p>Entro il mese di dicembre nel mio areale tutte le semine sono state completate. Allo stato attuale siamo in fase di fioritura e gli appezzamenti si presentano con le spighe ben formate. Verso fine maggio si procede alla trebbiatura che dura circa 20 giorni. Siamo una delle aree più precoci d&#8217;Italia » spiega Amato</p>
<h2>La concimazione resta importante</h2>
<p>La concimazione è fondamentale per ottenere delle buone rese e Amato ci dice: «io nella mia azienda la concimazione la faccio in 2 passaggi, uno insieme alla semina con concimi granulari intervenendo con un concime binario azoto-fosfatico e uno in copertura utilizzando concimi nitrici e urea in miscela da effettuarsi entro la prima metà di gennaio. Facendo così io sono sempre riuscito ad ottenere rese buone e di qualità in considerazione delle peculiarità climatiche del territorio siciliano» spiega. L&#8217; apporto di azoto influenza la produzione del frumento in diversi modi, correlati fra loro. Un&#8217;abbondante disponibilità dell&#8217;elemento ritarda la senescenza dell&#8217;apparato fogliare, determinando una maggiore durata dell&#8217;assimilazione.</p>
<p>L&#8217;azoto poi ha un effetto diretto sull&#8217;espansione fogliare (maggior rapporto fra massa e area delle foglie), con conseguente aumento della superficie fotosintetizzante. L&#8217;azoto infine ha effetti sia diretti che indiretti sulle componenti della produzione.</p>
<p>Disponibilità ottimali di questo elemento causano infatti maggior accestimento, minor mortalità dei culmi e migliore fertilità delle spighe. Invece, carenza di azoto nella fase di viraggio, sono particolarmente dannose per quest&#8217;ultimo carattere.</p>
<p>Eccessi di azoto sono dannosi per il frumento. Il danno è sostanzialmente riconducibile a due serie di motivi: diminuzione della resistenza meccanica dei tessuti ed aumento della superficie traspirante.</p>
<p>Nel primo caso, gli inconvenienti più noti dell&#8217;eccesso di azoto sono collegati all&#8217;aumento del fenomeno dell&#8217;allettamento. La minore resistenza meccanica è comunque anche responsabile della maggiore suscettibilità a determinate malattie. Nel secondo caso, le colture ben concimate hanno migliore sviluppo fogliare; in condizioni di aridità questo può comportare una più intensa traspirazione e l&#8217;insorgere di più forti condizioni di stress idrico. Inoltre si può verificare una più intensa traspirazione ed anche un anticipato esaurimento della risorsa idrica del terreno. Questo avviene a danno delle esigenze colturali nelle fasi finali del ciclo. A questo effetto si combina, a volte, la maggiore tardività indotta dall&#8217;abbondanza di azoto. Ciò accentua la sensibilità della coltura alla stretta.</p>
<p>La concentrazione di fosforo nei tessuti vegetali è diversa nelle diverse parti della pianta. Essa varia anche in funzione dell&#8217;età della pianta, risultando maggiore nelle piante giovani. La concentrazione massima dell&#8217;elemento si raggiunge nel periodo antecedente la levata per poi diminuire progressivamente. La percentuale di fosforo nella sostanza secca dipende, inoltre, dalla quantità di elemento contenuto nel terreno sotto forma assimilabile, dalle condizioni climatiche e in particolare la temperatura. La carenza di fosforo si manifesta con un minore accrescimento e accestimento delle piante e con pigmentazione antocianica delle foglie a cominciare da quelle poste più in alto. A differenza di quanto accade con l&#8217;azoto, un eventuale eccesso dell&#8217;elemento nel terreno non ha conseguenze dirette sulla resa finale del prodotto.</p>
<h2>La stretta da caldo</h2>
<p>« In annate che non sono particolarmente piovose soprattutto nella stagione primaverile alcune varieta&#8217; possono andare incontro al cosiddetto fenomeno della “stretta da caldo” con la produzione di cariossidi striminzite, con ridotto peso specifico e con conseguente forte diminuzione della resa produttiva.</p>
<p>Tra le varietà che semino io ho notato che essendo varietà precoci, si adattano al clima. La maturazione rispetto ad altre varietà tardive è anticipata di circa 15-20 giorni. Per cui riescono a sfuggire alla “stretta”.</p>
<p>Le varietà da me coltivate nella mia azienda essendo a taglia bassa non risentono quasi mai del fenomeno dell&#8217; ”allettamento” a differenza dei grani antichi ancora coltivati da qualche produttore su superfici ridotte. Questi grani presentano un portamento elevato. Quindi sono molto più soggetti all&#8217;allettamento soprattutto nei terreni più pianeggianti e in presenza di eccessi nella concimazione azotata.</p>
<p>In alcune annate piuttosto piovose con molta umidità nel periodo primaverile come questa in corso si possono riscontrare problemi di ruggini. Tuttavia normalmente questa problematica così come altre crittogame non danno problemi a causa del clima caldo e secco che non permette di avere le condizioni ideali per lo sviluppo delle malattie» ci dice Amato.</p>
<h2>La filiera non valorizza abbastanza</h2>
<p>« In Sicilia abbiamo il problema della bassa remunerazione dei prezzi del cereale, in quanto la granella viene conferita in centri di stoccaggio in provincia per poi essere trasferita nei centri di stoccaggio più grandi in Puglia e in Campania. In queste regioni è concentrata la maggior parte dell&#8217;industria molitoria; per queste ragioni il prezzo finale del prodotto che ci viene corrisposto risente dei costi di trasporto fuori regione.</p>
<p>Noi in Sicilia siamo la regione dove viene pagato di meno in tutta Italia il grano duro. Diversi anni fa ho provato a coltivare dei grani antichi locali ma ho riscontrato una certa difficoltà nella commercializzazione in quanto siamo in presenza di un mercato di nicchia che richiede poche quantità.</p>
<p>Solo pochi mulini sono interessati all&#8217;acquisto di questi grani per cui non ho una convenienza economica nell&#8217;alimentare questa filiera e sono stato costretto a tornare a coltivare le varietà tradizionali» spiega infine Amato.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>LAZIO ALLE PRESE CON IL FUSARIUM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/lazio-alle-prese-con-il-fusarium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 23:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come gestire le malattie del grano nel Lazio: intervista con Antonio Parenti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza dei cerealicoltori del centro Italia.</p>
<p>Come abbiamo visto nel precedente articolo (<a href="https://granoitaliano.eu/il-lazio-si-affida-alle-rotazioni/" target="_blank" rel="noopener">Il Lazio si affida alle rotazioni</a>), l&#8217;aumento dei costi di produzione ha un forte impatto anche sulla lotta alle infestanti e alle fitopatie. Perciò è importante una gestione virtuosa delle risorse. Ne parliamo con Antonio Parenti presidente Confagricoltura Lazio.</p>
<p>Antonio Parenti presidente di Confagricoltura Lazio e titolare di un&#8217;azienda multidisciplinare con annesso agriturismo nel comune di Montalto di Castro (VT) delle dimensioni di circa 160 Ha ci dice: « Nella regione Lazio il grano viene coltivato soprattutto nella fascia tirrenica e in alcune zone interne nella parte centro-nord della regione. Ciò avviene in presenza di zone a giacitura collinare nelle province di Rieti e Viterbo. Inoltre, questa coltivazione interessa naturalmente anche la provincia di Roma.</p>
<p>Nella mia zona le malerbe che danno più problemi sono quelle a foglia stretta che sono più veloci nella crescita. Tendono ad “affogare” il grano nella fase di botticella prima della spigatura. Io così come tutti i miei colleghi del viterbese negli ultimi anni siamo diventati molto più ”virtuosi” e tendiamo ad utilizzare pochissimo concime e quando possibile eliminiamo i diserbi. Queste due voci di costo sono infatti molto impattanti sulla coltivazione.</p>
<p>Perciò si tende a seminare un po&#8217; più tardi, facciamo una lavorazione in più del terreno. Inoltre, utilizziamo sovesci con leguminose che apportano azoto in maniera naturale ai terreni. Il tutto per poter contenere i costi e cercare di rendere sostenibile la coltivazione del grano». spiega Parenti<br />
Tra le malerbe a foglia stretta che danno problemi alla coltivazione del grano ci sono quelle appartenenti alla famiglia delle graminacee classe monocotiledoni.</p>
<p>Tra queste sicuramente quella che riveste più importanza è il loietto (Lolium spp) per i danni economici che può causare. Tra le altre infestanti graminacee meritevoli di considerazione si possono citare le specie appartenenti ai generi Avena, Phalaris, e Poa.</p>
<h2>IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLO SVILUPPO SULLE FITOPATIE</h2>
<p>«la fascia tirrenica a parte gli ultimi anni è sempre stata caratterizzata da un clima abbastanza arido. Questo tipo di clima non permette di avere le condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di malattie. Allo stesso tempo la scarsità di precipitazioni non consente di ottenere rese molto elevate. Rispetto ad altri territori qui si raggiungono rese di 35 q/Ha» osserva l&#8217;agricoltore laziale. Che ci racconta problematiche analoghe a quelle che abbiamo incontrato in Sardegna<br />
(<a href="https://granoitaliano.eu/infestanti-sardegna/">Come combatto le infestanti</a>)<br />
Un altro problema temibile per i cerealicoltori laziali è quello del fusarium: abbiamo studiato il problema l&#8217;anno scorso a Piacenza. In quell&#8217;occasione, abbiamo partecipato ai campi prova organizzati da Agricola 2000 (<a href="https://granoitaliano.eu/fusarium-agguato/">Fusarium  in agguato</a>)<br />
«In quest&#8217;annata caratterizzata da una piovosità elevata con un alto tasso di umidità presente nell&#8217;aria sicuramente avremo problemi di malattie fungine. In particolare, si prevedono problematiche di fusarium, mal del piede e oidio. Un aspetto importante da considerare è l&#8217;assenza da qualche anno a questa parte del vento freddo di Tramontana che caratterizzava il periodo delle semine. Quest&#8217;ultimo è stato sostituito da un vento proveniente da sud che porta umidità. Ciò favorisce l&#8217;insorgenza di fitopatie. Afidi e altri parassiti terricoli invece non hanno mai storicamente causato danni rilevanti nella zona» spiega Parenti.</p>
<h2>UNA FILIERA NON OPPORTUNAMENTE VALORIZZATA: UN ULTERIORE PROBLEMA</h2>
<p>«Oltre ai problemi derivanti dagli elevati costi di produzione e dalla bassa remunerazione del cereale, nella regione Lazio abbiamo il grosso problema della mancanza di una filiera produttiva in grado di valorizzare a livello nazionale il grano prodotto nella regione: non abbiamo centri di stoccaggio del cereale idonei, ci sono solo commercianti con piccoli centri di stoccaggio che poi vendono il prodotto ad aziende di trasformazione quali molini o pastifici fuori regione, in altre regioni come la Puglia la presenza di strutture adeguate che sono in grado di valorizzare la filiera fa si che queste ultime riescono a vendere il loro grano a prezzi decisamente superiori rispetto a quello laziale a parità di qualità visto che possono permettersi di contenere i costi di produzione avendo una capillare rete di trasformazione molini e pastifici diffusa sul territorio» conclude Parenti.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>LE FITOPATIE DEL GRANO SONO SEMPRE PRESENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-fitopatie-del-grano-sono-sempre-presenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 23:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le malattie del grano tenero possono portare a perdite produttive ingenti. Intervista con Vittorio Milani</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo parliamo delle fitopatie del grano tenero con Vittorio Milani Componente Federazione Regionale di Prodotto Cereali Alimentari e iscritto a Confagricoltura Lombardia.</p>
<p>Vittorio Milani titolare di un&#8217;azienda agricola nei pressi di Voghera ci dice: « Nella zona del Vogherese è pratica comune effettuare 2 fungicidi. Naturalmente si tiene conto delle condizioni ambientali nelle varie annate che possono favorire o meno la comparsa delle fitopatie. Io faccio un primo trattamento insieme al diserbo all&#8217;incirca ai primi di marzo per proteggere l&#8217;apparato fogliare. Poi, nella prima decade di maggio, faccio un secondo intervento fungicida per proteggere la spiga in formazione dalla fusariosi ».</p>
<h2>Afidi e cimici possono essere un problema</h2>
<p>Per quanto riguarda i parassiti animali che attaccano la spiga Milani ci dice: « afidi e cimici sono un problema in quanto gli afidi causano perdite produttive rilevanti. Le cimici danneggiano le qualità organolettiche della farina e non la rendono trasformabile e commercializzabile il cosiddetto “ frumento cimiciato”».<br />
Per quanto riguarda invece i parassiti terricoli Milani ci dice: « Nel distretto cerealicolo dell&#8217; Oltrepò Pavese non causano danni molto rilevanti. Questo perchè vengono seminati di media 450 semi a m2, quindi si ha una densità di semina molto elevata. Per cui se anche una parte della semente viene danneggiata, quello che rimane riesce a compensare le perdite causate dai parassiti terricoli.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>SEMINE IN RITARDO ANCHE IN SARDEGNA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-in-ritardo-anche-in-sardegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 23:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La causa sono le abbondanti piogge autunnale: il racconto di Tonino Sanna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le precipitazioni molto abbondanti cadute durante la stagione autunnale hanno provocato un ritardo consistente nelle semine di grano duro in Sardegna: ne parliamo con Tonino Sanna presidente di Confagricoltura Sardegna.</p>
<p>«Attualmente sta piovendo senza soluzione di continuità da novembre tanto che ormai molti agricoltori hanno rinunciato a seminare il grano duro; inoltre negli ultimi 10 anni almeno, le superfici destinate a grano duro sono in costante diminuzione fino ad un 30% di superfici in meno questo è dovuto soprattutto alla bassa remunerazione del prodotto per l&#8217;agricoltore associata al sempre più alto costo dei mezzi tecnici che servono per la coltivazione.» Questo è cio&#8217; che afferma Tonino Sanna presidente di Confagricoltura Sardegna.<br />
Tra le varietà più comunemente coltivate Sanna cita: Antalis, Anco Marzio, Furio Camillo e Claudio varietà con un ottimo profilo qualitativo e ottime rese quantitative anche in presenza di terreni argillosi e pesanti difficili da lavorare tipici di molte zone della Sardegna.</p>
<h2>Il clima influisce sulle rese</h2>
<p>«Il problema di alcune zone della Sardegna è quello della presenza di venti caldi di scirocco nel periodo della maturazione che causano il problema della “stretta” con forti cali di produzione e bassa qualità della granella soprattutto per quanto riguarda proteine e peso specifico» conclude Sanna.</p>
<h2>Le rotazioni sono importanti per un&#8217;agricoltura sostenibile</h2>
<p>«La regione Sardegna da alcuni anni prevede una misura PSR sulla difesa del suolo che prevede la rotazione fra leguminose da granella (favino, pisello e cece ) e grano duro, nella zona del Campidano la rotazione avviene con colture ortive tipo carciofo, melone, cocomero, pomodoro».<br />
La monocoltura di grano è una pratica per quanto possibile da evitare infatti causa impoverimento del terreno con conseguente maggior uso di concimi per poter reintegrare gli asporti, inoltre causa stanchezza del terreno con maggior suscettibilità del grano a malattie fungine (Fusarium soprattutto), anche se occorre sottolineare che a volte per motivi economici questa pratica è l&#8217;unica possibile.<br />
La rotazione aiuta a mantenere in salute del suolo migliorando le proprietà chimico fisiche e biologiche, a prevenire malattie e parassiti, e a migliorare la resa complessiva, contribuendo a un’agricoltura più equilibrata ed efficiente.</p>
<h2>La concimazione può risultare difficile</h2>
<p>« In Sardegna capitano annate dove in presenza di una stagione primaverile molto secca non si può procedere con una concimazione azotata in copertura molto spinta: tutto questo ha una forte ripercussione sul tenore proteico della granella con scarsa qualità molitoria della semola»</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>DALL&#8217;UE UN&#8217;OCCASIONE MANCATA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/occasione-mancata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 22:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo Unico]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=6276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cesare Soldi, agricoltore di Cremona, racconta a Grano italiano la pesante prospettiva posta dalla riforma della PAC</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cesare Soldi (nella foto) è un agricoltore della provincia di Cremona, alla guida di un’impresa agricola che produce prevalentemente mais, frumento di forza e soia. Come tante aziende del comparto, anche la sua ha subito negli ultimi due anni contrazioni nei pagamenti diretti della PAC dell&#8217;ordine del 30-40% e sta affrontando un periodo particolarmente difficile dal punto di vista dello scenario economico. Il quadro geopolitico, poi, rende il contesto ulteriormente complesso e di faticosa gestione.</p>
<h2>Prospettiva pesante per gli agricoltori</h2>
<p>Cesare Soldi, che è anche componente della Giunta Confederale di Confagricoltura, ci conferma che in seguito alla proposta della nuova PAC da parte della Commissione Ue «la prospettiva per gli agricoltori diventa molto pesante: all&#8217;accorpamento delle risorse in un &#8220;fondo unico&#8221; e alla prospettiva di un taglio del budget della PAC, vi sono altri aspetti di dettaglio particolarmente allarmanti. A preoccupare in particolar modo, se le proposte saranno confermate, il superamento dei pagamenti su base storica (&#8220;titoli&#8221;) e l’approccio degressivo ai pagamenti, con soglie più stringenti per l’accesso agli aiuti diretti: dai 20.000 euro in su scatteranno tagli progressivi -25%, -50%, -75%, con un tetto massimo a 100.000 euro». Ci si prospetta uno scenario complesso e svantaggioso, in particolare per il settore cerealicolo che, ci dice Cesare Soldi, «era già stato particolarmente penalizzato nell’attuale programmazione».</p>
<h2>Il 2028 è dietro l&#8217;angolo</h2>
<p>Cesare Soldi prosegue facendoci notare che la PAC ha messo alla prova il mondo agricolo in questi ultimi due anni, in un contesto economico e geopolitico particolarmente sfidante. Da un lato i prezzi sono sotto pressione, dall&#8217;altro i costi crescono, mentre l&#8217;incertezza negli accadimenti internazionali fa prospettare costi dei fertilizzanti penalizzanti e divieti di impiego di urea nell&#8217;areale padano. E&#8217; in questo scenario, quindi, che deve essere contestualizzata la proposta della nuova Politica Agricola Comune: «non dimentichiamo, poi, che il 2028 è praticamente dietro l&#8217;angolo», conclude.</p>
<h2>Occasione mancata</h2>
<p>Per Cesare Soldi la proposta della Commissione è un’occasione mancata per lavorare su un budget agricolo più ambizioso e lungimirante. Dopo mesi in cui si erano fatti sforzi di negoziazione importanti per limare vincoli, come quelli della BCAA 7 sulle rotazioni e della BCAA 8 sulle superfici non produttive. &#8220;Sono stati fatti passi avanti nel corso del tempo, pur con difficoltà: gli agricoltori hanno seguito tutta questa complessità&#8221; e conclude: «è evidente che manca una visione per la nostra agricoltura, soprattutto in un contesto caratterizzato da pesanti incertezze geopolitiche, cambiamenti climatici sempre più pressanti e forti pressioni inflazionistiche sui costi di produzione. Così si indebolisce l’agricoltura europea, lasciando spazio ai concorrenti globali. E questo ci preoccupa».</p>
<p>Confagricoltura seguirà in prima linea la partita che si è aperta il 16 luglio, anche con la Presidenza di Massimiliano Giansanti al COPA. «Ci sarà una stagione di pressante negoziato a tutti i livelli, per seguire non solo il Quadro Finanziario Plueriennale, ma anche quella che sarà la struttura della Politica Agricola Comune del prossimo futuro» conclude Cesare Soldi.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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