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	<title>confagricoltura - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 May 2026 12:39:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>confagricoltura - Grano Italiano</title>
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		<title>CIELO AMICO DEL GRANO VENETO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 12:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prospetta una stagione favorevole per il grano in Veneto. Intervista con Chiara Dossi</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/cielo-amico-del-grano-veneto/">CIELO AMICO DEL GRANO VENETO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="313" data-end="580">Per la stagione in corso si prospettano <strong data-start="353" data-end="390">buone rese per il grano in Veneto</strong>, anche se i prossimi mesi saranno decisivi per confermare le aspettative produttive. Ne parliamo con <strong data-start="492" data-end="508">Chiara Dossi</strong>, presidente della sezione cereali alimentari di Confagricoltura Veneto.</p>
<p data-start="582" data-end="771">L&#8217;imprenditrice  è titolare di un’azienda cerealicola ad Adria, in provincia di Rovigo, alle porte del Delta del Po. L’azienda ha una superficie di circa 150 ettari, di cui 144 destinati a seminativi.</p>
<p data-start="773" data-end="1185">«Nella mia azienda, su terreni alluvionali, semino grano tenero, grano duro, mais e soia. Coltivo frumento tenero e duro per la moltiplicazione della semente su circa 20 ettari, con la varietà Sy Liam. Quest’anno, pur riducendo drasticamente le superfici rispetto agli anni scorsi, ho deciso di investire 6 ettari a grano duro, sempre per la filiera da seme, seminando la varietà Rocaillou, di origine francese».</p>
<p data-start="1187" data-end="1341">Accanto alla moltiplicazione delle sementi, una parte importante della superficie aziendale è destinata alla produzione per l’industria di trasformazione. «Su circa 30 ettari coltivo varietà di tenero come Astrolabe, Coyote e Sonatine, destinate alla trasformazione da parte di una multinazionale».</p>
<h2 data-section-id="zjp7hy" data-start="1488" data-end="1528">Rovigo guida la cerealicoltura veneta</h2>
<p data-start="1530" data-end="1721">Nel quadro regionale, la provincia di Rovigo mantiene un ruolo centrale nella coltivazione del frumento. Seguono altre aree vocate, in particolare Venezia e la parte meridionale del Padovano.</p>
<p data-start="1723" data-end="1991">«La mia provincia è quella preponderante per la coltivazione del grano nella regione Veneto. Altre province dove la coltivazione del grano è importante sono Venezia e la parte meridionale della provincia di Padova. Meno Vicenza, dove prevale la coltivazione del mais».</p>
<p data-start="1993" data-end="2148">La stagione è partita in modo più regolare rispetto all’anno precedente. Il punto di partenza, secondo Chiara Dossi, è stato soprattutto l’andamento dell’autunno: «per quanto riguarda grano tenero e orzo, le semine sono state effettuate per tempo. Questo perché, a differenza dell’autunno 2024, quando le semine avevano subito ritardi e complicazioni a causa delle continue precipitazioni, l’autunno 2025 è stato poco piovoso».</p>
<h2 data-section-id="158289d" data-start="2416" data-end="2454">Semine regolari e buon accestimento</h2>
<p data-start="2456" data-end="2650">Dopo un autunno favorevole, le piogge sono arrivate nella prima parte dell’inverno, anche in modo abbondante, senza che si verificasse eventi tali da compromettere l’avvio della coltura. «Le piogge sono arrivate anche abbondanti nella prima parte dell’inverno. Tuttavia, non si sono verificati fenomeni estremi che avrebbero causato asfissia radicale sulle giovani piantine. Le colture hanno superato la stagione invernale senza troppe criticità, con un buon indice di accestimento».</p>
<p data-start="2950" data-end="3124">Come ci spiega Chiara Dossi, nella regione resta prevalente il frumento tenero. Anche l&#8217;orzo mantiene una sua stabilità agronomica ed economica.</p>
<p data-start="3126" data-end="3436">«Nella regione Veneto prevalgono nettamente le coltivazioni di grano tenero, con un numero di ettari investiti rimasto pressoché stabile negli ultimi anni. Il grano duro, invece, è quasi del tutto scomparso. Le superfici destinate alla coltivazione di orzo sono stabili o addirittura in crescita in alcune aree».</p>
<p data-start="3438" data-end="3531">La ragione, spiega Dossi, è legata anche alla possibilità di organizzare meglio la rotazione: «ciò avviene perché c’è la possibilità di effettuare un secondo raccolto di una coltura a ciclo estivo dopo la trebbiatura».</p>
<h2 data-section-id="1utco6a" data-start="3659" data-end="3692">Rese attese fino a 80 quintali</h2>
<p data-start="3694" data-end="3883">Dal punto di vista agronomico e sanitario, la situazione appare positiva. Le temperature e l’andamento climatico hanno permesso di eseguire in modo tempestivo gli interventi più importanti. «A questo punto della stagione posso affermare che la situazione dei grani, dal punto di vista sia agronomico sia sanitario, è abbastanza buona. Le temperature e il clima hanno permesso di svolgere tempestivamente i diserbi e le concimazioni».</p>
<p data-start="4130" data-end="4229">Resta, però, una finestra delicata: quella che accompagna il frumento verso la fase finale del ciclo. «Abbiamo ancora davanti un paio di mesi di stagione, che sono quelli più delicati per poter ottenere ottime rese sia qualitative sia quantitative. Tuttavia, al momento mi sento di essere ottimista. L’aspettativa è quella di raggiungere gli 80 q/ha o anche di più».</p>
<p data-start="4497" data-end="4626">L’ottimismo è, quindi, prudente. Come spesso accade per il grano, il mese di maggio può cambiare sensibilmente il risultato finale. «Purtroppo non sono produzioni che si riescono a raggiungere tutti gli anni, perché tutto dipende dal clima del mese di maggio. Quando arrivano quelle settimane piovose e fredde, ovviamente c’è un calo drastico delle rese».</p>
<h2 data-section-id="1hq2biv" data-start="4853" data-end="4892">Concimi e gasolio pesano sui bilanci</h2>
<p data-start="4894" data-end="5055">Il nodo principale resta quello dei costi. In particolare, l’aumento dei concimi azotati e del gasolio continua a comprimere i margini delle aziende cerealicole.</p>
<p data-start="5057" data-end="5366">«I costi elevati dei concimi, in particolare quelli azotati, e del gasolio stanno causando nelle aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, una riduzione delle concimazioni azotate, nonostante le condizioni atmosferiche favorevoli che avrebbero consentito di svolgere tempestivamente tali operazioni».</p>
<p data-start="5368" data-end="5489">Una riduzione degli apporti azotati può avere effetti diretti sulle rese e, quindi, sulla tenuta economica della coltura. «Questo ha ripercussioni sulla produzione. Con una produzione media di 60-65 q/ha si riesce a stento a pareggiare le spese. Ogni azienda deve fare i conti con il proprio bilancio. Ce ne sono alcune strutturate, altre particolarmente esposte dal punto di vista economico» dichiara Chiara Dossi.</p>
<p data-start="5764" data-end="5954">Rispetto alla fase più acuta della crisi energetica, la differenza è che oggi i prezzi dei mezzi tecnici restano elevati, mentre i valori delle produzioni non compensano in modo sufficiente.</p>
<p data-start="5956" data-end="6280">«A differenza di quattro anni fa, con la crisi seguita allo scoppio del conflitto russo-ucraino, non stiamo registrando un aumento dei valori delle nostre produzioni. Per questo oggi la maggior parte delle aziende produce “in perdita”. Speriamo di no, ma per alcune aziende questo potrebbe essere l’ultimo anno di attività».</p>
<h2 data-section-id="9sz2vx" data-start="6282" data-end="6313">La sostenibilità ha un costo</h2>
<p data-start="6315" data-end="6510">Nell’azienda di Chiara Dossi, le scelte agronomiche sono condizionate anche dalla collocazione: «il territorio dove è ubicata la mia azienda ricade nella zona di vulnerabilità ai nitrati, per cui abbiamo delle limitazioni sulla concimazione azotata» ci dice.</p>
<p data-start="6668" data-end="6841">La sostenibilità viene, quindi, perseguita attraverso un insieme di pratiche agronomiche: cover crop, biostimolanti, concimazioni organiche, minime lavorazioni e aree fiorite.</p>
<p data-start="6843" data-end="7224">«Nella mia azienda sto adottando tutta una serie di pratiche che sostengono la sostenibilità ambientale, per rendere il terreno più produttivo possibile, senza stressarlo. Alcuni esempi sono la semina di cover crop, l’utilizzo di biostimolanti, le concimazioni organiche, le minime lavorazioni e, da ultimo, l’utilizzo di aree fiorite per favorire l’attività degli insetti impollinatori».</p>
<p data-start="7226" data-end="7351">Sono pratiche utili ma non prive di costi. E proprio qui emerge una delle questioni più delicate per le aziende cerealicole: «tutto questo ha un costo per l’azienda. Se c’è un margine di guadagno soddisfacente sono anche disposta ad aumentarle, perché è un beneficio per tutti. Così, diventa una sfida che temo di perdere».</p>
<h2 data-section-id="mk0odt" data-start="7552" data-end="7589">Cover crop: la scelta della senape</h2>
<p data-start="7591" data-end="7755">Tra le pratiche adottate, Chiara Dossi cita in particolare l’utilizzo della senape come coltura di copertura. Una scelta legata alle caratteristiche dei terreni aziendali.</p>
<p data-start="7757" data-end="8034">«Da anni utilizzo la senape perché ho in azienda terreni molto forti. Ho visto che è la specie che mi consente di ottimizzare i tempi per le lavorazioni. Riesco ad ottenere una certa quantità di biomassa ma, quando si tratta di lavorare il terreno, non crea molte difficoltà».</p>
<p data-start="8036" data-end="8178">Per i prossimi anni, l’azienda sta valutando anche l’introduzione di miscugli, da adattare però alle caratteristiche dei diversi appezzamenti.</p>
<p data-start="8036" data-end="8178">«Negli anni prossimi sto valutando di fare dei miscugli che vanno un po’ testati, perché possono avere comportamenti diversi da terreno a terreno. Quindi va valutata bene l’efficacia».</p>
<h2 data-section-id="1l5ba7g" data-start="8366" data-end="8392">Cosa sono le cover crop</h2>
<p data-start="8394" data-end="8805">Le <strong data-start="8397" data-end="8411">cover crop</strong> sono colture di copertura inserite nella successione colturale tra una coltura principale e la successiva. Possono offrire diversi benefici agronomici e ambientali, tra cui il miglioramento delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo, l’incremento della sostanza organica, l’aumento della disponibilità di azoto e altri elementi nutritivi e una migliore gestione delle infestanti.</p>
<p data-start="8807" data-end="9033">L’utilizzo delle cover crop può portare anche benefici economici, perché il miglioramento della struttura del suolo e l’apporto di sostanza organica possono contribuire a ridurre le lavorazioni e il ricorso ai concimi chimici.</p>
<p data-start="9035" data-end="9338" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Tra le specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, una delle più diffuse è la <strong data-start="9123" data-end="9140">senape bianca</strong>, caratterizzata da rapido sviluppo iniziale ed elevata produzione di biomassa aerea. Alcune brassicacee sono inoltre impiegate per la loro azione biocida nei confronti di alcune specie di nematodi.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>METEO OSTICO PER IL GRANO ANTICO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/meteo-ostico-per-il-grano-siciliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 22:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Annata difficile per il grano siciliano: intervista con Salvo Massimino</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La stagione meteorologica in corso, che <a href="https://granoitaliano.eu/buone-rese-per-il-duro-siciliano/" target="_blank" rel="noopener">in alcune aree porta a ottime rese</a>, in altre provoca delle difficoltà per la coltivazione del grano biologico in Sicilia. In particolare per i produttori di grani antichi.</p>
<p>Ne parliamo con Salvo Massimino presidente della sezione agricoltura biologica di Confagricoltura Catania e produttore di grani antichi biologici. Massimino è presidente della sezione agricoltura biologica di Confagricoltura Catania. Inoltre è titolare di un&#8217;azienda delle dimensioni di circa 50 Ha sita nel comune di Augusta (SR).</p>
<p>Ci dice: « l&#8217;annata in corso è particolarmente fuori dall&#8217;ordinario. Le piogge di inizio autunno hanno ritardato i lavori preparatori e le semine. Nel versante orientale della Sicilia nel mese di gennaio il ciclone Henry ha provocato ingenti danni con straripamenti di corsi d&#8217;acqua e conseguenti allagamenti dei campi soprattutto nella Piana di Catania; la stagione poi è proseguita con delle piogge frequenti che però non hanno avuto le caratteristiche delle precedenti legate al ciclone. Quindi hanno consentito un andamento abbastanza regolare della coltura. Adesso siamo in una fase delicata del ciclo di coltivazione. Pertanto speriamo che questo andamento delle precipitazioni continui perchè normalmente si assiste ad una diminuzione drastica delle precipitazioni da aprile in poi e questo è deleterio per la fase finale coltura » spiega Massimino</p>
<h2>Una terra ricca di biodiversità</h2>
<p>« In Sicilia abbiamo un&#8217;elevata biodiversità: le varietà di grani autoctone sono oltre 50 soprattutto grani duri ma anche qualche grano tenero. Alcuni di essi sono più diffusi di altri su tutto il territorio siciliano e si prestano ad essere coltivati in areali diversi. Inoltre, altri sono invece caratteristici di alcuni areali che si sono adattati a condizioni specifiche. Magari sono adattati a zone di montagna o di altre zone con caratteristiche ben precise.</p>
<p>Tra i grani duri antichi coltivati possiamo ricordare il “Perciasacchi” il cui nome in dialetto significa “bucasacchi”. Esso deve il suo nome alla cariosside particolarmente appuntita che appunto bucava i sacchi di juta durante il trasporto. La sua semola è ottima per la pastificazione, il Russello Ibleo tipico della zona dei monti Iblei molto apprezzato per la poca quantità di paglia prodotta. La semola di Russello Ibleo è utilizzata per la produzione di pasta e pane duro secondo la tecnica tradizionale diffusa in provincia di Ragusa. Fra i grani teneri invece la varietà più conosciuta è la Maiorca. Originariamente questa varietà era coltivata dagli agricoltori che poi la donavano alle chiese per la produzione di ostie da consacrare durante l&#8217;Eucarestia.</p>
<p>Tra le altre varietà meritevoli di considerazione possiamo ricordare fra i grani duri la “Timillia”. Si tratta di un grano duro a ciclo breve che produce una farina di colore scuro e presenta caratteristiche organolettiche quali: alta digeribilità, elevato tenore proteico e basso contenuto di glutine. Queste caratteristiche la rendono particolarmente apprezzata dal consumatore,</p>
<p>il “Margherito” grano duro tipico della Piana di Catania ed in particolare del comune di Ramacca. Il suo nome deriva dalla zona dove veniva coltivato anticamente ossia la Valle del Margherito.</p>
<p>Tutti questi grani hanno una resa media abbastanza bassa, difficilmente si superano i 20 q/Ha; tutto questo è dovuto sia alle caratteristiche genetiche dei grani antichi sia al fatto che operando in regime di coltivazione biologica. Infatti non si può spingere troppo con la concimazione azotata.</p>
<p>Tuttavia, concimazioni azotate non gestite accuratamente possono essere anche controproducenti perchè potrebbero far sviluppare eccessivamente la biomassa. Questo può portare ad avere problemi di allettamento in varietà che già geneticamente sono a taglia alta.</p>
<p>In generale si può affermare che i grani antichi non necessitano normalmente di “imput” esterni per poter ottenere una produzione di qualità. Nella mia azienda essendo assoggettata ad un regime di produzione biologica attuo la pratica dell&#8217;avvicendamento. Ma a prescindere dalle norme comunitarie è una buona tradizione agricola da mettere in pratica.</p>
<p>Tradizionalmente nella cerealicoltura siciliana in passato si alternava il frumento duro con la pratica del maggese; in tempi più moderni questa pratica è caduta in disuso. Ad oggi gli avvicendamenti principali praticati vengono effettuati con leguminose da foraggio vecce e trifogli o da granella (cece soprattutto). Queste sono destinate all&#8217;alimentazione del bestiame.» spiega Massimino</p>
<h2>Il maggese</h2>
<p>Con Massimino torniamo a parlare del maggese che è un&#8217;antica pratica colturale consistente nel lasciare a riposo il terreno dalla coltivazione per un intero anno durante il quale vengono svolte una serie di lavorazioni. In tal modo si ottiene un solo raccolto in due anni, raccolto che beneficia quindi delle precipitazioni cumulate in due annate. Era una pratica possibile e vantaggiosa quando la piovosità di un anno era insufficiente per riportare il terreno alla capacità di campo. In questo modo i terreni dotati di buona capacità di ritenzione idrica si poteva sperare di accumulare diverse centinaia di m3 in più di acqua ad ettaro.</p>
<p>Il maggese è stato una pratica molto utilizzata in passato anche in regioni non particolarmente aride, ma caratterizzate da un&#8217;agricoltura primitiva. Infatti durante il periodo di riposo il terreno vedeva innalzato il tasso di fertilità. Questo accadeva oltre che per l&#8217;arricchimento d&#8217;acqua, anche sotto parecchi altri aspetti: maggiori quantità di azoto e fosforo disponibili grazie all&#8217;intensificata attività microbica. Inoltre si aveva un miglioramento della struttura del terreno e facilità di controllo di parassiti e infestanti.</p>
<p>Accanto a questi aspetti positivi ci sono anche aspetti negativi che hanno fatto si che questa pratica sia andata progressivamente in disuso. Tra i quali possiamo ricordare il fatto che il terreno tenuto a lungo scoperto da vegetazione è più esposto al fenomeno dell&#8217;erosione.</p>
<h2>La gestione delle infestanti</h2>
<p>«Le infestanti &#8211; aggiunge Massimino &#8211; hanno sempre rappresentato un grosso problema per quanto riguarda la gestione delle produzioni cerealicole biologiche. Io da una quindicina di anni ho ripreso la coltivazione di grani antichi. Il problema delle infestanti viene gestito in maniera più performante perchè l&#8217;elevata taglia dei grani antichi unita alla velocità di accrescimento fa si che le malerbe vengano soffocate in maniera naturale. L&#8217;aumento della densità di semina è un altro valido strumento che consente di contrastare efficacemente le infestanti. Da ultimo, la “falsa semina” è fondamentale per tenere puliti i campi prima della semina.</p>
<p>Anche l&#8217;alternanza con leguminose da foraggio che vengono sfalciate serve per ridurre le carica di semi infestanti in campo per l&#8217;anno successivo».<br />
«Tra le infestanti meritevoli di considerazione per le perdite produttive che causano c&#8217;è sicuramente fra le graminacee monocotiledoni l&#8217;avena selvatica (avena fatua). Tra le dicotiledoni invece il crisantemo campestre (chrysantemun segetum), pianta a portamento cespitoso molto fastidiosa in quanto presenta un&#8217;elevata velocità di riproduzione con la produzione di un&#8217;alta quantità di semi. La malva (malva spp) infine l&#8217;aneto (anethum graveolens) può causare seri problemi nelle annate particolarmente piovose come quella in corso.</p>
<p>Altra considerazione da fare sulle erbe infestanti è che in annate segnate da precipitazioni abbondanti come l&#8217;attuale esse causano ritardo nella trebbiatura del grano perchè bisogna aspettare che esse appassiscono per evitare di raccogliere prodotto con umidità elevata. Inoltre, espone di più al rischio degli incendi in quel periodo dell&#8217;anno è sempre di più crescente » conclude Massimino.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>BUONE RESE PER IL DURO SICILIANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/buone-rese-per-il-duro-siciliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prevedono buone rese per il grano siciliano: intervista con Salvatore Amato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le condizioni climatiche che si stanno registrando in quest&#8217;annata fanno prevedere un&#8217;ottima resa finale.</p>
<p>Ne parliamo con Salvatore Amato, agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta.</p>
<p>Salvatore Amato agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta e titolare di un&#8217;azienda agricola della dimensione di circa 100 Ha nella piana di Gela, sul litorale sud dell&#8217;isola a circa 10 Km dal mare, è ottimista: « In Sicilia la maggior parte del grano coltivato è grano duro. Ci sono poche eccezioni di coltivazione di grano tenero. Io nella mia azienda coltivo le varietà Iride e Furio Camillo. Esse presentano un buon tenore proteico e una buona dose di semola. Qui da noi non si riesce mai ad ottenere rese altissime come in altri areali, come ad esempio, la pianura Padana. Infatti rimaniamo sempre fra i 30 e i 50 q/Ha. Tuttavia dipende dalle annate. L&#8217;annata in corso è una buona annata, si prevedono delle buone rese. Le piogge sono state ben distribuite in tutto l&#8217;arco della stagione. Questo ha permesso di effettuare la semina nei tempi congrui.</p>
<p>Entro il mese di dicembre nel mio areale tutte le semine sono state completate. Allo stato attuale siamo in fase di fioritura e gli appezzamenti si presentano con le spighe ben formate. Verso fine maggio si procede alla trebbiatura che dura circa 20 giorni. Siamo una delle aree più precoci d&#8217;Italia » spiega Amato</p>
<h2>La concimazione resta importante</h2>
<p>La concimazione è fondamentale per ottenere delle buone rese e Amato ci dice: «io nella mia azienda la concimazione la faccio in 2 passaggi, uno insieme alla semina con concimi granulari intervenendo con un concime binario azoto-fosfatico e uno in copertura utilizzando concimi nitrici e urea in miscela da effettuarsi entro la prima metà di gennaio. Facendo così io sono sempre riuscito ad ottenere rese buone e di qualità in considerazione delle peculiarità climatiche del territorio siciliano» spiega. L&#8217; apporto di azoto influenza la produzione del frumento in diversi modi, correlati fra loro. Un&#8217;abbondante disponibilità dell&#8217;elemento ritarda la senescenza dell&#8217;apparato fogliare, determinando una maggiore durata dell&#8217;assimilazione.</p>
<p>L&#8217;azoto poi ha un effetto diretto sull&#8217;espansione fogliare (maggior rapporto fra massa e area delle foglie), con conseguente aumento della superficie fotosintetizzante. L&#8217;azoto infine ha effetti sia diretti che indiretti sulle componenti della produzione.</p>
<p>Disponibilità ottimali di questo elemento causano infatti maggior accestimento, minor mortalità dei culmi e migliore fertilità delle spighe. Invece, carenza di azoto nella fase di viraggio, sono particolarmente dannose per quest&#8217;ultimo carattere.</p>
<p>Eccessi di azoto sono dannosi per il frumento. Il danno è sostanzialmente riconducibile a due serie di motivi: diminuzione della resistenza meccanica dei tessuti ed aumento della superficie traspirante.</p>
<p>Nel primo caso, gli inconvenienti più noti dell&#8217;eccesso di azoto sono collegati all&#8217;aumento del fenomeno dell&#8217;allettamento. La minore resistenza meccanica è comunque anche responsabile della maggiore suscettibilità a determinate malattie. Nel secondo caso, le colture ben concimate hanno migliore sviluppo fogliare; in condizioni di aridità questo può comportare una più intensa traspirazione e l&#8217;insorgere di più forti condizioni di stress idrico. Inoltre si può verificare una più intensa traspirazione ed anche un anticipato esaurimento della risorsa idrica del terreno. Questo avviene a danno delle esigenze colturali nelle fasi finali del ciclo. A questo effetto si combina, a volte, la maggiore tardività indotta dall&#8217;abbondanza di azoto. Ciò accentua la sensibilità della coltura alla stretta.</p>
<p>La concentrazione di fosforo nei tessuti vegetali è diversa nelle diverse parti della pianta. Essa varia anche in funzione dell&#8217;età della pianta, risultando maggiore nelle piante giovani. La concentrazione massima dell&#8217;elemento si raggiunge nel periodo antecedente la levata per poi diminuire progressivamente. La percentuale di fosforo nella sostanza secca dipende, inoltre, dalla quantità di elemento contenuto nel terreno sotto forma assimilabile, dalle condizioni climatiche e in particolare la temperatura. La carenza di fosforo si manifesta con un minore accrescimento e accestimento delle piante e con pigmentazione antocianica delle foglie a cominciare da quelle poste più in alto. A differenza di quanto accade con l&#8217;azoto, un eventuale eccesso dell&#8217;elemento nel terreno non ha conseguenze dirette sulla resa finale del prodotto.</p>
<h2>La stretta da caldo</h2>
<p>« In annate che non sono particolarmente piovose soprattutto nella stagione primaverile alcune varieta&#8217; possono andare incontro al cosiddetto fenomeno della “stretta da caldo” con la produzione di cariossidi striminzite, con ridotto peso specifico e con conseguente forte diminuzione della resa produttiva.</p>
<p>Tra le varietà che semino io ho notato che essendo varietà precoci, si adattano al clima. La maturazione rispetto ad altre varietà tardive è anticipata di circa 15-20 giorni. Per cui riescono a sfuggire alla “stretta”.</p>
<p>Le varietà da me coltivate nella mia azienda essendo a taglia bassa non risentono quasi mai del fenomeno dell&#8217; ”allettamento” a differenza dei grani antichi ancora coltivati da qualche produttore su superfici ridotte. Questi grani presentano un portamento elevato. Quindi sono molto più soggetti all&#8217;allettamento soprattutto nei terreni più pianeggianti e in presenza di eccessi nella concimazione azotata.</p>
<p>In alcune annate piuttosto piovose con molta umidità nel periodo primaverile come questa in corso si possono riscontrare problemi di ruggini. Tuttavia normalmente questa problematica così come altre crittogame non danno problemi a causa del clima caldo e secco che non permette di avere le condizioni ideali per lo sviluppo delle malattie» ci dice Amato.</p>
<h2>La filiera non valorizza abbastanza</h2>
<p>« In Sicilia abbiamo il problema della bassa remunerazione dei prezzi del cereale, in quanto la granella viene conferita in centri di stoccaggio in provincia per poi essere trasferita nei centri di stoccaggio più grandi in Puglia e in Campania. In queste regioni è concentrata la maggior parte dell&#8217;industria molitoria; per queste ragioni il prezzo finale del prodotto che ci viene corrisposto risente dei costi di trasporto fuori regione.</p>
<p>Noi in Sicilia siamo la regione dove viene pagato di meno in tutta Italia il grano duro. Diversi anni fa ho provato a coltivare dei grani antichi locali ma ho riscontrato una certa difficoltà nella commercializzazione in quanto siamo in presenza di un mercato di nicchia che richiede poche quantità.</p>
<p>Solo pochi mulini sono interessati all&#8217;acquisto di questi grani per cui non ho una convenienza economica nell&#8217;alimentare questa filiera e sono stato costretto a tornare a coltivare le varietà tradizionali» spiega infine Amato.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>LAZIO ALLE PRESE CON IL FUSARIUM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/lazio-alle-prese-con-il-fusarium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 23:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come gestire le malattie del grano nel Lazio: intervista con Antonio Parenti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza dei cerealicoltori del centro Italia.</p>
<p>Come abbiamo visto nel precedente articolo (<a href="https://granoitaliano.eu/il-lazio-si-affida-alle-rotazioni/" target="_blank" rel="noopener">Il Lazio si affida alle rotazioni</a>), l&#8217;aumento dei costi di produzione ha un forte impatto anche sulla lotta alle infestanti e alle fitopatie. Perciò è importante una gestione virtuosa delle risorse. Ne parliamo con Antonio Parenti presidente Confagricoltura Lazio.</p>
<p>Antonio Parenti presidente di Confagricoltura Lazio e titolare di un&#8217;azienda multidisciplinare con annesso agriturismo nel comune di Montalto di Castro (VT) delle dimensioni di circa 160 Ha ci dice: « Nella regione Lazio il grano viene coltivato soprattutto nella fascia tirrenica e in alcune zone interne nella parte centro-nord della regione. Ciò avviene in presenza di zone a giacitura collinare nelle province di Rieti e Viterbo. Inoltre, questa coltivazione interessa naturalmente anche la provincia di Roma.</p>
<p>Nella mia zona le malerbe che danno più problemi sono quelle a foglia stretta che sono più veloci nella crescita. Tendono ad “affogare” il grano nella fase di botticella prima della spigatura. Io così come tutti i miei colleghi del viterbese negli ultimi anni siamo diventati molto più ”virtuosi” e tendiamo ad utilizzare pochissimo concime e quando possibile eliminiamo i diserbi. Queste due voci di costo sono infatti molto impattanti sulla coltivazione.</p>
<p>Perciò si tende a seminare un po&#8217; più tardi, facciamo una lavorazione in più del terreno. Inoltre, utilizziamo sovesci con leguminose che apportano azoto in maniera naturale ai terreni. Il tutto per poter contenere i costi e cercare di rendere sostenibile la coltivazione del grano». spiega Parenti<br />
Tra le malerbe a foglia stretta che danno problemi alla coltivazione del grano ci sono quelle appartenenti alla famiglia delle graminacee classe monocotiledoni.</p>
<p>Tra queste sicuramente quella che riveste più importanza è il loietto (Lolium spp) per i danni economici che può causare. Tra le altre infestanti graminacee meritevoli di considerazione si possono citare le specie appartenenti ai generi Avena, Phalaris, e Poa.</p>
<h2>IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLO SVILUPPO SULLE FITOPATIE</h2>
<p>«la fascia tirrenica a parte gli ultimi anni è sempre stata caratterizzata da un clima abbastanza arido. Questo tipo di clima non permette di avere le condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di malattie. Allo stesso tempo la scarsità di precipitazioni non consente di ottenere rese molto elevate. Rispetto ad altri territori qui si raggiungono rese di 35 q/Ha» osserva l&#8217;agricoltore laziale. Che ci racconta problematiche analoghe a quelle che abbiamo incontrato in Sardegna<br />
(<a href="https://granoitaliano.eu/infestanti-sardegna/">Come combatto le infestanti</a>)<br />
Un altro problema temibile per i cerealicoltori laziali è quello del fusarium: abbiamo studiato il problema l&#8217;anno scorso a Piacenza. In quell&#8217;occasione, abbiamo partecipato ai campi prova organizzati da Agricola 2000 (<a href="https://granoitaliano.eu/fusarium-agguato/">Fusarium  in agguato</a>)<br />
«In quest&#8217;annata caratterizzata da una piovosità elevata con un alto tasso di umidità presente nell&#8217;aria sicuramente avremo problemi di malattie fungine. In particolare, si prevedono problematiche di fusarium, mal del piede e oidio. Un aspetto importante da considerare è l&#8217;assenza da qualche anno a questa parte del vento freddo di Tramontana che caratterizzava il periodo delle semine. Quest&#8217;ultimo è stato sostituito da un vento proveniente da sud che porta umidità. Ciò favorisce l&#8217;insorgenza di fitopatie. Afidi e altri parassiti terricoli invece non hanno mai storicamente causato danni rilevanti nella zona» spiega Parenti.</p>
<h2>UNA FILIERA NON OPPORTUNAMENTE VALORIZZATA: UN ULTERIORE PROBLEMA</h2>
<p>«Oltre ai problemi derivanti dagli elevati costi di produzione e dalla bassa remunerazione del cereale, nella regione Lazio abbiamo il grosso problema della mancanza di una filiera produttiva in grado di valorizzare a livello nazionale il grano prodotto nella regione: non abbiamo centri di stoccaggio del cereale idonei, ci sono solo commercianti con piccoli centri di stoccaggio che poi vendono il prodotto ad aziende di trasformazione quali molini o pastifici fuori regione, in altre regioni come la Puglia la presenza di strutture adeguate che sono in grado di valorizzare la filiera fa si che queste ultime riescono a vendere il loro grano a prezzi decisamente superiori rispetto a quello laziale a parità di qualità visto che possono permettersi di contenere i costi di produzione avendo una capillare rete di trasformazione molini e pastifici diffusa sul territorio» conclude Parenti.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>LE FITOPATIE DEL GRANO SONO SEMPRE PRESENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-fitopatie-del-grano-sono-sempre-presenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 23:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8268</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le malattie del grano tenero possono portare a perdite produttive ingenti. Intervista con Vittorio Milani</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo parliamo delle fitopatie del grano tenero con Vittorio Milani Componente Federazione Regionale di Prodotto Cereali Alimentari e iscritto a Confagricoltura Lombardia.</p>
<p>Vittorio Milani titolare di un&#8217;azienda agricola nei pressi di Voghera ci dice: « Nella zona del Vogherese è pratica comune effettuare 2 fungicidi. Naturalmente si tiene conto delle condizioni ambientali nelle varie annate che possono favorire o meno la comparsa delle fitopatie. Io faccio un primo trattamento insieme al diserbo all&#8217;incirca ai primi di marzo per proteggere l&#8217;apparato fogliare. Poi, nella prima decade di maggio, faccio un secondo intervento fungicida per proteggere la spiga in formazione dalla fusariosi ».</p>
<h2>Afidi e cimici possono essere un problema</h2>
<p>Per quanto riguarda i parassiti animali che attaccano la spiga Milani ci dice: « afidi e cimici sono un problema in quanto gli afidi causano perdite produttive rilevanti. Le cimici danneggiano le qualità organolettiche della farina e non la rendono trasformabile e commercializzabile il cosiddetto “ frumento cimiciato”».<br />
Per quanto riguarda invece i parassiti terricoli Milani ci dice: « Nel distretto cerealicolo dell&#8217; Oltrepò Pavese non causano danni molto rilevanti. Questo perchè vengono seminati di media 450 semi a m2, quindi si ha una densità di semina molto elevata. Per cui se anche una parte della semente viene danneggiata, quello che rimane riesce a compensare le perdite causate dai parassiti terricoli.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>SEMINE IN RITARDO ANCHE IN SARDEGNA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-in-ritardo-anche-in-sardegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 23:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La causa sono le abbondanti piogge autunnale: il racconto di Tonino Sanna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le precipitazioni molto abbondanti cadute durante la stagione autunnale hanno provocato un ritardo consistente nelle semine di grano duro in Sardegna: ne parliamo con Tonino Sanna presidente di Confagricoltura Sardegna.</p>
<p>«Attualmente sta piovendo senza soluzione di continuità da novembre tanto che ormai molti agricoltori hanno rinunciato a seminare il grano duro; inoltre negli ultimi 10 anni almeno, le superfici destinate a grano duro sono in costante diminuzione fino ad un 30% di superfici in meno questo è dovuto soprattutto alla bassa remunerazione del prodotto per l&#8217;agricoltore associata al sempre più alto costo dei mezzi tecnici che servono per la coltivazione.» Questo è cio&#8217; che afferma Tonino Sanna presidente di Confagricoltura Sardegna.<br />
Tra le varietà più comunemente coltivate Sanna cita: Antalis, Anco Marzio, Furio Camillo e Claudio varietà con un ottimo profilo qualitativo e ottime rese quantitative anche in presenza di terreni argillosi e pesanti difficili da lavorare tipici di molte zone della Sardegna.</p>
<h2>Il clima influisce sulle rese</h2>
<p>«Il problema di alcune zone della Sardegna è quello della presenza di venti caldi di scirocco nel periodo della maturazione che causano il problema della “stretta” con forti cali di produzione e bassa qualità della granella soprattutto per quanto riguarda proteine e peso specifico» conclude Sanna.</p>
<h2>Le rotazioni sono importanti per un&#8217;agricoltura sostenibile</h2>
<p>«La regione Sardegna da alcuni anni prevede una misura PSR sulla difesa del suolo che prevede la rotazione fra leguminose da granella (favino, pisello e cece ) e grano duro, nella zona del Campidano la rotazione avviene con colture ortive tipo carciofo, melone, cocomero, pomodoro».<br />
La monocoltura di grano è una pratica per quanto possibile da evitare infatti causa impoverimento del terreno con conseguente maggior uso di concimi per poter reintegrare gli asporti, inoltre causa stanchezza del terreno con maggior suscettibilità del grano a malattie fungine (Fusarium soprattutto), anche se occorre sottolineare che a volte per motivi economici questa pratica è l&#8217;unica possibile.<br />
La rotazione aiuta a mantenere in salute del suolo migliorando le proprietà chimico fisiche e biologiche, a prevenire malattie e parassiti, e a migliorare la resa complessiva, contribuendo a un’agricoltura più equilibrata ed efficiente.</p>
<h2>La concimazione può risultare difficile</h2>
<p>« In Sardegna capitano annate dove in presenza di una stagione primaverile molto secca non si può procedere con una concimazione azotata in copertura molto spinta: tutto questo ha una forte ripercussione sul tenore proteico della granella con scarsa qualità molitoria della semola»</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>DALL&#8217;UE UN&#8217;OCCASIONE MANCATA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/occasione-mancata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 22:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo Unico]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cesare Soldi, agricoltore di Cremona, racconta a Grano italiano la pesante prospettiva posta dalla riforma della PAC</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cesare Soldi (nella foto) è un agricoltore della provincia di Cremona, alla guida di un’impresa agricola che produce prevalentemente mais, frumento di forza e soia. Come tante aziende del comparto, anche la sua ha subito negli ultimi due anni contrazioni nei pagamenti diretti della PAC dell&#8217;ordine del 30-40% e sta affrontando un periodo particolarmente difficile dal punto di vista dello scenario economico. Il quadro geopolitico, poi, rende il contesto ulteriormente complesso e di faticosa gestione.</p>
<h2>Prospettiva pesante per gli agricoltori</h2>
<p>Cesare Soldi, che è anche componente della Giunta Confederale di Confagricoltura, ci conferma che in seguito alla proposta della nuova PAC da parte della Commissione Ue «la prospettiva per gli agricoltori diventa molto pesante: all&#8217;accorpamento delle risorse in un &#8220;fondo unico&#8221; e alla prospettiva di un taglio del budget della PAC, vi sono altri aspetti di dettaglio particolarmente allarmanti. A preoccupare in particolar modo, se le proposte saranno confermate, il superamento dei pagamenti su base storica (&#8220;titoli&#8221;) e l’approccio degressivo ai pagamenti, con soglie più stringenti per l’accesso agli aiuti diretti: dai 20.000 euro in su scatteranno tagli progressivi -25%, -50%, -75%, con un tetto massimo a 100.000 euro». Ci si prospetta uno scenario complesso e svantaggioso, in particolare per il settore cerealicolo che, ci dice Cesare Soldi, «era già stato particolarmente penalizzato nell’attuale programmazione».</p>
<h2>Il 2028 è dietro l&#8217;angolo</h2>
<p>Cesare Soldi prosegue facendoci notare che la PAC ha messo alla prova il mondo agricolo in questi ultimi due anni, in un contesto economico e geopolitico particolarmente sfidante. Da un lato i prezzi sono sotto pressione, dall&#8217;altro i costi crescono, mentre l&#8217;incertezza negli accadimenti internazionali fa prospettare costi dei fertilizzanti penalizzanti e divieti di impiego di urea nell&#8217;areale padano. E&#8217; in questo scenario, quindi, che deve essere contestualizzata la proposta della nuova Politica Agricola Comune: «non dimentichiamo, poi, che il 2028 è praticamente dietro l&#8217;angolo», conclude.</p>
<h2>Occasione mancata</h2>
<p>Per Cesare Soldi la proposta della Commissione è un’occasione mancata per lavorare su un budget agricolo più ambizioso e lungimirante. Dopo mesi in cui si erano fatti sforzi di negoziazione importanti per limare vincoli, come quelli della BCAA 7 sulle rotazioni e della BCAA 8 sulle superfici non produttive. &#8220;Sono stati fatti passi avanti nel corso del tempo, pur con difficoltà: gli agricoltori hanno seguito tutta questa complessità&#8221; e conclude: «è evidente che manca una visione per la nostra agricoltura, soprattutto in un contesto caratterizzato da pesanti incertezze geopolitiche, cambiamenti climatici sempre più pressanti e forti pressioni inflazionistiche sui costi di produzione. Così si indebolisce l’agricoltura europea, lasciando spazio ai concorrenti globali. E questo ci preoccupa».</p>
<p>Confagricoltura seguirà in prima linea la partita che si è aperta il 16 luglio, anche con la Presidenza di Massimiliano Giansanti al COPA. «Ci sarà una stagione di pressante negoziato a tutti i livelli, per seguire non solo il Quadro Finanziario Plueriennale, ma anche quella che sarà la struttura della Politica Agricola Comune del prossimo futuro» conclude Cesare Soldi.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IPSE DIXIT</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ipse-dixit/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 16:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[copa-cogeca]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo Unico]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=6166</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le critiche di Coldiretti sul fondo unico europeo e il dibattito in Italia, sulla via di Bruxelles</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ipse-dixit/">IPSE DIXIT</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Normalmente parla poco in pubblico. E&#8217; l&#8217;uomo del fare, nel senso che fa e disfa l&#8217;agricoltura italiana. Che uno come Vincenzo Gesmundo, il potente segretario generale della Coldiretti, prenda carta e penna per attaccare l&#8217;Europa su Il Sole 24 Ore (articolo del 6 luglio) significa che lo scontro sul fondo unico europeo e, quindi, sugli aiuti all&#8217;agricoltura è arrivato a una svolta. Le voci che ci giungono da Bruxelles, però, sono anche di una grande confusione tra i personaggi e tra gli organi politici. Vediamo cosa sta succedendo&#8230;</p>
<h2 dir="ltr">Coldiretti: «senza agricoltura c&#8217;è solo guerra»</h2>
<p dir="ltr">«Abbiamo bisogno dell’Europa come il pane. Ed invece qualcuno a Bruxelles vuole che il riarmo lo paghino i cittadini e gli agricoltori, togliendo risorse al cibo sano per destinarle ai carri armati. Senza agricoltura c’è solo guerra»: sono queste le parole del Segretario Gesmundo sulle pagine de Il Sole 24 Ore, preoccupato per un futuro di estrema fragilità e dipendenza dall&#8217;estero dell&#8217;agricoltura del continente. L&#8217;appello lanciato dal Segretario è per un cambio di rotta nelle politiche comunitarie, affinchè rimettano al centro la sicurezza alimentare e mettano da parte i meccanismi burocratici che hanno finito, negli ultimi anni, per vessare le imprese agricole, accusate di essere nemiche dell&#8217;ambiente.</p>
<div dir="ltr">Il ruolo dei parlamentari europei, secondo Gesmundo, sarebbe ormai quello di meri «passacarte delle decisioni prese da un manipolo di burocrati che sembrano aver perso il contatto con la realtà». Parole forti che non tentano minimamente di celare una arrabbiatura ormai cronica del sistema agricolo europeo, quello vero, che si trova davanti una presidenza autocratica che in alcune occasioni esautora, secondo il Segretario, i Commissari delle diverse materie e annulla progressivamente il ruolo del Parlamento UE. Per Coldiretti, infine, serve una mobilitazione forte del comparto agricolo, che faccia davvero sentire la sua forza in vista del 16 luglio, data in cui una PAC basata sul fondo unico potrebbe davvero prendere forma.</div>
<h2 dir="ltr"></h2>
<div dir="ltr">
<h2>No ai tagli: il 16 luglio la Giunta di Confagricoltura è a Bruxelles</h2>
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<div class="cell"><span class="section-title">Anche Confagricoltura, in un recente comunicato, non le manda a dire: «miope e controproducente», in accordo con le dichiarazioni degli eurodeputati Dorfmann e Nardella, viene definita l&#8217;ipotesi della riduzione del bilancio agricolo dell&#8217;Unione, contro cui l&#8217;Organizzazione si dice pronta a dare battaglia nel caso in cui il prossimo 16 luglio la Commissione presentasse la proposta del Quadro Finanziario Pluriennale 2027-2034 con il fondo unico e una serie di tagli alla PAC. In quella stessa data, infatti, la Giunta di Confagricoltura si riunità a Bruxelles per seguire i lavori.</span></div>
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<p>Per Confagricoltura serve una PAC forte, finanziata in modo adeguata e non frammentata in strumenti nazionali, affinchè non ci siano squilibri tra gli Stati Membri. Infine, il comparto agricolo eruopeo è inviato ad unirsi alla petizione del Copa-Cogeca &#8220;No Security without CAP&#8221;, a difesa della Politica Agricola Comune.</p>
<h2>A rischio c&#8217;è il mercato unico: l&#8217;allarme di Cia-Agricoltori Italiani</h2>
<p>Cia &#8211; Agricoltori Italiani ha convocato il 2 luglio una conferenza stampa per ribadire il suo «no&#8221; al fondo unico che finirebbe per generare una guerra interna all&#8217;Europa per le risorse a disposizione, mettendo a rischio quella che è stata, nelle parole del Presidente Cristiano Fini, la «spina dorsale della strategia alimentare e agricola UE che da più di 50 anni, proprio in quanto Politica agricola &#8220;comune&#8221;, tutela il mercato unico dalle frammentazioni e i Paesi aderenti dalle disuguaglianze».</p>
<p class="post__subtitle">Il Presidente Fini dichiara alcuni numeri che danno l&#8217;idea dello stravolgimento a cui si andrebbe incontro con l&#8217;approvazione della riforma preannunciata dal 2027: il taglio complessivo di 80 miliardi sugli attuali 400, infatti, significherebbero per l&#8217;Italia una riduzione di 8 miliardi sui 38 già assegnati, secondo Fini. Su questi cali, andrebbe poi ad impattare la forte inflazione che avrebbe pesato circa il 14% già nel precedente bilancio. Anche Cia-Agricoltori italiani, quindi, lancia un appello alla mobilitazione unitaria del comparto agricolo, su un tema che, mai come prima, riguarda tutta la popolazione.</p>
<div class="post__text">
<h2>Per Copagri, con il fondo unico addio agli obiettivi di sostenibilità</h2>
<p>Una «ferma e totale contrarietà&#8221; ai tagli al bilancio agricolo comunitario è ribadita anche dal Presidente di Copagri, Tommaso Battista, secondo cui una riforma del genere rischia di avere impatti significativi sulla tenuta del settore primario, nonchè sulla sicurezza alimentare del continente. A rischio, secondo Battista, ci sarebbe anche la custodia dell&#8217;ambiente e del territorio, nonchè una serie di benefici sociali che il ruolo dell&#8217;agricoltura è in grado di apportare e tutelare.</p>
<p>Anche una delegazione di Copagri, quindi, sarà presente il 16 luglio a Bruxelles per far sentire la sua voce e seguire il procedere delle operazioni. La battaglia è epocale, perchè la nuova PAC post 2027, così come è stata prennunciata, sarebbe per la Confederazione assolutamente incompatibile con gli «ambiziosi obiettivi comunitari in materia di sostenibilità», oltre a rappresentare «una minaccia concreta all’attuazione di misure di sviluppo rurale realmente efficaci e capaci di assicurare il futuro del comparto agricolo dell’UE».</p>
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<h2>Cosa rischia davvero l&#8217;agricoltura</h2>
<p>Che l&#8217;agricoltura europea sia a rischio, è un fatto accertato su diversi fronti. Che a traballare siano la flessibilità degli strumenti a supporto dello sviluppo, così come la perequazione nella distribuzione delle risorse collegate, è dimostrabile con estrema razionalità, oltre l&#8217;appartenenza a bandiere e schieramenti. Allo stesso modo, appare chiaro anche al più inesperto degli analisti come i meccanismi di funzionamento della Politica Agricola Comune, pur con tutti i limiti e le incongruenze che vi si possa ritrovare, siano ormai uno dei pochissimi mezzi che abbiamo per curare i nostri territori, salvaguardarli dal declino, preservarne la fertilità e la produttività, proseguire a coltivare per tutti, garantendo alimenti sani e accessibili.</p>
<p>Ma questi nuovi venti che soffiano a Bruxelles, e fanno il giro del mondo, fanno davvero tremare i polsi: il sostegno al riarmo non è mai un buon segnale, men che meno in concomitanza con le minacce ai tagli ai produttori di beni agricoli. Che ormai, per sostenere la produttività industriale, si voglia davvero dire addio a materie prime coltivate in Europa? Che l&#8217;Europa del futuro sia davvero un continente in cui le foreste avranno sostituito i nostri campi? Il cambio di marcia sugli obiettivi di sostenibilità è un altro segnale che fa riflettere: l&#8217;agricoltura europea è protagonista o è un personaggio ormai fuori dalle scene?</p>
<p>L&#8217;Europa deve fare questa scelta presto, ma non può farlo nelle stanze dei bottoni: deve coinvolgere il Parlamento, in primo luogo, e ascoltare chi si sta già muovendo per mettere a ferro e fuoco Bruxelles il prossimo 16 luglio.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>STOP UREA E DAZI FERTILIZZANTI: AGRICOLTORI PREOCCUPATI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/stop-urea-e-dazi-fertilizzanti-agricoltori-preoccupati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 22:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi sui fertilizzanti e stop all'urea: le preoccupazioni degli agricoltori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p >Il divieto di uso dell’urea e l’aumento dei dazi sui fertilizzanti in arrivo da Russia e Bielorussia potrebbero creare molti disagi agli agricoltori</p>
<h2 >I fatti</h2>
<p >Il Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria, attualmente sul tavolo del Consiglio dei Ministri”, vorrebbe vietare in toto dal 1° gennaio 2027, l’uso dell’urea, il fertilizzante azotato più diffuso nell’area della Pianura Padana. Al posto dell’urea, si propone di incentivare l’impiego di fertilizzanti organici (digestato agrozootecnico e agroindustriale, reflui zootecnici e biochar) e fertilizzanti chimici alternativi. A questo, si somma il voto del Parlamento europeo che solo pochi giorni fa aumentato del 50% i dazi su alcuni prodotti in arrivo da Russia e Ucraina, fra cui i fertilizzanti, dal mese di luglio.</p>
<h2 >Le preoccupazioni di Confagricoltura</h2>
<p >In una nota, Confagricoltura ha espresso la sua preoccupazione per l’esito del voto del Parlamento europeo relativo alla modifica dei dazi sulle importazioni di fertilizzanti da Russia e Bielorussia. In questo modo, evidenzia la Confederazione, non si tiene conto delle criticità evidenziate dagli agricoltori e si rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà delle imprese europee del comparto.</p>
<p >Pur condividendo gli obiettivi generali della misura, in particolare il rafforzamento della sicurezza alimentare e la spinta alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, Confagricoltura ribadisce l’urgenza di integrare il provvedimento con misure correttive che tengano conto dell’attuale contesto economico, ambientale e produttivo. In particolare, è necessaria una revisione graduale del sistema dei dazi, affinché la transizione verso una minore dipendenza dalle importazioni non penalizzi il settore primario europeo, già fortemente colpito dall’instabilità dei mercati e dall’aumento dei costi di produzione.</p>
<p >«Le imprese agricole – aggiunge il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – hanno bisogno di risposte adeguate anche alla luce delle decisioni che si stanno assumendo a livello nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria. Il rischio concreto è che il settore primario si trovi ad affrontare norme difficilmente applicabili».</p>
<h2 >Giusta la proposta, sbagliati i tempi</h2>
<p >«Condividiamo l’obiettivo di ridurre le emissioni di ammoniaca nell’atmosfera, ma con i giusti tempi – spiega Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia – e, soprattutto, superando i limiti imposti dalla direttiva nitrati. Siamo sicuri poi che l’urea sia davvero maggiormente inquinante rispetto ad altri fertilizzanti chimici?».</p>
<p >«I tempi sono troppo stretti e non abbiamo alternative valide – avverte Boselli – Per l’agricoltura lombarda e della pianura Padana in generale sarebbe una complicazione molto grave, perché allo stato attuale delle cose l’urea è un fertilizzante indispensabile. Non è possibile riorganizzare la filiera in così poco tempo».</p>
<p >Per non parlare della questione costi, già alti senza il previsto aumento dei dazi: «È stato calcolato che i fertilizzanti alternativi comporteranno costi maggiori per le aziende rispetto all’Urea, il cui costo è già salito del 15% all’inizio di quest’anno. Si parla di almeno 150 euro per ettaro in più. La bozza del Piano cita possibili compensazioni economiche, ma senza entrare nel dettaglio. Chiediamo, quindi, di aprire un dialogo sui tempi e sugli incentivi per arrivare gradualmente al divieto dell’urea davvero pronti e senza gravi danni alle imprese agricole» conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia.</p>
<p >Il messaggio è chiaro: occorre valutare anche la fattibilità in termini e modalità per non rischiare di lasciare gli agricoltori privi di strumenti indispensabili prima che siano pronte le dovute alternative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p ><em>Autore: Rachele Callegari<br />
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		<title>NO AL FONDO UNICO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/no-al-fondo-unico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 22:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
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		<category><![CDATA[Fondo Unico]]></category>
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		<category><![CDATA[giansanti]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>No al Fondo Unico: parlano Coldiretti e Confagricoltura</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>No al Fondo Unico. È questa la richiesta di Italia, Grecia e altre quindici nazioni. Il Fondo Unico dovrebbe accorpare i due pilastri della Pac</p>
<h2>Di cosa si tratta?</h2>
<p>La Commissione Europea ha proposto di riunire in un Fondo Unico le risorse del Fondo Europeo per la Coesione e dei fondi della Politica Agricola Comune, il Fondo Europeo per l&#8217;Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (Feasr) ed il Fondo Europeo di Garanzia (Feaga), a partire dal Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. Questa idea di un Fondo Unico è stata bocciata dal Consiglio Agrifish, a seguito di un&#8217;iniziativa di Italia e Grecia. Tutti e 16 gli Stati membri hanno votato no al Fondo Unico.</p>
<h2>Coldiretti</h2>
<p>Il no al Fondo Unico è stato già ribadito più volte da Coldiretti e Filiera Italia. «È fondamentale – spiegano notare Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – riservare al settore un bilancio coerente e dedicato, perché un&#8217;operazione diversa, rischia di indebolire proprio quegli strumenti che hanno permesso in questi decenni di garantire sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e reddito agli agricoltori. Sarebbe un errore strategico e politico, sottrarre risorse all’agricoltura produttiva mettendo a rischio l’efficacia stessa della Pac nel sostenere le imprese agricole di fronte alle sfide globali e ambientali. L’idea di un Fondo Unico si tradurrebbe in un indebolimento della politica agricola e in un trasferimento di risorse verso capitoli non legati alla produzione, snaturando il senso originario della Pac. In un momento così delicato, servono certezze: le risorse destinate all’agricoltura, non solo, non devono diminuire, ma vanno potenziate».</p>
<h2>Il messaggio da Bruxelles</h2>
<p>Al Fondo Unico si oppone anche Confagricoltura. Il presidente Massimiliano Giansanti, da Bruxelles, ha fatto sapere di aver consegnato un messaggio al Consiglio Europeo e alla Commissione Europea.</p>
<p>«È un momento cruciale per il settore – ha detto –. Mentre noi siamo impegnati a produrre cibo per i cittadini europei, le Istituzioni pianificano interventi che rischiano di distruggere il futuro del nostro settore. Per proteggerlo è necessario tutelare il budget della Politica agricola comune, strumento fondamentale per competere sul mercato e fronteggiare sfide crescenti, come cambiamenti climatici e sconvolgimenti geopolitici. I cittadini europei ripongono la loro fiducia nel nostro lavoro».</p>
<p>Nella lettera consegnata, i Paesi condividono le forti preoccupazioni sull&#8217;ipotesi di istituire un Fondo Unico. «Il commissario Hansen parla di evoluzione della Pac – conclude Giansanti – ma con il Fondo Unico ci troveremmo di fronte a una rivoluzione. Questo indebolirebbe l&#8217;efficacia e la coerenza delle politiche e farebbe perdere la flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze del settore e dei cittadini».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
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