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	<title>CONFCOOPERATIVE - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 15:02:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>GRANO DURO, FILIERA AL CENTRO DEL DURUM DAYS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CONFCOOPERATIVE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Foggia il Durum Days 2026 farà il punto su mercato, stime produttive, TEA e contratti di filiera. Al centro il futuro del duro italiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="550" data-end="792"><strong data-start="550" data-end="625">Il grano duro torna al centro del confronto nazionale e internazionale.</strong> Domani, martedì 19 maggio, l’Auditorium della Camera di Commercio di Foggia ospiterà il Durum Days 2026, appuntamento ormai di riferimento per la filiera grano-pasta.</p>
<p data-start="794" data-end="1179">L’iniziativa riunisce Assosementi, Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e CREA, con Areté come partner tecnico. Un confronto che arriva in una fase delicata, segnata da quotazioni al ribasso, incertezza dei mercati, costi di produzione elevati e variabili climatiche sempre più difficili da governare.</p>
<h2 data-section-id="1dkbb6k" data-start="1181" data-end="1213">Prime stime su Italia e mondo</h2>
<p data-start="1215" data-end="1482"><strong data-start="1215" data-end="1303">Uno dei passaggi più attesi sarà la presentazione delle prime previsioni produttive.</strong> Il programma prevede, infatti, un intervento di Annachiara Saguatti, Senior Market Analyst di Areté, dedicato all’evoluzione e alle prospettive del mercato mondiale del grano duro.</p>
<p data-start="1484" data-end="1896">A seguire, Pasquale De Vita, del CREA di Foggia, farà il punto su “Grano duro italiano: stime produttive, strategie e strumenti per la sostenibilità”. Per gli agricoltori, si tratta di informazioni decisive per leggere la campagna in corso e orientare le scelte in un contesto nel quale la sola produzione non basta più: servono qualità, programmazione e capacità di stare dentro relazioni di filiera più solide.</p>
<h2 data-section-id="1aak2lr" data-start="1898" data-end="1929">TEA e miglioramento genetico</h2>
<p data-start="1931" data-end="2184"><strong data-start="1931" data-end="2003">La prima tavola rotonda guarderà al futuro varietale del grano duro.</strong> Il tema sarà quello del miglioramento genetico e delle Tecniche di Evoluzione Assistita, con il contributo di Nicola Pecchioni, Daniela Marone, Davide Bacilieri e Tommaso Battista.</p>
<p data-start="2186" data-end="2544">Il punto è particolarmente sensibile per aree come la Capitanata e, più in generale, la Puglia, dove siccità, stress termici e pressione delle malattie incidono direttamente su rese e qualità. Le TEA sono quindi al centro del dibattito perché possono aprire nuove prospettive su resistenza alle fitopatie, tolleranza alla carenza idrica e stabilità produttiva.</p>
<h2 data-section-id="emdqpj" data-start="2546" data-end="2579">Dieci anni di Fondo grano duro</h2>
<p data-start="2581" data-end="2881"><strong data-start="2581" data-end="2651">La seconda parte dei lavori sarà dedicata ai contratti di filiera.</strong> A dieci anni dal primo stanziamento per il Fondo grano duro, il Durum Days diventa l’occasione per valutare cosa ha funzionato, quali criticità restano aperte e quali strumenti servono per rendere più conveniente la coltivazione.</p>
<p data-start="2883" data-end="3464">Giorgio Mercuri, presidente di Confcooperative Puglia e vice-presidente nazionale di Confcooperative, intervistato da Grano Italiano, sottolinea il valore di questo passaggio: «a dieci anni dall’avvio dell’intervento del Ministero a sostegno della filiera grano-pasta, possiamo dire che è stato fatto tanto ma il potenziale è ancora molto ampio. Ad oggi i contratti di filiera oggi interessano solo il 15% delle superfici coltivate a grano duro: sono uno strumento importante, perché permettono di definire prima il prezzo di liquidazione del grano, ma non sono ancora entrati nella piena capacità contrattuale nel rapporto tra industria e agricoltori».</p>
<h2 data-section-id="1hw0v74" data-start="3466" data-end="3500">Aggregazione e reddito agricolo</h2>
<p data-start="3502" data-end="3743"><strong data-start="3502" data-end="3560">Il nodo resta la forza contrattuale degli agricoltori.</strong> Secondo Mercuri, il limite principale è legato alla frammentazione produttiva e alla difficoltà, per molte aziende, di affrontare da sole investimenti, innovazione e sperimentazione.</p>
<p data-start="3745" data-end="4289">«Parliamo di tanti piccoli produttori, spesso fuori da sistemi aggregati come cooperative e OP. Da soli fanno fatica a innovare» prosegue Mercuri, e conclude: «serve un modello aggregativo più forte, capace di ridurre i costi di produzione, sostenere la sperimentazione e dare certezze agli agricoltori sul reddito. Anche la trasformazione deve investire di più per migliorare il rapporto tra chi produce e chi utilizza il grano. Se non innoviamo anche nel modo di pensare e costruire la filiera, gli strumenti messi in campo finora rischiano di non dare le risposte attese».</p>
<p data-start="4291" data-end="4404">La partecipazione è libera previa registrazione <a href="https://www.durumdays.com/" target="_blank" rel="noopener">sul sito del Durum Days</a>. <strong data-start="4364" data-end="4404">Di seguito la locandina dell’evento</strong></p>
<p data-start="4291" data-end="4404"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9070" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1024x673.jpg" alt="durum days" width="770" height="506" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1024x673.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-300x197.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-768x505.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-370x243.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-270x177.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-570x375.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-740x486.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1320x868.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026.jpg 1500w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p data-start="4291" data-end="4404">
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<p data-start="4291" data-end="4404">
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		<title>«PERDEREMO MILIARDI»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 10:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CONFCOOPERATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La denuncia di Confcooperative sui dazi americani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Il nuovo quadro geopolitico che si va delineando dopo le prime scelte dell’amministrazione Trump getta ombre sul futuro dell’agroalimentare italiano. Il Centro Studi di Confcooperative stima che l&#8217;introduzione di dazi doganali sul made in Italy comporterebbe un immediato aumento dei prezzi dei prodotti italiani sul mercato USA, con una probabile riduzione delle esportazioni stimabile tra il 15-30% per prodotti chiave come vino, olio d&#8217;oliva, formaggi DOP, ortofrutta, prodotti trasformati come il pomodoro e pasta. «Questo potrebbe tradursi in una perdita di fatturato per il settore di circa 1,5-2 miliardi di euro annui, considerando che gli USA rappresentano il terzo mercato di destinazione dell&#8217;export agroalimentare italiano con un valore di circa 6 miliardi di euro» dice il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.</p>
<h2 dir="ltr">Le scelte di Trump: PMI tra le più colpite</h2>
<p dir="ltr">«Le piccole e medie imprese agroalimentari sarebbero tra le più colpite, poiché hanno minore capacità di assorbire l&#8217;aumento dei costi o di diversificare rapidamente verso altri mercati. Si stima che circa il 30% potrebbe dover ridurre la produzione e l&#8217;occupazione, con particolare impatto sui distretti alimentari specializzati su formaggi e vini. L’export &#8211; sottolinea il presidente di Confcooperative –  è un volano importante della nostra economia soprattutto alla luce della contrazione dei consumi interni. Le imprese per fare margine hanno investito su aggregazione, export e internazionalizzazione. Fare più export per remunerare al meglio i produttori e il territorio».</p>
<p dir="ltr">Al danno, inoltre, si aggiungerebbe la beffa, «l&#8217;effetto dei dazi, infatti, rischierebbe di favorire il fenomeno dell&#8217;Italian Sounding – aggiunge Gardini – da parte di aziende americane o internazionali. Con prezzi più alti per i prodotti originali italiani, i consumatori americani potrebbero orientarsi verso alternative locali che imitano i nostri prodotti, danneggiando ulteriormente il valore del Made in Italy e la sua reputazione sul mercato internazionale».</p>
<h2 dir="ltr">La UE intervenga sui dazi imposti da Trump</h2>
<p dir="ltr">La filiera produttiva italiana subirebbe contraccolpi a catena: dagli agricoltori ai trasformatori, fino alla logistica e alla distribuzione. Si stima che per ogni 10% di riduzione dell&#8217;export verso gli USA, si potrebbero perdere circa 5.000 posti di lavoro nell&#8217;intera filiera agroalimentare, con effetti particolarmente severi nelle regioni a forte vocazione export come Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. «Quello dei dazi – conclude Gardini – è un tema che va affrontato a livello comunitario per avere un maggiore peso negoziale. Oltre alla negoziazione diretta la Ue dovrebbe prevedere inoltre l’attivazione di sostegni economici per le aziende colpite dai dazi, aiutando a mitigare l&#8217;impatto economico sulle imprese italiane del settore agroalimentare».</p>
<div dir="ltr"></div>
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		<item>
		<title>«RIMETTETECI AL CENTRO DELLA PAC»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/centro-pac/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 12:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CONFCOOPERATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La richiesta di Confcooperative dopo il consiglio Agrifish del 27 gennaio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«PAC, rimettere al centro produttori e produzione. Serve una moratoria di 5 anni per ridurre il gap con paesi Extra UE e Mercosur». E’ la richiesta di Confcooperative dopo il consiglio Agrifish del 27 gennaio, nel quale i ministri europei hanno avuto uno scambio di opinioni sulla potenziale semplificazione della politica agricola comune, con particolare attenzione alla procedura di verifica annuale delle prestazioni e alle misure ambientali e climatiche obbligatorie (“architettura verde”). Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen ha ribadito il suo impegno a ridurre l’onere amministrativo per gli agricoltori e ha fatto presente che proporrà l’eliminazione dell’obbligo di verifica annuale delle prestazioni come parte di un ulteriore pacchetto di semplificazione.</p>
<h2>Due nodi</h2>
<p>I ministri hanno inoltre avuto uno scambio di vedute su due proposte legislative, pubblicate recentemente, che mirano a rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena di approvvigionamento agroalimentare. Si tratta della proposta di regolamento sull’applicazione transfrontaliera delle norme contro le pratiche commerciali sleali (Utp) e della proposta di regolamento sull’organizzazione comune di mercato (Ocm).</p>
<p>Il consiglio ha successivamente discusso gli ultimi sviluppi in materia di commercio agroalimentare, con particolare attenzione all’impatto del commercio agroalimentare sugli agricoltori dell’UE e delle barriere non tariffarie al commercio con i paesi extra UE. a questo proposito i ministri hanno dibattuto della prospettiva di una riserva di almeno 1 miliardo di euro per assicurarsi contro ogni potenziale impatto negativo dell’accordo Mercosur. La commissione europea ha preso atto dell’ampio consenso tra gli stati membri sulla necessità di una concorrenza leale tra i produttori dell’UE e quelli extra-UE e anche della richiesta dei ministri di un’ulteriore analisi dell’impatto degli accordi commerciali sugli agricoltori dell’UE. l’esecutivo dell’UE ha inoltre rilevato la necessità di un contesto commerciale più stabile in relazione agli scambi agroalimentari con l’ucraina.</p>
<h2>Le parole di Drei</h2>
<p>Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagripesca sottolinea che «le normative comunitarie in tema di fitofarmaci hanno costituito terreno di scontro durissimo tra l’Europa e i produttori agricoli. Occorre una moratoria di 5 anni per contenere il gap competitivo che si sta acuendo tra la nostra agricoltura e quelle extra UE dalle quali stiamo subendo effetti pesanti a causa di normative radicalmente diverse. I paesi del Mercosur, per esempio, stanno attuando politiche diametralmente opposte, esasperando un divario già presente con i produttori europei impegnati, invece, da decenni in percorsi virtuosi e di maggior rispetto ambientale».</p>
<p>«Nello corso di questa nuova legislatura europea – sottolinea Drei – bisogna ridare centralità ai temi della produzione agricola ed alimentare. Da qui la richiesta di un diverso modo di rapportarsi che tenga conto del confronto con gli operatori del settore, così come ha espresso anche dalla Von der Leyen, al fine di mitigare le tensioni fra le istituzioni EU e il mondo dell’ agricoltura e della pesca».</p>
<p>«Sul tema OP – continua Drei – ho evidenziato come siano state strumenti di aggregazione dei produttori fondamentali per accompagnare i processi di innovazione e aggregazione dell’offerta per valorizzare e remunerare al meglio il valore lungo la filiera, oltre a essere lo strumento di penetrazione del mercato anche in termini di export e internazionalizzazione. Da qui la necessità di rimodulare la nuova PAC per introdurre nuove Ocm ove assenti. Creando – conclude Drei – il terzo pilastro finalizzato alla copertura degli eventi dannosi legati ai cambiamenti climatici».</p>
<p>&nbsp;</p>
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