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	<title>contratti - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Mar 2026 13:20:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>contratti - Grano Italiano</title>
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		<title>LA FILIERA CORRE SUL DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-filiera-corre-sul-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 23:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Coltiva Italia]]></category>
		<category><![CDATA[contratti]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La filiera accelera e dà più stabilità al comparto con la conferma del sostegno pubblico</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-filiera-corre-sul-duro/">LA FILIERA CORRE SUL DURO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="268" data-end="1184">Secondo quanto riportato da <strong data-start="296" data-end="314">Il Sole 24 Ore</strong> nell’articolo <a class="decorated-link" href="https://www.ilsole24ore.com/art/grano-duro-contratti-filiera-accelerano-2026-potrebbero-coprire-terzo-campi-coltivati-AI3veFvB" target="_blank" rel="noopener" data-start="329" data-end="564">“Grano duro, i contratti di filiera accelerano: nel 2026 potrebbero coprire un terzo dei campi coltivati”</a>, il 2026 potrebbe segnare un salto di scala per i contratti di filiera nel duro italiano, fino a interessare circa <strong data-start="680" data-end="699">400 mila ettari</strong>, pari a <strong data-start="708" data-end="752">circa un terzo delle superfici nazionali</strong>, con un sostegno pubblico che salirebbe a <strong data-start="795" data-end="817">40 milioni di euro</strong> e un premio stimato in <strong data-start="841" data-end="864">100 euro per ettaro</strong> per gli agricoltori aderenti. Lo scenario descritto dal quotidiano economico conferma una direzione ormai chiara: la filiera non è più soltanto uno strumento commerciale, ma sempre di più una leva di politica agricola, di programmazione produttiva e di stabilizzazione del reddito.</p>
<h2 data-section-id="1whxuf8" data-start="1186" data-end="1234">Un cambio di passo per il grano duro italiano</h2>
<p data-start="1236" data-end="1842">Il punto centrale è semplice: in una fase segnata da volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche e crescente attenzione alla sicurezza alimentare, il grano duro torna a essere una coltura strategica. Proprio per questo, l’alleanza tra agricoltori e industria assume un valore che va oltre la singola campagna agraria. Il Sole 24 Ore sottolinea infatti come il rafforzamento dei contratti di filiera risponda all’esigenza di rendere più solido l’approvvigionamento nazionale, in un Paese che resta ancora lontano dalla piena autosufficienza, ferma intorno al 60%.</p>
<p data-start="1844" data-end="2217">Per il comparto cerealicolo, ciò significa passare da una logica spesso difensiva, legata all’andamento del prezzo spot, a una logica di costruzione del valore. Il contratto di filiera, infatti, non si limita a garantire il ritiro del prodotto: crea un quadro di regole, obiettivi qualitativi e indirizzi tecnici che possono migliorare la competitività dell’intero sistema a partire dal campo della singola azienda.</p>
<h2 data-section-id="1hv5sa2" data-start="2219" data-end="2276">Premio al reddito e minore esposizione alla volatilità</h2>
<p data-start="2278" data-end="2958">Per l’agricoltore il primo beneficio è evidente: la filiera offre un’integrazione economica e una maggiore prevedibilità e capacità di programmazione. In una cerealicoltura che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con oscillazioni dei listini, costi elevati di mezzi tecnici e forti differenze produttive tra aree e annate, poter contare su un premio dedicato e su condizioni contrattuali definite in anticipo rappresenta un fattore di tenuta aziendale. Il valore dei <strong data-start="2721" data-end="2744">100 euro per ettaro</strong> richiamato dal Sole 24 Ore va letto proprio in questa chiave: non come elemento risolutivo da solo, ma come tassello di una più ampia strategia di stabilizzazione del reddito.</p>
<p data-start="2960" data-end="3294"><strong>La vera forza della filiera, però, non è solo il premio. È la possibilità di ridurre l’incertezza.</strong> Un cerealicoltore che semina dentro un percorso contrattualizzato ha, almeno in parte, un riferimento più chiaro sugli sbocchi commerciali, sui parametri richiesti e sulle pratiche agronomiche più coerenti con gli obiettivi di mercato.</p>
<h2 data-section-id="w9bg4n" data-start="3296" data-end="3339">Direzione tecnica e agronomia più mirata</h2>
<p data-start="3341" data-end="3780">Qui entra in gioco uno degli aspetti più importanti e, spesso, meno valorizzati, dei contratti di filiera: la guida tecnico-agronomica. La filiera funziona davvero quando non si limita a fissare un prezzo o un premio, ma accompagna le aziende nelle scelte di campo. Significa indicazioni su varietà da privilegiare, epoche e densità di semina, piani di concimazione più efficienti, strategie di difesa e criteri di raccolta e stoccaggio.</p>
<p data-start="3782" data-end="4161">Questo approccio ha un duplice effetto. Da un lato aiuta a migliorare la stabilità delle rese, che oggi è uno dei veri nodi economici della coltura. Dall’altro consente di costruire una granella più coerente con le esigenze dell’industria di trasformazione. In altre parole, la filiera riduce il disallineamento storico tra ciò che il campo produce e ciò che il mercato richiede, nel rispetto delle attese e della tutela del consumatore.</p>
<p data-start="4163" data-end="4491">Per il produttore agricolo, ricevere suggerimenti tecnici mirati significa anche limitare gli errori e razionalizzare gli input. In annate complicate dal punto di vista climatico, questo può tradursi in una maggiore continuità produttiva e in una migliore qualità finale, due fattori decisivi per difendere il margine aziendale.</p>
<h2 data-section-id="updacy" data-start="4493" data-end="4555">Qualità, omogeneità e maggiore affidabilità per l’industria</h2>
<p data-start="4557" data-end="5019">La filiera, però, non porta vantaggi solo in campagna. Per l’industria molitoria e pastaria, disporre di materia prima programmata significa poter contare su lotti più uniformi dal punto di vista qualitativo, merceologico e sanitario. È un passaggio cruciale: la qualità non è soltanto il contenuto proteico, ma anche l’omogeneità della granella, la sanità del prodotto, la costanza nei parametri di trasformazione e la riduzione delle criticità lungo la catena.</p>
<p data-start="5021" data-end="5437">Una maggiore uniformità consente di ottimizzare i processi industriali, ridurre le variabilità in macinazione e nella trasformazione, e offrire al consumatore un prodotto finale più costante. In un mercato in cui la pasta italiana continua a giocarsi la reputazione anche sulla tracciabilità e sull’affidabilità della materia prima, i contratti di filiera diventano uno strumento di qualificazione del made in Italy.</p>
<p data-start="5021" data-end="5437">Insomma, la filiera gioca un ruolo chiave nella lotta dura che combattiamo non solo contro gli importatori di altri continenti, ma anche di quelli alle porte delle Alpi, dalla Francia all&#8217;Austria, avvantaggiate da una logistica meno costosa ma anche da una capacità degli agricoltori di fare squadra che garantiscono omogeneità e qualità elevata ai lotti di granella (ci si riferisce, ovviamente, anche al frumento tenero).</p>
<h2 data-section-id="1azti2q" data-start="5439" data-end="5485">Un vantaggio che arriva fino al consumatore</h2>
<p data-start="5487" data-end="6105">L’ultimo anello della catena è il consumatore, che beneficia indirettamente ma concretamente di questo modello. Una filiera ben organizzata genera più trasparenza, più controllo e una qualità più stabile del prodotto finito. In tempi in cui la sicurezza alimentare è tornata, fortunatamente, centrale, il valore di una materia prima nazionale meglio programmata e meglio assistita sul piano tecnico acquista un peso ancora maggiore. Il quadro richiamato dal Sole 24 Ore si inserisce proprio in questa prospettiva di rafforzamento strategico dell’intera filiera del duro italiano.</p>
<h2 data-section-id="lsmwz7" data-start="6107" data-end="6144">La filiera come scelta strutturale</h2>
<p data-start="6146" data-end="6516">Il dato più interessante, al di là dei numeri, è forse questo: la filiera sta smettendo di essere un’opzione marginale per diventare un pilastro organizzativo del comparto. Se davvero nel 2026 si arriverà a coprire un terzo delle superfici a duro, come riporta il Sole 24 Ore, il settore si troverà di fronte a un passaggio di fase.</p>
<p data-start="6518" data-end="6994">Per il grano duro italiano, la sfida non è soltanto produrre di più, ma produrre meglio, con maggiore continuità e con un equilibrio più sostenibile fra reddito agricolo, esigenze industriali e aspettative del mercato. In questo senso, i contratti di filiera non rappresentano solo una risposta congiunturale: possono diventare la base di una cerealicoltura più moderna, più orientata e meno esposta agli squilibri che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione il settore.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>STRUMENTI NUOVI PER FARE REDDITO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/reddito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 22:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[contratti]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza di un cerealicoltore dell'Emilia Romagna </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/reddito/">STRUMENTI NUOVI PER FARE REDDITO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano italiano torna in Emilia Romagna, in provincia di Bologna, per fare il punto sulla stagione con un cerealicoltore che continua ad avere fiducia nel frumento e che utilizza strumenti di mercato innovativi per poter sostenere la sua redditività. Luigi Maccaferri, cerealicoltore e presidente di <em>COPROB</em>-Italia Zuccheri, racconta a Grano italiano la sua esperienza e le sue soluzioni. Ripensare il posizionamento sul mercato e mettere in atto pratiche e tecniche agronomiche adeguate è la chiave per sostenere il reddito nella coltura del frumento.</p>
<h2>Luigi Maccaferri, di quali colture si occupa?</h2>
<p>«Gestisco insieme a mia sorella un&#8217;azienda di circa 175 ettari in provincia di Bologna. La nostra prima coltura, per superficie, è il frumento, tenero e duro, segue la barbabietola da zucchero, coltiviamo anche mais e cereali minori, leguminose, erba medica e, da alcuni anni, colture da seme come colza e ravanelli. Abbiamo in casa tutte le attrezzature necessarie alle diverse operazioni, quindi realizziamo tutto in autonomia, dalla preparazione del terreno alla raccolta».</p>
<h2>Il vostro frumento è destinato a qualche filiera?</h2>
<p>«Si, produciamo per diverse filiere tramite il consorzio agrario d&#8217;Italia, come quella di Barilla. Non vendiamo direttamente ai mulini ma lavoriamo, appunto, con il consorzio: questo ci consente di valorizzare il nostro prodotto con contratti particolari, anche a prezzi definiti. Negli ultimi tempi si stanno affacciando anche da noi contratti che prevedono prezzi in parte bloccati già ad inizio campagna: è uno strumento a cui non siamo molto avvezzi in Italia ma che ci consente di eliminare l&#8217;incognita del valore di realizzo. L&#8217;unica variabile, nel corso della stagione, resta la quantità prodotta, insomma la resa. Con strumenti come questo devi tenere un quantitativo di prodotto bloccato e puoi gestire la quota restante provando a ottenere la remunerazione massima quando il mercato è in rialzo. E&#8217;, in sostanza, uno strumento di copertura».</p>
<h2>Che vantaggi ha avuto usando questi strumenti?</h2>
<p>«Il beneficio che si ottiene è sicuramente una stabilizzazione del prezzo nel corso degli anni. Poi, certamente, siamo sul mercato globale: le importazioni che arrivano, a partire dal nostro vicino porto di Ravenna, hanno un impatto e modificano gli equilibri tra domanda e offerta a livello locale. Pensi alla scorsa stagione: la produzione non eccezionale del 2023-24 avrebbe dovuto comportare prezzi in crescita, invece c&#8217;è stato un calo generalizzato a causa di movimenti in areali molto distanti dal nostro. Senza dubbio, è fondamentale stipulare tanti contratti differenti: avere opportunità diverse mette l&#8217;agricoltore al riparo dalle fluttuazioni del mercato su cui non può agire».</p>
<h2>Le sue superfici a frumento sono calate negli ultimi anni?</h2>
<p>«No, non sono andate diminuendo: ho molta fiducia nella coltura del grano, il consumo nazionale è alto e non siamo autosufficienti, nè sul duro, nè sul tenero. Sono fiducioso, quindi, che possa dare dei risultati alle aziende. Nella nostra azienda la quota dei terreni dedicata al frumento è sempre stata, negli ultimi anni, intorno al 40%, anche perchè ritengo che la corretta rotazione sia fondamentale per la gestione aziendale. Il grano, sotto questo punto di vista è fondamentale: ci sono sinergie positive ad esempio con la barbabietola per la preparazione del terreno, oppure con ravanello o crucifere che offrono numerosi vantaggi con una successione di frumento. Anche con la soia, infine, nell&#8217;ambito di una rotazione quadriennale».</p>
<h2>Rientra, quindi, nelle vostre strategie agronomiche&#8230;</h2>
<p>«In generale, la gestione della successione colturale è uno strumento che sto impiegando per giungere ad un equilibrio ottimale, un compromesso positivo che porti vantaggi in termini di lavorazioni del terreno ma anche di nutrizione dei nostri suoli. Impiegando strategie di successione colturale e di fertilizzazione organica e organo-minerale riesco ad avere buoni risultati di qualità del suolo, nonostante nelle nostre zone la sostanza organica è generalmente bassa. Questa strategia è premiante a maggior ragione in un contesto economico difficile, dove ci tocca fronteggiare il caro concime. Infatti impieghiamo anche ammendanti e biostimolanti che, insieme ad una corretta gestione delle stoppie e della fertilizzazione organo-minerale, ci aiutano a sostenere la redditività».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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