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	<title>CUN - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Apr 2026 16:47:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>CUN - Grano Italiano</title>
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		<title>«COSTI INSOSTENIBILI»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/costi-insostenibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 22:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Costi insostenibili per chi coltiva grano: intervista con Matteo Pagliarani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Faccia a faccia con il nuovo presidente di Agia, che coltiva frumento</p>
<p>Il comparto cerealicolo italiano da diversi anni a questa parte sta vivendo una drastica riduzione della marginalità di guadagno per i coltivatori. Ne parliamo con Matteo Pagliarani nuovo presidente di Agia, l&#8217;associazione giovani imprenditori di CIA. Pagliarani è titolare di un&#8217;azienda agricola denominata “Clorofilla” con annesso agriturismo. L&#8217;azienda ha le dimensioni di circa 220 Ha, con una superficie agricola utilizzabile di circa 180 Ha. Si trova a Mercato Saraceno in provincia di Forlì-Cesena. Ecco come descrive la sua esperienza:</p>
<p>« io nella mia azienda coltivo sia grano tenero che duro. Inoltre nella mia azienda sono presenti anche diversi Ha di bosco e 4 Ha di vigneto. Fra le varietà di grano tenero negli anni ho seminato Palesio, Giorgione e Bologna. Invece fra le varietà di grano duro ho seminato Platone, Iride, Ettore, Marco Aurelio e Orobel. Le rese ottenute variano molto a seconda dall&#8217;annata. Dipendono anche dalla giusta gestione agronomica del terreno. Circa 15 q della produzione totale di grano viene reimpiegato per l&#8217;agriturismo. Il resto viene venduto.</p>
<p>La mia zona è un territorio a giacitura pedocollinare circondato da boschi con presenza di calanchi, a tessitura argillosa. Per questo dal grano tenero di solito riesco ad ottenere rese di circa 35 q/Ha, mentre per il duro mi fermo a 20-25 q/Ha. A differenza della pianura Padana dove si riescono ad ottenere anche rese di 75 q/Ha per il tenero e 50 q/Ha per il duro. Utilizzo il tenero per l&#8217;alimentazione animale. Utilizzo il duro per la produzione di pasta.</p>
<p>Negli ultimi anni i terreni hanno perso molto valore di mercato. Puntare sul settore primario con i costi delle materie prime in continuo aumento, soprattutto gasolio e fertilizzanti, non rende più sostenibile la produzione. Io cerco di diversificare la produzione. Sono tornato alle strategie del passato: una volta si gestiva un allevamento per chiudere il ciclo. Si coltivano cereali da reimpiegare in parte in azienda per valorizzare il prodotto. Se nella mia azienda non coltivassi anche foraggere per sostenere l&#8217;allevamento, sarebbe impossibile resistere » spiega Pagliarani.</p>
<h2>Azioni politiche per la sostenibilità della granicoltura</h2>
<p>« Per potere rendere sostenibile la coltivazione del grano, bisogna intraprendere delle azioni politiche sulle borse merci, sulla CUN (<a href="https://granoitaliano.eu/quanto-grano-rappresenta-la-cun/">QUANTO GRANO RAPPRESENTA LA CUN?</a>). E ancora di più sulla valorizzazione dei prodotti all&#8217;interno delle associazioni di produttori. In passato gli agricoltori dicevano che se si superano i 100 q di grano “avevi fatto l&#8217;annata agraria” ossia erano sufficienti per coprire i costi aziendali ed avere anche un certo guadagno. Adesso si può produrre quanto si vuole ma ci sono costi fissi così tanto elevati che non permettono di essere competitivi produttivamente nelle zone interne. E ancora peggio nel mio caso che opero in regime biologico.</p>
<p>Fino ad una quindicina di anni fa fare grano biologico permetteva di avere una differenza importante di mercato con un 20-25% di surplus nel prezzo. Oggi questo non c&#8217;è più. Non potremmo mai essere competitivi se non torniamo a pensare come si può cooperare fra noi agricoltori anche all&#8217;interno della filiera. Tutti gli attori che ne fanno parte, se hanno a che fare con enti divisi e non raccolti nelle proposte, riescono a spuntare un prezzo migliore rispetto a quando il mercato è aggregato. Per cui l&#8217;aggregazione fra produttori è fondamentale.</p>
<p>L&#8217;OCM è uno strumento che possiamo pensare di investire all&#8217;interno delle aziende agricole. In questo modo si può avere un prezzo equo lungo tutta la filiera.</p>
<p>Il mercato cerealicolo è un mercato non europeo ma globale: se manca il grano in Europa lo si può andare a comprare dall&#8217;alta parte del mondo » spiega Pagliarani.</p>
<h2>Attenzioni alla reciprocità</h2>
<p>« La reciprocità è qualcosa a cui prestare attenzione: noi siamo forti sulla qualità e sui processi trasformativi di certi prodotti agricoli. In Europa, come paese Italia, abbiamo fatto un lavoro che ha portato a fare enormi sacrifici in termini di investimenti. Inoltre, questo lavoro mette al centro l&#8217;etica produttiva e la riduzione dei residui di erbicidi e prodotti fitosanitari nei prodotti agricoli con la speranza che tutto ciò possa essere riconosciuto. Altrimenti possiamo abbandonare la lotta integrata e tornare ai trattamenti “a calendario”. Così anche noi possiamo ottenere produzioni differenti.</p>
<p>Ma noi abbiamo preferito fare dei sacrifici per potere andare incontro al consumatore. Questo è il messaggio che voglio far passare. Se noi agricoltori abbiamo fatto questi sacrifici non possiamo andare a prendere il grano che viene dall&#8217;estero. Un prodotto di qualità aumenta il costo perchè diminuisce la resa per ettaro. Dobbiamo cercare di ritrovare un certo equilibrio che parte dal prezzo finale che trova il consumatore sugli scaffali ma che si ripercuote sugli agricoltori. Il prezzo finale è aumentato ma l&#8217;agricoltore non ha aumentato i prezzi del grano. Il grano viene pagato come 30 anni fa. Io il massimo che sono riuscito a farmi pagare il grano duro è 45-50 €/q. A quella cifra si riesce ad essere in parte competitivi. Ma sotto quella cifra no. Parliamo di un guadagno massimo di 150 €/Ha.» spiega Pagliarani</p>
<h2>Le rotazioni garantiscono la produzione</h2>
<p>« Operando in regime di coltivazione biologico, la produzione dipende dalla giusta gestione del terreno. Perchè se arriviamo in ritardo con le varie operazioni c&#8217;è una differenza piuttosto importante di produzione rispetto ad una coltivazione con metodi convenzionali. Io in passato ho provato a coltivare di tutto: colture da seme, piante da biomassa, orticole, ciliegi, oliveti. Ho ancora 4 Ha di vigneto. Ma l&#8217;unica cosa che mi garantisce una produzione costante negli anni è la rotazione grano, orzo e erba medica. Tutto il resto, o per un motivo o per un altro, gelate o attacchi parassitari soprattutto, non mi garantisce una costanza di produzione. Se non per qualche annata ma non nel medio-lungo periodo » spiega Pagliarani.</p>
<h2>Una parola chiave:autosufficienza</h2>
<p>« Io sono un forte sostenitore del concetto di autosufficienza: prima valorizzare il prodotto interno lordo e cercare di collocarlo sul mercato, poi se non ci basta guardare alle produzioni estere. Noi compriamo i prodotti da stati che si sono dimenticati le strategie di produzione e sufficienza energetica e alimentare. Se non torniamo a pensare a come distaccarci da questa globalizzazione noi saremo sempre più in balia dei cambiamenti sullo scacchiere politico internazionale e questo non possiamo più permettercelo (<a href="https://granoitaliano.eu/urea-appesa-al-filo-di-teheran/">UREA APPESA AL FILO DI TEHERAN</a>)<a href="https://granoitaliano.eu/urea-appesa-al-filo-di-teheran/">.</a> Ritorniamo a utilizzare energie sostenibili. Ritorniamo alla produzione di fertilizzanti e ad un&#8217;economia circolare interna del nostro paese. Dove non arriviamo cooperiamo globalmente con chi ci permette di avere una competizione», conclude Pagliarani.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>CUN E PREZZI, PARLA ITALMOPA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cun-e-prezzi-parla-italmopa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[mulini]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al Presidente di Italmopa Vincenzo Martinelli</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Il Presidente di Italmopa Vincenzo Martinelli ci ha rilasciato questa intervista esclusiva. Leggiamo con attenzione l&#8217;opinione dell&#8217;industria molitoria. (Avviso)<a href="https://granoitaliano.eu/la-sfida-delle-crucifere/" target="_blank" rel="noopener"> (Avviso)</a></p>
<h2 class="p1">Presidente Martinelli, a poche settimane dall&#8217;avvio della Cun grano duro, qual è la valutazione dell&#8217;industria?</h2>
<p class="p3">Possiamo esprimere una valutazione certamente positiva alla luce del fatto che sono state accolte le istanze dell’industria volte a favorire la quotazione di grani di alta qualità. Su questo aspetto, particolarmente rilevante, tengo infatti a sottolineare che siamo riusciti ad ottenere ciò che chiedevamo con specifico riferimento alla quotazione delle qualità che il mercato della filiera grano duro-pasta richiede.</p>
<h2 class="p1">La gestazione di quest&#8217;organismo è stata travagliata. Cosa non vi convinceva e perché avete deciso di partecipare?</h2>
<p class="p3">Non ci convinceva la chiusura delle borse merci pubbliche cosa che, essendo prevista dalla normativa, abbiamo necessariamente dovuto accettare, ma certamente avremmo preferito che le borse rimanessero in essere allo scopo di garantire il metodo democratico di rilevazione dei prezzi e mantenere la pluralità dei soggetti adibiti a questo compito. Al contempo, come Italmopa, abbiamo sempre sostenuto, in tutte le sedi possibili e in occasione delle interlocuzioni avute con i rappresentanti della competente Amministrazione, che l’unico modo per valorizzare il grano nazionale è quello di perseguire la qualità.</p>
<h2 class="p5">Due borse private (Milano e Altamura) continuano a quotare il duro. Cosa ne pensa?</h2>
<p class="p3">Per nostra fortuna viviamo in un Paese in cui non è possibile vietare agli operatori di riunirsi al fine di quotare il grano duro. Tale meccanismo rientra a pieno titolo in un contesto caratterizzato da una pluralità di soggetti volti a svolgere questo tipo di attività per garantire, in modo democratico, la rilevazione dei prezzi reali di mercato. Tengo a sottolineare, tra l’altro, che sia Milano, sia Altamura continuano ad essere borse frequentate da operatori del settore dove ci sono professionalità particolarmente indicate a svolgere questo compito e nulla vieta, anzi, che ne possano sorgere altre in Italia.</p>
<h2 class="p1">Molti agricoltori si aspettavano &#8211; perché così era stato detto &#8211; che la Cun avrebbe portato i prezzi ai livelli dei costi Ismea. E&#8217; verosimile?</h2>
<p class="p3">Assolutamente no, Italmopa ha sempre affermato che i listini devono rilevare solo ed esclusivamente i prezzi reali di mercato. Da parte nostra, non avremmo mai accettato un prezzo ‘politico’.</p>
<h2 class="p1">Perché la Cun adotta una classificazione del duro diversa da quelle che sono sempre state usate nelle borse cereali, includendo delle percentuali di proteine che secondo gli studi Crea non si raggiungono facilmente in Italia?</h2>
<p class="p3">Come indicato in precedenza, riteniamo che solo perseguendo la qualità si possa riuscire a valorizzare la redditività della filiera tutta. Il mercato, soprattutto della pasta venduta in Italia, richiede alta qualità per andare incontro al consumatore italiano che è giustamente esigente. Consentitemi di sottolineare che da sempre auspichiamo di poter trasferire il surplus economico, che a tutt’oggi dobbiamo necessariamente destinare all’acquisto di grani esteri di alta qualità, caratterizzati da prezzi estremamente più elevati, sulla filiera italiana. I contratti di filiera volti al raggiungimento di un alto tenore proteico dimostrano che tale obiettivo risulta effettivamente raggiungibile. A tal riguardo, ci auguriamo che si possano prevedere investimenti da destinare alla ricerca sulle varietà di grani oltre che sulle operazioni colturali volte al raggiungimento di parametri di qualità adeguati.</p>
<h2 class="p5">In questi mesi l&#8217;attenzione è stata calamitata dal grano duro, ma anche il tenero soffre e gli scambi languono. Cosa vuol dire ai produttori italiani?</h2>
<p class="p3">Il grano duro rappresenta una commodity di nicchia non quotata, al contrario del grano tenero che è quotato su tutte le borse internazionali. Alla luce di quanto sopra, non riteniamo utile modificare lo status quo che caratterizza il grano tenero.</p>
<h2 class="p1">La normativa vigente rende realmente possibile la creazione di condizioni eque e trasparenti che aiutino a portare nelle filiere gran parte della produzione nazionale di frumento, in modo da consentire all&#8217;industria una programmazione certa e ai produttori una remunerazione altrettanto certa?</h2>
<p class="p1">A questo riguardo, permettetemi di ricordare che il mio motto è sempre stato ‘collaborazione anziché contrapposizione’, questo perché sono fermamente convinto che ci sia bisogno di collaborazione tra tutti gli attori della filiera. Soltanto se tale collaborazione verrà implementata proficuamente risulterà possibile prevedere uno sviluppo di tale strumento, magari partendo dalla costituzione di un tavolo di filiera, più volte richiesta da tutti gli attori coinvolti, inclusa ovviamente Italmopa.</p>
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		<item>
		<title>PREZZI POLITICI E PREZZI DI MERCATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/prezzi-politici-e-prezzi-di-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[quotazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenico De Francesco confronta la Cun con gli altri sistemi di quotazione del grano duro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da più parti, i colleghi cerealicoltori mi dicono che questa Cun grano duro ricorda il socialismo reale, che pretendeva di imporre le proprie regole al mercato. Sappiamo com&#8217;è finita l&#8217;Urss&#8230; Oggi, al contrario, le variabili che determinano il valore di un bene sono talmente interconnesse a livello globale che lo stesso valore può cambiare a distanza di pochi minuti. E&#8217; sensato pensare di poter guidare i prezzi da un ufficio di Roma? Ed è produttivo lavorare con una sola quotazione alla settimana?</p>
<h2>Mercato di nicchia</h2>
<p>Quello del grano duro è un mercato di nicchia e una domanda di appena 35 milioni di tonnellate, a fronte di una disponibilità tra i 34 e i 38: ad oggi nessuno opera su<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> q</span>uesta materia prima con strumenti derivati come future eppure noi italiani pensiamo di poter fare il prezzo con una organizzazione così stramba come quella della Cun.</p>
<h2>Perchè chiudono le borse?</h2>
<p dir="ltr">I colleghi mi chiedono: perchè chiudono le borse merci? Prima della Cun a fare da riferimento al mercato nazionale del grano duro<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> </span>erano<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space">  </span>quattro: Bari, la città di Divella, il re della pasta; Foggia e Bologna, che si contendevano il primato di capitale del durum; infine Altamura, la più piccola e la più importante, perché nasceva in casa dei cerealisti ed è onesto ammettere che chi compra sappia a che prezzo ha comprato, per quanto abbia interesse a comprare al meglio per sè.</p>
<h2 dir="ltr">Perché si quota a Roma?</h2>
<p dir="ltr">Oggi le quotazioni del durum avvengono a Roma, dove si riuniscono gli esperti dei sindacati e dei mugnai sotto lo sguardo vigile del Ministero. Mah. Stiamo parlando dell Italia , il primo trasformatore di grano duro al mondo, oltre 6 milioni di tonnellate, primo produttore di grano duro europeo<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space">  </span>che a turno si divide il primo posto al mondo come produttore di grano duro con Canada e Turchia; l&#8217;Italia con l&#8217;Algeria si condente il primo posto di importatore di grano duro al mondo , il paese che assorbe quasi la totalità dell import di grano duro in Europa&#8230; pensiamo davvero che il cerealicoltore si accontenterà di leggere le quotazioni decise a Roma e non dai mercati dove si incontrano domanda e offerta?</p>
<h2>Ecco cosa si fa nel mondo</h2>
<p class="yiv4510862367ydp8e009e29p1">In <b>Canada </b>listini <b>PDQ </b>le quotazioni avvengono 5 giorni su 7<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> </span>, su sette distretti territoriali<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> </span>, in<b> Turchia </b>abbiamo due borse, <b>Konia Ticaret Borsasi , che si riferisce solo al territorio del Konia </b>che quota giornalmente con tre sottospecie, ovvero prezzo base, prezzo maggiori scambi e la media; poi c’è la <b>Ticaret borsasi Gazientep e </b>riguarda la produzione del Sud Est , quotazione giornaliera su tre gradi con distinzione tra valore massimo e valore medio di scambio; inotlre, come sui listini canadesi trovi lo storico e tutta una serie di notizie attinenti ai movimenti mercuriali. Alla professionalità dei canadesi si affianca la trasparenza dei turchi nei confronti del settore, listini aggiornati giornalmente, suddivisi per gradi di qualità e territori di provenienza, particolari importantissimi per leggere il mercato.</p>
<p class="yiv4510862367ydp8e009e29p1">Una siccità localizzata in Saskatchewan come il 2021<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> </span>o Anatolia 2025 , ovvero i principali territori dove si produce durum, diventa determinante per le sorti del mercato e veder quotata la loro produzione su apposite borse mercuriali di riferimento diventa<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> </span>fondamentale per leggere il mercato, così come è<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space"> </span>stato determinante avere il borsino di Foggia allocato sul secondo territorio italiano per produzione di durum e primo territorio nazionale per trasformazione, così come lo era il Borsino di Bologna, per quotare i valori della produzione della terza regione produttrice di durum italiano ovvero le Marche: era importante poter osservare in tempo reale<span class="yiv4510862367ydp8e009e29Apple-converted-space">  </span>l&#8217;andamento mercuriale di un comparto commerciale globalizzato ed è fondamentale per capirne l evoluzione.</p>
<p class="yiv4510862367ydp8e009e29p1">A chi conviene concentrare tutto a Roma?</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<item>
		<title>APPELLO A CAMBIARE LA CUN</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/appello-a-cambiare-la-cun/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:36:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[granaio d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un ex consigliere della Cun sperimentale scrive a Granoitaliano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una speranza tradita. Vale quanto una condanna a morte per Foggia, Granaio d’Italia e per tutto il Mezzogiorno cerealicolo il meccanismo di funzionamento della Commissione Unica Nazionale appena varata. Ovviamente, speriamo che sia accolto il nostro appello.</p>
<p>L’istituzione della Cun era stata il frutto di una nobile battaglia iniziata fin dal 2016. Con la neonata GranoSalus partecipammo al sogno ed al progetto. Si trattava di tutelare la salute dei consumatori e dare la giusta ricompensa, con un reddito dignitoso, agli agricoltori del Sud Italia. Ora la storia sembra finita nel peggiore dei modi. La Cun grano duro del Sud avrebbe dovuto stabilire i prezzi del grano distinguendolo in base alla qualità, basandosi su una griglia qualitativa i cui parametri di valutazione erano i principali contaminanti del grano, pressoché assenti nel grano del Sud Italia e presenti, invece, in abbondanza nel grano di importazione, quali:</p>
<p>1. micotossina Don (deossinivalenolo)</p>
<p>2. glifosato, erbicida utilizzato all’estero nelle aree freddo-umide per essiccare la pianta e consentirne la trebbiatura</p>
<p>3. metalli pesanti presenti in terreni inquinati.</p>
<p>Ciò avrebbe consentito di differenziare il grano dauno e di tutto il Sud Italia, che è il migliore del mondo quanto a salubrità, e avrebbe fatto sì che esso potesse essere &#8220;apprezzato&#8221;, cioè quotato come merita per il suo valore intrinseco legato alla sua salubrità!</p>
<p>Infatti, non tutti sanno che nonostante i massicci arrivi di grano estero, il grano locale non è affatto superfluo. Al contrario, esso è essenziale! Serve per migliorare la qualità delle semole, in quanto caratterizzato dalla sostanziale assenza di contaminanti. La CUN avrebbe dovuto stabilire i prezzi del grano non soltanto in funzione del tenore proteico, che è sostanzialmente simile per grano locale ed estero, ma in funzione della quantità di contaminanti presenti. Ciò avrebbe ristorato i produttori italiani dei maggiori costi a fronte dell’eccellenza qualitativa da loro prodotta. A rafforzare il principio secondo cui il prezzo del grano debba essere strettamente espressione della sua salubrità è la riduzione per legge dei livelli di contaminanti tollerati nei derivati del grano, con particolare attenzione per i bambini al di sotto dei 3 anni, dove il limite della micotossina Don (deossinivalenolo) è stato ridotto da 200 ppb a 150 ppb!</p>
<p>Oggi, non soltanto nella pratica non cambia nulla rispetto alle borse merci, dove il principale parametro che determinava il prezzo erano già le proteine, ma questa è una definitiva condanna a morte per l’economia principale della nostra provincia e per tutto il meridione, in quanto si legittima così la confusione del grano locale con quello straniero, impedendo in tal modo ogni possibilità di recupero di reddito.</p>
<p>Si badi bene: se Foggia &#8211; città del grano &#8211; risulta l’ultima città in classifica per reddito pro capite dipende proprio da questi prezzi sottocosto ingiustificati che non premiano il nostro oro giallo, generando una crisi economica, sociale e culturale senza fine della nostra amata Daunia! Infatti il prezzo del grano oggi quotato dalla Cun non copre i costi di produzione e ciò fa sì che la coltivazione non sia remunerativa, le aziende agricole non hanno speranza di uscire da una crisi che le attanaglia da un ventennio, circa un milione di ettari restano incolti. Oltre alle campagne dai nostri giovani vengono abbandonate anche le città del Sud. Ma ciò può dirsi anche per tutto il Sud cerealicolo, dall’Abruzzo alla Sicilia ed alla Sardegna, dove la coltivazione del grano ha da millenni prodotto ricchezza, cultura e salute.</p>
<p>Autore: <em>Roberto Carchia, Agronomo, già commissario CUN grano duro sperimentale</em></p>
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		<title>DOV&#8217;E&#8217; IL GRANO 15% ?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cun-grano-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:10:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un cerealicoltore di Atessa risponde alle affermazioni del presidente di Italmopa</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente di Italmopa, associazione dei mugnai, <a href="https://granoitaliano.eu/milano-sorniona/" target="_blank" rel="noopener">commentando l&#8217;esordio della CUN grano duro</a>, ha tenuto a sottolineare come l&#8217;introduzione di due nuovi parametri mercuriali, ovvero il fino alto proteico con riferimento minimo di 15% di proteine ed il fino proteico riferimento minimo 14% di proteine, rispecchi un&#8217;esigenza dell&#8217;industria di trasformazione, come a voler sottolineare di come ci sia bisogno di far crescere ulteriormente, sotto il profilo qualitativo, ovvero secondo i loro parametri di riferimento, le produzioni italiche dal punto di vista proteico; affermazioni che a parer nostro non trovano riscontro nei fatti.</p>
<p>Dopo  che per decenni , le nostre borse merci hanno quotato la massa critica richiesta dagli stessi industriali tra un minimo di 13% di proteine all&#8217;11% di proteine (commercializzate sul borsino di Altamura), si sostiene che gli industriali italiani hanno bisogno di granelle iperproteiche. Peccato che nei fatti non sia così. E lo dicono le scelte degli associati a Italmopa.</p>
<h2><b>Vediamo i registri</b></h2>
<p>Sui registri doganali italiani , ad oggi, si segnala che l&#8217;Ue ha importato 1.321.000 tonnellate e l Italia ne ha assorbito circa l&#8217;80%, ovvero 1.105.576 tonnellate.</p>
<p>Il maggior esportatore verso l&#8217;Europa con 800.000 tonnellate è il Canada, seguito dagli USA 203.000 tonnellate e dal Kazakhstan 202.000 tonnellate, seguito da Turchia. Se ci focalizziamo sulle granelle che arrivano dal Nord America e dal Kazakhstan &#8211; stesso periodo di semina, stesso clima, stesse tecniche di coltivazione, stessi problemi , in particolare sul raccolto nord americano , ovvero Canada/USA , dove le maggiori produzioni sono concentrate tra il confine delle due nazioni , nelle praterie del Saskatchewan per il Canada e nel Nord Dakota e Montana per la parte statunitense, e poi restiamo sul raccolto Canadese che ad oggi rappresenta il 60,5% dell import extra Ue, ovvero 800.000 tonnellate , è possibile renderci conto di che merce arrivi e con quali gradi qualitativi.</p>
<p>Gli ultimi dati divulgati dal governo canadese aggiornati a <strong>gennaio 2026 ,</strong> rivelano che verso l&#8217;Italia sono state spedite 604.000 tonnellate, (mancano  i dati di febbraio e marzo in cui si è registrato un ottimo andamento di export dal Canada) così ripartiti secondo i certificati di esportazione:</p>
<p>-55.000 tonnellate di grado 1° ovvero riferimento listino PDQ <strong>1CWAD 13,0% proteine-</strong></p>
<p><strong>&#8211;</strong>503.000tonnellate di grado 2° e 46.200 tonnellate di grado 3°-</p>
<p>Questi dati dicono che non importiamo granella iper proteica, ma massa critica tal quale a quella trattata in Italia, ovvero al nostro Fino/ buono mercantile/mercantile, poiché il 1°/ 2°/3° grado canadese equivalgono  ad essi , (anzi sotto certi aspetti , vedasi i chicchi fusariati, i nostri grani  a parità di grado sono superiori). Stesso discorso per il raccolto americano e Kazako. Questo non vuol dire che non importiamo partite di grano con contenuto iper proteico, che peraltro si trova anche in Italia, ma in produzioni di nicchia , per scambi ristretti , lontani dai volumi della massa critica che i nostri industriali trasformano e si scambiano sul mercato.</p>
<p>Quindi quando parliamo di grano iperproteico parliamo di contratti di filiera, che spesso proprio perché non danno i risultati sperati sono oggetto di critiche da parte degli stessi  agricoltori; negli USA questa nicchia riguarda principalmente la produzione del <strong>Desert Durum , </strong>anch&#8217;essa gestita secondo contratti di conferimento , tant&#8217;è che non vi è alcun listino mercuriale che pubblichi le quotazioni del <strong>Desert Durum.</strong></p>
<h2>Un ircocervo</h2>
<p>La CUN così come e nata è un ircocervo, cioè un animale mitologico che non esiste nella realtà; per questo, a nostro avviso, essa ha disatteso totalmente le aspettative dei produttori. Ora, al danno ci si aggiunge la beffa di dichiarazioni incomprensibili alla luce dei dati, rilasciate proprio mentre migliaia di cerealicoltori investono passione  per garantire al consumatore un prodotto sano e qualitativamente adeguato alle sue esigenze.</p>
<p>La qualità delle nostre granelle è sempre stata un obbiettivo primario per le nostre imprese e i nostri trasformatori A fronte un fabbisogno di oltre 6.000.000 di tonnellate importano lo stretto necessario per integrare la produzione nazionale, ovvero il 30/35% del totale trasformato. Non sono disposti a pagare di più, ma ben si guardano dal rinunciare al durum italiano, a testimoniare che la massa critica del grano duro nazionale è in linea con le esigenze sia industriali che commerciali, anche se al 15% non si arriva così facilmente come il listino Cun vorrebbe far credere.</p>
<p>Il presidente di Italmopa farebbe bene &#8211; per il progresso della filiera nella sua interezza &#8211; a riconoscere questa qualità agli agricoltori che lavorano per rifornire le sue industrie di granella pulita da glifosate, l&#8217;erbicida utilizzato in pre-harvest proprio da quegli areali da dove importiamo massicciamente e sul quale è aperto un dibattito scientifico a livello mondiale sulla cancerogenicità di quel prodotto chimico. Si dovrebbe riconoscere anche che nel cereale italiano è molto bassa la presenza del DON, una micotossina  che si sviluppa nelle granelle fortemente esposte all&#8217;umidita e che è presente negli areali da dove importiamo.</p>
<p>Voglio ricordare che la stessa Ue nel 2024 ha riformulato al ribasso per i termini di legge il suo contenuto nelle granelle per consumo umano: questi particolari avremmo voluti vederli in una griglia di valutazione del grano nella CUN come punti di forza del nostro grano, invece di introdurre con belle parole una classificazione che mira a deprezzare ulteriormente il nostro prodotto fissando standard irreali che neanche l&#8217;industria realmente richiede. (Foto creata dall&#8217;AI)</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<title>LA CUN PARLA KAZAKO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-cun-parla-kazako/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Flessioni sotto l'influenza delle importazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cun grano duro torna a riunirsi (7 aprile) e punisce il prodotto delle isole per via dei maggiori costi energetici e quello ad alto conenuto proteico al Nord come al Sud, che soffre la concorrenza del prodotto kazako (202.000 tonnellate gia importate in Ue da quel Paese, mentre dal Canada sono già 800.000, di cui circa 600.000 arrivate in Italia, in gran parte di secondo grado, cioè sotto il 13%), che viaggia nel mondo di pari passo con quello russo (vietato, vietatissimo importarlo&#8230;) Nel marasma delle borse, bypassata la pausa pasquale, queste sono le notizie che vengono dalla commissione unica, che fa registrare una lunga serie di invariati. Pare, dico pare, che le quotazioni nazionali ricalcano quelle della borsa privata (privatissima) di Altamura, che essendo private non diffondiamo.</p>
<p>La novità è che esiste una spinta a muovere il mercato verso il basso, di cui tener conto, sotto pressione del prodotto canadese, le cui caratteristiche qualitative quest&#8217;anno non sarebbero le migliori.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8692 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26.jpg" alt="la cun parla kazako" width="1013" height="1248" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26.jpg 1013w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-244x300.jpg 244w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-831x1024.jpg 831w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-768x946.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-370x456.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-270x333.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-570x702.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-740x912.jpg 740w" sizes="(max-width: 1013px) 100vw, 1013px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA GRANARIA DIVORZIA DALLA CUN DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-granaria-divorzia-dalla-cun-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:56:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
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		<category><![CDATA[grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Camera di Commercio comunica che non recepirà le quotazioni del duro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">«La Camera di Commercio di Milano ricorda che non rileveremo il grano duro che viene quotato». Alla seduta del martedì pomeriggio il rappresentante della CCIAA di Milano legge un comunicato e i membri della commissione listino dell&#8217;Associazione Granaria prendono atto e quotano i cereali, grano duro compreso. «Su questo listino appare la quotazione del grano duro, per il momento» precisa il vicepresidente Mario Boggini. Si consuma senza tensioni il &#8220;divorzio&#8221; della Granaria dalla Cun grano duro e da BMTI. Per decreto, dalla prima quotazione della Cun le altre borse sono sospese. Ma il decreto ha efficacia solo sulle borse legate alle Camere di Commercio, come Foggia e Bologna, che hanno già sospeso le quotazioni. Secondo un accordo mai divulgato, per ottenere il via libera dall&#8217;industria molitoria, il governo ha dovuto accettare che questa sospensione non interessasse Milano e Altamura, che continueranno a quotare il grano duro («per il momento», ha detto Boggini). Un&#8217;altra clausola incombe sulla Cun: la sopressione dei garanti. Se confermata in una delle prossime sedute, sarebbe un colpo per la Coldiretti e una vittoria di Italmopa. Senza garanti, se i mugnai si ritirassero da una seduta, la Cun non potrebbe quotare. Vedremo.</div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">Mercato impiantato</h2>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Tornando alla Granaria, mentre il mercato internazionale del frumento continua a muoversi sull&#8217;onda delle vicende belliche, da noi è «impiantato», come ha detto martedì un operatore. Tutto invariato nella seduta post-pasquale. «Scambi ridotti» ha ammesso Boggini. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/listino-Granaria-del-7-aprile-2026.pdf">listino Granaria del 7 aprile 2026</a></div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><em>Autore: Paolo Viana</em></div>
<div dir="ltr"></div>
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			</item>
		<item>
		<title>SIGNOR MINISTRO, MA LA CUN È LEGALE?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/signor-ministro-ma-la-cun-e-legale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 22:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'associazione Granosalus pone in evidenza delle incongruità. Chiediamo chiarezza a chi può farla</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è clamorosa. A darla è <a href="https://www.granosalus.it/2026/03/31/cun-grano-duro-coldiretti-esulta-ma-il-decreto-viola-la-legge-granosalus-smonta-la-trasparenza-annunciata/" target="_blank" rel="noopener">Granosalus,</a> il sito dell&#8217;omonima associazione che difende la qualità del grano italiano. Secondo l&#8217;analisi pubblicata dall&#8217;associazione, la CUN del grano duro sarebbe illegittima, in quanto l&#8217;art. 6‑bis DL 51/2015, L. 91/2015, norma istitutiva delle commissione unica nazionale, al comma 4  recita: «Le commissioni uniche nazionali hanno sede presso una o più borsi merci , individuate secondo criteri che tengano conto della rilevanza economica della specifica filiera». Come tutti sappiamo, anziché avere come sede naturale la citta di FOGGIA, il luogo dove fino ad oggi ha avuto sede la borsa merci grano duro di riferimento per tutto il sud Italia , con la Capitanata che è il secondo produttore di grano duro italiano, dove sempre sullo stesso territorio , ovvero tra Bari ed Altamura è concentrata la trasformazione della massa critica di tutto il grano duro trasformato in Italia ivi compreso l import estero che approda presso i porti di Bari , Manfredonia , Taranto &#8230; a dispetto di tutto questo e della legge il Ministero nel decreto costitutivo all art.2 comma 2 ha scritto che«La sede della CUN grano duro è stabilita presso la borsa merci di Roma».</p>
<h2>NEANCHE UN CHICCO DI GRANO DURO</h2>
<p>Non risulta che la borsa merci di ROMA abbia mai avuto rilevanza mercuriali ai fini di scambi commerciali per il mercato del grano duro,<span class="Apple-converted-space"> </span> tanto meno risulta che la regione Lazio abbia una produzione di grano duro di rilevanza strategica tale da condizionare gli scambi commerciali nazionali, infine agli atti non risulta che sul territorio laziale vi siano attività industriali per tale materia prima uguale o superiore a quelle rilevate in Puglia. Alla luce dei fatti, è del tutto evidente che la Cun grano duro non risponda al dettato della legge istitutiva. Cosa comporterà questo &#8220;errore&#8221; inserito nel decreto? Ammesso che sia un errore, si potrebbe prefigurare la nullità dei listini? Non è un argomento di poco conto. Sicuramente, ci lascia basiti come le associazioni di categoria non ne parlino. Vien da pensare che tutti lo sappiano e tutti tacciano perché ci si aspetta una profonda revisione della Cun o la sua sospensione. Non abbiamo elementi per valutare, se non le voci circa un accordo tra sindacati (uno in particolare, giallo paglierino) e mugnai per rimettere ordine in una Commissione nata storta e che non convince nessun duricultore. I cerealicoltori meritano chiarezza su argomenti di questa delicatezza: non è possibile andare a dormire con le borse che si autosospendono perchè a Roma si è deciso che il grano duro lo quota solo la Cun e svegliarsi con una notizia di questa dirompente portata. Speriamo che il ministro dica qualcosa. Ma che lo faccia legge alla mano. Questa volta una dichiarazione roboante e generica alla festa di un sindacato non basta: stiamo parlando della materia prima più iconica del Made in Italy.</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>QUANTO GRANO RAPPRESENTA LA CUN?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/quanto-grano-rappresenta-la-cun/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 08:09:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8634</guid>

					<description><![CDATA[<p>Domenico De Francesco solleva degli interrogativi, dati alla mano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ha esordito la Cun e si potrebbe dire che la montagna ha partorito il topolino. Leggiamo tanti commenti sui social e il più tenero è che siamo di fronte all&#8217;ennesima presa in giro per gli agricoltori. Cerchiamo di capire cosa significhi: storicamente, la Cun è una vecchia idea del presidente di Granosalus, l&#8217;ex Senatore Saverio de Bonis, e lo spirito con cui fu proposta era di valorizzare il grano duro italiano rispetto all&#8217;import, introducendo dei criteri di valutazione del prodotto diversi da quelli convenzional9. L’enorme import extra Ue avveniva e avviene prevalentemente  da paesi come Canada , Kazakhstan e Russia, dove le semine avvengono in primavera ed il raccolto a ridosso dell&#8217;inverno, spesso presentano residui di glifosate  e micotossine come il DON in quantità rilevanti.</p>
<p>Eppure i rilievi di rito non hanno mai evidenziat0 contenuti residuali al di sopra dei termini di legge. Ma lo sanno tutti che il glifosate in quelle aree viene usato per controllare  l&#8217;eccessivo inerbimento dei campi e che l&#8217;elevata presenza di Don è dovuta alla persistente esposizione della granella a forti impatti di umidità. Senza contare la presenza di contaminanti come il  cadmio&#8230;</p>
<h2>Un vecchio progetto</h2>
<p>Andiamo oltre: il progetto di una commissione unica nazionale è stato da subito osteggiato e rimandato a data da destinarsi nel corso del tempo ma oggi finalmente debutta con politici e sindacati che a suon di fanfara se ne intestano la paternità e ne cantano le lodi, asserendo che finalmente abbiamo risolto il problema del mercato del grano duro&#8230; Francamente, non capiamo dove sia il vantaggio per il cerealicoltore: i criteri di valutazione con cui si stabiliscono i valori mercuriali medi del raccolto italiano sono scandalosi, oltraggiosi e vergognosamente offensivi per chi fa il nostro mestiere.</p>
<p>Perché? Perchè non compare un solo  criterio tossicologico ma soltanto criteri merceologici secondo le esigenze dei trasformatori. Fin qui uno direbbe &#8220;niente di nuovo&#8221;, nel senso che sono gli stessi criteri con cui hanno operato fino ad oggi le principali borse merci nazionali, ovvero contenuti proteici e peso specifici: gli stessi li ritroviamo nella Cun, ma con un distinguo.</p>
<h2>Le borse italiane quotano così</h2>
<p>Come sappiamo le principali borse merci italiane di riferimento per il grano duro sono quella di Bologna e di Foggia, dove viene quotato e scambiato  oltre il 50% della produzione nazionale. Logico che queste borse divengano il riferimento su tutto il territorio nazionale, salvo le isole o il nord.</p>
<p>La novità della Cun sta nell&#8217;aver inserito nel listino due qualità di riferimento  che fino ad oggi mai erano state prese in considerazione: il FINO ALTO PROTEICO con partenza 15% di proteine e il FINO PROTEICO, partenza 14% proteine , parametri non adottati  in nessuna borsa merci italiana fino ad oggi , le quali hanno sempre quotato nel corso degli anni riferendosi a un contenuto proteico per la categoria FINO del 12,50% a Foggia e del 13% a Bologna per poi passare al BUONO MERCANTILE con 12% proteine di Foggia  per scendere fino all 11,5% di Bari; chiudeva la categoria il  MERCANTILE dall&#8217;11% di Foggia al 10,50% di Bari&#8230; Insomma, due tipologie di grano duro nettamente diverse sui piano proteico ma anche su quello commerciale. Vediamo perché, ma partiamo dal mercato, quello stesso mercato su cui si muovono i mugnai.</p>
<h2>I canadesi quotano così</h2>
<p>I listini canadesi su PDQ individuano per il CWAD 1°, ovvero la fascia migliore per qualità del durum, un 13% di proteine; in Spagna abbiamo tre categorie e anche in tal caso si parte dal 13% di contenuto proteico per arrivare all&#8217;11% del terzo grado. Insomma, sui mercati che contano, di listini che abbiano come riferimento delle granelle ultra proteiche come nella nostra Cun non vi è traccia&#8230;</p>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: quanta granella iper proteica si produce in Italia da garantire scambi meritevoli di rilievi nazionali? Saremmo curiosi di vedere il volume di scambio di queste granelle, se la loro massa critica sia tale da influenzare l&#8217;intero mercato nazionale o se siamo di fronte ad un mercato di nicchia, prevalentemente appannaggio delle filiere che ad oggi riguardano appena il 10% della totale superficie seminata a grano duro in Italia, i cui risultati qualitativi spesso sono sotto le aspettative. Che dire? Attendiamo che la Commissione pubblichi i volumi di scambio.</p>
<h2>Il Crea e le proteine reali</h2>
<p>Anticipiamo però che, prendendo a riferimento le ricerche del CREA estando al monitoraggio del raccolto italiano dal 2008 al 2015 (secondo dati pubblicati da Agricolae e confermati dalle prove in campo degli anni successivi, che Granoitaliano.eu ha pubblicato), la massa critica del raccolto italiano non supera un contenuto proteico medio del 12,50%:  questo è il motivo per cui tutte le borse merci italiane fino ad oggi hanno adoperato metri di valutazione delle nostre granelle con contenuti proteici di partenza per il sud Italia a 12,50% di proteine e per il nord &#8211; riferimento Bologna &#8211; al 13% proteine.</p>
<p>Torniamo a domandare alla Cun: a quanto ammonta la produzione di grano duro italiano iperproteico ad oggi e come mai diventa oggetto di scambio commerciale su larga scala? Non vi è il rischio che questa esposizione, senza il supporto dei dati, influenzi le quotazioni delle categorie con contenuti proteici minori, in senso positivo e/o negativo?</p>
<h2>Una presa in giro?</h2>
<p>Si capisce allora perchè qualcuno si senta preso in giro: basta confrontare i listini delle borse con le quotazioni della Cun e non considerare le prime due categorie iperproteiche per accorgersi che le quotazioni del fino di Foggia si distinguono dal fino del centro Italia Cun di pochi centesimi, roba da copia-incolla. Se si vuole valorizzare il grano duro nazionale non si può presciendere dal mercato e non basta chiudere le borse merci. Sorprende poi che la Cun non abbia preso a riferimento  neanche i costi minimi di produzione divulgati da Ismea qualche mese fa, che restano ben al di sopra delle quotazioni Cun.</p>
<p>Come a dire fatta la festa gabbato lo santo&#8230; Non era questo che si aspettavano gli agricoltori da questo strumento e sarebbe bene ricordare a qualcuno che trasparenza e democrazia abbisognano di pluralismo: gli agricoltori non cadano dunque nell&#8217;inganno della soppressione delle borse di Foggia e Bologna. Anzi, il fatto che continuino a lavorare è una garanzia di trasparenza, in quanto si tratta di organismi pubblici che permetteranno di confrontare le quotazioni locali con quelle nazionali e capire dove realmente il mercato voglia e possa andare. Perché si vuole cancellare questa trasparenza?</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<title>LA CUN NASCE E QUOTA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-cun-nasce-e-quota/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 17:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Unica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cia ottimista ma alcuni sono perplessi sull'assenza del bio e le classificazioni usate</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione unica nazionale del grano duro si riunisce e quota. Esce il primo listino, a suo modo storico, ed è questo (segue dopo la tabella):</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8611" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano.jpg" alt="listino Cun Grano duro" width="1573" height="2461" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano.jpg 1573w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-192x300.jpg 192w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-655x1024.jpg 655w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-768x1202.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-982x1536.jpg 982w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-1309x2048.jpg 1309w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-370x579.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-270x422.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-570x892.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-740x1158.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/listino-cun-grano-1320x2065.jpg 1320w" sizes="(max-width: 1573px) 100vw, 1573px" /></p>
<p>Il listino è sostanzialmente diverso da quello che siamo abituati a leggere nelle borse merci: non appare il grano bio mentre si quota il proteico. Le differenze delle declaratorie potrebbero creare qualche perplessità, secondo Elio Lo Conte, componente della commissione prezzi di Foggia, ma bisogna capire se e come si assesterà la Cun nei prossimi mesi. «Evidentemente, una &#8220;borsa&#8221; senza commercianti e mediatori è lontana dal mercato, vedremo e capiremo» ci dice.</p>
<h2>QUANTO E&#8217; FINA LA FILIERA?</h2>
<p>Una delle novità più rilevanti è l&#8217;inserimento della voce &#8220;fino alto proteico&#8221; con il 15% di proteine, seguito dal fino proteico al 14. Si tratta evidentemente di una classificazione mutuata dalle filiere, che rappresentano il 10% della commercializzazione. Coldiretti investe su questo modello ed infatti insiste per la chiusura delle Borse merci. L&#8217;inserimento di questi valori &#8220;premiali&#8221; nel listino comporterà certamente dei contraccolpi (positivi e negativi) anche nei contratti di filiera. Rispetto alle classificazioni tradizionali, buono mercantile e mercantile sono assorbiti nel convenzionale, il fino resta fino e queste tre categorie rappresentano la massa critica della produzione italiana, che secondo lo stesso Ministero si aggirava intorno al 13%. Da valutare quanto &#8220;alto proteico&#8221; e &#8220;proteico&#8221; sia stato realmente scambiato.</p>
<h2>MINISTRO SODDISFATTO</h2>
<p>Il fatto che la Cun si riunisca e quoti è un fatto politico. «Dopo anni di soli annunci e promesse non mantenute oggi si è tenuta la prima riunione della CUN, la commissione che mette insieme produttori e trasformatori per individuare il prezzo del grano e rendere sostenibile la filiera sia per i produttori che per i trasformatori. Il grano duro è una coltura importante, necessaria a prodotti simbolo che contribuiscono ai risultati del nostro agroalimentare. La CUN è uno strumento che può orientare la produzione e la trasformazione con trasparenza e dare al prodotto italiano il giusto riconoscimento.</p>
<p>Ringrazio tutti i componenti della CUN per la collaborazione a questo utile strumento che, ne sono certo, darà stabilità e prospettive alla nostra agricoltura e alle nostre filiere agroalimentari» ha detto il Ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, <a href="https://www.masaf.gov.it/Lollobrigida-Grano-CUN" target="_blank" rel="noopener"><strong class="userFormat1">Francesco Lollobrigida</strong></a> nel giorno della prima riunione della CUN, la Commissione Unica Nazionale (CUN) per il grano duro. L&#8217;incontro, che ha visto la piena partecipazione dei componenti sia della parte produttiva sia di quella industriale, ha segnato l&#8217;avvio ufficiale dei lavori. In apertura, i commissari hanno concordato l&#8217;aggiornamento dei prodotti a listino e definito le relative caratteristiche qualitative; successivamente, la seduta plenaria ha raggiunto l&#8217;accordo sulla definizione dei prezzi indicativi. L&#8217;attività della CUN proseguirà ora con cadenza regolare.</p>
<h2>PARLA FINI</h2>
<p class="yiv0264189569MsoNormal">Ottimisti in casa Cia. «L’avvio della CUN segna un passaggio strategico e non più rinviabile per riequilibrare davvero i rapporti di filiera e restituire dignità economica ai produttori. È una conquista frutto delle battaglie di Cia, che si inserisce in un percorso preciso: da Granaio Italia, per garantire trasparenza e tracciabilità, al riconoscimento dei costi medi di produzione tramite Ismea, fino al rafforzamento degli accordi di filiera. L’obiettivo è chiaro, ristabilire condizioni di equità e assicurare un reddito giusto agli agricoltori, senza più scaricare su di loro il peso delle distorsioni del mercato» secondo il presidente Fini. (segue dopo la tabella)</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8631" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40.jpg" alt="" width="945" height="908" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40.jpg 945w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40-300x288.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40-768x738.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40-370x356.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40-270x259.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40-570x548.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/PHOTO-2026-03-30-19-18-40-740x711.jpg 740w" sizes="(max-width: 945px) 100vw, 945px" /></p>
<h2>ENTUSIASTA LA COLDIRETTI</h2>
<p class="yiv8053183751MsoNormal">Di risultato «ottenuto grazie alle mobilitazioni di Coldiretti con cui viene garantita trasparenza sul mercato e riconosciuto il valore del prodotto italiano» parla invece la confederazione di Ettore Prandini. «Per la prima volta la distintività del grano italiano viene quotato con meccanismi trasparenti e premiando la qualità che dà vita alla filiera della pasta 100% italiana. “Per troppo tempo gli agricoltori italiani hanno subìto prezzi decisi da borse merci locali e squilibri nelle trattative – affermano Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, rispettivamente Presidente e Segretario generale di Coldiretti – Questa è un primo traguardo frutto del lavoro, della mobilitazione e della determinazione dei nostri soci, che in oltre ventimila hanno manifestato in tutta Italia per tutelare il loro reddito e la salute dei cittadini consumatori”.</p>
<p class="yiv8053183751MsoNormal">La CUN avrà il compito di individuare il prezzo indicativo del grano duro nazionale e le relative tendenze di mercato, interrompendo le vecchie quotazioni di Foggia e Bologna, con l’ulteriore elemento di grande rilievo che è rappresentato dalla nuova struttura del listino nazionale differenziato per qualità: fino alto proteico (15% di proteine), fino proteico (14%), fino (13% al Nord, 12% al Sud) e convenzionale (11,5%). Si tratta di un’evoluzione significativa, che consente di leggere in maniera più puntuale e realistica il mercato del grano duro, valorizzando le diverse caratteristiche qualitative delle produzioni.</p>
<p class="yiv8053183751MsoNormal">Fino ad oggi, infatti, questa distinzione non trovava un adeguato riscontro nei meccanismi ufficiali di quotazione: mancava una valutazione strutturata e condivisa del contenuto proteico, elemento invece determinante per l’industria di trasformazione. L’introduzione di categorie specifiche colma quindi un vuoto importante, permettendo di riconoscere in modo trasparente e oggettivo ciò che in precedenza restava in larga parte implicito. In definitiva, la nascita della Commissione Unica Nazionale del grano duro rappresenta un passo avanti significativo verso un modello di filiera più moderno, trasparente e sostenibile.</p>
<p class="yiv8053183751MsoNormal">I prezzi indicativi della prima quotazione fanno segnare rialzi nei listini Sud, Isole e Centro, mentre sono stabili le quotazioni del Nord, invertendo la tendenza di mercato all’80% del grano duro in Italia. Un lavoro che richiederà un progressivo rafforzamento e affinamento nel corso delle prossime sessioni di mercato. Il prezzo indicativo è espresso franco partenza, in linea con quanto avveniva nella piazza di Foggia. Si tratta di un elemento di chiarezza importante, soprattutto se confrontato con il sistema adottato a Bologna, dove le quotazioni erano formulate franco arrivo su riferimento Centro. In quel caso, infatti, il costo del trasporto veniva incorporato nel prezzo finale, determinando valori apparentemente più elevati ma non direttamente comparabili.</p>
<p class="yiv8053183751MsoNormal">Il prezzo della Cun, prosegue Coldiretti, deve essere ora il pilastro per i contratti di filiera, a cui agganciare i contributi pubblici, sostenendo così una più equa ripartizione del valore. Il Governo, attraverso il ministro delle Politiche Agricole Francesco Lollobrigida, ha confermato l’impegno a destinare 40 milioni di euro agli aiuti de minimis per le filiere del grano duro, riconoscendo l’importanza strategica del settore e la legittima richiesta di sostegno degli agricoltori italiani.</p>
<p class="yiv8053183751MsoNormal">“Adesso la sfida è organizzativa – concludono Prandini e Gesmundo – soprattutto attraverso i contratti di filiera che garantiscono un plus al prezzo del grano. Si dovrà accompagnare i cerealicoltori a produrre qualità, conoscere e ottimizzare i costi di produzione, garantendo trasparenza e strumenti concreti per tutelare il loro reddito. Coldiretti sarà in prima linea per guidare questo percorso, insieme a CAI – Consorzi agrari d’Italia, Filiera Italia e FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani, perché la filiera del grano duro sia finalmente giusta, moderna e competitiva”.»</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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