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	<title>dazi - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 May 2026 10:11:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>dazi - Grano Italiano</title>
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		<title>FERTILIZZANTI, DAZI SOSPESI: NON BASTA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-sospesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 10:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’UE sospende per un anno i dazi su alcuni fertilizzanti azotati. Per le organizzazioni agricole è un segnale, ma resta aperto il nodo Cbam.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di <strong>sospendere per un anno i dazi doganali</strong> su alcuni fertilizzanti azotati utilizzati in agricoltura, compresi input strategici come urea e ammoniaca. La misura entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE e, secondo le stime della Commissione europea, dovrebbe generare un risparmio di circa <strong>60 milioni di euro</strong> in dazi all’importazione per agricoltori e industria europea dei fertilizzanti.</p>
<p>La sospensione non riguarderà i prodotti provenienti da <strong>Russia e Bielorussia</strong>, esclusi per ragioni legate alla guerra in Ucraina e al sostegno bielorusso a Mosca. Bruxelles punta così a ridurre i costi, ma anche a diversificare gli approvvigionamenti, senza riaprire canali ritenuti politicamente critici.</p>
<h2>Una boccata d’ossigeno per le aziende</h2>
<p>Per le aziende agricole, il tema è centrale. I fertilizzanti, in particolare quelli azotati, restano una delle voci più pesanti nei costi colturali, soprattutto per cereali, mais e colture industriali. Il Consiglio UE ricorda che i prezzi sono aumentati in modo consistente dal 2021, contribuendo a mettere sotto pressione produzione agricola e sicurezza alimentare.</p>
<p>La misura arriva quindi in una fase in cui molte imprese stanno già rivedendo i piani di concimazione, cercando di contenere le spese senza compromettere rese e qualità. Per i cerealicoltori, il punto sarà capire se lo stop ai dazi si tradurrà davvero in <strong>prezzi più accessibili sul mercato interno</strong>.</p>
<h2>Le reazioni agricole</h2>
<p>Confagricoltura ha accolto con favore la decisione del Consiglio Ue, definendola positiva per alleggerire i costi, ma ha chiesto anche interventi più strutturali, a partire dalla tassazione che pesa sulla produzione e sull’importazione dei fertilizzanti.</p>
<p>Copagri parla di una <strong>boccata d’ossigeno</strong>, ricordando però che i prezzi dei fertilizzanti erano già aumentati del 60% a fine 2025 e poi di un ulteriore 40% ad aprile 2026. Per il presidente Tommaso Battista, il nodo resta anche il Cbam, che rischia di scaricare nuovi costi sulle aziende agricole.</p>
<p>Anche Coldiretti e Filiera Italia giudicano la sospensione insufficiente senza uno stop al Cbam: secondo l’organizzazione, la misura non basta a tutelare gli agricoltori dai rincari energetici e dalle tensioni sui mercati.</p>
<h2>Resta il nodo Cbam</h2>
<p>Cia Agricoltori Italiani aveva già giudicato insufficiente il Piano UE sui fertilizzanti, chiedendo azioni più forti e immediate per contenere i costi, segnalando anche l’aumento dell’urea in Italia tra aprile 2025 e aprile 2026.</p>
<p>Per il mondo agricolo, quindi, lo stop ai dazi è un passo avanti. Ma la partita dei fertilizzanti resta aperta: disponibilità, prezzi e Cbam continueranno a pesare sulle scelte colturali delle prossime campagne.</p>
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		<title>ECCO PERCHE&#8217; NON SCENDERANNO I PREZZI DELL&#8217;UREA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ecco-perche-non-scenderanno-i-prezzi-dell-urea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 23:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo continua a sostenere di aver ottenuto dall&#8217;Europa di sospendere i dazi sui fertilizzanti, attribuendosi il merito di farci risparmiare 60 milioni di euro (articolo di Askanews). A leggere i documenti europei però non risulta. A distanza di mesi siamo ancora alla fase delle &#8220;proposte&#8221; e nulla è nero su bianco. A leggere i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ecco-perche-non-scenderanno-i-prezzi-dell-urea/">ECCO PERCHE&#8217; NON SCENDERANNO I PREZZI DELL&#8217;UREA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo continua a sostenere di aver ottenuto dall&#8217;Europa di sospendere i dazi sui fertilizzanti, attribuendosi il merito di farci risparmiare 60 milioni di euro (<a href="https://askanews.it/2026/02/24/lollobrigida-bene-comm-ue-su-sospensione-dazi-fertilizzanti/" target="_blank" rel="noopener">articolo di Askanews</a>). A leggere i documenti europei però non risulta. A distanza di mesi siamo ancora alla fase delle &#8220;proposte&#8221; e nulla è nero su bianco. A leggere i report degli analisti si comprende che le misure proposte non incideranno positivamente sui prezzi. Cerchiamo di capire, come Bruxelles sia arrivata all&#8217;idea di sospendere i dazi ordinari &#8211; da cui sono escluse Russia e Bielorussia &#8211; e perché questa misura non modificherà il quadro dei prezzi dei fertilizzanti azotati.</p>
<h2>La proposta della Commissione</h2>
<p>La proposta della Commissione parte dall&#8217;analisi del mercato interno dei fertilizzanti azotati.</p>
<p>«Il mercato dell’Unione &#8211; scrive &#8211; per alcuni fertilizzanti azotati, compresi i prodotti utilizzati per la loro produzione, dipende in misura considerevole dalle importazioni provenienti da paesi terzi. Nel 2024, l’Unione ha importato 2 milioni di tonnellate di ammoniaca e 5,9 milioni di tonnellate di urea per produrre fertilizzanti azotati. L’Unione ha importato 6,7 milioni di tonnellate di fertilizzanti a base di azoto e miscele contenenti azoto. Si tratta di fertilizzanti ad alta intensità di carbonio, la cui produzione è soggetta a emissioni significative di carbonio e per i quali la diversificazione e la sostituzione sono difficili e richiedono tempo. La Federazione Russa è stata il principale fornitore a livello globale e dell’Unione. Questi fertilizzanti sono essenziali per gli agricoltori.</p>
<p>Gli agricoltori europei necessitano di un flusso commerciale sicuro e regolare di fertilizzanti a prezzi competitivi per garantire la produzione agricola e la sicurezza alimentare nell’Unione e nei mercati globali. L’Unione è uno dei principali esportatori mondiali di molte colture arabili fondamentali. I prezzi dei fertilizzanti a base di azoto nell’Unione sono aumentati bruscamente in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, e la ripresa rispetto ai picchi di prezzo del 2023 e 2024 è stata solo parziale. Inoltre, nel 2025 i prezzi dei fertilizzanti a base di azoto sono nuovamente aumentati e, a dicembre 2025, risultano superiori del 23% rispetto alla media del 2024».</p>
<h2>Alleviare i costi</h2>
<p>Quindi Bruxelles ammette che «al fine di alleviare i costi per i produttori di fertilizzanti dell’Unione e, di conseguenza, ridurre i costi per gli agricoltori dell’Unione e contribuire a un adeguato approvvigionamento di alimenti prodotti nell’Unione, è opportuno sospendere temporaneamente i dazi doganali applicabili ai prodotti utilizzati per la produzione di fertilizzanti azotati, ad alcuni fertilizzanti a base di azoto e alle miscele contenenti azoto fino a un determinato livello di importazioni. Al fine di aumentare la stabilità dell’approvvigionamento, è inoltre opportuno ampliare l’ambito geografico delle importazioni provenienti da origini non preferenziali, considerando che la maggior parte delle importazioni non preferenziali dei prodotti in questione proviene ancora dalla Federazione Russa, nonostante l’aumento delle misure tariffarie applicabili a determinati fertilizzanti di origine russa dal 1º luglio 2025. In effetti, e in particolare in un contesto di scarsità sui mercati internazionali dei fertilizzanti azotati, l’esistenza di dazi sull’importazione nell’Unione di ammoniaca e urea costituisce un disincentivo all’approvvigionamento del mercato dell’Unione rispetto ad altri mercati mondiali, che non impongono tali dazi all’importazione.</p>
<p>Considerando che i beni scambiati in questa categoria sono principalmente materie prime, tale differenziale tariffario ostacola gli sforzi di diversificazione delle importazioni dell’Unione. Per i fertilizzanti a base di azoto rientranti nell’ambito del presente regolamento, l’UE è un grande importatore netto strutturale a livello mondiale, con un’offerta concentrata, per quanto riguarda sia l’ammoniaca sia l’urea, in soli tre principali partner commerciali, tra cui figura la Federazione Russa in entrambi i casi». (Prosegue dopo la vignetta, creata dall&#8217;intelligenza artificiale sulla base dei contenuti dell&#8217;articolo)</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8149" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-300x300.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-150x150.jpg 150w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-768x768.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-370x370.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-270x270.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-570x570.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-1-740x740.jpg 740w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Le misure</h2>
<p>Veniamo alle misure proposte.</p>
<p>«Al fine di favorire tale diversificazione, proteggendo al contempo la produzione interna dell’Unione e senza aumentare ulteriormente la dipendenza dalle importazioni, le misure temporanee di liberalizzazione degli scambi previste dalla presente proposta per i codici NC 2814, 3102 10, 3102 21, 3102 60, 3102 80, 3105 20, 3105 30 e 3105 40 sono attuate nell’ambito di un sistema di contingenti corrispondente a un contingente esente da dazio per prodotto, il cui volume corrisponde al volume delle importazioni dell’Unione a titolo della clausola della nazione più favorita (MFN) nel 2024, esclusi i flussi dalla Federazione Russa e dalla Repubblica di Bielorussia, ma aumentato di un’aggiunta pari al 20% dei volumi importati nell’Unione da questi due paesi nel 2024. Un limite quantitativo è giustificato dal fatto che la quota della produzione interna nell’Unione per questi tipi di fertilizzanti rimane elevata.</p>
<p>Dei tre principali tipi di fertilizzanti utilizzati dagli agricoltori, quelli a base di azoto sono gli unici soggetti a dazi della tariffa doganale comune applicabili ai prodotti fondamentali per la loro produzione, a differenza del potassio e del fosforo (<em>peraltro l&#8217;Ue dimentica che queste sostanze arrivano anche da Paesi che devono pagare dazio; ndr</em>), per i quali i prodotti chiave necessari alla produzione beneficiano già di un dazio zero nella tariffa doganale comune. I fertilizzanti a base di azoto sono anche il tipo più utilizzato nell’Unione e quello per il quale la dipendenza dalle importazioni è maggiore e il costo associato alle emissioni di carbonio è più elevato. Pertanto, le misure proposte si concentrano sulle importazioni di prodotti destinati alla produzione di fertilizzanti a base di azoto e sulle importazioni dei fertilizzanti azotati più importati». (Scarica la <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/Proposta-di-regolamento-per-la-sospensione-dei-dazi.pdf">Proposta di regolamento per la sospensione dei dazi</a>)</p>
<h2>I prezzi</h2>
<p>A questo punto è tutto risolto? Pare proprio di no. Non solo perchè siamo ancora allo stadio della &#8220;proposta&#8221; e il mercato, intanto, corre. Pare che la revoca dei dazi ordinari scatterà dal 1 maggio, quindi tardissimo, ma non si sa altro. Secondo gli analisti indipendenti di <a href="https://www.profercy.com" target="_blank" rel="noopener">Profercy</a>, «la misura proposta è attentamente calibrata sulle esigenze del mercato UE, attraverso l&#8217;istituzione di un sistema di quote. Le importazioni oltre tali quote saranno soggette ai dazi NPF standard». Come si ricorderà, una analoga sospensione dei dazi NPF era stata implementata dai funzionari europei a causa degli elevati prezzi dei fertilizzanti innescati dall&#8217;impennata dei prezzi dell&#8217;energia e dall&#8217;incertezza geopolitica dovuta al conflitto in Ucraina. A dicembre, i prezzi dei fertilizzanti azotati erano ancora quasi un quarto superiori rispetto al mese dell&#8217;anno precedente, ha osservato la stessa Commissione, mentre gli importatori sono stati costretti a mettere mano al portafoglio a seguito dell&#8217;introduzione del controverso Meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (CBAM). Sempre secondo <a href="https://www.profercy.com" target="_blank" rel="noopener">Profercy</a> «per quanto riguarda l&#8217;urea, la sospensione proposta andrebbe a beneficio principalmente dei fornitori di Nigeria, Turkmenistan e Azerbaigian, nonché di quelli del Medio Oriente. A differenza di quelli del Nord Africa, già esenti da dazi del 6,5%, i fornitori nigeriani e mediorientali non sono in grado di offrire spedizioni di piccoli volumi, da 5.000 a 12.000 tonnellate, come solitamente preferito dalla maggior parte degli acquirenti europei».</p>
<h2>Noli troppo cari?</h2>
<p><a href="https://www.profercy.com" target="_blank" rel="noopener">Profercy</a> fa notare però che «tariffe di trasporto elevate e lunghi tempi di spedizione possono anche rappresentare un ostacolo per le imprese. Tuttavia, in passato sono stati forniti prodotti di entrambe le origini, con volumi significativi durante i picchi di prezzo del 2022-2023. Chiaramente, questa mossa eliminerebbe il vantaggio doganale concesso ai principali fornitori offshore di urea per l&#8217;Europa, ovvero quelli in Algeria ed Egitto. Per l&#8217;ammoniaca, l&#8217;abolizione del dazio del 5,5% andrà a beneficio principalmente dei destinatari delle spedizioni dagli Stati Uniti, con i carichi provenienti dalla Louisiana che attraversano l&#8217;Atlantico quasi ogni mese. Questo flusso potrebbe ora aumentare, soprattutto in vista dell&#8217;imminente riavvio e avvio di due impianti in Texas con una capacità complessiva di 2,4 milioni di tonnellate/anno». Più chiaramente, i dazi saranno tolti da maggio, quando i giochi commerciali saranno fatti.</p>
<h2>Fornitori lontani</h2>
<p>Inoltre, i Paesi che godranno delle esenzioni daziarie &#8220;proposte&#8221; sono quelli che si affacciano sul Golfo Arabo piuttosto che sull&#8217;Atlantico; acquistare fertilizzanti da origini così lontane comporta, per abbattere il costo del nolo marittimo, ordini di 30mila tonnellate (più o meno quanto ne trasporta una nave su quelle rotte) e non i normali diecimila, con un maggior rischio volatilità, dipendente dai tempi che passano dai quattro giorni di una consegna dall&#8217;Egitto al mese e mezzo del materiale che arriva da un Paese dell&#8217;Africa subsahariana. Insomma, a godere della misura proposta da Bruxelles saranno i produttori di fertilizzanti più lontani, con la conseguenza di veder dilatare tempi e costi: è pensabile che crollino i prezzi?</p>
<h2>Che fine ha fatto il CBAM?</h2>
<p>Insomma, ammesso e non concesso che siano rimossi dei dazi, resta il nodo Cbam. Di questa tassa-dazio (o dazio-tassa) abbiamo già scritto e nel frattempo, malgrado gli annunci del governo, non è cambiato nulla: imposta con il pretesto ambientale e parametrica sul valore dei certificati di carbonio (pertanto variabile in base a un parametro che vale solo per noi europei), consente a Bruxelles di fare cassa sulla pelle delle aziende agricole: oggi, per ogni camion di urea c&#8217;è un sovrapprezzo di 1500 euro che dalle tasche dell&#8217;agricoltore finisce nelle casse europee. Cosa cambierà con la sospensione dei dazi ordinari promessa da Bruxelles e dal nostro governo? Pochissimo, perchè da una parte si toglierà un dazio virtuale e dall&#8217;altra se ne applicherà uno reale. Vediamo di capire perché: nell&#8217;ipotesi che l&#8217;origine del fertilizzante che importiamo si spostasse dall&#8217;Egitto, che è un po&#8217; il nostro benchmark in questo mercato perché dal Paese dei faraoni arriva oggi gran parte dell&#8217;urea d&#8217;importazione, a Paesi come la Nigeria, l&#8217;Iran o l&#8217;Indonesia, si avrebbe una riduzione del dazio imposto a tali Paesi e quindi un prezzo più basso, ma anche qualora in cui il dazio scendesse l&#8217;Europa scatterebbe su queste importazioni un prelievo in nome del Cbam (meno pesante nei confronti dell&#8217;Egitto), annullando pertanto l&#8217;effetto anti-inflattivo. Come si legge nella tabella, se dovessero aumentare le importazioni da Paesi non mediterranei, in modo da diversificare le fonti di approvvigionamento, si avrebbe un Cbam sensibilmente superiore (dall&#8217;11,55 al 36,59% rispetto alla merce egiziana, laddove l&#8217;Oman non è ancora quotato). In altre parole, con una mano l&#8217;Europa toglie un dazio e con l&#8217;altra lo impone; sono sempre soldi sottratti dalle tasche degli agricoltori, perché è ovvio che a fronte del sacrificio fatto dall&#8217;Europa esentando alcuni Paesi dai dazi continua a valere la supertassa ecologica, peraltro variabile e quindi più pericolosa dell&#8217;ecotassa del due per cento che già grava su questi prodotti. A questo punto viene un dubbio: a fine anno il nostro governo ha chiesto che fosse sospeso il Cbam e Lollobrigida aveva annunciato di aver convinto Bruxelles. Evidentemente, non si sono capiti, perché al momento il Cbam resta dov&#8217;è e la sensazione è che, con la scusa di aver sospeso i dazi ordinari, Bruxelles intenda lasciarcelo per sempre.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8144" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/tabella.jpeg" alt="" width="571" height="223" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/tabella.jpeg 571w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/tabella-300x117.jpeg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/tabella-370x145.jpeg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/tabella-270x105.jpeg 270w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>CBAM 2026:  A CHE PREZZO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cbam-2026-a-che-prezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 23:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilzzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'avvio del Carbon Border Adjustment Mechanism mette a rischio la competitività europea: il peso dei fertilizzanti è rilevante</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/cbam-2026-a-che-prezzo/">CBAM 2026:  A CHE PREZZO?</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="60" data-end="280"><strong data-start="60" data-end="280">Dal 1° gennaio il meccanismo europeo sul carbonio alle frontiere è pienamente operativo. Al centro del dibattito restano l&#8217;impatto sull&#8217;industria dei fertilizzanti, sulla competitività e la coerenza tra obiettivi climatici e sostenibilità economica. Ne abbiamo parlato in queste settimane: <a href="https://granoitaliano.eu/cbam-convitato-di-pietra/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo più recente</a>.</strong></p>
<p data-start="282" data-end="728">Il <strong data-start="285" data-end="330">CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism)</strong> è entrato nella fase definitiva nel 2026, con l’avvio degli obblighi economici per gli importatori. Il sistema collega le emissioni incorporate nei beni importati al prezzo europeo della CO₂, incidendo in particolare su prodotti energivori come i fertilizzanti. Per l’agricoltura italiana, la questione non è teorica: il costo dei mezzi tecnici è direttamente collegato alla redditività aziendale, considerato il peso del costo dei fertilizzanti minerali sul bilancio delle aziende agricole.</p>
<h2 data-start="730" data-end="776">Applicazione operativa e nodo fertilizzanti</h2>
<p data-start="778" data-end="1144">Con l’avvio della fase finanziaria, il CBAM impone l’acquisto di certificati legati alle emissioni incorporate nei prodotti importati. <strong>Nel caso dei fertilizzanti azotati, il tema è particolarmente sensibile: l’Europa è strutturalmente importatrice e il differenziale di costo energetico rispetto ad altri Paesi può tradursi in un aggravio di prezzo lungo l&#8217;intera filiera.</strong></p>
<p data-start="1146" data-end="1638">Il dibattito si concentra su tre punti critici. Primo: la complessità tecnica nella determinazione delle emissioni effettive. Secondo: il rischio di distorsioni concorrenziali nel breve periodo. Terzo: la coerenza tra obiettivi ambientali e tutela della competitività agricola. Il sistema nasce per evitare “carbon leakage”, ma la sua applicazione pratica incide direttamente sui costi di produzione delle colture cerealicole, già sotto pressione per volatilità dei mercati e margini ridotti.</p>
<h2 data-start="1640" data-end="1688">Transizione climatica e competitività europea</h2>
<p data-start="1690" data-end="2010">Il CBAM si inserisce nel quadro più ampio del Green Deal e del sistema ETS europeo. <strong>L’obiettivo è uniformare il costo del carbonio tra produzione interna e importazioni. Tuttavia, per il comparto agricolo, il tema resta quello dell’equilibrio: sostenibilità ambientale e sostenibilità economica devono procedere insieme.</strong></p>
<p data-start="2012" data-end="2365">La fase 2026 rappresenta, dunque, un banco di prova. Se il meccanismo funzionerà come leva di decarbonizzazione senza compromettere la competitività, potrà rafforzare l’autonomia industriale europea. In caso contrario, il rischio è una compressione ulteriore dei margini a valle, con effetti indiretti sui prezzi agricoli e sulla pianificazione colturale.</p>
<h2 data-start="2552" data-end="2873">L&#8217;analisi di Simone Mori su Nuova Energia</h2>
<p data-start="2552" data-end="2873"><strong>Sul tema è intervenuto anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Simone Mori</span></span>, in un’analisi pubblicata su <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nuova Energia</span></span> (n.4/2025, da p.32), dove il CBAM viene letto come tassello strutturale della politica climatica europea e strettamente connesso al sistema ETS e agli equilibri energetici internazionali.</strong> Vent&#8217;anni dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;Emission Trading System, ci si interroga sulla sua validità e sulla capacità di andare oltre i limiti già raggiunti, in particolare sull&#8217;incertezza che gli strumenti di decarbonizzazione messi in atto dall&#8217;Unione Europea possano continuare a sostenere le nostre imprese in ottica di concorrenza globale. Vuoi contattare Nuova Energia? <a href="mailto:nuovaenergia@nuova-energia.com" target="_blank" rel="noopener">Scrivi qui.</a></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>«ECCO COME SALVARCI DAI DAZI»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 22:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Cereal Docks]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mauro Fanin (Cereal Docks) spiega come affrontare la crisi: prima di tutto fare filiera</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La cerealicoltura può sopravvivere alla guerra commerciale scatenata da Trump investendo sulla produttività e recuperando il valore delle produzioni attraverso una collaborazione di filiera. A sostenerlo è Mauro Fanin, uno dei player più importanti del mercato dei cereali e della soia, con il suo gruppo Cereal Docks (1,4 miliardi di fatturato e oltre 400 dipendenti), attivo nel trading ma anche nella prima trasformazione agroalimentare con 11 stabilimenti produttivi. Lo abbiamo intervistato: ecco cosa pensa della situazione attuale.</p>
<h2>Come valuta l’accordo Usa-Ue sui dazi?</h2>
<p>Per quello che leggiamo e che ci arriva dalle associazioni del settore agricolo a Bruxelles c’è ancora solo una lettera di intenti di due pagine, che bisognerà declinare, ma è il segno di una distensione e i mercati vivono di previsioni. Piaccia o no l’accordo, almeno si sa di che morte si deve morire, conosciamo il punto di atterraggio.</p>
<h2>E’ un accordo accettabile per l’agroalimentare europeo?</h2>
<p>Sembrano essere dazi comunque sostenibili, per quanto indigesti, almeno per formaggio e altri prodotti food. Ancor più perché, nel frattempo, il dollaro si è rafforzato e il nuovo cambio aiuterà a mandar giù il rospo. Non a caso, le Borse hanno espresso un giudizio positivo, con un abbassamento dello spread e una ripresa: segno che hanno visto un faro in questa intesa, che, ripeto, non è vantaggiosa per noi europei.</p>
<h2>Reggerà?</h2>
<p>Non possiamo dare nulla per scontato con Trump e la politica dei dazi può precipitare da un momento all’altro. Tutto però sta funzionando abbastanza bene per il food, tutto sta andando abbastanza bene a livello di mercati: so bene che i cerealicoltori non saranno d’accordo, ma se guardiamo al quadro globale i prezzi delle materie prime come mais e grano sono stabili mediamente bassi ma stabili, e per il settore agroalimentare questo è positivo.</p>
<h2>Perché il grano è valutato così poco?</h2>
<p>Perché nei magazzini europei ce n’è tanto. La vicina Serbia &#8211; Paese in pre-adesione all’Ue &#8211; ha un milione di tonnellate invendute alla soglia dei raccolti. Per assurdo, si è rivalutato il mais per effetto dei rovesci climatici. Sono appena stato in Ungheria, Serbia, Croazia, Slovenia e Romania e la situazione è complicata per le colture estive in quanto giugno ha messo a dura prova lo sviluppo vegetativo. Il mercato della soia da noi risente delle logiche americane e se fosse stato veramente applicato un controdazio del 25% sulle importazioni statunitensi di questo prodotto, l’industria agroalimentare europea avrebbe dovuto fare i conti con una penalizzazione importante. Così non sarà, a quanto pare.</p>
<h2>Quali sono i mercati che tirano?</h2>
<p>Latte, carne e uova. I produttori di latte dovrebbero incorniciare quest’anno e investire nel benessere animale che ha dimostrato di essere la vera marcia in più. La competitività si costruisce investendo sull’animale, non cambiando il trattore appena si vede il segno più.</p>
<h2>Siamo un mondo in guerra e daziato: quindi la globalizzazione è davvero finita?</h2>
<p>Se ci saranno ancora degli accordi globali dipenderà dai Brics che stanno crescendo impetuosamente e ne hanno bisogno. Parliamo di un terzo del Pil e della metà della popolazione mondiale. Ma si tratta comunque di Paesi che pongono tanti punti di domanda dal punto di vista della stabilità sociale ed economica.</p>
<p>Tuttavia, scordiamoci la fase di pace che abbiamo vissuto: l’instabilità geopolitica e climatica condizioneranno sempre più pesantemente i mercati. La guerra in Ucraina ha spinto i russi a invadere i mercati dei cereali &#8211; pensiamo all’Africa e all’Egitto &#8211; con la forza di una produzione di 90 milioni di tonnellate di grano. Come possiamo pensare di condizionarli?</p>
<h2>Quindi resterà questa instabilità?</h2>
<p>I segnali non sono di distensione e all’Ue conviene essere più comunità, perché è piccola ed è la vittima perfetta per chi voglia colonizzarla: se parliamo di commodities agricole è la prospettiva cui lavorano Usa, Russia, la stessa Ucraina.</p>
<h2>Poi c’è il clima…</h2>
<p>Esatto. Questa instabilità ad aree potrebbe non essere eterna: finora, il fatto che le crisi climatiche esplodessero in Nordamerica prima e in Europa o in Africa poi consentiva di “compensare” ma se, come pare, gli effetti saranno più globali dovremo far fronte a problematiche di approvvigionamento di materie prime agricole sempre più frequenti.</p>
<h2>Cosa consiglia ai produttori italiani di grano?</h2>
<p>Abbiamo appena promosso un convegno a Cà Felicita che è la nostra azienda agricola &#8211; un laboratorio a cielo aperto di agricoltura innovativa in cui sperimentiamo le nuove tecniche di coltivazione sostenibile &#8211; dove climatologi e genetisti si sono confrontati. L’esito è chiaro. I produttori devono preservare la fertilità perché è il primo fattore competitivo e l’Europa deve sdoganare le Tecniche di evoluzione assistita (Tea) perché saranno la risposta europea, secondo noi vincente, agli Ogm americani e perché il cambiamento climatico, unito alla legittima richiesta del mercato di avere meno residui chimici, non ci permette di seguire nessun’altra strada per sostenere la produttività della pianta. Lo avrebbe sostenuto anche Strampelli.</p>
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		<title>QUEI DAZI ARRICCHIRANNO I RUSSI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-russi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 14:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avvenire svela gli scenari probabili del settore fertilizzanti</p>
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<p class="yiv2266613632ydp93a22123yiv4105278675WordSection1">La strategia dei dazi sui fertilizzanti russi e bielorussi si ritorcerà contro l&#8217;Europa. Lo dice chiaramente un&#8217;analisi di Avvenire in edicola oggi, il quale ricorda che «le società di trading che si approvvigionano in Russia, Bielorussia, ma anche Iran per vendere i fertilizzanti sono maestre nelle triangolazioni con cui cambiano bandiera, ad esempio, a intere navi di cloruro di potassio ed urea». Nel 2023 oltre il 25 per cento delle importazioni di fertilizzanti nell’Ue proveniva dalla Federazione Russa, per un volume di 3,6 milioni di tonnellate e un valore di 1,28 miliardi di euro.</p>
<p class="yiv2266613632ydp93a22123yiv4105278675WordSection1">«Che il quadro non cambi lo sanno anche a Bruxelles, se hanno deciso di introdurre i dazi in modo graduale. Del resto, sono anni che sull’urea prospera la speculazione e che i nostri agricoltori ne pagano il prezzo. A questo scenario rischia di sovrapporsi adesso una improvvisa indisponibilità e gli operatori sono in allarme» scrive il quotidiano.</p>
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<h2 class="yiv2266613632ydp93a22123yiv4105278675WordSection1">La testimonianza di Giglioli</h2>
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<p>A parlare di questo scenario è l’importatore reggiano Aldo Giglioli, secondo il quale nel campo dei fertilizzanti i prezzi ufficiali non esistono: «Nello stesso giorno, lo stesso carico di urea lo posso comprare a 390 o 420 dollari a tonnellata bulk partenza porto estero, me nel giro di pochi giorni possono esserci oscillazioni anche di 50 dollari, in qualche caso di cento» dichiara al giornale cattolico. Che commenta: «Non poco, quando passano di mano in un solo giorno navi da 30.000 tonnellate e il giro d’affari cuba intorno ai 15 miliardi all’anno. L’emergenza nei mesi scorsi ha riguardato l’urea perché è uno dei prodotti più usati per il suo elevato contenuto di azoto (46%) e – finora &#8211; quello con il costo unità fertilizzate più basso tra gli azotati».</p>
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<h2>Anche la Coldiretti scrive</h2>
<p>L&#8217;analisi segnala che persino la Coldiretti, pur avendo sposato la politica ambientalista, ha scritto al governo per evitare che l&#8217;urea sia messa fuori legge: «È necessario eliminare il divieto di utilizzo dell’urea, previsto dal 1° gennaio 2027, almeno fino alla costruzione di un quadro normativo chiaro sull’uso dei fertilizzanti organici (come il digestato da biogas) i quali, grazie al loro impiego sostenibile, possono contribuire a ridurre le emissioni inquinanti in agricoltura». Cioè, commenta l&#8217;analisi, «non scherziamo perché l’agricoltura è sotto attacco. Non metaforicamente. Quando gli Usa hanno bombardato gli impianti chimici iraniani da cui escono le materie prime, il prezzo di questo fertilizzante è salito a 550 dollari. Uno scenario incerto, dunque, in cui il contrabbando prospera. Non pensate a malconci spalloni: il cloruro di potassio lo si trova già al 20% meno del prezzo corrente.</p>
<p>L’introduzione di dazi europei su fertilizzanti russi e bielorussi potrebbe favorire quest’area grigia. Mentre i produttori europei lavorano già in perdita, fanno affari i russi e gli iraniani. Anche questi ultimi sono oggetto di sanzioni dal successo incerto. I primi controllano società di produzione e commercio dei fertilizzanti in Europa e Golfo Persico, ma soprattutto ne controllano i traffici. I carichi più importanti di cloruro di potassio bielorusso approdano in Finlandia e in Turchia, ma quando arrivano nei nostri campi parlano tedesco. Analogamente, urea iraniana, imbarcata in Iraq, fa scalo in Oman o Turchia per cambiare casacca e aggirare le sanzioni.</p>
<p>Come evitarlo? Basterebbe che ogni dogana controllasse l’origine carico per carico, ad esempio verificando in Oman la reale partenza di una nave omanita che chiede di esser sdoganata a Ravenna». Commento di Giglioli: «Qualunque sarà la soluzione, al momento dobbiamo preoccuparci oltretutto del fatto che presto Ravenna – porto di riferimento per questo settore &#8211; potrebbe dover drasticamente ridurre la quantità importata perché uno dei maggiori terminalisti intenderebbe eliminare il ramo dei fertilizzanti dal proprio portafoglio. Dopo il caro fertilizzanti, andremmo incontro a una potenziale, e ben più grave, crisi di approvvigionamento».</p>
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		<title>STOP UREA E DAZI FERTILIZZANTI: AGRICOLTORI PREOCCUPATI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/stop-urea-e-dazi-fertilizzanti-agricoltori-preoccupati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 22:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi sui fertilizzanti e stop all'urea: le preoccupazioni degli agricoltori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p >Il divieto di uso dell’urea e l’aumento dei dazi sui fertilizzanti in arrivo da Russia e Bielorussia potrebbero creare molti disagi agli agricoltori</p>
<h2 >I fatti</h2>
<p >Il Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria, attualmente sul tavolo del Consiglio dei Ministri”, vorrebbe vietare in toto dal 1° gennaio 2027, l’uso dell’urea, il fertilizzante azotato più diffuso nell’area della Pianura Padana. Al posto dell’urea, si propone di incentivare l’impiego di fertilizzanti organici (digestato agrozootecnico e agroindustriale, reflui zootecnici e biochar) e fertilizzanti chimici alternativi. A questo, si somma il voto del Parlamento europeo che solo pochi giorni fa aumentato del 50% i dazi su alcuni prodotti in arrivo da Russia e Ucraina, fra cui i fertilizzanti, dal mese di luglio.</p>
<h2 >Le preoccupazioni di Confagricoltura</h2>
<p >In una nota, Confagricoltura ha espresso la sua preoccupazione per l’esito del voto del Parlamento europeo relativo alla modifica dei dazi sulle importazioni di fertilizzanti da Russia e Bielorussia. In questo modo, evidenzia la Confederazione, non si tiene conto delle criticità evidenziate dagli agricoltori e si rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà delle imprese europee del comparto.</p>
<p >Pur condividendo gli obiettivi generali della misura, in particolare il rafforzamento della sicurezza alimentare e la spinta alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, Confagricoltura ribadisce l’urgenza di integrare il provvedimento con misure correttive che tengano conto dell’attuale contesto economico, ambientale e produttivo. In particolare, è necessaria una revisione graduale del sistema dei dazi, affinché la transizione verso una minore dipendenza dalle importazioni non penalizzi il settore primario europeo, già fortemente colpito dall’instabilità dei mercati e dall’aumento dei costi di produzione.</p>
<p >«Le imprese agricole – aggiunge il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – hanno bisogno di risposte adeguate anche alla luce delle decisioni che si stanno assumendo a livello nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria. Il rischio concreto è che il settore primario si trovi ad affrontare norme difficilmente applicabili».</p>
<h2 >Giusta la proposta, sbagliati i tempi</h2>
<p >«Condividiamo l’obiettivo di ridurre le emissioni di ammoniaca nell’atmosfera, ma con i giusti tempi – spiega Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia – e, soprattutto, superando i limiti imposti dalla direttiva nitrati. Siamo sicuri poi che l’urea sia davvero maggiormente inquinante rispetto ad altri fertilizzanti chimici?».</p>
<p >«I tempi sono troppo stretti e non abbiamo alternative valide – avverte Boselli – Per l’agricoltura lombarda e della pianura Padana in generale sarebbe una complicazione molto grave, perché allo stato attuale delle cose l’urea è un fertilizzante indispensabile. Non è possibile riorganizzare la filiera in così poco tempo».</p>
<p >Per non parlare della questione costi, già alti senza il previsto aumento dei dazi: «È stato calcolato che i fertilizzanti alternativi comporteranno costi maggiori per le aziende rispetto all’Urea, il cui costo è già salito del 15% all’inizio di quest’anno. Si parla di almeno 150 euro per ettaro in più. La bozza del Piano cita possibili compensazioni economiche, ma senza entrare nel dettaglio. Chiediamo, quindi, di aprire un dialogo sui tempi e sugli incentivi per arrivare gradualmente al divieto dell’urea davvero pronti e senza gravi danni alle imprese agricole» conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia.</p>
<p >Il messaggio è chiaro: occorre valutare anche la fattibilità in termini e modalità per non rischiare di lasciare gli agricoltori privi di strumenti indispensabili prima che siano pronte le dovute alternative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p ><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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		<title>AUMENTANO I DAZI SUI FERTILIZZANTI RUSSI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/aumentano-i-dazi-sui-fertilizzanti-russi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 22:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
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		<category><![CDATA[mantova]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo alza i dazi sui fertilizzanti russi e bielorussi: allarme fra gli agricoltori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo ha approvato l’aumento dei dazi su fertilizzanti e alcuni prodotti agricoli importati da Russia e Bielorussia. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dell’Unione.</p>
<h2>L’aumento</h2>
<p>Con 411 voti a favore, 100 contrari e 78 astensioni, i deputati hanno dato il via libera alla proposta della Commissione di aumentare del 50% i dazi europei su prodotti agricoli di origine russa e bielorussa non ancora soggetti a dazi doganali aggiuntivi. I beni colpiti includono zuccheri, aceto, farina e mangimi.</p>
<p>La proposta prevede inoltre un dazio del 6,5% sui fertilizzanti importati dai due Paesi, a cui si aggiungono tariffe comprese tra 40 e 45 euro a tonnellata per il biennio 2025-2026. Tali dazi aumenteranno fino a 430 euro per tonnellata entro il 2028. I ricavi delle esportazioni di fertilizzanti da parte di Russia e Bielorussia sono considerati un contributo diretto al finanziamento della guerra russa contro l’Ucraina.</p>
<p>Le nuove misure ridurranno sensibilmente le importazioni dei beni interessati, che siano di origine diretta o esportati indirettamente da Russia e Bielorussia. Ciò dovrebbe favorire una maggiore diversificazione della produzione europea di fertilizzanti, oggi penalizzata dai bassi prezzi delle importazioni.</p>
<p>La relatrice permanente del Parlamento sulla Russia, Inese Vaidere, ha dichiarato: «Questo regolamento, che prevede un aumento progressivo dei dazi doganali sui fertilizzanti e prodotti provenienti da Russia e Bielorussia, contribuirà a impedire che la Russia utilizzi il mercato dell’Unione Europea per finanziare il proprio apparato bellico. Non è accettabile che, a tre anni dall’inizio della guerra su vasta scala, l’Unione continui ad acquistare grandi quantità di prodotti strategici – anzi, le importazioni sono persino aumentate in modo significativo. La proposta di dazi rafforzerà anche la produzione di fertilizzanti nell’Unione Europea, penalizzata dai prezzi bassi delle importazioni russe, offrendo al contempo agli agricoltori il tempo necessario per adattarsi. Un punto fondamentale della proposta è l’inclusione di disposizioni di monitoraggio che consentiranno alla Commissione di osservare il mercato dei fertilizzanti e intervenire in caso di impennata dei prezzi».</p>
<h2>Il commento di Confagricoltura</h2>
<p>«Si rischia di aggravare ulteriormente la condizione di un settore già in forte difficoltà. L’aumento dei dazi sui fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia, approvato pochi giorni fa dal Parlamento Europeo, preoccupa. Innanzitutto perché non abbiamo, al momento, alternative valide e concrete. In aggiunta, perché questa complicazione – che comporterà maggiori costi e difficoltà di approvvigionamento di materie prime essenziali – si abbatterà su un settore, quello cerealicolo, già fortemente provato da calo della redditività e calamità climatiche frequenti e su cui aleggia anche lo spettro, per noi agricoltori della Pianura Padana, del divieto totale di utilizzo dell’urea a partire dal 1° gennaio 2027» ha spiegato preoccupato il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi.</p>
<p>«Condividiamo gli obiettivi generali della misura, ovvero ridurre la dipendenza da questi Stati e perseguire una diversificazione delle fonti di approvvigionamento – prosegue Cortesi –. Ma nell’attuale contesto è un’ulteriore mazzata per gli agricoltori perché non ci sono reali alternative. Serve che l’Unione Europea provveda da subito a misure compensative come rafforzare l’utilizzo dei fertilizzanti di origine zootecnica (a partire dal digestato), importanti nel ridurre la dipendenza dai concimi azotati, ma allo stato attuale comunque non risolutivi. Ci vuole, poi, una maggiore flessibilità nell’applicazione della Direttiva nitrati. Questo anche alla luce della proposta, attualmente sul tavolo del Governo italiano, di vietare in toto e senza fase transitoria l’impiego di urea in tutto il bacino padano dal 2027. Ad oggi l’urea è indispensabile, ancora di più con le limitazioni sui fertilizzanti russi e bielorussi, e senza alternative valide sul mercato questo provvedimento è insostenibile per le aziende agricole».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>«PERDEREMO MILIARDI»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 10:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CONFCOOPERATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La denuncia di Confcooperative sui dazi americani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Il nuovo quadro geopolitico che si va delineando dopo le prime scelte dell’amministrazione Trump getta ombre sul futuro dell’agroalimentare italiano. Il Centro Studi di Confcooperative stima che l&#8217;introduzione di dazi doganali sul made in Italy comporterebbe un immediato aumento dei prezzi dei prodotti italiani sul mercato USA, con una probabile riduzione delle esportazioni stimabile tra il 15-30% per prodotti chiave come vino, olio d&#8217;oliva, formaggi DOP, ortofrutta, prodotti trasformati come il pomodoro e pasta. «Questo potrebbe tradursi in una perdita di fatturato per il settore di circa 1,5-2 miliardi di euro annui, considerando che gli USA rappresentano il terzo mercato di destinazione dell&#8217;export agroalimentare italiano con un valore di circa 6 miliardi di euro» dice il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.</p>
<h2 dir="ltr">Le scelte di Trump: PMI tra le più colpite</h2>
<p dir="ltr">«Le piccole e medie imprese agroalimentari sarebbero tra le più colpite, poiché hanno minore capacità di assorbire l&#8217;aumento dei costi o di diversificare rapidamente verso altri mercati. Si stima che circa il 30% potrebbe dover ridurre la produzione e l&#8217;occupazione, con particolare impatto sui distretti alimentari specializzati su formaggi e vini. L’export &#8211; sottolinea il presidente di Confcooperative –  è un volano importante della nostra economia soprattutto alla luce della contrazione dei consumi interni. Le imprese per fare margine hanno investito su aggregazione, export e internazionalizzazione. Fare più export per remunerare al meglio i produttori e il territorio».</p>
<p dir="ltr">Al danno, inoltre, si aggiungerebbe la beffa, «l&#8217;effetto dei dazi, infatti, rischierebbe di favorire il fenomeno dell&#8217;Italian Sounding – aggiunge Gardini – da parte di aziende americane o internazionali. Con prezzi più alti per i prodotti originali italiani, i consumatori americani potrebbero orientarsi verso alternative locali che imitano i nostri prodotti, danneggiando ulteriormente il valore del Made in Italy e la sua reputazione sul mercato internazionale».</p>
<h2 dir="ltr">La UE intervenga sui dazi imposti da Trump</h2>
<p dir="ltr">La filiera produttiva italiana subirebbe contraccolpi a catena: dagli agricoltori ai trasformatori, fino alla logistica e alla distribuzione. Si stima che per ogni 10% di riduzione dell&#8217;export verso gli USA, si potrebbero perdere circa 5.000 posti di lavoro nell&#8217;intera filiera agroalimentare, con effetti particolarmente severi nelle regioni a forte vocazione export come Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. «Quello dei dazi – conclude Gardini – è un tema che va affrontato a livello comunitario per avere un maggiore peso negoziale. Oltre alla negoziazione diretta la Ue dovrebbe prevedere inoltre l’attivazione di sostegni economici per le aziende colpite dai dazi, aiutando a mitigare l&#8217;impatto economico sulle imprese italiane del settore agroalimentare».</p>
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		<title>L&#8217;UE VALUTA DAZI E MECCANISMI DI TUTELA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-e-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ezio Bosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 08:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=1585</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'analisi dei mercati del frumento</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/dazi-e-tutela/">L&#8217;UE VALUTA DAZI E MECCANISMI DI TUTELA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana caratterizzata dalla stabilità nelle principali borse merci legate alla commercializzazione del frumento. Anche le quotazioni del duro registrano apprezzamenti meno marcati rispetto ai sette giorni precedenti (<a href="https://granoitaliano.eu/mercati-a-termine/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;ultima analisi</a>). Si valutano politiche comunitarie, dazi e non solo, per proteggere i produttori UE.</p>
<h2>NECESSARIO IMPORRE DAZI</h2>
<p>Nel dettaglio, a Milano la variazione, come di consueto uniforme per tutte le voci che definiscono il mercato del grano duro, è di 5 €/t, mentre a Bologna è di 3 €/t. La borsa di Foggia, rappresentativa della prima regione produttrice d&#8217;Italia di duro, vede le quotazioni a listino del tutto invariate. In questo momento le principali preoccupazione dei produttori, specie in Puglia e Sicilia, sono rivolte alla disponibilità idrica. Certo è che, nonostante i recenti apprezzamenti, siamo ancora su valutazioni poco premianti per gli agricoltori. Coldiretti Puglia nell&#8217;ultima settimana ha ribadito le proteste per gli andamenti di prezzo visti di recente, facendo un plauso alla recente proposta della Commissione UE per l&#8217;inserimento di dazi all&#8217;importazione per il prodotto russo.</p>
<p>Secondo il sindacato, considerando l&#8217;importante aumento dell&#8217;import, la conseguente depressione del prezzo e le crescenti difficoltà agronomiche, si tratta di provvedimenti necessari per la tutela dei produttori contro le importazioni sleali. Senza tali misure si mette a rischio la sopravvivenza delle migliaia di aziende cerealicole pugliesi, il granaio d&#8217;Italia. All&#8217;estero, inoltre, la pressione aumenta con prospettive di produzione in miglioramento, sia riguardo al Nord America sia per l&#8217;Africa. I prezzi sono, in linea con la settimana precedente, stabili sui mercati canadesi e statunitensi, in calo sul mercato francese. Leggero miglioramento sui mercati a termine, con un +0,29% per il Future del Durum a Chicago.</p>
<h2>PER IL TENERO NON DAZI MA MECCANISMI DI TUTELA</h2>
<p>Per i sottoprodotti nessuna variazione, eccetto i lievi apprezzamenti di tritello, crusca e cruschello a Milano. La crescita è di +2 €/t per queste merci, sia derivanti da duro sia da tenero. Passando al mercato di quest&#8217;ultimo si registra una quasi totale stabilità, sia nelle valutazioni riferite al prodotto nazionale che estero. Leggeri cali solamente per fino e di forza nostrani a Bologna, -2 €/t. Anche nel mercato del frumento tenero la principale causa degli attuali prezzi poco remunerativi è stato l&#8217;import in decisa crescita, per lo più di provenienza Ucraina. I numeri parlano chiaro, nel 2021 si importavano dall&#8217;Ucraina 288mila tonnellate, diventate 6,1 milioni nel 2023.</p>
<p>Come abbiamo riportato nelle precedenti analisi, in questo caso il Parlamento Ue non sta valutando l&#8217;introduzione di un dazio ma pensa ad un automatismo di controllo. Ciò significa che, se un prodotto verrà importato più di un determinato periodo di riferimento, la Commissione potrà bloccare tale importazione. Questo meccanismo di tutela dei produttori è stato riferito ad una lista di prodotti di provenienza ucraina e moldava ma non comprende il frumento. Ciò per il momento, in quanto la parola fine verrà posta con la votazione finale per la definizione di questo meccanismo di difesa che si terrà il 24 aprile. Intanto, tornando ai prezzi, anche all&#8217;estero in Francia le variazioni sono lievi, in un contesto di sostanziale stabilità. Buone notizie dai mercati a termine con aumenti sui titoli di maggio, sia in Francia che negli Usa, e compratori interessati, tanto da creare un contesto rialzista.</p>
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