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	<title>difesa - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Mar 2026 11:23:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>difesa - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>LA CECIDOMIA A SELLA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-cecidomia-a-sella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 11:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[ditteri]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[insetti dannosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bonivento illustra il dittero Haplodiplosis equestris</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle vaste distese cerealicole dell&#8217;Europa Meridionale, dove il sole scalda la terra già dalle prime luci di primavera, si consuma ogni anno una competizione silenziosa e invisibile agli occhi dei più inesperti. Non è fatta di grandi macchinari o di eventi meteorologici catastrofici, bensì si gioca su scala millimetrica, all&#8217;ombra delle guaine fogliari del grano. Il protagonista occulto di questa vicenda è un piccolo dittero, una presenza antica e autoctona di questi areali, noto alla scienza come <em>Haplodiplosis equestris</em>, ma che gli agricoltori hanno imparato a temere con il nome evocativo di Cecidomia a sella. La sua esistenza è un perfetto esempio di adattamento evolutivo, una strategia biologica che sfrutta la fisiologia stessa della pianta ospite per garantire la sopravvivenza della specie, a discapito, purtroppo, della produzione agricola.</p>
<h2>L&#8217;infestazione della cecidomia a sella</h2>
<p>La storia di questa infestazione inizia molto prima che il danno diventi visibile, nel buio del sottosuolo. Durante i mesi invernali, mentre i campi riposano o accolgono le prime fasi vegetative del grano, le larve dell&#8217;insetto giacciono dormienti nel terreno. Sono reduci dalla stagione precedente, testimoni di un ciclo che si ripete. Quando la primavera avanza, portando con sé l&#8217;umidità delle piogge di aprile e il tepore di maggio, il suolo diventa il teatro di una metamorfosi. Le larve si trasformano in pupe e poi, in una sincronia dettata dalle condizioni climatiche, emergono come adulti.</p>
<p>Questi piccoli moscerini, simili a fragili zanzare, hanno una vita effimera, dedicata quasi esclusivamente alla riproduzione. Le femmine, guidate da un istinto infallibile, cercano le piante di graminacee, prediligendo il grano e l&#8217;orzo, per deporre le loro uova sulla superficie delle foglie. È un momento critico e fugace, spesso ignorato se non si osserva il campo con estrema attenzione.</p>
<p>Ciò che accade dopo la schiusa delle uova è ciò che rende questo parassita particolarmente insidioso. Ne fuoriescono minuscole larve di un colore rosso acceso o aranciato, una tinta vivace che spicca contro il verde della vegetazione, seppur difficilmente visibile a occhio nudo senza una ricerca mirata. Queste larve non aggrediscono la pianta dall&#8217;esterno; intraprendono invece un viaggio verso il basso, scivolando lungo la lamina fogliare fino a insinuarsi tra la guaina e lo stelo vero e proprio, il culmo. Una volta raggiunta questa zona protetta, al sicuro da predatori e dagli agenti atmosferici, iniziano a nutrirsi.</p>
<p>Non divorano le foglie come farebbero dei bruchi, ma succhiano la linfa vitale della pianta. La reazione del vegetale a questa suzione continua e all&#8217;irritazione dei tessuti è la formazione di specifiche deformazioni. Lo stelo, nel punto in cui la larva si adagia, cede e si scava, creando una depressione concava che ricorda perfettamente la forma di una sella di cavallo. Da qui deriva il nome comune dell&#8217;insetto, un&#8217;etichetta che descrive visivamente la ferita inferta alla coltura.</p>
<h2>I danni della cecidomia a sella</h2>
<p>Le conseguenze di questa attività trofica nascosta si manifestano gradualmente ma inesorabilmente. La pianta di grano, costretta a convivere con queste escrescenze interne, vede compromesso il suo sistema di trasporto linfatico. Le &#8220;selle&#8221; agiscono come strozzature che impediscono ai nutrienti di risalire fluidamente verso la spiga in formazione. Il risultato agronomico è deprimente: le spighe, che dovrebbero riempirsi e dorarsi, rimangono spesso parzialmente vuote o producono cariossidi striminzite, leggere e di scarsa qualità molitoria. Ma il danno non si ferma alla perdita di peso del raccolto. La struttura stessa della pianta viene minata. In corrispondenza delle galle, la fibra dello stelo perde elasticità e resistenza.</p>
<p>Quando il vento soffia o quando il peso della spiga aumenta verso la maturazione, il culmo cede proprio in quei punti deboli, piegandosi o spezzandosi. Interi appezzamenti possono apparire disordinati, con il grano allettato al suolo in un groviglio inestricabile che rende la mietitura meccanica un&#8217;operazione lenta, complessa e foriera di ulteriori perdite.</p>
<h2>Strategia di difesa</h2>
<p>Di fronte a tale minaccia, l&#8217;agricoltore si trova a dover elaborare una strategia di difesa che non può basarsi sulla semplice reazione emotiva, ma deve fondarsi sulla conoscenza agronomica. La lotta contro la Cecidomia a sella è complessa proprio perché, una volta che la larva è penetrata sotto la guaina, diventa praticamente intoccabile. I comuni insetticidi di contatto non possono raggiungerla nel suo rifugio sicuro. Pertanto, la difesa deve essere preventiva e ragionata, spostando l&#8217;attenzione dalla cura del sintomo alla gestione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>L&#8217;arma più potente a disposizione non è chimica, ma colturale. La rotazione delle colture emerge come il baluardo fondamentale contro la proliferazione incontrollata del parassita. Poiché le larve svernano nel terreno dove sono cadute l&#8217;anno precedente, seminare nuovamente grano su un campo già infestato significa offrire alle nuove generazioni di insetti un banchetto pronto all&#8217;uso, amplificando l&#8217;infestazione in modo esponenziale. Interrompere questa catena, alternando il grano con colture non ospiti come le leguminose, il girasole o la colza, costringe la popolazione del parassita a ridursi drasticamente per mancanza di nutrimento, &#8220;bonificando&#8221; di fatto il terreno per le semine future. È una pratica di pazienza, che richiede una visione a lungo termine dell&#8217;azienda agricola.</p>
<p>Anche la gestione fisica del suolo gioca un ruolo, sebbene secondario. Le lavorazioni profonde, come l&#8217;aratura, possono contribuire a seppellire le larve a profondità tali da impedire agli adulti di raggiungere la superficie in primavera, sebbene questa pratica vada bilanciata con le moderne esigenze di conservazione della fertilità del suolo. Quando però la prevenzione agronomica non è sufficiente o non è stata attuata, l&#8217;agricoltore è costretto a considerare l&#8217;intervento chimico, che deve essere inteso come un&#8217;operazione di precisione chirurgica. Non serve irrorare i campi indiscriminatamente; è necessario monitorare il volo degli adulti o la comparsa delle primissime uova.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è colpire il parassita in quella brevissima finestra temporale in cui è vulnerabile, ovvero prima che le larve riescano a nascondersi sotto la guaina. Questo richiede una presenza costante in campo, un occhio esperto capace di cogliere i segnali di allarme e decidere se la soglia di danno economico è stata superata, giustificando così il costo e l&#8217;impatto ambientale di un trattamento.</p>
<p>In definitiva, la convivenza con <em>Haplodiplosis equestris</em> insegna che l&#8217;agricoltura moderna non è un dominio sulla natura, ma una comprensione dei suoi ritmi. La protezione del grano da questo minuscolo nemico rosso passa attraverso la sapienza antica dell&#8217;alternanza, unita alla moderna capacità di osservazione tecnica, ricordando che la salute di un campo si costruisce anno dopo anno, ben prima che la mietitrebbia entri in azione</p>
<p><em><a href="http://p.bonivento@xyz-lab.it" target="_blank" rel="noopener">Autore: Paolo Bonivento </a>(Trieste – Brescia – Roma – Napoli)</em></p>
<p>Il dr. Paolo Bonivento è un Perito Agrario impegnato in attività relative all&#8217;entomologia urbana ed agraaria. Effettua valutazioni d’impatto ambientale ed ecologico (terrestri, marine e aeree); si occupa della consulenza sull’impiego di strumenti scientifici e tecnici oltre all’identificazione ed al trattamento degli organismi infestanti nonché alla valutazione dei danni alle coltivazioni. La sua attività include anche ambiti forensi con stime generali riguardanti contenziosi ed analisi dei danni.</p>
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		<title>SE IL CAMPO E&#8217; BEN STRIGLIATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/se-il-campo-e-ben-strigliato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 23:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Controllo infestanti in Lombardia: intervista a Carlo Murelli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-olk-copy-source="MessageBody">Parliamo con il cerealicoltore Murelli delle pratiche agronomiche.</span></p>
<div dir="ltr" data-setdir="false">
<div>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">La cerealicoltura pavese è divisa, come abbiamo visto in un precedente articolo (https://granoitaliano.eu/tenero-stabile-nel-pavese/), tra solide pratiche tradizionali e nuove esigenze legate alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dei costi. Nonostante le difficoltà, il grano tenero continua a rappresentare una coltura strategica per questo territorio. Ce lo spiega Carlo Murelli, che coltiva frumento ed è iscritto alla Cia, secondo cui il grano tenero non è solo una coltura, ma un simbolo della capacità degli agricoltori di adattarsi senza perdere il legame con la propria storia.</div>
<div data-olk-copy-source="MessageBody"></div>
<h2><b>La gestione delle infestanti e delle malattie nel grano tenero: l’esperienza dell’ Oltrepò Pavese</b></h2>
</div>
</div>
<div>Negli ultimi anni il tema della gestione delle infestanti nella coltivazione del grano tenero è stato spesso al centro del dibattito agronomico, soprattutto in relazione alla sostenibilità economica e ambientale delle aziende agricole. Tuttavia, l’esperienza maturata nell’area dell’ Oltrepò Pavese mostra un quadro più equilibrato rispetto a quanto spesso si immagina: le infestanti, pur essendo presenti, non rappresentano oggi un fattore critico tale da compromettere in modo significativo le rese produttive.</div>
<div>Murelli agricoltore del distretto cerealicolo dell&#8217;Oltrepò Pavese iscritto a CIA Pavia, dice che « la situazione attuale consente agli agricoltori di affrontare il problema con strumenti tecnici efficaci e accessibili. Gli erbicidi disponibili sul mercato risultano generalmente validi e con costi ancora sostenibili, permettendo un controllo soddisfacente delle principali malerbe. Questo aspetto contribuisce a mantenere stabile la produttività delle colture, evitando perdite economiche rilevanti per le aziende cerealicole».</div>
<div></div>
<h2><b>Il ruolo delle pratiche agronomiche</b></h2>
<div>«Se nelle aziende convenzionali la difesa chimica svolge un ruolo importante, nelle realtà che operano in regime biologico la gestione delle infestanti si basa soprattutto sulle tecniche agronomiche preventive. Tra queste, la rotazione colturale rappresenta uno degli strumenti più efficaci. Alternare diverse colture nel tempo consente infatti di interrompere il ciclo biologico delle malerbe, riducendone naturalmente la pressione senza ricorrere a prodotti chimici.</div>
<div>Accanto alla rotazione, assume grande importanza la corretta preparazione del terreno prima della semina. Una lavorazione ben eseguita permette di favorire la germinazione anticipata delle infestanti, che possono poi essere eliminate prima dell’insediamento della coltura principale. Questo approccio, spesso definito “falsa semina”, consente di partire con un campo più pulito e competitivo.</div>
<div>Durante il ciclo colturale entra invece in gioco una pratica tradizionale ma tornata oggi di grande attualità: la strigliatura». Si tratta di un intervento meccanico effettuato generalmente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, in corrispondenza della fase fenologica che va dal termine dell’accestimento all’inizio della levata del grano. L’operazione viene eseguita mediante un erpice strigliatore dotato di denti elastici, capace di lavorare superficialmente il terreno senza danneggiare la coltura.</div>
<div></div>
<h2><b>I benefici della strigliatura</b></h2>
<div>La strigliatura non ha un solo obiettivo, ma produce diversi effetti positivi sul sistema suolo–pianta. Innanzitutto contribuisce all’eliminazione delle infestanti nelle prime fasi di sviluppo, quando sono più vulnerabili e facilmente estirpabili. Questo permette di ridurre la competizione per acqua, luce e nutrienti, favorendo la crescita del grano.</div>
<div>Un secondo vantaggio riguarda la gestione dell’umidità del terreno. L’intervento rompe la crosta superficiale, limitando l’evaporazione e aiutando a conservare l’acqua disponibile, un fattore particolarmente importante nelle annate siccitose. Inoltre, l’arieggiamento dei primi centimetri di suolo migliora l’ossigenazione dell’apparato radicale, stimolando l’attività biologica e l’assorbimento dei nutrienti.</div>
<div>La strigliatura favorisce anche l’interramento dei concimi distribuiti, rendendoli più facilmente assimilabili dalla coltura e riducendo le perdite dovute alla lisciviazione. Questo aspetto assume grande rilevanza sia dal punto di vista economico, perché aumenta l’efficienza della fertilizzazione, sia da quello ambientale, limitando la dispersione di nutrienti nelle falde acquifere.</div>
<div></div>
<h2><b>Le fitopatie: una situazione sotto controllo</b></h2>
<div>«Oltre alle infestanti, un altro elemento determinante per la redditività del grano tenero è rappresentato dalle malattie fungine. Anche in questo caso, l’esperienza dell’Oltrepò Pavese evidenzia una situazione generalmente gestibile. La diffusione di varietà più tolleranti alle principali patologie ha contribuito notevolmente alla riduzione dei danni.</div>
<div>Tra le malattie più monitorate vi è il Fusarium, un fungo che può compromettere la qualità della granella e ridurre la produzione. I trattamenti fungicidi vengono programmati in funzione delle condizioni climatiche: annate umide e miti favoriscono lo sviluppo del patogeno e richiedono maggiore attenzione. In alcuni casi può rendersi necessario un intervento aggiuntivo, con conseguente aumento dei costi di produzione.</div>
<div>Questo aspetto rappresenta una criticità soprattutto in un contesto di prezzi del grano relativamente bassi. Anche piccoli incrementi delle spese colturali possono incidere sensibilmente sul margine economico finale, rendendo indispensabile una gestione tecnica precisa e tempestiva.» Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Nuove problematiche: la presenza delle cimici</b></h2>
<div>«Negli ultimi anni si è riscontrata un&#8217;infestazione di cimici, insetti che possono danneggiare le spighe e ridurre la qualità del raccolto. Nonostante ciò, la situazione rimane sotto controllo grazie a strategie integrate di difesa.</div>
<div>Una soluzione efficace consiste nell’abbinare il trattamento insetticida a quello fungicida, effettuando un unico passaggio in campo. Questa scelta permette di contenere i costi operativi e ridurre il numero di interventi, limitando al tempo stesso il compattamento del suolo e il consumo di carburante» Questo è quello che ci dice Murelli.</div>
<div>L’approccio integrato dimostra come l’innovazione agronomica non coincida sempre con tecnologie complesse, ma spesso con una migliore organizzazione delle operazioni colturali.</div>
<div></div>
<h2><b>Equilibrio tra sostenibilità ed economia</b></h2>
<div>L’esperienza pavese evidenzia come la gestione delle infestanti e delle malattie nel grano tenero debba basarsi su un equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. L’uso mirato dei prodotti fitosanitari, affiancato da pratiche agronomiche corrette, consente di ottenere risultati soddisfacenti senza eccessivi impatti sull’ambiente.</div>
<div>Le aziende biologiche dimostrano che è possibile controllare le malerbe anche senza chimica, purché si adottino strategie preventive e interventi meccanici tempestivi. Allo stesso tempo, le aziende convenzionali possono ridurre gli input grazie a tecniche agronomiche più attente, avvicinandosi progressivamente a modelli di agricoltura integrata.</div>
<div>Guardando al futuro, la gestione delle infestanti nel grano tenero sarà sempre più legata all’innovazione tecnica e alla conoscenza agronomica. L’introduzione di macchine più precise, l’uso dei dati climatici e lo sviluppo di varietà resistenti rappresentano strumenti fondamentali per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla volatilità dei mercati agricoli.</div>
<div>In conclusione, l’esperienza dell’Oltrepò Pavese mostra che, con una gestione razionale e integrata, infestanti e malattie non devono essere necessariamente percepite come una minaccia grave. Piuttosto, costituiscono elementi da monitorare e gestire con competenza tecnica, combinando tradizione e innovazione. L’agricoltore moderno non si limita più a reagire ai problemi, ma li anticipa attraverso scelte agronomiche consapevoli, garantendo così produttività, qualità e sostenibilità nel tempo.</div>
<div></div>
<div>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>ANNATA INCERTA, GESTIONE FLESSIBILE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/annata-incerta-gestione-flessibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 23:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concimazione e difesa nel frumento: i prossimi interventi nei campi varietali della Fondazione Navarra tra azoto, diserbo e protezione della spiga</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="4174" data-end="4607">Se lo stato vegetativo dei frumenti nei campi varietali della Fondazione Navarra appare positivo, le prossime settimane saranno decisive dal punto di vista tecnico. La gestione della <strong data-start="4357" data-end="4381">concimazione azotata</strong> e della <strong data-start="4390" data-end="4414">difesa fitosanitaria</strong> rappresenterà il vero snodo agronomico della stagione. <strong>Alfredo Bernard, Vice Presidente della Fondazione, e Luca Davì, responsabile dell’area tecnico-agricola,  illustrano la strategia impostata, nel rispetto dei vincoli normativi e con un approccio di difesa integrata.</strong></p>
<h2 data-start="4609" data-end="4682">Priorità azoto, non appena possibile</h2>
<p data-start="4684" data-end="4904">Dalla semina ad oggi non è stato possibile effettuare interventi di concimazione. La prima operazione prevista sarà, quindi, la distribuzione di azoto, considerata urgente per sostenere la fase successiva all’accestimento.</p>
<p data-start="4906" data-end="5185">La scelta tecnica ricadrà su <strong data-start="4935" data-end="4985">nitrato ammonico oppure azoto a lenta cessione</strong>, in funzione delle condizioni operative e delle strategie di efficienza nutrizionale. L’obiettivo è garantire disponibilità graduale dell’elemento, riducendo le perdite e ottimizzando l’assorbimento.</p>
<p data-start="5187" data-end="5238">Il piano nutrizionale prevede tre momenti distinti:</p>
<ul data-start="5239" data-end="5380">
<li data-start="5239" data-end="5281">
<p data-start="5241" data-end="5281">una prima concimazione appena possibile;</p>
</li>
<li data-start="5239" data-end="5281">
<p data-start="5241" data-end="5281">un secondo apporto in fase di levata;</p>
</li>
<li data-start="5322" data-end="5380">
<p data-start="5324" data-end="5380">un’integrazione finale in prossimità dell’ultima foglia.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="5382" data-end="5502">Il tutto nel rispetto dei limiti imposti dalla Direttiva Nitrati: 180 unità per il grano tenero e 190 per il grano duro.</p>
<h2 data-start="5504" data-end="5565">Preoccupano stato nutrizionale e infestanti</h2>
<p data-start="5567" data-end="5753">Al momento non si evidenziano particolari carenze nutrizionali, ma secondo i tecnici sarà fondamentale sostenere la coltura nelle prossime settimane con un’adeguata integrazione azotata.</p>
<p data-start="5755" data-end="6007">Dal punto di vista fitosanitario, non emergono problematiche rilevanti né differenze tra varietà. L’unica criticità attuale è rappresentata dalla <strong data-start="5901" data-end="5927">presenza di infestanti</strong>, favorita dall’andamento meteorologico con qualche precipitazione e temperature medio-alte. Per questo motivo, entro metà marzo è previsto un intervento di diserbo, elemento chiave per evitare competizione nelle fasi di levata.</p>
<h2 data-start="6146" data-end="6209">Prevenzione contro patologie fungine e insetti</h2>
<p data-start="6211" data-end="6388">Contestualmente al diserbo verrà applicato un fungicida per la protezione da Septoria e ruggini, patologie che possono compromettere la capacità fotosintetica. In fase di fioritura è già programmato un trattamento mirato alla protezione della spiga contro la fusariosi e altre malattie fungine, con l’obiettivo di tutelare resa e qualità sanitaria della granella.</p>
<p data-start="6595" data-end="6753">Qualora il monitoraggio evidenziasse la presenza di insetti come lema, cimice o afidi, l’intervento in fioritura verrà integrato con un insetticida specifico.</p>
<h2 data-start="6755" data-end="6810">Annata incerta, gestione flessibile</h2>
<p data-start="6812" data-end="6958">La strategia impostata dalla Fondazione Navarra evidenzia un approccio basato su <strong data-start="6893" data-end="6957">tempestività, monitoraggio e rispetto dei vincoli ambientali</strong>. In un’annata iniziata con scarse precipitazioni e con operazioni rallentate dalle condizioni dei terreni, la capacità di intervenire nel momento corretto farà la differenza.</p>
<p data-start="7135" data-end="7392">E&#8217; sempre più evidente come le prove varietali non rappresentano, ad oggi, soltanto un confronto genetico ma anche un laboratorio di gestione agronomica, dove concimazione e difesa vengono calibrate per massimizzare l’efficienza e ridurre i rischi, in un contesto ambientale sempre più variabile.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Foto di Fondazione Navarra</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>LA NOTTUA DEL GRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-nottua-del-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 23:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[fitofagi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[insetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Bonivento insegna come contrastare la Hadena secalis</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella campagna italiana, dove le stagioni determinano il ritmo della vita e dell&#8217;industria, c&#8217;è una minaccia indicibile tra le fessure della terra e le strutture fogliari, un piccolo insetto che può mettere alla prova anche la pazienza e l&#8217;abilità dell&#8217;agricoltore. Un membro della famiglia Noctuidae è una falena, una falena per la scienza <em>Hadena secalis</em>, anche se nella maggior parte dei casi tassonomici attualmente è <em>Mesapamea secalis</em>. Questa creatura indigena, che si trova comodamente nella geografia della penisola dalle valli alpine alle coste siciliane, è un animale stabile e perpetuo negli ecosistemi cerealicoli, un fastidio che ha stabilito connessioni con il destino del grano, dell&#8217;orzo e della segale.</p>
<h2>La biologia dell&#8217;insetto</h2>
<p>La storia di questa lotta tra uomo e insetto dura un po&#8217; più a lungo di quanto il danno si manifesti. Inizia con una falena dall&#8217;aspetto umile, una creatura notturna con ali scure o grigie disposte in curve confuse che possono sfuggire alla vista durante il giorno, facilmente nascoste tra la corteccia di alcuni alberi o nel detrito secco di un campo. L&#8217;adulto, innocuo per le piante, è il messaggero di una generazione futura più vorace.</p>
<p>Alla fine dell&#8217;estate, quando le temperature sono più fresche, le femmine depongono le uova, e rispondono come per istinto alle erbe selvatiche che crescono ai margini dei campi o alle prime, più delicate piantine dei cereali autunnali appena emerse dal terreno. È nel nascondiglio delle guaine fogliari che l&#8217;attacco viene sferrato. Quando arriva l&#8217;inverno e i campi restano a guardarlo; le giovani larve svernano, sepolte all&#8217;interno degli steli o riposando alla base delle piante, in attesa dell&#8217;arrivo del calore primaverile per risvegliare il mondo vegetale.</p>
<h2>I danni della nottua del grano</h2>
<p>Una volta che la vegetazione inizia a rigenerarsi e il grano inizia la sua corsa verso l&#8217;alto, il bruco diventa l&#8217;agente della distruzione sistematica. Mentre altri parassiti si nutrono delle foglie dall&#8217;esterno del sistema, come questo, mostrando chiaramente segni di abbandono, la larva del verme del grano opera sotto copertura. Si insinua negli steli delle piante, trovando la sua strada nei tessuti interni e mordendo la linfa necessaria che dovrebbe impedire che le cose si fermino. Agisce come un minatore, operando dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno, invisibile e mortale. Questa azione trofica è ovviamente visibile nel raccolto.</p>
<p>Le piante infette mostrano un tipico sintomo di &#8220;cuore morto&#8221;. La foglia centrale o il germoglio principale è privato di nutrienti a causa di questa erosione interna, che lo fa ingiallire prematuramente, marcire e morire, mentre le foglie esterne possono paradossalmente rimanere verdi per un po&#8217; più a lungo, formando un contrasto di colore che è il primo campanello d&#8217;allarme per un osservatore attento. Quando si tenta di estrarre questa foglia centrale secca, si spezza con grande facilità, mostrando i sintomi della masticazione dalla base. Se l&#8217;attacco è sostenuto per un lungo periodo o si verifica in una fase iniziale e si intensifica, lo stelo indebolito perde la sua struttura meccanica. Un&#8217;intera porzione del campo viene regolarmente abbandonata, piegata non dal vento violento ma dalla fragilità causata dal parassita.</p>
<p>Quando la pianta continua a nutrire la spiga, non permette il riempimento corretto dei chicchi perché la linfa ha bloccato gran parte della linfa, e si sviluppano spighe bianche vuote e sterili che si stagliano prominenti nel campo verde e rappresentano raccolti perduti.</p>
<h2>La difesa dalla nottua del grano</h2>
<p>Determinati a proteggere l&#8217;agricoltura da una tale minaccia, la difesa agronomica non può essere arbitraria come l&#8217;applicazione di sostanze chimiche, ma deve funzionare secondo una logica di gestione integrata e precauzionale. Una lotta contro <em>Hadena secalis</em> è spesso vinta prima della semina. Tuttavia, le pratiche colturali sono un mezzo fondamentale per interrompere il ciclo vitale dell&#8217;insetto. Un trattamento adeguato delle erbacce — specialmente delle erbe selvatiche sui fossi e ai margini dei campi — è un passo importante per eliminare i cosiddetti &#8220;ponti verdi&#8221; attraverso i quali le larve possono prosperare e successivamente uscire per coprire la coltura principale.</p>
<p>Allo stesso modo, la manipolazione del suolo post-raccolta e pre-semina disturba l&#8217;habitat della forma svernante esponendola agli agenti atmosferici e ai predatori naturali. Anche la rotazione delle colture si dimostra una strategia efficace di questo tipo. Alternare il grano con piante non ospiti come legumi o girasoli fa sì che le popolazioni di parassiti fuggano o muoiano di malnutrizione — devono spostarsi altrove per il cibo invece di rivolgersi altrove.</p>
<h2>L&#8217;arma dell&#8217;osservazione</h2>
<p>Con la coltura stabilita, l&#8217;arma principale diventa ora l&#8217;osservazione. Camminare tra le file alla fine dell&#8217;inverno aiuta a segnare un focolaio di infezione precoce quando l&#8217;ingiallimento anomalo o il cuore morto segnalano la presenza del bruco endofitico. L&#8217;intervento diretto è considerato solo se il monitoraggio indica una densità di popolazione che rappresenta una minaccia economica per il raccolto. Ma proprio il tipo di danno rende difficile la lotta: Poiché la larva è solitamente protetta all&#8217;interno di uno stelo per la maggior parte del tempo, i trattamenti insetticidi a contatto sono molto inefficaci. Qualsiasi cosa che possa essere utilizzata per la bonifica chimica o biologica (pensa al <em>Bacillus thuringiensis</em>) deve essere attentamente programmata per tenere conto della durata estremamente breve del tempo necessario per colpire le larve mentre migrano da una pianta all&#8217;altra o prima che siano in grado di entrare nello stelo della pianta.</p>
<h2>La fauna utile</h2>
<p>Sotto questa linea sottile, tuttavia, si trovano i preziosi alleati che la biodiversità occupa. Siepi, perimetri fioriti e aree non gestite o impenetrabili contribuiscono anche alla diffusione dei nemici naturali del verme del grano — uccelli insettivori, insettofili e insetti parassitoidi — che controllerebbero la popolazione del verme del grano se non fossero messi in contatto con gli esseri umani. Pertanto, la gestione di <em>Hadena secalis</em> nella campagna italiana non deve più essere una lotta di sterminio, ma più una questione di conoscenza e rispetto per la natura, dove la protezione del grano è guidata da una comprensione intima delle dinamiche che modellano la vita di questa coltura sul campo.</p>
<p><em><a href="http://p.bonivento@xyz-lab.it" target="_blank" rel="noopener">Autore: Paolo Bonivento</a> (Trieste – Brescia – Roma – Napoli)</em></p>
<p>Il dr. Paolo Bonivento è un Perito Agrario impegnato in attività relative all&#8217;entomologia urbana ed agraaria. Effettua valutazioni d’impatto ambientale ed ecologico (terrestri, marine e aeree); si occupa della consulenza sull’impiego di strumenti scientifici e tecnici oltre all’identificazione ed al trattamento degli organismi infestanti nonché alla valutazione dei danni alle coltivazioni. La sua attività include anche ambiti forensi con stime generali riguardanti contenziosi ed analisi dei danni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-nottua-del-grano/">LA NOTTUA DEL GRANO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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		<title>«COME COMBATTO LE INFESTANTI»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/infestanti-sardegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 23:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salvatore Pau ci racconta la quotidiana lotta contro le malerbe in Sardegna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torniamo in Sardegna e parliamo con Salvatore Pau, cerealicoltore iscritto a Coldiretti Sardegna, su come affronta quotidianamente il problema delle infestanti grano duro. Salvatore Pau, titolare di un&#8217;azienda agricola delle dimensioni di circa 90 Ha ubicata nel comune di Sanluri coltivatore di grano duro e erba medica, soprattutto ci dice che <span style="font-size: medium;">«in Sardegna il problema principale è rappresentato dal loietto; se non arrivano in commercio nuove molecole in grado di superare le resistenze che si sono ormai create, bisogna pensare di ritornare a fare un&#8217;agricoltura di tipo tradizionale con aratura dei campi, invece </span><span style="font-size: medium;">di mettere in pratica tecniche più moderne come la semina su sodo o la minima lavorazione; le altre infestanti a foglia larga riesco a tenerle molto bene sotto controllo». Dice Pau.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La minima lavorazione (in inglese minimun tillage) consiste in lavorazioni meccaniche che riguardano solo i primi 10 cm di suolo. I residui colturali rimangono in superficie e ne viene facilitata la degradazione. Di conseguenza si creano le migliori condizioni del terreno per la semina e le prime fasi di sviluppo dell&#8217;apparato radicale. Inoltre riduce le perdite di acqua per evaporazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La semina su sodo (in inglese sod seeding o zero tillage) consiste, invece, nel seminare direttamente su terreni che non hanno subito alcuna lavorazione. Così consente una riduzione dei consumi di carburante e una minor usura delle macchine operatrici. Si ha anche una conseguente riduzione dei costi colturali per ettaro.</span></p>
<h2 align="JUSTIFY">L&#8217;irrigazione aiuta ad avere una buona resa</h2>
<p align="JUSTIFY">«A partire dagli anni 90 nella mia azienda riesco ad avere una resa di circa 29 q/Ha di media naturalmente varia da annata ad annata: qui in Sardegna di passa da annate molto siccitose ad altre come l&#8217;attuale dove è da quest&#8217;autunno che non smette di piovere. In anni siccitosi quando non ci sono restrizioni idriche alcuni campi riesco ad irrigarli spostando i “pivot” dai campi di erba medica a quelli di grano. Per cui su questi appezzamenti riesco ad arrivare anche ad una resa di 55 q/Ha» afferma Pau.</p>
<h2 align="JUSTIFY">Le malattie del grano non sono quasi mai un problema</h2>
<p>«Nella mia azienda coltivo principalmente le varietà Shardana e Gibraltar, varietà molto resistenti alle fitopatie che difficilmente creano problemi, anche a causa del clima con stagioni primaverili molto siccitose che non consentono di avere le condizioni ideali per lo sviluppo di infezioni fungine. Anche parassiti terricoli, quali afidi o lema, non sono mai stati presi in considerazione a causa dei pochi danni causati» conclude Pau.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>LA MOSCA GIALLA DEL GRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-mosca-gialla-del-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 08:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[insetti dannosi]]></category>
		<category><![CDATA[insetti fitofagi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Bonivento analizza la minaccia del frumento</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-mosca-gialla-del-grano/">LA MOSCA GIALLA DEL GRANO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle distese cerealicole che disegnano il paesaggio rurale italiano, tra il verde intenso delle prime fasi vegetative e l&#8217;oro delle spighe mature, si consuma un’interazione biologica silenziosa e costante tra le coltivazioni di grano e un piccolo dittero autoctono. Si tratta del <em>Chlorops pumilionis</em>, comunemente noto come Mosca gialla del grano o Cloropo, un insetto che accompagna da sempre la storia dell&#8217;agricoltura nella penisola, la cui presenza è tanto diffusa quanto talvolta sottostimata fino alla comparsa dei primi sintomi. La sua esistenza e il suo impatto sulle colture rappresentano un esempio emblematico di come la fenologia degli insetti e quella delle piante si intreccino, determinando il successo o il fallimento di un&#8217;annata agraria.</p>
<p>Questo piccolo dittero, il cui adulto non supera i pochi millimetri di lunghezza e si distingue per una livrea gialla solcata da caratteristiche strisce nere sul torace, non è l&#8217;agente diretto del danno, bensì il vettore di una progenie vorace. Il ciclo vitale del Cloropo si articola generalmente in due generazioni annuali, sincronizzate con precisione quasi perfetta con le fasi di crescita del frumento. La prima generazione, quella primaverile, e la seconda, quella autunnale, costituiscono i due momenti critici in cui l&#8217;agricoltore deve prestare la massima attenzione, poiché è la larva, un piccolo organismo apodo di colore biancastro, a scavare gallerie nei tessuti vegetali, compromettendo la vitalità della pianta dall&#8217;interno.</p>
<h2>I danni della mosca gialla</h2>
<p>La narrazione del danno inizia spesso in autunno, quando le temperature miti favoriscono l&#8217;attività degli adulti della seconda generazione. In questa fase, le femmine depongono le uova sulle foglie delle giovani piantine di grano appena emerse. Una volta schiuso l&#8217;uovo, la larva compie un breve tragitto per penetrare all&#8217;interno del fusticino centrale, dirigendosi verso il cuore vegetativo. L&#8217;attività trofica della larva in questo stadio provoca un sintomo inequivocabile noto come &#8220;cuore morto&#8221;. La foglia centrale ingiallisce precocemente, dissecca e si stacca con estrema facilità se tirata, mentre le foglie più esterne rimangono paradossalmente verdi. La pianta, nel tentativo di sopravvivere a questa aggressione che ne ha compromesso l&#8217;asse principale, reagisce stimolando l&#8217;emissione di numerosi germogli laterali. Il risultato visivo è un campo che appare disordinato, con piante dall&#8217;aspetto cespuglioso, eccessivamente accestite ma deboli, incapaci di produrre spighe di valore.</p>
<p>Tuttavia, è con la generazione primaverile che si manifesta il danno economicamente più rilevante per la produzione finale di granella. Quando il grano si trova nella delicata fase di levata, ovvero quando il fusto si allunga per portare la spiga verso l&#8217;alto, le larve nate dalle uova deposte in primavera scendono lungo la guaina dell&#8217;ultima foglia. Qui, esse attaccano il peduncolo della spiga in formazione, scavando un solco longitudinale che agisce come una sorta di strozzatura. L&#8217;effetto sulla pianta è drammatico e visibile anche a distanza: la spiga fatica a fuoriuscire dalla guaina fogliare, rimanendo parzialmente o totalmente intrappolata. Questa condizione, spesso descritta come &#8220;gotta&#8221; del grano, porta alla formazione di spighe deformi, contorte e sterili. Anche qualora la spiga riesca a emergere, il flusso linfatico interrotto o limitato dall&#8217;azione della larva impedisce il corretto riempimento delle cariossidi, che risulteranno striminzite, leggere e di scarsa qualità molitoria.</p>
<h2>La difesa dalla mosca gialla del grano</h2>
<p>Di fronte a tale minaccia, la difesa delle coltivazioni non può basarsi su reazioni impulsive o sull&#8217;uso indiscriminato di insetticidi, bensì richiede una strategia ragionata che affonda le radici nella prevenzione agronomica. La lotta chimica diretta, infatti, presenta notevoli limiti operativi, poiché la larva, una volta penetrata nel culmo, è protetta dai tessuti vegetali e risulta difficilmente raggiungibile dai trattamenti. Inoltre, individuare l&#8217;esatta finestra temporale in cui colpire gli adulti prima dell&#8217;ovideposizione richiede un monitoraggio costante e complesso, spesso non sostenibile economicamente su grandi estensioni.</p>
<p>Di conseguenza, l&#8217;arma più efficace nelle mani dell&#8217;agricoltore risiede nella gestione delle pratiche colturali, mirate a spezzare la sincronia tra il ciclo dell&#8217;insetto e quello della pianta. La data di semina, in particolare per il grano autunnale, gioca un ruolo cruciale. Ritardare le semine, evitando di operare troppo precocemente nel mese di ottobre, permette alle piantine di emergere quando il volo degli adulti della seconda generazione è ormai terminato o in forte declino, riducendo drasticamente le probabilità di infestazione. Parallelamente, la gestione della fertilità del suolo assume un peso rilevante: eccessi di azoto, che stimolano una crescita vegetativa rigogliosa e rendono i tessuti teneri e acquosi, finiscono per attrarre maggiormente il parassita e facilitare la penetrazione delle larve. Una concimazione equilibrata contribuisce invece a indurire i tessuti, rendendo la pianta meccanicamente più resistente.</p>
<p>Non meno importante è la scelta varietale. Sebbene non esistano varietà totalmente immuni, l&#8217;esperienza in campo ha dimostrato che alcune cultivar, caratterizzate da una rapida levata o da particolari conformazioni delle guaine fogliari, subiscono danni minori rispetto ad altre. L&#8217;integrazione di queste scelte con una corretta rotazione delle colture, evitando di seminare grano su grano o su orzo per anni consecutivi, aiuta a contenere la popolazione del parassita residente nell&#8217;appezzamento, interrompendone il ciclo biologico e diluendo la pressione dell&#8217;attacco.</p>
<h2>Non abbassare la guardia</h2>
<p>In conclusione, la convivenza con il <em>Chlorops pumilionis</em> richiede un approccio olistico, dove l&#8217;osservazione attenta del campo e la conoscenza dei meccanismi biologici prevalgono sul semplice intervento curativo. La difesa del grano dalla Mosca gialla non è una battaglia che si vince con la forza bruta, ma con l&#8217;intelligenza agronomica, anticipando le mosse dell&#8217;insetto e creando un ambiente colturale sfavorevole al suo sviluppo, garantendo così la sanità e la produttività di una delle risorse più preziose dell&#8217;agricoltura italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://p.bonivento@xyz-lab.it" target="_blank" rel="noopener">Autore: Paolo Bonivento</a> (Trieste – Brescia – Roma – Napoli)</em></p>
<p>Il dr. Paolo Bonivento è un Perito Agrario impegnato in attività relative all&#8217;entomologia urbana ed agraaria. Effettua valutazioni d’impatto ambientale ed ecologico (terrestri, marine e aeree); si occupa della consulenza sull’impiego di strumenti scientifici e tecnici oltre all’identificazione ed al trattamento degli organismi infestanti nonché alla valutazione dei danni alle coltivazioni. La sua attività include anche ambiti forensi con stime generali riguardanti contenziosi ed analisi dei danni.</p>
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		<title>«ECCO COME RISPARMIO CONCIME E DISERBO»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/come-risparmio-concime-e-diserbo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 23:10:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La strategia dei costi di Massimo Michelini, cerealicoltore di Coldiretti Marche, comprende anche scelte attente di concimazione e diserbo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torniamo nelle Marche per capire come far tornare i conti del grano duro. Massimo Michelini agricoltore di Ostra (AN), ci racconta: « Sono titolare di un&#8217;azienda della dimensione di circa 250 Ha, nelle mia azienda coltivo principalmente grano duro per circa le metà della superficie aziendale e nell&#8217;ultima annata sono riuscito ad ottenere una resa di circa 60 q/Ha di granella. Le varietà seminate sono Farah, Odisseo, Achille e Iride. Inoltre nella mia azienda coltivo anche: girasole, coriandolo e erba medica e un po&#8217; di grano tenero.»</p>
<h2>Come risparmio concime e diserbo</h2>
<p>«Nella mia azienda effettuo una concimazione localizzata alla semina con lo scopo di risparmiare il più possibile concime apportando macroelementi come fosforo e potassio e un 3 % di azoto sia organico che minerale ma la tendenza della mia azienda è quella valutare in base a come reagisce la coltura di sostituire progressivamente la concimazione minerale con quella organica.» Ci racconta Michelini. La concimazione localizzata alla semina offre diversi vantaggi sia di tipo agronomico che economico ed ambientale quali:<br />
Assicurare un maggiore e uniforme sviluppo della coltura</p>
<p>Con bassi dosaggi si è in grado di ottenere le stesse prestazioni di una concimazione tradizionale con un notevole risparmio economico.Bassi dosaggi consentono di ridurre gli sprechi mitigando quindi l&#8217;impatto ambientale.</p>
<p>Per quanto riguarda la concimazione di copertura Michelini ci racconta: « nella mia azienda effettuo 2 passaggi il primo apportando azoto e zolfo e il secondo apportando solo azoto, in una parte dell&#8217;azienda sto sperimentando una prima concimazione con solfato ammonico e una seconda con un concime organico a lenta cessione»</p>
<h2>Malattie del grano</h2>
<p>Il clima poco piovoso nell&#8217;ultima fase del ciclo colturale in prossimità della maturazione ha consentito di ottenere un prodotto dall&#8217;elevata qualità, dice Michelini.</p>
<p>«Nella mia azienda faccio un intervento fungicida a base di zolfo all&#8217;incirca al mese di marzo se si è in presenza di una primavera molto piovosa, altrimenti mi limito a fare un unico intervento fungicida nella prima decade di maggio in fase di spigatura con il quale riesco a tenere sotto controllo le principali malattie fungine: oidio, ruggini, fusariosi, septoriosi»</p>
<p>Michelini conclude dicendo che «la prima concimazione in copertura a base di zolfo indirettamente cura anche il mal del piede»</p>
<p class="ydp3ef8836cyiv3574906327MsoNormal"><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;OMBRA DEL TRIPIDE DEL GRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/tripide-del-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 23:10:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[insetti fitofagi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=7662</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Sfida dell'Haplothrips tritici nel Mezzogiorno</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In gran parte del Sud Italia, dove il sole è implacabile e il vento di scirocco si fa sentire sulle spighe di grano, si gioca ogni stagione uno sport silenzioso ed essenziale per le colture mediterranee. È una lotta che non ha grandi predatori né catastrofi audaci, ma piuttosto un giocatore quasi invisibile, una presenza permanente che risale alla storia del grano duro in queste terre. Il suo nome scientifico è <em>Haplothrips tritici</em>, ma nelle mani di coloro che lavorano la terra è semplicemente il tripide del grano — una minuscola creatura indigena che può rovinare il frutto di un&#8217;intera stagione di lavoro agricolo, se lasciata libera.</p>
<h2>Di chi stiamo parlando?</h2>
<p>Immaginare questo insetto richiede un&#8217;attenzione particolare ai piccoli dettagli, poiché è lungo solo pochi millimetri. È un membro della linea Thysanoptera, piccole creature con ali sottili e frangiate che possono essere trasportate dalle correnti d&#8217;aria sopra le colture. Con un colore nero lucido negli adulti e una forma giovanile rosso o arancione vibrante, meglio conosciuta per la loro pelle rosso o arancione di alta qualità, trovano casa nel clima caldo e secco del Sud.</p>
<p>In questo modo, il ciclo di vita di questo insetto, che è esattamente in sintonia con quello del grano, è un capolavoro di adattamento evolutivo. L&#8217;insetto si nasconde nel terreno, celato tra le foglie morte di una coltura precedente per i mesi freddi, in una sorta di paziente attesa. L&#8217;unico rilascio degli adulti dai loro rifugi sotterranei avviene in primavera, quando le temperature aumentano e le giornate si allungano, quando hanno più bisogno di colonizzare le piante.</p>
<h2>Il tripide fa danni</h2>
<p>Il ritmo dell&#8217;infestazione è altamente ritmico. Gli adulti generalmente arrivano quando il grano è ancora nella fase di allungamento del fusto o di botticella, salendo lungo il fusto fino all&#8217;ultima foglia e alla spiga ancora racchiusa nella guaina. È qui che inizia il lavoro dannoso, lento e costante. <em>Haplothrips tritici</em> possiede un apparato boccale perforante-succhiante che è una sorta di stiletto con cui lacera i tessuti vegetali per nutrirsi della linfa. Nella sua fase primaria, l&#8217;assalto prende di mira la guaina della foglia di bandiera, provocando argentatura, deformazioni e un indebolimento generale che sottovaluta la capacità fotosintetica della pianta in un momento in cui dovrebbe canalizzare tutta la sua energia nel ciclo riproduttivo.</p>
<p>Ma il danno più grave e insidioso avviene più tardi, quando le femmine depongono le uova all&#8217;interno delle spighe. Da quelle uova nascono le ninfe, quelle piccole larve rossastre che si insinuano tra le glume, nascoste tra le glumelle, al riparo e fuori dalle forze esterne. Si nutrono nella spiga dove si alimentano degli organi floreali e successivamente del caryopsis in formazione. L&#8217;azione trofica risultante, cioè il costante succhiare dei succhi cellulari al grano in sviluppo, ha un impatto diretto sulla produzione. Il danno quantitativo è abbastanza evidente al momento del raccolto: le spighe attaccate producono chicchi avvizziti, leggeri e deformati, che possono rappresentare una grande diminuzione del peso specifico e della resa per ettaro.</p>
<h2>Danni alla qualità</h2>
<p>Ma c&#8217;è qualcosa di ancora più inquietante per l&#8217;agricoltura di qualità del Sud Italia, ed è il degrado qualitativo. Poiché l&#8217;insetto perfora, la struttura proteica del grano viene alterata, portando a un cosiddetto sbiancamento e cambiamento delle proprietà del glutine. Di conseguenza, questa semola degradata diventa meno resistente e adatta per fare la pasta; il che colpisce al cuore l&#8217;eccellenza della filiera del grano duro. Questo perché le micro-ferite lasciate dall&#8217;insetto sono porte aperte alle infezioni fungine che possono ulteriormente danneggiare lo stato di salute della coltura. Non contento di essere sottomesso di fronte a questa minaccia, l&#8217;agricoltore deve seguire un approccio integrato e ragionato alle difese &#8211; ben oltre un atteggiamento chimico-reazionista indiscriminato.</p>
<h2>La difesa</h2>
<p>La prevenzione sul campo inizia molto prima che la minaccia diventi evidente, attraverso metodi agronomici profilattici che spezzano il legame tra il parassita e la pianta che lo ospita. Uno dei più fondamentali è la rotazione delle colture: sostituire il grano con legumi o colture di rinnovo permette all&#8217;insetto di non trovare un ambiente ideale tutto l&#8217;anno e riduce notevolmente la popolazione di insetti svernanti nel suolo. La gestione dei residui colturali e la lavorazione del terreno dopo il raccolto sono anche cruciali per interrompere l&#8217;habitat invernale dei tripidi che è vulnerabile agli agenti atmosferici e ai loro predatori naturali. Ma man mano che la stagione avanza e il grano si prepara a crescere, l&#8217;osservazione diretta diventa l&#8217;unica arma utile.</p>
<p>Un passo chiave per mantenere la sostenibilità è il monitoraggio del campo. L&#8217;agricoltore o l&#8217;agronomo è tenuto a camminare nei campi, prendere campioni della spiga e ispezionarli attentamente per valutare la densità degli insetti. Per giustificare un trattamento, non basta vedere un tripide, ma è necessario un numero di individui che superi la soglia di intervento economico, che è una soglia critica in cui il costo del danno aumenta più del costo della difesa. Un intervento fitosanitario specifico viene utilizzato solo quando questa soglia viene superata. Il tempismo e la selezione del prodotto coinvolti nell&#8217;uso di insetticidi sono chirurgici.</p>
<h2>Gestire gli equilibri naturali</h2>
<p>È inutile trattare troppo presto una popolazione che non si è ancora formata, piuttosto che intervenire troppo tardi, quando il grano è già formato e danneggiato, è semplicemente inutile. L&#8217;azione di contenimento funziona meglio in un breve lasso di tempo tra la fine della spigatura e l&#8217;inizio della fioritura. La decisione spetta a ingredienti attivi autorizzati e selettivi, in grado di raggiungere l&#8217;obiettivo desiderato proteggendo, dove possibile, l&#8217;entomofauna preziosa. Infatti, la rete agricola del Sud Italia ospita alleati benefici come acari predatori e altri insetti come <em>Aeolothrips</em>, che si nutrono dei tripidi patogeni per inibirne la crescita. La battaglia contro <em>Haplothrips tritici </em>non è quindi inquadrata come una guerra di sterminio, ma come uno sforzo per gestire gli equilibri naturali.</p>
<p>È una storia di competenza e pazienza, tecnologia e chimica che consentono un metodo agronomico classico mantenendo quantità e qualità del prodotto che rappresentano il Mediterraneo. Questo preserva il valore del suo raccolto, assicurando che dai campi dorati del Sud continui a nascere quella pasta che rappresenta l&#8217;orgoglio e l&#8217;identità di un intero territorio, anche se sorge solo contro di te e una piccola minaccia è sempre nascosta in quelle spighe.</p>
<p><em>Autore: <a href="http://p.bonivento@xyz-lab.it" target="_blank" rel="noopener">Paolo Bonivento</a> </em>(Trieste – Brescia – Roma – Napoli)</p>
<p>Il dr. Paolo Bonivento è un Perito Agrario impegnato in attività relative all&#8217;entomologia urbana ed agraria. Effettua valutazioni d’impatto ambientale ed ecologico (terrestri, marine e aeree); si occupa della consulenza sull’impiego di strumenti scientifici e tecnici oltre all’identificazione ed al trattamento degli organismi infestanti nonché alla valutazione dei danni alle coltivazioni. La sua attività include anche ambiti forensi con stime generali riguardanti contenziosi ed analisi dei danni.</p>
<p><em>Immagine generata con l&#8217;ausilio dell&#8217;intelligenza artificiale.</em></p>
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		<title>LE CECIDOMIE E LE LORO GALLE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-cecidomie-e-le-loro-galle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 08:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[galle]]></category>
		<category><![CDATA[insetti fitofagi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=7125</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questi ditteri depongono le uova nei tessuti vegetali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel vasto mondo dell&#8217;agricoltura, una minaccia spesso sottovalutata si presenta sotto forma di piccoli insetti: i Cecidomidi. Questi ditteri, appartenenti a una famiglia numerosa e diversificata, possono arrecare danni significativi alle coltivazioni di cereali, compromettendo la resa e la qualità del raccolto. Tra le specie più note e temute, si annoverano <em>Mayetiola destructor</em>, la Cecidomia del frumento, e diverse specie del genere <em>Cecidomyia</em>, tra cui la <em>Cecidomyia aranciata</em>, capaci di attaccare una varietà di piante ospiti.</p>
<h2>I danni delle cecidomie</h2>
<p>Il danno causato dai Cecidomidi si manifesta principalmente attraverso la formazione di galle. Le femmine adulte depongono le uova all&#8217;interno dei tessuti in crescita delle piante, in particolare nelle foglie, nei culmi e nelle spighe. Le larve, una volta nate, iniziano a nutrirsi dei tessuti vegetali, inducendo la pianta a reagire con una crescita anomala: la formazione di galle. Queste strutture, simili a tumori vegetali, sottraggono risorse preziose alla pianta, interferendo con il suo sviluppo e la sua capacità di riprodursi.</p>
<p>La Cecidomia del frumento, <em>Mayetiola destructor</em>, è un parassita particolarmente insidioso per le coltivazioni di frumento. Le larve attaccano la base dei culmi, causando un ispessimento e un indebolimento dello stelo. Le piante infestate tendono ad allettarsi, ovvero a piegarsi a terra, rendendo difficile la raccolta e compromettendo la resa. Inoltre, le spighe prodotte dalle piante infestate sono spesso più piccole e contengono un numero inferiore di grani. Il danno è più evidente in primavera, quando le piante iniziano a svilupparsi rapidamente.</p>
<p>La <em>Cecidomyia aranciata</em>, invece, è meno specifica nella scelta dell&#8217;ospite e può attaccare diverse piante, tra cui cereali come orzo e segale. Le larve si sviluppano all&#8217;interno delle spighe, nutrendosi dei fiori e dei grani in formazione. Questo può portare alla deformazione delle spighe e alla riduzione del numero e della qualità dei grani, con conseguenti perdite economiche per l&#8217;agricoltore.</p>
<h2>Proteggere il frumento dalle cecidomie</h2>
<p>La protezione delle coltivazioni dai Cecidomidi richiede un approccio strategico e integrato, che tenga conto delle caratteristiche biologiche del parassita e delle condizioni ambientali. Il monitoraggio costante delle colture è fondamentale per individuare precocemente i sintomi di infestazione e valutare l&#8217;entità del problema. L&#8217;osservazione attenta delle piante, soprattutto nelle fasi di crescita più vulnerabili, permette di rilevare la presenza di galle, deformazioni o allettamenti anomali. L&#8217;utilizzo di trappole specifiche può aiutare a monitorare la presenza degli adulti e a valutare il rischio di infestazione.</p>
<p>La rotazione delle colture rappresenta una pratica agronomica essenziale per interrompere il ciclo biologico dei Cecidomidi. Evitare di coltivare cereali sullo stesso terreno per più anni consecutivi riduce la probabilità che le larve svernanti nel terreno infestino le nuove piante. La scelta di varietà resistenti è un altro elemento importante nella strategia di difesa. La ricerca agronomica ha sviluppato varietà di cereali che presentano una maggiore resistenza all&#8217;attacco dei Cecidomidi, contribuendo a ridurre i danni e le perdite di raccolto.</p>
<p>La lavorazione del terreno, come l&#8217;aratura, può contribuire a ridurre la popolazione di larve svernanti nel terreno. L&#8217;aratura profonda, in particolare, può seppellire le larve a una profondità tale da impedirne la sopravvivenza e la successiva infestazione. Il controllo biologico rappresenta un approccio ecologico e sostenibile alla difesa dai Cecidomidi. Alcuni insetti utili, come i parassitoidi, possono contribuire a controllare naturalmente la popolazione di questi parassiti, deponendo le uova all&#8217;interno delle larve dei Cecidomidi e uccidendole. Favorire la presenza di questi insetti utili nell&#8217;agroecosistema, ad esempio evitando l&#8217;uso indiscriminato di pesticidi, può essere una strategia efficace.</p>
<p>L&#8217;impiego di trattamenti insetticidi deve essere considerato solo come ultima risorsa, in caso di infestazioni gravi e quando le altre strategie di controllo non si sono rivelate sufficienti. È importante scegliere prodotti selettivi, che abbiano un impatto minimo sugli insetti utili e sull&#8217;ambiente. I trattamenti devono essere eseguiti solo quando strettamente necessario e seguendo attentamente le indicazioni riportate sull&#8217;etichetta del prodotto, nel rispetto delle normative vigenti.</p>
<p>La lotta ai Cecidomidi rappresenta una sfida continua per gli agricoltori, che richiede un impegno costante, una conoscenza approfondita del parassita e l&#8217;adozione di pratiche agronomiche sostenibili. Solo attraverso un approccio integrato e consapevole è possibile proteggere efficacemente le coltivazioni di cereali da questi piccoli, ma insidiosi, nemici. (Immagine creata con l&#8217;ausilio dell&#8217;intelligenza artificiale)</p>
<p><em>Autore: Paolo Bonivento (Trieste – Brescia – Roma – Napoli)</em><br />
<a href="https://mailto:p.bonivento@xyz-lab.it/" target="_blank" rel="noopener">p.bonivento@xyz-lab.it</a><br />
<a href="https://www.xyz-lab.it/" target="_blank" rel="noopener">https://www.xyz-lab.it/</a></p>
<p>Il Dr. Paolo Bonivento è un Perito Agrario impegnato in attività relative all&#8217;entomologia urbana ed agraaria. Effettua valutazioni d’impatto ambientale ed ecologico (terrestri, marine e aeree); si occupa della consulenza sull’impiego di strumenti scientifici e tecnici oltre all’identificazione ed al trattamento degli organismi infestanti nonché alla valutazione dei danni alle coltivazioni. La sua attività include anche ambiti forensi con stime generali riguardanti contenziosi ed analisi dei danni.</p>
<p><em>Nella foto: Mayetiola destructor</em></p>
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		<title>IL FUNGICIDA CHE DURA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-fungicida-che-dura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 23:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Adama]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fungicidi]]></category>
		<category><![CDATA[septoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Difesa dei cereali 2026: ADAMA presenta AVASTEL®</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/il-fungicida-che-dura/">IL FUNGICIDA CHE DURA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Difesa dei cereali 2026: ADAMA presenta AVASTEL® e soluzioni tecniche innovative per la protezione in campo</strong></h2>
<p>ADAMA Italia continua ad innovare e presenta la nuova linea tecnica cereali confermando il suo impegno nel portare valore e innovazione al fianco dei cerealicoltori italiani. Con la campagna 2026, l’azienda introduce Avastel®, il nuovo fungicida di ultima generazione che amplia l’offerta per la difesa delle colture cerealicole e consolida una gamma sempre più completa ed evoluta.</p>
<p>Da sempre protagonista nel mercato della protezione delle colture, <a href="https://www.adama.com/italia/it" target="_blank" rel="noopener">ADAMA</a> ha costruito negli anni una <strong>linea di riferimento per i cerealicoltori</strong> italiani che oggi include prodotti come <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/erbicidi/edaptisr" target="_blank" rel="noopener"><strong>Edaptis</strong></a><strong>®</strong>, graminicida di nuova generazione, <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/maxentisr" target="_blank" rel="noopener"><strong>Maxentis</strong></a><strong>® e </strong><a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/maganicr" target="_blank" rel="noopener"><strong>Maganic</strong></a><strong>®</strong>, soluzioni avanzate per la protezione fogliare e della spiga. A queste innovazioni si aggiunge ora <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/avastelr" target="_blank" rel="noopener"><strong>Avastel</strong></a><strong>®</strong>, nuovo fungicida pensato per garantire una <strong>protezione più sicura, persistente e completa</strong> contro le principali patologie fungine del frumento, orzo, segale e triticale.</p>
<p>Grazie alla <strong>tecnologia formulativa </strong><a href="https://www.adama.com/italia/it/approfondimenti-dal-blog/asorbitalr-formulation-technology-difesa-ancora-piu-forte" target="_blank" rel="noopener"><strong>Asorbital</strong></a><strong>®</strong>, Avastel® assicura un assorbimento ottimale e una distribuzione uniforme, offrendo una <strong>doppia azione duratura</strong>. I <strong>due principi attivi sinergici</strong> – appartenenti alle famiglie dei triazoli e SDHI – agiscono in modo complementare, fornendo un <strong>ampio spettro di efficacia</strong> contro septoriosi, ruggini e oidio, le principali malattie fogliari dei cereali.</p>
<p>La nuova linea si distingue non solo per la <strong>qualità delle formulazioni</strong>, ma anche per la <strong>visione integrata di difesa </strong>che ADAMA propone: dai trattamenti di pre-emergenza con <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti-adama/erbicidi/stopper-p" target="_blank" rel="noopener">Stopper® P</a> ed <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti-adama/erbicidi/elegant-2fd" target="_blank" rel="noopener">Elegant® 2FD</a>, fino ai fungicidi di punta come <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/stavento" target="_blank" rel="noopener">Stavento®</a>, <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/maxentisr" target="_blank" rel="noopener">Maxentis</a>®, <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/maganicr" target="_blank" rel="noopener">Maganic</a>® e ora <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/fungicidi/avastelr" target="_blank" rel="noopener">Avastel</a>®, senza dimenticare i biostimolanti come <a href="https://www.adama.com/italia/it/prodotti/speciali/budge" target="_blank" rel="noopener">Budge</a>® per migliorare la qualità della granella e la resistenza agli stress.</p>
<h2>Al fianco degli agricoltori</h2>
<p><em>“Essere al fianco degli agricoltori italiani significa ascoltare le loro esigenze e fornire soluzioni concrete per produzioni sane, sostenibili e redditizie,”</em> sottolinea Isotta Zironi, Crop Manager Cereali di ADAMA Italia. <em>“Con Avastel® e la rinnovata Linea Cereali 2026, vogliamo continuare a costruire insieme il futuro della cerealicoltura.”</em></p>
<p>Con questa <a href="https://www.adama.com/italia/it/lineaprotezionecereali" target="_blank" rel="noopener"><strong>gamma forte e completa</strong></a>, ADAMA conferma la propria leadership nel segmento dei cereali, offrendo agli operatori del settore strumenti sempre più efficaci per affrontare le sfide agronomiche e climatiche dei prossimi anni.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-7204" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-1024x576.jpg" alt="" width="770" height="433" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-1024x576.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-300x169.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-768x432.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-1536x864.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-370x208.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-270x152.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-570x321.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-740x416.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA-1320x743.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Avastel-key-visual_ITA.jpg 1920w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/il-fungicida-che-dura/">IL FUNGICIDA CHE DURA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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