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	<title>divieto - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Oct 2025 08:00:37 +0000</lastBuildDate>
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	<title>divieto - Grano Italiano</title>
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		<title>DIVIETO UREA: VALORE GIU&#8217; DEL 45%</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/divieto-urea-valore-giu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 14:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[divieto]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pesanti danni causati dal provvedimento previsto per il 2028: vediamo gli scenari di Nomisma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="111" data-end="532">Dal 1° gennaio 2028 il <strong data-start="134" data-end="198">Piano Nazionale per il Miglioramento della Qualità dell’Aria</strong> imporrà il divieto di utilizzare <strong data-start="232" data-end="240">urea</strong> nelle regioni del Bacino Padano (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna). L’obiettivo è ridurre le emissioni di ammoniaca, ma secondo l’analisi condotta da <strong data-start="404" data-end="415">Nomisma</strong> per <strong data-start="420" data-end="441">Assofertilizzanti</strong>, le conseguenze economiche e produttive per l’agricoltura potrebbero essere molto gravi. L&#8217;opportunità per presentare i risultati dello studio è stato il convegno organizzato a Roma da Assofertilizzanti, in occasione del 40° anniversario dalla sua fondazione. Oltre al Presidente Paolo Girelli, sono intervenuti alla tavola rotonda Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Ettore Prandini (Coldiretti), Massimiliano Fini (Cia-Agricoltori Italiani), Amedeo Reyneri (Professore ordinario dell&#8217;Università di Torino) e Paolo De Castro (Nomisma).</p>
<h2 data-start="111" data-end="532">Il 44% dell&#8217;azoto viene dall&#8217;urea</h2>
<p data-start="534" data-end="1110">Il Bacino Padano concentra oltre <strong>una parte rilevante</strong><strong data-start="567" data-end="599"> delle superfici italiane</strong> di mais (80%), frumento tenero (70%) e riso (98%), con un valore della produzione agricola di <strong data-start="652" data-end="675">31 miliardi di euro</strong>, pari al 43% del totale nazionale. In quest’area, <strong>l’azoto apportato dall&#8217;urea rappresenta il 44% del totale</strong> fornito alle colture, grazie al suo <strong data-start="803" data-end="834">basso costo </strong>(105 €/kg di N al 2.10.2025), alla reperibilità e alla facilità di gestione. I concimi alternativi hanno costi maggiori per unità di azoto, ad esempio nitrato ammonico o solfato ammonico costano dal <strong data-start="962" data-end="984">30% al 50% in più dell&#8217;urea</strong>, mentre altri fertilizzanti mierali o organo-minerali richiederebbero fino a <strong data-start="1041" data-end="1067">8 volte più quantità </strong>per fornire la stessa dose di azoto.</p>
<p data-start="1112" data-end="1331">Eppure, i dati ISPRA mostrano che l’urea contribuisce in Italia solo allo <strong data-start="1176" data-end="1220">0,1% delle emissioni totali di gas serra</strong> e all’<strong data-start="1227" data-end="1254">1,3% di quelle agricole</strong>, in un contesto di <strong data-start="1274" data-end="1328">progressiva riduzione delle emissioni di ammoniaca</strong>.</p>
<h2 data-start="1112" data-end="1331">Scenario pesante senza urea</h2>
<p data-start="1333" data-end="1761">L’analisi Nomisma ha simulato tre scenari. Nello scenario “business as usual”, le rese restano in linea con le attuali. In assenza totale di concimazione azotata minerale, le perdite nel lungo periodo arrivano al -71% del valore della produzione. Anche lo scenario “no urea” mostra effetti pesanti: <strong data-start="1639" data-end="1670">-45% del valore complessivo</strong>, pari a <strong data-start="1679" data-end="1721">1,18 miliardi di euro di perdite annue</strong> per i soli cereali del Bacino Padano.</p>
<p data-start="1763" data-end="2054">Nel dettaglio, lo scenario &#8220;no urea&#8221; vede<strong> rese del frumento tenero che potrebbero calare del 17%</strong>, quelle di <strong>frumento duro</strong> fino al <strong data-start="1857" data-end="1865">-25%</strong>, quelle del <strong>mais</strong> fino al <strong data-start="1819" data-end="1827">-36% </strong>e quelle del riso fino al <strong data-start="1887" data-end="1895">-63%</strong>. Oltre alla quantità, peggiorerebbe anche la qualità: più aflatossine nel mais, meno glutine nel frumento, minore resa alla lavorazione del riso.</p>
<p data-start="2056" data-end="2321" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Secondo l&#8217;analisi, quindi, il divieto all’uso dell’urea, pur nato con finalità ambientali, rischia di compromettere la <strong data-start="2162" data-end="2230">sostenibilità economica e produttiva della cerealicoltura padana</strong>, colpendo un pilastro dell’agricoltura italiana senza garantire reali benefici ambientali.</p>
<h2 data-start="2056" data-end="2321">Contenere le perdite: si può</h2>
<p><b>Paolo Girelli, Presidente di Assofertilizzanti-Federchimica</b><wbr />, ha dichiarato: «l’industria dei fertilizzanti gioca un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza alimentare del nostro Paese e crediamo che una gestione sempre più razionale, responsabile ed evoluta dei fertilizzanti sia una sfida da affrontare insieme a tutto il comparto agricolo, per guardare al futuro dell’agricoltura italiana. Siamo fortemente preoccupati del provvedimento che prevede il divieto di impiego dell&#8217;urea, poiché non sono stati presi in considerazione i suoi effettivi impieghi e la sua indispensabilità per la filiera cerealicola italiana».</p>
<p>E ha concluso: «oggi <strong>l’industria è inoltre in grado di fornire soluzioni innovative in grado di mitigare gli impatti ambientali dell’urea, nonché una serie di prodotti complementari,</strong> assicurando agli agricoltori una cassetta degli attrezzi completa alle più svariate esigenze colturali». Tra queste soluzioni vi sono i polimeri ricoprenti o i gli &#8220;inibitori dell’ureasi&#8221;: si tratta di molecole efficaci e capaci di <b>contenere le perdite di ammoniaca in atmosfera fino a una media del 70–80%.</b></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DIVIETO UREA: CHE FA L&#8217;INDUSTRIA?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/urea-industria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 22:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[bacino padano]]></category>
		<category><![CDATA[divieto]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa fa l'industria di fronte al divieto di impiego del fertilizzante azotato più diffuso</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="306">Con il Decreto del Consiglio dei Ministri del 20 giugno 2025 è stato approvato il Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è del 2 agosto 2025. Il decreto approva formalmente il Piano d’azione allegato che prevede la partecipazione coordinata di amministrazioni centrali, regionali e locali: il piano copre una durata iniziale di 24 mesi dalla pubblicazione, con possibile proroga fino a ulteriori 24 mesi. Il contenuto si articola in 5 ambiti di intervento, ovvero: Misure trasversali, Agricoltura, Mobilità, Riscaldamento civile, Misure complementari.</p>
<p data-start="0" data-end="306">Ricordiamo che il Piano è stato adottato in virtù delle sentenze della Corte di Giustizia europea legate al superamento sistematico dei limiti di PM10, NO₂ e PM2.5. Lo scopo è allineare le politiche ambientali italiane alla normativa UE. La governance del Piano, articolato complessivamente in una trentina di azioni, è in capo ad una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<h2 data-start="0" data-end="306">Azione 1: urea vietata</h2>
<p data-start="955" data-end="1154">L&#8217;Azione 1 nell&#8217;ambito dell&#8217;Agricoltura è relativa al divieto di impiego dell&#8217;urea come fertilizzante nelle regioni del Bacino Padano, ovvero Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. Dopo un rinvio già approvato, per ora il divieto entrerà in vigore dal 1° gennaio 2028. Sono il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) a dover elaborare la normativa attuativa del divieto nelle regioni interessate. Il termine è fissato in 180 giorni. A questo proposito, si prevede l&#8217;incentivazione per l&#8217;impiego di altri fertilizzanti sia organici, sia di sintesi alternativi all&#8217;urea.</p>
<p>Le altre azioni, poi, si riferiscono alla promozione degli inibitori della nitrificazione, anch&#8217;essi aventi un ruolo per lo scopo di ridurre le emissioni (azione 2), agli incentivi in materia di attrezzature per lo spandimento (azione 3), ai progetti di ricerca sui trattamenti innovativi per la gestione degli sfalci di potatura, del digestato agrozootecnico e agroindustriale e degli effluenti zootecnici (azione 4). L&#8217;azione 5, infine, è relativa all&#8217;incentivo alla concimazione a rateo variabile.</p>
<h2>Cosa fa l&#8217;industria dei fertilizzanti</h2>
<p>Cosa ne pensa e cosa sta facendo l&#8217;industria dei fertilizzanti? Grano Italiano lo ha chiesto a Diego Guarise, tecnico agronomo di ICL Italy Srl Milano: &#8220;ad oggi le aziende del settore stanno alla finestra ad aspettare: sono fondamentali le misure attuative che arriveranno entro 180 giorni&#8221; ci dichiara. E prosegue: &#8220;capiremo bene come le autorità gestiranno il divieto di impiego dell&#8217;urea nel Bacino Padano nel concreto, oltre a quali proposte portate avanti dalle associazioni di categoria verranno accettate&#8221;. Diego Guarise conclude: &#8220;per adesso c&#8217;è una grande incertezza. L&#8217;unica cosa di cui siamo sicuri è che l&#8217;agricoltura italiana della pianura padana sarà penalizzata da un aumento ingiustificato dei costi. I benefici in termini di emissioni in atmosfera non saranno rilevanti, a differenza dei problemi che le aziende agricole dovranno affrontare&#8221;.</p>
<h2>Il dubbio sui controlli</h2>
<p>Diego Guarise ci dichiara anche che una delle preoccupazioni maggiori, tra i produttori/distributori di fertilizzanti ma anche tra gli agricoltori, riguarda le modalità con cui si espleteranno i controlli sui divieti. Ancora una volta saranno le misure attuative a chiarire i dubbi su come si verificherà che l&#8217;urea venga impiegata solo al di fuori del Bacino Padano. Ci saranno dei controlli sui canali commerciali o, ancora una volta, si impiegheranno tecnologie satellitari?</p>
<p>Per ora, le proposte delle associazioni di categoria, ci spiega Diego Guarise, riguardano non solo gli incentivi all&#8217;impiego di fertilizzanti alternativi, ma anche la possibilità di impiegare urea protetta chimicamente o fisicamente, oppure con interramento immediato. &#8220;Di certo&#8221;, conclude il tecnico, &#8220;le grandi colture cerealicole della Pianura Padana, in primis il riso, saranno danneggiate fortemente. Per il mais, poi, stiamo assistendo ad un vero e proprio controsenso. Da un lato le istituzioni spingono per l&#8217;estensione delle superfici, dopo le importanti contrazioni degli ultimi anni. Dall&#8217;altro, il divieto all&#8217;uso dell&#8217;urea creerebbe danni enormi alla maiscoltura italiana che dovrebbe, così, rinunciare ad uno strumento fondamentale per la sua produttività&#8221;.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DIVIETO ALL&#8217;UREA: SI SLITTA AL 2028</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/divieto-urea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 16:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[divieto]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[pianura padana]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco il primo rinvio al divieto per il concime azotato nel Bacino Padano: cosa ci dobbiamo aspettare? Il parere dell'importatore </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alle misure contenute nel <em>Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria</em> <strong>arriva anche il rinvio al divieto di utilizzo dell&#8217;urea al 1° gennaio 2028</strong>: chi sa come funzionano le cose nel nostro paese se lo stava aspettando. La misura annunciata che prevedeva il divieto dell&#8217;uso del fertilizzante azotato già dal 1° gennaio 2027 nel Bacino Padano, si configurava davvero come poco realistica. Risale a fine maggio, infatti, l&#8217;annuncio della bozza del <em>Piano d&#8217;azione</em> al vaglio del Consiglio dei Ministri: si è trattato di una doccia fredda per tanti cerealicoltori, in particolare quelli che gestiscono sistemi foraggero-zootecnici al Nord Italia. Ma, come spesso accade nel nostro paese, chi legifera ha fatto un rapido bagno di realtà e ha compreso la portata di una novità del genere, anche in seguito alle immediate rimostranze opposte dalle associazioni sindacali: da qui, il rinvio.</p>
<h2>L&#8217;importanza dell&#8217;urea</h2>
<p>Tra i concimi azotati consumati nel nostro mercato, circa il 25% dei fertilizzanti impiegati in totale, l&#8217;urea rappresenta il 12%. E&#8217; un prodotto largamente impiegato in agricoltura, in particolare nei contesti cerealicoli e zootecnici della Pianura Padana, grazie al suo alto titolo in azoto (46%) e al suo relativo ridotto costo.</p>
<p>L&#8217;urea fa parte della categoria dei concimi che contengono azoto organico di sintesi. Affinchè questo venga assorbito dagli apparati radicali della pianta, l&#8217;urea subisce un processo di idrolisi determinata dall&#8217;enzima ureasi, scomponendosi in ammoniaca e anidride carbonica. L&#8217;intervento dell&#8217;acqua consente all&#8217;ammoniaca di trasformarsi in ione ammonio, fino a che non intervengono i batteri nitrificanti che, con la nitrificazione, determinano la trasformazione in nitrato.  L&#8217;assimilabilità del nutriente, quindi, è vincolata al tempo di mineralizzazione  che varia in funzione dell’attività biologica e/o enzimatica del suolo. Considerando il processo qui indicato, si comprende come dell&#8217;impiego di urea in relazione all&#8217;ambiente sono principalmente legati alla possibile volatilizzazione di azoto ammoniacale nel caso di applicazioni in copertura, senza interramento, e alla veloce diffusione del concime nel suolo prima dell&#8217;idrolisi, quindi alla possibile lisciviazione in falda.</p>
<p><strong>Per contrastare questi rischi, sono numerose le applicazione tecniche che si ritrovano diffusamente nel mercato</strong> e, in alcuni contesti nazionali europei, sono anche richiesti dalla legge. Parliamo delle strategie di controllo del rilascio dell&#8217;azoto, realizzabili in numerose modalità come l&#8217;adozione di molecole organiche azotate resistenti, la protezione fisica (ad esempio nei concimi ricoperti), l&#8217;aggiunta di inibitori generici dell&#8217;attività microbica (ad esempio il rivestimento dei granuli con zolfo) e, infine, l&#8217;aggiunta di inibitori della nitrificazione e dell&#8217;attività ureasica.</p>
<h2>Divieto all&#8217;uso di urea: è davvero la scelta migliore?</h2>
<p><strong>I rischi per l&#8217;ambiente ci sono, è vero, ma si possono gestire</strong>. Le innovazioni tecniche, ormai da molti anni, grazie agli inibitori di ureasi e nitrificazione, mettono gli agricoltori nelle condizioni di poter fare scelte oculate e consapevoli, nel rispetto dell&#8217;aria, dei suoli e delle acque. L&#8217;agricoltura italiana è davvero pronta ad andare avanti in presenza di un divieto del genere? I dubbi che emergono nel settore sono tanti, non solo per la difficile sostenibilità economica dell&#8217;assenza dell&#8217;urea dal mercato e dello stop ad una filiera produttiva e commerciale consolidata, ma anche per la sostenibilità ambientale dei prodotti che dovrebbero sostituire il concime azotato.</p>
<p>Abbiamo raccolto <strong>il parere di Aldo Giglioli, importatore</strong> reggiano che opera sul porto di Ravenna, che ci sottolinea l&#8217;importanza dell&#8217;urea nei sistemi agricoli della Pianura Padana, una chiave fondamentale nell&#8217;equilibrio economico ma anche ambientale dei territori: «i concimi di sintesi non sono da demonizzare, servono a restituire alla terra le sostanze nutritive asportate dalla pianta. Sono necessari per sostenere le nostre produzioni nazionali, prima di tutto agricole e, poi, zootecniche. Senza la possibilità di impiegare l&#8217;urea è molto difficile pensare di poter garantire le produzioni attuali in particolare quelle estensive come cereali, mais e riso. Il rischio è quello di dover ricorrere ad importazioni ancor più massive: ma come si producono i beni agricoli importati? Di certo non abbiamo alcun controllo su questo&#8230;».</p>
<h2>Alternative sostenibili?</h2>
<p><strong>Le alternative al consumo di urea, secondo Aldo Giglioli, non sono realistiche ma nemmeno sostenibili per l&#8217;ambiente</strong>: «gli altri concimi azotati di sintesi sono molto più costosi per unità di azoto, avendo anche un titolo ben più basso dell&#8217;urea. Se pensiamo a prodotti come il digestato, invece, basti l&#8217;esempio dell&#8217;apporto di 300 kg di urea su un ettaro: questa quantità corrisponde a ben 30 tonnellate di digestato&#8230; pensi solo a quante emissioni si producono per movimentare un volume del genere e a quante ancora si producono per distribuirle su un ettaro di terreno. Per non parlare degli effetti del compattamento del suolo. Insomma, si impongono riflessioni serie ».</p>
<p>Sull&#8217;ultimo rinvio Aldo Giglioli è scettico: non basta questo a risolvere il problema di fondo sugli orientamenti delle politiche sull&#8217;agricoltura, troppo spesso demonizzata in nome di una svolta green su cui dovrebbe essere riposizionato il focus. All&#8217;orizzonte, poi, c&#8217;è anche la cosiddetta carbon tax: «dal 1° gennaio 2026 dovrebbe entrare in vigore anche il cosiddetto CBAM, una spada di Damocle che rischia di creare grande scompiglio tra le aziende agricole, imponendo aumenti del costo dei fertilizzanti anche di 100 euro a tonnellata» ci dice e conclude: «il sistema potrebbe portare ad incrementi di prezzo difficilmente sostenibili dagli agricoltori, in questo caso non solo sull&#8217;urea ma anche su tutti i fertilizzanti di sintesi».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DIVIETO DI SPANDIMENTO IN 9 PROVINCE LOMBARDE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/divieto-di-spandimento-in-lombardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 09:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[divieto]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[spandimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le misure anti-smog per combattere l&#8217;inquinamento atmosferico alle stelle si estendono da 6 a 9 province in Lombardia: parliamo di Milano, Monza, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi e Pavia. I primi divieti erano entrati in vigore lo scorso 30 gennaio. I provvedimenti sono dovuti al superamento dei valori limite di PM10 nell&#8217;aria per oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le misure anti-smog per combattere l&#8217;inquinamento atmosferico alle stelle si estendono da 6 a 9 province in Lombardia: parliamo di Milano, Monza, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi e Pavia. I primi divieti erano entrati in vigore lo scorso 30 gennaio. I provvedimenti sono dovuti al superamento dei valori limite di PM10 nell&#8217;aria per oltre quattro giorni.</p>
<h2>Interramento immediato dei fertilizzanti</h2>
<p>Le misure che impattano sulle attività agricole sono relative al divieto di spandimento di liquami, digestati, fanghi di depurazione, fertilizzanti, salvo iniezione e interramento immediato. Questo a partire dal 20 febbraio 2024.</p>
<h2>Misure per tutti i cittadini</h2>
<p>Altre misure per i cittadini riguardano i divieti di circolazione nell&#8217;arco dell&#8217;intera settimana dalle 7:30 alle 19:30 per i veicoli fino a euro 1 benzina e fino a euro 4 diesel (nei Comuni con oltre 30mila abitanti); si aggiungono il divieto di accendere fuochi all&#8217;aperto e di usare stufe a legna fino a tre stelle. Nelle case, infine, i riscaldamenti dovranno essere mantenuti al massimo a 19 gradi.</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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