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	<title>frumento tenero - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 12 Jun 2026 13:49:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>frumento tenero - Grano Italiano</title>
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		<title>ACQUA, IL SUD BATTE IL NORD</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/acqua-il-sud-batte-il-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 22:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
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		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Osservatorio ANBI, il Sud Italia arriva all’estate con invasi pieni e maggiori riserve idriche, mentre al Nord fiumi e neve mostrano forti deficit. Per l’agricoltura diventa urgente trattenere l’acqua quando c’è e distribuirla dove serve.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il meteo italiano continua a muoversi per estremi. Da una parte eventi violenti, grandinate, tornado e precipitazioni improvvise; dall’altra fiumi in calo, neve ormai quasi esaurita e distretti agricoli costretti a guardare con preoccupazione alla disponibilità idrica delle prossime settimane. <strong>È la fotografia tracciata dall’ultimo Osservatorio ANBI sulle risorse idriche, che consegna un’immagine quasi rovesciata rispetto a quella a cui siamo stati abituati negli ultimi anni: nel 2026 è il Sud a presentarsi come la vera “cassaforte idrica” del Paese, mentre il Nord mostra segnali di stress sempre più evidenti.</strong></p>
<p>Il dato va letto con attenzione perché riguarda direttamente l’agricoltura. Nei mesi scorsi, anche sulle pagine di Grano Italiano, molti agricoltori intervistati avevano raccontato la stessa fragilità: non basta più ragionare sulla pioggia caduta in una singola fase dell’anno. <strong>Conta la capacità di trattenere l’acqua, distribuirla quando serve e costruire un sistema più resiliente davanti a stagioni che alternano siccità, caldo precoce e fenomeni estremi.</strong></p>
<h2>Eventi estremi sempre più frequenti</h2>
<p>Il comunicato ANBI parte da un dato impressionante: <strong>dall’inizio di giugno sono stati registrati in Italia 229 eventi acuti, tra tornado, grandine grossa e precipitazioni anomale.</strong> Dal primo gennaio il totale sale a 810 eventi, secondo lo European Severe Weather Database. La grandine grossa, nel solo mese in corso, ha già interessato 151 comuni lungo la Penisola, con chicchi che nel Torinese hanno raggiunto anche 7,5 centimetri di diametro.</p>
<p>A spiegare questa instabilità contribuisce anche il riscaldamento del Mediterraneo. Secondo Copernicus, a fine maggio l’area occidentale del bacino presentava anomalie termiche fino a oltre 5 gradi rispetto alla media. Acque così calde diventano una fonte di energia per fenomeni temporaleschi violenti, soprattutto quando incontrano correnti più fredde (si veda la foto a fine maggio 2026 in fondo all&#8217;articolo).</p>
<p>Per l’agricoltura significa convivere con un rischio doppio: da un lato la scarsità idrica che riduce la capacità produttiva, dall’altro gli eventi improvvisi che possono distruggere in pochi minuti il lavoro di mesi.</p>
<h2>Nord, fiumi in forte sofferenza</h2>
<p>Nel Nord Italia il quadro resta molto delicato. I grandi laghi alpini mantengono livelli ancora in linea con la media storica, o superiori nel caso del Sebino, grazie alla fusione nivale e alle piogge intense. I livelli di riempimento vanno dall’80% del Verbano al 97,9% del lago d’Iseo, con Benaco all’82,1% e Lario all’85,9%.</p>
<p>Il problema, però, è quello che accade nei fiumi e nelle riserve nivali. In Piemonte le piogge di maggio sono state inferiori del 44% rispetto alla norma, mentre le temperature medie sono risultate superiori di 1,1 gradi. L’indice SWE, cioè l’acqua equivalente contenuta nella neve, mostra un deficit medio del 47%, con punte molto più gravi nelle aree meridionali, occidentali e settentrionali della regione. Le portate di Tanaro e Toce risultano rispettivamente inferiori del 76% e del 53% rispetto al consueto.</p>
<p>Situazione simile in Valle d’Aosta, dove a maggio sono caduti solo 45 millimetri di pioggia, il 60% in meno della media mensile, mentre la Dora Baltea registra uno scarto negativo del 63%. Anche in Lombardia la riserva nivale si sta rapidamente esaurendo: a fine maggio restavano poco più di 275 milioni di metri cubi d’acqua sotto forma di neve, meno del 31% di quanto atteso nel periodo.</p>
<p>Il Po conferma la criticità. Nel tratto piemontese le portate sono in netto calo: a San Sebastiano il deficit è del 74%, mentre nell’Alessandrino raggiunge il 64%. A Pontelagoscuro, vicino al delta, la portata è in crescita ma resta comunque inferiore del 48% alla media.</p>
<h2>Sud, invasi pieni e più margine</h2>
<p><strong>Il Sud, invece, arriva all’estate con una disponibilità idrica molto più rassicurante. È un cambio di scenario importante, soprattutto dopo le gravi difficoltà vissute dalla Sicilia nelle ultime campagne.</strong> ANBI segnala che l’isola è uscita ufficialmente dall’emergenza idrica grazie agli apporti dei primi mesi dell’anno: ad aprile gli invasi siciliani hanno registrato un incremento di quasi 49 milioni di metri cubi, portando le riserve complessive a 617 milioni di metri cubi.</p>
<p>Questo patrimonio ha permesso alla Sicilia di affrontare con maggiore tranquillità un mese di maggio molto secco, con deficit pluviometrici tra il 50% e l’80%, perché gli invasi risultano pieni all’88%. È un passaggio che richiama direttamente quanto raccontato in passato dagli agricoltori siciliani: nelle aree interne e cerealicole, l’acqua resta il fattore decisivo per stabilizzare produzioni, scelte colturali e reddito.</p>
<p>Anche la Basilicata beneficia di una buona disponibilità. Gli invasi di Monte Cotugno, Pertusillo e Basentello stanno sostenendo la forte domanda irrigua generata dalle alte temperature: nelle ultime due settimane sono usciti oltre 25 milioni di metri cubi d’acqua tra erogazioni ed evapotraspirazione, ma restano ancora disponibili 359,44 milioni di metri cubi. In Puglia, i serbatoi della Capitanata hanno erogato quasi 12 milioni di metri cubi nello stesso periodo, mantenendo comunque l’84% dei volumi autorizzati. In Sardegna, infine, le dighe trattengono 1.617,50 milioni di metri cubi, pari all’87,54% della capacità.</p>
<h2>Invasi e reti: la vera sfida</h2>
<p>«È il Sud quest’anno la cassaforte idrica d’Italia, confermando la tendenza meteorologica ad alternare stagioni siccitose e ricche d’acqua», commenta Francesco Vincenzi, presidente di ANBI. Una definizione forte, che ribalta la percezione degli ultimi anni e mostra quanto la gestione dell’acqua sia ormai diventata una partita nazionale, non più soltanto locale.</p>
<p><strong>Secondo Vincenzi, la priorità è aumentare la resilienza delle comunità e delle economie locali, «efficientando le opere idrauliche esistenti, realizzando nuovi invasi per trattenere le acque di pioggia sul territorio, creando le reti utili a trasportare l’acqua da un territorio all’altro, secondo necessità».</strong></p>
<p>È qui che il tema diventa strategico per la cerealicoltura. Gli agricoltori lo ripetono da tempo: non si può più affrontare la crisi climatica solo in emergenza, né aspettare che la pioggia arrivi nel momento giusto. Servono accumuli, manutenzione, programmazione e infrastrutture. Perché l’acqua, quando c’è, va trattenuta. E quando manca, deve poter arrivare dove serve davvero.</p>
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<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>ITALMOPA CON IL COLTELLO TRA I DENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/italmopa-assemblea-2025-dati-comparto-molitorio-tensioni-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Italmopa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All'assemblea in corso emerge la linea dura</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;analisi presentata da Italmopa poco fa alla sua assemblea nazionale non contiene solo l’andamento economico e produttivo del comparto molitorio nazionale nel 2025. E&#8217; una chiusura a qualsiasi aumento di prezzi che scatenerà le ire dei produttori, in queste ore divisi all&#8217;interno della Cun da una polemica sollevata da Coldiretti contro Confcooperative: in base ai verbali della Commissione, un commissario di parte acquirente avrebbe sostenuto quotazioni minori di quelle proposte dagli altri produttori e vicine a quelle degli industriali e la bonomiana ne chiede le dimissioni. Ma torniamo alla presa di posizione di Italmopa, tenendo conto che gli operatori di mercato si aspettano nel breve una richiesta di grano da parte dei mangimisti, da tempo in fuga dal mais per ragioni di prezzo.</p>
<p>Quanto alla macinazione del frumento tenero, apprendiamo che lo scorso anno si sarebbe verificato un incremento complessivo dei volumi produttivi di farine stimato in misura del 2,6% rispetto al 2024 (da 4,302 a 4,414 milioni di tonnellate).<span class="Apple-converted-space"> «</span>La dinamica positiva ha riguardato, in particolare, il principale canale di commercializzazione – ovvero la panificazione e i prodotti sostitutivi che assorbe oltre il 58% del totale delle farine prodotte in Italia – con un consolidamento del trend, ormai pluriennale, di crescita dei consumi dopo le preoccupanti e persistenti flessioni registrate in passato.</p>
<p>La produzione di farine destinate al canale della panificazione e dei prodotti sostitutivi avrebbe, infatti, registrato un’ulteriore incoraggiante crescita del 3,3% trainata, in particolare, dalla richiesta proveniente dalla grande distribuzione, anche per via di un’offerta che continua a caratterizzarsi per una diversificazione crescente, in risposta alle sempre più variegate esigenze dei consumatori» si legge nel comunicato dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>In leggera contrazione (0,9%) vi è la produzione di farine destinate al comparto dolciario, dei grandi lievitati e della pasticceria nonostante la maggior domanda di farine destinate alla produzione di dolci da ricorrenza, in particolare, quelli natalizi. Risultano ancora in flessione altresì le richieste di farine destinate ai prodotti per la prima colazione e per le merendine, penalizzati da nuove abitudini alimentari.<span class="Apple-converted-space"> </span>Si rafforzano invece i trend particolarmente positivi, e ormai duraturi, della richiesta proveniente dai canali pizza (superiore al 2,0%), fresca e soprattutto surgelata, e dall’export (+9,5%) per via di un sempre più diffuso apprezzamento, all’estero, dell’alta qualità e della versatilità delle farine italiane.</p>
<p>Nuovo ma costante leggero incremento (+1,6%) anche per i volumi di farine destinate alla produzione di pasta fresca.<span class="Apple-converted-space"> </span>Infine, presenta una riduzione il volume di farine venduto sugli scaffali (-1,4%) a conferma di un ridimensionamento intervenuto a seguito degli eccezionali fenomeni di accaparramento che si erano verificati, da parte dei consumatori, nella prima fase dell’emergenza Covid.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sempre secondo i dati dei mulini, il fatturato 2025 del comparto molitorio a frumento tenero &#8211; tenuto conto della riduzione media, rispetto al 2024, del prezzo delle farine (-4,1%) e dell’incremento delle quotazioni dei sottoprodotti della macinazione (+17,9%) &#8211; dovrebbe situarsi in circa 2,405 miliardi di euro con un incremento intorno all’1,9% rispetto al fatturato 2024, calcolato in 2,360 miliardi di euro.</p>
<p><span class="Apple-converted-space">«</span>Con riferimento invece al comparto del frumento duro è stato stimato, nel 2025 rispetto al 2024, un incremento complessivo dell’1,8% circa della produzione di semole. Esso riflette la domanda in crescita (+1,7%) proveniente dall’Industria pastaria, da sempre principale canale di sbocco (con il 91% dei volumi di semola prodotti) dell’Industria molitoria a frumento duro: l’andamento positivo (+2%) delle export di pasta alimentare, che rappresentano oltre il 60% dei volumi produttivi, risulta tuttavia parzialmente controbilanciato da una nuova contrazione dei consumi interni che ha riguardato in primis la pasta secca di semola di grano duro.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Segno positivo invece per la domanda di semola destinata alla panificazione, agli usi domestici e all’export. Il fatturato del comparto del frumento duro risulterebbe in marginale riduzione dello 0,9% a 2,326 miliardi di euro rispetto a 2,348 miliardi di euro nel 2024, nonostante l’apprezzamento dei sottoprodotti della macinazione (+21,1%), quale conseguenza della riduzione delle quotazioni medie delle semole (-8,5%)».</p>
<p>Il fatturato complessivo del comparto molitorio nazionale, stimato sulla base degli indicatori relativi alla produzione e ai prezzi delle diverse tipologie di sfarinati e sottoprodotti della macinazione, si sarebbe complessivamente attestato in circa 4,731 miliardi di euro, con un leggero incremento (+0,5%) rispetto al 2024.</p>
<p>«Come si evince dai dati illustrati nel corso dell’odierna Assemblea, nel 2025 si è registrato un andamento positivo dei volumi produttivi nel comparto della macinazione sia del frumento tenero, sia del frumento duro &#8211; evidenzia Vincenzo Martinelli, Presidente Italmopa. &#8211; Possiamo dunque affermare che il nostro settore è riuscito ad ottenere, complessivamente, risultati piuttosto significativi». Insomma, i mulini guadagnano bene e fin qui nulla da obiettare, perché lo dicono i numeri.</p>
<p>Ciò che gli agricoltori non approvano sono le altre affermazioni di Martinelli, e cioè che « Italmopa ha continuato ad operare con l’impegno e il forte senso di responsabilità che la caratterizza, nell’intento di superare, auspicabilmente attraverso un piano di settore condiviso, le criticità strutturali che affliggono la filiera». La parte agricola ritiene infatti che i mulini speculino sulle difficoltà dei produttori, importando materia prima dall&#8217;estero, grano che viene poi utilizzato per produrre pasta italiana sfruttando il buon nome dell&#8217;agricoltura nazionale.</p>
<p>Su questo punto, Italmopa afferma «che l’industria molitoria non può prescindere dall’utilizzo di materie prime di importazione, sempre accuratamente controllate sia dalle Autorità preposte sia dalle singole aziende, per garantire un approvvigionamento di qualità e quantità costante alle industrie di seconda trasformazione e assicurare ai consumatori finali, specie in tempi difficili come quelli attuali, prodotti sicuri a prezzi accessibili».</p>
<p>Ed ecco la replica agli agricoltori: «Cogliamo quindi l’occasione” conclude Martinelli “per respingere con fermezza gli appellativi gravemente offensivi, spesso ripresi dagli organi di stampa, rivolti alla nostra categoria e ribadire ancora una volta la necessità di una collaborazione indispensabile tra tutti i soggetti coinvolti. Da parte nostra non possiamo che confermare la piena disponibilità a fornire un fattivo contributo nell’interesse dell’intera filiera e degli stessi consumatori». Insomma, si affronta il raccolto con il coltello tra i denti.<i><br />
</i></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I NUMERI DEL GRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/numeri-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 22:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[numeri]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati principali sulle superfici e la produzione globale e i prezzi del frumento sui mercati</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il frumento resta il secondo cereale più prodotto al mondo, con India e Russia che occupano i primi due posti nella classifica degli ettari coltivati. L&#8217;India detiene il primato con oltre 32 milioni di ettari stimati per la stagione 2025-26. Cina e UE si giocano il terzo posto, sia nelle stime della stagione in corso che nelle previsioni per la prossima.</p>
<h2>I numeri  del grano: le superfici globali</h2>
<p>Nei grafici seguenti si può osservare la stima delle superfici coltivate a frumento a livello mondiale nella stagione 2025-26 e la previsione per la stagione 2026-27, oltre al trend storico delle superfici a livello mondiale aggiornato a fine 2024 (fonte, TESEO by Clal.it &#8211; <a href="https://teseo.clal.it" target="_blank" rel="noopener">https://teseo.clal.it</a>).</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-9387" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento.png" alt="" width="912" height="409" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento.png 952w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento-300x135.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento-768x344.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento-370x166.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento-270x121.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento-570x256.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/terreni-coltivati-a-frumento-740x332.png 740w" sizes="(max-width: 912px) 100vw, 912px" /></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-3510 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo.png" alt="numeri grano" width="920" height="340" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo.png 920w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo-300x111.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo-768x284.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo-370x137.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo-270x100.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo-570x211.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/trend_terreni_coltivati_frumento_mondo-740x273.png 740w" sizes="(max-width: 920px) 100vw, 920px" /></p>
<h2>Previsioni di produzione a livello globale</h2>
<p><span class="site-name__detail">In merito alle previsioni per la prossima stagione a livello globale, il </span><span class="site-name__main"><em>Foreign Agricultural Service dell&#8217;USDA</em> (US Department of Agriculture &#8211; fonte: <a href="https://apps.fas.usda.gov" target="_blank" rel="noopener">https://apps.fas.usda.gov</a>) rende noto all&#8217;interno del più recente report <em>Grain: World Markets and Trade </em>(maggio 2026) che </span>le prospettive globali per il frumento indicano una <strong data-start="52" data-end="84">diminuzione della produzione</strong> dopo il record della campagna 2025/26.</p>
<p>In particolare, si prevedono riduzioni per la maggior parte dei principali Paesi esportatori e aumenti per molti Paesi importatori. Il volume del commercio mondiale è, quindi, previso in diminuzione, con minori disponibilità dei paesi esportatori e scorte abbondanti in Nord Africa e Medio Oriente. Inoltre, l&#8217;impiego alimentare, sementiero e industriale continua a crescere (in particolare inin India e Bangladesh): lo compensa quasi completamente la riduzione dell’uso zootecnico e residuale, in particolare in Cina, Unione Europea e Kazakistan. Infine, le scorte finali sono previste in calo (cali in Stati Uniti, Unione europea, Cina e Australia); i valori sono attenuati dall’aumento delle scorte in India.</p>
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<h2></h2>
<h2>I numeri del grano: i prezzi in Italia</h2>
<p>Focalizzandoci sui prezzi rilevati sul mercato italiano, di seguito troviamo l&#8217;andamento dei prezzi medi mensili all&#8217;origine per il frumento tenero e il frumento duro, forniti da ISMEA Mercati (<a href="https://www.ismeamercati.it" target="_blank" rel="noopener">https://www.ismeamercati.it</a>). I grafici mostrano, per entrambe le specie, i valori relativi alle varietà Buono Mercantile, Fino e Mercantile a partire da aprile 2025 e fino a maggio 2026. Inevitabile osservare la progressiva discesa dei valori per il frumento duro, mentre il tenero è centrato da diversi mesi intorno alla stabilità.</p>
<h2 style="text-align: center;">Frumento tenero</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9385" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile.jpg" alt="" width="838" height="400" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile.jpg 838w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile-300x143.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile-768x367.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile-370x177.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile-270x129.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile-570x272.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Buono_mercantile-740x353.jpg 740w" sizes="auto, (max-width: 838px) 100vw, 838px" /></p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9383" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile.jpg" alt="" width="838" height="400" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile.jpg 838w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile-300x143.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile-768x367.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile-370x177.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile-270x129.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile-570x272.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Cereali___Prezzi_medi_mensili_per_variet____Frumento_tenero___Mercantile-740x353.jpg 740w" sizes="auto, (max-width: 838px) 100vw, 838px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h2 style="text-align: center;">Frumento duro</h2>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>MILANESE SECCO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/milanese-secco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 22:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[meteo]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta]]></category>
		<category><![CDATA[temperatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli effetti della primavera si fanno sentire in Lombardia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Il frumento tenero (<i>Triticum aestivum</i>) si prepara alla mietitura imminente, ma le prospettive di questa annata non sono buone sotto la Madonnina: a lasciar presagire una diminuzione nelle rese è nuovamente l’andamento meteorologico, che di anno in anno determina differenti scenari. È stata svolta un’indagine nell’Area Metropolitana di Milano, dove, nonostante l’esigua superficie investita (il 5% della Superficie Agricola Utilizzabile (SAU) milanese è coltivata a frumento tenero, fonte dati: ISTAT), il panorama delle aziende agricole è vivace e diversificato. Questo territorio conferma infatti la sua vocazione alla coltivazione del frumento tenero, coltura che però deve farsi spazio in mezzo ad altre filiere ben radicate e strutturate, oltre a problematiche quali il consumo di suolo e la generalmente scarsa redditività dei cereali.</p>
<h2>Primavera secca</h2>
<p class="p1">Nel Milanese, la primavera che si sta concludendo è stata particolarmente secca. Considerando l’intero periodo di produzione del frumento tenero, da ottobre 2025 ad oggi, la quantità complessiva di precipitazioni è stata modesta, ma non troppo inferiore rispetto agli anni precedenti. Queste si sono però rivelate particolarmente scarse a partire dalla metà del mese di marzo fino a maggio (fonte dati: ARPA), periodo in cui si svolgono fasi fenologiche cruciali per il successo dell’attività produttiva: inizio levata, spigatura-fioritura e riempimento della cariosside.</p>
<p class="p1">La siccità si presenta così come un evento particolarmente preoccupante in una coltura che, nelle condizioni climatiche della Pianura Padana, beneficia ampiamente delle precipitazioni e saltuariamente richiede interventi irrigui. La levata, in particolare, è un processo rapido in cui il consumo di acqua e nutrienti raggiunge tassi molto elevati. «Le precipitazioni sono state scarse a marzo e aprile &#8211; ci dichiara Sandro Passerini di Azienda Agricola Cirenaica, realtà del comune di Robecchetto con Induno (MI) affiliata CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) &#8211; ma già a dicembre, a causa delle temperature più alte, l’accestimento non è stato buono». L’azienda dedica 4 ha al frumento tenero, destinandone una parte all’alimentazione dell’allevamento suino aziendale, e una parte alla coltivazione di un miscuglio di varietà di forza.</p>
<p class="p1">Questi ultimi sono trasformati direttamente in azienda ed avviati alla panificazione. La commercializzazione dei prodotti derivati dal frumento segue una logica di filiera corta. La filosofia colturale, con basso utilizzo di fattori di produzione, porta ad una resa abituale di granella di 40,00-45,00 q/ha. La concimazione avviene utilizzando una parte di effluenti zootecnici autoprodotti e una quota di nitrato ammonico da distribuirsi in fase di levata.</p>
<h2>Tempi ridotti</h2>
<p class="p1">Il perdurare delle alte temperature nelle settimane successive alla semina ha comportato un ritardo nell’ingresso in campo per la distribuzione del liquame, che richiede terreno freddo per evitare un’eccessiva mineralizzazione. Questo ha ridotto il tempo a disposizione della coltura per effettuare un pieno accestimento. Il freddo si è fatto desiderare per tutta la durata del periodo invernale, con temperature che sono scese sotto allo zero soltanto in due settimane. Il frumento tenero è coltura microterma per eccellenza, la soddisfazione del fabbisogno in freddo nel periodo invernale è fondamentale per lo svolgimento corretto della fase di accestimento delle piantine.</p>
<p class="p1">Nell’annata in corso l’intervistato ha potuto osservare la differenziazione di circa 4 culmi per seme, contro gli abituali 7. È ancora presto per stimare il calo di resa che caratterizzerà questo ciclo produttivo, dal momento che la coltura si trova allo stadio fenologico di maturazione latteo-cerosa. Va considerato che l’aumento del costo dei fertilizzanti ha imposto la scelta di ridurre la dose di nitrato ammonico del 40%, riduzione che non influirà soltanto sulla resa finale, ma anche sulla qualità del prodotto, in particolare sull’indice W della farina.</p>
<p class="p1">L’apporto di azoto e la disponibilità di acqua sono fattori colturali indispensabili per la corretta formazione del glutine all’interno della cariosside. A questo complesso di proteine sono legati indici qualitativi della farina di grande importanza per le sue proprietà tecnologiche, quindi per il suo utilizzo nella panificazione. L’esame effettuato dall’alveografo di Chopin fornisce l’indice P, che indica la resistenza dell’impasto, L che rappresenta l’estensibilità, e W, il parametro che descrive la forza della farina, ovvero la capacità di assorbire i liquidi durante l’impasto e di trattenere i gas nel corso della lievitazione. Il valore di W può essere molto basso, o superare 400, ad ogni intervallo corrisponde una tipologia diversa di farina, adatta alla realizzazione di altrettanti prodotti; fattore determinante è la potenzialità genetica della varietà coltivata, per cui un corretto apporto di fertilizzanti e acqua è necessario al fine di una sua piena espressione.</p>
<p><em>Autore: Davide Cinquanta, agronomo</em></p>
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		<title>FERTILIZZANTI, IL CONTO ESPLODE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/fertilizzanti-il-conto-esplode/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 17:13:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ammoniaca]]></category>
		<category><![CDATA[bacino padano]]></category>
		<category><![CDATA[concime]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rincaro dei concimi e il futuro blocco dell’urea mettono sotto pressione la cerealicoltura italiana: dialogo con il prof. Reyneri</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il tema dell’urea nel Bacino Padano non è più soltanto una questione ambientale o normativa. È diventato, nel giro di pochi mesi, uno dei nodi economici più delicati per la cerealicoltura italiana.</strong> Perché il possibile blocco dell’urea dal 2028, previsto nell’ambito del Piano nazionale per la qualità dell’aria, arriva mentre il prezzo dei fertilizzanti ha già messo in difficoltà le aziende agricole.</p>
<p>A fine maggio, il tema era chiaramente al centro del confronto politico e tecnico. Ancora oggi resta attualissimo: la campagna 2026 è ormai compromessa sul piano dei costi della nutrizione azotata, mentre le decisioni prese in queste settimane avranno effetti diretti sulle prossime semine.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-192" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2023/12/Amedeo_reyneri_frumento_grano-italiano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />«Nelle ultime settimane sono emerse alcune novità, prevalentemente sul campo normativo» ci dice il Prof. Amedeo Reyneri del DISAFA, Università di Torino (nella foto). <strong>«Questo anche perchè il Governo italiano e le grandi filiere hanno potuto toccare con mano che la situazione è molto delicata. Si è avuto un rincaro di circa il 40% dei fertilizzanti dall’inizio del 2026 e questo ha messo in difficoltà non in modo secondario le aziende cerealicole europee, ed italiane in particolare»</strong>.</p>
<p>Il punto è semplice: chiedere agli agricoltori di smettere di impiegare l’urea, effettuare nuove scelte tecniche, logistiche e di calendario di distribuzione, proprio mentre i costi esplodono, rischia di trasformare una misura ambientale in una penalizzazione severa alla sostenibilità economica delle imprese.</p>
<p>«Pensare in questa fase di dovere caricare ulteriormente gli oneri delle aziende agricole per la concimazione è certamente ulteriormente problematico» aggiunge Reyneri.</p>
<h2><strong>Il credito d’imposta: aiuto utile, ma temporaneo</strong></h2>
<p>«<strong>Il Governo ha stanziato 40 milioni di euro da finanziare con il meccanismo del credito di imposta del 30% sugli acquisti di fertilizzanti.</strong> Si viene incontro ad una situazione contingente, una soluzione di brevissimo periodo».</p>
<p><strong>Per le aziende cerealicole, però, il problema è già entrato nei conti colturali.</strong> Nel frumento, come nel mais e negli altri seminativi ad alta richiesta di azoto, la concimazione rappresenta una delle voci decisive. Quando il prezzo dell’azoto cresce, il margine si assottiglia subito. E se i prezzi di mercato dei cereali restano instabili o deboli, la forbice diventa insostenibile.</p>
<p>«Ormai questa campagna si è conclusa: l’80-90% dell’urea che doveva essere acquistata ed impiegata, è stata effettivamente distribuita  tra aprile e l’inizio di giugno. La campagna 2026 è stata segnata da costi di azoto necessariamente più alti».</p>
<p>È qui che il tema diventa politico. L’agricoltore non contesta la necessità di ridurre le emissioni o di migliorare l’efficienza d’uso dell’azoto. Chiede, però, che la transizione non si trasformi in una sottrazione netta di competitività. Soprattutto in Pianura Padana, dove la cerealicoltura è già stretta tra costi, volatilità dei prezzi, vincoli ambientali e concorrenza internazionale.</p>
<h2><strong>L’Europa cerca autonomia sui concimi</strong></h2>
<p>Il 19 maggio, poi, la Commissione Europea ha presentato il Fertilizer Action Plan, un piano d’azione per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, migliorare l’accessibilità economica dei fertilizzanti e ridurre la dipendenza dall’estero. La direzione è corretta, ma il percorso sarà lungo.</p>
<p>«Il Fertilizer Action Plan della Commissione Europea si muove verso gli obiettivi di incrementare disponibilità e accessibilità economica dei concimi a livello comunitario nel breve periodo. Nel medio periodo, poi, mira a  rafforzare l’autonomia europea sui fertilizzanti che, ad oggi, è piuttosto bassa».</p>
<p><strong>La dipendenza dell’Europa dalle importazioni è il vero punto debole.</strong> Come ci spiega Reyneri, l’Unione dipende dall’estero per una quota importante dei fertilizzanti azotati, fosfatici e potassici che va dal 30 al 70%. Questo significa che ogni tensione geopolitica, energetica o commerciale si scarica rapidamente sui costi agricoli.</p>
<p>«L’UE è ancora fortemente dipendente dalle importazioni, con tutto quello che ne consegue per la debolezza della struttura agricola. Il nuovo piano per ora è sicuramente pieno di buone intenzioni, tra cui quella di mobilizzare delle riserve della Pac: vedremo quale sarà l’interpretazione che verrà messa in atto, in particolare con l’avvio della nuova Politica Agricola dal 2027».</p>
<p>Nel frattempo, l’UE ha scelto anche la strada della sospensione temporanea dei dazi sui fertilizzanti importati (con l’eccezione di Russia e Bielorussia). Un intervento che può aiutare, ma solo in parte.</p>
<p>«È una decisione temporanea, quella di sospendere i dazi, ma le stime ci dicono che può influenzare il 4-6% dei costi globali che le aziende devono affrontare».</p>
<h2><strong>Una crisi che non finisce con questa campagna</strong></h2>
<p>La fotografia, dunque, è chiara. <strong>La campagna 2026 ha già incorporato l’aumento dei costi. I</strong>l credito d’imposta potrà alleggerire una parte del conto, ma non cambierà la sostanza. Il vero banco di prova sarà la capacità di costruire, prima del 2028, un sistema alternativo all’urea tradizionale che sia tecnicamente praticabile, economicamente sostenibile e logisticamente gestibile.</p>
<p>«Capisco l’intervento del Governo che vuole lavorare su strumenti come il credito d’imposta che, a posteriori, alleggerisce un po’ l’azienda. Sono, tuttavia, soluzioni temporanee, come quelle per il gasolio agricolo» chiude Reyneri.</p>
<p>Per la cerealicoltura italiana il rischio è evidente: sommare crisi dei prezzi, rincaro dei mezzi tecnici e nuovi vincoli normativi significa spingere molte aziende verso una riduzione degli investimenti, delle rese attese o delle superfici coltivate. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe per difendere i seminativi italiani.</p>
<p>La transizione dell’azoto, quindi, non può essere affrontata come un semplice divieto. Deve diventare una strategia industriale, agronomica e di filiera. Altrimenti il costo finale non sarà solo nelle fatture dei fertilizzanti, ma nella tenuta produttiva dei cereali nazionali.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>GRANDE INCERTEZZA A MILANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grande-incertezza-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[granaria]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9413</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il listino della Granaria fotografa un mercato fermo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="col-lg-10">Anacer suona l&#8217;allarme per l&#8217;aumento dei costi e il durum alla Granaria perde nuovamente terreno. Ma, quel che è peggio, il tenero non si muove e il raccolto imminente peggiorerà il quadro, non solo lato farine ma anche lato crusche. Aumenta solo il duro statunitense, sorretto dal cambio valutario. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/listino-granaria-9-giugno-2026.pdf">listino granaria 9 giugno 2026</a>.</p>
<p class="col-lg-10">Il quadro resta quello di un mercato pesante, tant&#8217;è che si iniziano a intensificare le voci di un abbandono della Cun da parte delle componenti sindacali: che avvenga o meno, la tentazione di lasciare Coldiretti col cerino in mano è forte e non a caso anche la bonomiana torna a denunciare i traffici di grano. In un momento difficile per tutti &#8211; risi in picchiata e neanche il mais sta troppo bene &#8211; Anacer assicura che i silos di Ravenna sono pieni di urea, ma bisogna pagarla sempre più cara e dichiara al Sole 24 Ore che non esiste un problema di approvvigionamenti: «Se manca il grano si trova, se manca la soia è un problema».</p>
<p class="col-lg-10">Interessante il giudizio sulla Cun: «Se la Cun contribuirà a portare qualche soldo in più agli agricoltori e certezze all’industria alimentare saremo i primi a essere contenti. I produttori hanno la possibilità di investire di più sulla qualità guadagnando di più. Le borse merci sono tante ma sono lo specchio del nostro modo di vedere le cose, il problema è che abbiamo solo quotazioni spot e niente sui contratti a termine. L’informazione è fondamentale». Parole che potete prendere dal verso che volete.</p>
<div></div>
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		<title>I BIOLOGICALS VALGONO +4,6 QUINTALI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/biologicals-resa-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 22:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[biologicals]]></category>
		<category><![CDATA[biostimolanti]]></category>
		<category><![CDATA[corteva]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I biologicals valgono l’investimento: risultati incoraggianti su frumento</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel frumento e nei cereali autunno-vernini, la produttività non dipende solo da genetica, concimazione e difesa. Sempre più spesso, la differenza si gioca sulla capacità della pianta di <strong>assorbire meglio i nutrienti, utilizzare meglio l’azoto e mantenere attiva la fotosintesi</strong> anche nelle fasi più delicate del ciclo.</p>
<p>È in questo spazio tecnico che si inserisce la strategia biologicals di Corteva Agriscience, illustrata da <strong>Mario Colonico, Biostimulants Business Leader di Corteva Agriscience</strong>. L’obiettivo è accompagnare la coltura dalla semina al riempimento della granella, riducendo il divario tra potenziale produttivo e risultato reale in campo.</p>
<p>«Con i biologicals riduciamo il gap tra resa reale e potenziale», ci spiega. Si tratta di un approccio sostenuto anche dai dati sperimentali: su cereali autunno-vernini, Corteva ha condotto <strong>3 anni di attività di campo</strong>, con <strong>oltre 120 prove</strong> e un incremento medio di resa pari a <strong>+4,6 quintali per ettaro di granella</strong>.</p>
<h2><strong>Radici più efficienti dalla semina</strong></h2>
<p>Il primo tassello della strategia è <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/Resid_Mg.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Resid MG</strong></a>, microgranulato da applicare alla semina a base di micorrize. Il ceppo utilizzato, <em>Glomus iranucum var. tenuihypharum</em>, è brevettato per isolamento, uso e formulazione ed è stato selezionato per la sua capacità di lavorare anche in condizioni molto difficili.</p>
<p>La sua origine è interessante dal punto di vista agronomico: il microrganismo è stato isolato in una regione della Murcia, in Spagna, caratterizzata da clima arido, temperature elevate, suoli ricchi di sodio e condizioni ambientali estremamente complesse. Questo profilo, infatti, lo rende funzionale anche in contesti fertilizzati e complessi, dove la salinità o l’uso intensivo dei suoli possono limitare lo sviluppo radicale.</p>
<p>«Resid MG accompagna lo sviluppo della pianta per tutto il ciclo colturale», sottolinea Colonico. Il suo ruolo è ampliare la superficie esplorata dalle radici, stimolare l’assorbimento del fosforo e favorire un ambiente rizosferico più ricco di organismi benefici.</p>
<p>Per il frumento, partire con un apparato radicale più efficiente significa mettere la coltura nelle condizioni migliori per sostenere le fasi successive, comprese fioritura e riempimento della granella, quando stress idrici e termici possono incidere in modo decisivo sulla resa finale.</p>
<h2><strong>Migliorare l’uso dell’azoto</strong></h2>
<p>Accanto al lavoro radicale, nei frumenti e nei cereali vernini Corteva propone <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/BlueN.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Blue N</strong></a>, soluzione fogliare basata su un microrganismo capace di lavorare nella porzione aerea della pianta, in simbiosi con essa, migliorando il metabolismo dei nutrienti e dell’azoto.</p>
<p>Il punto chiave è interpretare correttamente il prodotto. «Blue N non è pensato per rimpiazzare i concimi azotati », chiarisce Colonico. L’obiettivo è rendere la pianta più efficace ed efficiente nell’uso dell’azoto, anche quando gli apporti di concime sono più contenuti o quando l’andamento stagionale ne limita l’efficienza.</p>
<p>Blue N contribuisce alla cattura di azoto atmosferico e sostiene la capacità fotosintetica. Non va quindi letto come un intervento a effetto immediato, ma come un supporto progressivo alla coltura, capace di accompagnarla fino alla parte finale del ciclo.</p>
<p>Una pianta con radici più performanti e apparato fotosintetico più attivo può utilizzare meglio non solo l’azoto ma anche fosforo, potassio e i mesoelementi. In questa logica, Blue N diventa un <strong>miglioratore delle prestazioni della pianta</strong>, da inserire in una gestione agronomica integrata.</p>
<h2><strong>Quando applicare Blue N</strong></h2>
<p>Il momento consigliato per Blue N è tra <strong>fine accestimento e inizio levata</strong>, quando la copertura fogliare è sufficiente a intercettare bene il prodotto. L’applicazione non deve essere troppo precoce, quando la vegetazione è ancora discontinua, ma nemmeno troppo tardiva.</p>
<p>Dal punto di vista operativo, il prodotto può essere inserito in miscela con l’erbicida, se il timing è coerente, oppure successivamente con il fungicida. Trattandosi di organismi vivi, il tema della compatibilità resta centrale. Corteva lavora su liste di compatibilità disponibili per agricoltori e tecnici: si possono, quindi, valutare situazioni specifiche per le aziende che vogliono inserirlo nei propri programmi colturali.</p>
<p><strong>Blue N può essere utilizzato anche in regime biologico.</strong> In quest’ultimo caso, dove gli strumenti tecnici disponibili sono più limitati, il contributo all’efficienza fisiologica della pianta può risultare ancora più rilevante.</p>
<h2><strong>Bioforge contro caldo e siccità</strong></h2>
<p>Un altro prodotto della gamma è <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/BioForge.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bioforge</strong></a>, pensato per aiutare la pianta a tollerare situazioni di stress. Nel caso del frumento e dei cereali vernini, il riferimento principale è agli stress da caldo e siccità.</p>
<p>«Bioforge aiuta la pianta a tollerare situazioni di stress, in particolare caldo e siccità nel momento della fioritura di frumento e cereali vernini», spiega Mario Colonico. Il prodotto agisce sulla fisiologia della pianta e offre i risultati migliori se applicato in via preventiva, prima che lo stress diventi pienamente limitante.</p>
<p>Qui l’obiettivo è mantenere il potenziale idrico fogliare e sostenere l’attività fotosintetica anche quando la pianta tende a rallentare il proprio metabolismo. Il momento indicato è in miscela con il trattamento fungicida tra botticella e fioritura, fase decisiva per preservare resa e qualità.</p>
<h2><strong>Qualità della granella e futuro della gamma</strong></h2>
<p>Nel frumento non conta solo produrre di più. Per i panificabili e, ancora di più, per i grani di forza, la qualità della granella è un obiettivo tecnico centrale. In quest’ambito Corteva ha sviluppato <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/Harbest.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Harbest</strong></a>, soluzione pensata per contribuire al miglioramento qualitativo.</p>
<p>Il principio è coerente con tutta la strategia biologicals: una pianta che lavora meglio dal punto di vista fisiologico, mantiene attiva la fotosintesi e utilizza meglio le risorse, allora è in grado di esprimere in maniera ottimale anche il potenziale qualitativo.</p>
<p>Lo sviluppo futuro delle strategie <em>biologicals</em> guarda, inoltre, alla gestione degli stress legati alla disponibilità dell’acqua, alla valorizzazione della difesa e alla microbiologia avanzata. «Stiamo lavorando su soluzioni orientate al biocontrollo, oltre che alla biostimolazione, per consegnare agli agricoltori uno strumento in più con cui mantenere il potenziale produttivo delle colture e la redditività delle loro aziende agricole», conclude Colonico.</p>
<p>Per tecnici e agricoltori, il messaggio è chiaro: i biologicals non sostituiscono le tecniche agronomiche consolidate, ma possono completarle. Inseriti nel momento corretto, aiutano la coltura a usare meglio le risorse, tollerare gli stress e difendere resa, qualità e competitività aziendale.</p>
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		<title>CRISI GRANO DURO: CIA TORNA NEI PORTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ciao-torna-nei-porti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 22:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 12 giugno doppio flash mob nei porti di Bari e Ravenna. Cia chiede risposte per una cerealicoltura stretta tra prezzi bassi, costi elevati e importazioni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="222" data-end="789">Il grano torna in piazza, questa volta nei porti. Non è una scelta casuale: Bari e Ravenna sono due snodi simbolici e operativi per la cerealicoltura italiana, luoghi da cui passa una parte importante delle dinamiche commerciali che oggi preoccupano gli agricoltori. <strong>Per venerdì 12 giugno, alle 10.30, Cia-Agricoltori Italiani ha organizzato un doppio flash mob simultaneo al Varco della Vittoria del Porto di Bari e al Porto di Ravenna, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico la crisi del grano nazionale.</strong></p>
<p data-start="791" data-end="1228">A Bari sono attesi produttori dalla Puglia e da tutto il Centro-Sud. A Ravenna, invece, parteciperà una delegazione di circa cento cerealicoltori provenienti dall’Emilia-Romagna e dalle regioni limitrofe. La mobilitazione non vuole essere soltanto una protesta, ma anche un richiamo politico e istituzionale: senza redditività, la cerealicoltura italiana rischia di arretrare ancora.</p>
<h2 data-section-id="1rg7snv" data-start="1230" data-end="1262">Una crisi che parte dai campi</h2>
<p data-start="1264" data-end="1850">Il nodo resta quello del prezzo riconosciuto agli agricoltori. Negli ultimi anni il frumento è entrato in una fase di forte instabilità, con quotazioni spesso insufficienti a coprire i costi di produzione. A fine maggio 2026 il frumento duro “fino” risultava fermo a 271,50 euro/t al Sud e a 233,50 euro/t nelle Isole, mentre ad Altamura il “fino” nazionale era sceso a 277,50 euro/t. A Milano, nello stesso periodo, il “fino” Nord quotava 272,50 euro/t e il “fino” Centro 290,50 euro/t.</p>
<p data-start="1852" data-end="2471">Sono numeri che spiegano perché la protesta torni a farsi sentire. Non si tratta solo di una flessione di mercato, ma di una compressione progressiva del valore alla produzione. A settembre 2025, Cia aveva già richiamato i dati Ismea secondo cui, per il grano duro in Puglia, Sicilia e Basilicata, il prezzo medio era di 295 euro/t a fronte di costi pari a 318 euro/t. Nelle Marche e in Toscana il prezzo medio era di 296,5 euro/t contro costi di 302,9 euro/t. Anche il tenero mostrava margini estremamente ridotti, con una redditività appena positiva negli areali del Centro-Nord.</p>
<h2 data-section-id="1gn71qg" data-start="2473" data-end="2516">Il rischio è perdere superfici e imprese</h2>
<p data-start="2518" data-end="3044">La preoccupazione di Cia è che la crisi non si limiti alla campagna in corso, ma produca effetti strutturali. Quando il prezzo non remunera il lavoro, l’impresa agricola rinvia investimenti, riduce le superfici, semina meno o cambia ordinamento colturale. È una dinamica silenziosa, ma potenzialmente devastante: meno grano italiano significa filiere più fragili, maggiore dipendenza dall’estero e perdita di presidio agricolo in territori dove i cereali rappresentano anche paesaggio, rotazioni, occupazione e tenuta sociale.</p>
<p data-start="3046" data-end="3575">Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, lo aveva sintetizzato con parole nette: «Gli agricoltori lavorano con margini inesistenti e senza provvedimenti urgenti le superfici coltivate a grano duro e tenero diminuiranno drasticamente. Le conseguenze sarebbero gravissime sul piano economico, sociale, ambientale e paesaggistico, soprattutto nelle aree interne. Difendere il grano italiano significa proteggere il Made in Italy e la sicurezza alimentare del Paese».</p>
<h2 data-section-id="1gitzha" data-start="3577" data-end="3615">Dal 2023 una mobilitazione continua</h2>
<p data-start="3617" data-end="4086">La doppia manifestazione del 12 giugno è un nuovo capitolo di una battaglia che Cia porta avanti da anni e che, secondo l’organizzazione, ha subito una forte accelerazione dal 2023. Da allora il settore cerealicolo è stato investito da una combinazione pesante: prezzi in calo, costi di produzione elevati, aumento delle importazioni, riduzione delle superfici coltivate e conseguenze sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.</p>
<p data-start="4088" data-end="4496">Non è la prima iniziativa. Cia ha già promosso una petizione nazionale a difesa del grano duro italiano che ha raccolto quasi 100.000 firme e ha organizzato mobilitazioni a Foggia, Bari e Roma, con la partecipazione di migliaia di produttori. Ora la scelta dei porti aggiunge un elemento simbolico: il grano italiano chiede attenzione proprio nei luoghi in cui il mercato globale entra fisicamente nel Paese.</p>
<h2 data-section-id="6z36l2" data-start="4498" data-end="4529">Una filiera da riequilibrare</h2>
<p data-start="4531" data-end="4859">Il messaggio della Confederazione è chiaro: il grano non può essere considerato una commodity qualsiasi se da esso dipendono pasta, pane, prodotti da forno e una parte rilevante dell’identità agroalimentare nazionale. La qualità italiana nasce nei campi, ma se il valore non torna ai produttori, l’intera filiera si indebolisce.</p>
<p data-start="4861" data-end="5241" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La mobilitazione di Bari e Ravenna vuole, quindi, riaprire una questione di fondo: come garantire un prezzo che riconosca i costi reali, la qualità del prodotto nazionale e il ruolo strategico degli agricoltori. Senza questo passaggio, il rischio è che la crisi del grano smetta di essere una vertenza agricola e diventi un problema di sistema per tutto il Made in Italy alimentare.</p>
<p data-start="4861" data-end="5241" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>FERMENTO TURCO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/prezzi-grano-turchia-proteste-export/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:02:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proteste dopo le scelte TMO. Incognita export</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’annuncio dei prezzi di acquisto dei cereali da parte del TMO in Turchia è montata una protesta generale da parte del mondo agricolo turco. Secondo gli agricoltori i prezzi fissati dal TMO (la borsa cereali turca) sono molto al di sotto dei costi di produzione: malgrado i costi siano lievitati durante l’ultima annata agraria, il prezzo fissato dal TMO per il grano duro è 16.500 lire turche, ovvero 310,00 euro a tonnellata.</p>
<p>Sarebbero inferiori alle 20.000 lire stimate per produrlo e al netto degli aiuti statali la perdita si aggirerebbe intorno alle 200,00 euro ad ettaro: le lamentele partono soprattutto dal distretto dell’Anatolia e hanno portato un deputato  di opposizione del partito democratico a sollevare la questione in Parlamento. L’incalzare delle proteste ha fatto sì che anche deputati della maggioranza si unissero all’interrogazione parlamentare al ministro dell’agricoltura, il quale ha chiesto un incontro urgente col ministro del tesoro; adesso sono tutti focalizzati sull’esito di questo incontro.</p>
<h2>Come si è arrivati?</h2>
<p>Ma vediamo come si è arrivati a questa situazione. Il TMO non solo avrebbe annunciato prezzi al di sotto dei costi di produzione, ma la dilatazione di pagamento a 45 giorni, vista l’iperinflazione che vive il Paese (sono al 33%) in 45 giorni eroderebbe  un ulteriore 6% del prezzo fissato; inoltre, il TMO non sarebbe  presente in modo capillare su tutto il territorio e questo per i produttori significherebbe accollarsi ulteriori  costi di trasporto per portare le granaglie presso i centri di stoccaggio del TMO stesso; insomma , il prezzo fissato dal Board non solo sarebbe al di sotto dei costi di produzione ma verrebbe ulteriormente depauperato da iperinflazione e costi di logistica.</p>
<h2>Dato controverso</h2>
<p>Altro dato controverso è il quantitativo di acquisti: la Turchia si appresta ad avere un raccolto record di grano &#8211; tra tenero e duro circa 23 milioni di tonnellate &#8211; con il duro quantificato intorno ai 4,5milioni di tonnellate; ma il TMO ha asserito di voler acquistare 13milioni di tonnellate tra grano duro, grano tenero ed orzo; e qualcuno aggiunge anche acquisti di mais.</p>
<p>Ciò significa che oltre la metà del grano prodotto in Turchia resterà a disposizione del mercato libero: per il grano duro si pensa che almeno 2 milioni di tonnellate resteranno da collocare e di questi almeno la metà siano in eccesso sul fabbisogno interno; infatti subito dopo l’annuncio dei prezzi del TMO sul mercato libero sono crollati quelli dell&#8217;orzo e del duro; alcuni agricoltori riferiscono di aver ricevuto offerte per il grano duro di appena 14.000 Lire , cioè 260,00 euro tonnellata. In contanti ovviamente, come a dire pochi, maledetti e subito.</p>
<h2>Grandi produttori</h2>
<p>I turchi , dopo l’Italia sono i secondi produttori di pasta al mondo, le siccità degli anni addietro ridussero pesantemente la produzione di  grano duro e qualche anno fa il governo  turco arrivò a cambiare le normative sulla produzione della pasta, permettendo agli industriali di produrla con miscela di grano tenero; la chiamarono la pasta del popolo, ma il brand si è affermato anche sul mercato estero, in particolare nei paesi emergenti.  L’anno scorso tuttavia il governo si è mosso per difendere la qualità spingendo perché si tornasse a una pasta 100% di grano duro, erodendo fette di mercato agli italiani. Adesso il TMO fissa in modo egualitario il prezzo del duro e quello del tenero visto il buon raccolto preventivato e con l’intento di scoraggiare gli industriali a produrre pasta col tenero.</p>
<h2>Cosa aspettarsi</h2>
<p>C’è d’aspettarsi che la Turchia a fine luglio apra all’export per il grano duro in eccesso, per sostenere il prezzo interno: non penso che sarà rimodulato il prezzo fissato dal TMO ma a quel punto i prezzi  sarebbero una questione puramente interna e molti produttori alle prese con problemi economici e logistici e magari con quantitativi di granella non conforme al 1° e 2° grado (appannaggio del mercato interno) riverserebbero quel tanto che resta sui mercati vicini, come Italia e Nord Africa.</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<item>
		<title>TACE LA CUN, PARLA LA TREBBIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/tace-la-cun-parla-la-trebbia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:28:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Raffica di invariati, mentre arrivano i primi dati sul raccolto del sud</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/tace-la-cun-parla-la-trebbia/">TACE LA CUN, PARLA LA TREBBIA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tace la Cun parla la trebbia. La riunione di oggi si è chiusa con un listino generalmente invariato. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/listino-cun-del-8-giugno-2026.pdf">listino cun del 8 giugno 2026</a> Segno che non si modifica l&#8217;analisi dei commissari, che alla seduta del 1° giugno hanno deciso di rilevare il Non Formulato per tutti i prodotti dell&#8217;areale Isole in quanto è partita la trebbiatura e in quanto anche nell&#8217;areale Nord-Italia gli scambi risultano esigui in vista del raccolto: per questo si è deciso di mantenere molte voci invariate e la decisione è stata confermata oggi, giudicando il mercato stabile. Guardando alla trebbia, le rese di ciò che viene raccolto in questi giorni risultano inferiori alle attese ma la qualità è buona. Crea più turbamenti, nell&#8217;immediato, l&#8217;obbligo, ribadito dal ministero, di inserire nella fattura elettronica di vendita tra operatori di filiera del grano duro il codice Cun che individua la tipologia di frumento.</p>
<p>A livello globale i futures sono in lieve flessione e anche le stime Usda sulle scorte finali di grano parlano di un calo. Tendenze al ribasso produttivo sono segnalate un po&#8217; da tutte le fonti mondiali per il grano americano e australiano, mentre la produzione di grano russo è in aumento e anche le stime europee sono positive.</p>
<p>Il grano duro canadese sta completando la semina ma le piogge rendono complicate le operazioni e il meteo resta uno spauracchio per i produttori di duro canadese. Si8 conferma la stima di una maggiore produzione nordafricana e gli osservatori canadesi prevedono che i mercati restino stabili sia per il vecchio che per il nuovo raccolto. In breve, tutti aspettano i nuovi dati reali che daranno le trebbie.</p>
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