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	<title>infestanti - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 06:13:54 +0000</lastBuildDate>
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	<title>infestanti - Grano Italiano</title>
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		<title>FARE FARRO MA&#8230;..</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/fare-farro-ma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 22:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il farro romagnolo si conferma una coltura interessante per gli areali collinari. L'esperienza dell'azienda di Giorgio Giraldi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/fare-farro-ma/">FARE FARRO MA&#8230;..</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una coltura di nicchia in Romagna: il farro romagnolo: a che condizioni conviene.</p>
<p>In Romagna il farro può rappresentare una valida alternativa al grano, soprattutto negli areali collinari dove la gestione delle colture cerealicole risente sempre più delle difficoltà climatiche e della disponibilità dei terreni. La sua rusticità, la capacità di competere con le infestanti e la possibilità di inserirlo in rotazione con colture come il girasole ne fanno una soluzione interessante per alcune aziende agricole.<br />
L&#8217;esperienza di Giorgio Giraldi, agricoltore di Brisighella, in provincia di Ravenna, offre un punto di osservazione concreto. La sua azienda si estende per circa 390 ettari, in prevalenza su terreni collinari, e coltiva il farro all&#8217;interno di una filiera organizzata con una cooperativa. L&#8217;azienda dispone inoltre di un proprio impianto di trasformazione per una prima selezione del prodotto.<br />
La campagna appena conclusa ha dato risultati soddisfacenti. La resa si è attestata intorno ai 30 quintali per ettaro, nonostante la scarsità di precipitazioni. Il prodotto è risultato sano e senza problemi significativi di malattie. Un risultato positivo anche considerando i danni provocati dalla grandine in diverse aree della pianura romagnola.<br />
L&#8217;esperienza di Giraldi mostra però anche un altro aspetto. La scelta del farro non nasce soltanto dalle sue caratteristiche agronomiche. È anche il risultato della necessità di adattare l&#8217;ordinamento produttivo alle trasformazioni del territorio e del mercato.</p>
<h2>Farro in rotazione con il girasole</h2>
<p>«Nella mia azienda coltivo farro, un prodotto di nicchia, in filiera con una cooperativa e in rotazione con girasole», racconta Giraldi.<br />
La rotazione rappresenta uno degli elementi centrali nella gestione della coltura. Inserire il farro dopo una coltura come il girasole consente di diversificare l&#8217;avvicendamento e di distribuire nel tempo le esigenze agronomiche dell&#8217;azienda. In un contesto caratterizzato da stagioni sempre meno prevedibili, diversificare le colture può diventare una scelta utile anche per ridurre la dipendenza da un&#8217;unica produzione.<br />
Per Giraldi, inoltre, la filiera non si esaurisce con la raccolta. L&#8217;azienda dispone infatti di un impianto di trasformazione che permette di effettuare una prima selezione del farro prima della vendita al mulino.<br />
È un passaggio che ha una ricaduta economica precisa. «Questo mi consente di ottenere un prezzo migliore alla Borsa merci rispetto al prodotto grezzo», spiega l&#8217;agricoltore.<br />
La possibilità di intervenire sulla granella prima della commercializzazione permette quindi di valorizzare maggiormente il prodotto. Per una coltura di nicchia come il farro, la qualità commerciale può diventare un elemento determinante per migliorare la redditività.<br />
Non basta, dunque, produrre. Diventa importante anche sapere come preparare il prodotto per il mercato e con quale interlocutore lavorare.</p>
<h2>Una resa di 30 quintali per ettaro</h2>
<p>Il risultato produttivo ottenuto quest&#8217;anno assume particolare interesse se rapportato alle condizioni meteorologiche.<br />
«Ho ottenuto una buona resa, che si è attestata sui 30 q/ha, tenendo conto delle difficoltà climatiche causate dalla scarsità di precipitazioni», sottolinea Giraldi.<br />
Il dato non può essere letto soltanto come un valore produttivo. La disponibilità idrica è infatti uno dei principali fattori che condizionano le rese dei cereali autunno-vernini. Quando le precipitazioni risultano insufficienti o distribuite in modo irregolare, la capacità della coltura di mantenere un buon potenziale produttivo diventa un elemento decisivo.<br />
Nel caso del farro romagnolo, la campagna ha portato anche un altro risultato positivo. Il prodotto è arrivato alla raccolta sano, senza particolari problemi sanitari.<br />
«Ho ottenuto un prodotto sano, esente da malattie», precisa l&#8217;agricoltore, ricordando anche l&#8217;assenza di danni provocati dalla grandine nei propri appezzamenti.<br />
Il confronto con altre aziende della Romagna rende ancora più significativo questo risultato. In alcune zone della pianura, infatti, gli eventi grandinigeni hanno provocato danni alle colture.<br />
La variabilità degli eventi atmosferici porta così a considerare la scelta varietale e colturale anche sotto il profilo del rischio. Non esiste una coltura capace di eliminare gli effetti del clima, ma alcune specie possono offrire, in determinati ambienti, caratteristiche che meritano di essere valutate nell&#8217;ambito della pianificazione aziendale.</p>
<h2>Dalle alte rese del grano alla difficoltà dei terreni</h2>
<p>La storia produttiva dell&#8217;azienda di Giraldi racconta anche la trasformazione subita da una parte dell&#8217;agricoltura romagnola.<br />
In passato l&#8217;azienda coltivava superfici più ampie a grano duro e orzo. Le rese potevano raggiungere livelli decisamente superiori a quelli registrati oggi con il farro.<br />
«Prima riuscivo a coltivare molti più ettari anche a grano duro e orzo, dove riuscivo a produrre anche 70-80 q/ha», ricorda Giraldi.<br />
Il problema non è stato quindi soltanto agronomico. Gli eventi alluvionali che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno reso inagibili diversi terreni.<br />
«Molti di questi terreni sono diventati inagibili e sarebbe troppo costoso rimetterli in produzione», spiega.<br />
La conseguenza è stata una riduzione della superficie coltivabile. Una parte dei terreni che in passato contribuiva alla produzione cerealicola aziendale non può oggi essere gestita con la stessa facilità.<br />
È un aspetto che merita attenzione perché mette in relazione agricoltura, gestione del territorio e sostenibilità economica. Recuperare un terreno agricolo danneggiato non significa soltanto ripristinarne la produttività. Significa sostenere costi che devono poi trovare una compensazione nella redditività delle colture.<br />
Per l&#8217;agricoltore, quindi, la scelta del farro si inserisce in un quadro più ampio. Non è semplicemente una sostituzione del grano con un altro cereale. È una risposta a un ambiente produttivo che negli ultimi anni è cambiato.</p>
<h2>Il controllo delle infestanti parte dalla falsa semina</h2>
<p>Uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;esperienza di Giraldi riguarda la gestione delle infestanti. L&#8217;azienda opera in regime biologico e, di conseguenza, il controllo delle malerbe si basa sulle tecniche agronomiche.<br />
La strategia parte dalla falsa semina, seguita da una lavorazione con erpice a dischi prima della semina effettiva.<br />
«Effettuo la falsa semina, poi una lavorazione con erpice a dischi prima di procedere alla semina», spiega Giraldi.<br />
La tecnica sfrutta un principio semplice: stimolare la nascita delle infestanti prima della coltura principale e intervenire successivamente per eliminarle. In questo modo il cereale può partire su un terreno con una pressione infestante potenzialmente più contenuta.<br />
Nel caso del farro, secondo l&#8217;esperienza dell&#8217;agricoltore, esiste anche un vantaggio legato all&#8217;epoca di semina. «Con il farro è possibile svolgerla più precocemente del frumento», osserva.<br />
Una semina anticipata può favorire un rapido sviluppo della coltura e contribuire a migliorare la sua capacità competitiva. Ma non va considerata una soluzione automatica. La riuscita della falsa semina dipende dalle condizioni del terreno e soprattutto dalla presenza di umidità sufficiente a far germinare le infestanti.</p>
<h2>Falsa semina, una tecnica utile ma non automatica</h2>
<p>La falsa semina richiede quindi programmazione. L&#8217;agricoltore prepara il letto di semina in anticipo rispetto alla semina reale e attende la comparsa delle infestanti. Successivamente interviene con una lavorazione meccanica o, dove consentito dal sistema produttivo adottato, con un intervento di diserbo.<br />
L&#8217;obiettivo è ridurre la banca di infestanti presente negli strati superficiali del terreno e permettere alla coltura di partire con una minore competizione.<br />
I vantaggi sono diversi. La tecnica può ridurre la pressione delle malerbe, limitare la necessità di interventi successivi e favorire lo sviluppo iniziale del cereale. Nel biologico assume un&#8217;importanza ancora maggiore perché la gestione delle infestanti non può contare sul diserbo chimico.<br />
Giraldi, tuttavia, non nasconde le difficoltà. «Ho avuto dei campi dove non sono riuscito a contenere bene le infestanti», ammette.<br />
Il risultato dipende infatti dal momento in cui si prepara il terreno e dalle condizioni climatiche successive. Se manca acqua, le infestanti possono non germinare in modo uniforme. In questo caso la falsa semina perde parte della propria efficacia.<br />
È un limite particolarmente attuale. Le piogge autunnali diventano più irregolari e rendono meno semplice programmare le operazioni colturali. La tecnica resta valida, ma deve essere inserita in una strategia più ampia di gestione delle infestanti.</p>
<h2>Il farro compete con le infestanti</h2>
<p>«Il farro è una specie che raggiunge anche 1,5 metri di altezza, a differenza del grano, per cui “soffoca” le infestanti», afferma.<br />
La maggiore altezza e la capacità di sviluppare una massa vegetativa importante possono contribuire alla competizione con le malerbe. Questo aspetto non elimina la necessità di una buona tecnica colturale, ma può diventare un alleato dell&#8217;agricoltore.<br />
La lezione, anche in questo caso, è chiara: la competitività della coltura nasce dall&#8217;integrazione di più fattori. La falsa semina prepara il terreno, la scelta dell&#8217;epoca di semina favorisce l&#8217;avvio della coltura e lo sviluppo del farro contribuisce successivamente a limitare la luce disponibile per le infestanti.<br />
Non si tratta quindi di affidarsi a una singola tecnica. La gestione del farro richiede una sequenza coerente di operazioni.</p>
<h2>Un mercato ancora in evoluzione</h2>
<p>Se sul piano agronomico il farro mostra caratteristiche interessanti, anche il mercato merita attenzione. La quotazione del prodotto sulle Borse merci è relativamente recente.<br />
«Il farro è solo da cinque o sei anni che viene quotato nelle Borse merci. Prima non esisteva una quotazione e la vendita avveniva “a vista”», racconta Giraldi.<br />
Per una coltura di nicchia, la disponibilità di riferimenti di mercato rappresenta un passo importante. La quotazione permette infatti di avere un riferimento più strutturato per la formazione del prezzo, anche se non elimina le dinamiche legate alla qualità, alla domanda e ai rapporti di filiera.<br />
Giraldi ha scelto di mantenere un rapporto con aziende locali. Non ha invece aderito ai contratti di esportazione verso la Corea, un mercato che negli ultimi anni ha mostrato interesse per il farro prodotto in Italia.<br />
La scelta riflette una precisa filosofia commerciale: privilegiare una filiera conosciuta e rapporti territoriali consolidati, invece di inseguire necessariamente il mercato internazionale.</p>
<h2>Il rischio delle eccedenze</h2>
<p>a crescente domanda può però generare anche problemi quando l&#8217;offerta aumenta rapidamente.<br />
Secondo Giraldi, la Corea ha fatto seminare centinaia di ettari, ma oggi esistono difficoltà nella gestione di una quantità importante di prodotto. «Ci sono delle eccedenze di granella che rischiano di non essere ritirate», afferma.<br />
Il tema è centrale per chi valuta di introdurre il farro nel proprio ordinamento colturale. Prima di aumentare le superfici non basta considerare il prezzo dell&#8217;ultima campagna. Occorre verificare la solidità della filiera, la presenza di un acquirente e le condizioni di ritiro.<br />
«Tutto questo lo si saprà a fine agosto», osserva Giraldi, invitando alla prudenza nella lettura dei segnali provenienti dal mercato.<br />
È un approccio particolarmente importante per una coltura di nicchia. L&#8217;aumento della domanda può sostenere i prezzi, ma l&#8217;espansione troppo rapida delle superfici può produrre, a sua volta, un eccesso di offerta.<br />
«I mercati non sempre dicono la verità», conclude l&#8217;agricoltore.<br />
La frase sintetizza bene la necessità di leggere i prezzi insieme ai dati produttivi e ai contratti di filiera. Per il cerealicoltore, la redditività nasce dall&#8217;equilibrio tra resa, costi, qualità e certezza dello sbocco commerciale.</p>
<h2>Farro romagnolo, una scelta da valutare in azienda</h2>
<p>L&#8217;esperienza di Brisighella non permette di considerare il farro come una soluzione universale per la cerealicoltura romagnola. Offre però diversi spunti di riflessione.<br />
La coltura ha mostrato una buona capacità produttiva anche in una campagna caratterizzata dalla scarsità di precipitazioni. La gestione delle infestanti può sfruttare tecniche agronomiche come la falsa semina e la maggiore competitività della pianta. La rotazione con il girasole permette inoltre di inserirla in un ordinamento diversificato.<br />
Restano però due variabili decisive: il territorio e il mercato. La risposta del farro dipende dall&#8217;ambiente pedoclimatico e dalla tecnica colturale. Allo stesso modo, la convenienza economica dipende dalla possibilità di collocare il prodotto alle condizioni previste.<br />
Per questo, prima di aumentare le superfici, conviene valutare attentamente costi, rese attese, disponibilità idrica, gestione delle infestanti e soprattutto accordi di filiera.<br />
Il farro può quindi essere una valida alternativa al grano in determinati contesti. Ma, come dimostra l&#8217;esperienza di Giraldi, la scelta deve partire dalle caratteristiche dell&#8217;azienda e arrivare fino al mercato. In una cerealicoltura sempre più condizionata dal clima, dalla disponibilità dei terreni e dalla volatilità dei prezzi, diversificare può essere una strategia interessante. Purché la diversificazione sia accompagnata da tecnica, organizzazione e attenzione alla commercializzazione.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>ANNATA DIFFICILE IN MAREMMA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/annata-difficile-in-maremma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 22:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'annata cerealicola in Maremma è stata caratterizzata da piogge abbondanti, Fusarium e calo delle rese. Claudio Capecchi analizza le difficoltà produttive.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il bilancio della campagna cerealicola nel Grossetano.</p>
<p>L&#8217;annata agraria appena conclusa lascia un bilancio tutt&#8217;altro che positivo per i cerealicoltori della Maremma toscana. L&#8217;eccesso di precipitazioni tra autunno e inverno, seguito da un brusco arresto delle piogge nel periodo primaverile, ha messo a dura prova la coltivazione del grano duro. Le conseguenze sono state molteplici: difficoltà nelle semine, dilavamento degli elementi nutritivi, maggiore pressione delle malattie fungine e un sensibile calo delle rese.<br />
A descrivere la situazione è Claudio Capecchi, agricoltore di Scansano (Grosseto), socio CIA e membro supplente della Commissione Unica Nazionale (CUN) del frumento duro. La sua testimonianza offre uno spaccato concreto delle problematiche affrontate dalle aziende cerealicole dell&#8217;area tirrenica e apre una riflessione sul rapporto tra qualità, mercato e redditività della produzione italiana.</p>
<h2>Un&#8217;azienda diversificata nel cuore della Maremma</h2>
<p>L&#8217;azienda agricola di Claudio Capecchi si estende su circa 70 ettari nel comune di Scansano. «Seguo un indirizzo zootecnico cerealicolo con l&#8217;allevamento di ovini e la coltivazione di grano duro e altri cereali minori, affiancati da un vigneto destinato alla produzione del Morellino di Scansano DOCG e da un piccolo oliveto. Una diversificazione tipica del territorio maremmano, che consente di distribuire il rischio produttivo e di integrare le attività aziendali. La cerealicoltura, tuttavia, continua a rappresentare una componente strategica dell&#8217;economia aziendale.». racconta Capecchi</p>
<h2>Piogge persistenti e semine difficili</h2>
<p>La campagna 2025-2026 è stata fortemente condizionata dall&#8217;andamento climatico.<br />
Le abbondanti precipitazioni autunnali e invernali hanno innanzitutto limitato le possibilità di effettuare le semine nelle migliori condizioni. Nei terreni dove la semina è stata comunque eseguita, le continue piogge hanno favorito il dilavamento dell&#8217;azoto e degli altri elementi nutritivi, riducendone l&#8217;efficacia.<br />
Alle difficoltà nutrizionali si è aggiunto un aumento della pressione delle patologie fungine.<br />
«Le precipitazioni hanno favorito soprattutto il Fusarium», spiega Capecchi.<br />
Si tratta di una delle principali criticità per il frumento duro, non solo perché può compromettere la produzione, ma anche perché influisce sulla qualità sanitaria della granella e sulla presenza di micotossine, aspetto sempre più monitorato lungo la filiera.</p>
<h2>Rese in forte calo rispetto alla media aziendale</h2>
<p>Gli effetti dell&#8217;annata si sono tradotti in una sensibile riduzione delle produzioni.<br />
«L&#8217;azienda si è fermata a circa 31 quintali per ettaro, contro una media storica di circa 40 quintali».<br />
Una diminuzione superiore al 20%, che rappresenta una perdita economica significativa in un contesto già caratterizzato da costi di produzione elevati.<br />
Il dato conferma come, negli ultimi anni, la variabilità climatica renda sempre più difficile mantenere livelli produttivi costanti. Le oscillazioni tra eccessi idrici e lunghi periodi siccitosi obbligano infatti gli agricoltori ad adattare continuamente le strategie agronomiche.</p>
<h2>Proteine elevate, ma non basta</h2>
<p>Nonostante il calo delle rese, la qualità proteica del raccolto si è mantenuta su livelli soddisfacenti.<br />
Capecchi coltiva principalmente la varietà Antalis, scelta proprio per la sua predisposizione a produrre frumento con elevato contenuto proteico.<br />
« Le analisi mostrano una media del 13% di proteine, con punte del 14%, ma anche casi che scendono al 12% »<br />
Si tratta di valori generalmente apprezzati dall&#8217;industria della trasformazione. Tuttavia, ottenere un elevato tenore proteico non è più sufficiente per garantire una remunerazione soddisfacente.<br />
Il mercato richiede infatti un equilibrio tra diversi parametri qualitativi, tra cui il peso specifico, la sanità della granella e la costanza delle caratteristiche merceologiche.</p>
<h2>Cambiamenti climatici e gestione dell&#8217;azoto</h2>
<p>Secondo Capecchi, il problema principale è rappresentato dalla crescente instabilità climatica.<br />
«Per produrre un grano ad alto contenuto proteico bisogna aumentare gli input tecnici, ma oggi è difficile programmare la gestione agronomica.»<br />
Le piogge intense alternate a lunghi periodi asciutti modificano infatti il comportamento della coltura e l&#8217;efficienza della concimazione azotata.<br />
L&#8217;interruzione delle precipitazioni intorno alla metà di maggio ha determinato un fenomeno ormai sempre più frequente negli ambienti mediterranei.<br />
«Quando smette di piovere rimane troppo azoto disponibile e la coltura va incontro alla cosiddetta stretta.»<br />
La maturazione si blocca improvvisamente e il risultato è un frumento con buon contenuto proteico ma con peso specifico ridotto.<br />
Un aspetto particolarmente penalizzante dal punto di vista commerciale, poiché entrambe le caratteristiche incidono direttamente sulla formazione del prezzo.</p>
<h2>La “stretta da caldo”</h2>
<p>La “stretta da caldo” nei cereali è una fisiopatia causata da alte temperature (30° C e oltre)che associate ad una carenza idrica causa un rapido invecchiamento dei tessuti, il periodo più critico è quello a partire dalla spigatura fino alla maturazione latteo/cerosa in questa fase le alte temperature portano ad avere un&#8217;elevata evapotrapirazione con riduzione dell&#8217;assimilazione netta e tutto ciò causa la formazione di cariossidi piccole con conseguenze negative sulla qualità delle farine e delle semole.</p>
<h2>Rotazioni e lavorazioni per contenere le infestanti</h2>
<p>La gestione delle infestanti nell&#8217;azienda maremmana si basa soprattutto sulla prevenzione.<br />
L&#8217;avvicendamento colturale rappresenta il principale strumento di controllo, grazie all&#8217;alternanza tra cereali, prati, erbai e pascoli destinati all&#8217;alimentazione del bestiame.<br />
«Le rotazioni mi consentono di mantenere i campi puliti senza ricorrere frequentemente agli erbicidi.»<br />
Anche la preparazione del letto di semina contribuisce al contenimento delle infestanti.<br />
La frangizollatura permette infatti di interrare la vegetazione spontanea prima della semina. Solo nei casi di infestazioni particolarmente elevate si rende necessario un trattamento chimico.<br />
Durante la primavera viene invece effettuato un intervento erbicida, generalmente in concomitanza con le concimazioni azotate.</p>
<h2>Foglia larga sotto controllo</h2>
<p>Tra le principali infestanti presenti in azienda prevalgono le specie a foglia larga.<br />
Secondo Capecchi, queste risultano relativamente semplici da controllare, con costi contenuti e un impatto ambientale limitato.<br />
«Nella mia azienda non costituisce un problema invece il loietto a differenza di molte aree cerealicole italiane grazie alle lavorazioni che interrano i residui colturali.»<br />
Una strategia che conferma come l&#8217;integrazione tra tecniche agronomiche e difesa possa ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari.</p>
<h2>Il biologico diventa sempre più interessante</h2>
<p>Uno dei temi emersi dall&#8217;intervista riguarda l&#8217;evoluzione del mercato del grano biologico.<br />
Pur conducendo oggi un&#8217;azienda convenzionale, Capecchi guarda con crescente interesse alla possibile conversione.<br />
«Negli ultimi due anni il grano biologico è stato valorizzato molto meglio rispetto al convenzionale.»<br />
Una situazione diversa rispetto al passato, quando il differenziale di prezzo risultava decisamente più contenuto.<br />
Naturalmente la scelta di convertire un&#8217;azienda cerealicola al biologico richiede valutazioni approfondite, sia dal punto di vista tecnico sia economico. Tuttavia, il crescente interesse della filiera potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità soprattutto nelle aree dove la pressione delle infestanti e delle malattie è gestibile.</p>
<h2>Commercializzazione e ruolo della CUN</h2>
<p>Il grano prodotto dall&#8217;azienda viene conferito a un centro di stoccaggio, dove viene programmata la vendita in funzione dell&#8217;andamento del mercato.<br />
«Possiamo decidere insieme quando vendere il prodotto, anche suddividendo la commercializzazione in più momenti.»<br />
Dal marzo scorso il prezzo di riferimento non è più determinato esclusivamente dalle principali piazze mercantili, come Bologna, ma anche dalle quotazioni elaborate dalla Commissione Unica Nazionale del frumento duro.<br />
Si tratta di uno strumento nato con l&#8217;obiettivo di aumentare trasparenza e uniformità nella formazione dei prezzi.</p>
<h2>La valorizzazione del grano italiano resta una sfida aperta</h2>
<p>Proprio sul funzionamento della CUN si concentra la riflessione finale di Capecchi.<br />
L&#8217;agricoltore riconosce l&#8217;importanza dello strumento come sistema di rilevazione dei prezzi, ma ritiene che il confronto lungo la filiera possa essere ancora migliorato.<br />
«La CUN dovrebbe diventare anche un luogo di dialogo tra produzione e industria per valorizzare il grano italiano.»<br />
Secondo Capecchi, il tema non riguarda esclusivamente il prezzo, ma anche il riconoscimento del valore sanitario e qualitativo del prodotto nazionale.<br />
«Il mio è un grano sano, coltivato seguendo criteri rigorosi e con grande attenzione verso il consumatore.»<br />
L&#8217;agricoltore sottolinea inoltre come il grano importato da Paesi extra UE sia soggetto a regole produttive e controlli differenti rispetto a quelli richiesti agli agricoltori italiani.<br />
Per questo motivo auspica che strumenti come la CUN e il progetto Granaio d&#8217;Italia possano favorire una maggiore integrazione della filiera e una migliore valorizzazione del prodotto nazionale.<br />
«In caso contrario il prezzo continuerà a seguire esclusivamente il mercato internazionale e molti ettari oggi coltivati a grano duro rischiano di scomparire.»</p>
<h2>Una cerealicoltura chiamata ad affrontare nuove sfide</h2>
<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;azienda di Claudio Capecchi rappresenta bene le difficoltà che stanno vivendo numerose aziende cerealicole dell&#8217;Italia centrale.<br />
Il cambiamento climatico rende sempre più complessa la gestione agronomica, mentre il mercato richiede contemporaneamente rese elevate, qualità tecnologica, alto contenuto proteico e sostenibilità.<br />
In questo scenario la competitività del frumento duro italiano dipenderà dalla capacità della filiera di valorizzare non soltanto il prezzo, ma anche gli elevati standard qualitativi, ambientali e sanitari garantiti dalle aziende agricole nazionali. Solo attraverso un dialogo più stretto tra produzione, stoccaggio e industria sarà possibile mantenere competitiva una coltura strategica per l&#8217;agricoltura italiana.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>FRUMENTO DI QUALITA&#8217;: INFESTANTI E NUTRIZIONE DECISIVE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumento-di-qualita-infestanti-e-nutrizione-decisive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 22:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
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		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza dell'agricoltore piemontese Joel Faga evidenzia la necessità di adottare strategie agronomiche integrate per salvaguardare rese, contenuto proteico e redditività della coltura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/frumento-di-qualita-infestanti-e-nutrizione-decisive/">FRUMENTO DI QUALITA&#8217;: INFESTANTI E NUTRIZIONE DECISIVE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Rese e qualità del frumento: la gestione agronomica resta centrale</h2>
<p>Produrre frumento di qualità significa affrontare una sfida che inizia molto prima della raccolta. La redditività della coltura dipende infatti da una serie di scelte agronomiche che accompagnano il cereale durante tutto il ciclo colturale: preparazione del terreno, semina, gestione delle infestanti, concimazione e difesa fitosanitaria.<br />
L&#8217;esperienza di Joel Faga, agricoltore piemontese attivo nel Canavese, offre uno spaccato concreto delle problematiche che molti cerealicoltori affrontano ogni anno e dimostra come le corrette pratiche agronomiche possano fare la differenza.</p>
<h2>L&#8217;esperienza in campo: tra terreni difficili e obiettivi di qualità</h2>
<p>L&#8217;azienda agricola di Joel Faga si trova a Borgomasino, in provincia di Torino, e si estende su circa 76 ettari. L&#8217;ordinamento colturale comprende mais, girasole, vigneto, pioppeto e cereali autunno-vernini.<br />
Per il frumento tenero la scelta ricade su varietà ormai consolidate.<br />
«Tra le varietà che coltivo scelgo Avenue e Astrolabe, due grani panificabili che garantiscono produzioni costanti nel tempo», spiega l&#8217;agricoltore.<br />
La scelta varietale rappresenta il primo tassello nella costruzione della qualità. Affidarsi a cultivar stabili e ben adattate all&#8217;ambiente di coltivazione consente infatti di limitare i rischi legati agli andamenti climatici e di mantenere una maggiore regolarità produttiva.<br />
Tuttavia, anche le migliori varietà devono confrontarsi con le condizioni ambientali.<br />
Le ultime due campagne cerealicole non hanno infatti consentito di esprimere il pieno potenziale produttivo aziendale.<br />
«Negli ultimi due anni non sono riuscito a superare i 50 quintali per ettaro. Nella nostra zona i terreni sono piuttosto pesanti e tendono a creare ristagni idrici. Per il grano questa situazione è particolarmente penalizzante».<br />
La presenza di suoli argillosi e poco drenanti rappresenta una criticità diffusa in molte aree cerealicole del Nord Italia. I ristagni idrici possono compromettere lo sviluppo radicale, limitare l&#8217;assorbimento dei nutrienti e favorire l&#8217;insorgenza di problematiche fitosanitarie. Nei periodi particolarmente piovosi, inoltre, aumentano i rischi di asfissia radicale e di riduzione dell&#8217;accestimento.<br />
Per la campagna 2025-2026, però, le aspettative risultano più favorevoli.<br />
«Mi aspetto una resa superiore ai 60 quintali per ettaro, ma preferisco attendere la trebbiatura prima di fare valutazioni definitive».<br />
Una prudenza comprensibile. Negli ultimi anni la crescente instabilità meteorologica ha reso sempre più difficile formulare previsioni attendibili fino alle fasi finali del ciclo colturale.</p>
<h2>Le infestanti restano una delle principali minacce</h2>
<p>Se il clima rappresenta una variabile non controllabile, il contenimento delle infestanti continua invece a essere uno degli aspetti sui quali l&#8217;agricoltore può intervenire direttamente.<br />
Le malerbe costituiscono ancora oggi una delle principali cause di perdita produttiva nel frumento. La loro presenza riduce la disponibilità di acqua, nutrienti e luce per la coltura, determinando effetti negativi sia sulle rese sia sulla qualità della granella.<br />
«Nella mia azienda il problema delle infestanti è sempre presente», racconta Faga.<br />
Una situazione che accomuna molte realtà cerealicole italiane. Gli inverni sempre più miti e la diffusione di sistemi colturali semplificati favoriscono infatti la sopravvivenza e la diffusione di numerose specie infestanti.<br />
Per contenere il problema, l&#8217;azienda piemontese adotta una strategia che combina lavorazioni del terreno e diserbo.<br />
«Faccio un&#8217;aratura prima della semina e successivamente intervengo con un trattamento erbicida in primavera».<br />
Si tratta di un approccio tradizionale che continua a offrire risultati soddisfacenti in molti contesti produttivi, soprattutto dove la pressione delle infestanti risulta elevata.</p>
<h2>Aratura o minima lavorazione? Un dibattito ancora aperto</h2>
<p>Le dichiarazioni dell&#8217;agricoltore riportano all&#8217;attenzione un tema molto discusso nella cerealicoltura moderna: il confronto tra lavorazioni tradizionali e agricoltura conservativa.<br />
«Molti colleghi praticano la minima lavorazione e fanno un diserbo in autunno seguito da uno in primavera. Nonostante questo, qualche infestante riesce sempre a sopravvivere. Personalmente continuo a preferire il caro e vecchio aratro».<br />
L&#8217;aratura consente di interrare parte del seme delle infestanti e può contribuire a ridurre la pressione di alcune specie particolarmente problematiche. Al tempo stesso, però, comporta costi energetici più elevati e un maggiore impatto sulla struttura del terreno.<br />
Le tecniche conservative, al contrario, permettono di ridurre il numero di passaggi, contenere i consumi di carburante e preservare la sostanza organica superficiale. Tuttavia richiedono una gestione molto più attenta delle infestanti e una programmazione accurata degli interventi erbicidi.<br />
Non esiste una soluzione valida per tutte le aziende. La scelta dipende dalle caratteristiche pedologiche, dalle infestanti presenti, dalla disponibilità di attrezzature e dagli obiettivi produttivi.</p>
<h2>Loietto e papavero: i nemici più difficili</h2>
<p>Tra le malerbe presenti nell&#8217;azienda torinese, due specie risultano particolarmente aggressive: loietto e papavero.<br />
Il loietto rappresenta oggi una delle infestanti più problematiche nei cereali autunno-vernini. La sua elevata capacità competitiva può determinare importanti perdite produttive già a densità relativamente basse.<br />
Quando la popolazione infestante diventa elevata, il loietto sottrae rapidamente azoto e acqua al frumento, limitandone l&#8217;accestimento e la crescita. Inoltre, in diverse aree italiane ed europee sono stati segnalati fenomeni di resistenza ad alcune famiglie di erbicidi, rendendo ancora più complessa la sua gestione.<br />
Anche il papavero continua a creare problemi in molte aziende cerealicole.<br />
Pur essendo spesso percepito come una presenza meno aggressiva, il papavero può raggiungere densità elevate e interferire significativamente con la coltura. La sua diffusione è favorita soprattutto nelle situazioni caratterizzate da rotazioni ridotte e da strategie di controllo poco diversificate.<br />
La presenza contemporanea di infestanti graminacee e dicotiledoni richiede quindi programmi di difesa accuratamente pianificati e basati sull&#8217;alternanza dei meccanismi di azione disponibili.</p>
<h2>Quando la rotazione diventa difficile</h2>
<p>Tra gli strumenti più efficaci per il contenimento delle infestanti vi è senza dubbio la rotazione colturale.<br />
Alternare colture con cicli biologici differenti consente infatti di interrompere il ciclo delle malerbe e ridurre progressivamente la banca semi presente nel terreno.<br />
Nella pratica, però, non sempre la rotazione è facilmente applicabile.<br />
«Nella mia azienda faccio poca rotazione. Nei terreni vicini alla Dora Baltea la fertilità è elevata, ma man mano che ci si avvicina al paese i terreni diventano più asciutti. Dove manca l&#8217;acqua irrigua è difficile coltivare alternative economicamente valide rispetto al grano».<br />
La testimonianza evidenzia una situazione diffusa in molte aree cerealicole italiane. In assenza di disponibilità irrigua, le opportunità di diversificazione si riducono e il frumento rimane spesso la coltura più affidabile dal punto di vista economico.<br />
Questo fenomeno comporta però una maggiore pressione delle infestanti e rende indispensabile rafforzare tutte le altre pratiche di prevenzione e contenimento.</p>
<h2>Perché le infestanti riducono anche la qualità del frumento</h2>
<p>Quando si parla di malerbe, l&#8217;attenzione si concentra spesso sulle perdite produttive. In realtà gli effetti negativi interessano anche la qualità commerciale e tecnologica della granella.<br />
La competizione esercitata dalle infestanti riduce l&#8217;efficienza di utilizzo dei nutrienti da parte della coltura e può compromettere la formazione delle proteine, parametro fondamentale per il frumento destinato alla panificazione.<br />
Inoltre, la presenza di semi estranei nelle partite raccolte può determinare declassamenti commerciali e maggiori costi di pulizia.<br />
Tra le principali conseguenze si segnalano:</p>
<ul>
<li>riduzione delle rese produttive</li>
<li>competizione per acqua e nutrienti</li>
<li>peggioramento del contenuto proteico</li>
<li>contaminazione delle partite raccolte</li>
<li>maggiore difficoltà durante la trebbiatura</li>
<li>incremento del rischio di malattie e parassiti</li>
</ul>
<p>Per questo motivo il controllo delle infestanti non deve essere considerato soltanto un intervento finalizzato alla produzione quantitativa, ma anche una leva strategica per migliorare la qualità finale del raccolto.</p>
<h2>Concimazione: il secondo pilastro della qualità</h2>
<p>Accanto alla gestione delle infestanti, la nutrizione del frumento svolge un ruolo decisivo.<br />
Un piano di concimazione equilibrato permette infatti di sostenere la crescita vegetativa, favorire l&#8217;accestimento e massimizzare il riempimento della granella.<br />
L&#8217;azoto rappresenta l&#8217;elemento nutritivo più importante. Una sua carenza limita il potenziale produttivo, mentre una distribuzione corretta consente di incrementare sia la resa sia il contenuto proteico.<br />
Nelle produzioni destinate alla panificazione, il frazionamento delle unità azotate durante il ciclo colturale assume un&#8217;importanza strategica. Gli apporti effettuati nelle fasi finali possono contribuire in modo significativo al raggiungimento degli standard qualitativi richiesti dall&#8217;industria molitoria.<br />
La disponibilità di nutrienti deve inoltre essere valutata in relazione alle condizioni del terreno. In presenza di ristagni idrici, come nel caso descritto dall&#8217;azienda piemontese, l&#8217;efficienza di assorbimento può ridursi sensibilmente, rendendo ancora più importante una gestione accurata della fertilizzazione.</p>
<h2>Gestione integrata per un frumento competitivo</h2>
<p>Le esperienze aziendali confermano che non esiste un singolo intervento capace di risolvere il problema delle infestanti o di garantire automaticamente produzioni di qualità.<br />
I risultati migliori si ottengono attraverso un approccio integrato che combini diverse tecniche agronomiche.<br />
Tra le pratiche più efficaci rientrano:</p>
<ul>
<li>rotazione colturale</li>
<li>falsa semina</li>
<li>utilizzo di sementi certificate</li>
<li>alternanza delle lavorazioni</li>
<li>corretta gestione dei residui colturali</li>
<li>monitoraggio costante delle infestanti</li>
<li>alternanza degli erbicidi con diversi meccanismi d&#8217;azione</li>
<li>concimazione bilanciata e frazionata</li>
</ul>
<p>La combinazione di questi strumenti permette di ridurre la pressione delle malerbe, limitare il rischio di resistenze e valorizzare il potenziale genetico delle varietà coltivate.<br />
Dalla gestione del campo passa il valore del raccolto<br />
L&#8217;esperienza di Joel Faga dimostra come la qualità del frumento nasca da una serie di scelte tecniche che accompagnano la coltura durante tutto il ciclo produttivo.<br />
Terreni difficili, disponibilità irrigua limitata e crescente pressione delle infestanti rappresentano sfide comuni a molte aziende cerealicole italiane. In questo scenario, il controllo delle malerbe e la corretta nutrizione diventano strumenti indispensabili per proteggere rese e qualità.<br />
Come sottolinea l&#8217;agricoltore piemontese, ogni campagna presenta caratteristiche differenti e richiede adattamenti continui. Tuttavia, una gestione agronomica attenta, supportata dall&#8217;esperienza e dall&#8217;innovazione tecnica, rimane la strada più efficace per ottenere un frumento competitivo e in grado di soddisfare le esigenze della filiera.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>METEO PAZZO E IL PIEMONTE PAGA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/meteo-pazzo-e-il-piemonte-paga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 22:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna cerealicola 2025-2026 in Piemonte è stata caratterizzata da piogge intense, lunghi periodi siccitosi e forti sbalzi termici. L'esperienza dell'agricoltore Davide Bo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 dir="ltr" data-setdir="false">Dall&#8217;asfissia radicale al rischio Fusarium: come il clima variabile ha condizionato il frumento</h2>
<div dir="ltr" data-setdir="false">
<p data-olk-copy-source="MessageBody">La campagna cerealicola 2025-2026 in Piemonte si avvia verso la raccolta con molte incognite. In particolare, il grano piemontese sarà messo a dura prova quest&#8217;anno. Le condizioni meteorologiche hanno alternato periodi di piogge intense a lunghi intervalli siccitosi, mettendo a dura prova le colture di frumento. In molte aree della regione gli agricoltori hanno dovuto gestire terreni saturi d&#8217;acqua durante l&#8217;inverno, ritardi nelle concimazioni e successivi stress idrici nelle fasi più delicate del ciclo produttivo.</p>
<p>A raccontare l&#8217;andamento della stagione è Davide Bo, cerealicoltore di Rocchetta Tanaro (Asti) e associato CIA Piemonte, che conduce un&#8217;azienda di circa 200 ettari, dei quali oltre la metà investiti a frumento. La sua testimonianza offre uno spaccato significativo delle difficoltà affrontate dai produttori piemontesi e consente di approfondire alcuni aspetti tecnici fondamentali della coltivazione del grano: dalla nutrizione alla gestione delle infestanti, fino al controllo delle principali malattie fungine.</p>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Frumento in Piemonte: una stagione caratterizzata dagli eccessi</span></h2>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">L&#8217;annata è stata segnata soprattutto dall&#8217;instabilità climatica. Una situazione che ha influenzato sia lo sviluppo vegetativo sia la formazione della produzione.</p>
<p>«All&#8217;inizio della stagione il clima ha consentito di procedere per tempo alle semine. Successivamente ha iniziato a piovere molto e questo ha provocato un forte compattamento dei terreni e ritardi nelle operazioni colturali», spiega Davide Bo. L&#8217;azienda si trova in un&#8217;area caratterizzata da suoli pesanti, particolarmente sensibili ai ristagni idrici. Le abbondanti precipitazioni registrate nei mesi autunnali e invernali hanno limitato l&#8217;accesso ai campi e rallentato soprattutto la distribuzione delle prime concimazioni.</p>
<p>La conseguenza più immediata è stata l&#8217;asfissia radicale. Quando il terreno rimane saturo d&#8217;acqua per periodi prolungati, infatti, diminuisce la disponibilità di ossigeno per le radici e la pianta riduce la propria capacità di assorbire nutrienti e acqua. La situazione si è poi ribaltata.</p>
<p>«Prima della fioritura abbiamo avuto circa tre mesi senza precipitazioni significative. Successivamente, proprio durante la fioritura, sono tornate piogge abbondanti». Questo alternarsi di estremi climatici rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio per la cerealicoltura italiana. Le piante riescono infatti a tollerare meglio situazioni di stress costante rispetto a repentini cambiamenti delle condizioni ambientali.</p>
<div></div>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Le varietà coltivate e il progetto Gran Piemonte</span></h2>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">L&#8217;azienda di Bo coltiva prevalentemente grano tenero destinato a filiere di qualità.</div>
<div>Una quota importante degli investimenti è rappresentata dalla miscela &#8220;Gran Piemonte&#8221;, sviluppata dal Consorzio CAP e basata sull&#8217;utilizzo di sementi certificate appartenenti a più varietà.</div>
<div>L&#8217;obiettivo di questi miscugli è aumentare la stabilità produttiva e migliorare la resilienza delle colture.</div>
<div>La presenza contemporanea di differenti genotipi consente infatti di:</div>
<ul>
<li>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">favorire la biodiversità aziendale;</div>
</li>
<li>
<div>aumentare l&#8217;adattabilità agli stress climatici;</div>
</li>
<li>
<div>ridurre l&#8217;impatto delle principali fitopatie;</div>
</li>
<li>migliorare la stabilità delle rese nel tempo</li>
</ul>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">Accanto al progetto Gran Piemonte, l&#8217;azienda partecipa anche alla filiera Harmony, coltivando varietà come Vivendo e Dimarco. Tra i frumenti di forza trovano invece spazio Bologna e Giorgione, due cultivar ampiamente diffuse nelle aree cerealicole del Nord Italia.</div>
<div>Una piccola superficie viene infine destinata al grano duro.</div>
<div>Le rese risultano fortemente influenzate dall&#8217;andamento stagionale.</div>
<div>«Nelle annate più difficili riesco a ottenere circa 30 quintali per ettaro. Negli anni favorevoli si possono raggiungere facilmente i 60-65 quintali».</div>
<div>Numeri che testimoniano quanto il fattore climatico stia diventando determinante per la redditività delle aziende cerealicole.</div>
<div></div>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Escursioni termiche e riempimento della granella</span></h2>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">Oltre agli squilibri idrici, il finale di stagione è stato caratterizzato da forti escursioni termiche.</p>
<p>«Nell&#8217;ultimo mese abbiamo registrato temperature mattutine intorno ai 6 gradi e massime che hanno raggiunto i 37-38 gradi. Questo ha creato difficoltà nel riempimento della granella». Il riempimento della cariosside rappresenta una delle fasi più importanti del ciclo produttivo del frumento. In questo periodo la pianta trasferisce verso la spiga gli assimilati prodotti attraverso la fotosintesi.</p>
<p>Temperature eccessivamente elevate accelerano il metabolismo della coltura e riducono la durata della fase di accumulo. Il risultato può essere una granella meno pesante e una diminuzione del peso ettolitrico. Quando gli sbalzi termici si associano a carenze idriche, il rischio di perdita produttiva aumenta ulteriormente.</p>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Concimazione del grano: una strategia decisiva</span></h2>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">La nutrizione rappresenta uno dei principali strumenti per sostenere il potenziale produttivo del frumento. «In pre-semina utilizzo un concime organico pellettato. Successivamente distribuisco stallatico pellettato e in copertura effettuo due interventi: il primo con un concime a lenta cessione e il secondo con nitrato ammonico».</p>
<p>La strategia adottata da Bo punta a garantire una disponibilità progressiva degli elementi nutritivi durante tutto il ciclo colturale. L&#8217;assorbimento degli elementi nutritivi raggiunge infatti il suo massimo durante la fase di levata. Alla fine di questo stadio la coltura ha già assorbito oltre il 70-80% del fabbisogno totale.</p>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Il ruolo dell&#8217;azoto nella produzione del frumento</span></h2>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">Tra tutti gli elementi nutritivi, l&#8217;azoto rimane quello che esercita la maggiore influenza sulle rese.</div>
<div>Una disponibilità adeguata favorisce:</div>
<ul>
<li>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">l&#8217;accestimento;</div>
</li>
<li>
<div>la fertilità della spiga;</div>
</li>
<li>
<div>la permanenza dell&#8217;apparato fogliare;</div>
</li>
<li>
<div>l&#8217;attività fotosintetica;</div>
</li>
<li>
<div>il contenuto proteico della granella.</div>
</li>
</ul>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">L&#8217;assorbimento aumenta rapidamente durante la levata e raggiunge il massimo poco prima della spigatura.</div>
<div>Una carenza nelle fasi critiche può compromettere in modo irreversibile la produttività finale.</div>
<div>Al contrario, eccessi di azoto possono aumentare il rischio di allettamento e favorire lo sviluppo di alcune malattie fungine.</div>
<div>Nei contesti caratterizzati da estati sempre più siccitose, una vegetazione eccessivamente sviluppata può inoltre accelerare il consumo delle riserve idriche del terreno.</div>
<div></div>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Fosforo e potassio: nutrienti spesso sottovalutati</span></h2>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">Se l&#8217;attenzione degli agricoltori si concentra frequentemente sull&#8217;azoto, anche fosforo e potassio svolgono funzioni fondamentali. Il fosforo favorisce lo sviluppo radicale e sostiene le prime fasi di crescita della coltura. Le carenze si manifestano con ridotto accestimento e rallentamento dello sviluppo vegetativo. Il potassio, invece, è strettamente collegato alla regolazione degli scambi idrici e alla resistenza agli stress ambientali.</p>
<p>L&#8217;assorbimento massimo avviene durante la levata e nelle settimane successive. In presenza di carenze le foglie assumono colorazioni rossastre e possono manifestare necrosi ai margini del lembo fogliare.</p>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Loietto resistente: una minaccia crescente</span></h2>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">Tra le problematiche più rilevanti segnalate dall&#8217;agricoltore astigiano emerge il controllo delle infestanti.</div>
<div>«Non riesco più a contenere le infestazioni di loietto. I principi attivi disponibili non sono più efficaci perché si sono sviluppate popolazioni resistenti».</div>
<div>Si tratta di una situazione sempre più diffusa in molte aree cerealicole italiane.</div>
<div>La selezione di biotipi resistenti rappresenta una conseguenza dell&#8217;utilizzo ripetuto degli stessi meccanismi d&#8217;azione erbicida.</div>
<div>Il problema riguarda soprattutto il loietto, ma può interessare anche altre graminacee infestanti.</div>
<div>Secondo i tecnici, il controllo efficace richiede un approccio integrato basato su:</div>
<ul>
<li>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">rotazioni colturali;</div>
</li>
<li>
<div>falsa semina;</div>
</li>
<li>
<div>utilizzo di sementi certificate;</div>
</li>
<li>
<div>alternanza delle lavorazioni;</div>
</li>
<li>
<div>impiego di erbicidi con differenti meccanismi d&#8217;azione;</div>
</li>
<li>
<div>corretta tempistica degli interventi.</div>
</li>
</ul>
<p><span data-olk-copy-source="MessageBody">Le infestanti a foglia larga risultano invece generalmente più gestibili con i programmi di difesa oggi disponibili.</span></p>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Fusarium della spiga sotto osservazione</span></h2>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">Le abbondanti precipitazioni registrate durante la fioritura hanno favorito anche lo sviluppo delle malattie fungine.</p>
<p>«Quest&#8217;anno ho osservato una presenza di Fusarium superiore al normale, ma sono riuscito a intervenire tempestivamente con i trattamenti». Il Fusarium della spiga rappresenta una delle patologie più temute nel frumento perché può compromettere sia la quantità sia la qualità della produzione.</p>
<p>Oltre alle perdite produttive, alcune specie fungine possono infatti produrre micotossine che limitano la commerciabilità del raccolto. Il rischio aumenta in presenza di elevata umidità durante la fioritura e nelle settimane immediatamente successive.</p>
<h2><span data-olk-copy-source="MessageBody">Ruggini e mal del piede: danni contenuti</span></h2>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">Accanto al Fusarium, l&#8217;annata ha favorito anche la comparsa di altre patologie.</p>
<p>«Ho riscontrato qualche attacco di ruggine e alcuni casi di mal del piede dovuti ai ristagni, ma senza perdite significative».</p>
<p>Le ruggini continuano a rappresentare una minaccia costante per la cerealicoltura europea, soprattutto nelle annate caratterizzate da elevata umidità e temperature miti. Il mal del piede, invece, tende a manifestarsi nei terreni soggetti a ristagno idrico e compattamento. Anche in questo caso la prevenzione passa da corrette rotazioni colturali, adeguata gestione dei residui e scelta varietale.</p>
<div>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">La campagna cerealicola 2025-2026 conferma quanto la gestione del frumento stia diventando sempre più complessa. Piogge abbondanti, lunghi periodi siccitosi, escursioni termiche marcate e nuove problematiche fitosanitarie richiedono competenze tecniche sempre più elevate. L&#8217;esperienza di Davide Bo evidenzia l&#8217;importanza di una gestione agronomica attenta, dalla scelta varietale alla concimazione, fino al controllo delle infestanti e delle malattie. In un contesto climatico sempre più instabile, la capacità di adattamento delle aziende agricole sarà uno degli elementi decisivi per mantenere redditività e qualità delle produzioni.</p>
<div>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>LOIETTO E PAPAVERO, RESA A RISCHIO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/loietto-e-papavero-resa-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 22:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[loietto]]></category>
		<category><![CDATA[papavero]]></category>
		<category><![CDATA[resistenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9150</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ad Alessandria la tappa di Filiera Connessa ha messo al centro le resistenze agli erbicidi nel frumento, con focus su loietto, papavero e strategie di diserbo precoce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/loietto-e-papavero-resa-a-rischio/">LOIETTO E PAPAVERO, RESA A RISCHIO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="477" data-end="870">La gestione delle infestanti nel frumento alessandrino non è più una questione ordinaria. Lo si è visto chiaramente durante la tappa di <strong data-start="613" data-end="680">Filiera Connessa 2026 – Cooperiamo per il frumento alessandrino</strong>, organizzata da SATA il 13 maggio nell’areale di Alessandria, con visite in campo, piattaforme sperimentali e confronto diretto tra tecnici, aziende agricole, ricerca e imprese della filiera.</p>
<p data-start="872" data-end="1348">Il tema del diserbo è stato uno dei più sentiti. Nell’areale alessandrino, infatti, <strong data-start="956" data-end="996">loietto, papavero, avena e alopecuro</strong> stanno creando difficoltà crescenti, soprattutto dove negli anni si è fatto affidamento su strategie ripetute e semplificate. Secondo quanto emerso durante la giornata, il problema non riguarda più singoli appezzamenti, ma un fenomeno ormai diffuso in diverse zone della provincia, da Alessandria a Quattordio, da Novi Ligure fino a Casale Monferrato.</p>
<h2 data-section-id="9dpbrd" data-start="1350" data-end="1382">Resistenze sempre più diffuse</h2>
<p data-start="1384" data-end="1802">Nel frumento tenero della provincia di Alessandria il punto critico è la diffusione di popolazioni resistenti ai principali meccanismi d’azione impiegati nei trattamenti di post-emergenza, in particolare inibitori di <strong data-start="1588" data-end="1604">ALS e ACCasi</strong>. Si tratta di una situazione che complica la gestione delle graminacee, ma non solo. Negli ultimi anni sono stati segnalati anche casi di papavero con resistenze verso meccanismi d’azione ormonici.</p>
<p data-start="1804" data-end="2396">Giovanni Campagna, malerbologo, ha ricordato durante la giornata come la resistenza rappresenti spesso solo la punta dell&#8217;icebege del problema. Alla base ci sono rotazioni strette, monosuccessione, riduzione delle lavorazioni meccaniche e ripetizione degli stessi principi attivi. In questo quadro, il loietto è una delle infestanti più pericolose, perché molto competitivo, capace di espandersi rapidamente e favorito dalla dispersione del polline. L’avena, invece, tende ad allargarsi in modo più localizzato, ma diventa difficile da contenere quando mancano tempo, manodopera e margini per interventi puntuali in campo.</p>
<h2 data-section-id="1053ixi" data-start="2398" data-end="2434">Il caso del frumento alessandrino</h2>
<p data-start="2436" data-end="2755">La testimonianza di Roberto Gavio, cerealicoltore della provincia di Alessandria presente all’evento, ha dato concretezza al problema. Gavio ha segnalato come nelle ultime stagioni loietto, avena e papavero stiano mostrando resistenze di grave intensità nella zona. E&#8217; un problema che può avere conseguenze sulla qualità della granella e sulla gestione della raccolta.</p>
<p data-start="2757" data-end="3200">Questo è un passaggio importante, perché dimostra che il tema non è solo tecnico o sperimentale. Le resistenze incidono direttamente sulla redditività del frumento: aumentano i costi, riducono l’efficacia degli interventi, peggiorano la pulizia del campo e possono rendere più complicata la trebbiatura. In un contesto di margini già stretti, anche una gestione non perfettamente riuscita delle infestanti può diventare un fattore economico decisivo.</p>
<h2 data-section-id="1ker5tc" data-start="3202" data-end="3231">Tornare al diserbo precoce</h2>
<p data-start="3233" data-end="3531">Il messaggio emerso dal campo dimostrativo è chiaro: per rompere il ciclo delle resistenze occorre tornare a strategie che impieghino <strong data-start="3367" data-end="3401">meccanismi d’azione differenti</strong>, in particolare prodotti residuali applicati in pre-emergenza o in post-emergenza precoce, nella fase di 2-3 foglie del frumento.</p>
<p data-start="3533" data-end="3953">Queste tecniche erano state in parte abbandonate a favore di una gestione più semplice, basata sui trattamenti primaverili. Oggi, però, tornano centrali. Il campo ha mostrato che le strategie precoci possono garantire efficacia e selettività paragonabili ai trattamenti classici di primavera. Le eventuali lacune su infestanti specifiche, come per l&#8217;Avena, possono poi essere corrette con un secondo passaggio mirato.</p>
<p data-start="3955" data-end="4349">Il dato agronomico va letto anche alla luce delle condizioni del sito dimostrativo: i tecnici di Sata hanno ricordato che qui il terreno è a tessitura franca, pH mediamente alcalino, scheletro trascurabile, dotazione media di azoto e livelli elevati di fosforo e potassio. La semina è avvenuta a fine ottobre, mentre le piogge rilevate dalla capannina meteo di Tortona dal 1° ottobre 2025 all’11 maggio 2026 sono state pari a 335 millimetri.</p>
<h2 data-section-id="h1b954" data-start="4351" data-end="4379">La linea Corteva in campo</h2>
<p data-start="4381" data-end="4700">Tra le soluzioni presentate, Corteva ha portato una strategia completa pensata proprio per affrontare graminacee resistenti e dicotiledoni difficili. La linea prevede l’impiego di <strong data-start="4561" data-end="4572">Eledura</strong>, prodotto a tre vie per il controllo delle graminacee resistenti, con applicazione in post-emergenza precoce secondo etichetta.</p>
<p data-start="4702" data-end="5131">A questa prima fase può seguire un secondo passaggio con <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/zypar.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4759" data-end="4768">Zypar</strong></a>, indicato come alternativa agli ormonici per la gestione del papavero. La strategia può essere completata con <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Fencade.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4879" data-end="4890">Fencade</strong> </a>e <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/coadiuvanti/wetting-plus.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4893" data-end="4909">Wetting Plus</strong></a>, utilizzato come bagnante. L’impostazione tecnica è quella di non affidare tutto a un unico intervento tardivo, ma di costruire un programma che alterni meccanismi d’azione e tempistiche, riducendo la pressione selettiva.</p>
<h2 data-section-id="1nnaa3s" data-start="5133" data-end="5165">Cooperare per decidere meglio</h2>
<p data-start="5167" data-end="5518">Il valore di eventi come Filiera Connessa sta proprio nella possibilità di vedere in campo le soluzioni, confrontarle con le criticità reali delle aziende e discuterle con tecnici e agricoltori. Nel frumento alessandrino, dove la pressione delle infestanti resistenti è ormai evidente, la condivisione delle esperienze diventa uno strumento operativo.</p>
<p data-start="5520" data-end="5913">La direzione sembra tracciata: più prevenzione, più integrazione tra strategie chimiche e agronomiche, maggiore attenzione alle finestre di intervento e meno affidamento al solo post-emergenza primaverile. <strong>Anche il diserbo meccanico ha un ruolo fondamentale e contribuisce alla riduzione degli input chimici: oggi è possibile realizzarlo con tecnologie di precisione, sito-specifiche</strong>, che consentono di risparmiare potenza, come presentato ad Alessandria dall&#8217;Università degli Studi di Milano.</p>
<p data-start="5520" data-end="5913">Perché oggi, nel frumento, il diserbo non è più solo una pratica di pulizia del campo. È una scelta che incide sulla qualità, sulla raccolta e sulla sostenibilità economica della coltura.</p>
<p data-start="5520" data-end="5913"><em>Alcune foto dell&#8217;evento in campo</em></p>

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<p data-start="5520" data-end="5913"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>BIO, SODO E ROTAZIONI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/bio-sodo-e-rotazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 22:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9099</guid>

					<description><![CDATA[<p>La difesa del grano duro evolve verso modelli sempre più sostenibili. L’esperienza dell’azienda lucana di Nicola Moramarco mostra come rotazioni colturali, falsa semina, semina su sodo e scelta varietale possano ridurre infestanti e fitopatie, migliorando al tempo stesso qualità e sostenibilità della produzione cerealicola. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza di un&#8217;azienda appulo-lucana.</p>
<h2>Rotazioni, falsa semina e varietà innovative: così cambia la difesa del frumento</h2>
<p>La difesa fitosanitaria del grano non passa soltanto dall’uso di agrofarmaci. Sempre più aziende cerealicole puntano infatti su pratiche agronomiche mirate, rotazioni colturali e tecniche conservative capaci di migliorare la fertilità del terreno e limitare la pressione di infestanti e patologie fungine. È una strategia che guarda sia alla sostenibilità economica sia a quella ambientale, due aspetti ormai centrali nella cerealicoltura moderna.<br />
A raccontare questa esperienza è Nicola Moramarco, agricoltore di Grottole, in provincia di Matera, socio del Consorzio Appulo-Lucano. La sua realtà aziendale rappresenta bene l’evoluzione della cerealicoltura del Sud Italia, dove la gestione agronomica diventa sempre più decisiva per garantire rese e qualità della granella.<br />
«La difesa fitosanitaria passa soprattutto da una buona gestione agronomica», spiega Moramarco. «Oggi bisogna lavorare in modo sostenibile e programmare bene ogni scelta tecnica». Un approccio che integra agricoltura biologica, semina su sodo e selezione varietale in funzione delle esigenze della filiera.</p>
<h2>Rotazioni colturali fondamentali per la fertilità</h2>
<p>Uno dei pilastri della strategia agronomica aziendale è la rotazione colturale. Una pratica indispensabile per mantenere la fertilità del suolo, migliorare la struttura del terreno e contenere naturalmente infestanti e fitopatie.<br />
«Utilizzo la tecnica della rotazione per mantenere la fertilità del suolo», spiega Moramarco. «In passato coltivavo lenticchia e cece, ma i danni provocati dagli ungulati mi hanno costretto a modificare il piano colturale».<br />
La presenza crescente di cinghiali e fauna selvatica rappresenta infatti un problema sempre più rilevante per molte aziende cerealicole del Centro-Sud. I danni alle leguminose hanno spinto diversi agricoltori a orientarsi verso colture meno appetibili.<br />
«Negli ultimi anni ho sostituito parte delle leguminose da granella con i trifogli», racconta Moramarco. «In rotazione entrano anche lino e colza per la produzione di olio».<br />
L’introduzione di colture alternative apporta numerosi vantaggi agronomici. Le specie miglioratrici favoriscono infatti la biodiversità microbiologica del terreno e contribuiscono a interrompere i cicli biologici di patogeni e infestanti tipici del grano.<br />
Dal punto di vista tecnico, la diversificazione colturale consente anche una migliore gestione delle risorse idriche e della sostanza organica. Aspetti sempre più importanti nelle aree mediterranee soggette a lunghi periodi di siccità.</p>
<h2>Il Consorzio punta sulla qualità del frumento</h2>
<p>Nel percorso di valorizzazione della filiera cerealicola un ruolo importante viene svolto dal Consorzio Appulo-Lucano. L’obiettivo è selezionare varietà capaci di garantire sia buone performance agronomiche sia elevate caratteristiche qualitative delle semole.<br />
«Il Consorzio stabilisce dei precisi paletti sulle varietà da coltivare», evidenzia Moramarco. «Ogni anno realizziamo campi sperimentali per valutare rese e caratteristiche qualitative delle semole».<br />
La scelta varietale è oggi uno degli strumenti più efficaci per migliorare la competitività della cerealicoltura italiana. Non conta infatti soltanto la produttività per ettaro, ma anche la qualità tecnologica della granella destinata alla trasformazione industriale.<br />
«Le analisi vengono effettuate direttamente dal molino che riceve il prodotto», spiega il cerealicoltore. «Sulla base dei risultati individuiamo le varietà più adatte al territorio e alle esigenze della filiera».<br />
Tra le varietà consigliate dal Consorzio figurano Marco Aurelio, Maestà, Saragolla, Spineto, Odisseo, Farah, Aventadur e Brigante. Cultivar selezionate per stabilità produttiva, contenuto proteico e caratteristiche molitorie.<br />
«Quest’anno nella mia azienda ho seminato Farah e Spineto», precisa Moramarco. «Sono varietà che stanno dando risultati interessanti».</p>
<h2>Grani antichi: interesse mediatico ma limiti tecnici</h2>
<p>Il dibattito sui grani antichi continua ad animare il settore cerealicolo italiano. Tuttavia, nelle filiere organizzate orientate alla qualità industriale prevale spesso una valutazione tecnica basata sulle reali performance produttive e molitorie.<br />
«Secondo la filosofia del Consorzio, varietà come Senatore Cappelli non possiedono le caratteristiche ideali per gli obiettivi qualitativi che ci siamo prefissati», afferma Moramarco. «Per questo motivo sono pochi i soci che coltivano questi materiali genetici».<br />
Il tema resta particolarmente discusso. Da un lato i grani antichi attirano l’attenzione del consumatore grazie al forte richiamo storico e territoriale. Dall’altro però molte aziende agricole evidenziano limiti legati a rese inferiori, minore stabilità produttiva e caratteristiche tecnologiche non sempre compatibili con le moderne esigenze della trasformazione.<br />
Per le filiere strutturate diventa quindi essenziale trovare un equilibrio tra identità territoriale, qualità delle semole e sostenibilità economica della coltivazione.</p>
<h2>Infestanti: il loietto resta il nemico principale</h2>
<p>Tra le problematiche più difficili da gestire nella cerealicoltura moderna emergono senza dubbio le infestanti. Il controllo del loietto selvatico rappresenta oggi una delle principali criticità soprattutto nelle aree del Sud Italia.<br />
«Nel biologico sono pochi gli erbicidi autorizzati», osserva Moramarco. «Per questo motivo la strategia si basa soprattutto sulle pratiche agronomiche».<br />
La gestione preventiva diventa quindi fondamentale. «Effettuo lavorazioni mirate già in presemina e utilizzo la falsa semina per ridurre lo sviluppo delle infestanti», spiega l’agricoltore.<br />
Nell’azienda convenzionale invece il controllo si basa su una strategia integrata. «Dove utilizzo tecniche tradizionali effettuo un intervento erbicida in presemina e successivamente in post-emergenza», precisa Moramarco.<br />
Il problema principale resta però la resistenza agli erbicidi. «Il loietto selvatico ha sviluppato popolazioni molto resistenti ai principali principi attivi», sottolinea. «Molti prodotti non sono più efficaci e altri vengono ritirati dal mercato».<br />
La diffusione delle resistenze rappresenta oggi una delle emergenze agronomiche più serie nella coltivazione del frumento duro. In molte aree cerealicole italiane il controllo chimico da solo non basta più e diventa indispensabile integrare tecniche agronomiche e strategie preventive.</p>
<h2>Falsa semina: tecnica chiave contro le infestanti</h2>
<p>Tra le pratiche più efficaci nella gestione integrata delle infestanti emerge la falsa semina. Una tecnica sempre più utilizzata soprattutto nelle aziende biologiche e nei sistemi a basso impatto ambientale.<br />
«La falsa semina permette di ridurre la competizione delle infestanti nelle prime fasi del ciclo colturale», evidenzia Moramarco. «In questo modo si limita anche l’uso degli erbicidi».<br />
La tecnica consiste nel preparare il letto di semina con anticipo rispetto alla reale semina del grano. Dopo la nascita delle infestanti, queste vengono eliminate tramite lavorazioni meccaniche o diserbo, lasciando il terreno più pulito per la coltura principale.<br />
I vantaggi sono molteplici. Riduzione della pressione infestante, minore impiego di prodotti chimici e migliore sviluppo iniziale del frumento.<br />
Esistono però anche alcuni limiti operativi. «La falsa semina richiede condizioni climatiche favorevoli», sottolinea Moramarco. «Inoltre non è semplice programmare con precisione le epoche di semina».<br />
Nelle aree mediterranee, caratterizzate da autunni sempre più irregolari, la riuscita della tecnica dipende infatti dalla disponibilità di umidità sufficiente per favorire la germinazione delle infestanti da eliminare.</p>
<h2>Malattie fungine sotto controllo nella cerealicoltura lucana</h2>
<p>Per quanto riguarda le fitopatie fungine, la situazione appare generalmente più gestibile rispetto alle infestanti. Le condizioni climatiche asciutte tipiche di molte aree lucane limitano infatti lo sviluppo di alcune malattie del frumento.<br />
«Nelle annate normali non abbiamo grossi problemi con le malattie fungine», afferma Moramarco. «Le principali sono ruggini e septoria».<br />
Nelle aziende convenzionali il controllo viene effettuato con interventi mirati. «Solitamente eseguiamo un trattamento fungicida in fase di levata», precisa il cerealicoltore.<br />
Più sporadica invece la presenza della fusariosi della spiga, patologia particolarmente temuta per il rischio di contaminazioni da micotossine.<br />
«La fusariosi compare raramente e soprattutto nelle primavere molto piovose», conclude Moramarco.<br />
Anche in questo caso la prevenzione agronomica resta determinante. Rotazioni corrette, gestione dei residui colturali e scelta varietale rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il rischio fitosanitario.</p>
<h2>Agronomia e sostenibilità al centro della difesa del grano</h2>
<p>L’esperienza dell’azienda Moramarco conferma come la moderna difesa del frumento richieda un approccio sempre più integrato. Le sole soluzioni chimiche non bastano più, soprattutto di fronte a cambiamenti climatici, resistenze delle infestanti e crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.<br />
Rotazioni colturali, falsa semina, scelta varietale e agricoltura conservativa diventano quindi strumenti strategici per mantenere produttività e qualità delle produzioni cerealicole.<br />
«Oggi bisogna programmare ogni scelta tecnica con attenzione», ribadisce Moramarco. «La sostenibilità non è più soltanto un obiettivo ambientale ma anche una necessità economica per le aziende agricole».<br />
La cerealicoltura italiana è chiamata a trovare nuovi equilibri produttivi. Esperienze come quella del Consorzio Appulo-Lucano dimostrano che innovazione agronomica e valorizzazione della qualità possono procedere insieme, offrendo nuove prospettive alle filiere del grano duro.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>DOPPIA AZIONE SULLE GRAMINACEE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/doppia-azione-sulle-graminacee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 22:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[avena]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[loietto]]></category>
		<category><![CDATA[resistenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre più invasive e resistenti: la lotta alle graminacee alle Giornate Fitopatologiche 2026</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel frumento duro e tenero, il controllo delle graminacee continua a essere una delle sfide più complesse del diserbo di post-emergenza. Non si tratta soltanto di contenere la competizione nelle prime fasi della coltura, ma di affrontare infestanti che, in diversi areali italiani, mostrano ormai livelli di difficoltà crescenti e, talvolta, veri segnali di resistenza.</p>
<p>Il lavoro presentato alle Giornate Fitopatologiche 2026 su una soluzione a base di pinoxaden e mesosulfuron methyl affronta proprio questo nodo tecnico. L’obiettivo della sperimentazione era verificare il controllo selettivo delle infestanti graminacee del frumento tenero e duro, mettendo alla prova una miscela di post-emergenza pensata per le situazioni più difficili.</p>
<h2>Due meccanismi d’azione per un controllo più robusto</h2>
<p>Dal punto di vista dei principi attivi, la soluzione abbina pinoxaden e mesosulfuron methyl. Il pinoxaden appartiene alla famiglia delle fenilpirazoline ed è un inibitore ACCasi, mentre il mesosulfuron methyl rientra fra gli ALS-inibitori. La combinazione di questi due meccanismi d’azione nasce con una finalità precisa: rafforzare il controllo delle graminacee difficili e, allo stesso tempo, rendere più complessa l’evoluzione di popolazioni multi-resistenti.</p>
<h2>Il protocollo di prova in tre aree italiane</h2>
<p>La sperimentazione è stata condotta nel biennio 2023-2024 in ambienti diversificati di Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia, con il coinvolgimento di centri di saggio come Consorzi agrari d’Italia, Agroservice e Agrigeos. Il disegno sperimentale era a blocchi randomizzati con tre o quattro ripetizioni, su grano duro di diverse cultivar.</p>
<p>La nuova soluzione è stata confrontata con altri formulati comunemente impiegati. Le infestanti prese in considerazione variavano in funzione dei siti: Lolium multiflorum e Avena spp. in Sicilia e Puglia, Avena spp. in Emilia-Romagna. I rilievi di efficacia sulle infestanti e di tossicità sulla coltura sono stati effettuati con scala visiva 0-100%.</p>
<h2>I risultati in Sicilia e Puglia</h2>
<p>I dati emersi mostrano una buona consistenza del comportamento della miscela. In Sicilia, nel sito di Assoro, l’efficacia contro Lolium multiflorum e Avena spp. ha raggiunto il 100%. Nel sito di Alimena l’efficacia per entrambe le infestanti è stata del 95%, risultando superiore a una delle due alternative erbicide poste a confronto.</p>
<p>Anche in Puglia il quadro è rimasto positivo. A Cerignola i valori di efficacia sono stati pari all’86% e al 91% rispettivamente sulle infestanti osservate, con prestazioni nettamente superiori a una delle due alternative erbicide utilizzate come confronto. A Gravina di Puglia, dove è stato testato solo Lolium multiflorum, la miscela ha ottenuto un buon 88%, sostanzialmente in linea con gli altri due prodotti comparati.</p>
<h2>Il dato emiliano e la selettività della coltura</h2>
<p>Ad Argelato, in provincia di Bologna, su Avena spp. la soluzione ha raggiunto il 99% di efficacia, superando due dei tre erbicidi alternativi presenti nel confronto. È un risultato che conferma l’interesse della miscela anche negli areali del Nord, dove l’avena può diventare una presenza particolarmente competitiva.</p>
<p>Sul fronte della selettività, la presentazione segnala la comparsa di leggere necrosi nelle prime due-quattro settimane successive al trattamento, poi completamente scomparse. Si tratta di un elemento importante per la lettura tecnica della prova: qualche sintomo iniziale può comparire, ma senza compromettere la tenuta complessiva della coltura.</p>
<h2>Il significato agronomico della miscela</h2>
<p>Nelle conclusioni del lavoro viene evidenziato che l’efficacia erbicida della miscela risulta simile o superiore a quella delle alternative testate. Ma il punto più interessante è la riflessione strategica: la combinazione di ACCasi e ALS può contribuire a contrastare i fenomeni di resistenza e a ostacolare un’evoluzione floristica multi-resistente.</p>
<p>Per il cerealicoltore, questo significa avere a disposizione una soluzione che può trovare spazio soprattutto dove il diserbo delle graminacee non può più essere affrontato con logiche ripetitive. La miscela, però, esprime il suo massimo valore se inserita in una difesa integrata vera, fatta di rotazioni, corretta gestione delle emergenze, alternanza dei meccanismi d’azione e attenzione alle epoche di intervento. In questo senso, il lavoro conferma che l’innovazione erbicida è utile quando diventa parte di una strategia agronomica più ampia e non un semplice intervento isolato.</p>
<p><em>Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>DICOTILEDONI: TEST SUPERATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dicotiledoni-test-superato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 22:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[dicotiledoni]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9020</guid>

					<description><![CDATA[<p>Soluzioni testate contro le dicotiledoni: il racconto dalle Giornate Fitopatologiche 2026</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel diserbo dei cereali autunno-vernini il controllo delle dicotiledoni resta un tema centrale, soprattutto quando il campo presenta una flora composita e quando le condizioni stagionali impongono un’elevata flessibilità di intervento. È in questo scenario che si inserisce il lavoro presentato alle Giornate Fitopatologiche 2026 su una nuova soluzione a base di florasulam e dichlorprop-p, studiata per i cereali autunno-vernini e valutata anche in miscela con pinoxaden.</p>
<p>Il razionale della prova era duplice: da un lato verificare le performance del nuovo formulato sulle infestanti presenti in campo, dall’altro esplorare la sua complementarietà con un graminicida ACCasi, così da costruire una soluzione più ampia e più coerente con le esigenze reali del frumento.</p>
<h2>Due principi attivi, due meccanismi d’azione</h2>
<p>La miscela contiene florasulam a 25 g/L, principio attivo appartenente agli ALS-inibitori, gruppo 2 HRAC, e dichlorprop-p a 300 g/L, classificato come auxino-simile, gruppo 4. L’interesse tecnico della combinazione sta nella presenza di due meccanismi d’azione diversi, con l’obiettivo di ottenere un controllo efficace delle dicotiledoni e, al tempo stesso, di favorire una migliore integrazione con un graminicida come pinoxaden.</p>
<h2>Il protocollo triennale in Emilia-Romagna</h2>
<p>La sperimentazione è stata condotta dal 2022 al 2025 in due località emiliane, Cadriano, in provincia di Bologna, e Terre del Reno, in provincia di Ferrara, quindi in ambienti differenti anche per caratteristiche del suolo. Il nuovo formulato è stato confrontato con otto erbicidi di post-emergenza oltre al controllo non trattato. Le prove sono state impostate con schema a blocchi randomizzati a quattro replicazioni, mediante applicazione con barra manuale a ugelli a ventaglio.</p>
<p>Il confronto ha incluso soluzioni a base di MCPP-P, MCPA, thifensulfuron più tribenuron, miscele con florasulam e 2,4-D, formulati con fluroxipyr, clopiralid e MCPA, una soluzione a base di pinoxaden e una miscela di halauxifen e florasulam.</p>
<h2>I risultati sulle dicotiledoni</h2>
<p>Nella prova di Cadriano 2022, dove le infestanti prevalenti erano Papaver rhoeas, Sinapis arvensis e Galium aparine, la soluzione ha mostrato un ottimo controllo delle dicotiledoni. In particolare, il comportamento su Galium aparine è risultato migliore rispetto a una delle alternative di confronto.</p>
<p>A Cadriano 2024 il formulato è stato valutato a 1,5 e 2,0 L/ha. Alla dose di 1,5 L/ha il controllo di Papaver e Galium si è attestato intorno al 94-95%, mentre alla dose di 2,0 L/ha il controllo ha raggiunto il 100%. Il dato suggerisce che la dose più alta sia quella in cui la miscela esprime al meglio il proprio potenziale dicotiledonicida.</p>
<h2>La miscela con pinoxaden e la risposta su graminacee</h2>
<p>Un passaggio molto interessante della sperimentazione riguarda il focus 2025 a Cadriano, dedicato alla miscela con pinoxaden. In questo caso, oltre alle dicotiledoni, sono entrate in gioco anche Avena sterilis e Lolium multiflorum. La combinazione ha consentito di ottenere un buon controllo di Avena, pari al 90%, e di Lolium, pari al 98%, con prestazioni agronomiche definite ottime nelle conclusioni.</p>
<p>Questo aspetto è particolarmente rilevante per il frumento, perché mostra come la soluzione a base di florasulam e dichlorprop-p possa trovare spazio dentro programmi di miscela mirati ad allargare lo spettro d’azione, mantenendo una buona compatibilità tecnica.</p>
<h2>Selettività, freddo e utilità pratica</h2>
<p>Nella prova di Terre del Reno 2024, con infestazioni di Papaver rhoeas, Viola arvensis, Fumaria officinalis e Veronica spp., il formulato ha ottenuto il 93% su Papaver, il 90% su Fumaria, l’80% su Viola e il 79% su Veronica. In alcune specie altre alternative sono risultate leggermente più performanti, ma nel complesso il comportamento è stato giudicato in linea con i prodotti comparati.</p>
<p>Un elemento utile per l’interpretazione agronomica è che i ritorni di freddo registrati in prova non hanno mostrato interferenze rilevanti né sull’efficacia né sulla selettività. Le conclusioni sottolineano infatti che il controllo delle dicotiledoni è in linea con le alternative testate e che la soluzione mostra buona selettività e ampio spettro d’azione, soprattutto alla dose di 2 L/ha.</p>
<p>Per il cerealicoltore, il messaggio finale è che questa miscela può rappresentare una base interessante nei programmi di post-emergenza dove il diserbo deve tenere insieme dicotiledoni e graminacee attraverso combinazioni tecnicamente compatibili. Più che un prodotto da leggere da solo, è una soluzione che acquista valore quando viene inserita in un’impostazione di difesa integrata e di costruzione ragionata della miscela.</p>
<p><em>Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>POST-EMERGENZA, ZYPAR TRIO ALLARGA IL TIRO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/post-emergenza-zypar-trio-allarga-il-tiro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 22:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Giornate Fitopatologiche]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spettro più ampio nel diserbo: le prove presentate alle Giornate Fitopatologiche 2026</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel diserbo dei cereali autunno-vernini cresce il bisogno di soluzioni capaci di coprire una flora infestante più ampia, senza perdere efficacia sulle specie chiave e senza compromettere la selettività sulla coltura. In molte situazioni, infatti, il tecnico di campo non si trova davanti soltanto a una pressione di graminacee, ma a infestazioni miste in cui anche le dicotiledoni possono incidere in modo importante sull’esito finale del diserbo.</p>
<p>È in questa prospettiva che si colloca il lavoro presentato alle <strong>Giornate Fitopatologiche 2026</strong> su Zypar Trio, nuova miscela di Corteva Agriscience a base di pyroxsulam, halauxifen-metile e florasulam, recentemente registrata in Italia. L’obiettivo della sperimentazione era testare una miscela a tre principi attivi per il controllo delle infestanti nei cereali autunno-vernini.</p>
<h2>Una miscela a tre principi attivi</h2>
<p>Dal punto di vista tecnico, Zypar Trio combina pyroxsulam e florasulam, entrambi ALS-inibitori, con halauxifen-metile, una auxina sintetica appartenente alla nuova classe dei 6-arilpicolinati e classificata nel gruppo 4 HRAC. L’interesse della miscela sta proprio in questa architettura: da un lato mantiene il contributo dei due ALS-inibitori, dall’altro introduce un meccanismo d’azione diverso, utile per ampliare lo spettro di controllo e per rendere più solida la gestione delle resistenze.</p>
<h2>Sette anni di prove su più cereali</h2>
<p>La sperimentazione è stata condotta dal 2017 al 2023 su frumento tenero, frumento duro, segale e triticale. Le prove sono state impostate con schema a blocchi randomizzati a quattro repliche. Il trattamento è stato eseguito in post-emergenza alla dose di 100 g/ha più bagnante, sia in autunno, allo stadio di due-quattro foglie, sia in primavera, dallo stadio di accestimento fino all’inizio della levata.</p>
<p>La selettività della coltura è stata verificata anche a dose doppia, pari a 200 g/ha più bagnante. La nuova miscela è stata confrontata con diversi erbicidi di riferimento.</p>
<h2>I risultati nelle applicazioni autunnali</h2>
<p>In autunno, la miscela ha mostrato una buona efficacia su infestanti difficili come Lolium multiflorum e Alopecurus myosuroides. Un dato particolarmente interessante è il controllo risolutivo, pari al 100%, ottenuto su Stellaria media e Viola arvensis. Sono due dicotiledoni che, in molte situazioni, possono diventare competitive già nelle prime fasi di sviluppo del cereale.</p>
<p>Questo suggerisce che la miscela possa avere un ruolo utile soprattutto nelle strategie di post-emergenza precoce, quando è importante contenere rapidamente sia le graminacee sia le dicotiledoni più presenti in campo.</p>
<h2>La risposta nelle applicazioni primaverili</h2>
<p>Il quadro primaverile è più articolato, anche perché le prove sono state condotte in condizioni di infestazioni molto dense. Su Lolium multiflorum l’efficacia si è fermata al 77%, quindi su un livello sub-ottimale, ma comunque in linea con quello delle alternative, che oscillavano dal 58% all’87%. Su Avena spp. il controllo è risultato buono, compreso fra il 90% e il 95%.</p>
<p>Più difficile la gestione di Alopecurus myosuroides e Bromus spp.. Qui l’efficacia si è attestata intorno all’86-87%, quindi ancora su un livello sub-ottimale ma sostanzialmente simile a quello delle soluzioni di confronto. Sul fronte delle dicotiledoni, la miscela ha dato un buon controllo su Matricaria spp., Papaver rhoeas e Veronica spp., mentre su Fumaria officinalis ha raggiunto il 95%, risultando superiore agli standard di controllo.</p>
<h2>Selettività e significato agronomico</h2>
<p>Anche il profilo di selettività è apparso interessante. La presentazione segnala soltanto qualche clorosi, intorno al 10%, sul frumento tenero e una lieve inibizione della crescita nel frumento duro, comunque inferiore al 10%. Nelle conclusioni viene confermata la selettività per le colture citate in etichetta: frumento tenero e duro, segale e triticale.</p>
<p>Il messaggio agronomico è chiaro. La nuova miscela ha mostrato di poter ampliare lo spettro di azione, mantenendo una buona selettività e introducendo, grazie all’halauxifen-metile, un elemento interessante nella gestione delle resistenze agli ALS-inibitori. Per il cerealicoltore questo significa avere a disposizione una soluzione da valutare soprattutto nei contesti dove la flora infestante è mista e dove la sola logica graminicida non è più sufficiente a garantire un diserbo completo e stabile nel tempo.</p>
<p><em>Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>FRUMENTO, FENCADE SFIDA LOIETTI E BROMI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumento-fencade-sfida-loietti-e-bromi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 17:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Giornate Fitopatologiche]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8998</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nuove soluzioni dalle Giornate Fitopatologiche 2026</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il cerealicoltore che coltiva frumento duro, frumento tenero o triticale, il diserbo delle graminacee resta uno dei passaggi tecnici più delicati della stagione. Nelle aree cerealicole del Centro-Sud, in particolare, loietto, avena, falaride e bromi continuano a rappresentare una pressione elevata, aggravata in molti casi dalla presenza di popolazioni meno sensibili o resistenti ai meccanismi d’azione più impiegati. Da qui nasce l’interesse per le nuove miscele erbicide capaci di allargare lo spettro e rafforzare la consistenza del controllo.</p>
<p>Alle <strong>Giornate Fitopatologiche 2026</strong> è stato presentato un lavoro dedicato a Fencade, miscela erbicida di Corteva Agriscience a base di pyroxsulam e mesosulfuron, sviluppata per il diserbo di frumento duro, frumento tenero e triticale. L’obiettivo era verificare la complementarietà dei due principi attivi nel controllo delle graminacee, con un effetto utile anche sulle dicotiledoni.</p>
<h2>I principi attivi e il razionale tecnico</h2>
<p>Dal punto di vista tecnico, la miscela unisce pyroxsulam e mesosulfuron. Il primo appartiene alla famiglia delle triazolopirimidine, il secondo a quella delle solfoniluree; entrambi agiscono come inibitori dell’enzima ALS, quindi rientrano nel gruppo 2 HRAC. La logica della miscela non è quella di cambiare meccanismo d’azione, ma di sfruttare la complementarietà fra due sostanze attive diverse per migliorare il controllo delle infestanti più difficili, in particolare delle graminacee.</p>
<h2>Come sono state impostate le prove</h2>
<p>Le sperimentazioni sono state effettuate in Italia e in Europa nel biennio 2018-2019, da Corteva e da centri di saggio autorizzati. Il formulato WG conteneva 140 g/kg di pyroxsulam e 140 g/kg di mesosulfuron ed è stato applicato alla dose di 100 g/ha, pari a 14 g/ha di pyroxsulam e 14 g/ha di mesosulfuron, con aggiunta di bagnante. Lo schema sperimentale era a blocchi randomizzati con quattro repliche e controllo non trattato. L’intervento è stato eseguito da inizio accestimento fino al secondo nodo, mentre le valutazioni sono state effettuate con rilievi visivi su scala 0-100% di efficacia.</p>
<h2>I risultati sulle infestanti più temute</h2>
<p>Secondo quanto emerso dalle prove, la miscela ha raggiunto un’efficacia superiore al 90% sulla maggior parte delle infestanti valutate. I risultati migliori sono stati osservati su Avena sterilis e su altre graminacee molto temute, fra cui Lolium multiflorum. Anche su Bromus sterilis, pur in presenza di un’efficacia definita sub-ottimale, la miscela si è comunque dimostrata superiore allo standard di riferimento.</p>
<p>Un passaggio particolarmente interessante riguarda Lolium rigidum e Phalaris paradoxa. In questi casi il controllo non ha toccato i livelli massimi osservati su altre specie, ma è rimasto comunque sopra l’85% e, soprattutto, migliore rispetto allo standard. Per gli areali cerealicoli mediterranei, dove parlare di loietto rigido e falaride significa spesso parlare di una delle principali criticità di campo, è un segnale tecnico da non sottovalutare.</p>
<h2>Il contributo sulle dicotiledoni e la selettività</h2>
<p>Il lavoro mette in evidenza anche un comportamento molto positivo su Veronica hederifolia, con un’efficacia decisamente superiore rispetto allo standard di confronto. Questo allarga l’interesse della miscela anche ai contesti in cui il diserbo deve rispondere a una flora più composita.</p>
<p>Sul fronte della selettività, la miscela ha mostrato un profilo rassicurante. Le prove a dose doppia hanno evidenziato una fitotossicità limitata, inferiore al 15%, sia come clorosi sia come inibizione della crescita. Nelle conclusioni viene infatti indicata una selettività soddisfacente sui tre cereali autunno-vernini oggetto della sperimentazione.</p>
<h2>Che cosa significa per il frumento</h2>
<p>Per il cerealicoltore il messaggio è chiaro. Nelle situazioni in cui le graminacee difficili sono il vero fattore limitante, una miscela di questo tipo può diventare uno strumento interessante da inserire nel programma di diserbo. Non sostituisce la necessità di una strategia complessiva, ma offre un’opzione concreta per migliorare il controllo in presenza di infestanti complicate e, in alcuni casi, resistenti ad altri meccanismi di azione.</p>
<p>Le prospettive indicate dal lavoro vanno proprio in questa direzione. Utilizzare la miscela dentro strategie di gestione delle graminacee resistenti, integrandola con rotazioni, alternanza dei meccanismi d’azione e buona tempistica d’intervento. È su questo equilibrio fra efficacia, selettività e tenuta nel tempo del programma di diserbo che si gioca una parte rilevante della sostenibilità agronomica ed economica del frumento.</p>
<p><em>Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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