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	<title>malerbe - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 06:13:54 +0000</lastBuildDate>
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	<title>malerbe - Grano Italiano</title>
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		<title>FARE FARRO MA&#8230;..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 22:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il farro romagnolo si conferma una coltura interessante per gli areali collinari. L'esperienza dell'azienda di Giorgio Giraldi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/fare-farro-ma/">FARE FARRO MA&#8230;..</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una coltura di nicchia in Romagna: il farro romagnolo: a che condizioni conviene.</p>
<p>In Romagna il farro può rappresentare una valida alternativa al grano, soprattutto negli areali collinari dove la gestione delle colture cerealicole risente sempre più delle difficoltà climatiche e della disponibilità dei terreni. La sua rusticità, la capacità di competere con le infestanti e la possibilità di inserirlo in rotazione con colture come il girasole ne fanno una soluzione interessante per alcune aziende agricole.<br />
L&#8217;esperienza di Giorgio Giraldi, agricoltore di Brisighella, in provincia di Ravenna, offre un punto di osservazione concreto. La sua azienda si estende per circa 390 ettari, in prevalenza su terreni collinari, e coltiva il farro all&#8217;interno di una filiera organizzata con una cooperativa. L&#8217;azienda dispone inoltre di un proprio impianto di trasformazione per una prima selezione del prodotto.<br />
La campagna appena conclusa ha dato risultati soddisfacenti. La resa si è attestata intorno ai 30 quintali per ettaro, nonostante la scarsità di precipitazioni. Il prodotto è risultato sano e senza problemi significativi di malattie. Un risultato positivo anche considerando i danni provocati dalla grandine in diverse aree della pianura romagnola.<br />
L&#8217;esperienza di Giraldi mostra però anche un altro aspetto. La scelta del farro non nasce soltanto dalle sue caratteristiche agronomiche. È anche il risultato della necessità di adattare l&#8217;ordinamento produttivo alle trasformazioni del territorio e del mercato.</p>
<h2>Farro in rotazione con il girasole</h2>
<p>«Nella mia azienda coltivo farro, un prodotto di nicchia, in filiera con una cooperativa e in rotazione con girasole», racconta Giraldi.<br />
La rotazione rappresenta uno degli elementi centrali nella gestione della coltura. Inserire il farro dopo una coltura come il girasole consente di diversificare l&#8217;avvicendamento e di distribuire nel tempo le esigenze agronomiche dell&#8217;azienda. In un contesto caratterizzato da stagioni sempre meno prevedibili, diversificare le colture può diventare una scelta utile anche per ridurre la dipendenza da un&#8217;unica produzione.<br />
Per Giraldi, inoltre, la filiera non si esaurisce con la raccolta. L&#8217;azienda dispone infatti di un impianto di trasformazione che permette di effettuare una prima selezione del farro prima della vendita al mulino.<br />
È un passaggio che ha una ricaduta economica precisa. «Questo mi consente di ottenere un prezzo migliore alla Borsa merci rispetto al prodotto grezzo», spiega l&#8217;agricoltore.<br />
La possibilità di intervenire sulla granella prima della commercializzazione permette quindi di valorizzare maggiormente il prodotto. Per una coltura di nicchia come il farro, la qualità commerciale può diventare un elemento determinante per migliorare la redditività.<br />
Non basta, dunque, produrre. Diventa importante anche sapere come preparare il prodotto per il mercato e con quale interlocutore lavorare.</p>
<h2>Una resa di 30 quintali per ettaro</h2>
<p>Il risultato produttivo ottenuto quest&#8217;anno assume particolare interesse se rapportato alle condizioni meteorologiche.<br />
«Ho ottenuto una buona resa, che si è attestata sui 30 q/ha, tenendo conto delle difficoltà climatiche causate dalla scarsità di precipitazioni», sottolinea Giraldi.<br />
Il dato non può essere letto soltanto come un valore produttivo. La disponibilità idrica è infatti uno dei principali fattori che condizionano le rese dei cereali autunno-vernini. Quando le precipitazioni risultano insufficienti o distribuite in modo irregolare, la capacità della coltura di mantenere un buon potenziale produttivo diventa un elemento decisivo.<br />
Nel caso del farro romagnolo, la campagna ha portato anche un altro risultato positivo. Il prodotto è arrivato alla raccolta sano, senza particolari problemi sanitari.<br />
«Ho ottenuto un prodotto sano, esente da malattie», precisa l&#8217;agricoltore, ricordando anche l&#8217;assenza di danni provocati dalla grandine nei propri appezzamenti.<br />
Il confronto con altre aziende della Romagna rende ancora più significativo questo risultato. In alcune zone della pianura, infatti, gli eventi grandinigeni hanno provocato danni alle colture.<br />
La variabilità degli eventi atmosferici porta così a considerare la scelta varietale e colturale anche sotto il profilo del rischio. Non esiste una coltura capace di eliminare gli effetti del clima, ma alcune specie possono offrire, in determinati ambienti, caratteristiche che meritano di essere valutate nell&#8217;ambito della pianificazione aziendale.</p>
<h2>Dalle alte rese del grano alla difficoltà dei terreni</h2>
<p>La storia produttiva dell&#8217;azienda di Giraldi racconta anche la trasformazione subita da una parte dell&#8217;agricoltura romagnola.<br />
In passato l&#8217;azienda coltivava superfici più ampie a grano duro e orzo. Le rese potevano raggiungere livelli decisamente superiori a quelli registrati oggi con il farro.<br />
«Prima riuscivo a coltivare molti più ettari anche a grano duro e orzo, dove riuscivo a produrre anche 70-80 q/ha», ricorda Giraldi.<br />
Il problema non è stato quindi soltanto agronomico. Gli eventi alluvionali che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno reso inagibili diversi terreni.<br />
«Molti di questi terreni sono diventati inagibili e sarebbe troppo costoso rimetterli in produzione», spiega.<br />
La conseguenza è stata una riduzione della superficie coltivabile. Una parte dei terreni che in passato contribuiva alla produzione cerealicola aziendale non può oggi essere gestita con la stessa facilità.<br />
È un aspetto che merita attenzione perché mette in relazione agricoltura, gestione del territorio e sostenibilità economica. Recuperare un terreno agricolo danneggiato non significa soltanto ripristinarne la produttività. Significa sostenere costi che devono poi trovare una compensazione nella redditività delle colture.<br />
Per l&#8217;agricoltore, quindi, la scelta del farro si inserisce in un quadro più ampio. Non è semplicemente una sostituzione del grano con un altro cereale. È una risposta a un ambiente produttivo che negli ultimi anni è cambiato.</p>
<h2>Il controllo delle infestanti parte dalla falsa semina</h2>
<p>Uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;esperienza di Giraldi riguarda la gestione delle infestanti. L&#8217;azienda opera in regime biologico e, di conseguenza, il controllo delle malerbe si basa sulle tecniche agronomiche.<br />
La strategia parte dalla falsa semina, seguita da una lavorazione con erpice a dischi prima della semina effettiva.<br />
«Effettuo la falsa semina, poi una lavorazione con erpice a dischi prima di procedere alla semina», spiega Giraldi.<br />
La tecnica sfrutta un principio semplice: stimolare la nascita delle infestanti prima della coltura principale e intervenire successivamente per eliminarle. In questo modo il cereale può partire su un terreno con una pressione infestante potenzialmente più contenuta.<br />
Nel caso del farro, secondo l&#8217;esperienza dell&#8217;agricoltore, esiste anche un vantaggio legato all&#8217;epoca di semina. «Con il farro è possibile svolgerla più precocemente del frumento», osserva.<br />
Una semina anticipata può favorire un rapido sviluppo della coltura e contribuire a migliorare la sua capacità competitiva. Ma non va considerata una soluzione automatica. La riuscita della falsa semina dipende dalle condizioni del terreno e soprattutto dalla presenza di umidità sufficiente a far germinare le infestanti.</p>
<h2>Falsa semina, una tecnica utile ma non automatica</h2>
<p>La falsa semina richiede quindi programmazione. L&#8217;agricoltore prepara il letto di semina in anticipo rispetto alla semina reale e attende la comparsa delle infestanti. Successivamente interviene con una lavorazione meccanica o, dove consentito dal sistema produttivo adottato, con un intervento di diserbo.<br />
L&#8217;obiettivo è ridurre la banca di infestanti presente negli strati superficiali del terreno e permettere alla coltura di partire con una minore competizione.<br />
I vantaggi sono diversi. La tecnica può ridurre la pressione delle malerbe, limitare la necessità di interventi successivi e favorire lo sviluppo iniziale del cereale. Nel biologico assume un&#8217;importanza ancora maggiore perché la gestione delle infestanti non può contare sul diserbo chimico.<br />
Giraldi, tuttavia, non nasconde le difficoltà. «Ho avuto dei campi dove non sono riuscito a contenere bene le infestanti», ammette.<br />
Il risultato dipende infatti dal momento in cui si prepara il terreno e dalle condizioni climatiche successive. Se manca acqua, le infestanti possono non germinare in modo uniforme. In questo caso la falsa semina perde parte della propria efficacia.<br />
È un limite particolarmente attuale. Le piogge autunnali diventano più irregolari e rendono meno semplice programmare le operazioni colturali. La tecnica resta valida, ma deve essere inserita in una strategia più ampia di gestione delle infestanti.</p>
<h2>Il farro compete con le infestanti</h2>
<p>«Il farro è una specie che raggiunge anche 1,5 metri di altezza, a differenza del grano, per cui “soffoca” le infestanti», afferma.<br />
La maggiore altezza e la capacità di sviluppare una massa vegetativa importante possono contribuire alla competizione con le malerbe. Questo aspetto non elimina la necessità di una buona tecnica colturale, ma può diventare un alleato dell&#8217;agricoltore.<br />
La lezione, anche in questo caso, è chiara: la competitività della coltura nasce dall&#8217;integrazione di più fattori. La falsa semina prepara il terreno, la scelta dell&#8217;epoca di semina favorisce l&#8217;avvio della coltura e lo sviluppo del farro contribuisce successivamente a limitare la luce disponibile per le infestanti.<br />
Non si tratta quindi di affidarsi a una singola tecnica. La gestione del farro richiede una sequenza coerente di operazioni.</p>
<h2>Un mercato ancora in evoluzione</h2>
<p>Se sul piano agronomico il farro mostra caratteristiche interessanti, anche il mercato merita attenzione. La quotazione del prodotto sulle Borse merci è relativamente recente.<br />
«Il farro è solo da cinque o sei anni che viene quotato nelle Borse merci. Prima non esisteva una quotazione e la vendita avveniva “a vista”», racconta Giraldi.<br />
Per una coltura di nicchia, la disponibilità di riferimenti di mercato rappresenta un passo importante. La quotazione permette infatti di avere un riferimento più strutturato per la formazione del prezzo, anche se non elimina le dinamiche legate alla qualità, alla domanda e ai rapporti di filiera.<br />
Giraldi ha scelto di mantenere un rapporto con aziende locali. Non ha invece aderito ai contratti di esportazione verso la Corea, un mercato che negli ultimi anni ha mostrato interesse per il farro prodotto in Italia.<br />
La scelta riflette una precisa filosofia commerciale: privilegiare una filiera conosciuta e rapporti territoriali consolidati, invece di inseguire necessariamente il mercato internazionale.</p>
<h2>Il rischio delle eccedenze</h2>
<p>a crescente domanda può però generare anche problemi quando l&#8217;offerta aumenta rapidamente.<br />
Secondo Giraldi, la Corea ha fatto seminare centinaia di ettari, ma oggi esistono difficoltà nella gestione di una quantità importante di prodotto. «Ci sono delle eccedenze di granella che rischiano di non essere ritirate», afferma.<br />
Il tema è centrale per chi valuta di introdurre il farro nel proprio ordinamento colturale. Prima di aumentare le superfici non basta considerare il prezzo dell&#8217;ultima campagna. Occorre verificare la solidità della filiera, la presenza di un acquirente e le condizioni di ritiro.<br />
«Tutto questo lo si saprà a fine agosto», osserva Giraldi, invitando alla prudenza nella lettura dei segnali provenienti dal mercato.<br />
È un approccio particolarmente importante per una coltura di nicchia. L&#8217;aumento della domanda può sostenere i prezzi, ma l&#8217;espansione troppo rapida delle superfici può produrre, a sua volta, un eccesso di offerta.<br />
«I mercati non sempre dicono la verità», conclude l&#8217;agricoltore.<br />
La frase sintetizza bene la necessità di leggere i prezzi insieme ai dati produttivi e ai contratti di filiera. Per il cerealicoltore, la redditività nasce dall&#8217;equilibrio tra resa, costi, qualità e certezza dello sbocco commerciale.</p>
<h2>Farro romagnolo, una scelta da valutare in azienda</h2>
<p>L&#8217;esperienza di Brisighella non permette di considerare il farro come una soluzione universale per la cerealicoltura romagnola. Offre però diversi spunti di riflessione.<br />
La coltura ha mostrato una buona capacità produttiva anche in una campagna caratterizzata dalla scarsità di precipitazioni. La gestione delle infestanti può sfruttare tecniche agronomiche come la falsa semina e la maggiore competitività della pianta. La rotazione con il girasole permette inoltre di inserirla in un ordinamento diversificato.<br />
Restano però due variabili decisive: il territorio e il mercato. La risposta del farro dipende dall&#8217;ambiente pedoclimatico e dalla tecnica colturale. Allo stesso modo, la convenienza economica dipende dalla possibilità di collocare il prodotto alle condizioni previste.<br />
Per questo, prima di aumentare le superfici, conviene valutare attentamente costi, rese attese, disponibilità idrica, gestione delle infestanti e soprattutto accordi di filiera.<br />
Il farro può quindi essere una valida alternativa al grano in determinati contesti. Ma, come dimostra l&#8217;esperienza di Giraldi, la scelta deve partire dalle caratteristiche dell&#8217;azienda e arrivare fino al mercato. In una cerealicoltura sempre più condizionata dal clima, dalla disponibilità dei terreni e dalla volatilità dei prezzi, diversificare può essere una strategia interessante. Purché la diversificazione sia accompagnata da tecnica, organizzazione e attenzione alla commercializzazione.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>DICOTILEDONI: TEST SUPERATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dicotiledoni-test-superato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 22:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[dicotiledoni]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soluzioni testate contro le dicotiledoni: il racconto dalle Giornate Fitopatologiche 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/dicotiledoni-test-superato/">DICOTILEDONI: TEST SUPERATO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel diserbo dei cereali autunno-vernini il controllo delle dicotiledoni resta un tema centrale, soprattutto quando il campo presenta una flora composita e quando le condizioni stagionali impongono un’elevata flessibilità di intervento. È in questo scenario che si inserisce il lavoro presentato alle Giornate Fitopatologiche 2026 su una nuova soluzione a base di florasulam e dichlorprop-p, studiata per i cereali autunno-vernini e valutata anche in miscela con pinoxaden.</p>
<p>Il razionale della prova era duplice: da un lato verificare le performance del nuovo formulato sulle infestanti presenti in campo, dall’altro esplorare la sua complementarietà con un graminicida ACCasi, così da costruire una soluzione più ampia e più coerente con le esigenze reali del frumento.</p>
<h2>Due principi attivi, due meccanismi d’azione</h2>
<p>La miscela contiene florasulam a 25 g/L, principio attivo appartenente agli ALS-inibitori, gruppo 2 HRAC, e dichlorprop-p a 300 g/L, classificato come auxino-simile, gruppo 4. L’interesse tecnico della combinazione sta nella presenza di due meccanismi d’azione diversi, con l’obiettivo di ottenere un controllo efficace delle dicotiledoni e, al tempo stesso, di favorire una migliore integrazione con un graminicida come pinoxaden.</p>
<h2>Il protocollo triennale in Emilia-Romagna</h2>
<p>La sperimentazione è stata condotta dal 2022 al 2025 in due località emiliane, Cadriano, in provincia di Bologna, e Terre del Reno, in provincia di Ferrara, quindi in ambienti differenti anche per caratteristiche del suolo. Il nuovo formulato è stato confrontato con otto erbicidi di post-emergenza oltre al controllo non trattato. Le prove sono state impostate con schema a blocchi randomizzati a quattro replicazioni, mediante applicazione con barra manuale a ugelli a ventaglio.</p>
<p>Il confronto ha incluso soluzioni a base di MCPP-P, MCPA, thifensulfuron più tribenuron, miscele con florasulam e 2,4-D, formulati con fluroxipyr, clopiralid e MCPA, una soluzione a base di pinoxaden e una miscela di halauxifen e florasulam.</p>
<h2>I risultati sulle dicotiledoni</h2>
<p>Nella prova di Cadriano 2022, dove le infestanti prevalenti erano Papaver rhoeas, Sinapis arvensis e Galium aparine, la soluzione ha mostrato un ottimo controllo delle dicotiledoni. In particolare, il comportamento su Galium aparine è risultato migliore rispetto a una delle alternative di confronto.</p>
<p>A Cadriano 2024 il formulato è stato valutato a 1,5 e 2,0 L/ha. Alla dose di 1,5 L/ha il controllo di Papaver e Galium si è attestato intorno al 94-95%, mentre alla dose di 2,0 L/ha il controllo ha raggiunto il 100%. Il dato suggerisce che la dose più alta sia quella in cui la miscela esprime al meglio il proprio potenziale dicotiledonicida.</p>
<h2>La miscela con pinoxaden e la risposta su graminacee</h2>
<p>Un passaggio molto interessante della sperimentazione riguarda il focus 2025 a Cadriano, dedicato alla miscela con pinoxaden. In questo caso, oltre alle dicotiledoni, sono entrate in gioco anche Avena sterilis e Lolium multiflorum. La combinazione ha consentito di ottenere un buon controllo di Avena, pari al 90%, e di Lolium, pari al 98%, con prestazioni agronomiche definite ottime nelle conclusioni.</p>
<p>Questo aspetto è particolarmente rilevante per il frumento, perché mostra come la soluzione a base di florasulam e dichlorprop-p possa trovare spazio dentro programmi di miscela mirati ad allargare lo spettro d’azione, mantenendo una buona compatibilità tecnica.</p>
<h2>Selettività, freddo e utilità pratica</h2>
<p>Nella prova di Terre del Reno 2024, con infestazioni di Papaver rhoeas, Viola arvensis, Fumaria officinalis e Veronica spp., il formulato ha ottenuto il 93% su Papaver, il 90% su Fumaria, l’80% su Viola e il 79% su Veronica. In alcune specie altre alternative sono risultate leggermente più performanti, ma nel complesso il comportamento è stato giudicato in linea con i prodotti comparati.</p>
<p>Un elemento utile per l’interpretazione agronomica è che i ritorni di freddo registrati in prova non hanno mostrato interferenze rilevanti né sull’efficacia né sulla selettività. Le conclusioni sottolineano infatti che il controllo delle dicotiledoni è in linea con le alternative testate e che la soluzione mostra buona selettività e ampio spettro d’azione, soprattutto alla dose di 2 L/ha.</p>
<p>Per il cerealicoltore, il messaggio finale è che questa miscela può rappresentare una base interessante nei programmi di post-emergenza dove il diserbo deve tenere insieme dicotiledoni e graminacee attraverso combinazioni tecnicamente compatibili. Più che un prodotto da leggere da solo, è una soluzione che acquista valore quando viene inserita in un’impostazione di difesa integrata e di costruzione ragionata della miscela.</p>
<p><em>Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>POST-EMERGENZA, ZYPAR TRIO ALLARGA IL TIRO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/post-emergenza-zypar-trio-allarga-il-tiro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 22:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Giornate Fitopatologiche]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spettro più ampio nel diserbo: le prove presentate alle Giornate Fitopatologiche 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/post-emergenza-zypar-trio-allarga-il-tiro/">POST-EMERGENZA, ZYPAR TRIO ALLARGA IL TIRO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel diserbo dei cereali autunno-vernini cresce il bisogno di soluzioni capaci di coprire una flora infestante più ampia, senza perdere efficacia sulle specie chiave e senza compromettere la selettività sulla coltura. In molte situazioni, infatti, il tecnico di campo non si trova davanti soltanto a una pressione di graminacee, ma a infestazioni miste in cui anche le dicotiledoni possono incidere in modo importante sull’esito finale del diserbo.</p>
<p>È in questa prospettiva che si colloca il lavoro presentato alle <strong>Giornate Fitopatologiche 2026</strong> su Zypar Trio, nuova miscela di Corteva Agriscience a base di pyroxsulam, halauxifen-metile e florasulam, recentemente registrata in Italia. L’obiettivo della sperimentazione era testare una miscela a tre principi attivi per il controllo delle infestanti nei cereali autunno-vernini.</p>
<h2>Una miscela a tre principi attivi</h2>
<p>Dal punto di vista tecnico, Zypar Trio combina pyroxsulam e florasulam, entrambi ALS-inibitori, con halauxifen-metile, una auxina sintetica appartenente alla nuova classe dei 6-arilpicolinati e classificata nel gruppo 4 HRAC. L’interesse della miscela sta proprio in questa architettura: da un lato mantiene il contributo dei due ALS-inibitori, dall’altro introduce un meccanismo d’azione diverso, utile per ampliare lo spettro di controllo e per rendere più solida la gestione delle resistenze.</p>
<h2>Sette anni di prove su più cereali</h2>
<p>La sperimentazione è stata condotta dal 2017 al 2023 su frumento tenero, frumento duro, segale e triticale. Le prove sono state impostate con schema a blocchi randomizzati a quattro repliche. Il trattamento è stato eseguito in post-emergenza alla dose di 100 g/ha più bagnante, sia in autunno, allo stadio di due-quattro foglie, sia in primavera, dallo stadio di accestimento fino all’inizio della levata.</p>
<p>La selettività della coltura è stata verificata anche a dose doppia, pari a 200 g/ha più bagnante. La nuova miscela è stata confrontata con diversi erbicidi di riferimento.</p>
<h2>I risultati nelle applicazioni autunnali</h2>
<p>In autunno, la miscela ha mostrato una buona efficacia su infestanti difficili come Lolium multiflorum e Alopecurus myosuroides. Un dato particolarmente interessante è il controllo risolutivo, pari al 100%, ottenuto su Stellaria media e Viola arvensis. Sono due dicotiledoni che, in molte situazioni, possono diventare competitive già nelle prime fasi di sviluppo del cereale.</p>
<p>Questo suggerisce che la miscela possa avere un ruolo utile soprattutto nelle strategie di post-emergenza precoce, quando è importante contenere rapidamente sia le graminacee sia le dicotiledoni più presenti in campo.</p>
<h2>La risposta nelle applicazioni primaverili</h2>
<p>Il quadro primaverile è più articolato, anche perché le prove sono state condotte in condizioni di infestazioni molto dense. Su Lolium multiflorum l’efficacia si è fermata al 77%, quindi su un livello sub-ottimale, ma comunque in linea con quello delle alternative, che oscillavano dal 58% all’87%. Su Avena spp. il controllo è risultato buono, compreso fra il 90% e il 95%.</p>
<p>Più difficile la gestione di Alopecurus myosuroides e Bromus spp.. Qui l’efficacia si è attestata intorno all’86-87%, quindi ancora su un livello sub-ottimale ma sostanzialmente simile a quello delle soluzioni di confronto. Sul fronte delle dicotiledoni, la miscela ha dato un buon controllo su Matricaria spp., Papaver rhoeas e Veronica spp., mentre su Fumaria officinalis ha raggiunto il 95%, risultando superiore agli standard di controllo.</p>
<h2>Selettività e significato agronomico</h2>
<p>Anche il profilo di selettività è apparso interessante. La presentazione segnala soltanto qualche clorosi, intorno al 10%, sul frumento tenero e una lieve inibizione della crescita nel frumento duro, comunque inferiore al 10%. Nelle conclusioni viene confermata la selettività per le colture citate in etichetta: frumento tenero e duro, segale e triticale.</p>
<p>Il messaggio agronomico è chiaro. La nuova miscela ha mostrato di poter ampliare lo spettro di azione, mantenendo una buona selettività e introducendo, grazie all’halauxifen-metile, un elemento interessante nella gestione delle resistenze agli ALS-inibitori. Per il cerealicoltore questo significa avere a disposizione una soluzione da valutare soprattutto nei contesti dove la flora infestante è mista e dove la sola logica graminicida non è più sufficiente a garantire un diserbo completo e stabile nel tempo.</p>
<p><em>Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>IL CLIMA CAMBIA LE INFESTANTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/clima-cambia-infestanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 22:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
		<category><![CDATA[resistenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo come, dal diserbo efficace alla pressione selettiva: intervista al Prof. Francesco Vidotto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le resistenze agli erbicidi nel frumento non sono un fenomeno improvviso. Sono il risultato di una trasformazione tecnica e agronomica avvenuta negli ultimi decenni: erbicidi molto efficaci, sistemi colturali più semplici, rotazioni ridotte, maggiore dipendenza dal controllo chimico e ripetizione degli stessi meccanismi d’azione.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-8954" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-172x300.jpg" alt="" width="113" height="197" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-172x300.jpg 172w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-586x1024.jpg 586w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-768x1342.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-879x1536.jpg 879w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-1172x2048.jpg 1172w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-370x646.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-270x472.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-570x996.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-740x1293.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-1320x2306.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto.jpg 1398w" sizes="(max-width: 113px) 100vw, 113px" />È questo il punto di partenza indicato da Francesco Vidotto (nella foto), Professore ordinario di Agronomia e malerbologo presso il DISAFA dell’Università degli Studi di Torino. Il tema riguarda direttamente cerealicoltori e tecnici: la flora infestante non resta ferma ma si adatta ai sistemi produttivi e alle pressioni di selezione esercitate anno dopo anno.</p>
<h2><strong>Come siamo arrivati alle resistenze</strong></h2>
<p><em>Se guardiamo all’evoluzione del diserbo nel frumento negli ultimi decenni, come si è arrivati alla situazione attuale sul fronte delle resistenze agli erbicidi?</em></p>
<p>«Il diserbo dei cereali autunno vernini ha subito negli ultimi decenni una evoluzione per certi versi simile a quella avvenuta in altre grandi colture erbacee. L’ampia disponibilità di erbicidi in grado di controllare la maggior parte delle infestanti presenti ha, di fatto, favorito la diffusione della monosuccessione, con una generalizzata semplificazione dei sistemi colturali».</p>
<p>Il passaggio è centrale: non è solo l’erbicida in sé a generare il problema, ma il sistema nel quale viene utilizzato. Quando la rotazione si restringe e la coltura torna spesso sullo stesso appezzamento, anche le infestanti trovano un ambiente più prevedibile.</p>
<p>«Questo fenomeno è avvenuto a discapito della rotazione colturale, contribuendo, da un lato, alla formazione di una flora infestante maggiormente specializzata e, dall’altro, mantenendo una costante pressione selettiva che, in alcuni casi, ha portato alla selezione di popolazioni resistenti».</p>
<h2><strong>Il ritorno del pre-emergenza</strong></h2>
<p>Per anni, nei cereali autunno-vernini, la gestione delle infestanti si è spostata progressivamente verso il post-emergenza. Questa impostazione ha dato risposte operative importanti ma ha anche concentrato la pressione selettiva su un numero limitato di soluzioni e meccanismi d’azione.</p>
<p>«Rispetto ad altre colture (basti pensare al mais), dove il diserbo di pre-emergenza ha sempre mantenuto un ruolo fondamentale, nei cereali autunno-vernini si è assistito nell’ultimo decennio ad un graduale passaggio ad una gestione prevalentemente in post-emergenza».</p>
<p>La comparsa delle resistenze e la riduzione delle sostanze attive disponibili hanno, però, modificato nuovamente l’approccio tecnico. Il pre-emergenza, oggi, non va letto come un ritorno al passato, ma come uno strumento per diversificare la pressione esercitata sulle infestanti.</p>
<p>«A seguito, poi, della comparsa di vari fenomeni di resistenza e alla riduzione del numero di meccanismi di azione utilizzabili in post-emergenza, conseguente alla revoca di alcune sostanze attive, negli ultimi anni sta nuovamente guadagnando importanza l’impiego di erbicidi residuali in pre-emergenza». Secondo Vidotto, il valore tecnico di questa scelta sta soprattutto nella diversificazione. «Il loro impiego permette di diversificare i meccanismi di azione e quindi di ridurre il rischio di comparsa di resistenza, permettendo di gestire le situazioni in cui la resistenza è già presente».</p>
<h2><strong>Lavorazioni, sodo e nuove infestanti</strong></h2>
<p>La composizione della flora infestante dipende anche dalla gestione del suolo. La riduzione delle lavorazioni e il ricorso alla semina su sodo possono modificare gli equilibri, favorendo alcune specie rispetto ad altre. Anche il periodo intercolturale, spesso considerato marginale, diventa invece decisivo.</p>
<p>«Un altro fenomeno che contribuisce a modificare le infestazioni presenti e, quindi, le modalità di gestione è la riduzione dell’intensità delle lavorazioni e il ricorso alla semina su sodo, che favoriscono la diffusione di specie perennanti».</p>
<p>In questo quadro rientra anche la gestione delle stoppie, soprattutto nei sistemi in rotazione con il mais.</p>
<p>«A questo si devono aggiungere gli effetti di lungo periodo del diserbo chimico delle stoppie, pratica considerata essenziale per un adeguato contenimento soprattutto di specie quali il <em>Sorghum halepense</em> nei sistemi colturali in cui è prevista la rotazione con il mais». Anche qui, il tema non è l’uso di una singola soluzione, ma la ripetizione nel tempo della stessa pressione. Vidotto cita il caso del glifosate e delle specie meno sensibili. «L’uso ripetuto del glifosate, ad esempio, ha favorito una maggiore presenza di specie meno sensibili a questo erbicida, come <em>Malva</em>, <em>Erigeron</em> spp. e <em>Geranium</em> spp.».</p>
<h2><strong>Il clima cambia la flora del frumento</strong></h2>
<p>L’aspetto più attuale riguarda il cambiamento climatico. L’aumento delle temperature medie invernali modifica i tempi di emergenza e può portare nei campi di frumento specie tradizionalmente più associate alla primavera avanzata o all’estate.</p>
<p>«Un ulteriore elemento non direttamente sotto il controllo dell’agricoltore e che condiziona le comunità di malerbe è il cambiamento climatico». È un elemento che rende la gestione meno prevedibile. Non basta più ragionare solo sulla flora storicamente presente in un areale: occorre monitorare l’evoluzione concreta del campo.</p>
<p>«L’aumento della temperatura media registrata nei mesi invernali determina, infatti, un anticipo della comparsa di specie a germinazione primaverile e diventa sempre più frequente osservare specie più tipicamente estive all’interno dei campi di frumento».</p>
<h2><strong>I casi più rilevanti nel frumento</strong></h2>
<p><em>Quali sono oggi, nel frumento tenero e duro, le infestanti e i casi di resistenza più rilevanti dal punto di vista agronomico, e con quali conseguenze pratiche per la gestione del campo?</em></p>
<p>Il quadro nazionale indicato da Vidotto riguarda soprattutto due gruppi di erbicidi: gli inibitori dell’ACC-asi e gli inibitori dell’ALS. Sono meccanismi d’azione fondamentali nella storia recente del diserbo dei cereali ma, proprio per questo, sottoposti a forte pressione selettiva.</p>
<p>«Attualmente, sul territorio nazionale sono segnalati casi di resistenza principalmente nei confronti degli inibitori dell’ACC-asi (gruppo HRAC 1) e degli inibitori dell’ALS (gruppo HRAC 2). I primi sono rappresentati sostanzialmente dai cosiddetti “graminicidi specifici”, mentre i secondi comprendono sia erbicidi attivi prevalentemente sulle dicotiledoni, sia altri maggiormente efficaci sulle graminacee».</p>
<p>Il fenomeno non è episodico. Coinvolge più specie e più areali, con un peso particolare per alcune graminacee difficili da controllare.</p>
<p>«Nel primo caso, il sito GIRE (Gruppo Italiano Resistenza Erbicidi) indica che questo fenomeno è diffuso in oltre 120 comuni italiani in 14 regioni e coinvolge <em>Alopecurus myosuroides</em> e diverse specie dei generi <em>Avena</em>, <em>Lolium</em> e <em>Phalaris</em>. La resistenza agli inibitori dell’ALS è segnalata in 86 comuni su 10 regioni e riguarda, tra le graminacee, specie dei generi <em>Lolium</em> e <em>Avena</em> e, tra le dicotiledoni, papavero e senape».</p>
<h2><strong>Il problema delle resistenze multiple</strong></h2>
<p>Il livello di complessità aumenta quando la resistenza non riguarda un solo meccanismo d’azione. Le resistenze multiple riducono le alternative operative e rendono più difficile costruire strategie efficaci.</p>
<p>«Oltre a casi di resistenza “semplice”, ovvero ad un solo meccanismo di azione, sono anche diffusi più preoccupanti casi di resistenza “multipla” a più meccanismi di azione. Tra i casi più diffusi vi sono la resistenza multipla proprio ai due meccanismi di azione già citati (inibitori ACC-asi e inibitori ALS) in specie dei generi <em>Avena</em> e <em>Lolium</em>».</p>
<p>Il messaggio tecnico è chiaro: più un meccanismo d’azione viene ripetuto, più aumenta la probabilità di selezionare popolazioni resistenti. Ma non tutti i meccanismi hanno lo stesso comportamento.</p>
<p>«L’elevata diffusione di casi di resistenza a questi due meccanismi di azione non stupisce, se si considera che a livello mondiale sono tra quelli che annoverano il maggior numero di specie infestanti nelle quali sono state selezionate popolazioni resistenti».</p>
<p>«La probabilità che si sviluppi resistenza in campo dipende sicuramente dalla frequenza con la quale un certo meccanismo di azione viene utilizzato. Le evidenze suggeriscono, però, che alcuni meccanismi d’azione selezionano più facilmente popolazioni resistenti».</p>
<h2><strong>Resistenza o ridotta efficacia?</strong></h2>
<p>Per l’agricoltore, una delle difficoltà principali è riconoscere il problema in tempo. La resistenza può iniziare in modo poco evidente e diventare percepibile solo quando la popolazione resistente è già presente in misura significativa.</p>
<p>«A complicare la gestione della resistenza si aggiunge il fatto che la resistenza può passare inosservata quando è all’inizio».</p>
<p>Il dato indicato da Vidotto è particolarmente utile per comprendere perché la prevenzione sia più efficace della reazione tardiva. «Si stima che essa sia “percepita” dall’agricoltore quando il 5% delle piante di una certe specie è in realtà già resistente».</p>
<p>Prima di parlare di resistenza accertata, tuttavia, serve cautela. Un trattamento può fallire per molte ragioni: condizioni ambientali, stadio delle infestanti, epoca di intervento, distribuzione, dose, miscela o altri fattori agronomici. «Quando si sospetta la presenza di resistenza è opportuno effettuare le opportune verifiche per escludere che non si tratti semplicemente di un caso di ridotta efficacia, che può essere dovuto a moltissimi fattori».</p>
<h2><strong>Dalla diagnosi alla strategia</strong></h2>
<p>Il primo punto, quindi, è distinguere tra insuccesso tecnico e resistenza vera. Il secondo è leggere il campo all’interno la sua storia agronomica: colture precedenti, erbicidi utilizzati, lavorazioni, gestione delle stoppie, rotazioni, infestanti sopravvissute e loro distribuzione.</p>
<p>Nel frumento, la resistenza agli erbicidi non è solo un problema di prodotto. È il segnale che il sistema colturale ha esercitato per troppo tempo una pressione prevedibile. Per ridurre il rischio, la parola chiave diventa diversificazione: delle colture, dei meccanismi d’azione, delle epoche di intervento e degli strumenti di controllo.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>SOLUZIONI CONTRO LE PERENNANTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/soluzioni-contro-perennanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 22:10:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[corteva]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal cardo mariano alla centaurea, perché servono strategie che guardano anche alle radici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="25301" data-end="26188">Tra le criticità che stanno emergendo con crescente frequenza nei cereali italiani c’è la diffusione delle infestanti perenni, in particolare di specie come cardo mariano, centaurea e altre composite vivaci che hanno smesso da tempo di essere un problema confinato a pochi ambienti marginali. Oggi la loro presenza viene segnalata in numerosi areali cerealicoli, dal Sud fino a zone del Centro e del Nord, soprattutto dove si sono ridotti gli interventi meccanici, si sono semplificate le successioni e si è consolidata una gestione che, pur efficiente sotto molti aspetti, ha lasciato spazio all’insediamento di malerbe con elevata capacità di ricaccio. Grano Italiano ha già registrato, per esempio, un incremento del cardo mariano in aree cerealicole del Ferrarese, in particolare lungo canali e bordure, a conferma di una dinamica ormai ampia.</p>
<h2 data-section-id="177ohvi" data-start="26190" data-end="26233">Perché le perennanti sono così insidiose</h2>
<p data-start="26235" data-end="26693">Le infestanti perenni non rappresentano solo una presenza “più robusta” delle annuali. Il loro vantaggio sta nella capacità di permanere, rigenerarsi e sfruttare organi sotterranei o apparati radicali ben strutturati. Questo significa che un contenimento solo parziale della parte aerea può non essere sufficiente a risolvere il problema. Anzi, in alcuni casi produce soltanto un rallentamento temporaneo, senza incidere davvero sulla capacità di ricrescita.</p>
<p data-start="26695" data-end="27053">Per il cerealicoltore il risultato è noto: infestazione che ritorna, appezzamenti difficili da pulire, bordure o zone più problematiche che fungono da serbatoio e peggiorano progressivamente le condizioni per la gestione aziendale. È un problema agronomico, economico e anche organizzativo, perché costringe a convivere con parcelle meno uniformi e più complesse da trattare.</p>
<h2 data-section-id="1qls7r1" data-start="27055" data-end="27088">Dalla Sicilia a tutto il Paese</h2>
<p data-start="27090" data-end="27748">Nelle tradizionali aree cerealicole del Sud e, in particolare, in Sicilia, la presenza di perennanti come cardi e specie affini è da tempo ben conosciuta. Oggi però il fenomeno appare più diffuso e strutturale. La riduzione delle lavorazioni profonde, la scarsità di interventi meccanici ripetuti e la monocoltura o pseudo-monocoltura cerealicola possono favorire radicamento e persistenza di queste infestanti. Le stesse raccomandazioni del GIRE, quando invitano a non affidarsi sempre agli stessi schemi e a integrare tecniche agronomiche differenti, aiutano a capire perché le perennanti stiano guadagnando spazio.</p>
<p data-start="27750" data-end="28002">Nel contempo, i sistemi aziendali chiedono oggi soluzioni compatibili con una cerealicoltura moderna: selettive, miscibili, efficaci e gestibili in un cantiere che deve mantenere efficienza. È qui che si misura il valore reale di una proposta erbicida.</p>
<h2 data-section-id="3vo8fs" data-start="28004" data-end="28058">Columbus e il controllo delle infestanti perennanti</h2>
<p data-start="28060" data-end="28699">Per questo tipo di situazioni Corteva propone <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/columbus.html" target="_blank" rel="noopener">Columbus®</a>, erbicida sistemico assorbito da foglie e organi ipogei, traslocato attraverso floema e xilema. Si tratta di un erbicida selettivo di post-emergenza per frumento tenero e duro, orzo, avena e segale, una soluzione di riferimento per il controllo delle infestanti perennanti come cardo, stoppione, crisantemo e fiordaliso, miscibile e idoneo anche per applicazioni precoci.</p>
<p data-start="28701" data-end="29060">Questo passaggio tecnico è importante: nelle perennanti la capacità di muoversi nella pianta e di agire in modo sistemico è strettamente collegata all’obiettivo di non limitarsi alla sola parte aerea. In altre parole, il valore della soluzione si misura nella sua capacità di incidere sul vigore complessivo della malerba e di ridurne la tendenza al ricaccio.</p>
<h2 data-section-id="19osf31" data-start="29062" data-end="29104">Le testimonianze dal campo</h2>
<p data-start="29106" data-end="29897">Come ci testimonia <strong>Domenico Lella, contoterzista di Spinazzola (BAT)</strong> «le infestanti perenni, come cardo mariano e centaurea, si sono diffuse in modo preoccupante dalle zone cerealicole della Sicilia e del Sud Italia ad ormai tutte le principali regioni italiane vocate a questa coltura».</p>
<p data-start="29106" data-end="29897"><strong data-start="29114" data-end="29192">Vittoria Bardelloni, Customer Technology Specialist di Corteva Agriscience</strong>,  analizza il problema e inquadra la soluzione: «questa problematica trova sicuramente un fattore di sviluppo nella scarsità di interventi meccanici che favoriscono il radicamento e la crescita di queste specie invasive, aggravate ulteriormente dalla monocoltura. <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/columbus.html" target="_blank" rel="noopener">Columbus</a> offre un approccio sostenibile e altamente efficace, permettendo di gestire anche le situazioni più critiche con risultati tangibili e duraturi, grazie a una modalità di azione che consente il controllo delle radici e limita la ricrescita nei cicli successivi».</p>
<p data-start="29899" data-end="30195">Fondamentale è il riferimento alla <strong data-start="29967" data-end="29977">durata</strong> del risultato: nelle perennanti, infatti, la sfida non è solo eliminare il sintomo visibile nella stagione in corso, ma ridurre la capacità della popolazione infestante di ripresentarsi con la stessa intensità.</p>
<h2 data-section-id="1nrd7rd" data-start="30197" data-end="30235">Perennanti e cerealicoltura moderna</h2>
<p data-start="30237" data-end="30624">L’evoluzione della cerealicoltura ha portato molti vantaggi in termini di razionalizzazione dei costi, riduzione dei passaggi e migliore gestione dei tempi. Ma ha anche ridotto, in diversi casi, la frequenza di alcune operazioni meccaniche che un tempo contribuivano a disturbare il ciclo delle perennanti. Oggi questo compito ricade sempre più su una strategia di diserbo ben costruita.</p>
<p data-start="30626" data-end="31190">Ciò non significa tornare indietro, ma riconoscere che ogni innovazione agronomica ha bisogno di contromisure adeguate. Dove il terreno non viene più lavorato profondamente con regolarità, la capacità di intercettare e contenere cardi, centauree e altre composite vivaci diventa ancora più importante. In questo scenario una soluzione come <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/columbus.html" target="_blank" rel="noopener">Columbus</a> ha senso se inserita dentro una strategia che tenga conto della storia dell’appezzamento, della distribuzione dell’infestazione e della pressione attesa negli anni successivi.</p>
<h2 data-section-id="1kayng2" data-start="31192" data-end="31245">Miscibilità e applicazioni precoci: perché contano</h2>
<p data-start="31247" data-end="31796"><a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/columbus.html" target="_blank" rel="noopener">Columbus</a>, poi, si caratterizza per la miscibilità e la sua attitudine anche per applicazioni precoci. Per l’azienda agricola questi elementi non sono dettagli, perché consentono di costruire meglio il programma di difesa e diserbo in funzione della flora realmente presente. Nei campi dove coesistono graminacee, annuali a foglia larga e perennanti, la possibilità di impostare strategie combinate è, spesso, decisiva per evitare passaggi inefficaci o troppo frammentati.</p>
<p data-start="31798" data-end="32169">Inoltre, la gestione precoce delle infestanti perennanti poco sviluppate può rappresentare un vantaggio importante, proprio perché consente di colpirle prima che consolidino ulteriormente il proprio apparato vegetativo. Dove invece il problema è già avanzato, serve una soluzione capace di mantenere efficacia anche su infestanti sviluppate o in popolazioni ben radicate.</p>
<h2 data-section-id="9xtj8w" data-start="32171" data-end="32220">Un investimento sulla pulizia futura del campo</h2>
<p data-start="32222" data-end="32604">Parlare di perennanti significa ragionare per più anni: un campo con diffusa presenza di cardi o centauree non si limita a perdere efficienza nel presente ma rischia di caricarsi di un problema persistente, che torna e si irrobustisce. Per questo la gestione delle perennanti è, in senso pieno, una forma di manutenzione agronomica del terreno e della rotazione.</p>
<p data-start="32606" data-end="33091">Nel frumento, dove ogni fattore di disturbo sottrae stabilità produttiva e omogeneità alla filiera, mantenere puliti gli appezzamenti da queste specie significa difendere non soltanto la resa, ma anche la regolarità del sistema aziendale. <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/columbus.html" target="_blank" rel="noopener">Columbus</a> si colloca in questa prospettiva come strumento tecnico dedicato proprio alle infestanti che più facilmente sfuggono ai programmi standard e che, se sottovalutate, finiscono per diventare croniche.</p>
<p data-start="32606" data-end="33091"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>FALARIDE: QUANDO LA PRESSIONE SALE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/falaride-quando-la-pressione-sale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 22:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[corteva]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'importanza di un diserbo rapido e selettivo </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1100" data-end="1995">Nelle aree cerealicole del Centro-Sud la stagione in corso sta riportando in primo piano una criticità che molti agricoltori conoscono bene: la crescente pressione delle infestanti graminacee, e in particolare della falaride. Inverni miti, accestimenti regolari e rotazioni poco diversificate stanno creando condizioni favorevoli allo sviluppo di questa malerba, che in frumento e in altri cereali autunno-vernini può diventare una competitor molto aggressiva per acqua, luce e nutrienti. In un quadro del genere, il diserbo non può essere considerato un intervento di routine, ma una scelta tecnica decisiva per difendere potenziale produttivo e qualità della granella.</p>
<h2 data-section-id="4576y1" data-start="1997" data-end="2040">Perché la falaride sta tornando a pesare</h2>
<p data-start="2042" data-end="2682">L’evoluzione della flora infestante nei cereali non è casuale. Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore diffusione di specie favorite da semplificazione colturale, lavorazioni ridotte, ritardi o adattamenti delle epoche di intervento e condizioni climatiche favorevoli. L’evoluzione della flora infestante, infatti, è legata sia agli interventi di diserbo, sia ai cambiamenti delle pratiche colturali e dell’ambiente pedoclimatico. In questo quadro la falaride rientra pienamente tra le graminacee che possono sfruttare al meglio i punti deboli del sistema colturale.</p>
<p data-start="2684" data-end="3320">Nelle aziende cerealicole del Centro-Sud il problema è, spesso, aggravato dalla difficoltà di impostare rotazioni realmente ampie e dalla necessità di contenere i costi operativi. Quando il frumento segue frumento o, comunque, si riduce la variabilità delle successioni colturali, il vantaggio competitivo delle infestanti graminacee cresce. Se a questo si aggiungono autunni e inverni relativamente miti, con emergenze scalari e lunga vitalità delle malerbe, la pressione può diventare rapidamente elevata. È proprio in queste situazioni che la tempestività e l’efficacia del diserbo di post-emergenza fanno la differenza.</p>
<h2 data-section-id="ft9g47" data-start="3322" data-end="3369">Una competizione che colpisce resa e qualità</h2>
<p data-start="3371" data-end="4196">La presenza di graminacee nel frumento è particolarmente insidiosa perché la somiglianza fisiologica e morfologica tra coltura e infestante rende il confronto molto serrato e, in molti casi, più difficile da correggere quando il problema è già evidente. La competizione precoce riduce l’accestimento utile della coltura, sottrae azoto e acqua nei momenti chiave e può alterare l’uniformità dello sviluppo in campo. Il risultato, per il cerealicoltore, non è soltanto una minore resa: spesso si traduce anche in una raccolta meno pulita, più complicata da gestire e meno soddisfacente sotto il profilo qualitativo. I rischi sono di perdite medie potenzialmente molto elevate in presenza di infestanti, con impatto sia quantitativo sia qualitativo.</p>
<p data-start="4198" data-end="4896">Nel caso della falaride, inoltre, il problema non è solo l&#8217;intensità della diffusione dell&#8217;infestante ma anche il momento del suo ciclo nel quale la si intercetta. Ritardare l’intervento significa consentire alla malerba di consolidare la propria capacità competitiva e rendere più difficile un controllo efficace. In annate dove le finestre operative non sono ampie, la scelta di una soluzione erbicida efficace e selettiva diventa, quindi, ancora più importante. D&#8217;altronde, questi concetti si ritrovano anche nelle linee guida del GIRE che richiamano la necessità di evitare interventi tardivi, il ricorso sistematico agli stessi meccanismi d’azione e la monosucessione prevalente. Si tratta, infatti, di fattori che favoriscono diffusione e resistenze.</p>
<h2 data-section-id="10ler4r" data-start="4898" data-end="4949">Fencade nel controllo delle graminacee difficili</h2>
<p data-start="4951" data-end="5612">In questo contesto si inserisce <a class="decorated-link" href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Fencade.html" target="_blank" rel="noopener" data-start="4983" data-end="5076">Fencade®</a>, che Corteva presenta come erbicida selettivo per grano duro, grano tenero e triticale, sviluppato per il controllo delle infestanti graminacee più difficili. Fencade combina mesosulfuron e piroxsulam, con l’obiettivo di offrire efficacia, rapidità d’azione e sicurezza per la coltura; è possibile, inoltre, la miscela con altri erbicidi per cereali come Zypar, Ariane II, Columbus e Zenith.</p>
<p data-start="5614" data-end="6263">Questi aspetti sono particolarmente rilevanti negli areali dove la pressione di falaride è elevata e il cerealicoltore deve costruire una strategia flessibile. Quando, infatti, la graminacea dominante è ben insediata, la soluzione tecnica deve essere forte sul bersaglio ma, al tempo stesso, compatibile con la fisiologia della coltura e con l’organizzazione del cantiere. La selettività, in questi casi, non è un elemento accessorio: è ciò che consente di intervenire in modo deciso senza aggiungere ulteriore stress a una coltura che può già essere alle prese con variabilità climatica, ristagni o sbalzi termici.</p>
<h2 data-section-id="1qw39ay" data-start="6265" data-end="6301">Le testimonianze dal campo</h2>
<p data-start="6303" data-end="7004">Come spiega <strong data-start="6315" data-end="6398">Andrea Angeli, Category Marketing Manager Herbicides di Corteva Agriscience</strong>, «quest’anno, nelle aree a forte vocazione cerealicola del Centro-Sud Italia, si è osservata un’esplosione delle infestazioni di falaride. Le condizioni climatiche miti e le rotazioni colturali poco diversificate hanno favorito la proliferazione di questa graminacea invasiva, che minaccia la produttività dei campi di frumento e orzo».</p>
<p data-start="6303" data-end="7004">Questa dichiarazione intercetta bene il nodo tecnico della stagione: nelle aree dove la falaride è uscita dal perimetro del problema “occasionale” per entrare in quello della criticità strutturale, serve un diserbo capace di lavorare bene anche in condizioni non ideali. Ecco perché l’affidabilità operativa, unita alla selettività, diventa una leva concreta per proteggere il campo.</p>
<p data-start="6303" data-end="7004"><strong>Gianni Matarrese, contoterzista di Mottola (TA)</strong> testimonia, infatti, che <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Fencade.html" target="_blank" rel="noopener">«Fencade</a> si è dimostrato uno strumento affidabile per gestire questa criticità, garantendo efficacia e selettività anche in terreni dove la pressione delle infestanti è particolarmente elevata e le pratiche agronomiche sono limitate dalla presenza di colture sensibili».</p>
<h2 data-section-id="1de5w7f" data-start="7387" data-end="7441">Diserbo efficace, ma dentro una strategia più ampia</h2>
<p data-start="7443" data-end="7981">Nessun erbicida, da solo, può essere la risposta unica a un problema di sistema. Le linee guida del GIRE insistono da tempo sulla necessità di integrare il mezzo chimico con scelte agronomiche coerenti: rotazioni, alternanza dei meccanismi d’azione, attenzione ai momenti di applicazione, prevenzione della disseminazione delle infestanti, lavorazioni ragionate quando possibili. La gestione della falaride, soprattutto negli areali dove la pressione è cronica, richiede esattamente questo approccio.</p>
<p data-start="7983" data-end="8390">Ma proprio perché il diserbo deve collocarsi all&#8217;interno di una strategia coerente, è fondamentale che il singolo intervento funzioni davvero. Una soluzione che non controlla bene il problema o che obbliga a compromessi eccessivi sulla finestra di impiego rischia di indebolire l’intero impianto agronomico. In un’annata in cui la coltura deve già difendersi da numerose variabili, l’erbicida deve essere un fattore di stabilità.</p>
<h2 data-section-id="12qltez" data-start="8392" data-end="8439">Difendere oggi il raccolto e domani il campo</h2>
<p data-start="8441" data-end="8910">Il controllo efficace della falaride non va letto solo in chiave di campagna corrente. Ogni popolazione infestante lasciata arrivare a seme alimenta, infatti, il potenziale problema degli anni successivi. Per questo il diserbo nei cereali è un investimento che ha valore immediato sulla resa ma anche valore prospettico sulla salute dell’appezzamento in termini agronomici. Intervenire bene oggi significa ridurre la pressione futura e mantenere più gestibile il sistema colturale.</p>
<p data-start="8912" data-end="9358">Nel Centro-Sud, dove il frumento rappresenta una componente economica decisiva e la variabilità meto-climatica impone sempre più precisione tecnica, la gestione delle graminacee invasive è uno dei punti cardine della redditività. In questo scenario <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Fencade.html" target="_blank" rel="noopener">Fencade</a> si propone come uno strumento tecnico da inserire in modo ragionato nelle strategie di diserbo, soprattutto laddove la falaride alza il livello della sfida.</p>
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		<title>RESISTENZE, COSI&#8217; SI SALVANO LE RESE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/resistenza-perdita-produttiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 22:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[erbicidi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
		<category><![CDATA[resa]]></category>
		<category><![CDATA[resistenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la resistenza diventa perdita produttiva: l'approfondimento del Prof. Francesco Vidotto.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel frumento, le resistenze agli erbicidi non sono solo un problema di controllo delle infestanti. Quando una popolazione resistente resta in campo, il danno agronomico è paragonabile a quello di una flora infestante non diserbata: competizione per luce, acqua e nutrienti, riduzione della produzione e possibili ricadute sulla qualità della granella.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-8954" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-172x300.jpg" alt="" width="114" height="199" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-172x300.jpg 172w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-586x1024.jpg 586w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-768x1342.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-879x1536.jpg 879w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-1172x2048.jpg 1172w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-370x646.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-270x472.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-570x996.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-740x1293.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto-1320x2306.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Francesco_Vidotto.jpg 1398w" sizes="(max-width: 114px) 100vw, 114px" />Il tema riguarda direttamente il reddito aziendale. In un contesto di margini compressi e costi tecnici da controllare, la gestione della flora infestante deve difendere il potenziale produttivo senza trasformarsi in una rincorsa sempre più complessa e costosa. Ne parliamo con Francesco Vidotto (nella foto), Professore ordinario di Agronomia e malerbologo presso il DISAFA dell’Università degli Studi di Torino.</p>
<h2><strong>L’effetto diretto sulle rese</strong></h2>
<p><em>Quanto incidono le resistenze agli erbicidi sulle rese del frumento e attraverso quali meccanismi agronomici si produce questa perdita produttiva?</em></p>
<p>La risposta di Francesco Vidotto parte dal punto più semplice e più importante: una popolazione resistente, se non controllata, compete con la coltura come qualsiasi infestante sfuggita al diserbo.</p>
<p>«La presenza di popolazioni resistenti, se non adeguatamente controllate, determina nei confronti della coltura, effetti del tutto confrontabili al caso in cui le stesse specie non sono state diserbate. Pertanto, il loro danno principale è legato alla riduzione di produzione dovuta alla competizione».</p>
<p>Il danno principale è, quindi, produttivo. La competizione riduce la capacità del frumento di sfruttare le risorse disponibili e può compromettere la resa finale.</p>
<p>Ma il problema non si ferma alla quantità prodotta. Una flora infestante non controllata può incidere anche sulla qualità della produzione e sulle condizioni microclimatiche della coltura. «A questo si possono aggiungere danni “collaterali” come, ad esempio, l’inquinamento della produzione e la creazione di un microclima che può favorire altre avversità (in particolare malattie fungine)».</p>
<h2><strong>I costi nascosti delle resistenze</strong></h2>
<p>Il secondo livello del problema è gestionale. Quando la resistenza si diffonde, il diserbo non può più essere costruito con schemi semplici e ripetitivi. Servono più interventi, miscele più articolate e una maggiore integrazione tra pre-emergenza e post-emergenza.</p>
<p>«Non vanno però sottovalutati altri impatti indiretti» ci dice Francesco Vidotto. Questi impatti pesano sia sui costi, sia sull’organizzazione aziendale. Il diserbo diventa una scelta tecnica più complessa, che richiede programmazione, monitoraggio e tempestività.</p>
<p>«La gestione delle resistenze impone, spesso, il ricorso a miscele complesse fra erbicidi con diverso meccanismo di azione che prevedono anche il ricorso alla combinazione di trattamenti di pre- e di post-emergenza».</p>
<p>La conseguenza economica è esplicita: «questo determina un aumento dei costi ed una maggiore complessità nella gestione del diserbo chimico».</p>
<h2><strong>La gestione integrata non è più opzionale</strong></h2>
<p>Quando la resistenza diventa importante, l’azienda non può più ragionare solo sulla singola campagna. Serve una gestione pluriennale della flora infestante che includa avvicendamento, rotazione dei meccanismi d’azione e cura del periodo intercolturale.</p>
<p>«Nell’affrontare il problema resistenza va, inoltre, sottolineata la fondamentale importanza della gestione integrata delle colture che passa anche attraverso l’introduzione dell’avvicendamento (che rende più facile la rotazione di meccanismo di azione) e della gestione del periodo intercolturale».</p>
<p>Queste scelte possono avere un costo o richiedere una riorganizzazione tecnica. Tuttavia, quando il problema è già presente, diventano spesso l’unica strada per recuperare margine di controllo.</p>
<p>«Queste modifiche al sistema colturale possono avere sicuramente impatti anche di tipo economico ma, quando la resistenza diventa particolarmente diffusa e importante, diventano quasi scelte obbligate».</p>
<h2><strong>Prevenire è più economico che rincorrere</strong></h2>
<p><em>Dal suo punto di vista, quali sono oggi i principi tecnici imprescindibili per contenere le resistenze nel frumento e, allo stesso tempo, difendere il potenziale produttivo della coltura nel medio-lungo periodo? Anche in considerazione della necessità di contenere i costi per sostenere i margini, in un periodo di mercato sempre più complesso?</em></p>
<p>Vidotto imposta la risposta su un principio metodologico: la resistenza è un processo di selezione. Per questo, la gestione deve puntare a rendere meno costante e meno prevedibile la pressione esercitata sulle infestanti.</p>
<p>«Affinché il problema della resistenza non diventi totalmente ingestibile è indispensabile ricordare che la resistenza è il risultato di un processo di selezione». La ripetizione dello stesso schema tecnico è il primo fattore di rischio. «Più la pressione selettiva è costante (ad esempio per l’uso ripetuto degli stessi meccanismi di azione) e più viene favorita la comparsa della resistenza».</p>
<p>La strategia opposta è la diversificazione. In pratica, ciò significa alternare colture, meccanismi d’azione, epoche e strumenti di controllo.</p>
<p>«Al contrario, rendere varia e imprevedibile la pressione selettiva, ad esempio diversificando il più possibile il sistema colturale (attraverso l’avvicendamento), alternando il più possibile erbicidi a diverso meccanismo di azione o miscelandoli tra loro, riduce il rischio di comparsa di resistenza».</p>
<h2><strong>Anche la meccanica può aiutare</strong></h2>
<p>In un periodo in cui i costi di produzione condizionano fortemente le scelte aziendali, la gestione integrata deve includere anche soluzioni non chimiche, quando compatibili con la coltura, azioni sul suolo e scelte di organizzazione aziendale.</p>
<p>«Nell’ottica di contenere i costi, si possono anche prendere in considerazione interventi meccanici come la strigliatura che, se eseguita nei tempi e nei modi corretti, può senz’altro contribuire a ridurre la pressione di infestanti e a sfavorire lo sviluppo di una flora infestante specializzata e difficile da gestire».</p>
<p>Il messaggio per l’agricoltore è concreto: la strigliatura o altri interventi meccanici non sostituiscono automaticamente il diserbo, ma possono contribuire a ridurre la pressione complessiva e a rendere meno selettivo il sistema.</p>
<h2><strong>L’errore da evitare</strong></h2>
<p>Uno degli errori più frequenti è continuare a usare lo stesso erbicida perché ha funzionato bene nella stagione precedente. È una scelta comprensibile dal punto di vista pratico, ma rischiosa sul piano evolutivo.</p>
<p>«In ogni caso, è fondamentale evitare errori tipici che favoriscono l’insorgere delle resistenze, come ad esempio ricorrere allo stesso erbicida solo perché “l’anno scorso ha fatto proprio una bella pulizia”» ci dice Vidotto.</p>
<p>La buona efficacia di un trattamento non deve, quindi, essere interpretata come garanzia di efficacia futura. Al contrario, proprio un prodotto molto efficace, se ripetuto troppo spesso nello stesso contesto, può esercitare una pressione selettiva elevata. «In molti casi il mantenimento di elevati livelli di efficacia negli anni da parte di un erbicida sono una condizione che non deve essere assolutamente data per scontata» chiude il Professore.</p>
<h2><strong>Agire come se la resistenza fosse già presente</strong></h2>
<p>Il criterio più prudente è anticipare il problema. Non aspettare che la resistenza sia evidente, ma impostare la gestione come se il rischio fosse già in campo.</p>
<p>«Forse l’approccio migliore da adottare per ridurre il rischio di comparsa della resistenza è quello di immaginare che essa sia già presente in campo e, quindi, agire di conseguenza».</p>
<p>Per il frumento tenero e duro, questo significa costruire una strategia che non si limiti al trattamento dell’anno. La difesa della resa passa da una visione di medio periodo: rotazioni, monitoraggio, pre-emergenza dove opportuno, post-emergenza mirato, alternanza dei meccanismi d’azione, miscele ragionate e interventi agronomici capaci di ridurre la pressione delle infestanti.</p>
<p>La resistenza, in altre parole, non va gestita solo quando diventa visibile. Va prevenuta quando il sistema è ancora controllabile. È lì che si difendono davvero le rese.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>IL MANGIAGRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/mangiagrano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 12:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[corteva]]></category>
		<category><![CDATA[erbicidi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
		<category><![CDATA[papavero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'avversità del mese: il Papavero</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/mangiagrano/">IL MANGIAGRANO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal">Il <b>papavero </b>(nome scientifico: <em>Papaver spp</em>), infestante tipica delle coltivazioni cerealicole,può causare danni significativi alle produzioni di grano in Italia da Nord a Sud sia nelle zone litoranee che quelle interne pianura o collina che siano. Questa pianta infestante <b>consuma molte risorse come azoto, acqua e spazio</b>, riducendo la resa dei raccolti (può arrivare a ridurre la produzione di oltre il 50%). Inoltre, la sua presenza può complicare le operazioni di raccolta e, sempre più frequentemente, diverse popolazioni di papavero hanno anche sviluppato resistenza agli erbicidi, in particolar modo quelli solfonilureici e in altri casi anche ormonici, che rendendo molto difficile il controllo della stessa malerba.</p>
<p class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal">Per affrontare il problema, è fondamentale adottare strategie di <b>gestione integrata</b>, come la rotazione delle colture, l’alternanza delle tecniche di coltivazione (variare epoca di semina e di concimazione, tipo di lavorazioni) e l&#8217;uso di erbicidi totali in pre-semina (ad es. glifosate) oppure selettivi e specifici (ad es. erbicidi contenenti Arylex come <a href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/zypar.html" target="_blank" rel="noopener">Zypar</a> e <a href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Trezac.html" target="_blank" rel="noopener">Trezac</a> o <a href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Eledura.html" target="_blank" rel="noopener">Eledura</a> molto efficaci su biotipi resistenti). Questi approcci aiutano a contenere la diffusione del papavero e a proteggere la produttività delle coltivazioni stesse.</p>
<h2 class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal"><b>Importanza e diffusione</b></h2>
<p class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal">Il papavero, comunemente noto come papavero comune o rosolaccio, è una delle infestanti annuali più tipiche e dannose dei cereali a paglia, diffusa in tutti gli areali di coltivazione della penisola: da Nord a Sud, sia nelle area litorali che quelle più interne, sia in pianura che nelle aree collinari. Oltre a <em>Papaver rhoeas</em> sono in aumento anche altre specie simili come: il papavero spinoso (<i>P. Hybridum</i>), il papavero argemone (<em>Romaeria argemone</em>) e altre papaveracee. La diffusione del papavero in termini di numero di piante a metro quadro e in termini di vigoria è in progressivo aumento esercitando una forte competizione con la coltura.</p>
<h2 class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal"><b>Ecologia</b></h2>
<p class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal">Il Papavero è una pianta infestante annuale, a ciclo invernale-primaverile strettamente allogama , ad impollinazione entomofila con un sistema di incompatibilità gametofitico. Fioritura in maggio-giugno. Specie diploide, 2n = 14. Specie molto prolifica: una pianta può potenzialmente produrre alcune decine di migliaia di semi mentre in competizione da 1000 a 5000 semi. Semi dotati di forte dormienza primaria, molto longevi (rimangono vitali nel terreno anche 10 anni), formano depositi nel terreno molto consistenti. Emergenza delle plantule principalmente autunnale (Fonte: <span lang="EN-US"><a href="http://gire.mlib.cnr.it/index.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">GIRE</span></a></span> e <span lang="EN-US"><a href="https://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=501263" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">ACTA PLANTARUM</span></a></span>).</p>
<h2 class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal"><b>Morfologia </b></h2>
<p class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal">La plantula di papavero appena emersa ha foglie cotiledonari lanceolate-lineari corte. Le prime 2-4 foglioline vere sono decisamente lanceolate e a lamina intera; la forma cambia nelle foglie emesse successivamente, in quanto dapprima si presentano spatolate e successivamente con la lamina sempre più incisa sul bordo, fino a diventare più o meno settate nelle piante adulte. La pianta matura è completamente setolosa, ha portamento eretto e può raggiungere un’altezza di 90 cm, con fusto eretto e laticifero. I fiori sono isolati e hanno 4 petali rossi e hanno un  calice formato da 2 sepali che cadono precocemente. Il frutto è una capsula globosa, chiuso da un opercolo stimmatico e contenente una miriade di minuscoli semi scuri, alveolati e reniformi. I semi maturi vengono catapultati all’esterno attraverso fori appositi alla sommità della capsula, in virtù delle oscillazioni del lungo fusto sotto l’azione del vento. La germinazione avviene solo se i semi non sono interrati troppo profondamente (non oltre i 2 cm) in quanto hanno bisogno di uno stimolo luminoso per iniziare tale processo (Fonte SIRFI).</p>
<h2 class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal"><b>Tipo di resistenza agli erbicidi</b></h2>
<p class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal">Sono molto diffuse popolazioni resistenti di papavero agli enzimi inibitori dell’ALS (Gruppo B o Gruppo 2), in particolare alle solfoniluree ma anche alle triazolo pirimidine. Il primo caso è stato registrato nel 1998. Sono presenti anche popolazioni resistenti agli erbicidi auxino simili e al 2,4-D (Gruppo O o Gruppo 4). Vedi mappa nel sito del GIRE (<a href="http://gire.mlib.cnr.it/index.php?sel=schedeSpecie/Papaver" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://gire.mlib.cnr.it/index.php?sel=schedeSpecie/Papaver</a>).</p>
<h2 class="xmprfx_ydp3c0630adyiv7827388769MsoNormal"><b>Soluzioni Erbicide </b></h2>
<p dir="ltr" data-setdir="false">Attualmente la miglior soluzione disponibile oggi sul mercato sono gli erbicidi a base <b>Arylex</b> (<a href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/zypar.html" target="_blank" rel="noopener"><b>Zypar</b></a>, <b><a href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Trezac.html" target="_blank" rel="noopener">Trezac</a> </b>e <a href="https://www.corteva.it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Eledura.html" target="_blank" rel="noopener"><b>Eledura</b></a>) che consentono di controllare efficacemente e velocemente le popolazioni infestanti di papavero sia sensibile che resistente. Gli ottimi risultati conseguiti con questi erbicidi permettono di poter ottenere risultati produttivi eccellenti.</p>
<p dir="ltr" data-setdir="false"><em>Autore: Mirko Guarise, Corteva</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>SI AL DISERBO PRECOCE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/diserbo-precoce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 23:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[corteva]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo precoce]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Novità sulla difesa fitosanitaria dalla Regione Emilia Romagna: strategie di diserbo precoce </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 20 febbraio 2025, il <em>Settore Fitosanitario e difesa delle produzioni</em> della Regione Emilia-Romagna ha organizzato un evento per presentare le novità sul mercato per la difesa fitosanitaria nel 2025. L&#8217;appuntamento è ormai una tradizione e presenta nuove soluzioni e strategie nella difesa dalle infestanti e dai parassiti, non dimenticando le pratiche più innovative per una sempre maggiore sostenibilità ambientale ed economica per le aziende agricole. In questo articolo presentiamo la strategia proposta da Corteva per il diserbo di post-emergenza precoce nei cereali a paglia come frumento tenero e duro, orzo, segale e triticale.</p>
<h2>I vantaggi del diserbo post-emergenza</h2>
<p>Ricordiamo che le strategie di diserbo devono sempre più essere integrate e prendere in considerazione la valorizzazione di pratiche agronomiche, meccaniche e chimiche, in particolare nell&#8217;ottica della lotta alle resistenze. Per ridurre la pressione delle infestanti resistenti e di sostituzione, infatti, bisogna prevedere una rotazione colturale corretta, preparare il terreno in maniera anticipata, non seminare troppo presto, effettuare lavorazioni meccaniche con applicazione di erbicidi ad azione totale.</p>
<p>In tutto questo, ha un ruolo importante anche il diserbo preventivo che riduce la carica iniziale delle malerbe e prepara la strada per uno sviluppo più agevole per la coltura. Un ulteriore vantaggio è la maggiore flessibilità nell’effettuazione del diserbo primaverile, viste le condizioni meteorologiche sempre più variabili. Il diserbo primaverile, per esempio, può essere posticipato e associato al trattamento fungicida per il controllo di septoria e ruggine gialla.</p>
<h2>La proposta di Corteva</h2>
<p>All&#8217;evento della Regione Emilia Romagna Corteva ha presentato Eledura, un prodotto che presenta una composizione di Prosulfocarb (667 g/l), Diflufenican (14 g/l), Arylex (1,33 g/l) e Cloquintocet mexyl 1,33 g/l, ideale per integrare programmi di diserbo in due interventi, senza restrizioni e a rapida degradazione. Si applica nell&#8217;ambito di un intervento precoce, per un controllo ottimale e ad ampio spettro delle infestanti</p>
<p>Lo spettro di azione copre le graminacee come Coda di topo (Alopecurus myosuroides),  Cappellini dei campi (Apera spica venti), Giunco annuale (Juncus bufonius) Loglio (Lolium perennis) Fienarola (Poa annua) e Lolium Rigidum.</p>
<p>La copertura è efficace anche contro le infestanti a foglia larga come Borsa del pastore (Capsella bursa pastoris), Fiordaliso (Centaurea cyanus), Fumaria (Fumaria officinalis), Attaccamani (Galium aparine), Geranio a foglie strette (Geranium dissectum), Falsa ortica purpurea (Lamium purpureum), Camomilla (Matricaria camomilla), Papaver rhoeas (Papaver rhoeas), Centocchio (Stellaria media), Erba storna (Thlaspi arvense), Veronica a foglie d’edera (Veronica hederifolia), Veronica comune (Veronica persica), Viola (Viola arvensis), Veccia comune (Vicia cracca).</p>
<h2>Programma di diserbo a 2 interventi</h2>
<p>Eledura si integra in un programma di diserbo su frumento tenero e duro, orzo, segale e triticale che prevede 2 passaggi: il primo a fine autunno-inizio inverno, il secondo a fine inverno-inizio primavera.</p>
<p>Il primo passaggio, in particolare, è quello effettuato con Eledura alla dose di  3,0 l/ha, in fase di post-emergenza precoce, quindi da 1 a 3 foglie vere. Il controllo è efficace sulle graminacee precoci e sulle infestanti a foglia larga.</p>
<p>Il secondo passaggio è effettuato, poi, con Floramix + Zypar (o Columbus), in fase di post-emergenza, ovvero accestimento-levata. Con questo intervento il controllo è sulle altre infestanti a nascita più tardiva, ovvero avena e altre graminacee o altre infestanti a foglia larga.</p>
<p><em>Fonte: sito Regione Emilia Romagna</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>PELARGONICO IN FALSA SEMINA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pelargonico-falsa-semina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 22:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[acido pelargonico]]></category>
		<category><![CDATA[falsa semina]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ferrero spiega quando usarlo sul grano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
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<p>Come abbiamo scritto (<a href="https://granoitaliano.eu/acido-pelargonico/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>), sono stati approvati due prodotti a base di acido pelargonico per il grano. Le applicazioni di questa sostanza si estendono a diverse colture, tra cui tabacco, patata e frutteti. Ma per quanto concerne il grano, secondo il malerbologo Ferrero il miglior tipo di impiego per questo composto sarebbe durante la cosiddetta “falsa semina”.</p>
<div>«Quando faccio una ‘falsa semina’ vuol dire che preparo il terreno &#8211; spiega Ferrero &#8211; aspetto che nascano le malerbe, intervengo e poi magari un giorno dopo, o due giorni dopo, semino».</div>
</div>
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<h2 dir="ltr">Il problema dei costi</h2>
<p>Un compito in cui l’acido pelargonico potrebbe eccellere, se non fosse per un altro problema: i costi. Rispetto ai competitor sul mercato, il costo di un trattamento con acido pelargonico (anche e soprattutto rispetto alla durata dell’effetto post-trattamento) è molto elevato, anche se lo stesso Ferrero racconta che rispetto ai primi anni di commercio del prodotto, i prezzi hanno iniziato una lieve discesa, aprendo la strada a future applicazioni nei prossimi anni. «Però queste dovranno essere utilizzate in etichetta» conclude Ferrero, avvertendo gli agricoltori nell’agire sempre con la dovuta prudenza nei confronti di una sostanza per come è stata normata dalle autorità competenti.</p>
<p>L’impiego corretto di questo prodotto, insomma, può fare la differenza nella gestione delle erbe infestanti, specialmente durante le fasi di preparazione, mettendo la pianta dall’inizio nella condizione di non avere competizione interna al terreno coltivato.</p>
<h2>Perchè l&#8217;acido pelargonico</h2>
<p>L&#8217;acido pelargonico, per ricapitolare, è utilizzato come erbicida non selettivo. È efficace in particolare contro le infestanti soprattutto nelle fasi giovanili, consentendo alle colture come il grano di prosperare senza concorrenza. La sua azione rapida e la capacità di biodegradarsi riducono il rischio di residui persistenti nel suolo, favorendo l’adozione in pratiche agricole biologiche e sostenibili. Si stima che il settore agricolo abbia rappresentato circa 96 milioni di dollari del valore del mercato dell&#8217;acido pelargonico nel 2023. Un dato destinato a raggiungere i 136 milioni di dollari entro il 2032.</p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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