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	<title>marchio - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jul 2026 06:13:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>«UN MARCHIO AGRICOLO PER IL DURO»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Cinquanta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 22:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta di Cia Marche per difendere il valore delle nostre produzioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/grano-duro-italiano-proposte-cia-marche-filiera/">«UN MARCHIO AGRICOLO PER IL DURO»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Rinunciare al Grano Duro in Italia? Non è una via percorribile. Per scongiurare lo spettro dell’<strong>abbandono</strong> di un cereale che per l’Italia rappresenta sicurezza alimentare, cultura, identità e paesaggio, interessanti proposte arrivano dalle Marche. Miglioramento della <strong>tracciabilità</strong> del prodotto e promozione della <strong>multifunzionalità</strong> delle aziende sono argomenti importanti che emergono dall’intervista con <strong>Alessandro Taddei</strong>, neo-confermato presidente della federazione marchigiana di CIA (Confederazione Italiana Agricoltori).</p>
<h2><strong>Informare il consumatore per proteggere la filiera</strong></h2>
<p>È stato chiesto ad Alessandro Taddei un approfondimento in merito alla proposta di avviamento di un iter legislativo che ha come obiettivo la tutela della <strong>pasta prodotta al 100 % con Grano Duro coltivato in Italia</strong>. Questa idea, ha risposto l’intervistato, è stata lanciata durante l’ultima assemblea di CIA Marche, momento di grande importanza per l’associazione, in cui si è tenuto anche il rinnovo delle cariche. La proposta è stata condivisa da CIA a livello nazionale e ha visto l’aggregazione di altre federazioni di regioni produttrici di Grano Duro.</p>
<p>L’idea alla base dell’iniziativa prevede un perfezionamento del concetto di <strong>Made in Italy</strong> – certificazione che identifica prodotti realizzati nel nostro Paese, regolata e gestita dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani (ITPI), organismo nazionale iscritto al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Non è necessario che tutte le fasi della produzione si svolgano in Italia, per ottenere il marchio Made in Italy: la fase più importante è sempre quella finale, che perfeziona le caratteristiche responsabili dell’unicità del prodotto. È calzante l’esempio della filiera del cioccolato: in Italia sono presenti realtà d’eccellenza nella lavorazione dei derivati del cacao, coltura che (per ora) è ben lontana dall’essere praticata nella Penisola.</p>
<p>La proposta pone l’accento sul Grano Duro, ingrediente imprescindibile per la produzione di pasta di qualità, con l’obiettivo di lavorare sulla vitalità e funzionalità della sua filiera.</p>
<p>Nel caso del Grano Duro, infatti, è necessario uno strumento che si avvicini alla forma del marchio, o alla certificazione, che possa essere corredato di disciplinare. «Si può giocare su una <strong>comunicazione</strong> rapida e intuitiva per vincere la pigrizia del consumatore, ed informarlo correttamente.» Un simbolo che differenzi la pasta prodotta al 100% con Grano Duro italiano potrebbe contribuire in modo significativo alla tracciabilità del prodotto. «In Canada, in particolare a partire dall’insediamento del governo Trump nei vicini Stati Uniti, l’apposizione di una bandierina con la ben nota foglia d’acero rossa accanto ai prodotti nazionali ha significativamente contribuito ad orientare le scelte del consumatore.»</p>
<h2><strong>Non c’è tracciabilità senza buoni sistemi di controllo</strong></h2>
<p>Tracciabilità e garanzia di provenienza, però, funzionano se supportate da un efficiente sistema di <strong>controllo e accertamento</strong>. Alessandro Taddei porta ad esempio un test semplice, ma che apre un ventaglio di spunti di riflessione e implicazioni.</p>
<p>Il <strong>glifosato</strong> è la sostanza a effetto erbicida più utilizzata al mondo, si tratta di un composto <strong>non selettivo</strong> che agisce contro le piante, bloccando un enzima fondamentale per la loro crescita coinvolto nella sintesi degli aminoacidi aromatici, comune a tutte le specie del regno vegetale e alcuni microrganismi. La molecola ha azione sistemica: è assorbita dalle parti verdi della pianta, e traslocata attraverso il floema fino alle radici. In seguito al blocco di questa importante via metabolica, la pianta comincia a maifestare segni di disseccamento dopo pochi giorni dal contatto.</p>
<p>Questa molecola esercita il suo effetto sia sulle specie spontanee, sia su quelle coltivate. Il suo utilizzo deve quindi concentrarsi prima della semina, con lo scopo di liberare il campo favorendo la germinazione e lo sviluppo della coltura. Considerando i sistemi colturali italiani in cui si pratica la coltura del Grano Duro, sarebbe raccomandabile non soltanto ricorrere a questa molecola limitatamente alla <strong>fase pre-semina</strong>, ma anche intervallare il suo utilizzo in un’ottica di <strong>diserbo integrato</strong>, controllando le spontanee tramite lavorazioni meccaniche o introducendo altri formulati, per evitare il più possibile lo sviluppo di resistenze agli erbicidi negli organismi bersaglio. Inoltre, l’utilizzo in pre-semina fa sì che alla fine del ciclo colturale non siano più presenti <strong>residui</strong> dell’erbicida nel prodotto raccolto.</p>
<p>All’estero, particolarmente in Canada, le condizioni ambientali locali sono caratterizzate da stagioni estive più brevi rispetto al clima mediterraneo, e sbalzi termici stagionali mediamente più ampi ed estremi. Il Grano Duro può quindi avere difficoltà nel raggiungimento della maturazione fisiologica, requisito fondamentale per la raccolta del prodotto. È dunque consuetudine l’impiego del glifosato nella <strong>fase pre-raccolta</strong>, dal momento che il suo effetto disseccante, concentrato nel momento della maturazione cerosa della cariosside, ha la capacità di anticipare l’epoca idonea alla raccolta, assicurando il raggiungimento della qualità desiderata in periodi favorevoli alle operazioni di campo. Questa pratica consente di ottenere un prodotto dall’elevato tenore proteico, poiché la pianta può completare il proprio sviluppo senza depauperare le proprie risorse, con livelli di residuo di erbicida compatibili con i limiti imposti dai mercati di destinazione.</p>
<p>Tali considerazioni sono alla base della possibilità di riconoscere la pasta prodotta con Grano Duro 100 % italiano: un residuo di glifosato maggiore di zero denuncia l’utilizzo di grano importato.</p>
<h2><strong>Governare la filiera a partire da informazioni attendibili</strong></h2>
<p>La tracciabilità della filiera dovrebbe cominciare in <strong>mietitrebbia</strong>. Sono oggi disponibili strumenti e sensori che, installati sui macchinari di raccolta, sono in grado di fornire dati puntuali e completi su quantità raccolte e qualità, che se messi a sistema sono di grande importanza per effettuare valutazioni e prendere decisioni. La <strong>sensoristica</strong> è in grado di fornire una buona gamma di informazioni in tempo reale, che possono tornare di grande utilità anche all’agricoltore, che può così orientare le sue scelte colturali sulla base di misurazioni. Oltre alla <strong>resa</strong>, calcolata sulla base del flusso di granella nel macchinario, sensori di umidità possono fornire dati di <strong>peso secco</strong>, mentre strumenti ottici che utilizzano la banda dell’infrarosso vicino (NIR, <em>Near Infra-Red</em>) dello spettro luminoso, sono in grado di descrivere la composizione chimica del prodotto, con dati su contenuto in <strong>proteine e amido</strong>.</p>
<p>Queste informazioni sono indispensabili per la costruzione di un sistema di tutela e promozione della filiera, che si auspica possa stimolare l’Italia a sostenere maggiormente le proprie produzioni. Il nostro Paese è il principale produttore di Grano Duro e Girasole a livello europeo, tuttavia è lo stato che mette in campo meno risorse per il sostegno a questi settori. L’istituzione della CUN (Commissione Unica Nazionale) del Grano Duro, è stata un importante segnale nel riconoscimento della natura strategica di questo prodotto nel sistema agro-alimentare, ma i suoi primi mesi di funzionamento non hanno ancora prodotto risultati apprezzabili.</p>
<h2><strong>Bassi prezzi di acquisto: reazione a catena su quantità e qualità del prodotto</strong></h2>
<p>«Crediamo in questa iniziativa di iter legislativo» riprende Taddei «perché è forse l’unica via per garantire la possibilità ai produttori di realizzare <strong>reddito</strong>.»</p>
<p>Il settore del Grano Duro – come è noto, ma non ci stanchiamo di ribadirlo – sta lavorando in perdita, il divario tra costi eccessivi e scarsi ricavi è insostenibile per le aziende. Il prezzo di acquisto del Grano Duro è allineato con le quotazioni che si registrano a livello internazionale: in Italia, però, i <strong>costi di produzione</strong> sono cresciuti a tal punto che la nostra produzione nazionale non riesce a reggere il confronto con altri Paesi, soprattutto Terzi, che per loro caratteristiche ambientali, socio-politiche ed economiche, riescono ad essere maggiormente competitivi.</p>
<p>Una voce importante delle uscite nel bilancio delle aziende cerealicole è rappresentata dall’acquisto di <strong>fertilizzanti</strong>, <strong>prodotti fito-sanitari</strong> e <strong>gasolio</strong>. È chiaro che i risultati finali dell’attività agricola dipendono fortemente dall’utilizzo di questi fattori di produzione. Messe di fronte a ricavi insufficienti a causa dei bassi prezzi di acquisto, le aziende si vedono costrette a ridurre l’utilizzo di fattori di produzione. L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di combustibili e formulati chimici, e in una misura non trascurabile anche di sementi.</p>
<p>L’annata 2025-26 in Italia centrale è stata caratterizzata da mesi di gennaio e febbraio particolarmente piovosi, che hanno costretto a ritardare gli interventi in campo per fertilizzazione e trattamenti fito-sanitari. Il momento delle operazioni in campo è però coinciso con l’aggravarsi dei <strong>conflitti</strong> in corso nel resto del Mondo, sfociata nella chiusura dello Stretto di Hormuz – braccio di mare tra l’Iran e l’Oman che rappresenta un passaggio obbligato per la commercializzazione del petrolio e dei suoi derivati – a cui è immediatamente seguita l’impennata dei prezzi dei fattori di produzione.</p>
<p>Molti produttori, di fronte a questa situazione drammatica, hanno scelto di non investire nell’acquisto di fertilizzanti e altri mezzi tecnici. Il risultato di ciò è già evidente ed obbliga ad importanti riflessioni: il contenuto in proteine della granella è crollato dal consueto 14-16 % al 10-11 %. Le rese nelle Alte Marche, dove normalmente si possono ottenere rese paragonabili alle aree più produttive di pianura di 60-65 quintali ad ettaro, le produzioni si attestano mediamente sui 45 quintali. Nelle aree interne, caratterizzate da territori più difficili, le rese si aggirano fra i 20 e i 30 quintali ad ettaro, rispetto ai consueti 35-40 quintali.</p>
<h2><strong>Multifunzionalità: un cammino lungo con buone prospettive</strong></h2>
<p>Tendere alla multifunzionalità delle aziende agricole costituisce una strategia sempre valida per rispondere alle sfide che si stanno imponendo con forza negli scenari agricoli. L’autoproduzione parziale di fattori di produzione, abbinando ad esempio la produzione zootecnica all’attività seminativa, può suggerire una via di sviluppo.</p>
<p>In un contesto su cui incombe la minaccia della scomparsa dell’attività agricola, della vendita dei terreni e dell’abbandono dei territori, il tema della produzione di energia tramite installazione di pannelli fotovoltaici si impone con sempre maggiore forza. La semplice realizzazione di un parco solare, senza una visione integrata del suo inserimento nel contesto territoriale, porta a gravi effetti negativi come il consumo e il degrado del suolo, la distruzione del paesaggio, la sottrazione di terreno alla produzione di cibo e la perdita del tessuto sociale collegato e della manutenzione operata dalla presenza umana.</p>
<p>«Tuttavia l’agricoltura deve essere protagonista della transizione verso fonti di energia rinnovabile.» Conclude Taddei «Per questo CIA ha avviato un progetto che abbia come obiettivo lo studio delle tecniche e delle buone pratiche attuabili per la realizzazione di impianti agri-voltaici». Queste tecnologie sono ancora relativamente recenti, una corretta valutazione della loro funzionalità ed impatti positivi e negativi richiede conoscenza. È dallo studio e dalla ricerca che devono partire le linee guida per la gestione degli scenari futuri, per far sì che si realizzino in modo sostenibile e rispettoso della presenza umana sul territorio.</p>
<p><em>Autore: <a href="https://www.linkedin.com/feed/">Davide Cinquanta</a>, Agronomo</em></p>
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