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	<title>matera - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Nov 2025 17:18:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>matera - Grano Italiano</title>
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		<title>NON SI SEMINA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 17:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La testimonianza dei cerealicoltori lucani che abbandonano il grano duro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="269" data-end="772"><strong data-start="269" data-end="356">In Basilicata cresce il numero di agricoltori che rinunciano a seminare grano duro.</strong> Nelle aree interne e collinari, dove le rese raramente superano i 25-30 quintali per ettaro, i costi di produzione non giustificano più la coltivazione. Concimi, gasolio e manodopera sono aumentati, ma il prezzo del grano è fermo. Il risultato è un progressivo abbandono del cereale simbolo del Sud a favore di colture più sostenibili o economicamente meno rischiose, come le foraggere e le colture miglioratrici.</p>
<p data-start="269" data-end="772">Gli agricoltori delle zone marginali lucane raccontano di una situazione ormai insostenibile. Facendo i conti, con 25-30 quintali a ettaro non si riesce a fare reddito e una foraggera risulta più conveniente, ci dicono dalla provincia di Matera. L’equilibrio economico è compromesso anche dalla volatilità del prezzo del grano duro, che oscilla tra 25 e 30 €/q senza coprire le spese di produzione. Molti ricordano che in passato bastava una buona annata per recuperare, oggi invece la forbice tra costi e ricavi è troppo ampia.</p>
<h2 data-start="1576" data-end="1645"><strong data-start="1580" data-end="1645">L’esperienza di Emilio Vesia: «Io mi fermo, non conviene più»</strong></h2>
<p data-start="1647" data-end="2250">Emilio Vesia, cerealicoltore biologico della collina materana, coltiva una ventina di ettari. Dopo anni di semine regolari, ha scelto di sospendere il grano duro e diversificare.<br data-start="1825" data-end="1828" />«<strong data-start="1829" data-end="1908">Due anni fa ho smesso di seminare grano, salvo per il fabbisogno personale.</strong> L’anno scorso non sono riuscito per motivi personali ma, ad oggi, non me ne pento. Se vendessi il raccolto 2025 non mi darebbero più di 26 €/q. I listini ufficiali non vengono rispettati e ogni anno, al momento delle semine, c’è il solito, temporaneo, timido rialzo. Io e molti altri non vogliamo più giocare a questo gioco: meglio non farsi male e scegliere di non seminare».</p>
<p data-start="2252" data-end="2611">Al posto del frumento, Vesia ha deciso di coltivare <strong data-start="2291" data-end="2311">rapa, una </strong><strong data-start="2314" data-end="2339">coltura miglioratrice. Potrei seminare anche </strong>coriandolo o leguminose, seguendo i vincoli della rotazione biologica. «Con la rapa spendo 16-17 €/ha per la semina, non 200 o 250 come per il grano. Se va bene, posso raccoglierla per il mercato del fresco o per i surgelatori locali; se va male, ho comunque rispettato la PAC».</p>
<h2 data-start="2618" data-end="2681"><strong data-start="2622" data-end="2681">Le rotazioni nel biologico e la pressione dei cinghiali</strong></h2>
<p data-start="2683" data-end="3031">Nel biologico la rotazione è obbligatoria: leguminose, cereali e miglioratrici si alternano per mantenere la fertilità del suolo. Ma anche qui le difficoltà non mancano.<br data-start="2852" data-end="2855" />“Fave, favino, ceci e lenticchie vengono presi d’assalto dai cinghiali — spiega Vesia — per questo molti preferiscono il trifoglio, che almeno non attira la fauna selvatica». Le foraggere restano una scelta tattica: «Non hanno un vero mercato locale, ma puoi fare un sovescio e rispettare la rotazione senza rimetterci troppo. È un modo per tirare avanti».</p>
<h2 data-start="3223" data-end="3285"><strong data-start="3227" data-end="3285">Siccità e clima incerto: piove «a macchia di leopardo»</strong></h2>
<p data-start="3287" data-end="3783">Anche il clima gioca contro il grano duro. «Da settembre a fine ottobre ho registrato 170 mm di pioggia in tre episodi, di cui 100 mm in un solo giorno — racconta Vesia — ma ci sono zone dove non è piovuto per niente. Le falde sono vuote da due o tre inverni, non nevica più e l’acqua non ricarica il terreno».<br data-start="3597" data-end="3600" />In queste condizioni, la semina diventa una scommessa. “Adesso sembra che si possa seminare bene, ma nessuno sa quando arriverà la prossima pioggia. È un continuo tirare a campare».</p>
<p data-start="3287" data-end="3783">La strategia è la sopravvivenza: ridurre le spese al minimo, adottare <strong data-start="3903" data-end="3925">minima lavorazione</strong> ed eliminare gli input costosi. «Faccio una sola erpicata e via — dice Vesia —. Prima eravamo fanatici della concimazione di fondo, adesso non più. I costi sono aumentati ovunque, tranne che per il prezzo del grano». I concimi adatti per il biologico, ad esempio, si pagano intorno agli 80 €/q, secondo quanto ci riporta Vesia, e non ha più senso affrontare certe spese se poi il grano viene pagato come dieci anni fa.</p>
<h2 data-start="3833" data-end="4144"><strong data-start="4155" data-end="4220">Le altre esperienze: orzo e foraggere al posto del grano duro</strong></h2>
<p data-start="4222" data-end="4531">Un altro agricoltore biologico della collina lucana, con circa 50 ettari, ha destinato quasi tutta la superficie a orzo e foraggere, mantenendo solo una piccola parcella di grano per autoproduzione e seme. «L’orzo lo destiniamo all’alimentazione zootecnica: costa meno da coltivare e almeno copre le spese».</p>
<p data-start="4533" data-end="4862">Un terzo produttore, con 170 ettari in zone interne, racconta la progressiva riduzione della superficie a grano duro: «Fino al 2020 dedicavo il 50-60% dei terreni a frumento duro. Poi ho iniziato a ridurre e nel 2023-24 ho seminato solo 40 ettari. Quest’anno zero: tutto a foraggere. Finché il prezzo non coprirà i costi, non torno indietro».</p>
<p data-start="4904" data-end="5294">Il calo delle superfici a grano duro in Basilicata è un segnale d’allarme per l’intera filiera. Gli agricoltori non rifiutano il grano per tradimento, ma per sopravvivenza economica. «Non è un problema di concorrenza estera — conclude Vesia —, è che noi non possiamo continuare a produrre sotto costo. Se il sistema delle filiere vuole il nostro grano, deve riconoscere un prezzo giusto».</p>
<p data-start="4904" data-end="5294"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>ECOSCHEMI: CHE DOLORE!</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ecoschemi-che-dolore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l'intervista con Stefano Poli, responsabile CAA: focus sugli Ecoschemi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3757" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-225x300.jpg" alt="" width="128" height="171" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-225x300.jpg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-768x1024.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1152x1536.jpg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1536x2048.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-370x493.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-270x360.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-570x760.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-740x987.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1320x1760.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 128px) 100vw, 128px" />Prosegue l&#8217;intervista con Stefano Poli (nella foto), responsabile regionale e di sportello del CAA Liberi Agricoltori di Matera (<a href="https://granoitaliano.eu/pac-caa/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte dell&#8217;intervista</a>). Nella prima parte, Stefano Poli ci ha introdotto il tema del valore effettivo degli importi dei contributi PAC per gli agricoltori, con una generale flessione. In questa seconda parte, proseguiamo approfondendo i motivi per cui gli Ecoschemi, in origine novità fulcro della PAC 23-27, si sono rivelati particolarmente problematici e difficili da applicare per gli agricoltori, oltre che poco premianti dal punto di vista economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Sono in tanti ad avere aderito all&#8217;Ecoschema 4?</h2>
<p>«Si, l&#8217;adesione all&#8217;Ecoschema 4 è stata quasi totalitaria, dal momento che gli agricoltori avevano necessità di sopperire ad un decremento così rilevante dei premi. I premi base valgono ad oggi il 55% del vecchio &#8220;premio base + greening&#8221;, quindi siamo a meno 45%. Sono soprattutto la aziende cerealicole estensive ad aver aderito: per queste ultime, considerando anche il premio dell&#8217;Eco4, si arriva a valori comunque più bassi del 35% circa. Si vedrà nel prossimo futuro: una gran parte sono state in grado di rispettarlo, alcuni lo hanno abbandonato».</p>
<p>Soprattutto le grandi aziende cerealicole stanno cambiando idea e accettano di ricevere solo il premio base. In questo modo hanno più margini di libertà, dovendo sottostare alla nuova versione della BCAA 7 che consente di coltivare più cereali. Questo, sempre ammesso che l&#8217;intenzione sia quella di seminare: con la profonda siccità subita nella scorsa stagione agraria, le aziende della collina materana stanno mettendo in dubbio le semine».</p>
<h2>Tanta incertezza sul meteo e sul mercato?</h2>
<p>«Si,  consideri che con la produzione scarsissima dell&#8217;ultima stagione, i prezzi massimi al quintale sono stati di 32-33 euro per il grano duro. Non voglio immaginare a quanto possa scendere il valore se dovesse piovere e i prossimi raccolti dovessero essere più generosi. Ci sono davvero tante incognite: nella mia esperienza, le aziende medio-grandi tenderanno a seminare poco per limitare i danni. La tendenza è a lasciare vuoti i terreni, spendendo il meno possibile e non impiegando gasolio, in attesa di tempi migliori».</p>
<h2>Ci sono colture alternative interessanti?</h2>
<p>«Ci sarebbero le leguminose che, però, nella nostra zona sono a grande rischio per la fauna selvatica. Oltre al fatto che la siccità danneggia anche questo tipo di colture».</p>
<h2>Anche l&#8217;Ecoschema 5 ha dato diversi problemi..</h2>
<p>«Anche su questo avevamo proposto delle modifiche che, però, non sono state accolte. In più, alcune domande non sono state pagate perchè i sistemi di valutazione automatica delle immagini satellitari hanno rilevato un decremento della vegetazione, così che Agea ha ipotizzato un intervento di trinciatura o di sfalcio da parte dell&#8217;agricoltore. Peccato che è la normale siccità estiva, nelle nostre zone,  a determinare la disgregazione della vegetazione, ormai secca.</p>
<p>Ancora una volta una norma scritta male e che non considera le specificità ambientali e climatiche dei diversi areali agricoli italiani. Questo, ovviamente, ha rappresentato un grave danno per chi puntava sul contributo e, invece, pur avendo rispettato gli obblighi assunti, si è ritrovato solo con il premio base».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>-40%: LA PAC VALE SEMPRE MENO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pac-caa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 08:52:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come gli agricoltori stanno vivendo la PAC? L'esperienza di un CAA.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3757" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-225x300.jpg" alt="" width="128" height="171" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-225x300.jpg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-768x1024.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1152x1536.jpg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1536x2048.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-370x493.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-270x360.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-570x760.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-740x987.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-1320x1760.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Foto-Stefano-Poli-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 128px) 100vw, 128px" />Siamo tornati a Matera, in Basilicata, per raccogliere l&#8217;esperienza di un CAA che supporta tanti cerealicoltori della collina materana. Una terra dove il grano è in difficoltà, martoriata dalla siccità della stagione 23-24, come abbiamo scritto recentemente <a href="https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/" target="_blank" rel="noopener">in questa intervista</a>. Abbiamo parlato con Stefano Poli (nella foto), responsabile regionale e di sportello del CAA Liberi Agricoltori di Matera. In Basilicata, i CAA Liberi Agricoltori gestiscono circa 2.000 aziende, di cui una buona parte dedicate alla coltivazione dei cereali.</p>
<p>Siamo in quel particolare momento in cui gli agricoltori che hanno presentato la domanda per i contributi PAC vedono arrivare gli anticipi di quanto dovuto. Con Agea che ha mantenuto la promessa di avviare i versamenti dal 16 ottobre 2024, ma non sono mancate le sorprese. Tra queste, l&#8217;esclusione dagli anticipi delle domande per le misure del PSR con impegno pluriennale, per le aziende al primo anno di impegno. Stefano Poli ci racconta un quadro di incertezza e difficoltà per le aziende, con i contributi ridotti del 45-35% rispetto al vecchio &#8220;premio base + greening&#8221;.</p>
<h2>Stefano Poli, come è questa PAC per chi fa grano?</h2>
<p>«Sicuramente si tratta di una PAC in continua evoluzione: tanti rinnovi e tante modifiche per aggiustare un impianto che non era partito bene. Numerose variazioni, infatti, derivano dalle richieste degli agricoltori e, quindi, da quelle che abbiamo portato avanti anche noi come CAA e come Confederazione Italiana Liberi Agricoltori. Resta il fatto che gli agricoltori la hanno vissuta e continuano a viverla molto male».</p>
<h2>I contributi si sono ridotti?</h2>
<p>«Sicuramente le aziende cerealicole di tutta Italia hanno visto un decremento secco del 35-40% al netto del premio accoppiato per il grano duro. Anche su questo fronte, poi, siamo tornati ad un passato lontano, in quanto per percepirlo è tornato l&#8217;obbligo della semente certificata che ha, ormai, dei costi spesso insostenibili. Ad oggi un quintale si aggira sui 70-75 euro: certamente la qualità è migliore, ma non è possibile per l&#8217;agricoltore reimpiegare la propria semente, neanche per un anno».</p>
<h2>Qual è l&#8217;aspetto più doloroso?</h2>
<p>«Sicuramente l&#8217;Ecoschema4, anche se un po&#8217; tutti Ecoschemi sono stati la parte meno riuscita, nonostante dovessero essere il fulcro della nuova PAC. Il testo è stato scritto molto male e contiene numerose contraddizioni. Ne è dimostrazione il fatto che ha richiesto numerosissimi chiarimenti ed è stato più volte modificato in diversi elementi: ad esempio, si pensi al fatto che, da un giorno all&#8217;altro, nel giugno 2024 è cambiato l&#8217;elenco delle colture da rinnovo.</p>
<p>Anche dal punto di vista agronomico, le disposizioni sono particolarmente criticabili: si è arrivati al paradosso per cui è accettabile, sui propri terreni, far seguire riposo a riposo, far seguire foraggera a foraggera, ma non lo è far seguire una foraggera al riposo&#8230;I problemi su questo Ecoschema erano già emersi per la stagione 2023-24: poichè nel 2023 c&#8217;è stato un indubbio disastro di comunicazione e interpretazione, le sanzioni erano state temporaneamente sospese. Con il nuovo Decreto Ministeriale, però, le sanzioni nel 2024 sono state ripristinate, anche sul 2023.  In più il premio medio doveva essere di 120 euro mentre si attesta a poco più di 60 euro: siamo a circa la metà di quanto promesso».</p>
<p>L&#8217;intervista proseguirà domani.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>NON SI PUO&#8217; VENDERE SOTTO COSTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/sotto-costo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 07:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l'intervista ad Emilio Vesia, cerealicoltore della collina materana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3651" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-199x300.jpg" alt="" width="117" height="176" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-199x300.jpg 199w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-370x559.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626-270x408.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-e1728901472626.jpg 568w" sizes="(max-width: 117px) 100vw, 117px" />Prosegue l&#8217;intervista ad Emilio Vesia (nella foto), cerealicoltore lucano della collina materana (<a href="https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte</a>). Emilio Vesia è anche Presidente regionale per la Basilicata per la Confederazione Italiana Liberi Agricoltori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Emilio Vesia, lei e gli agricoltori della sua zona aderite alle filiere?</h2>
<p>«Si, lo facciamo. Un esempio di filiera a cui sui aderisce qui nella collina materana è quella di Pasta Armando. Ce ne sono anche altre che fanno poi capo a pastifici artigianali».</p>
<h2>Riuscite, con la filiera, ad avere remunerazioni migliori?</h2>
<p>«Sicuramente è positivo che il contratto di filiera consenta al cerealicoltore di avere un premio aggiuntivo, se il prodotto ha le caratteristiche richieste dal disciplinare. Il problema, però, è sempre lo stesso, ovvero che il prezzo di riferimento è quelle delle importazioni che arrivano dall&#8217;estero. Non si riesce, quindi, mai a coprire il valore del costo di produzione: questo è un tema su cui ci stiamo battendo da sempre. Questo valore dovrebbe essere certificato da Ismea e dovrebbe essere il prezzo di partenza, altrimenti anche il premio di 4-5 euro che la filiera garantisce (in caso di prodotto di qualità), non è conveniente per noi agricoltori. Insomma, il rischio della filiera non dovrebbe essere tutto sopportato dai produttori di granella, anche perchè il rispetto del disciplinare imposto dal contratto ha un suo costo&#8230; oltre al fatto che tutti i costi di produzione sono lievitati negli ultimi anni».</p>
<h2>Parliamo dei recenti aumenti di prezzo e delle notizie di siccità negli areali russo-ucraini: che effetto avranno?</h2>
<p>«Sono tanti anni che in questo periodo dell&#8217;anno, periodo di preparazione alle semine, ci sono movimenti di rialzo dei mercati&#8230;quasi a voler spingere i cerealicoltori a seminare: sembra quasi uno &#8220;specchietto per le allodole&#8221;. Forse destinato a garantire la produzione per il Made in Italy che non può, certo, mancare&#8230;</p>
<p>D&#8217;altra parte, con i prezzi che sono scesi in pochi anni a meno di 30 euro/ quintale dai 45 di pochi anni fa, gli agricoltori ci stanno riflettendo bene: non è sostenibile che il rischio ricada tutto sulle loro spalle, senza nessuna leva nè garanzia di remunerazione dei mezzi di produzione».</p>
<h2>CUN e Granaio Italia potranno portare un cambiamento?</h2>
<p>«Sono scettico: la nostra Confederazione è anche presente con un rappresentante nella CUN, ma non credo che possa essere determinante. Stessa cosa per Granaio Italia: i produttori si scontreranno sempre con gli interessi dei mulini e dei pastifici che vogliono mantenere i prezzi di approvvigionamento bassi, legati alle importazioni. Noi, invece, ci battiamo per un prezzo garantito, riferito al costo di produzione».</p>
<h2>Perchè i cerealicoltori non riescono a portare avanti i loro interessi?</h2>
<p>«Sicuramente i cerealicoltori non riescono a fare massa critica, non c&#8217;è coesione da parte di tutte le associazioni: purtroppo le associazioni maggioritarie non hanno rappresentato realmente gli interessi dei produttori per tanti anni&#8230;e questo problema sta venendo fuori. c&#8217;è malcontento nella base degli agricoltori. Se ci fosse la volontà da parte di tutti, anche in Italia ci sarebbe già un prezzo minimo garantito per la vendita di frumento; anche perché in Italia sono vietate le vendite sotto costo solo tra privati, ma non se una abominevole deroga viene applicata nel caso di prodotti conferiti a cooperative e OP».</p>
<p><em>Foto di Emilio Vesia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>LA BASILICATA COME LA SICILIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/basilicata-sicilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 07:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[matera]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=3631</guid>

					<description><![CDATA[<p>La difficile situazione del grano duro sulla collina materana: intervista ad un cerealicoltore locale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Basilicata come la Sicilia. L&#8217;areale lucano è tradizionalmente vocato alla produzione di grano duro, con oltre 100.000 ettari coltivati. Come la Sicilia, nella stagione 2023-24 ha sofferto una siccità molto intensa che ha portato a produzioni scarsissime.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3651" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-1-217x300.jpg" alt="basilicata sicilia" width="135" height="187" />Ce lo racconta Emilio Vesia (nella foto), cerealicoltore della collina materana, che abbiamo intervistato in questi giorni. Ci dichiara: «la mia non è una grande azienda, siamo sui 20 ettari. Nella scorsa stagione avrei potuto seminare qualche ettaro a grano duro, dovendo rispettare le rotazioni, ma ho preferito non farlo. Sono ormai due anni che non ne semino, considerata la redditività inesistente. Nella mia zona, comunque, per chi ha fatto grano l&#8217;annata è stata disastrosa&#8230;. In ogni caso, anche per i campi seminati a leguminose, la situazione è stata molto difficile: le colture in campo erano già seccate a febbraio, mentre per le semine primaverili, le piantine non sono neanche spuntate».</p>
<h2>Non è il solo ad abbandonare il grano duro qui in Basilicata&#8230;</h2>
<p>«Non sono il solo, anche altri stanno facendo questa scelta. Le assicuro, però, che per noi è una malattia non vedere i campi di grano: per noi il grano è storia, è cultura, significa davvero tanto. Io, come tanti altri agricoltori, faccio davvero fatica ad accettare questa situazione e non mi do pace. Non possiamo far morire una filiera per motivi che le istituzioni non vogliono realmente affrontare: le difficoltà economiche degli agricoltori, con costi alti e prezzi sempre più bassi, si sommano alle invasioni di grano estero nel periodo della trebbiatura. Si tratta di importazioni che il governo non può fermare, in nome del libero mercato»&#8230;</p>
<h2>Qual è la destinazione principale del vostro frumento duro?</h2>
<p>«Il grano lucano entra sia nella filiera pasta che in quella del pane: qui c&#8217;è largo uso di semola rimacinata per la panificazione. La pasta è quella pugliese: siamo vicini alla Puglia, dove Altamura è un punto strategico per la molitura del grano duro di provenienza italiana e estera. Si tratta di uno dei poli più importanti del Sud Italia che, in un giorno, molisce mediamente circa 40.000 quintali di grano duro. Insomma, la nostra granella viene ceduta a stoccatori e mulini pugliesi&#8230;mulini che, ormai, sono pieni di prodotto, soprattutto di importazione, e non accettano più nulla».</p>
<figure id="attachment_3653" aria-describedby="caption-attachment-3653" style="width: 245px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3653" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-300x224.jpg" alt="basilicata sicilia" width="245" height="183" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-300x224.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-1024x764.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-768x573.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-370x276.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-270x202.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-570x426.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-740x552.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-80x60.jpg 80w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3-1320x985.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/Emilio_Vesia_granoitaliano-3.jpg 1452w" sizes="auto, (max-width: 245px) 100vw, 245px" /><figcaption id="caption-attachment-3653" class="wp-caption-text">Emilio Vesia nei suoi campi di grano duro</figcaption></figure>
<h2>Cosa faranno i cerealicoltori lucani, allora, per la stagione 24-25?</h2>
<p>«A prescindere dalle scelte di semina, che sono sempre più difficili riguardo al frumento duro, il rischio concreto è che non si riesca proprio a seminare. Pensi che siamo ad inizio ottobre e sono ormai 18 mesi che nella Basilicata orientale non piove. In alta collina, di questi tempi, si è normalmente prossimi alla semina&#8230;ma i terreni non lo permettono ad oggi. Ci sono seri problemi con le piogge e il Ministero dell&#8217;Agricoltura (MASAF, n.d.a.) non ci concede lo stato di calamità, come ha fatto per la Sicilia.</p>
<p>La nostra è una regione ricca di acqua, con almeno 5 dighe, ad oggi con livelli bassissimi. Le nostre risorse sono destinate normalmente alle coltivazioni intensive del metapontino, soprattutto arboree. Le zone destinate alla cerealicoltura, comunque, sono per la stragrande maggioranza non irrigue.</p>
<p>In ogni caso, oltre alla carenza di piogge, abbiamo paura per le condizioni di mercato: per ricevere l&#8217;accoppiato abbiamo l&#8217;obbligo di seme certificato e, ad oggi, 1 quintale di seme costa a noi agricoltori dai 70 agli 80 euro. Ad inizio trebbiatura i prezzi partivano da 37-38 euro/quintale e adesso, nonostante le rese scarsissime, sono scesi a 32 euro/quintale. Bisogna poi considerare che i commercianti non garantiscono nemmeno quel prezzo, facendo scontare all&#8217;agricoltore i loro costi di stoccaggio e trasporto. Così, il prezzo pagato all&#8217;agricoltore scende anche a 25-27 euro/quintale».</p>
<p><em>Foto di Emilio Vesia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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