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	<title>mercato - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Sun, 17 May 2026 13:28:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>mercato - Grano Italiano</title>
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		<title>LA GRANARIA ASPETTA GODOT</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-granaria-aspetta-godot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:55:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stagnazione e invariati sul mercato di Milano</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-granaria-aspetta-godot/">LA GRANARIA ASPETTA GODOT</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la stagnazione dei consumi e la Granaria di Milano lo certifica limando le quotazioni del grano duro (scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/listino-granaria-21-aprile.pdf">listino granaria 21 aprile</a>), che restano sensibilmente inferiori a quelle della Cun (<a href="https://granoitaliano.eu/la-cun-toglie-qualche-euro-al-duro/" target="_blank" rel="noopener">leggi</a>). Una sforbiciata anche ai sottoprodotti, che erano cresciuti. Nel complesso, i molini lavorano poco e si sente. Si potrebbe dire che si aspetta la fine della guerra, ma è come aspettare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aspettando_Godot" target="_blank" rel="noopener">Godot</a>: nessun segnale dall&#8217;Iran, come dall&#8217;Ucraina, pare decisivo. Il raccolto europeo di grano tenero è dato in flessione dal Coceral come pure quello del duro, ma la siccità non è considerata un problema imminente dagli analisti. Va molto peggio agli Usa, con il grano duro rosso invernale particolarmente colpito. Stabile, per ora, il Canada, dove l<span dir="auto">a semina è appena iniziata e sembra diffondersi una certa disaffezione per il durum. In Europa, il mercato del grano duro potrebbe essere condizionato dal</span><span dir="auto">la Turchia che annuncia un raccolto abbondante.</p>
<p></span></p>
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		<title>QUANTO GRANO RAPPRESENTA LA CUN?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/quanto-grano-rappresenta-la-cun/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 08:09:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenico De Francesco solleva degli interrogativi, dati alla mano</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/quanto-grano-rappresenta-la-cun/">QUANTO GRANO RAPPRESENTA LA CUN?</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ha esordito la Cun e si potrebbe dire che la montagna ha partorito il topolino. Leggiamo tanti commenti sui social e il più tenero è che siamo di fronte all&#8217;ennesima presa in giro per gli agricoltori. Cerchiamo di capire cosa significhi: storicamente, la Cun è una vecchia idea del presidente di Granosalus, l&#8217;ex Senatore Saverio de Bonis, e lo spirito con cui fu proposta era di valorizzare il grano duro italiano rispetto all&#8217;import, introducendo dei criteri di valutazione del prodotto diversi da quelli convenzional9. L’enorme import extra Ue avveniva e avviene prevalentemente  da paesi come Canada , Kazakhstan e Russia, dove le semine avvengono in primavera ed il raccolto a ridosso dell&#8217;inverno, spesso presentano residui di glifosate  e micotossine come il DON in quantità rilevanti.</p>
<p>Eppure i rilievi di rito non hanno mai evidenziat0 contenuti residuali al di sopra dei termini di legge. Ma lo sanno tutti che il glifosate in quelle aree viene usato per controllare  l&#8217;eccessivo inerbimento dei campi e che l&#8217;elevata presenza di Don è dovuta alla persistente esposizione della granella a forti impatti di umidità. Senza contare la presenza di contaminanti come il  cadmio&#8230;</p>
<h2>Un vecchio progetto</h2>
<p>Andiamo oltre: il progetto di una commissione unica nazionale è stato da subito osteggiato e rimandato a data da destinarsi nel corso del tempo ma oggi finalmente debutta con politici e sindacati che a suon di fanfara se ne intestano la paternità e ne cantano le lodi, asserendo che finalmente abbiamo risolto il problema del mercato del grano duro&#8230; Francamente, non capiamo dove sia il vantaggio per il cerealicoltore: i criteri di valutazione con cui si stabiliscono i valori mercuriali medi del raccolto italiano sono scandalosi, oltraggiosi e vergognosamente offensivi per chi fa il nostro mestiere.</p>
<p>Perché? Perchè non compare un solo  criterio tossicologico ma soltanto criteri merceologici secondo le esigenze dei trasformatori. Fin qui uno direbbe &#8220;niente di nuovo&#8221;, nel senso che sono gli stessi criteri con cui hanno operato fino ad oggi le principali borse merci nazionali, ovvero contenuti proteici e peso specifici: gli stessi li ritroviamo nella Cun, ma con un distinguo.</p>
<h2>Le borse italiane quotano così</h2>
<p>Come sappiamo le principali borse merci italiane di riferimento per il grano duro sono quella di Bologna e di Foggia, dove viene quotato e scambiato  oltre il 50% della produzione nazionale. Logico che queste borse divengano il riferimento su tutto il territorio nazionale, salvo le isole o il nord.</p>
<p>La novità della Cun sta nell&#8217;aver inserito nel listino due qualità di riferimento  che fino ad oggi mai erano state prese in considerazione: il FINO ALTO PROTEICO con partenza 15% di proteine e il FINO PROTEICO, partenza 14% proteine , parametri non adottati  in nessuna borsa merci italiana fino ad oggi , le quali hanno sempre quotato nel corso degli anni riferendosi a un contenuto proteico per la categoria FINO del 12,50% a Foggia e del 13% a Bologna per poi passare al BUONO MERCANTILE con 12% proteine di Foggia  per scendere fino all 11,5% di Bari; chiudeva la categoria il  MERCANTILE dall&#8217;11% di Foggia al 10,50% di Bari&#8230; Insomma, due tipologie di grano duro nettamente diverse sui piano proteico ma anche su quello commerciale. Vediamo perché, ma partiamo dal mercato, quello stesso mercato su cui si muovono i mugnai.</p>
<h2>I canadesi quotano così</h2>
<p>I listini canadesi su PDQ individuano per il CWAD 1°, ovvero la fascia migliore per qualità del durum, un 13% di proteine; in Spagna abbiamo tre categorie e anche in tal caso si parte dal 13% di contenuto proteico per arrivare all&#8217;11% del terzo grado. Insomma, sui mercati che contano, di listini che abbiano come riferimento delle granelle ultra proteiche come nella nostra Cun non vi è traccia&#8230;</p>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: quanta granella iper proteica si produce in Italia da garantire scambi meritevoli di rilievi nazionali? Saremmo curiosi di vedere il volume di scambio di queste granelle, se la loro massa critica sia tale da influenzare l&#8217;intero mercato nazionale o se siamo di fronte ad un mercato di nicchia, prevalentemente appannaggio delle filiere che ad oggi riguardano appena il 10% della totale superficie seminata a grano duro in Italia, i cui risultati qualitativi spesso sono sotto le aspettative. Che dire? Attendiamo che la Commissione pubblichi i volumi di scambio.</p>
<h2>Il Crea e le proteine reali</h2>
<p>Anticipiamo però che, prendendo a riferimento le ricerche del CREA estando al monitoraggio del raccolto italiano dal 2008 al 2015 (secondo dati pubblicati da Agricolae e confermati dalle prove in campo degli anni successivi, che Granoitaliano.eu ha pubblicato), la massa critica del raccolto italiano non supera un contenuto proteico medio del 12,50%:  questo è il motivo per cui tutte le borse merci italiane fino ad oggi hanno adoperato metri di valutazione delle nostre granelle con contenuti proteici di partenza per il sud Italia a 12,50% di proteine e per il nord &#8211; riferimento Bologna &#8211; al 13% proteine.</p>
<p>Torniamo a domandare alla Cun: a quanto ammonta la produzione di grano duro italiano iperproteico ad oggi e come mai diventa oggetto di scambio commerciale su larga scala? Non vi è il rischio che questa esposizione, senza il supporto dei dati, influenzi le quotazioni delle categorie con contenuti proteici minori, in senso positivo e/o negativo?</p>
<h2>Una presa in giro?</h2>
<p>Si capisce allora perchè qualcuno si senta preso in giro: basta confrontare i listini delle borse con le quotazioni della Cun e non considerare le prime due categorie iperproteiche per accorgersi che le quotazioni del fino di Foggia si distinguono dal fino del centro Italia Cun di pochi centesimi, roba da copia-incolla. Se si vuole valorizzare il grano duro nazionale non si può presciendere dal mercato e non basta chiudere le borse merci. Sorprende poi che la Cun non abbia preso a riferimento  neanche i costi minimi di produzione divulgati da Ismea qualche mese fa, che restano ben al di sopra delle quotazioni Cun.</p>
<p>Come a dire fatta la festa gabbato lo santo&#8230; Non era questo che si aspettavano gli agricoltori da questo strumento e sarebbe bene ricordare a qualcuno che trasparenza e democrazia abbisognano di pluralismo: gli agricoltori non cadano dunque nell&#8217;inganno della soppressione delle borse di Foggia e Bologna. Anzi, il fatto che continuino a lavorare è una garanzia di trasparenza, in quanto si tratta di organismi pubblici che permetteranno di confrontare le quotazioni locali con quelle nazionali e capire dove realmente il mercato voglia e possa andare. Perché si vuole cancellare questa trasparenza?</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<item>
		<title>PRESSIONE RIBASSISTA SUL GRANO DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pressione-ribassista-sul-grano-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 23:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[globale]]></category>
		<category><![CDATA[import]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Produzione 2026 stimata a 37 milioni di tonnellate contro una domanda di 35,5. Canada, Europa e Nord Africa riducono la tensione sugli approvvigionamenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="48" data-end="257">La partita è complessa. L’IGC quantifica il raccolto di durum del 2026 pari a 37 mln t, a fronte di una domanda di 35,5 mln t, ma il tutto si gioca su tre fronti: Nord America (Canada), Nord Africa e Italia.</p>
<h2 data-start="259" data-end="308">Canada: produzione record e mercato rallentato</h2>
<p data-start="310" data-end="998">Il Canada ha avuto il secondo raccolto più grande di sempre: una produzione tra i 7,2 e i 7,5 mln t. Ed è qui che, per effetto del raccolto europeo e nordafricano, si è creato il problema. Attualmente il mercato canadese è “spento”: dei cinque borsini di riferimento, da alcune settimane a quotare sono solo due, il borsino dell’Alberta con circa 178,00 euro/t all’agricoltore e il borsino del sud-ovest Sask. a circa 171,00 euro/t, sempre all’agricoltore. Questi prezzi si riferiscono al primo grado; per gradi inferiori e grandi volumi si quota anche meno. Va considerato che l’81% del raccolto canadese è compreso tra il primo e il terzo grado, quindi granella di qualità medio-alta.</p>
<p data-start="1000" data-end="1296">L’export canadese per la campagna commerciale 2025/26 ammonterebbe a poco più di 5,5 mln t. Al 31 dicembre 2025 l’export canadese ammonta a 2,7 mln t, ovvero il 6% in meno dello scorso anno, e lo stock ammonta a 5,4 mln t, ovvero il 18% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.</p>
<p data-start="1298" data-end="1882">Le esportazioni vanno al rilento e i canadesi rischiano di riportarsi sulla prossima campagna commerciale 2026/27 quasi 2 mln t. Questi dati, se da un lato sono preoccupanti per i produttori, dall’altro lato sono rassicuranti per gli importatori, ovvero per Paesi come l’Algeria e l’Italia, i principali importatori di duro al mondo, confortati anche dalle buone disponibilità interne, visto il buon raccolto algerino ed europeo. Le prime stime di semina per il futuro raccolto 2027 indicano un calo del 7% rispetto al 2025, pari a 180 mila ettari, ma comunque su 2,4 mln di ettari.</p>
<p data-start="1884" data-end="2074">Attualmente, dai certificati di esportazione canadesi risulta che l’Italia ha acquistato dal Canada ben 553 kt, di cui 55 kt di primo grado, 432 kt di secondo grado e 46 kt di terzo grado.</p>
<h2 data-start="2076" data-end="2146">Europa e Italia: disponibilità interna e ruolo nell’import extra-UE</h2>
<p data-start="2148" data-end="2436">Il raccolto italiano 2025 è valutato 3,5 mln t, ma in tutta Europa si è registrato un raccolto sopra la media, stimato in circa 8,5 mln t, a fronte di una domanda di circa 10 mln t. Questo fa sì che l’Italia, per la maggior parte dell’industria, si approvvigionerà dal raccolto europeo.</p>
<p data-start="2438" data-end="3079">Dai certificati doganali si evince che ad oggi l’Europa ha importato circa 1 mln t di duro, nell’ordine: 600 kt dal Canada, 161 kt dal Kazakhstan, 132 kt dagli USA (qui occorre precisare che dai certificati di esportazione americani risultano partenze per l’Italia pari a 181 kt; evidentemente le nostre dogane non aggiornano ancora i dati), 50 KT dalla Turchia e 14 kt dall’Ucraina (su questa origine mi riservo qualche dubbio, vista l’incognita sul raccolto russo, il quale, da quanto gravato da dazi, si muove nell’ombra senza punti di riferimento, laddove l’Ucraina storicamente non è mai stata un importante produttore di grano duro).</p>
<p data-start="3081" data-end="3338">La buona disponibilità europea e acquisti mirati da parte dell’Italia ci confermano che siamo il vero attore dell’import extra-UE di grano duro: su 1 mln di import, ben 833 kt sono arrivati in casa nostra e stiamo contribuendo a frenare l’export canadese.</p>
<h2 data-start="3340" data-end="3379">Semine italiane e scelte agronomiche</h2>
<p data-start="3381" data-end="3783">L’Istat ha appena pubblicato le prime osservazioni sulle semine italiane a duro: ci sarebbe una contrazione dello 0,2% rispetto al 2025, quasi a testimoniare che gli agricoltori, pur insoddisfatti del prezzo attuale del duro, o per abitudine o per mancanza di alternative (molto più per il secondo motivo), continuano a investire su questa cultivar malgrado anche gli elevati costi dei mezzi tecnici.</p>
<p data-start="3785" data-end="4435">Giova ricordare, su questo punto, che, visto il delicato contesto, anche se il costo dei fertilizzanti è aumentato, pur gestendo la concimazione con parsimonia, non ha molto senso risparmiare strenuamente su questo passaggio agronomico, essenziale per avere una granella di qualità, particolare che inciderà non poco per la definizione del prezzo del prossimo raccolto. Altro passaggio fondamentale è il diserbo in post-emergenza: fatto in modo mirato sia nei tempi sia nelle tecniche, evita la dispersione dei fertilizzanti in favore delle infestanti e migliora la qualità della granella. Insomma, i prezzi bassi si combattono con la produttività.</p>
<h2 data-start="4437" data-end="4485">Nord Africa e Maghreb: meno domanda di import</h2>
<p data-start="4487" data-end="4829">Ma vediamo cosa avviene in Nord Africa. Dopo anni di siccità le rese dei raccolti dell’area del Maghreb sono tornate a salire, allentando così la domanda verso l’import, per cui l’Algeria, che è il primo importatore di duro al mondo insieme all’Italia, ha allentato la pressione sul raccolto canadese contribuendo a rallentare quell’export.</p>
<p data-start="4831" data-end="5186">Quindi sia il contesto europeo sia quello nordafricano hanno messo in difficoltà il raccolto di duro più grande al mondo, quello canadese, prevalentemente dedicato all’export. E se si ferma la domanda sul primo raccolto del mondo, tutto il mercato mondiale del duro ne risente: ecco spiegata la pressione ribassista su tutti i listini mondiali del duro.</p>
<h2 data-start="5188" data-end="5246">Situazione prezzi e semine nei principali Paesi europei</h2>
<p data-start="5248" data-end="5487">Intanto in Spagna il prezzo medio del duro è 240,00 euro a tonnellata, con previsione di semine al ribasso del 15%, e in Francia il prezzo del duro partenza porto è 235,00 euro a tonnellata, con previsione delle semine al ribasso del 2%.</p>
<p data-start="5489" data-end="5778">Situazione complessa in Grecia, con listini bassi (220/230,00 euro/t) e difficoltà del settore a investire sulla cultivar per mancanza di liquidità da parte degli agricoltori, visto il blocco dei fondi PAC per irregolarità interne. Difficile quantificare il volume prossimo delle semine.</p>
<h2 data-start="5780" data-end="5846">Turchia: produzione inferiore alle attese e impatto sull’export</h2>
<p data-start="5848" data-end="6132">In Turchia attualmente, al cambio, il primo grado di durum turco vale circa 280,00 euro/t centro stoccaggio, ma il raccolto è stato inferiore al previsto, con 3,6 mln di tonnellate a fronte di una stima iniziale di 4,3 mln t. Questo fa sì che ci sia poca disponibilità per l’export.</p>
<p data-start="6134" data-end="6457">Va ricordato che i turchi, dopo l’Italia, sono i secondi produttori di pasta al mondo e l’elevato costo del grano interno fa sì che molti industriali turchi integrino la disponibilità interna con miscela di grano tenero o di origine kazaka/russa per fare pasta e così liberare qualche partita verso l’Italia o il Maghreb.</p>
<h2 data-start="6459" data-end="6517">Stati Uniti: produzione, export e politiche commerciali</h2>
<p data-start="6519" data-end="6842">La produzione di duro americano è di circa 2,3 mln t. Contano di esportarne circa 600 mila t, a fronte di un import di 1,4 mln t; ad oggi hanno esportato 480 kt, esportazioni più toniche rispetto all’anno precedente. Le politiche trumpiane devono far bene all’export americano; i prezzi sono in linea con quelli canadesi.</p>
<h2 data-start="6844" data-end="6897">Desert Durum: una nicchia tra California e Arizona</h2>
<p data-start="6899" data-end="7292">Desert Durum. Questa produzione si ottiene nel deserto tra California e Arizona, essenzialmente in irrigazione. La produzione del 2025 è stata di 212.580 t, di cui 167.580 in Arizona e 45.000 in California. La produzione media per ettaro è stata di 7,5 t: una granella che per qualità è paragonabile al nostro “fino”, per caratteristiche alla produzione marchigiana in una stagione ottimale.</p>
<p data-start="7294" data-end="7593">Trattasi di un prodotto di nicchia che i residenti hanno saputo valorizzare dandogli un loro marchio, appunto Desert Durum, trasformandolo in pane e pasta di qualità, del tutto insufficiente a soddisfare la domanda interna; per cui in Italia, quando arriva, se arriva, trattasi di quantità infime.</p>
<p data-start="7595" data-end="7942">Quest’anno è previsto un aumento delle semine pari al 15%. Le condizioni di semina vengono prestabilite attraverso contratti di conferimento, poiché trattasi di una cultivar che va in rotazione con gli ortaggi o in alternativa al cotone. Il prezzo è leggermente superiore alle condizioni di mercato comune, ma non trattasi di cifre astronomiche.</p>
<h2 data-start="7944" data-end="7979">Conclusioni e prospettive future</h2>
<p data-start="7981" data-end="8451" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In definitiva, all’orizzonte non c’è nulla di edificante per il mercato del grano duro. Le semine, seppur in ribasso in tutti gli areali mondiali del durum, non fanno temere una débâcle produttiva e, salvo stravolgimenti climatici futuri, ad oggi le semine vernine godono di ottima salute. Il futuro potrebbe essere ancora più funesto; ovviamente c’è tanta strada da fare e, con il cambiamento climatico che viviamo, tra qualche mese potremmo parlare di scenari diversi.</p>
<p data-start="7981" data-end="8451" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<title>MERCATO DELLE MACCHINE TRA LUCI E OMBRE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/macchine-tra-luci-e-ombre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 23:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[EIMA]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[macchine]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[trattori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le vendite procedono a fatica ma EIMA International parte con grande impulso</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="178" data-end="688">La meccanizzazione agricola resta una leva strategica per la cerealicoltura italiana, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, mercati in ridefinizione e necessità di aumentare produttività e sostenibilità. <strong>Da un lato, il comparto delle macchine agricole registra segnali di ripresa, pur in modo non uniforme tra i diversi comparti; dall’altro, <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">EIMA International</span></span> 2026 parte con un boom di prenotazioni</strong> che conferma il ruolo centrale dell’innovazione tecnologica per il futuro dell’agricoltura e del frumento.</p>
<h2 data-start="695" data-end="769">Mercati agromeccanici: nuove geografie e riflessi per i cerealicoltori</h2>
<p data-start="771" data-end="1481"><strong>Il 2025 si chiude con segnali contrastanti per la meccanica agricola.</strong> Le variabili economiche e geopolitiche incidono negativamente sui mercati storici, mentre <strong>emergono nuove aree di crescita, come l’India, dove le vendite superano il milione di unità.</strong> Questo scenario impone ai cerealicoltori una riflessione sulle strategie di investimento in macchine e tecnologie, sempre più orientate all’efficienza operativa, alla riduzione dei costi e all’uso razionale degli input. Se pensiamo a questo obiettivo, allora la meccanizzazione diventa uno strumento chiave per affrontare le sfide della cerealicoltura moderna, dal contenimento dei costi energetici alla gestione di suoli e colture in condizioni climatiche sempre più variabili.</p>
<h2 data-start="1488" data-end="1565">EIMA International 2026: innovazione, prove in campo e visione strategica</h2>
<p data-start="1567" data-end="2171"><strong>Ma qual è la risposta del settore? Se guardiamo alle informazioni che ci giungo da EIMA International 2026, organizzato da FederUnacoma e in programma a Bologna dal 10 al 14 novembre, emerge come si tratti di un grande successo, con le richieste di spazio che hanno già superato la capienza del quartiere fieristico. </strong>L’impianto della fiera resta quello consolidato, con 14 settori di specializzazione e cinque Saloni tematici, affiancati da EIMA Extend ed EIMA Campus, oltre alle prove dinamiche e all’arena REAL dedicata a robot e automazione avanzata.</p>
<p data-start="2173" data-end="2687">Come ha spiegato Simona Rapastella, Direttore Generale di FederUnacoma, “la rassegna mantiene i suoi elementi distintivi ma evolve continuamente in termini di contenuti, di organizzazione degli spazi e dei servizi”. Un’evoluzione che passa anche dal nuovo padiglione 35 di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">BolognaFiere</span></span> e da un rafforzamento dei servizi e delle aree dimostrative.</p>
<p data-start="2689" data-end="3243">Il programma dei convegni, con circa 150 eventi, affronterà temi tecnici, politici ed economici di interesse diretto per i cerealicoltori. “Ciò consentirà di mettere a fuoco le problematiche e le politiche di settore su scala internazionale – ha aggiunto Rapastella – e questo è un aspetto molto qualificante per una rassegna che vede crescere costantemente il numero di operatori esteri, che accoglie delegazioni ufficiali ICE da più di 80 Paesi, e che ospita organismi di respiro internazionale come il Club of Bologna”.</p>
<p data-start="3245" data-end="3701" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La missione di EIMA resta chiara e fortemente legata al futuro delle colture cerealicole: “Il compito della meccanizzazione agricola è rendere possibili quelle strategie di produttività e sostenibilità che sono ormai vitali per il futuro del pianeta &#8211; ha concluso Rapastella &#8211; e la missione di EIMA è contribuire a tracciare le linee guida dello sviluppo agricolo, così come recita la campagna scelta per questa edizione: ‘Design the Agricultural Future’”.</p>
<p data-start="2232" data-end="3160" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="2232" data-end="3160" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>AGLI ALBORI DEL MERCATO SEMENTIERO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/agli-albori-del-mercato-sementiero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 23:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[sementi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia dei primi passi verso il mercato sementiero moderno a dal Prof. Tommaso Maggiore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7455" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-220x300.png" alt="" width="142" height="193" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-220x300.png 220w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-753x1024.png 753w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-768x1045.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-370x503.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-270x367.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-570x776.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-740x1007.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore.png 915w" sizes="(max-width: 142px) 100vw, 142px" />Uno dei problemi strutturali del miglioramento genetico vegetale è sempre stato il trasferimento dell’innovazione all’operatore agricolo. Nel caso del frumento, questo passaggio si è storicamente rivelato particolarmente complesso. Lo racconta a Grano Italiano il Prof. Tommaso Maggiore, Professore Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee (in quiescenza) e Accademico ordinario dei Georgofili, Firenze (nella foto). «Uno dei problemi più grandi» ci dice «è storicamente stato quello di trasferire l’innovazione dalla Ricerca all’agricoltore sul territorio». Il problema non era, quindi, solo quello di creare nuove varietà, ma di costruire i meccanismi che permettessero loro di arrivare in modo affidabile e controllato nei campi, con vantaggi di produttività e qualità.</p>
<h2></h2>
<h2>Trasferimento per prossimità</h2>
<p>Fino alla fine dell’Ottocento il sistema del trasferimento dell&#8217;innovazione in agricoltura funzionava per prossimità. Quando un agricoltore notava un materiale vegetale leggermente migliore dal vicino, cercava di procurarselo. Si trattava, quindi, di un trasferimento locale, lento, basato sull’osservazione diretta. Per questo «un materiale ritenuto superiore aveva bisogno di qualche decina di anni per occupare un territorio» ci dice Maggiore. Nel frumento e nei cereali in genere, più che in altre colture, le varietà restavano ancorate a specifici areali per lunghissimo tempo.</p>
<p>Le vecchie varietà italiane di frumento duro, ad esempio, occupavano territori ben definiti e non si spostavano da questi areali. In Sicilia, per citarne alcune, le varietà Timilie e Russello occupavano ciascuna la propria zona. «Nella sostanza, non si muoveva niente» e chi provava a innovare incontrava enormi difficoltà a diffondere i materiali. Quello cerealicolo, quindi, restava un mondo statico, chiuso, poco permeabile alle novità.</p>
<h2>I &#8220;sementaroli &#8220;nelle orticole</h2>
<p>Diversa era la situazione nel comparto orticolo. Qui, oltre allo scambio locale, nei mercati era presente la figura del cosiddetto &#8220;sementarolo&#8221;, in grado di portare semente acquistata altrove o fatta riprodurre in proprio . Fino agli anni &#8217;70 del Novecento, in alcune zone italiane si contavano migliaia di ettari dedicati alla produzione di seme orticolo, anche per l’estero. Nel Piacentino i sementaroli della Val d&#8217;Arda, o in Veneto i tombolani ossia quelli  del comune di Tombolo, per citare alcuni tra i più importanti, gruppi di produttori si erano specializzati nel riprodurre sementi (per  l’Italia e per l’estero) e nel portarle sui mercati. Alcuni avevano anche la possibilità di andare all’estero per recuperare materiale nuovo.</p>
<h2>Il passaggio verso un mercato strutturato</h2>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7465" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Sgaravatti_catalogo-221x300.jpg" alt="" width="105" height="142" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Sgaravatti_catalogo-221x300.jpg 221w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Sgaravatti_catalogo.jpg 236w" sizes="(max-width: 105px) 100vw, 105px" /><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7466" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Ingegnoli_catalogo-220x300.png" alt="" width="107" height="146" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Ingegnoli_catalogo-220x300.png 220w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Ingegnoli_catalogo-270x368.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Ingegnoli_catalogo.png 305w" sizes="(max-width: 107px) 100vw, 107px" />All’inizio del Novecento, poi, comparvero anche operatori particolarmente innovativi che contribuirono a trasformare la semente in un prodotto commerciale moderno. Non solo raccoglievano variabilità genetica, ma la rendevano disponibile su catalogo.</p>
<p>Nacquero, quindi, realtà come quella degli Ingegnoli a Milano  o di Sgaravatti a Padova o i venditori di sementi orticole dell’Agro Nocerino Sarnese che servivano il mercato nazionale inviando cataloghi direttamente a casa degli agricoltori. «Si sceglieva sul catalogo e, in base alle quantità richieste, gli venivano spedite singole bustine o sacchi di diverse dimensioni» ci dice Maggiore. Si tratta del primo vero passaggio verso un mercato sementiero strutturato.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Immagini gentilmente concesse dal Prof. Tommaso Maggiore</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>E LA PIOGGIA TORNO&#8217; SUL DURO&#8230;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pioggi-torno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 22:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto della stagione e dei primi raccolti in Basilicata, dove l’acqua è tornata a cadere</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p >Le notizie che giungono dai campi di frumento duro del Sud Italia non sono solo di siccità e carenza di risorsa idrica. Questa volta abbiamo raccolto le testimonianze degli areali lucani, dove i cerealicoltori sono convinti che quella in corso sia sicuramente un&#8217;annata migliore, dopo quella disastrosa del 23-24. Per il momento  la trebbiatura è ben avviata nella provincia di Matera, mentre è iniziata in piccola parte in quella di Potenza.  I primi commenti da parte degli agricoltori descrivono un andamento produttivo abbastanza soddisfacente, seppur discordante nelle performance, anche tra zone della stessa provincia.</p>
<h2 >La pioggia è tornata sul duro</h2>
<p >Guardando all&#8217;andamento meteorologico della stagione, la Basilicata non ha visto particolari picchi di fenomeni atmosferici e, in autunno e inverno, si è notata una certa uniformità in termini territoriali: in questo periodo sono mediamente caduti 200 mm di pioggia. La primavera, invece, si è rivelata più complessa,  con precipitazioni distribuite in modo meno uniforme, colpendo sempre nelle stesse zone e lasciandone asciutte altre. Le piogge primaverili, comunque, non sono andate oltre i 150 mm e il mese di maggio è stato particolarmente asciutto. Di certo, le riserve idriche del terreno sono ancora in deficit, segnate fortemente dalla siccità del 2024.</p>
<p >Il meteo, però, ha consentito di eseguire le operazioni colturali nella corretta fase fenologica, sin dalla semina. Anche gli interventi fungicidi sono stati eseguiti nelle finestre corrette. Molti si sono trovati costretti ad effettuare due interventi a causa delle ruggini che stavano prendendo il sopravvento.</p>
<h2 >Primi risultati soddisfacenti</h2>
<p >Le prime fasi della raccolta stanno portando a risultati di produttività piuttosto soddisfacenti, in particolare considerando quelli prossimi allo zero della scorsa annata. Gli areali più produttivi, dove in queste prime settimane si stanno concentrando le trebbie, stanno raggiungendo medie di 27-30 quintali/ ettaro. Si vedrà, poi, cosa succederà nelle zone di alta collina, normalmente meno produttive, in cui i raccolti inizieranno tra una decina di giorni.</p>
<p >Dal punto di vista dei prezzi, però, regna una grande depressione e si temono ulteriori ribassi, viste le rese discrete: ad oggi i prezzi sono sui 28 euro/ quintale, mentre chi fa filiera gode di un beneficio non superiore ai 2 euro/ quintale. Anche chi coltiva frumento in regime biologico non è contento, perchè i prezzi sono prossimi a quelli del prodotto in convenzionale. Molti produttori sono sconsolati: sono a rischio gli investimenti fatti di chi non ha mollato e, se il mercato prosegue con il trend negativo, si teme la chiusura di numerose attività.</p>
<h2 >La testimonianza dal campo</h2>
<p >La testimonianza dai campi ci viene da Emilio Vesia, agricoltore della collina materana, che quest&#8217;anno ha deciso di non seminare grano, dopo i pessimi risultati dell&#8217;anno scorso e la lunga siccità che ha colpito il meridione negli ultimi anni. A Grano italiano lascia il suo messaggio fortemente negativo, dando voce a tanti cerealicoltori del Sud Italia: ci dichiara, infatti, di non essere per nulla pentito della sua scelta di non seminare nell&#8217;autunno 2024; le sue attività sono ferme ormai da  due anni e la sua produzione è totalmente destinata all&#8217;autoconsumo. Il suo pensiero è condiviso da tanti colleghi dell&#8217;areale della collina materana, convinti che la cerealicoltura italiana stia attraversando il periodo più difficile degli ultimi anni.</p>
<p ><em>Seguono alcune foto dei campi della collina materana inviateci da Emilio Vesia.</em></p>

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<p>&nbsp;</p>
<p ><em>Foto di Emilio Vesia</em></p>
<p ><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
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		<title>MERCATO DEI CONCIMI: -80%</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/mercato-concimi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 09:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[NUE]]></category>
		<category><![CDATA[nutrient use efficiency]]></category>
		<category><![CDATA[piogge]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=4686</guid>

					<description><![CDATA[<p>Concimare in una annata anomala: gli alert degli esperti e dei tecnici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tempi duri per il mercato dei concimi e, mai come in questo momento storico, è fondamentale &#8220;concimare con la testa&#8221;: Diego Guarise, di ICL Italy srl Milano, ci avverte: «abbiamo registrato un calo dell&#8217;80% nelle vendite di concimi tra agosto e ottobre: gli agricoltori hanno deciso di non investire, abbattuti dai risultati pessimi della scorsa stagione. Mancando le risorse, si è andati a risparmiare sui concimi e sulla semente, aumentando le quote di reimpiego per quanto possibile, anche per chi è in filiera». L&#8217;annata, quindi, è partita molto male negli areali del Nord Italia per il frumento: le mancate concimazioni in presemina hanno indebolito le piantine, le copiose piogge hanno danneggiato i suoli e asfissiato la coltura.</p>
<p>«Se non si interviene tempestivamente con una concimazione azotata che risvegli la pianta e stimoli l&#8217;accestimento» avverte Diego Guarise, «il rischio è di perdere già alla partenza buona parte del raccolto in modo irreversibile. Molti agricoltori, visti gli aumenti dei prezzi dei concimi che si sono avuti da dicembre, con salti anche di 100€/tonnellata sugli azotati, erano molto freddi sugli acquisti fino a poche settimane fa. Adesso, con i listini del grano in crescita, per fortuna, ci si sta orientando su ordinativi più consoni ad una adeguata gestione colturale».</p>
<h2>Concimazione sostenibile nei cereali a paglia</h2>
<p>Nell&#8217;ambito di un quadro complesso come quello di questo inizio 2025, il webinar dello scorso 5 febbraio sulla <em>Concimazione sostenibile nei cereali a paglia</em>, organizzato dal Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati della Provincia di Rovigo, è stato un&#8217;occasione interessante per riflettere su una concimazione razionale, pensata e programmata, per renderla massimamente efficiente rispetto ai risultati della nostra coltura. Le riflessioni che presenteremo derivano dagli interventi di Pasqualino Simeoni, Vice Presidente del Collegio, e Stefano Tagliavini, Professore dell&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia  e Presidente del Gruppo Fertilizzanti Specialistici di Assofertilizzanti.</p>
<h2>Concimare in una annata anomala</h2>
<p>L&#8217;annata agraria in corso, infatti, almeno al Nord e in alcune aree del Centro e Sud Italia, ha presentato un autunno anomalo con eccessi di precipitazione, con semine dei cereali vernini spostate verso novembre e dicembre, seguendo i trend delle annate precedenti. Come confermato anche da Diego Guarise in apertura dell&#8217;articolo, la stima degli esperti è che le concimazioni si siano ridotte di almeno il 60% tra Settembre e Ottobre, specialmente al Nord, a causa dalla scarsa propensione degli agricoltori ad investire con prezzi del grano così ridotti, del maltempo, dell&#8217;impraticabilità dei campi e della concentrazione di semine di cereali in un periodo più breve. Tutto ciò ha portato anche ad una ridotta disponibilità di prodotti nelle rivendite di mezzi tecnici, di fronte ad una domanda di agricoltori ormai poco propensi alla programmazione.</p>
<p>Le tante piogge, poi, hanno dilavato l&#8217;azoto, le emergenze sono state poco vigorose con semine ritardate e freddo, e adesso la richiesta di azoto sul mercato è più forte. La mancata concimazione di fondo, infatti, ha messo a rischio le colture senza concedere quell&#8217;effetto starter che garantisce una certa solidità alle piante. In tutto ciò, il prezzo dei concimi è in aumento per  l motivazioni diverse, tra cui l’accresciuto costo delle materie prime energetiche, l&#8217;inverno più rigido e una serie di problematiche geopolitiche ben note legate alla guerra in Ucraina.</p>
<h2>Nutrient Use Efficiency in testa</h2>
<p>E&#8217; sempre più necessario, quindi, porre particolare attenzione alle scelte di concimazione, in termini di prodotti selezionati, di tempi di applicazione e di dosi impiegate: tutto ciò allo scopo di incrementare la massimo il NUE (Nutrient Use Efficiency), ovvero l&#8217;efficienza d&#8217;uso dei nutrienti che andiamo ad apportare alla coltura. Il consiglio degli esperti è quello di programmare con attenzione, perchè le variabili con cui l&#8217;agricoltore ha a che fare sono troppo numerose e, spesso, fuori controllo. La gestione della semente, della concimazione, delle lavorazioni e di tutti i mezzi tecnici impiegati va organizzata in modo sistematico, razionale e programmato. Solo questo può garantire un risultato produttivo finale di qualità e quantità.</p>
<p>L&#8217;aumentata efficienza d&#8217;uso dei nutrienti, inoltre, è una richiesta dell&#8217;Europa e del consumatore, perchè garantisce una maggiore sostenibilità ambientale. Allo stesso tempo, è una necessità primaria per gli obiettivi di ridurre i costi e aumentare i margini dell&#8217;impresa agricola. Nelle parole di Tagliavini, quindi, è bene che l&#8217;agricoltore non &#8220;guardi al costo del sacco ma ragioni sull&#8217;efficienza dei nutrienti che lo compongono&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>LA SICILIA CHE RIPARTE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/futuro-sicilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 23:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gerardo Diana ci racconta la sua esperienza dopo la difficile stagione 2023-24</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo tornati in Sicilia, dopo diverso tempo, in un periodo dell&#8217;anno che vede la conclusione della stagione delle semine di frumento e dei cereali autunno-vernini. Questa volta facciamo tappa in provincia di Catania, sulle pendici dell&#8217;Etna. Abbiamo parlato del futuro della Sicilia con con Gerardo Diana, cerealicoltore e agrumicoltore che gestisce una azienda con 30 anni di storia alle spalle. Gerardo Diana ci ha presentato una situazione ancora difficile per il frumento, invocando la necessità di dialogo tra gli operatori della filiera e dell&#8217;intervento delle istituzioni per porre le basi per un futuro più solido per la cerealicoltura siciliana.</p>
<h2>Gerardo Diana, quest&#8217;anno ha seminato frumento?</h2>
<p>«Per questa stagione ho deciso di seminare solo 25 ettari di grano duro, nell&#8217;ambito di una superficie a seminativi di circa 100 ettari: purtroppo ho operato una scelta di contrazione delle superfici destinate a grano per il timore che, anche quest&#8217;anno, non ci fosse stata pioggia a sufficienza. Poi, in effetti, le piogge sono arrivate&#8230;ma nella scorsa stagione, per la prima volta dal 1996, non abbiamo raccolto nulla in tutti i dedicati a frumento duro, nonostante avessimo concimato e diserbato.</p>
<p>Erano ormai due anni che non pioveva e le temperature erano molto elevate, anche a causa di venti caldi dal Sud: la situazione era drammatica. La poca acqua che avevamo a disposizione è stata destinata agli agrumeti che occupano circa 70 ettari: produciamo arancia rossa di Sicilia IGP per cui, considerata la nostra catena di distribuzione, dobbiamo garantire una certa qualità e pezzatura dei frutti e dobbiamo irrigare».</p>
<h2>Quali strumenti avete avuto a disposizione qui in Sicilia per ridurre i danni da siccità?</h2>
<p>«Purtroppo le polizze assicurative non erano una opzione: la siccità era ormai un evento certo, già ad inizio stagione, quindi non è stato possibile stipulare alcun contratto con le compagnie assicurative. Solo un provvedimento della Regione Sicilia ha offerto un contributo per dare ristoro agli agricoltori danneggiati: si parla di circa 100€ ad ettaro, un boccone di pane ma, almeno, è qualcosa. AGEA, ad esempio, non ha ancora versato il saldo dei premi spettanti a noi agricoltori della Sicilia: sarebbe ragionevole poterli versare velocemente, almeno nelle Regioni che hanno subito gravi danni come la Sicilia e l&#8217;Emilia Romagna (quest&#8217;ultima a causa delle alluvioni).</p>
<p>Purtroppo il sistema assicurativo, per come è strutturato al momento, non funziona. Anche Agricat non ha dato benefici&#8230;finora i contributi degli agricoltori sono stati versati ma non si sono ricevuti indennizzi. Dal punto di vista tecnologico, poi, le polizze parametriche non sono ancora diffuse ma potrebbero essere utili: se si considera il caso delle piogge, ad esempio, ormai esse si verificano in zone molto circoscritte e, nel raggio di pochi chilometri, le differenze negli eventi atmosferici sono rilevanti».</p>
<h2>Il mercato, poi, non ha aiutato&#8230;</h2>
<p>«Certamente&#8230;con i prezzi del grano così bassi non vale la pena neanche investire con irrigazioni di soccorso per salvare il raccolto, in particolare se si hanno altre colture irrigue a cui dedicare l&#8217;acqua, come è il mio caso con gli agrumi. Il valore del grano duro, anche quello da seme, è ancora molto basso: pensi che due anni fa vendevo il mio grano a 33 centesimi. Infatti, anche se il nostro mercato è considerabile una nicchia, è comunque correlato a quello del grano tenero e delle commodity. Inoltre, con i cambiamenti climatici che sono una realtà ormai tangibile, il nostro prodotto è coltivato anche al Nord con rese ben più elevate: bisogna fare i conti anche con questa evoluzione della competizione nella cerealicoltura».</p>
<p><em>L&#8217;intervista a Gerardo Diana proseguirà domani.</em></p>
<p><em>Foto di Gerardo Diana.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>IL GRANO ESTERO DANNEGGIA IL MERCATO CAMPANO (E NON SOLO)</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-grano-estero-danneggia-il-mercato-campano-e-non-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 22:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=2937</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche in Campania si sentono i dannni delle importazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver chiarito i costi e i ricavi per un agricoltore che nel 2024 ha raccolto grano nel suo terreno, grazie all’aiuto del cereagricoltore Angioletto Meninno, la nostra analisi sul raccolto in Campania si sposta sul versante commerciale.</p>
<h2><strong>Le navi di grano dalla Turchia</strong></h2>
<p>«Molti commercianti pugliesi comprano grano estero, lo fanno passare attraverso i propri magazzini, lo nazionalizzano, che è una cosa regolare che possono fare, e lo portano ai mulini. Ma in questo modo tu bruci il mercato locale», racconta l’ammassatrice Giovanna La Penna. Già, perché il grano estero – che arriva soprattutto quest’anno da Turchia, Grecia e Kazakistan – “droga” la produzione interna appiattendo i prezzi e mettendo in difficoltà gli agricoltori e la filiera locale.</p>
<p>«Lei si immagini che noi due anni fa (nel 2022, ndr) abbiamo venduto il grano a 50 euro, oggi lo stiamo vendendo a 28. I costi non sono cambiati, ma siamo passati da 50 euro a 28, è troppo», si lamenta Meninno.</p>
<h2><strong>L’incognita delle prossime annate</strong></h2>
<p>Una problematica, quella dei prezzi, che sta scoraggiando numerosi agricoltori dal continuare a coltivare grano nelle prossime annate.</p>
<p>«Allora, io le dico che il 30% degli agricoltori dalle mie parti probabilmente hanno intenzione di lasciare il terreno vuoto, non coltivato, per le prossime annate», dichiara Meninno, «lasciando vuoto almeno mettono i terreni a riposo. Si prendono i titoli che hanno dalla domanda PAC e per loro va bene così. Perché non ci riescono più con le spese.</p>
<p>«Le faccio un esempio, prendiamo un&#8217;azienda media, che può fare circa 10 ettari, prende 6 mila euro di domanda Agea. E allora mi prendo le 6 mila euro e i terreni lasciano vuoti, che tanto se li coltivo c’è il rischio che io vada in perdita», conclude Meninno.</p>
<p>«Noi siamo cereagricoltori per la maggiore», spiega La Penna, «però diciamo che se a livello commerciale facciamo dieci come numero, cinque sono cereali e cinque sono diventati prodotti alternativi, come coriandolo, trifoglio o semi di rapa. In questo mercato occorre anche diversificare».</p>
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<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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		<title>CAMPANIA: RACCOLTA E CAPRICCI DEL MERCATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/campania-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 22:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una testimonianza sul mercato post-raccolta direttamente dal territorio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver analizzato come è andata la campagna del frumento del 2024 sinora in Campania, attraverso la testimonianza dell’ammassatrice Giovanna La Penna di Sud Cereali S.r.l., cerchiamo di capire come è andato poi il mercato post-raccolta e su quali prezzi si è basato.</p>
<h2><strong>In Campania la siccità non si è sentita</strong></h2>
<p>«Le zone più in basso, verso il mare, hanno avuto maggiori problemi con la siccità. Nel nostro caso, però, abbiamo avuto una campagna non eccellente dal punto di vista del prezzo finale, ma sicuramente dal punto di vista del prodotto e delle quantità», racconta Angioletto Meninno, cereagricoltore operante nella zona intorno ad Avellino.</p>
<p>«La qualità è sempre stata eccellente», continua Meninno, «e anche per quanto riguarda le quantità sono andate abbastanza bene. Più o meno si è fatta una media che va dai 35 fino ai 40 quintali a ettaro».</p>
<h2><strong>Un prezzo finale che non basta</strong></h2>
<p>Anche per la Campania quello di cui ci si occupa maggiormente è il grano duro. E anche in questo caso il prezzo finale del prodotto non ha fatto sorridere gli agricoltori. «Se dovessi fare una media, a oggi si parte dai 28 fino ai circa 30 euro».</p>
<p>«Oggi non ci spieghiamo il perché, addirittura i mulini vogliono fare la speculazione di comprare a 29 euro, quando il grano non quota 29 euro», ribadisce La Penna.</p>
<p>Un prezzo che non basta a sopperire ai costi della raccolta.</p>
<p>«Chi fa l&#8217;agricoltore bene, cioè che è proprio del mestiere, all’incirca potrebbe spendere intorno ai 700-800 euro per ettaro, come media. Poi c&#8217;è chi spende anche fino a mille euro, anche 1.100. E c&#8217;è chi risparmia dove può e ne spende 500. Ma la media di noi cereagricoltori viaggia intorno agli 800 euro di costo per ettaro in una campagna. Quindi è essenziale avere una buona resa. Se tu fai oggi 25 quintali e li vendi a 30 euro, prendi 700 euro. Ma se ne hai spesi 800 hai lavorato per stare in perdita di 100 euro a ettaro», afferma Meninno.</p>
<p>La spiegazione per questo abbassamento dei prezzi rispetto all’inizio del raccolto potrebbe essere più immediata di quanto si creda.</p>
<p>L’analisi continuerà domani.</p>
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<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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