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	<title>prezzi - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 12:31:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>prezzi - Grano Italiano</title>
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		<title>«DOVREMO ANDARE OLTRE IL PREZZO»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dovremo-andare-oltre-il-prezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 22:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Forum tutto l'anno]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi di Impresa Persona Agroalimentare</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/dovremo-andare-oltre-il-prezzo/">«DOVREMO ANDARE OLTRE IL PREZZO»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Per alcuni anni il mercato del frumento è sembrato muoversi come un pendolo impazzito. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina, la corsa dei costi energetici, gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico: ogni nuovo evento ha spostato gli equilibri, alimentando una volatilità che sembrava destinata a non avere fine e portando, in alcuni momenti, a quotazioni impensabili fino a poco tempo prima. Oggi quel pendolo sembra rallentare. Gli stock mondiali tornano a crescere, l&#8217;offerta recupera terreno e i prezzi scendono. Potrebbe sembrare un ritorno alla normalità.</p>
<p class="p1">In realtà, forse, è l&#8217;inizio di una normalità nuova. È da questa constatazione che ha preso le mosse l&#8217;ultimo appuntamento di <b>Forum Tutto l&#8217;Anno</b>, il ciclo di approfondimenti promosso da <b>Impresa Persona Agroalimentare</b>, dedicato al tema <b><i>&#8220;Cosa fare in un periodo di prezzi bassi in agricoltura?&#8221;</i></b>, che ha attraversato diversi comparti, ma nel quale il caso dei cereali e del frumento ha assunto un peso particolarmente significativo, sia per la fase di mercato sia per le strategie concrete messe in campo dalle imprese.</p>
<p class="p1">Il confronto ha restituito una consapevolezza importante, ben sintetizzata dal professor <b>Angelo Frascarelli</b>, docente dell’Università degli Studi di Perugia: «I prezzi bassi non rappresentano necessariamente una parentesi, ma una nuova normalità con cui il settore dovrà imparare a confrontarsi. E se cambia la normalità, deve cambiare anche il nostro modo di fare impresa».</p>
<p class="p1">Nel caso del frumento i segnali sono particolarmente evidenti. Dopo una campagna produttiva positiva a livello mondiale, con raccolti abbondanti anche in aree chiave come il Canada per il grano duro, gli stock mondiali, europei e italiani si sono progressivamente ricostituiti. Il risultato è un mercato meno teso, nel quale il tradizionale differenziale di prezzo tra grano duro e grano tenero si è quasi annullato: oggi le due commodity viaggiano su livelli molto simili, una situazione insolita che racconta meglio di qualsiasi grafico quanto siano cambiati gli equilibri del settore. Il mais rappresenta, al momento, una delle poche eccezioni, sostenuto dalle tensioni climatiche che stanno interessando diverse aree europee.</p>
<p class="p1">«Negli ultimi anni i mercati agricoli hanno vissuto sulle montagne russe – ha sottolineato <b>Gianmaria Bettoni</b>, presidente di <b>Impresa Persona Agroalimentare</b>, introducendo l&#8217;incontro –. Per questo abbiamo scelto di partire dall&#8217;esperienza di chi opera sul campo, senza alimentare lamenti, facili illusioni o scorciatoie. Il primo passo è guardare la realtà per quella che è e provare a capire quali strade nuove possono essere percorse. In questa situazione, continuare ad aspettare un nuovo ciclo di prezzi elevati rischia di essere un esercizio sterile. La domanda che dovremmo porci è un&#8217;altra: come si crea reddito in un mercato di questo tipo?»</p>
<p class="p1">Per il comparto del frumento questo significa, prima di tutto, liberarsi dall&#8217;idea che la competitività possa dipendere esclusivamente dal prezzo. Il mercato è sempre più influenzato da fattori che nessun imprenditore può controllare: gli equilibri geopolitici, gli eventi climatici, la speculazione finanziaria. Basti pensare che già oggi gli analisti guardano con attenzione ai possibili effetti di El Niño nel 2027, il fenomeno climatico legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico che potrebbe incidere sulle produzioni agricole mondiali. Per questo conoscere il mercato, leggere i dati e interpretare ciò che accade nel mondo diventa una competenza imprenditoriale importante quanto saper produrre bene. «Proprio perché questi fattori sfuggono al controllo delle imprese, diventa ancora più importante concentrare l&#8217;attenzione su ciò che possiamo governare direttamente, a partire dall&#8217;organizzazione», ha rimarcato Bettoni.</p>
<p class="p1">Quando il prezzo perde forza acquistano valore tutte quelle scelte che dipendono direttamente dall&#8217;imprenditore: gestione, aggregazione, costruzione di rapporti stabili lungo la filiera, condivisione degli obiettivi con chi trasforma il prodotto. Non è un caso che oggi i contratti di filiera e una maggiore programmazione produttiva tornino a essere temi centrali per cercare di trasformare una parte dell&#8217;incertezza del mercato in una prospettiva di crescita. Le esperienze raccontate durante il Forum hanno mostrato che questa strada è già percorribile. C&#8217;è chi ha scelto di orientare la produzione verso colture e varietà più richieste dal mercato, chi ha costruito contratti pluriennali con l&#8217;industria, chi ha imparato a frazionare l&#8217;immissione del prodotto per cogliere le opportunità offerte dai diversi momenti del mercato e chi ha investito nella differenziazione attraverso cereali destinati a nicchie specifiche, filiere certificate e rapporti consolidati con pochi clienti.</p>
<p class="p1">“Si tratta di esperienze diverse – ha sottolineato il Presidente di IPAgro -, ma accomunate dalla stessa convinzione: il valore non nasce dall&#8217;improvvisazione, ma dalla capacità di programmare».</p>
<p class="p1">L&#8217;altra grande sfida riguarda proprio la differenziazione. Se competere soltanto sul prezzo significa misurarsi con realtà che dispongono di costi inferiori e tipi di economie difficilmente replicabili, il frumento italiano deve continuare a distinguersi per ciò che meglio lo caratterizza: qualità, tracciabilità, sostenibilità, identità produttiva e capacità di rispondere alle esigenze dell&#8217;industria di trasformazione. La qualità non può essere solo uno slogan ma deve essere effettivo valore aggiunto da valorizzare. C&#8217;è poi un investimento che durante il dibattito è emerso come decisivo e che troppo spesso viene sottovalutato: la conoscenza. «Oggi fare impresa agricola significa anche comprendere come si muovono i mercati internazionali, interpretare i dati, leggere i segnali che arrivano dalla domanda e anticipare, per quanto possibile, le dinamiche che influenzeranno una campagna produttiva.<span class="Apple-converted-space">  </span>– ha proseguito Bettoni -.</p>
<p class="p1">La competitività non nasce soltanto in campo, ma anche dalla capacità di interpretare ciò che accade fuori dal campo e in questo la cultura del dato è ormai essenziale». Anche la politica, come ha ricordato Angelo Frascarelli nelle conclusioni, non dispone di soluzioni miracolose: può favorire organizzazione, cooperazione, contratti di filiera, trasparenza e differenziazione, ma il protagonismo resta nelle mani degli imprenditori. Il futuro del frumento italiano non dipenderà dalla speranza che i prezzi tornino quelli di ieri, ma dalla capacità di costruire imprese più consapevoli. Perché le stagioni dei mercati passano ma la capacità di innovare, organizzarsi e fare sistema, invece, resta.</p>
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		<title>MANTOVA DICE ADDIO AL DURO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/mantova-dice-addio-al-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 22:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Denuncia della sezione cereali di Confagricoltura</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Confagricoltura Mantova analizza prezzi e costi del grano duro. L’ultimo listino della nuova Cun grano duro quota il frumento duro (fino) tra i 255 e i 260 €/t. Nello stesso periodo del 2024 lo stesso prodotto &#8211; fanno notare i mantovani &#8211; valeva 313-318 €/t, per non parlare del 2022, quando si toccarono anche i 530-535 €/t. Un crollo dunque di oltre il 50%, in meno di cinque anni.</p>
<p>Con una resa compresa tra le 6 e le 8 t/ha, e un costo produttivo che si aggira circa sui 300 €/t (dato Ismea, in aumento di oltre il 10% rispetto allo scorso anno), la marginalità della coltura viene completamente erosa, con i produttori che si trovano a lavorare in perdita. «Se una semente di grano tenero – analizza Pietro Marocchi, presidente della sezione cereali di Confagricoltura Mantova – costa in media 0,80 €/kg, per una di grano duro servono 1,10/1,20 €/kg. Senza contare che, in caso di pioggia, gli interventi fungicidi sono almeno due. È una coltura più delicata, con costi più alti.</p>
<p>Questo è il motivo per cui, nel mantovano, si è decisamente persa negli ultimi anni». Nel 2023, in provincia di Mantova, erano 11.248 gli ettari coltivati a grano duro (dato Istat), mentre nel 2025 sono scesi a 6.427. «L’industria molitoria mantovana – prosegue Marocchi – lavora perlopiù grano tenero, la richiesta di mercato va in quella direzione. Alla coltura mancano sostegni accoppiati, tipo quelli istituiti per soia o barbabietola».<b></b></p>
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			</item>
		<item>
		<title>LA GUERRA AIUTA IL TENERO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-guerra-aiuta-il-tenero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 12:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fiamme nel Golfo e i prezzi del tenero si risvegliano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Cresce il frumento tenero, anche se la domanda non è brillante. Un operatore dice che la quotazione aumenta «per simpatia» con quella del mais, che effettivamente a Milano ha guadagnato posizioni, nella seduta del 21 luglio. Sarebbe stato un giorno come gli altri se il Golfo non avesse infiammato nuovamente l&#8217;estate dei mercati. La ripresa delle ostilità ha chiuso nuovamente le vie d&#8217;acqua e gli operatori prevedono che per almeno un mese o addirittura un mese e mezzo le quotazioni dei cereali saranno destinate a crescere o comunque a non calare, malgrado i raccolti del frumento siano tutt&#8217;altro che scarsi. Ci sono problemi di qualità in Europa, è vero, ma a dettar legge adesso è la logistica: se e quando le navi riusciranno ad attraccare nei nostri porti, allora i prezzi torneranno a raffreddarsi.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Da mercoledì, quindi, è allarme guerra nelle borse e ciò darà la possibilità di spuntare qualche euro in più. Non che si parli di grandi affari: la domanda resta debole, perché è debole quella della Gdo, a sua volta condizionata dai consumatori impauriti dalla congiuntura. Tant&#8217;è vero che i sottoprodotti non hanno brillato. Anche il duro, che a Milano è quotato ormai franco partenza, resta in stallo: segno che i molini non comprano.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/listino-della-Granaria-del-21-luglio-2026.pdf">listino della Granaria del 21 luglio 2026</a></div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">Mercato rialzista</h2>
<div dir="ltr">Sul mercato globale la tendenza è al rialzo. I mercati risentono infatti delle interruzioni delle spedizioni nel Mar Nero, delle minori aspettative di produzione europea per il caldo e della percezione di una contrazione delle scorte finali globali, sebbene i risultati iniziali favorevoli del raccolto in Russia e nell&#8217;Ucraina orientale continuino a limitare i rialzi. Le restrizioni attraverso il Canale del Don-Azov e lo Stretto di Kerch hanno aggiunto un rischio logistico. Il rapporto IGC di luglio ha lasciato la produzione globale di grano invariata intorno agli 821 milioni di tonnellate e le scorte finali leggermente in calo intorno ai 279 milioni di tonnellate.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>SERVE UN ACCORDO A TRE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/serve-un-accordo-a-tre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 22:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[marche]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna cerealicola 2025-2026 nelle Marche registra buone rese e qualità soddisfacente del grano duro. Tuttavia, la redditività delle aziende resta compromessa dai prezzi troppo bassi.  Intervista con Alessandro Alessandrini.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro Alessandrini (Confagricoltura Marche) propone un approccio interprofessionale per affrontare il tema del prezzo del grano.</p>
<p>La campagna di raccolta del frumento nelle Marche si chiude con un bilancio positivo dal punto di vista produttivo. Le rese sono risultate generalmente buone e anche la qualità della granella si è mantenuta su livelli soddisfacenti nella maggior parte degli areali regionali. Tuttavia, il buon andamento agronomico non è bastato a restituire serenità alle aziende cerealicole. Ancora una volta è il prezzo del grano a rappresentare il principale elemento di criticità.<br />
Il divario tra costi di produzione e quotazioni di mercato continua infatti a comprimere i margini economici delle imprese agricole. Una situazione che interessa buona parte della cerealicoltura italiana e che nelle Marche assume particolare rilevanza, dove molte aziende registrano produzioni medie che non consentono di compensare l&#8217;aumento dei costi sostenuti negli ultimi anni.<br />
A fare il punto è Alessandro Alessandrini, direttore regionale di Confagricoltura Marche e agricoltore, che oltre a rappresentare gli imprenditori agricoli vive direttamente le problematiche della coltivazione del frumento.</p>
<h2>Una campagna positiva sotto il profilo agronomico</h2>
<p>Nella sua azienda agricola di circa 30 ettari, situata nel comune di Osimo, in provincia di Ancona, Alessandro Alessandrini coltiva principalmente grano duro ed erba medica. La stagione appena conclusa viene giudicata favorevole, soprattutto per l&#8217;equilibrio tra quantità prodotte e qualità della granella.<br />
«Nella mia azienda coltivo grano duro ed erba medica. La stagione appena terminata ha consentito di ottenere produzioni soddisfacenti sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo», spiega.<br />
Il giudizio positivo riguarda, con le dovute differenze territoriali, l&#8217;intera regione. Le condizioni climatiche hanno infatti permesso uno sviluppo generalmente regolare delle colture, pur con inevitabili differenze tra gli areali più vocati e quelli che hanno risentito maggiormente dell&#8217;andamento meteorologico.<br />
«Qualche zona ha prodotto di più, altre si sono mantenute nella media, ma nel complesso la campagna cerealicola 2025-2026 nelle Marche può essere considerata positiva», sottolinea Alessandrini.<br />
Il risultato conferma come una corretta gestione agronomica, unita a condizioni climatiche favorevoli nelle fasi decisive del ciclo colturale, possa ancora garantire produzioni di buon livello.</p>
<h2>Le rese non bastano a garantire il reddito</h2>
<p>Se dal punto di vista produttivo il bilancio è incoraggiante, sul piano economico la situazione cambia radicalmente.<br />
Il problema principale rimane infatti la remunerazione del grano duro, giudicata insufficiente a coprire i costi di coltivazione. L&#8217;incremento dei costi tecnici degli ultimi anni, dalla concimazione ai carburanti, fino alle lavorazioni meccaniche, continua infatti a incidere pesantemente sui conti aziendali.<br />
«Il problema rimane la bassa remunerazione del prodotto, che non copre i costi di produzione», osserva Alessandrini.<br />
Le aziende che hanno ottenuto rese particolarmente elevate riescono almeno a limitare le perdite, ma rappresentano una minoranza.<br />
«Qualche agricoltore è riuscito a raccogliere anche 80 quintali per ettaro e in questo modo ha contenuto le perdite. La maggior parte delle aziende marchigiane, però, si attesta intorno ai 50 quintali per ettaro e continua a lavorare praticamente in perdita.»<br />
Il tema della redditività resta quindi centrale. Anche in presenza di produzioni soddisfacenti, il prezzo del grano continua a non riconoscere il valore del lavoro agricolo e degli investimenti necessari per ottenere produzioni di qualità.</p>
<h2>Prezzi del grano: il mercato continua a non premiare i produttori</h2>
<p>La situazione marchigiana riflette una dinamica che interessa gran parte della cerealicoltura nazionale. Negli ultimi anni i prezzi hanno mostrato una crescente volatilità, influenzata dagli equilibri internazionali, dall&#8217;andamento delle produzioni mondiali e dalle importazioni.<br />
Per gli agricoltori diventa sempre più difficile programmare gli investimenti quando il prezzo finale non consente di coprire i costi sostenuti.<br />
Secondo Alessandrini, gli interventi pubblici adottati finora hanno avuto effetti limitati.<br />
«Le misure messe in campo sia dal Governo sia dalle Regioni sono utili, ma rappresentano soltanto interventi tampone. Il vero problema del prezzo del grano rimane irrisolto.»<br />
Il rischio, evidenzia, è quello di assistere a una progressiva riduzione delle superfici coltivate a cereali, con conseguenze sull&#8217;autosufficienza produttiva nazionale e sulla tenuta economica delle aree interne.</p>
<h2>CUN: uno strumento che non convince</h2>
<p>Tra i temi affrontati dal direttore di Confagricoltura Marche c&#8217;è anche il ruolo della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro.<br />
Il giudizio espresso è netto.<br />
«La CUN non serve a migliorare i prezzi e, anzi, ha creato aspettative che poi sono state deluse.»<br />
Secondo Alessandrini, l&#8217;idea che la Commissione potesse regolare il mercato si è rivelata irrealistica.<br />
«Si era diffusa l&#8217;illusione che la CUN avrebbe regolato il mercato attraverso l&#8217;individuazione di un prezzo minimo. Ma in un mercato libero è difficile pensare che un prezzo possa essere fissato per legge.»<br />
La critica non riguarda soltanto il funzionamento dello strumento, ma anche la rappresentatività dei soggetti coinvolti nella formazione delle quotazioni.</p>
<h2>Una filiera incompleta nella formazione del prezzo</h2>
<p>Prima dell&#8217;istituzione della CUN, ricorda Alessandrini, le principali piazze di riferimento come Bologna e Foggia vedevano la partecipazione di tutti gli operatori della filiera.<br />
Agricoltori, commercianti, stoccatori, molini e altri soggetti contribuivano infatti alla formazione del prezzo, portando ciascuno il proprio punto di vista.<br />
Oggi, invece, secondo Alessandrini questo equilibrio si sarebbe modificato.<br />
«Nella CUN sono rappresentati soprattutto agricoltori e pastifici. Ma gli agricoltori, nella maggior parte dei casi, non hanno più il possesso materiale del grano perché lo hanno già conferito a cooperative, consorzi o raccoglitori.»<br />
Un aspetto che, a suo giudizio, rende più complessa una corretta valutazione del mercato reale.<br />
A questo si aggiunge il fatto che tra il produttore agricolo e l&#8217;industria della trasformazione intervengono ulteriori costi, come trasporto, movimentazione e stoccaggio, che spesso non trovano un adeguato riconoscimento economico.</p>
<h2>Dal grano alla pasta: una filiera complessa</h2>
<p>Un altro elemento evidenziato riguarda il valore aggiunto che si crea lungo la filiera.<br />
Il grano duro, ricorda Alessandrini, affronta infatti un doppio processo di trasformazione: prima diventa semola e successivamente pasta.<br />
«Per ottenere una buona pasta serve certamente un buon grano, ma questo da solo non basta. Anche la fase industriale ha un ruolo determinante e non tutti i pastifici lavorano allo stesso modo».<br />
Il richiamo è alla necessità di considerare l&#8217;intera filiera nella distribuzione del valore economico, evitando che il peso delle oscillazioni di mercato ricada quasi esclusivamente sulla fase agricola.</p>
<h2>Più dialogo tra produttori, industria e distribuzione</h2>
<p>Per superare le attuali difficoltà Alessandrini propone un cambio di approccio.<br />
Più che rafforzare i tradizionali contratti di filiera, ritiene opportuno costruire un vero accordo interprofessionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalla produzione agricola fino alla grande distribuzione organizzata.<br />
«Serve un accordo interprofessionale che coinvolga produttori, industria e GDO. Ognuno dovrebbe assumersi responsabilità precise, con vantaggi ma anche obblighi».<br />
Secondo Alessandrini il confronto tra le diverse componenti della filiera potrebbe favorire una maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del valore.<br />
«Non ha senso continuare a farci la guerra tra noi agricoltori e fra agricoltori e pastifici. Alla fine l&#8217;obiettivo comune è vendere la pasta».</p>
<h2>Politiche strutturali per il futuro della cerealicoltura</h2>
<p>Il messaggio conclusivo guarda alle istituzioni.<br />
Gli interventi emergenziali possono offrire un sostegno temporaneo alle imprese agricole, ma non risolvono il problema della sostenibilità economica della coltivazione del grano.<br />
Per questo Alessandrini auspica politiche di lungo periodo capaci di valorizzare realmente il ruolo dei produttori all&#8217;interno della filiera cerealicola.<br />
La campagna cerealicola 2025-2026 dimostra che gli agricoltori marchigiani possiedono competenze tecniche e capacità produttive per ottenere raccolti di qualità. Tuttavia, senza un mercato in grado di riconoscere il giusto valore economico al frumento, anche le annate migliori rischiano di trasformarsi in un&#8217;occasione mancata.<br />
Il futuro della cerealicoltura passa quindi non solo dall&#8217;innovazione agronomica, ma anche dalla costruzione di una filiera più equilibrata, trasparente e capace di garantire reddito alle imprese agricole che rappresentano il primo anello della produzione alimentare.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL TAVOLIERE FA I CONTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-tavoliere-fa-i-conti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 22:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[conti]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[redditività]]></category>
		<category><![CDATA[rese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Tavoliere il grano duro resta centrale ma costi, rese e prezzi mettono in discussione la redditività delle aziende.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/il-tavoliere-fa-i-conti/">IL TAVOLIERE FA I CONTI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sostenibilità economica del grano duro nel Tavoliere delle Puglie è sempre più fragile. A metterlo in evidenza è un’analisi di Gaetano Locci, pubblicata su Georgofili.info, che fotografa una situazione ormai nota a molti cerealicoltori: la coltura resta strategica per il territorio e per la filiera della pasta, ma il rapporto tra costi di produzione e ricavi appare sempre più squilibrato.</p>
<p>Il Tavoliere è storicamente una delle aree più vocate alla produzione di grano duro di qualità. Proprio qui, però, l’aumento dei costi aziendali e la dinamica dei prezzi riconosciuti agli agricoltori stanno rendendo sempre più difficile garantire reddito alle imprese. Come ricorda l’articolo, il rischio è che una coltura simbolo del Mezzogiorno diventi economicamente poco sostenibile anche in territori dove ha radici profonde.</p>
<h2>Costi oltre le stime</h2>
<p>Uno dei punti centrali riguarda il costo reale di produzione. Le stime comunemente adottate per il comparto cerealicolo pugliese indicano un intervallo medio tra 1.150 e 1.300 euro per ettaro. Tuttavia, secondo l’analisi, nelle condizioni operative attuali il costo effettivo può arrivare a circa 1.500 euro per ettaro, soprattutto per effetto dell’aumento di carburanti, fertilizzanti e altri mezzi tecnici.</p>
<p>Questo dato cambia radicalmente la lettura della redditività. Con una resa media indicata intorno a 35 quintali per ettaro, i ricavi lordi risultano insufficienti nella maggior parte degli scenari di prezzo. A 20 euro al quintale, il ricavo è di 700 euro per ettaro; a 25 euro sale a 875 euro; a 28 euro arriva a 980 euro. Anche ipotizzando 40 euro al quintale, il ricavo lordo si ferma a 1.400 euro per ettaro, quindi ancora vicino o inferiore al costo effettivo indicato.</p>
<h2>Il pareggio è lontano</h2>
<p>La conseguenza è chiara: ai livelli medi di resa del Tavoliere, il prezzo necessario per coprire interamente i costi dovrebbe essere ben più alto, oppure dovrebbero crescere in modo stabile le rese produttive. Ma questa seconda condizione non è scontata. Locci osserva che rese di 40 quintali per ettaro sono più frequenti in alcune aree del Centro Italia mentre risultano più difficili da raggiungere con continuità nelle regioni meridionali, dove pesano maggiormente stress climatici e variabilità produttiva.</p>
<p>Qui emerge uno dei paradossi più rilevanti: proprio le condizioni pedoclimatiche del Sud, pur rendendo più incerta la produttività, contribuiscono a dare ai grani meridionali caratteristiche qualitative apprezzate dall’industria. Questo valore, però, secondo l’analisi, non viene sempre riconosciuto in modo adeguato dal mercato.</p>
<h2>Prezzi e costi scollegati</h2>
<p>Un altro nodo riguarda la formazione del prezzo. L’articolo richiama il ruolo della Commissione Unica Nazionale e segnala che tra i parametri utilizzati vi sono le elaborazioni Ismea sui costi di produzione. La criticità evidenziata dagli operatori è che le stime considerate farebbero riferimento alla parte più bassa del range, intorno a 1.150 euro per ettaro, senza rappresentare pienamente l’aumento dei costi sostenuti dalle aziende negli ultimi anni.</p>
<p>Da qui deriva una distanza crescente tra prezzo riconosciuto e struttura reale dei costi. Il risultato, scrive Locci, è una «progressiva erosione della redditività» delle imprese cerealicole.</p>
<h2>Qualità non sempre premiata</h2>
<p>La questione riguarda anche i contratti di filiera. Negli ultimi anni molti agricoltori hanno aderito a strumenti che prevedono premi legati al contenuto proteico del grano duro. Tuttavia, le condizioni climatiche della corrente campagna agraria hanno limitato l’accumulo di proteine nelle cariossidi. Di conseguenza, alcune aziende rischiano di non raggiungere le soglie previste dai disciplinari, pur avendo sostenuto costi aggiuntivi per la fertilizzazione azotata.</p>
<p>A questo si aggiunge un tema più ampio: il mancato riconoscimento economico delle garanzie qualitative e sanitarie del grano duro nazionale, che l’articolo indica come superiori rispetto a molte produzioni di importazione.</p>
<h2>Il rischio sostituzione</h2>
<p>Se il grano duro non remunera, le aziende iniziano a valutare alternative. Tra queste, l’orzo viene indicato come una coltura potenzialmente più interessante per costi inferiori, rese generalmente più elevate, minori costi del seme e minore esposizione alle oscillazioni del mercato del duro.</p>
<p>Il rischio, nel medio periodo, è una riduzione delle superfici coltivate a grano duro nel Mezzogiorno. Per evitarlo, secondo l’analisi pubblicata su Georgofili.info, servono rilevazioni più aggiornate dei costi, meccanismi di prezzo più aderenti alla realtà aziendale e una valorizzazione economica più forte della qualità del grano duro italiano. In caso contrario, la contrazione della produzione nazionale potrebbe diventare un problema non solo agricolo, ma anche economico e strategico per l’intera filiera della pasta.</p>
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		<title>RIBASSO STABILE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ribasso-stabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sta ragionando sul contenuto proteico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Secondo la Cun il mercato del grano duro è stabile. In realtà, man mano che arrivano i dati del raccolto &#8211; un buon raccolto &#8211; il valore del prodotto nazionale perde terreno. Questa settimana è capitato al grano del centro Italia, come potete vedere dal listino. Qualche indicazione di quel che sta succedendo la ricaviamo dai verbali della seduta del 6 luglio: gli stoccatori del Nord-Italia hanno chiesto di ridurre il peso specifico minimo dei prodotti fino alto proteico, fino proteico e fino dall’attuale 81 kg/hl a un valore di 80 kg/hl, in quanto l’attuale limite fissato a 81 kg/hl rischia di declassare partite di ottima qualità e con elevato contenuto proteico. Altri hanno chiesto di fare lo stesso per il Centro-Italia in modo tale da avere una griglia uniforme tra tutti gli areali. L’industria si è pronunciata contro questa modifica, anche se per il Centro si sono registrate aperture all’idea di riportare il contenuto proteico minimo del grano duro fino di produzione CentroItalia al 13%. Se ne riparlerà.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9698" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026.jpg" alt="" width="1554" height="1671" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026.jpg 1554w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-279x300.jpg 279w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-952x1024.jpg 952w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-768x826.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-1428x1536.jpg 1428w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-370x398.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-270x290.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-570x613.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-740x796.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-1320x1419.jpg 1320w" sizes="(max-width: 1554px) 100vw, 1554px" /></p>
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		<title>DIECI SECONDI PER SALVARE IL GRANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dieci-secondi-per-salvare-il-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 22:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un agricoltore avanza una proposta semplice ed efficace</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3"><b data-path-to-node="3" data-index-in-node="0">Dieci secondi…</b> sembra il titolo di un film, eppure è esattamente il tempo che noi produttori di grano duro chiediamo ai consumatori.</p>
<p data-path-to-node="4">Dieci secondi è il tempo che un consumatore impiega per trovare il riquadro sulla confezione di pasta ove è riportata <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="118">l&#8217;origine</b> del grano duro con cui è fatta quella pasta. Dieci secondi è il tempo per verificare se la pasta che si <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="232">sta</b> acquistando è fatta con grano duro 100% italiano o di altra provenienza e, dopo aver appurato ciò, decidere se acquistarla o no.</p>
<p data-path-to-node="5">Il comparto del grano duro vive una profonda crisi reddituale. Quella che è la regina delle nostre <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="99">tavole</b> rischia di scomparire come prodotto autoctono, sostituita da paste realizzate con grani importati. Il Made in Italy per eccellenza rischia di diventare un cimelio da esibire nelle grandi occasioni, un prodotto solo per pochi, con gravi conseguenze per gli agricoltori italiani. I bassi valori di mercato rischiano di far scomparire una cultivar – quella del grano duro – <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="477">un&#8217;eccellenza</b> mediterranea, regina della dieta mediterranea, e di mettere sul lastrico migliaia di aziende agricole, decretandone la chiusura per sempre con la perdita di un patrimonio secolare <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="671">fatto</b> di eccellenze.</p>
<p data-path-to-node="6">Noi agricoltori non staremo qui a cantare le lodi del nostro grano: tutti sanno quanto esso sia di qualità superiore, di come maturi naturalmente sotto il sole cocente di giugno, di come noi agricoltori rispettiamo tutti i disciplinari di coltivazione assicurando qualità e sicurezza alimentare. Tutta la logistica italiana, dai campi fino ai centri di stoccaggio, <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="365">garantisce</b> salubrità e sicurezza alimentare: insomma, una materia prima tracciata dal campo fino alla tavola che dà lavoro a <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="490">migliaia</b> di famiglie e tiene in piedi interi territori, soprattutto quelli del Sud Italia.</p>
<p data-path-to-node="7">La produzione italiana, oltre i 35.000.000 di quintali, <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="56">soddisfa</b> pienamente la domanda interna, eppure subisce la concorrenza dei grani esteri che ne deprezzano il valore e lo rendono poco remunerativo per i produttori italiani. In seguito a ciò, noi produttori ci rivolgiamo direttamente al consumatore.</p>
<p data-path-to-node="8">Sugli scaffali troviamo pasta fatta con grani di varie origini, più a buon mercato rispetto al nostro, e questo crea concorrenza mettendo in difficoltà <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="152">l&#8217;intero</b> settore. Allora noi chiediamo al consumatore italiano di donarci 10 secondi del suo prezioso tempo. Solo 10 secondi: mentre acquistate la pasta, cercate il riquadro sulla confezione ove è riportata l&#8217;origine del grano con cui è fatta e, se la dicitura <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="413">non è</b> &#8220;100% ITALIANO&#8221;, lasciatela sullo scaffale e cercate una pasta che porti la dicitura &#8220;100% ITALIANO&#8221;.</p>
<p data-path-to-node="9">Facendo così darete forza alle nostre aziende. Le vostre scelte sono determinanti per <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="86">l&#8217;operato</b> degli industriali: se gli italiani lasciano sullo scaffale la pasta senza dicitura 100% Italiano, i grani esteri non potranno più farci concorrenza al ribasso, le nostre aziende avranno un ritorno economico più remunerativo e <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="322">potremo</b> continuare a operare anche negli anni <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="368">a venire</b>. Diversamente, saremo condannati a morire e, volendo o <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="432">no</b>, voi tutti sarete correi della nostra dipartita.</p>
<h2 data-path-to-node="10"><b data-path-to-node="10" data-index-in-node="0">10 secondi per salvare il grano italiano.</b></h2>
<p data-path-to-node="11">Lo stesso appello lo rivolgiamo alle associazioni di categoria, in particolar modo alla Coldiretti, <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="100">l&#8217;associazione</b> di categoria più grande <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="139">d&#8217;Europa</b>. Chiediamo loro di utilizzare i <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="180">mass media</b> proprio per promuovere la pasta 100% grano italiano e invitare i consumatori a lasciare sullo scaffale quella fatta con grani non italiani. La difesa della cerealicoltura italiana passa attraverso <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="388">un&#8217;assunzione</b> di responsabilità da parte di tutti: dalle associazioni di categoria passando per il consumatore, visto che politica ed industriali, a torto o a ragione, operano a difesa del libero mercato. Quel libero mercato che porta sulle nostre tavole una confezione su tre di pasta fatta con grani esteri, a scapito del Made in Italy e a danno delle imprese agricole italiane.</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<item>
		<title>MILANO FRANCO PARTENZA </title>
		<link>https://granoitaliano.eu/milano-franco-partenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 10:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Granaria diventa punto di riferimento per il duro del centro italia </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">La contestazione della Cun nell’Italia Centrale, dove <a href="https://granoitaliano.eu/cun-grano-duro-marche-critiche-cia-pesaro-urbino-prezzi-sotto-costi/" target="_blank" rel="noopener">la Cia è uscita allo scoperto</a> nelle scorse settimane e anche il consorzio di Ancona ha manifestato la propria insoddisfazione, sta facendo dell’associazione Granaria di Milano la borsa dove concentrare gli scambi. Assume quindi un significato economico importante la quotazione franco partenza del grano duro del Centro Italia che la Granaria ha quotato nella seduta di ieri. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/listino-Granaria-7-luglio-2026.pdf">listino Granaria 7 luglio 2026</a>.</p>
<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">La clausola “franco partenza” non casualmente evidenziata nel listino dovrebbe facilitare gli scambi e attirare gli operatori sotto la Madonnina.<span class="yiv5053241927ydp3a5f2161Apple-converted-space"> Resta il fatto che gli scambi attuali sul mercato nazionale sono inferiori all offerta. Questo pesa sulle quotazioni a breve termine ma gli addetti ai lavori credono sia solo una finestra a medio termine.</span></p>
<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">Le quotazioni milanesi del duro nazionale sono in linea con quelle delle altre borse, Altamura compresa, che, diversamente dalla Cun quotano frumenti fino a 10,5% di proteine, a dimostrazione che il raccolto di quest’anno difficilmente raggiungerà i 15 fissati dalla Commissione unica nazionale come punto di riferimento della qualità.</p>
<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">Intanto, i mercati globali incassano il colpo del meteo e delle minori semine Usa (-5,7%) ma i prezzi non sembrano riprendersi. Si conferma il danno provocato dall&#8217;ondata di calore in Europa e negli Stati Uniti e inondazioni nel Canada occidentale. Il raccolto di grano del Mar Nero dovrebbe essere buono. Le prospettive per il grano duro rimangono stabili: buon raccolto negli Usa e in Nord Africa ma soprattutto in Canada. I mercati potrebbero essere dunque stabili su quotazioni basse.</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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		<item>
		<title>NESSUN RIALZO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/nessun-rialzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 13:18:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9538</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Cun si allinea</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il listino Cun grano duro conferma i valori della neonata <a href="https://granoitaliano.eu/spuntano-le-borse-private/" target="_blank" rel="noopener">borsa privata di Foggia.</a> L&#8217;arrivo del raccolto non rinvigorisce di certo i prezzi, ma fotografa un mercato squilibrato nei rapporti di forza, a vantaggio dell&#8217;industria. La parte agricola non è mai stata così debole e Roma tace: probabilmente al Ministero si stanno pentendo di aver intrapreso baldanzosamente una battaglia impossibile per imporre al mercato il controllo della politica. Nessun vento rialzista dunque. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Listino-cun-del-30-giugno-2026.pdf">Listino cun del 30 giugno 2026</a>. Si può parlare di bonaccia anche a Milano, dove la Granaria ha rilevato lievissimi scostamenti per il frumento; calano i sottoprodotti e in particolare il cubettato, perchè adesso anche i mangimisti latitano. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/listino-Granaria-del-30-giugno-2026.pdf">listino Granaria del 30 giugno 2026.</a></p>
<h2>Aiuti siciliani</h2>
<p>La Coldiretti ha promosso in Sicilia uno stanziamento della Regione per cento milioni di euro in tre anni : 50 nel 2026 per i ristori immediati agli agricoltori, 30 nel 2027 e ulteriori 20 nel 2028 per il rafforzamento della filiera, la certificazione di qualità e gli interventi di valorizzazione del grano duro siciliano. L&#8217;annuncio viene dalla confederazione agricola.</p>
<h2>Calo globale</h2>
<p dir="ltr" data-setdir="false">Sul mercato mondiale va registrato il calo dei futures (il grano a Chicago si attesta a 5,80 dollari al bushel, in calo di 0,28 dollari rispetto alla settimana precedente e in Europa si registra un calo di 4,75 dollari a tonnellata questa settimana, con un prezzo che si attesta a 202,50 dollari a tonnellata). Si attendono i dati sulle semine canadesi per quanto si parli già da tempo di un&#8217;ulteriore riduzione della superficie coltivata a grano duro. Il rapporto Usda sul grano in generale parla di semine per 42,7 milioni di acri, con un calo significativo rispetto ai 43,8 milioni previsti a marzo e del 6% rispetto all&#8217;anno scorso. (Grano invernale: 31,5 milioni | Altro grano primaverile: 9,39 milioni | Grano duro: 1,83 milioni, in calo del 16%).</p>
<h2 dir="ltr" data-setdir="false">Tira solo il Mar Nero</h2>
<p dir="ltr" data-setdir="false">La stima di una produzione inferiore, peraltro, non si traduce in un quadro rialzista: si prevede che la domanda di grano duro nordafricano sarà inferiore a causa degli eccezionali livelli di raccolto nella regione. I canadesi sono preoccupati anche per le rese, ridotte dal maltempo e dalle malattie. Il meteo rende incerta anche la qualità della produzione europea, diversamente da quella del Mar Nero, perchè la fase finale di riempimento delle cariossidi sarebbe stata accorciata dal caldo estremo. Anche il grano nordafricano avrebbe problemi di contenuto proteico. Il rapporto IGC di giugno ha rivisto al rialzo la produzione globale di grano rispetto al mese precedente, grazie alle migliori prospettive in Russia, Ucraina e India.</p>
<div dir="ltr" data-setdir="false"></div>
<p dir="ltr" data-setdir="false"><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SPUNTANO LE BORSE PRIVATE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/spuntano-le-borse-private/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 22:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9514</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle polemiche contro la Cun si passa alla creazione di associazioni sottratte al controllo politico</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/spuntano-le-borse-private/">SPUNTANO LE BORSE PRIVATE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>La Cun continua a tacere ma non tacciono le polemiche sull&#8217;operazione voluta dal Ministro Lollobrigida e della Coldiretti per &#8220;fare trasparenza&#8221;, concentrando su Roma le quotazioni del grano duro che prima avvenivano soprattutto nelle borse merci di Bologna e Foggia. Abbiamo raccontato tutto il percorso. La novità è che dopo aver preso atto che non basta una Cun ministeriale per imporre un prezzo equo al durum, il mercato sta sfuggendo di mano. I cerealicoltori debbono accontentarsi di prezzi ben al di sotto dei costi di produzione stimati da Ismea e che avrebbero dovuto essere il benchmark della Cun.</div>
<div></div>
<div>E l&#8217;industria (insieme agli stoccatori) si fa le sue borse private, che in quanto tali non possono essere silenziate dal governo: dopo Milano e Altamura, ed in attesa che decolli una analoga iniziativa a Bologna, spunta una associazione granari anche a Foggia che ha quotato come segue:</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9515" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/granaria-foggia.jpg" alt="" width="714" height="898" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/granaria-foggia.jpg 714w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/granaria-foggia-239x300.jpg 239w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/granaria-foggia-370x465.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/granaria-foggia-270x340.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/granaria-foggia-570x717.jpg 570w" sizes="(max-width: 714px) 100vw, 714px" /></p>
<p>Intanto, il listino di Milano è in stallo: scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/06/listino-Milano-23-giugno.pdf">listino Milano 23 giugno</a>, segno di una domanda del mercato inesistente, un fattore che va ben oltre l&#8217;attesa del raccolto. Il quale peraltro potrebbe non essere così roseo come si pensava qualche settimana fa, anche al Sud.</p>
<p>In questo scenario, l&#8217;industria cerca di fronteggiare gli attacchi. Oltre alle polemiche sui prezzi, torna d&#8217;attualità lo scontro con Coldiretti sul glifosato. A sollevarlo è una rivista specializzata, il Fatto Alimentare, che rivela questo: «due anni fa il MASAF ha reso noti i risultati di un programma straordinario di controlli sul grano duro importato. Erano state controllate 19 motonavi e 11 operatori, con il prelievo di 21 campioni, per un quantitativo di circa 420 mila tonnellate di grano duro destinato ai silos dei pastifici italiani. L’esito fu molto rassicurante e non emerse un problema sanitario legato alla presenza di glifosato o di altri residui fuori norma.</p>
<p>Un mese fa <a title="Controllo ufficiale sui residui dei prodotti fitosanitari negli alimenti - Sintesi dei dati 2024" href="https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/controllo-ufficiale-sui-residui-dei-prodotti-fitosanitari-negli-alimenti/" target="_blank" rel="nofollow noopener">è stata pubblicata</a> la relazione annuale del Ministero della Salute sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti riferita ai controlli del 2024. Questo rapporto non è la prosecuzione del piano straordinario sulle motonavi: è il monitoraggio nazionale sui residui di pesticidi negli alimenti. Anche in questo rapporto però il dato è rassicurante. Alla voce <em>“grano duro in granella”</em> risultano 124 campioni: 92 senza residui, 32 con residui entro i limiti di legge e nessuno oltre i limiti massimi». Dati che l&#8217;industria opporrà a chi la critica per le importazioni. Prevediamo un&#8217;estate calda.</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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