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	<title>prezzo - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Oct 2025 11:10:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>prezzo - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>MA DAVVERO PARTE LA CUN?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ma-davvero-parte-la-cun/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 10:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[Lollobrigida]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le dichiarazioni del Ministro Lollobrigida si scontrano con la dura realtà....del grano duro!</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La domande è lecita, considerando che la dichiarazione del Ministro Francesco Lollobrigida è arrivata, a quanto ci risulta, senza la consultazione di tutte le associazioni di categoria, sia lato agricoltori, sia lato industriali. <strong>Restano, quindi, i punti interrogativi sulla annunciata partenza della rilevazione del prezzo del grano duro tramite CUN</strong>, la Commissione Unica Nazionale per il frumento duro, ad oggi attiva solo in via sperimentale.</p>
<h2>Ma davvero si parte?  C&#8217;è chi dice di no&#8230;</h2>
<p>Davvero a gennaio parte la CUN grano duro? Cosa ne pensano i rappresentanti che siedono in Commissione e le categorie di attori economici che essi rappresentano? <strong>Pare che gli ostacoli siano ancora molto alti e che alcune categorie, in primis gli industriali, si stiano mettendo di traverso</strong>. Lo abbiamo chiesto a Silvana Roberto, imprenditore agricolo e Vicepresidente di CIA Capitana. Oltre ad essere cerealicoltore, è anche Commissario in Borsa Merci a Foggia e all’interno della CUN.</p>
<p>Silvana Roberto esordisce in maniera positiva: «abbiamo tanto lavorato per questa CUN e sarebbe uno strumento molto utile per poter dare un prezzo al nostro frumento, anche solo quello legato ai contratti di filiera, considerato che il Ministero ci investe risorse. E&#8217; una cosa che abbiamo chiesto da tanto».</p>
<p>Ma, poi, esprime di suoi dubbi sulla reale possibilità di partenza della Commissione e ci dice: «<strong>dubito però che possa partire.</strong>  L&#8217;annuncio dell&#8217;avvio non è stato preceduto da una discussione con tutte le parti agricole e industriali coinvolte: non pare il metodo giusto e adatto per farla partire con il piede giusto. <strong>Infatti, sia nella seduta di 15 giorni fa sia in quella di ieri (13 ottobre ndr), gli industriali di Italmopa hanno disertato la seduta</strong> e, con la scheda bianca, il prezzo non è stato rilevato». «In queste condizioni» conclude Silvana Roberto «siamo in difficoltà».</p>
<h2>Cosa ha detto il Ministro</h2>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-6954" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/Francesco_Lollobrigida_2022_cropped-e1760434916697-150x150.png" alt="cun grano duro" width="116" height="116" /><strong>Ad Agrilevante (Bari), qualche giorno fa il Ministro aveva ribadito sulle misure riservate al grano duro</strong>. Ha dichiarato: «sta andando come deve andare, abbiamo già annunciato che dal 1 gennaio 2026 si attiverà in maniera specifica la  CUN, strumento di rapporto fra il mondo industriale e il mondo agricolo per stabilire il giusto prezzo di un prodotto eccezionalmente importante come il grano duro, un passo avanti su questo». E ha proseguito ricordando le misure previste nel decreto <em>Coltiva Italia</em> per il sostegno alle filiere, vera risposta, secondo il Ministro, per la garanzia del giusto prezzo e dare certezze ai cerealicoltori.</p>
<p>Di seguito una immagine del listino CUN della seduta del 13.10.2025 con il prezzo &#8220;non rilevato&#8221; (fonte: <a href="https://www.listinicun.it/pages/Home?cod=9" target="_blank" rel="noopener">https://www.listinicun.it/pages/Home?cod=9</a>).</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6956 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/listino-CUN-13-10.png" alt="ma davvero parte la CUN" width="595" height="630" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/listino-CUN-13-10.png 595w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/listino-CUN-13-10-283x300.png 283w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/listino-CUN-13-10-370x392.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/listino-CUN-13-10-270x286.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/10/listino-CUN-13-10-570x604.png 570w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></p>
<p><em>In alto: immagine generata con l&#8217;ausilio dell&#8217;intelligenza artificiale.</em></p>
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		<item>
		<title>IL GRANO ESTERO DANNEGGIA IL MERCATO CAMPANO (E NON SOLO)</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-grano-estero-danneggia-il-mercato-campano-e-non-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 22:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche in Campania si sentono i dannni delle importazioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver chiarito i costi e i ricavi per un agricoltore che nel 2024 ha raccolto grano nel suo terreno, grazie all’aiuto del cereagricoltore Angioletto Meninno, la nostra analisi sul raccolto in Campania si sposta sul versante commerciale.</p>
<h2><strong>Le navi di grano dalla Turchia</strong></h2>
<p>«Molti commercianti pugliesi comprano grano estero, lo fanno passare attraverso i propri magazzini, lo nazionalizzano, che è una cosa regolare che possono fare, e lo portano ai mulini. Ma in questo modo tu bruci il mercato locale», racconta l’ammassatrice Giovanna La Penna. Già, perché il grano estero – che arriva soprattutto quest’anno da Turchia, Grecia e Kazakistan – “droga” la produzione interna appiattendo i prezzi e mettendo in difficoltà gli agricoltori e la filiera locale.</p>
<p>«Lei si immagini che noi due anni fa (nel 2022, ndr) abbiamo venduto il grano a 50 euro, oggi lo stiamo vendendo a 28. I costi non sono cambiati, ma siamo passati da 50 euro a 28, è troppo», si lamenta Meninno.</p>
<h2><strong>L’incognita delle prossime annate</strong></h2>
<p>Una problematica, quella dei prezzi, che sta scoraggiando numerosi agricoltori dal continuare a coltivare grano nelle prossime annate.</p>
<p>«Allora, io le dico che il 30% degli agricoltori dalle mie parti probabilmente hanno intenzione di lasciare il terreno vuoto, non coltivato, per le prossime annate», dichiara Meninno, «lasciando vuoto almeno mettono i terreni a riposo. Si prendono i titoli che hanno dalla domanda PAC e per loro va bene così. Perché non ci riescono più con le spese.</p>
<p>«Le faccio un esempio, prendiamo un&#8217;azienda media, che può fare circa 10 ettari, prende 6 mila euro di domanda Agea. E allora mi prendo le 6 mila euro e i terreni lasciano vuoti, che tanto se li coltivo c’è il rischio che io vada in perdita», conclude Meninno.</p>
<p>«Noi siamo cereagricoltori per la maggiore», spiega La Penna, «però diciamo che se a livello commerciale facciamo dieci come numero, cinque sono cereali e cinque sono diventati prodotti alternativi, come coriandolo, trifoglio o semi di rapa. In questo mercato occorre anche diversificare».</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/campania-prezzi/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Leggi l&#8217;articolo precedente</strong></em></a></p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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		<item>
		<title>CAMPANIA: RACCOLTA E CAPRICCI DEL MERCATO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/campania-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 22:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una testimonianza sul mercato post-raccolta direttamente dal territorio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver analizzato come è andata la campagna del frumento del 2024 sinora in Campania, attraverso la testimonianza dell’ammassatrice Giovanna La Penna di Sud Cereali S.r.l., cerchiamo di capire come è andato poi il mercato post-raccolta e su quali prezzi si è basato.</p>
<h2><strong>In Campania la siccità non si è sentita</strong></h2>
<p>«Le zone più in basso, verso il mare, hanno avuto maggiori problemi con la siccità. Nel nostro caso, però, abbiamo avuto una campagna non eccellente dal punto di vista del prezzo finale, ma sicuramente dal punto di vista del prodotto e delle quantità», racconta Angioletto Meninno, cereagricoltore operante nella zona intorno ad Avellino.</p>
<p>«La qualità è sempre stata eccellente», continua Meninno, «e anche per quanto riguarda le quantità sono andate abbastanza bene. Più o meno si è fatta una media che va dai 35 fino ai 40 quintali a ettaro».</p>
<h2><strong>Un prezzo finale che non basta</strong></h2>
<p>Anche per la Campania quello di cui ci si occupa maggiormente è il grano duro. E anche in questo caso il prezzo finale del prodotto non ha fatto sorridere gli agricoltori. «Se dovessi fare una media, a oggi si parte dai 28 fino ai circa 30 euro».</p>
<p>«Oggi non ci spieghiamo il perché, addirittura i mulini vogliono fare la speculazione di comprare a 29 euro, quando il grano non quota 29 euro», ribadisce La Penna.</p>
<p>Un prezzo che non basta a sopperire ai costi della raccolta.</p>
<p>«Chi fa l&#8217;agricoltore bene, cioè che è proprio del mestiere, all’incirca potrebbe spendere intorno ai 700-800 euro per ettaro, come media. Poi c&#8217;è chi spende anche fino a mille euro, anche 1.100. E c&#8217;è chi risparmia dove può e ne spende 500. Ma la media di noi cereagricoltori viaggia intorno agli 800 euro di costo per ettaro in una campagna. Quindi è essenziale avere una buona resa. Se tu fai oggi 25 quintali e li vendi a 30 euro, prendi 700 euro. Ma se ne hai spesi 800 hai lavorato per stare in perdita di 100 euro a ettaro», afferma Meninno.</p>
<p>La spiegazione per questo abbassamento dei prezzi rispetto all’inizio del raccolto potrebbe essere più immediata di quanto si creda.</p>
<p>L’analisi continuerà domani.</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/campania/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Leggi l&#8217;articolo precedente</em></strong></a></p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>FILIERA E PREZZO GARANTITO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/filiera-prezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 12:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[contratto]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ruolo dei contratti di filiera secondo Gennaro Masiello, Vice Presidente nazionale di Coldiretti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come superare le difficoltà del mercato del frumento in Italia e invertire il trend di riduzione delle superfici, costante negli ultimi anni? Ne abbiamo parlato con Gennaro Masiello, Vice presidente nazionale di Coldiretti,  e cerealicoltore. Gennaro Masiello ha una azienda agricola multifunzionale nella provincia di Benevento, dove coltiva circa 60 ettari a frumento duro, oltre a tabacco e vite, e che include anche un agriturismo.</p>
<h2>Siamo con Gennaro Masiello: come è andata la stagione del frumento duro?</h2>
<figure id="attachment_2919" aria-describedby="caption-attachment-2919" style="width: 218px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-2919" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-225x300.jpg" alt="filiera prezzo" width="218" height="290" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-225x300.jpg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-768x1024.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-1152x1536.jpg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-370x493.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-270x360.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-570x760.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-740x987.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda-1320x1760.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/gennaro_masiello_azienda.jpg 1536w" sizes="(max-width: 218px) 100vw, 218px" /><figcaption id="caption-attachment-2919" class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine dell&#8217;azienda di Gennaro Masiello</figcaption></figure>
<p>Ormai abbiamo superato la fase del raccolto e possiamo affermare che anche in Campania abbiamo sofferto gli effetti del cambiamento climatico, con rese basse laddove non è piovuto. Nelle zone dove si sono verificate precipitazioni nei mesi di aprile e maggio, invece, le rese sono state decenti: nella nostra azienda abbiamo ottenuto circa 30 quintali/ettaro, ad esempio. Ma ci sono zone, anche nella mia Regione, dove non si sono superati i 15 quintali/ettaro. Per non parlare delle situazioni disastrose riportate in Sicilia, ma anche in Puglia e Basilicata.</p>
<p>Purtroppo il cambiamento climatico mette a dura prova soprattutto le coltivazioni cerealicole in pieno campo che, tradizionalmente, non hanno mai avuto bisogno di acqua. Inoltre, la redditività del cereale non consente nemmeno di ipotizzare e realizzare azioni di soccorso in questo momento.</p>
<h2>Parliamo dei prezzi bassi del frumento&#8230;</h2>
<p>Esatto&#8230;è un paradosso che, a fronte di una produzione ridotta, non si verifichi un trend di risalita dei prezzi. Il mercato lamenta la scarsa disponibilità di prodotto, inclusi i pastifici, ma non c&#8217;è un effetto sul prezzo. Inoltre, la qualità è buona, come certificato dalla analisi: abbiamo valori di proteine ottime, peso specifico oltre 80, colore straordinario&#8230;e, nonostante questo, il valore alla Borsa di Foggia è calato nelle ultime settimane. Tra gli agricoltori c&#8217;è amarezza, anche perché l&#8217;azienda ci rimette: con 30 quintali ad ettaro e valori di 30€/quintale non si riescono a coprire i costi di produzione che superano i 1.000€/ettaro.</p>
<p>Per non parlare della PAC, i cui sostegni sono in calo costante ormai da 7 anni: in alcune aziende si sono addirittura dimezzati. Ma, certamente, non è questa la soluzione. E&#8217; un fatto che l&#8217;assenza di programmazione rappresenti un danno per gli agricoltori, tanto quanto per l&#8217;industria: l&#8217;unica soluzione è quella di strutturare contratti di filiera adeguati.</p>
<h2>Nella sua zona i contratti di filiera sono una realtà diffusa?</h2>
<p>Tra gli agricoltori c&#8217;è voglia, ma purtroppo non sono molte le industrie disposte a farlo, noi lo abbiamo avviato uno con un pastificio del territorio: ci si impegna infatti, per irrobustire i contratti con servizi e altri elementi che rendano la relazione più efficace ed efficiente. Servono capacità tecniche e relazionali, non è semplice garantire le caratteristiche richieste dall&#8217;industria. Stiamo, ad esempio, compiendo sforzi per aiutare le aziende anche con consulenza tecnico-agronomica. In Italia facciamo grano di qualità, abbiamo gli strumenti per produrre grano di qualità, con prodotti e pratiche agronomiche di gran lunga più efficaci e sicure rispetto ad altri paesi.</p>
<h2>Cosa determina le tensioni sul mercato?</h2>
<p>Sono le importazioni a creare squilibri ed è gravissimo il fatto che, proprio all’avvio della trebbiatura, si faccia arrivare il grano con le navi ai porti di Bari e Ancona. Insieme ad altri agricoltori abbiamo manifestato al porto di Bari per contestare queste pratiche che non hanno senso, anzi rappresentano uno schiaffo alla produzione del proprio paese…<br />
Inoltre, oggi le importazioni, oltre che dal Canada, arrivano dalla Turchia che, di fatto, è diventato da un anno esportatore di grano duro, cosa che ha creato squilibri sui nostri mercati. Attraverso la TMO ( ente statale turco), vengono gestite aste a prezzi più bassi dei nostri, mettendo in scacco le nostre produzioni. Gli equilibri politici si sono modificati e la Russia è attore di rilievo in tutto ciò.</p>
<h2>Cosa si può fare per modulare questa invasione di grano estero?</h2>
<p>Sicuramente, come abbiamo sempre detto, bisogna fare in modo che ci sia una etichettatura chiara ed evidente che indichi su tutti i prodotti, non solo l’ultimo luogo di produzione, ma che indichi l’origine del prodotto agricolo. E&#8217;, però, necessario andare oltre strutturando contratti di filiera che siano duraturi nel tempo e garantiscano prevedibilità e sostenibilità. La prevedibilità è dettata dalla durata del contratto, mentre la sostenibilità deve essere, certamente, di carattere ambientale e agronomico ma, soprattutto, economica. Le caratteristiche richieste dal pastificio devono essere remunerate in modo adeguato all&#8217;agricoltore: dovrebbe essere presente un prezzo minimo garantito basato sui costi di produzione, il cui livello dovrebbe essere determinato da organismi terzi (ad esempio, ISMEA).</p>
<p>Ad oggi CAI si sta adoperando su scala nazionale con accordi di filiera con i più importanti pastifici per cercare di offrire una remunerazione che tenga conto dei costi di produzione. Vorrei ricordare, a questo proposito, che andrebbe messo in pratica concretamente quanto previsto dal decreto sulle pratiche sleali, secondo cui non si possono scambiare prodotti sotto i costi di produzione certificati da ISMEA.<br />
Se tutti privilegiassero un rapporto con il proprio paese in questi termini, sicuramente potremmo far crescere la coltivazione del grano duro: abbiamo perso almeno il 50% della coltivazione del grano duro in Italia perchè agricoltori sconcertati e sfiduciati hanno cambiato indirizzo produttivo , per evitare di continuare a perdere ogni anno.</p>
<p>Infine, sulle importazioni chiediamo con forza che ci sia il principio di reciprocità: il grano che viene importato deve aver subito gli stessi condizionamenti che abbiamo in Italia o in Europa. Non possiamo accettare che vengano importati grani prodotti con l&#8217;impiego di agrofarmaci o pratiche banditi ormai da tempo nel nostro paese.</p>
<h2>Cosa farà il prossimo autunno?</h2>
<p>Essendo all&#8217;interno di un contratto di filiera, nella mia azienda continueremo a seminare grano duro. La relazione tra partner ci consente di eliminare costi e passaggi intermedi e di recuperare del margine.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/scarsa-qualita/" target="_blank" rel="noopener">Leggi l&#8217;ultima analisi del mercato del frumento</a></p>
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