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	<title>Rete Nazionale - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Apr 2026 13:22:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rete Nazionale - Grano Italiano</title>
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		<title>RETE DURO APERTA AGLI UTENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-rete-duro-si-rinnova-e-guarda-al-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 22:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforma]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le prove varietali del frumento duro 2025-26: verso una piattaforma online</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-rete-duro-si-rinnova-e-guarda-al-digitale/">RETE DURO APERTA AGLI UTENTI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano Italiano ha visitato la sede del <strong>CREA-CI di Foggia</strong>, dove <strong>Pasquale De Vita</strong> coordina uno dei servizi tecnici più importanti per i cerealicoltori italiani: la <strong>Rete nazionale di prove di confronto varietale di frumento duro</strong>. La visita ha permesso di capire non solo il valore storico di questa attività ma anche il salto che si sta tentando oggi: trasformare un enorme patrimonio di dati agronomici in una piattaforma digitale fruibile online, utile agli agricoltori tutto l’anno e, al tempo stesso, prezioso per la comunità scientifica e per il breeding. Una direzione coerente con quanto <a href="https://granoitaliano.eu/la-rete-frumento-duro-24-25/" target="_blank" rel="noopener">Grano Italiano ha già raccontato sulla Rete 2024-25</a>, che ha coinvolto <strong>41 varietà</strong> in <strong>31 campi sperimentali</strong> distribuiti in <strong>14 regioni.</strong></p>
<h2><strong>Una rete che orienta davvero le scelte varietali</strong></h2>
<p><strong>La Rete nazionale non è una semplice raccolta dati ma uno strumento di orientamento varietale.</strong> Serve a mettere a disposizione degli agricoltori informazioni affidabili sul comportamento produttivo e qualitativo delle principali cultivar nei diversi ambienti italiani. È, in altre parole, la base tecnica per scegliere la varietà giusta nel posto giusto.</p>
<p>De Vita la definisce chiaramente: «<strong>la Rete che coordiniamo qui a Foggia ha l’obiettivo di aiutare gli agricoltori a scegliere la varietà più adatta alla condizioni pedoclimatiche della propria azienda</strong>». Si tratta di una funzione essenziale in una cerealicoltura nazionale molto diversificata, dove il comportamento varietale cambia con clima, suolo, pressione delle malattie, gestione agronomica e destinazione di filiera.</p>
<h2><strong>Un patrimonio costruito con una rete di collaboratori</strong></h2>
<p><strong>La forza della Rete sta nella sua dimensione nazionale e cooperativa.</strong> Le prove vengono realizzate grazie a una pluralità di partner pubblici e privati, coordinati dal CREA-CI di Foggia. La stagione 2024-25, come riportato da Grano Italiano, ha coperto i principali areali cerealicoli italiani con 31 località di prova e una distinzione tra macro-areale Centro-Nord e Sud-Isole.</p>
<p>Nel 2025-26 questo impianto resta il cuore del sistema, ma con un focus più marcato sulle implementazioni digitali e sull’arricchimento del dataset. L’obiettivo non è solo pubblicare una fotografia annuale, ma costruire una piattaforma capace di restituire valore continuo a una storicità di dati accumulata in decenni di sperimentazione.</p>
<h2><strong>Dal dato annuale all’archivio interrogabile</strong></h2>
<p><strong>Il salto vero è passare dal report al database.</strong> De Vita lo spiega bene: storicamente esisteva già una base informativa, anche con strumenti di consultazione online, ma oggi il CREA punta a rendere tutto molto più accessibile e sistematico. «<strong>Vorremmo rendere questo strumento più fruibile, costruire un database consultabile anche come strumento di lavoro per chi fa selezione</strong>», afferma.</p>
<p>Questo passaggio è decisivo. Per l’agricoltore significa poter confrontare varietà e ambienti in modo più semplice e immediato. Per chi fa ricerca, significa valorizzare le serie storiche per analizzare stabilità, adattamento e risposta alle diverse condizioni di coltivazione.</p>
<h2><strong>La rete 2025-26: più dati, più connessioni, più utilità</strong></h2>
<p><strong>La nuova fase della Rete punta a connettere le prove varietali con altre fonti informative.</strong> De Vita segnala che si sta lavorando alla correlazione dei risultati con <strong>dati climatici</strong> e <strong>dati di suolo</strong>, proprio per rendere il database più utile anche nello sviluppo di nuove varietà. È un passaggio molto importante. <strong>Non si tratta più solo di capire quale varietà produce di più, ma in quali condizioni lo fa e perché.</strong></p>
<p>È anche in questa chiave che va interpretato il progetto <strong>RETICER</strong>, finanziato dal MASAF, che coinvolge le reti nazionali cerealicole e mira a creare una piattaforma web a servizio sia degli agricoltori sia della comunità scientifica. «<strong>Stiamo strutturando una piattaforma web per gli agricoltori e per tutta la comunità scientifica</strong>», dice De Vita. La Rete non è più solo una sperimentazione annuale, ma sta diventando una vera infrastruttura digitale di conoscenza.</p>
<h2><strong>Non solo rese: qualità sanitaria e micotossine</strong></h2>
<p><strong>Un altro aspetto molto interessante della Rete 2025-26 riguarda l’ampliamento dei parametri osservati.</strong> Oltre a rese e caratteristiche qualitative classiche, il CREA sta rafforzando la raccolta di informazioni sullo <strong>stato sanitario della granella</strong> e sulla presenza di <strong>micotossine</strong>, in particolare il <strong>DON</strong>. Si tratta di un’evoluzione molto rilevante, perché integra le scelte varietali con aspetti di sicurezza e salubrità sempre più decisivi per la filiera.</p>
<p>De Vita spiega che sono già disponibili prime informazioni retrospettive a partire dalla granella raccolta nelle annate precedenti e che il sistema è in fase di messa a punto. In prospettiva, questa estensione può aumentare enormemente il valore della Rete: non soltanto quale varietà produce di più, ma quale lo fa con migliore profilo sanitario in specifici contesti ambientali.</p>
<h2><strong>Una funzione pubblica da difendere</strong></h2>
<p><strong>Dietro la Rete c’è anche una questione di politica della ricerca.</strong> De Vita lo dice con franchezza: il finanziamento ministeriale di questo programma è stato nel tempo discontinuo, ma l’attività non è mai stata abbandonata. Ed è comprensibile, perché proprio la continuità è ciò che rende prezioso l’archivio. Senza serie storiche, una rete varietale perde gran parte del suo valore tecnico.</p>
<p>La Rete nazionale del frumento duro è, quindi, anche un presidio pubblico: un servizio che permette di mettere ordine in un mercato varietale molto dinamico, spesso aggressivo sul piano commerciale, nel quale l’agricoltore ha bisogno di riferimenti indipendenti, comparabili e territorializzati.</p>
<h2><strong>La vera innovazione è rendere il dato usabile</strong></h2>
<p><strong>La direzione intrapresa dal CREA di Foggia è chiara: non basta generare dati, bisogna renderli utilizzabili.</strong> È questo il cuore della Rete 2025-26. Mantenere l’ampiezza nazionale delle prove, arricchirle con dati climatici, sanitari e di suolo, e trasformare tutto in una piattaforma consultabile significa alzare il livello del servizio reso alla cerealicoltura italiana.</p>
<p>Per il frumento duro, coltura sempre più legata alla capacità di adattarsi ai contesti e alle esigenze della filiera, uno strumento digitale di questo tipo può fare la differenza. Non sarà solo un archivio, ma una vera bussola tecnica per scegliere, valutare e innovare.</p>
<p>È proprio nella capacità di collegare ricerca, dati e decisioni che si gioca oggi il futuro del frumento duro. E ancora una volta, è da Foggia che questa integrazione sta prendendo forma.</p>
<p><em>Foto di Pasquale De Vita, CREA Foggia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>MAGGIORE RACCONTA LE PROVE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/maggiore-racconta-le-prove/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 09:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<category><![CDATA[resa]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il video dell'intervista sulle prove di adattamento e resa dei cereali</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/maggiore-racconta-le-prove/">MAGGIORE RACCONTA LE PROVE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="192" data-end="861">La storia e le pratiche della cerealicoltura italiana raccontano un percorso evolutivo profondo: dal lento scambio locale di sementi in uso nell’Ottocento alla strutturazione del mercato sementiero moderno, passando per il registro ufficiale delle varietà e le prove di adattamento e resa. Questo percorso ha trasformato il modo in cui gli agricoltori scelgono e utilizzano le varietà, con impatti diretti sulla produttività, sulla qualità delle produzioni e sulla sostenibilità delle coltivazioni. <strong>Un viaggio tra innovazione, cooperazione e tecniche agronomiche che guida oggi la scelta varietale in campo raccontato dal Prof. Tommaso Maggiore in una intervista esclusiva a Grano italiano di cui pubblichiamo il video </strong>(<a href="https://youtu.be/nv0i63weD6s" target="_blank" rel="noopener">qui il link al video;</a> il contenuto è raggiungibile anche nella finestra in fondo al testo)<strong>.</strong></p>
<h2 data-start="192" data-end="861"><strong>D</strong><strong data-start="871" data-end="929">all’innovazione sperimentale al mercato sementiero</strong></h2>
<p data-start="931" data-end="1507">La cerealicoltura italiana ha affrontato per decenni un problema strutturale: trasferire l’innovazione dalle ricerche genetiche alle campagne. Fino alla fine dell’Ottocento la diffusione delle migliori sementi avveniva solo per prossimità, con agricoltori che osservavano e scambiavano materiali vegetali direttamente, in un contesto di vicinanza. Queste dinamiche lente e locali facevano sì che varietà, come le antiche Timilie e Russello, restassero confinate in areali specifici, limitando fortemente la possibilità di innovazione agro-colturale.</p>
<p data-start="1509" data-end="2018"><strong>All’inizio del Novecento emersero nuovi operatori che posero le basi per un mercato sementiero più strutturato: soggetti come Ingegnoli a Milano o Sgaravatti a Padova iniziarono a commercializzare sementi su catalogo, aprendo la possibilità per gli agricoltori di scegliere varietà migliori e di ordinare direttamente le sementi.</strong> Questo passaggio segnò il superamento del semplice scambio locale verso un mercato nazionale, fondamentale per modernizzare la cerealicoltura italiana.</p>
<h2 data-start="2025" data-end="2088"><strong data-start="2028" data-end="2088">Il ruolo chiave di Strampelli e il registro varietale</strong></h2>
<p data-start="2090" data-end="2452"><strong>Nel contesto dell’innovazione varietale, il contributo di Nazareno Strampelli è stato determinante.</strong> Considerato uno dei pionieri del miglioramento genetico dei cereali, Strampelli realizzò un percorso di incroci e selezione che portò alla creazione di “sementi elette”, capaci di offrire migliori caratteristiche agronomiche e produttive rispetto ai materiali locali.</p>
<p data-start="2454" data-end="2817">Tuttavia, la diffusione delle varietà costituite rimaneva complessa, in assenza di una struttura organica di produzione e certificazione delle sementi. Fu così che si svilupparono le prime società sementiere (come ARS a Rieti e Polesana Sementi a Badia Polesine), capaci di moltiplicare e distribuire seme di qualità agli agricoltori.</p>
<p data-start="2819" data-end="3369">Nonostante i progressi, il sistema rimase privo di un controllo nazionale fino agli anni ’70, <strong>quando venne istituito il Registro Nazionale delle Varietà. Questo strumento normativo fu cruciale per garantire l’identità genetica ufficiale delle cultivar</strong> e contrastare problemi legati alla certificazione volontaria o alla confusione tra materiali simili. Oggi l’efficienza e la trasparenza del sistema sementiero sono centrali per guidare scelte agronomiche basate su dati e non sul semplice rumore di mercato.</p>
<h2 data-start="2819" data-end="3369"><strong data-start="3379" data-end="3433">Prove di adattamento e scelta varietale moderna</strong></h2>
<p data-start="3435" data-end="3789"><strong>Le</strong> <strong data-start="3438" data-end="3469">prove di adattamento e resa</strong> <strong>sono diventate nel tempo uno strumento essenziale per orientare le scelte varietali degli agricoltori.</strong> In un primo periodo queste prove erano limitate da carenze di strumenti, risorse e macchine. Spesso le novità si diffondevano “ad occhio”, senza confronti scientifici rigorosi.</p>
<p data-start="3791" data-end="4355">Con la meccanizzazione e l’introduzione di tecniche sperimentali più avanzate (come l’uso di seminatrici parcellari), poté aumentare il numero di varietà testate e confrontarle in contesti diversi, migliorando così l’affidabilità dei dati raccolti. Le prove varietali non si limitano più alla sola resa produttiva: oggi includono indici di stabilità, valutazioni di sanità delle colture e analisi di qualità della granella, informazioni utili per decisioni strategiche in azienda.</p>
<p data-start="4357" data-end="4809"><strong>Tuttavia, il sistema italiano delle prove resta in parte volontaristico, frammentato e poco istituzionalizzato,</strong> con reti di prove spesso basate su iniziative locali o del settore privato. La mancanza di un coordinamento pubblico stabile può limitare la copertura territoriale e il numero di specie o varietà valutate, riducendo la capacità degli agricoltori di fare scelte varietali basate su evidenze robuste.</p>
<p><iframe title="Tommaso Maggiore parla della ricerca varietale" width="770" height="433" src="https://www.youtube.com/embed/nv0i63weD6s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Foto gentilmente concessa dal Prof. Tommaso Maggiore</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>PROVE DI ADATTAMENTO E RESA, FINO AD OGGI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/prove-di-adattamento-e-resa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 23:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto del Prof. Tommaso Maggiore arriva alle reti di prove varietali dei nostri giorni</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/prove-di-adattamento-e-resa/">PROVE DI ADATTAMENTO E RESA, FINO AD OGGI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7455" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-220x300.png" alt="" width="142" height="193" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-220x300.png 220w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-753x1024.png 753w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-768x1045.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-370x503.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-270x367.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-570x776.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-740x1007.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore.png 915w" sizes="(max-width: 142px) 100vw, 142px" />Il racconto della nascita e dello sviluppo delle prove di adattamento e resa delle varietà delle principali colture agrarie nel nostro paese arriva fino ai giorni nostri. Il contributo è del Prof. Tommaso Maggiore, Professore Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee (in quiescenza)  e Accademico ordinario dei Georgofili, Firenze (nella foto), protagonista di una storia che è di fondamentale importanza per l’agricoltura italiana. In questo articolo, il racconto arriva fino ai giorni nostri e alle reti nazionali delle prove varietali.</p>
<h2>L&#8217;importanza dei dati</h2>
<p>Le prove di adattamento e resa non si limitavano a rilevare i dati di produzione. Vennero introdotti indici produttivi, valutazioni di stabilità e coefficienti di variabilità. In questo modo, all&#8217;agricoltore veniva data la possibilità di effettuare una valutazione complessiva del comportamento delle diverse varietà, beneficiando di una visibilità che integrava le diverse condizioni ambientali davanti alle quali si sarebbe potuto trovare nel corso della stagione. Si iniziò, poi, a pubblicare i risultati delle prove sulla stampa nazionale, portandoli concretamente nelle aziende agricole di tutto il paese.</p>
<p>Altro aspetto centrale era quello della sanità della coltura. Nei campi sperimentali si iniziarono a rilevare anche diffusione e intensità delle principali fitopatie, dalle ruggini all’oidio. I dati di campo, poi, nel tempo sono stati integrati con quelli derivanti dalle analisi di laboratorio sulla granella e sugli sfarinati, allo scopo di valutare la qualità tecnologica.</p>
<p>Nel frumento duro, il legame con la filiera industriale ha contribuito ad accelerare la diffusione delle nuove varietà . Progetti finanziati dall’industria, come quelli con Barilla o Rummo, hanno sostenuto una attenzione sempre maggiore verso la destinazione del prodotto finito e la sua qualità. Il Prof. Maggiore ci racconta come diverse esperienze di collaborazione con gruppi industriali hanno portando alla nascita di laboratori di molitura e pastificazione sperimentale, oggi diffusi come veri e propri standard per coloro che lavorano bene sulla qualità. Nel tempo, le tecnologie di rilievo si sono ulteriormente raffinate. Con l’introduzione del NIR anche sulle mietitrebbie parcellari, è possibile misurare in campo umidità, contenuto in proteine e altri parametri, avendo in mano i dati già digitalizzati. Questo consente analisi rapide e confronti immediati tra varietà.</p>
<h2>Le prove su tutti i cereali, dal frumento al mais</h2>
<p>Maggiore ci racconta come, tra gli anni Settanta e Ottanta, si sia dedicato ampiamente alla costruzione e definizione delle prove di adattamento e resa sulle principali colture cerealicole, non solo sul frumento ma anche sul riso e sul mais. In quest&#8217;ultimo caso, si aveva la possibilità di valutare i diversi ibridi  non solo per la produzione di granella ma anche per quella di trinciato integrale. L&#8217;esperienza dello stesso Maggiore  avendo visto negli Stati Uniti un abbozzo di seminatrice parcellare, ne portò gli elementi in Italia e, dopo averli adattati a una normale seminatrice ed effettuate le prime prove, si recò  dalle  Officine Gaspardo a Morsano al Tagliamento (PN) e insieme ad uno dei due fratelli Gaspardo costruì la prima seminatrice da parcelle portata dalla trattrice . Era il lontano 1974.</p>
<h2>La partecipazione attiva degli agricoltori</h2>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7484" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-300x208.png" alt="" width="300" height="208" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-300x208.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-1024x710.png 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-768x532.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-370x256.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-270x187.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-435x300.png 435w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-570x395.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2-740x513.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/visita_2.png 1039w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Fondamentale, nei primi anni delle prove sperimentali  era la partecipazione degli agricoltori: i campi diventavano luoghi di dimostrazione e di divulgazione  di caratteristiche delle varietà e di pratiche agronomiche. Come ci racconta Maggiore, era la norma avere 300-400 persone partecipanti agli eventi di dimostrazione organizzati nelle sedi di svolgimento delle prove. Inoltre, almeno per il mais in gennaio si organizzava un convegno di una giornata dedicato all’illustrazione delle prove. Quest’anno il  50° Convegno è previsto per il 30 Gennaio.</p>
<h2>Un sistema che resta fragile</h2>
<p>Nonostante i progressi tecnici che si sono avuti negli anni, secondo il Prof. Maggiore il sistema delle prove di adattamento e resa resta attualmente particolarmente fragile sul piano istituzionale. «Tutte le prove di adattamento e resa ad oggi sono volontaristiche», basate su reti informali e prive di finanziamenti strutturali. Questo limita il numero di specie e di varietà testate, nonchè la copertura territoriale raggiungibile. I cereali vernini sono ancora quelli con maggior presenza sul territorio nazionale. E’ lecito però dirsi: fino a quando?</p>
<p>Negli ultimi anni sono mancati i tentativi di istituzionalizzazione delle prove. Anche in occasione del cinquantesimo anniversario delle reti di frumento tenero, ad esempio, si è provato a rilanciare il tema, ma senza risultati concreti. Senza un coordinamento pubblico stabile, il rischio è quello di ridurre la capacità di scelta degli agricoltori. La conclusione: senza prove di adattamento e resa solide, condivise e credibili, la scelta varietale perde fondamento. Nel frumento, come ricorda Maggiore, «senza prove non resta che parlare!», mentre l’agricoltura ha bisogno di dati per decidere.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Immagini gentilmente concesse dal Prof. Tommaso Maggiore</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<item>
		<title>ALLE ORIGINI DELLA SCELTA VARIETALE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/alle-origini-della-scelta-varietale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 23:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia delle prove di adattamento e resa raccontata dal Prof. Tommaso Maggiore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-7455" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-220x300.png" alt="" width="142" height="193" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-220x300.png 220w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-753x1024.png 753w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-768x1045.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-370x503.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-270x367.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-570x776.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore-740x1007.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/Tommaso_Maggiore.png 915w" sizes="auto, (max-width: 142px) 100vw, 142px" />Le prove varietali di adattamento e resa sono  o dovrebbero essere alla base delle scelte che gli agricoltori compiono nella programmazione e organizzazione strategica delle aziende agricole. Le origini delle reti di prova affondano le radici nel lavoro portato avanti da ricercatori e tecnici negli ultimi decenni del Novecento. Tra questi, fu protagonista il Prof. Tommaso Maggiore, Professore Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee (in quiescenza)  e Accademico ordinario dei Georgofili, Firenze (nella foto), che in una intervista a Grano Italiano racconta le difficoltà e i successi del percorso che ha portato le prove varietali  hanno avuto in Italia.</p>
<h2>All&#8217;inizio mancavano gli strumenti</h2>
<p>Per decenni, ci racconta, le prove di adattamento e resa nel frumento erano particolarmente complesse da realizzare, per carenza di strumenti, macchine e risorse.  In pratica non si facevano, i Consorzi o le ditte sementiere diffondevano le novità in molte località e poi sceglievano “ a occhio” quelle che sembravano le più adatte da diffondere. Costitutori come Cirillo Maliani non cedevano alle prove! «Realizzare un campo sperimentale significava dover reperire e  gestire molta  manodopera» ci dice. Nel frumento, ad esempio, le semine avvenivano completamente a mano, con il “bicchierino”, fila per fila, e la raccolta con il falcetto per arrivare alla granella con piccole trebbiatrici  In queste condizioni, la possibilità di confrontare in modo scientifico le varietà era fortemente limitata</p>
<p>Negli anni Sessanta e Settanta, molte prove su frumento duro al Nord erano pensate più per mostrare che per misurare. I campi venivano replicati nello stesso modo, con scarsa attenzione alla variabilità del terreno nell’ambiente prova. Tuttavia, anche queste esperienze iniziavano a produrre dati orientativi utili, soprattutto quando si cominciò a confrontare ambienti diversi come repliche.</p>
<h2>La svolta della meccanizzazione</h2>
<figure id="attachment_7486" aria-describedby="caption-attachment-7486" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7486 size-medium" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/seminatrice-parcellare-300x193.png" alt="alle origini della scelta varietale" width="300" height="193" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/seminatrice-parcellare-300x193.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/seminatrice-parcellare-370x239.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/seminatrice-parcellare-270x174.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/seminatrice-parcellare-570x367.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/12/seminatrice-parcellare.png 574w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-7486" class="wp-caption-text">Seminatrice parcellare per frumento</figcaption></figure>
<p>La vera svolta arrivò con la meccanizzazione della sperimentazione, in cui Maggiore  ed altri colleghi ebbero un ruolo determinante grazie all&#8217;osservazione delle esperienze estere e all&#8217;ingegno di ricercatori e artigiani italiani. Si realizzarono, infatti, le prime seminatrici parcellari, costruite artigianalmente. «Con questa seminatrice» ci racconta Maggiore «si risolvevano in velocità le semine: 500-600 parcelle da 10 m<sup>2</sup> in un giorno erano fattibili». Si pensi che  prima a Sant&#8217;Angelo Lodigiano,  le semine parcellari su una  superficie di circa 5-6 ettari, prima della meccanizzazione, avevano inizio alla fine  di settembre e si chiudevano alla Vigilia di Natale, con l&#8217;impiego di un gruppo di circa 20 donne. L&#8217;organizzazione meccanizzata e razionale del lavoro, quindi, permise di ampliare il numero di varietà da testate e le località da coinvolgere, rendendo robusto il confronto tra i materiali in prova.</p>
<p>Parallelamente, si è evoluto il disegno sperimentale. Inizialmente si utilizzava lo stesso schema ovunque ma, presto, emerse la necessità di realizzare schemi specifici per zona, così da controllare al meglio la variabilità di campo. Cambiò anche la dimensione delle parcelle, si ridussero gli effetti di bordo e andò migliorando l’affidabilità dei dati.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Immagini gentilmente concesse dal Prof. Tommaso Maggiore</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>I COMMENTI ALLA RETE DURO 24-25</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/commenti-rete-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 22:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[proteine]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le considerazioni di Michele De Santis dell'Università di Foggia: perchè coltivare il duro al Sud?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se guardiamo ai risultati della Rete Nazionale del Frumento Duro del CREA, i risultati produttivi sono stati certamente migliori di quelli dell&#8217;annata precedente. Un trend positivo, però, lo si vede anche rispetto ai valori dei 5 anni precedenti. E&#8217; solo merito dell&#8217;andamento meteorologico o ci sono altri motivi? In un contesto di variabilità meteorologica, è bene che i cerealicoltori non dimentichino il potenziale produttivo delle diverse varietà. E&#8217; un aspetto che emerge certamente in stagioni con andamenti termo-pluviometrici più regolari come lo è stata quella 2024-25.</p>
<h2>Occhio al potenziale delle varietà</h2>
<p>Lo abbiamo chiesto al Dott. Michele De Santis dell&#8217;Università degli Studi di Foggia, che ci ha illustrato le sue considerazioni: «i valori di resa complessivamente osservati, relativi alle prove 24-25, hanno mostrato valori complessivamente più interessanti della passata annata e dell’ultimo quinquennio, in generale. L’andamento termo-pluviometrico rappresenta, sicuramente, il più importante fattore nel determinare i livelli di resa. Bisogna tenere presente che le scorse annate sono state caratterizzate da severi deficit idrici in alcuni areali (in particolare Puglia e Sicilia) che hanno gravemente condizionato le performance produttive.</p>
<p>E conclude focalizzando l&#8217;attenzione sul potenziale produttivo delle diverse varietà a cui i cerealicoltori dovrebbero porre attenzione: «in una stagione agraria più regolare come quest’ultima è stato possibile apprezzare meglio il potenziale produttivo dei genotipi investigati. Chiaramente, il contributo del miglioramento genetico, con la progressiva introduzione di varietà sempre più efficienti nell’uso delle risorse (soprattutto idriche) può spiegare i recenti trend produttivi rilevati nelle prove frumento».</p>
<h2>Perchè continuare a coltivare il duro al Sud?</h2>
<p>E se il potenziale non viene pagato adeguatamente dal mercato? Abbiamo, dunque, chiesto a Michele De Santis perchè dovrebbe essere interessante seminare frumento duro al Sud, al giorno d&#8217;oggi. Scegliere il frumento duro al Nord, infatti, significa investire in particolare in concimazione azotata, soprattutto per garantire la qualità. Ecco cosa ci ha risposto: «ciò che ancora mantiene viva la produzione del frumento duro nel sud Italia è proprio la migliore attitudine qualitativa, ottenibile già con livelli di concimazione azotata non particolarmente eccessivi.</p>
<p>Questo effetto qualitativo viene spesso valorizzato nell’ambito dei contratti di filiera, strumento che sta mitigando la volatilità dei prezzi. L&#8217;ottimizzazione di tutte le diverse pratiche agronomiche, come avvicendamenti sostenibili e uso di fungicidi e prodotti biostimolanti può sicuramente contribuire al raggiungimento degli obiettivi produttivi. Un occhio ai costi va comunque dato, pertanto il supporto di tecnici esperti e/o DSS può risultare una scelta vincente».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p>Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/risultati-rete-duro/" target="_blank" rel="noopener">I RISULTATI DELLA RETE FRUMENTO DURO 24-25</a></p>
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		<title>RETE TENERO AL CENTRO E SUD: I COMMENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/rete-tenero-centro-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 22:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi degli esperti del mondo della ricerca sui risultati delle prove </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>I risultati della Rete Nazionale del frumento tenero, coordinata dal CREA, sono sotto la lente di ingrandimento anche per gli areali del Centro e del Sud Italia. <strong>Le rese eccellenti delle regioni centrali, in particolare nelle Marche, si contrappongono a quelle degli areali meridionali</strong>, con la Puglia che non torna a raggiungere produzioni interessanti. <strong>La triste congiuntura del mercato, però, porta alcuni agricoltori del Sud a considerare il frumento tenero come una possibile alternativa</strong> nelle semine del prossimo autunno.</p>
<p><strong>Cosa ne pensano gli esperti</strong> del mondo della ricerca? Grano italiano ha raccolto i commenti del Prof. Massimo Blandino, del DISAFA &#8211; Università degli Studi di Torino, e del Prof. Michele De Santis, del DAFNE &#8211; Università degli Studi di Foggia.</p>
<h2>Rese record nelle Marche</h2>
<div>Massimo Blandino ci spiega come le condizioni meteorologiche siano state chiave per la produttività del frumento tenero nelle regioni del Centro Italia. Anche la difesa fungicida, però, ha avuto un suo ruolo: la protezione degli apparati fogliari migliora l&#8217;efficienza fotosintetica della pianta e valorizza gli interventi di concimazione.</div>
<div></div>
<p>Nelle sue parole: «negli areali del Centro Adriatico, le condizioni meteorologiche dell&#8217;annata sono state estremamente favorevoli a sostenere tutte le componenti produttive del frumento, garantendo ottimi densità colturali e sviluppo della <em>canopy</em>. Le rese estremamente elevate raggiunte dalle località in prova sono però da ascrivere principalmente a un ottimo riempimento della granella in maturazione, come dimostrato dagli altissimi pesi ettolitrici registrati. Questi dati confermano l&#8217;importanza della difesa fungicida del frumento anche negli areali del centro; sebbene non sempre le condizioni ambientali possano determinare forti attacchi di malattie, questa pratica preventiva permette di proteggere gli apparati fogliari ed in particolar modo la foglia bandiera, migliorandone l&#8217;efficienza fotosintetica e valorizzando così gli interventi agronomici ed in particolar modo quelli di concimazione azotata, applicati in precedenza per favorire un buon sviluppo colturale».</p>
</div>
<h2>Il futuro del tenero al Sud</h2>
<p>«Le rese del frumento tenero in Puglia, in linea con quelle del duro, sono leggermente migliorate rispetto allo scorso anno, seppur con valori medi non particolarmente interessanti&#8221;. E&#8217; il commento di Michele De Santis che, in merito alla possibilità di un possibile incremento delle superfici seminate a grano tenero nelle regioni meridionali, aggiunge: «negli areali del Sud, in generale, il frumento duro mostra comunque una migliore adattabilità sia per caratteristiche fenologiche (precocità) sia per la migliore resistenza al deficit idrico. A tali aspetti si aggiungono il minor valore di mercato che rendono il frumento tenero meno competitivo rispetto al duro, nel sud Italia».</p>
<p>Ci sono, però, delle aree a maggior potenziale di sviluppo, in particolare in contesti ambientali specifici. Nelle sue parole: «in areali dell&#8217;Appennino di alta collina o montagna, laddove le condizioni termopluviometriche siano più favorevoli, la coltivazione del frumento tenero rappresenta una migliore alternativa, specialmente finalizzata al raggiungimento di target qualitativi (proteici), più difficilmente raggiungibili in areali del centro-nord Italia. Una particolare attenzione va, comunque, posta alla difesa».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p>Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/rese-rete-tenero/" target="_blank" rel="noopener">5 ANNI DI RESE DELLA RETE TENERO</a></p>
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		<title>ANALISI DELLA RETE TENERO AL NORD</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/rete-tenero-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 22:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Prof. Massimo Blandino approfondisce i risultati delle prove nell'areale settentrionale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;aiuto del Prof. Massimo Blandino (DISAFA &#8211; Università degli Studi di Torino), che ringraziamo per il contributo, approfondiamo in questa intervista le motivazioni che stanno dietro i risultati delle prove varietali della Rete Nazionale Frumento Tenero del CREA. Con un focus sul Nord Italia, analizziamo come si sono comportati gli areali delle prove rispetto alla generalità delle superfici seminate a frumento tenero e quali possono esserne le motivazioni.</p>
<p>Il Prof. Blandino ci spiega il ruolo importante della difesa fungicida adottata in tutte le prove nel corso di questa stagione, terminando con un commento sulle caratteristiche dei frumenti biscottieri e sul relativo panorama varietale che potrebbe essere meglio valorizzato sul mercato.</p>
<h2>Nella stagione 24-25 le rese medie sono in crescita: merito solo di una stagione più favorevole dal punto di vista meteorologico?</h2>
<p>«La campagna agraria era iniziata con andamenti meteorologici non favorevoli. Le piogge prolungate nel periodo ideale di semina per gli areali del Nord (fine ottobre, inizio novembre) hanno determinato semine tardive, con una lenta germinazione e investimenti molto radi fino al gennaio successivo. Questo ha determinato in primo luogo una forte riduzione della superficie di frumento tenero, in particolar modo rispetto alle intenzioni di semina degli agricoltori, in particolar modo negli areali con terreni più pesanti. In seguito, a partire già dalla fine dei mesi invernali, l&#8217;andamento meteorologico ha sostenuto una buona produttività del frumento. Le temperature miti della fine dell&#8217;inverno e inizio primavera, se supportate da adeguate fertilizzazioni azotate, hanno permesso di recuperare la densità colturale, che, fatto salvo i terreni più freddi e con tessitura fine, è risultata in linea con le condizioni ordinarie.</p>
<p>I positivi dati delle prove di confronto varietale nazionali sono soprattutto da rapportare all&#8217;adozione da quest&#8217;anno nel protocollo sperimentale del trattamento fungicida in tutte le località di prova. Sebbene l&#8217;annata abbia avuto dalla fioritura alla maturazione cerosa piovosità diffuse e temperature favorevoli all&#8217;insorgenza delle malattie fungine, la generale superiore tolleranza dei nuovi genotipi in prova, integrata dall&#8217;applicazione tempestiva del fungicida, ha garantito un ottimo stay green colturale, con un completo riempimento delle cariossidi, ed alti pesi ettolitrici.</p>
<p>Purtroppo, a differenza delle prove di confronto varietali, in molti areali le piogge non hanno permesso l&#8217;esecuzione di interventi tempestivi, e in molti casi le malattie della spiga e fogliari, hanno limitato le potenzialità produttive della coltura».</p>
<div></div>
<h2>I valori proteici medi non sono elevati e vicini a quelli dello scorso anno: le motivazioni?</h2>
<p>«I modesti contenuti proteici della granella sono da imputare da un lato alle frequenti e rilevanti piogge che hanno interessato a più riprese il ciclo colturale, in particolare in autunno e primavera, contribuendo a ridurre per dilavamento il contenuto di azoto nel terreno. Dall&#8217;altro all&#8217;elevata capacità produttiva dimostrata dalle varietà in prova. Le condizioni ideali nella fase di maturazione, garantite dalla difesa fungicida e da temperature e luminosità elevate nella parte finale del riempimento, hanno favorito un elevato accumulo di amido nelle cariossidi, diluendo le proteine accumulate».</p>
<div></div>
<h2>Il primato dei biscottieri nelle rese dipende dalle esigenze di queste varietà, più tolleranti in caso di semine tardive?</h2>
<p>«Le varietà biscottiere si contraddistinguono da buone capacità produttive, favorite anche da minori costi energetici per l&#8217;accumulo di nutrienti nella granella, non dovendo sostenere un superiore accumulo di proteine, rispetto ad esempio ai frumenti di forza. Tuttavia, questa categoria merceologica trova ancora un numero di varietà ridotto e la mancanza di un più stretto legame tra parametri qualitativi e destinazioni d&#8217;uso, che permetta una maggior valorizzazione in filiera di queste varietà».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p>Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/risultati-rete-tenero/" target="_blank" rel="noopener">I RISULTATI DELLA RETE FRUMENTO TENERO 24-25</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I RISULTATI DELLA RETE FRUMENTO DURO 24-25</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/risultati-rete-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 22:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=6560</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa emerge dalle prove della Rete del frumento duro del CREA: tutti i risultati</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Approfondiamo in questo articolo i risultati produttivi e qualitativi delle varietà testate nell&#8217;ambito della Rete nazionale frumento duro 2024-25, coordinata dal CREA di Foggia.</p>
<h2><strong>Risultati produttivi e qualitativi per i due macro-areali</strong></h2>
<p>Per quanto riguarda le 29 varietà testate nel macro-areale Sud-Isole (<strong>tabella 2</strong>) la produzione media si è stata di 5,36 t/ha, un dato nettamente superiore non solo al valore particolarmente basso registrato nel 2024 (3,96 t/ha), ma anche alla media del quinquennio precedente. Le rese migliori sono state raggiunte da RGT Imprimatur, RGT Aventadur, Antalis, Caracalla e Fuego, tutte con indici produttivi pari o superiori a 105. Dal punto di vista morfologico si osserva un significativo incremento della taglia, che con una media di 84 cm risulta superiore di 13 cm rispetto al 2024.</p>
<p>I caratteri qualitativi confermano un buon livello: il peso ettolitrico medio è di 81,8 kg/hL, il peso di 1.000 semi raggiunge i 45,4 g, mentre il contenuto proteico si colloca al 13,9%. Alcune varietà, come Bering, Marco Aurelio, Gregorio e Monastir, hanno mostrato valori proteici particolarmente elevati, pari o superiori al 14,5%. Tra le cultivar in prova, Caracalla, Felsina e Marakas hanno evidenziato il miglior equilibrio tra resa e qualità, superando la media di campo per entrambi i parametri.</p>
<p>Nel macro-areale Centro-Nord (<strong>tabella 3</strong>) la resa media delle 30 varietà in prova è stata pari a 7,03 t/ha, in netto miglioramento rispetto al dato del 2024 (6,15 t/ha). Tra le cultivar più produttive spiccano Anvergur (7,88 t/ha; indice 112) e Calvino (7,61 t/ha; indice 108), entrambe capaci di superare la media in tutti i 15 campi di sperimentazione. Anvergur conferma così le ottime prestazioni già rilevate lo scorso anno, mentre Calvino, al suo primo anno di valutazione, si è subito distinta. A livelli leggermente inferiori si collocano Monastir, Antalis, LG Naudaris, Catone e Socrate (indice 104), seguite da Fuego, Bourbon, RGT Voilur, Zante e Platone (indice 102), varietà che hanno superato la media di campo in oltre 10 prove su 15.</p>
<p>Dal punto di vista morfologico, le piante hanno raggiunto un’altezza media di 90 cm, con una densità di 423 spighe/m². I parametri qualitativi risultano complessivamente buoni: il peso ettolitrico medio è stato di 82,1 kg/hL, con punte superiori a 84,0 kg/hL in varietà come Platone, Fedele e Tacito. Anche il peso medio di 1.000 semi si è mantenuto elevato, raggiungendo 49,4 g. Diverso è stato l’andamento del contenuto proteico, che con un valore medio del 12,9% si è collocato al di sotto di quello del 2024 (13,6%).</p>
<p><em><strong>Tabella 2</strong></em></p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6596 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2.png" alt="" width="892" height="2042" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2.png 892w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-131x300.png 131w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-447x1024.png 447w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-768x1758.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-671x1536.png 671w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-370x847.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-270x618.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-570x1305.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-2-740x1694.png 740w" sizes="auto, (max-width: 892px) 100vw, 892px" /></strong><em><strong>Tabella 3</strong></em></p>
<h2><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6605" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3.png" alt="" width="892" height="2059" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3.png 892w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-130x300.png 130w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-444x1024.png 444w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-768x1773.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-665x1536.png 665w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-887x2048.png 887w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-370x854.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-270x623.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-570x1316.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/TABELLA-3-740x1708.png 740w" sizes="auto, (max-width: 892px) 100vw, 892px" /></strong></h2>
<h2>Aspetti fitosanitari</h2>
<p>Dal punto di vista fitosanitario, i sintomi di septoria sono stati rilevati in tutte le varietà, con livelli di intensità variabili, a conferma della necessità di un continuo lavoro di selezione per aumentare la resistenza genetica. Le altre avversità, come l’oidio e le ruggine gialle e brune, hanno avuto incidenze limitate e non hanno influito in modo significativo sulle produzioni.</p>
<figure id="attachment_6546" aria-describedby="caption-attachment-6546" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6546 size-medium" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/08/IMG_5857-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/08/IMG_5857-300x225.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/08/IMG_5857-1024x768.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/08/IMG_5857-768x576.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/08/IMG_5857-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-6546" class="wp-caption-text">Attacchi di ruggine nera su frumento duro</figcaption></figure>
<h2>L&#8217;annata in sintesi</h2>
<p>Nel complesso, l’annata 2024-25 ha evidenziato un netto miglioramento delle rese rispetto allo scorso anno e una sostanziale tenuta dei parametri qualitativi, ad eccezione del contenuto proteico che resta l’elemento più critico. Le nuove varietà introdotte nella Rete hanno mostrato ottime performance, a conferma del ruolo chiave che il miglioramento genetico e la selezione varietale hanno per migliorare l’adattamento alle condizioni climatiche sempre più variabili.</p>
<p><em>Autori: Pasquale De Vita, Ivano Pecorella, Fabio Fania, Patrizio Spadanuda e Nicola Pecchioni &#8211; CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e colture Industriali, Foggia</em></p>
<p><em>Foto di Patrizio Spadanuda, CREA</em></p>
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		<title>LA RETE FRUMENTO DURO 24-25</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-rete-frumento-duro-24-25/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 22:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le varietà della Rete frumento duro 24-25 e l'andamento climatico stagionale </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Rete nazionale frumento duro, coordinata dal CREA-CI di Foggia e realizzata in collaborazione con diverse istituzioni pubbliche e private (<strong>Tabella A</strong>), anche quest’anno ha messo a disposizione dei cerealicoltori dati fondamentali per orientare le scelte varietali. Nella stagione 2024-25 sono state valutate 41 varietà (<strong>Tabella 1</strong>) distribuite in 31 campi sperimentali dislocati in 14 regioni, coprendo i principali areali cerealicoli italiani. Delle 41 varietà complessivamente testate, 18 erano presenti in tutti i campi, ad eccezione della Sardegna; 12 varietà erano specifiche del macro-areale Centro-Nord; 11 varietà erano caratteristiche del macro-areale Sud-Isole.</p>
<p>Le prove hanno incluso 7 nuove cultivar al primo anno di valutazione:</p>
<ul>
<li>Calvino, Chienti e Socrate: testate in tutti i 31 campi della Rete</li>
<li>Caracalla e RGT Imprimatur: valutate nei 16 campi del macro-areale Sud-Isole</li>
<li>Cataldo e LG Naudaris: saggiate nei 15 campi del macro-areale Centro-Nord</li>
</ul>
<p>Inoltre, è stata inclusa la varietà Bourbon, introdotta nella Rete nell&#8217;anno precedente nell&#8217;areale Sud-Isole. Nel macro-areale Centro-Nord sono state valutate 30 varietà, mentre nel macro-areale Sud-Isole ne sono state testate 29.</p>
<h2><strong>Andamento climatico della stagione 2024-25</strong></h2>
<p>L’annata è stata caratterizzata da una forte variabilità climatica. L’autunno ha mostrato un netto contrasto tra il Centro-Nord, dove le piogge abbondanti hanno ritardato le semine, e il Sud, penalizzato da siccità prolungata. L’inverno, ancora una volta tra i più caldi di sempre, ha accelerato lo sviluppo delle colture, mentre la primavera si è distinta per precipitazioni concentrate soprattutto al Nord e sul versante tirrenico. A giugno si è verificata un’ondata di caldo e siccità eccezionale, che ha inciso sulla fase finale di maturazione.</p>
<p><em><strong> Tabella 1</strong></em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6603 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-scaled.png" alt="" width="1072" height="2560" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-scaled.png 1072w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-126x300.png 126w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-429x1024.png 429w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-768x1833.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-643x1536.png 643w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-858x2048.png 858w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-370x883.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-270x645.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-570x1361.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-740x1767.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Elenco-varieta-duro-1320x3151.png 1320w" sizes="auto, (max-width: 1072px) 100vw, 1072px" /></p>
<p><em><strong> Tabella A</strong></em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6609 " src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-scaled.png" alt="" width="1008" height="1929" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-scaled.png 1338w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-157x300.png 157w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-535x1024.png 535w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-768x1469.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-803x1536.png 803w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-1071x2048.png 1071w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-370x708.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-270x516.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-570x1090.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-740x1415.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/09/Tabella-A-1320x2525.png 1320w" sizes="auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autori: Pasquale De Vita, Ivano Pecorella, Fabio Fania, Patrizio Spadanuda e Nicola Pecchioni &#8211; CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e colture Industriali, Foggia</em></p>
<p><em>Foto di Patrizio Spadanuda, CREA</em></p>
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		<title>TENERO AL SUD?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/tenero-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 17:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le considerazioni di alcuni attori della filiera sui risultati delle prove della Rete Nazionale frumento tenero</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="249" data-end="546">Anche quest&#8217;anno Grano Italiano ha pubblicato <a href="https://granoitaliano.eu/risultati-rete-tenero/" target="_blank" rel="noopener">i risultati delle prove varietali</a> della Rete nazionale del frumento tenero, coordinata dal CREA e guidata da Patrizia Vaccino. La campagna 2024-25, decisamente più favorevole dal punto di vista meteorologico, ha mostrato un incremento considerevole delle rese nel Nord Italia: +1,53 t/ha rispetto all’anno precedente, raggiungendo una media di 8,11 t/ha. Rese in crescita anche al Centro, con valori record nelle Marche, dove le medie sono di 9,85 t/ha. Al Sud, finalmente, quasi tutte le prove sono state completate grazie a condizioni ambientali di gran lunga meno critiche rispetto alla stagione precedente.</p>
<h2 data-start="249" data-end="546">Al Nord valori proteici bassi</h2>
<p data-start="338" data-end="346">Al Nord la classe qualitativa più performante è quella dei biscottieri, con una resa media di 8,31 t/ha. I panificabili, in ogni caso, non sono lontani, con 8,30 t/ha. A differenza della campagna 23-24, quest&#8217;anno non si rilevano criticità legate al peso ettolitrico. Il valore medio è di 79,0 kg/hL, con un minimo di 75,5 kg/hL per la varietà Brigitta ed un massimo di 81,8 kg/hL Alagir, entrambi panificabili. Il peso dei 1000 semi, invece, è stato molto elevato mediamente: la forbice è ampia, dai 34,8 g del frumento di forza Clarabella ai 49,7 g del biscottiero Concetta.</p>
<p data-start="338" data-end="346">Il contenuto proteico, inoltre, con una media dell&#8217;11,7% è risultato particolarmente basso: «le rese tendenzialmente più elevate della media hanno portato a valori proteici più bassi della media stessa, poichè le concimazioni azotate in fase di botticella non hanno tenuto conto del potenziale produttivo che si poteva intuire già a fine marzo». Questo è il commento sui risultati dichiarato a Grano italiano da Marco Gorni Silvestrini, <span aria-hidden="true"><em>Responsabile Business Development e coordinamento produttivo filiere</em>, di OP Italia Cereali, </span>società consortile composta da stoccatori privati e cooperative, con anche aziende agricole e società sementiere tra i soci costitutori.</p>
<h2 data-start="338" data-end="346">Il futuro del tenero al Sud</h2>
<p>Gli areali del Centro e del Sud hanno visto rese superiori alla stagione precedente, seppur di poco al meridione. Nelle regioni centrali sono i panificabili a guidare con rese medie di 7,81 t/ha, seguiti da biscottieri e panificabili superiori ad una piccola distanza. Al Sud, sono i panificabili superiori a guidare le rese medie, con 5,27 t/ha, con i biscottieri e i panificabili non lontani. I pesi ettolitrici sono molto buoni in entrambi gli areali, con 79,4 kg/hL al Centro e 80,4 kg/hL al Sud.</p>
<p>Il contenuto proteico è migliore dell&#8217;areale settentrionale, con una media del 12,4% al Centro e del 13,9% al Sud. Qui la varietà di frumento panificabile Brigitta ha raggiunto il valore massimo del 15,9%.</p>
<p>Mai come in questo momento la coltivazione del tenero sta concentrando gli interessi di numerosi agricoltori e attori della filiera anche nelle regioni meridionali. Sono i mercati a spingere questa tendenza, con i prezzi del grano duro che non soddisfano non solo i produttori ma anche gli ammassatori. Elio Lo Conte, uno degli amministratori dell’azienda Pineta Srl, che si occupa di commercio e stoccaggio di cereali con alle spalle una storia di tre generazioni, ha dichiarato a Grano italiano: «anche nelle regioni del Sud Italia, in considerazione della diminuzione dei prezzi del frumento duro, stiamo valutando per le prossime semine la possibilità di aumentare le superfici coltivate a grano tenero. Stiamo, quindi, attenzionando questa coltura che, solitamente, è poco diffusa nelle nostre zone».</p>
<p data-start="1774" data-end="1980">Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/rese-rete-tenero/" target="_blank" rel="noopener">5 ANNI DI RESE DELLA RETE TENERO</a></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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