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	<title>rigenerativa - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
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	<title>rigenerativa - Grano Italiano</title>
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		<title>LE AZIENDE CHIUDONO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-aziende-chiudono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 22:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[AISTEC]]></category>
		<category><![CDATA[biostimolanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contesto è difficile ma gli strumenti ci sono: serve investire e pianificare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="2951" data-end="3001">Negli ultimi 25 anni l’Italia ha perso circa <strong data-start="3967" data-end="4015">la metà delle aziende che coltivano frumento</strong>. La riduzione è dovuta non solo alla crisi economica del comparto, ma anche alla crescente complessità gestionale e all’esigenza di mezzi tecnici sempre più avanzati. Le imprese medio-grandi, dotate di capacità meccanica e gestionale, resistono meglio; le piccole, invece, faticano a reggere i costi e la pressione del mercato. Se ne è parlato al workshop organizzato da AISTEC a Roma il 9 ottobre, in occasione del trentennale dalla fondazione dell&#8217;Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali.</p>
<p data-start="2951" data-end="3001">Nel suo intervento sull&#8217;evoluzione delle pratiche agronomiche, il Prof. Massimo Blandino si è focalizzato sulla necessità, in questo scenario, di porre al centro la <strong data-start="4384" data-end="4400">cooperazione</strong>. L’azienda agricola non può più essere un’entità isolata: servono <strong data-start="4467" data-end="4546">reti di imprese, consorzi, accordi con contoterzisti e partnership tecniche</strong> per condividere innovazione, ridurre i costi e accedere a tecnologie avanzate. La collaborazione favorisce anche la <strong data-start="4663" data-end="4699">costruzione di filiere integrate</strong> in grado di valorizzare il prodotto trasformato e di rispondere alle nuove richieste del mercato.</p>
<h2 data-start="4799" data-end="4828">Tra minacce e opportunità</h2>
<p data-start="4830" data-end="5268">Le aziende agricole si trovano oggi a operare in un contesto socio-economico incerto, segnato da <strong data-start="4927" data-end="5008">instabilità dei mercati, sfide ambientali e nuove sensibilità dei consumatori</strong>. Ma proprio in questo scenario di trasformazione si aprono opportunità, secondo Blandino: l’agricoltura rigenerativa, l’innovazione digitale e la già citata cooperazione territoriale offrono strumenti concreti per costruire un modello produttivo più resiliente, sostenibile e competitivo.</p>
<p data-start="4830" data-end="5268">Gli strumenti ci sono, sia in termini di linee guida agronomiche che di forme giuridiche autorizzate dalla normativa: i cerealicoltori devono iniziare ad impiegarli, anche comprendendo che spesso è necessario attendere alcuni anni per poter vedere risultati di un certo spessore.</p>
<h2 data-start="2951" data-end="3001">Agricoltura rigenerativa e fertilità biologica</h2>
<p data-start="3003" data-end="3544">All’interno delle strategie rigenerative, ad esempio, un ruolo crescente e sempre più diffuso nella pratica è giocato dalle <strong data-start="3080" data-end="3094">cover crop</strong>, fondamentali per la protezione del suolo e l’accumulo di sostanza organica. Tuttavia, come ricorda Massimo Blandino, è importante sapere che secondo la ricerca i risultati non sono immediati: nei primi anni possono verificarsi cali produttivi se non si accompagna la rotazione con una concimazione azotata di supporto. I benefici in termini di fertilità del terreno emergono nel medio periodo, dopo 4-5 anni, quando l’aumento di sostanza organica migliora la struttura e la fertilità del terreno, soprattutto se si inseriscono specie <strong data-start="3513" data-end="3527">leguminose</strong> nel programma di rotazione.</p>
<p data-start="3546" data-end="3876">Anche i <strong data-start="3554" data-end="3592">biofertilizzanti e i biostimolanti</strong> sono strumenti interessanti, ma non sempre risolutivi. La loro efficacia dipende dal contesto pedoclimatico e dall’integrazione con altre pratiche agronomiche. Più che sostituire l’azoto minerale, dovrebbero essere visti come <strong data-start="3819" data-end="3834">complementi</strong> all’interno di strategie multifattoriali: se gestiti in modo razionale, in sinergia con le condizioni locali e altri strumenti agronomici, possono dare vantaggi concreti e con un ridotto impatto ambientale.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DOVE VA IL GRANO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dove-va-il-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 22:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[AISTEC]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla ricerca di un nuovo equilibrio tra produttività, qualità e sostenibilità: il racconto di Massimo Blandino a Roma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="310" data-end="817">Le sfide che spingono oggi l’evoluzione delle tecniche agronomiche sono molteplici e, spesso, contraddittorie. Da un lato la richiesta di produzioni elevate e di qualità, dall’altro la necessità di ridurre input chimici e impatti ambientali. In questo contesto, l’innovazione agronomica non è più un’opzione, ma una necessità: un percorso di transizione che richiede una <strong data-start="681" data-end="713">visione integrata e olistica</strong>, capace di coniugare tecnologia, salute, identità produttiva, etica ambientale e pratiche rigenerative. Il racconto delle pratiche agronomiche degli ultimi 30 anni è quello del Prof. Massimo Blandino (DISAFA, Università degli Studi di Torinio) al convegno per il trentennale dell&#8217;AISTEC, Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali.</p>
<h2 data-start="819" data-end="863">Dall’intensificazione alla rigenerazione</h2>
<p data-start="865" data-end="1284">Negli ultimi decenni, le priorità dell’agricoltura si sono spostate lungo un asse che un tempo sembrava inconciliabile: la tutela dell’ambiente e le logiche di mercato. Le linee guida di evoluzione del settore, prima tecnologica, poi sanitaria, identitaria ed etico-ambientale, sono giunte ad un bivio. L’<strong data-start="1036" data-end="1064">agricoltura rigenerativa</strong> rappresenta oggi una possibile sintesi di questi due mondi, un approccio che punta a restituire fertilità ai suoli e resilienza agli agroecosistemi, mantenendo però sostenibilità economica e competitività delle imprese.</p>
<h2 data-start="1286" data-end="1334">La concimazione evoluta</h2>
<p data-start="1336" data-end="1960">Un esempio emblematico di questa evoluzione, presentato da Massimo Blandino, riguarda la <strong data-start="1392" data-end="1431">gestione della concimazione azotata</strong>. Negli anni lo schema di base – 1, 2 o 3 interventi in funzione della fase fenologica – non è cambiato molto. Ciò che si è trasformato è la <strong data-start="1582" data-end="1642">logica con cui si decide dove, quando e come intervenire</strong>.<br data-start="1643" data-end="1646" />L’obiettivo non è più solo aumentare la resa ma modulare la disponibilità di azoto in funzione della <strong data-start="1752" data-end="1773">qualità reologica</strong> del raccolto, riducendo al contempo sprechi e impatti ambientali. La concimazione tardiva, ad esempio, è sempre più mirata al miglioramento qualitativo del prodotto e non solo alla produttività.</p>
<p data-start="1962" data-end="2337">Accanto alle esigenze produttive, emergono anche <strong data-start="2011" data-end="2036">motivazioni sanitarie</strong>: una corretta gestione dell’azoto aiuta a contenere la formazione di <strong data-start="2106" data-end="2121">acrilammide</strong>, sostanza indesiderata negli alimenti, legata all’accumulo di asparagina nel grano. Pianificare in modo accurato gli apporti azotati, soprattutto nelle fasi finali, è dunque anche una misura di sicurezza alimentare.</p>
<h2 data-start="2339" data-end="2387">Parola d&#8217;ordine: gestire la variabilità</h2>
<p data-start="2389" data-end="2949">Se in passato la concimazione si basava su dispositivi per la misurazione del contenuto di clorofilla e su interventi uniformi, oggi la sfida è <strong data-start="2496" data-end="2539">gestire la variabilità intra-parcellare</strong>. L’uso di sensori e indici vegetazionali come l’<strong data-start="2588" data-end="2629">NDRE (Normalized Difference Red Edge)</strong> consente di calibrare gli apporti di azoto in modo sito-specifico, ottimizzando le risorse.<br data-start="2721" data-end="2724" />Questo approccio permette, secondo diverse esperienze, una <strong data-start="2783" data-end="2830">riduzione degli apporti di azoto del 12-15%</strong>, mantenendo stabili le rese o, in alcuni casi, incrementandole leggermente grazie a un uso più efficiente degli input.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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