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	<title>riso - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 17:31:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>riso - Grano Italiano</title>
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		<title>PAC, COSA CAMBIA PER FRUMENTO, RISO E SOIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/pac-cosa-cambia-per-frumento-riso-e-soia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 22:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sesta modifica del Piano strategico della PAC 2023-2027 approvata dalla Commissione UE porta con sé alcuni aggiustamenti che meritano attenzione anche da parte di chi coltiva frumento, riso e soia. Non tutte le novità, però, hanno lo stesso peso per i seminativi. Alcune riguardano, infatti, altri comparti o strumenti specifici, mentre per le colture [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="48" data-end="587"><strong>La sesta modifica del Piano strategico della PAC 2023-2027</strong> approvata dalla Commissione UE porta con sé alcuni aggiustamenti che meritano attenzione anche da parte di chi coltiva <strong data-start="226" data-end="251">frumento, riso e soia</strong>. Non tutte le novità, però, hanno lo stesso peso per i seminativi. Alcune riguardano, infatti, altri comparti o strumenti specifici, mentre per le colture di maggiore interesse nelle rotazioni del Nord e del Centro Italia il punto centrale è capire dove cambia davvero il sostegno e dove, invece, il quadro resta sostanzialmente stabile.</p>
<p data-start="589" data-end="1038">Per le aziende agricole, <strong>il valore di questa revisione sta soprattutto nella possibilità di aggiornare per tempo le valutazioni economiche e colturali</strong> in vista delle prossime campagne. In una fase in cui i margini sono spesso compressi tra volatilità dei mercati, costi tecnici elevati e crescente attenzione agli obblighi ambientali, anche una modifica apparentemente tecnica può avere un riflesso concreto sulla convenienza delle scelte aziendali.</p>
<h2 data-section-id="1rzq4q" data-start="1040" data-end="1092"><span role="text"><strong data-start="1043" data-end="1092">Aiuto accoppiato, novità per il frumento duro</strong></span></h2>
<p data-start="1094" data-end="1378">L’elemento di maggiore interesse per il comparto cerealicolo riguarda il <strong data-start="1167" data-end="1184">frumento duro</strong>. Tra le modifiche ai pagamenti diretti emerge infatti l’innalzamento del tetto dell’<strong data-start="1269" data-end="1289">aiuto accoppiato</strong>, che sale a <strong data-start="1302" data-end="1337">142,86 euro per ettaro nel 2026</strong> e a <strong data-start="1342" data-end="1377">146,57 euro per ettaro dal 2027</strong>.</p>
<p data-start="1380" data-end="1861">Si tratta di un segnale politico e tecnico importante, perché conferma l’attenzione verso una coltura che continua ad avere un ruolo strategico nella filiera agroalimentare nazionale. Il duro, infatti, non è soltanto una commodity agricola, ma una produzione strettamente collegata all’industria molitoria e pastaria italiana, con richieste qualitative sempre più precise e con una competizione internazionale che impone efficienza, stabilità produttiva e tenore proteico adeguato.</p>
<p data-start="1863" data-end="2283">Per l’agricoltore questo aggiornamento non risolve, da solo, i problemi di redditività della coltura, ma può incidere nel bilancio complessivo della campagna, soprattutto negli areali dove il grano duro resta una componente centrale dell’ordinamento colturale. Il premio va, quindi, letto come un rafforzamento del sostegno pubblico a una produzione considerata ancora strategica dal punto di vista economico e di filiera.</p>
<h2 data-section-id="1xxxerz" data-start="2285" data-end="2337"><span role="text"><strong data-start="2288" data-end="2337">Riso e soia, quadro sostanzialmente invariato</strong></span></h2>
<p data-start="2339" data-end="2739">Diverso il discorso per <strong data-start="2363" data-end="2371">riso</strong> e <strong data-start="2374" data-end="2382">soia</strong>. Nella sintesi delle principali modifiche ai pagamenti diretti non emergono infatti novità specifiche di pari rilievo per queste due colture. Questo non significa che escano dal perimetro della PAC o che perdano rilevanza, ma semplicemente che, in questa revisione, non si registra una correzione diretta comparabile a quella prevista per il frumento duro.</p>
<p data-start="2741" data-end="3213">Per il riso il tema resta particolarmente delicato. La coltura continua a muoversi in un contesto complesso, dove incidono la gestione dell’acqua, la pressione normativa, i costi di produzione e la necessità di mantenere competitività all’interno di una filiera fortemente specializzata. La sesta modifica del Piano strategico non introduce però, almeno sul fronte evidenziato dei pagamenti diretti, una misura nuova che cambi in modo significativo il quadro del sostegno.</p>
<p data-start="3215" data-end="3693">Anche per la soia il quadro appare sostanzialmente stabile. In questo caso la convenienza agronomica della coltura continua a poggiare non solo sugli aiuti, ma anche sul suo ruolo nelle rotazioni, sul contributo alla fertilità del terreno e sulla possibilità di inserirla in sistemi produttivi che puntano a migliorare la sostenibilità aziendale. La revisione della PAC, però, non sembra aggiungere un elemento nuovo e diretto in grado di modificare da sola le scelte di semina.</p>
<h2 data-section-id="1lbba4o" data-start="3695" data-end="3760"><span role="text"><strong data-start="3698" data-end="3760">Ecoschema 2, modifica senza effetti diretti sui seminativi</strong></span></h2>
<p data-start="3762" data-end="4115">Tra le novità approvate compare anche la modifica del calendario dell’<strong data-start="3832" data-end="3847">Ecoschema 2</strong>, con lo spostamento del periodo di copertura vegetale dal <strong data-start="3906" data-end="3932">15 settembre-15 maggio</strong> al <strong data-start="3936" data-end="3962">1° settembre-30 aprile</strong>. È un cambiamento operativo concreto, ma riguarda l’<strong data-start="4015" data-end="4052">inerbimento delle colture arboree</strong>.</p>
<p data-start="4117" data-end="4459">Per chi lavora nei seminativi, questa parte della revisione ha soprattutto un valore di contesto: mostra la volontà di rendere più gestibili alcune misure ambientali, adattandole meglio alla realtà agronomica e climatica. Tuttavia, non rappresenta una leva immediata per le aziende che basano la propria redditività su cereali e proteaginose.</p>
<h2 data-section-id="g1zs4b" data-start="4461" data-end="4513"><span role="text"><strong data-start="4464" data-end="4513">PAC 2026, cosa devono valutare ora le aziende</strong></span></h2>
<p data-start="4515" data-end="4828">In sintesi, la sesta modifica del Piano strategico PAC consegna un messaggio abbastanza chiaro. La novità vera, per il mondo dei seminativi, riguarda il <strong data-start="4668" data-end="4715">rafforzamento del sostegno al frumento duro</strong>.</p>
<p data-start="4830" data-end="5294">Per le aziende agricole questo significa che, in vista delle prossime campagne, conviene aggiornare subito i conti sul duro, verificando l’effetto del nuovo tetto dell’aiuto accoppiato nella pianificazione colturale. Per riso e soia, invece, sarà importante continuare a guardare non solo ai pagamenti diretti, ma anche all’evoluzione delle misure di sviluppo rurale, dei bandi regionali e, più in generale, delle condizioni tecniche ed economiche di coltivazione. Ricordiamo, infatti, che questa tornata di modifiche comprende anche alcune misure di sviluppo rurale, tra cui aggiornamenti tecnici, attivazione di nuovi interventi e rimodulazione di importi unitari e dotazioni finanziarie.</p>
<p data-start="5296" data-end="5456" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La PAC, insomma, continua a muoversi per aggiustamenti progressivi. E in questa tornata, almeno per i seminativi, il segnale più netto arriva dal frumento duro.</p>
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		<title>DAL RISO AL FRUMENTO IBRIDO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dal-riso-al-frumento-ibrido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 23:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[apomissia]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento ibrido]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[riso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perchè e come le ricerche sull'apomissia sintetica possono avere un impatto significativo sulla produzione di cereali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="81" data-end="870">L’idea è una di quelle che, se dovessero arrivare davvero in campo, cambierebbero profondamente la genetica agraria dei cereali: <strong data-start="210" data-end="315">ottenere semi che “replicano” la pianta madre, mantenendo intatto il patrimonio genetico di un ibrido</strong>. Non è fantascienza, ma il cuore di uno studio pubblicato su <em data-start="377" data-end="385">Nature</em> nel 2018 da un gruppo di ricercatori dell’Università della California, Davis, guidato da Venkatesan Sundaresan. In quel lavoro, i ricercatori hanno dimostrato nel riso la fattibilità di una forma di <strong data-start="585" data-end="620">propagazione asessuata via seme</strong>, cioè di una apomissia sintetica, ottenuta combinando due passaggi chiave: l’avvio dell’embrione senza fecondazione e il blocco della ricombinazione meiotica, così da conservare l’eterozigosi della pianta madre.</p>
<p data-start="872" data-end="1634">Per chi legge <em data-start="886" data-end="902">Grano Italiano</em>, il punto interessante non è soltanto il riso. Il vero tema è un altro: <strong data-start="975" data-end="1107">se un principio biologico di questo tipo fosse trasferibile anche al frumento, si aprirebbe una prospettiva nuova per gli ibridi</strong>, settore che nel grano resta promettente ma ancora frenato da costi e complessità produttive. Il team di UC Davis, del resto, continua a lavorare in questa direzione: all’inizio del 2026 ha ricevuto dalla Gates Foundation un finanziamento pluriennale da circa 5 milioni di dollari per estendere la tecnologia dei “self-cloning crops” ad altre colture di interesse agricolo. Segno che non si tratta di una curiosità accademica, ma di una linea di ricerca considerata concreta e strategica.</p>
<h2 data-section-id="1i0gcyn" data-start="1636" data-end="1682">Che cosa hanno fatto i ricercatori nel riso</h2>
<p data-start="1684" data-end="2276">Lo studio pubblicato su <em data-start="1708" data-end="1716">Nature</em> parte da una domanda fondamentale: <strong data-start="1752" data-end="1813">che cosa fa scattare l’embriogenesi dopo la fecondazione?</strong> Nel riso, i ricercatori hanno individuato un gene chiave, <strong data-start="1872" data-end="1893">BBM1 (BABY BOOM1)</strong>, un fattore di trascrizione normalmente espresso dal gamete maschile. Hanno mostrato che, subito dopo la fecondazione, nelle prime ore di vita dello zigote, è proprio l’allele paterno di BBM1 a essere attivo, mentre quello materno si attiva più tardi. In sostanza, il segnale iniziale che avvia il programma embrionale arriva dal lato maschile.</p>
<p data-start="2278" data-end="2861">La scoperta decisiva è stata questa: <strong data-start="2315" data-end="2455">forzando l’espressione di BBM1 nella cellula uovo, il gruppo è riuscito a far partire lo sviluppo dell’embrione anche senza fecondazione</strong>, cioè per partenogenesi. Nel lavoro si osservano strutture embrionali in circa il 12% degli ovuli emasculati delle linee trasformate, mentre nelle piante controllo questo non avviene. In altre parole, è bastata l’espressione ectopica di un gene “normale”, non di un gene esotico, per aggirare il blocco fisiologico che impedisce all’ovocellula di svilupparsi da sola.</p>
<p data-start="2863" data-end="3677">Questo è il primo pilastro. Il secondo è altrettanto importante. Se infatti l’embrione nasce senza fecondazione ma la meiosi continua a funzionare normalmente, il seme prodotto non conserva integralmente il genotipo della madre. Per evitare la segregazione genetica, i ricercatori hanno usato il sistema <strong data-start="3167" data-end="3175">MiMe</strong> (“Mitosis instead of Meiosis”), già descritto in riso, che trasforma di fatto la meiosi in una mitosi: niente ricombinazione, niente dimezzamento cromosomico, produzione di gameti non ridotti. Quando <strong data-start="3376" data-end="3384">MiMe</strong> è stato combinato con <strong data-start="3407" data-end="3415">BBM1</strong> espresso nella cellula uovo, il risultato è stato l’ottenimento di progenie clonale, capace di <strong data-start="3511" data-end="3566">mantenere l’eterozigosi parentale su scala genomica</strong>. È qui che si entra nel terreno dell’apomissia sintetica vera e propria.</p>
<h2 data-section-id="1jzkhrm" data-start="3679" data-end="3722">Perché questa scoperta è così importante</h2>
<p data-start="3724" data-end="4211">Il motivo è semplice: <strong data-start="3746" data-end="3847">gli ibridi esprimono vigore ibrido, ma non lo trasmettono stabilmente alla generazione successiva</strong>. Se l’agricoltore risemina il raccolto di un ibrido, nella progenie successiva la segregazione genetica “smonta” quella combinazione favorevole di alleli che aveva generato il vantaggio produttivo. È per questo che, nelle specie dove l’ibridazione è economicamente vincente, il seme ibrido deve essere ricostituito ogni anno.</p>
<p data-start="4213" data-end="4658">Lo studio di UC Davis dimostra invece che, almeno nel riso, <strong data-start="4273" data-end="4337">è biologicamente possibile fissare il vigore ibrido nel seme</strong>, mantenendo la combinazione genetica della pianta madre attraverso più generazioni clonali. Gli autori scrivono esplicitamente che questo lavoro stabilisce la fattibilità della propagazione asessuata nelle colture e potrebbe consentire il mantenimento clonale degli ibridi via seme.</p>
<p data-start="4660" data-end="4949">Dal punto di vista agronomico e industriale, il significato è enorme. Un sistema del genere potrebbe un giorno permettere di <strong data-start="4785" data-end="4861">conservare genotipi superiori per resa, stabilità, adattamento e qualità</strong>, riducendo uno dei maggiori limiti economici del breeding ibrido nelle specie autogame.</p>
<h2 data-section-id="19d127v" data-start="4951" data-end="5026">Il nodo del frumento: perché qui il tema diventa ancora più interessante</h2>
<p data-start="5028" data-end="5681">Nel frumento, come è noto, l’ibridazione non ha ancora avuto la stessa diffusione commerciale vista in mais o colza. Le ragioni sono diverse: <strong data-start="5170" data-end="5341">biologia della specie, difficoltà tecniche nella produzione del seme ibrido, costi elevati e ritorni non sempre sufficienti a giustificare il premio di prezzo del seme</strong>. Eppure il potenziale c’è. La letteratura più recente continua a indicare che il frumento ibrido può offrire <strong data-start="5451" data-end="5519">incrementi produttivi nell’ordine del 10-20% rispetto alle linee</strong>, con valori attesi spesso ricondotti proprio a un intervallo del 10-15% in funzione dell’ambiente e del materiale genetico.</p>
<p data-start="5683" data-end="6109">Questo dato è particolarmente rilevante per gli areali ad alto potenziale, e ancor più per il <strong data-start="5777" data-end="5796">frumento tenero</strong>, dove i margini per valorizzare l’eterosi sembrano, almeno in prospettiva, più concreti. Ma il vero collo di bottiglia resta la convenienza della filiera sementiera: <strong data-start="5963" data-end="6049">produrre e diffondere ibridi di frumento è molto più complesso che in altre specie</strong>. E qui entra in gioco l’interesse dell’apomissia sintetica.</p>
<p data-start="6111" data-end="6613">Se si arrivasse a un sistema efficiente anche nel frumento, si potrebbe ipotizzare un modello nel quale <strong data-start="6215" data-end="6300">un genotipo ibrido particolarmente performante venga fissato e mantenuto nel seme</strong>, alleggerendo il peso della ricostituzione annuale dell’ibrido. Non significa che il problema sia già risolto; significa però che la barriera concettuale è caduta. Lo studio sul riso ha mostrato che non si tratta più di una teoria astratta, ma di una via sperimentale reale.</p>
<h2 data-section-id="5otwc" data-start="6615" data-end="6676">I limiti attuali: non è una tecnologia pronta per il campo</h2>
<p data-start="6678" data-end="7311">Per evitare facili entusiasmi, va detto con chiarezza che <strong data-start="6736" data-end="6814">siamo ancora lontani da un’applicazione immediata nel frumento commerciale</strong>. Lo stesso lavoro sul riso evidenzia che il sistema ha ancora margini di miglioramento. La frequenza della partenogenesi non è totale e la formazione del seme richiede, comunque, la fecondazione dell’endosperma. Gli autori spiegano, infatti, che il sistema ottenuto non è completamente autonomo: il seme resta vitale perché l’endosperma si sviluppa dopo fecondazione, mantenendo il corretto equilibrio genomico materno-paterno necessario alla vitalità del seme.</p>
<p data-start="7313" data-end="7976">In più, passare dal riso al frumento non è un semplice “copia e incolla”. Il frumento ha una <strong data-start="7406" data-end="7432">genetica più complessa</strong>, una biologia riproduttiva diversa e, nel caso del tenero, una natura poliploide che complica ulteriormente la manipolazione dei meccanismi genetici. Tuttavia, gli stessi autori osservano che geni omologhi di tipo <strong data-start="7647" data-end="7659">BBM-like</strong> e i geni coinvolti nel sistema <strong data-start="7691" data-end="7699">MiMe</strong> sono presenti anche in altri cereali, incluso il mais, e suggeriscono che il metodo possa essere in linea generale estendibile ad altri cereali. Per analogia biologica, il frumento entra, quindi, a pieno titolo tra le specie di interesse.</p>
<h2 data-section-id="1yfk3n0" data-start="7978" data-end="8016">Perché il nuovo grant conta davvero</h2>
<p data-start="8018" data-end="8749">Il nuovo finanziamento della Gates Foundation rafforza il messaggio. UC Davis ha comunicato che il progetto, da circa <strong data-start="8135" data-end="8174">5 milioni di dollari in cinque anni</strong>, servirà a espandere la tecnologia dei semi auto-clonanti verso colture importanti per gli agricoltori indiani, come senape indiana e miglio perlato, con l’obiettivo di consentire ai produttori di conservare i semi di varietà ibride ad alta resa e riseminarli. È un passaggio importante perché dimostra due cose: primo, che la piattaforma tecnologica viene considerata abbastanza solida da meritare investimenti importanti; secondo, che l’interesse è fortemente orientato alla <strong data-start="8651" data-end="8676">traduzione agronomica</strong>, non solo alla biologia di base.</p>
<p data-start="8751" data-end="9061">In parallelo, <em data-start="8765" data-end="8773">Nature</em> ha recentemente richiamato l’attenzione su queste ricerche, sottolineando come i “sexless seeds”, cioè i semi che replicano la pianta madre, potrebbero trasformare l’agricoltura proprio perché consentirebbero di conservare i vantaggi degli ibridi.</p>
<h2 data-section-id="1mhnrzn" data-start="9063" data-end="9136">Che cosa può significare, un domani, per i cerealicoltori del frumento</h2>
<p data-start="9138" data-end="9283">Per il lettore cerealicoltore, la domanda finale è molto concreta: <strong data-start="9205" data-end="9239">che vantaggio potrei avere io?</strong> La risposta, oggi, è prospettica ma chiara.</p>
<p data-start="9285" data-end="9611">Il primo vantaggio sarebbe <strong data-start="9312" data-end="9326">produttivo</strong>. Se l’ibridazione nel frumento riuscisse a esprimere stabilmente un extra-rendimento del 10-15%, e se questo vantaggio fosse fissabile nel seme, si potrebbe disporre di materiali più performanti soprattutto negli ambienti a maggiore potenziale.</p>
<p data-start="9613" data-end="10184">Il secondo sarebbe <strong data-start="9632" data-end="9646">agronomico</strong>. Gli ibridi spesso mostrano non solo più resa, ma anche <strong data-start="9703" data-end="9786">maggiore vigore iniziale, migliore uso delle risorse e maggiore stabilità ambientale</strong>. In una cerealicoltura sempre più esposta a stress climatici, squilibri termici e irregolarità pluviometriche, poter contare su materiali geneticamente più forti e più stabili sarebbe un vantaggio notevole. Alcuni studi su frumento ibrido collegano, infatti, l’eterosi anche a miglioramenti nell’efficienza d’uso dell’azoto e nella stabilità della produzione.</p>
<p data-start="10186" data-end="10468">Il terzo sarebbe <strong data-start="10203" data-end="10217">di filiera</strong>. Un frumento ibrido realmente diffuso e reso più gestibile da tecnologie di fissazione genetica potrebbe rafforzare l’offerta di granelle più omogenee e più prevedibili, con effetti positivi anche per stoccaggio, trasformazione e qualità industriale.</p>
<p data-start="10470" data-end="11128">In conclusione, lo studio del 2018 sul riso non va letto come una curiosità lontana dal mondo del grano. Va letto, piuttosto, come <strong data-start="10601" data-end="10692">una prova di principio che tocca un nodo storico del miglioramento genetico cerealicolo</strong>: mantenere il valore dell’ibrido nel tempo. Per il frumento non siamo ancora alla svolta operativa, ma il segnale scientifico è forte. E il fatto che, a distanza di anni, questa linea di ricerca continui a raccogliere fondi e attenzione internazionale dice che la partita è solo all’inizio. Per chi coltiva grano, soprattutto nelle aree più produttive e nelle filiere che guardano all’innovazione genetica, conviene seguirla da vicino.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>RISO E GRANO PER SEQUESTRARE CARBONIO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/riso-carbonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 09:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[riso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati di uno studio decennale presentati a Eu-Rice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema di rotazione riso-grano è uno dei modelli di rotazione basati sul riso più diffusi nel delta del fiume Yangtze, che contribuisce notevolmente alla sicurezza alimentare in Cina. Studi precedenti hanno indicato che l&#8217;incorporazione della paglia delle colture può migliorare efficacemente il sequestro di carbonio nel suolo nelle risaie. Tuttavia, l&#8217;applicazione della paglia delle colture può aumentare significativamente le emissioni di metano a causa delle condizioni di anossia del suolo allagato.</p>
<h2>Lo studio cinese</h2>
<p>Uno studio dell’Università di Shanghai presentato a Eu-Rice ha cercato di chiarire il bilancio del carbonio tra le emissioni di gas serra e il sequestro di carbonio nel suolo nei sistemi di rotazione riso-grano.<br />
Tre trattamenti con diverse strategie di incorporazione di fonti di carbonio sono stati impiegati in questo studio, tra cui la fertilizzazione chimica convenzionale senza incorporazione di paglia (CF), la fertilizzazione chimica con incorporazione di paglia (CF-S) e la fertilizzazione chimica con biochar derivato dalla paglia (CF-B).</p>
<h2>Riso e grano: flussi di metano e protossido di azoto</h2>
<p>I flussi di metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O) sono stati misurati una volta a settimana durante le stagioni del riso e del grano per 10 anni, mentre i campioni di suolo sono stati prelevati due volte all&#8217;anno dopo la raccolta del riso o del grano per misurare il contenuto di carbonio. L&#8217;emissione totale di CH₄ nella stagione del riso ha contribuito fino al 99,6% all&#8217;emissione totale annua, mentre l&#8217;emissione totale di N₂O nella stagione del riso ha contribuito solo dal 20 al 39% all&#8217;emissione totale annua. Il trattamento CF-S ha aumentato significativamente le emissioni totali annuali di CH₄ del 144%, mentre il CF-B ha mostrato emissioni di CH₄ simili rispetto al CF. Le emissioni totali di N₂O da CF-S e CF-B sono state ridotte rispettivamente del 43% e del 39% rispetto al CF.</p>
<p>Complessivamente, il trattamento CF-S ha aumentato significativamente le emissioni annuali di CO₂-eq del 67% e il CF-B le ha depresse del 15% rispetto al CF. D&#8217;altra parte, i trattamenti CF-S e CF-B hanno aumentato significativamente i tassi di sequestro di carbonio nel suolo rispettivamente del 52% e del 134% rispetto al CF.</p>
<h2>Il sequestro di carbonio</h2>
<p>Di conseguenza, l&#8217;effetto del sequestro di carbonio nel suolo nel trattamento CF-S con incorporazione di paglia è stato compensato dalle emissioni in eccesso di CH₄ indotte dalla paglia, che hanno comportato un&#8217;emissione netta di carbonio. Al contrario, l&#8217;applicazione di biochar derivato dalla paglia ha promosso significativamente il sequestro di carbonio nel suolo deprimendo al contempo la CO₂-eq, il che ha portato a un sink netto di carbonio. L&#8217;applicazione di biochar derivato dalla paglia può mitigare le emissioni di gas serra dalle risaie promuovendo significativamente la capacità di sequestro di carbonio nel suolo.</p>
<p>La notizia è tratta dal materiale diffuso all’incontro inaugurale di Eu-Rice, il gruppo di ricerca promosso dal professor Aldo Ferrero (<a class="" href="https://www.risoitaliano.eu/mettiamo-in-rete-la-ricerca-sul-riso/" target="_blank" rel="nofollow noopener">leggi l’articolo</a>).</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/riso-carbonio/">RISO E GRANO PER SEQUESTRARE CARBONIO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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		<title>IN LOMBARDIA IL NUOVO DISCIPLINARE PER IL DISERBO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/difesa-diserbo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 23:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[riso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Approvata la nuova normativa per la difesa e il diserbo in Lombardia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La delibera numero 3357 del 13 marzo 2025 ha portato all’approvazione dei disciplinari di produzione integrata della Lombardia, validi per l’anno 2025. Sono suddivisi in Norme tecniche agronomiche, parte generale e parte speciale; Norme tecniche di difesa e diserbo, parte generale e parte speciale.</p>
<h2>Contenuto</h2>
<p>I disciplinari di produzione integrata costituiscono il riferimento regionale per:</p>
<ul>
<li>l&#8217;applicazione delle disposizioni previste dal Piano strategico della PAC 2023-2027, ai sensi del Reg. (UE) 2021/2115;</li>
<li>l&#8217;applicazione delle disposizioni previste dal Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI), ai sensi della Legge 3 febbraio 2011, n. 4;</li>
<li>l&#8217;applicazione dei programmi operativi delle organizzazioni di produttori (OP) e associazioni di organizzazioni di produttori (AOP) di cui al Reg. (UE) 1308/2013 e s.m.i.</li>
</ul>
<p>I disciplinari indicano i criteri d’intervento, le soluzioni agronomiche e le strategie da adottare per la difesa e il diserbo integrato delle infestanti, nell’ottica di un minor impatto verso l’uomo e l’ambiente, consentendo di ottenere, al contempo, produzioni economicamente sostenibili.</p>
<p>Le norme tecniche sono predisposte e aggiornate periodicamente in conformità alle “Linee guida nazionali per la produzione integrata delle colture, difesa fitosanitaria e controllo delle infestanti” approvate dall’Organismo Tecnico Scientifico &#8211; Gruppo Difesa Integrata, istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con DM n. 4890 del 8.5.2014.</p>
<h2>Norme tecniche difesa e diserbo</h2>
<p>In ambito di frumento e riso, una importante novità è l&#8217;eliminazione delle limitazioni al Flufenacet derivante dalla &#8220;non dichiarazione di guerra agli erbicidi&#8221; di Regione Lombardia, che ha ridotto con la DGR di fine febbraio le misure di mitigazione previste dal PAR. La norma entrerà in vigore il 15 aprile.</p>
<p>Tuttavia, va precisato che che queste norme in merito di diserbo potrebbero subire deroghe in caso di eventuali autorizzazioni di emergenza ex art.53 di sostanze attive in attesa di registrazione o rinnovo di registrazione.</p>
<p>«Bisogna tener che con 100 euro di contributo, queste misure hanno perso gran parte del loro interesse. Perché il rapporto tra il costo e il beneficio è economicamente molto dubbio. Quando il contributo era di 250 euro a ettaro, poteva avere un significato aderire a questo tipo di misure. Ora mi sembra che ci sia un diffuso distacco da queste misure perché gli adempimenti, il solo costo del tecnico che deve seguire l&#8217;azienda e la presentazione della pratica portano via il contributo. Per l’agricoltore restano veramente le briciole, soprattutto se l’azienda non è tanto grande» spiega Flavio Barozzi, presidente di Società Agraria di Lombardia.</p>
<p>In allegato le schede tecniche con le indicazioni per la difesa di <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/02-13-RL_DIFESA_frumento-e-orzo-2025.pdf">frumento</a> e <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/02-13-RL_DIFESA_riso-2025.pdf">riso</a> e per il diserbo di <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/03-14-RL_DISERBO_frumento-e-orzo-2025.pdf">frumento</a>, <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/03-14-RL_DISERBO_riso-a-file-2025.pdf">riso</a> e <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/03-14-RL_DISERBO_riso-in-acqua-2025.pdf">riso in acqua</a> secondo la normativa 2025.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
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