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	<title>russia - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
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		<title>QUEI DAZI ARRICCHIRANNO I RUSSI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 14:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avvenire svela gli scenari probabili del settore fertilizzanti</p>
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<p class="yiv2266613632ydp93a22123yiv4105278675WordSection1">La strategia dei dazi sui fertilizzanti russi e bielorussi si ritorcerà contro l&#8217;Europa. Lo dice chiaramente un&#8217;analisi di Avvenire in edicola oggi, il quale ricorda che «le società di trading che si approvvigionano in Russia, Bielorussia, ma anche Iran per vendere i fertilizzanti sono maestre nelle triangolazioni con cui cambiano bandiera, ad esempio, a intere navi di cloruro di potassio ed urea». Nel 2023 oltre il 25 per cento delle importazioni di fertilizzanti nell’Ue proveniva dalla Federazione Russa, per un volume di 3,6 milioni di tonnellate e un valore di 1,28 miliardi di euro.</p>
<p class="yiv2266613632ydp93a22123yiv4105278675WordSection1">«Che il quadro non cambi lo sanno anche a Bruxelles, se hanno deciso di introdurre i dazi in modo graduale. Del resto, sono anni che sull’urea prospera la speculazione e che i nostri agricoltori ne pagano il prezzo. A questo scenario rischia di sovrapporsi adesso una improvvisa indisponibilità e gli operatori sono in allarme» scrive il quotidiano.</p>
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<h2 class="yiv2266613632ydp93a22123yiv4105278675WordSection1">La testimonianza di Giglioli</h2>
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<p>A parlare di questo scenario è l’importatore reggiano Aldo Giglioli, secondo il quale nel campo dei fertilizzanti i prezzi ufficiali non esistono: «Nello stesso giorno, lo stesso carico di urea lo posso comprare a 390 o 420 dollari a tonnellata bulk partenza porto estero, me nel giro di pochi giorni possono esserci oscillazioni anche di 50 dollari, in qualche caso di cento» dichiara al giornale cattolico. Che commenta: «Non poco, quando passano di mano in un solo giorno navi da 30.000 tonnellate e il giro d’affari cuba intorno ai 15 miliardi all’anno. L’emergenza nei mesi scorsi ha riguardato l’urea perché è uno dei prodotti più usati per il suo elevato contenuto di azoto (46%) e – finora &#8211; quello con il costo unità fertilizzate più basso tra gli azotati».</p>
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<h2>Anche la Coldiretti scrive</h2>
<p>L&#8217;analisi segnala che persino la Coldiretti, pur avendo sposato la politica ambientalista, ha scritto al governo per evitare che l&#8217;urea sia messa fuori legge: «È necessario eliminare il divieto di utilizzo dell’urea, previsto dal 1° gennaio 2027, almeno fino alla costruzione di un quadro normativo chiaro sull’uso dei fertilizzanti organici (come il digestato da biogas) i quali, grazie al loro impiego sostenibile, possono contribuire a ridurre le emissioni inquinanti in agricoltura». Cioè, commenta l&#8217;analisi, «non scherziamo perché l’agricoltura è sotto attacco. Non metaforicamente. Quando gli Usa hanno bombardato gli impianti chimici iraniani da cui escono le materie prime, il prezzo di questo fertilizzante è salito a 550 dollari. Uno scenario incerto, dunque, in cui il contrabbando prospera. Non pensate a malconci spalloni: il cloruro di potassio lo si trova già al 20% meno del prezzo corrente.</p>
<p>L’introduzione di dazi europei su fertilizzanti russi e bielorussi potrebbe favorire quest’area grigia. Mentre i produttori europei lavorano già in perdita, fanno affari i russi e gli iraniani. Anche questi ultimi sono oggetto di sanzioni dal successo incerto. I primi controllano società di produzione e commercio dei fertilizzanti in Europa e Golfo Persico, ma soprattutto ne controllano i traffici. I carichi più importanti di cloruro di potassio bielorusso approdano in Finlandia e in Turchia, ma quando arrivano nei nostri campi parlano tedesco. Analogamente, urea iraniana, imbarcata in Iraq, fa scalo in Oman o Turchia per cambiare casacca e aggirare le sanzioni.</p>
<p>Come evitarlo? Basterebbe che ogni dogana controllasse l’origine carico per carico, ad esempio verificando in Oman la reale partenza di una nave omanita che chiede di esser sdoganata a Ravenna». Commento di Giglioli: «Qualunque sarà la soluzione, al momento dobbiamo preoccuparci oltretutto del fatto che presto Ravenna – porto di riferimento per questo settore &#8211; potrebbe dover drasticamente ridurre la quantità importata perché uno dei maggiori terminalisti intenderebbe eliminare il ramo dei fertilizzanti dal proprio portafoglio. Dopo il caro fertilizzanti, andremmo incontro a una potenziale, e ben più grave, crisi di approvvigionamento».</p>
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		<title>AUMENTANO I DAZI SUI FERTILIZZANTI RUSSI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/aumentano-i-dazi-sui-fertilizzanti-russi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 22:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
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		<category><![CDATA[mantova]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo alza i dazi sui fertilizzanti russi e bielorussi: allarme fra gli agricoltori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo ha approvato l’aumento dei dazi su fertilizzanti e alcuni prodotti agricoli importati da Russia e Bielorussia. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dell’Unione.</p>
<h2>L’aumento</h2>
<p>Con 411 voti a favore, 100 contrari e 78 astensioni, i deputati hanno dato il via libera alla proposta della Commissione di aumentare del 50% i dazi europei su prodotti agricoli di origine russa e bielorussa non ancora soggetti a dazi doganali aggiuntivi. I beni colpiti includono zuccheri, aceto, farina e mangimi.</p>
<p>La proposta prevede inoltre un dazio del 6,5% sui fertilizzanti importati dai due Paesi, a cui si aggiungono tariffe comprese tra 40 e 45 euro a tonnellata per il biennio 2025-2026. Tali dazi aumenteranno fino a 430 euro per tonnellata entro il 2028. I ricavi delle esportazioni di fertilizzanti da parte di Russia e Bielorussia sono considerati un contributo diretto al finanziamento della guerra russa contro l’Ucraina.</p>
<p>Le nuove misure ridurranno sensibilmente le importazioni dei beni interessati, che siano di origine diretta o esportati indirettamente da Russia e Bielorussia. Ciò dovrebbe favorire una maggiore diversificazione della produzione europea di fertilizzanti, oggi penalizzata dai bassi prezzi delle importazioni.</p>
<p>La relatrice permanente del Parlamento sulla Russia, Inese Vaidere, ha dichiarato: «Questo regolamento, che prevede un aumento progressivo dei dazi doganali sui fertilizzanti e prodotti provenienti da Russia e Bielorussia, contribuirà a impedire che la Russia utilizzi il mercato dell’Unione Europea per finanziare il proprio apparato bellico. Non è accettabile che, a tre anni dall’inizio della guerra su vasta scala, l’Unione continui ad acquistare grandi quantità di prodotti strategici – anzi, le importazioni sono persino aumentate in modo significativo. La proposta di dazi rafforzerà anche la produzione di fertilizzanti nell’Unione Europea, penalizzata dai prezzi bassi delle importazioni russe, offrendo al contempo agli agricoltori il tempo necessario per adattarsi. Un punto fondamentale della proposta è l’inclusione di disposizioni di monitoraggio che consentiranno alla Commissione di osservare il mercato dei fertilizzanti e intervenire in caso di impennata dei prezzi».</p>
<h2>Il commento di Confagricoltura</h2>
<p>«Si rischia di aggravare ulteriormente la condizione di un settore già in forte difficoltà. L’aumento dei dazi sui fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia, approvato pochi giorni fa dal Parlamento Europeo, preoccupa. Innanzitutto perché non abbiamo, al momento, alternative valide e concrete. In aggiunta, perché questa complicazione – che comporterà maggiori costi e difficoltà di approvvigionamento di materie prime essenziali – si abbatterà su un settore, quello cerealicolo, già fortemente provato da calo della redditività e calamità climatiche frequenti e su cui aleggia anche lo spettro, per noi agricoltori della Pianura Padana, del divieto totale di utilizzo dell’urea a partire dal 1° gennaio 2027» ha spiegato preoccupato il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi.</p>
<p>«Condividiamo gli obiettivi generali della misura, ovvero ridurre la dipendenza da questi Stati e perseguire una diversificazione delle fonti di approvvigionamento – prosegue Cortesi –. Ma nell’attuale contesto è un’ulteriore mazzata per gli agricoltori perché non ci sono reali alternative. Serve che l’Unione Europea provveda da subito a misure compensative come rafforzare l’utilizzo dei fertilizzanti di origine zootecnica (a partire dal digestato), importanti nel ridurre la dipendenza dai concimi azotati, ma allo stato attuale comunque non risolutivi. Ci vuole, poi, una maggiore flessibilità nell’applicazione della Direttiva nitrati. Questo anche alla luce della proposta, attualmente sul tavolo del Governo italiano, di vietare in toto e senza fase transitoria l’impiego di urea in tutto il bacino padano dal 2027. Ad oggi l’urea è indispensabile, ancora di più con le limitazioni sui fertilizzanti russi e bielorussi, e senza alternative valide sul mercato questo provvedimento è insostenibile per le aziende agricole».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Rachele Callegari<br />
</em></p>
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		<title>CON QUESTI PREZZI NON SI SEMINA&#8230;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-lombardia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 18:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio in Italia sulle intenzioni di semina: prosegue la tappa in Lombardia</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/semine-lombardia-2/">CON QUESTI PREZZI NON SI SEMINA&#8230;</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il quadro delle prossime semine in Lombardia? Prosegue l&#8217;intervista a Fausto Nodari, punto di riferimento per cereali e proteolaginose nella regione per Confagricoltura, per comprendere le intenzioni di semina per il frumento dei cerealicoltori lombardi (<a href="https://granoitaliano.eu/semine-lombardia" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte dell&#8217;intervista</a>). Il quadro che emerge è quello di una grande incertezza: vediamo quali sono i fattori locali e internazionali che possono avere un ruolo determinante.</p>
<h2>Fausto Nodari, come si inserisce il quadro internazionale nelle decisioni di semina?</h2>
<p>Potrebbe anche verificarsi che le decisioni dipenderanno dalle condizioni dell&#8217;area della Russia: se in questa zona dovesse perdurare una situazione difficile dal punto di vista meteorologico, con una scarsità di precipitazioni, allora le semine di frumento potrebbero essere compromesse. In questo caso, qualcuno da noi potrebbe decidere di seminare grano in previsione di una scarsità di prodotto da importazione. Ovviamente si tratta di previsioni che potranno essere confermate solo con il tempo&#8230;</p>
<h2>Quali altri fattori potrebbero avere un peso sulle semine, specifici per la Lombardia?</h2>
<p>Nella nostra regione c&#8217;è anche il tema del Deflusso Ecologico: l&#8217;aggiornamento dei parametri è stato derogato ancora per due anni; non sarà, quindi, applicato a gennaio 2025. Se fosse stato applicato subito, qualcuno avrebbe potuto preferire colture meno esigenti dal punto idrico come il frumento. La deroga, invece, lascia più tempo agli agricoltori per seminare colture che, sebbene più esigenti in termini di acqua, garantiscono maggiore redditività. Diciamolo pure&#8230;con questi prezzi non si può seminare grano&#8230;e la sostenibilità economica delle nostre aziende viene prima di tutto.</p>
<h2>Ci sono altri paesi in Europa che stanno soffrendo sui mercati del frumento?</h2>
<p>Sicuramente la Francia non sta attraversando un periodo facile. Anche lì i raccolti non sembrano di ottima qualità e si prevedono dei cali di resa, a causa dell&#8217;andamento meteorologico eccessivamente piovoso. In più, sono mesi che i francesi stanno perdendo numerose aste in Nord Africa contro la Russia: insomma, anche la situazione geopolitica continua ad avere un peso determinante, per tutti i produttori di frumento del nostro continente.</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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		<title>DAZIO SUL GRANO RUSSO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazio-sul-grano-russo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 17:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro e tenero]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[grano russo]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista esclusiva al Primo Vice-Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove misure in favore dei cerealicoltori italiani per combattere la concorrenza dell’import dall’Est, dopo settimane di calo dei prezzi del grano. Le annuncia il Primo Vice-Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro iniziando quest’intervista: «Entro domani mattina, la Commissione europea formalizzerà la proposta di introdurre un dazio per l’importazione di cereali russi: si parla di 95 euro/tonnellata per il grano tenero e 148 euro/ tonnellata per il grano duro. Un dazio significativo che costituisce un forte disincentivo». Specie per il grano duro costituisce quasi un blocco delle importazioni dalla Russia. E’ ciò che chiedevano gli agricoltori. (La commissione l’indomani ha effettivamente presentato <a href="https://granoitaliano.eu/ecco-i-dazi-sul-grano-russo/">questa proposta: leggi l’articolo</a>)</p>
<h2>Il Consiglio decide sui dazi</h2>
<p>Spetta al Consiglio del 21 e 22 marzo confermare il tutto. &#8220;Si tratta di una partita che avevamo chiesto nella scorsa plenaria” ci dice Paolo De Castro, confermando che «è un’ottima notizia: la Commissione ha risposto all’appello del Parlamento. E’ importante questa rapida risposta della Commissione sui dazi alle importazioni russe perchè rendono meno forte la pressione delle importazioni ucraine, in particolare per il grano». La riunione del Consiglio, tra le altre cose, discuterà anche del pacchetto di semplificazioni della PAC che l’Unione Europea ha assicurato per venire in contro alle difficoltà del settore.</p>
<h2>Scambi con l&#8217;Ucraina</h2>
<p>Tra il 19 e il 20 marzo si è raggiunto anche l’accordo per gli aiuti all’Ucraina tra negoziatori di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo che, spiega De Castro «aggiunge mais, miele, avena e semole alla lista di prodotti coperti dal cosiddetto freno di emergenza in caso di importazioni superiori alle medie degli scorsi due anni, che inizialmente includeva solo zucchero, carne di pollame e uova. Nel caso di superamento dei valori di export medi del 2022 e 2023, la Commissione dovrà intervenire entro 14 giorni, bloccando le importazioni in Europa». Con riferimento al grano, «viene specificato che la Commissione potrà ricorrere all’uso di misure di salvaguardia nel caso di importazioni eccessive prevedendo anche delle compensazioni finanziarie per gli agricoltori europei».</p>
<h2>Semplificazione della PAC</h2>
<div dir="ltr">Il Consiglio discuterà anche le misure proposte per la semplificazione della PAC che dovrebbero procedere con urgenza, con il cosiddetto fast track legislativo. Oltre all’esenzione da controlli e sanzioni per le aziende al di sotto dei 10 ettari, si aggiungono sostanziali modifiche alla condizionalità rafforzata. In particolare, come spiega De Castro: «per quanto riguarda le aree non produttive (BCAA 8), i nostri agricoltori non saranno infatti più obbligati a lasciare incolta una parte della superficie aziendale loro seminativi ad aree non produttive. Potranno invece scegliere, su base volontaria, di mantenere non produttiva una parte dei loro terreni o di creare nuovi elementi paesaggistici (come siepi o alberi) e, in questo caso, riceveranno un sostegno finanziario attraverso un nuovo eco-schema che tutti gli Stati membri dovranno offrire nei loro piani strategici nazionale».</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Infine, con riferimento alla BCAA7, 5 e 6 De Castro spiega: «in merito alla rotazione delle colture (BCAA 7), gli Stati membri potranno offrire ai propri agricoltori la possibilità di soddisfare questo requisito anche tramite la diversificazione colturale. Inoltre, gli Stati membri potranno esentare alcune colture, tipi di suolo o sistemi agricoli particolarmente sensibili al cambiamento climatico dal rispetto della rotazione colturale, oltre che da requisiti relativi alla lavorazione del terreno, alla copertura del suolo (rispettivamente BCAA 5 e 6)».</div>
<div dir="ltr"></div>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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