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	<title>siena - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
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	<title>siena - Grano Italiano</title>
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		<title>ANNATA DIFFICILE A SIENA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/annata-difficile-a-siena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 22:03:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto della stagione e delle rese di Alessandro Cinughi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-2691" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-225x300.jpg" alt="" width="145" height="193" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-225x300.jpg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-768x1024.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-1152x1536.jpg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-1536x2048.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-370x493.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-270x360.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-570x760.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-740x987.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-1320x1760.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />La stagione 2024-25 è stata certamente una annata difficile nella provincia di Siena, come ci riferisce Alessandro Cinughi, cerealicoltore del territorio. Normalmente le rese del frumento duro vanno tra i 25 quintali nelle zone collinare, più svantaggiate, ai 40-45 quintali/ ettaro in quelle di fondo valle, più generose. Nell&#8217;ultimo raccolto, però, non si sono raggiunti quantitativi pari alla metà dei valori &#8220;normali&#8221;, non solo per il frumento duro ma anche per il tenero e per i cereali minori. Fortunatamente, ci riferisce l&#8217;agricoltore, ha potuto realizzare le vendite del duro con un certo anticipo, riuscendo così a garantirsi almeno ricavi più soddisfacenti rispetto ai prezzi che si sono raggiunti più avanti nella campagna.</p>
<h2>Problemi dalle semine</h2>
<p>I problemi dell&#8217;annata sono iniziati dalle semine, per Alessandro Cinughi: in alcune zone si è riusciti a seminare nei tempi giusti ma, poi, le precipitazioni sono state molto intense e le emergenze hanno sofferto. Lo stesso problema si è avuto nelle zone in cui si è dovuto seminare in ritardo, sempre a causa delle continue precipitazioni, su terreni ancora bagnati.</p>
<p>Questo lo ha portato anche a ridurre le superfici seminate in corso d&#8217;opera, quindi in autunno, preferendo lasciare i terreni a riposo in vista della prossima stagione o per colture primaverili. La valutazione rischio-beneficio lo ha portato a scelte drastiche che, però, hanno evitato perdite economiche.</p>
<h2>Interventi colturali complicati</h2>
<p>Le difficoltà si sono presentate anche nella fase invernale del ciclo colturale: gennaio e febbraio sono stati particolarmente piovosi e il meteo ha impedito l&#8217;accesso in campo per realizzare le concimazioni invernali. Questo ha impedito di spingere l&#8217;accestimento, in piantine che erano ancora in sofferenza rispetto ad annate più asciutte. Anche i diserbi sono stati complicati: non solo per la difficoltà di accedere ai campi, ma anche per la grande intensità di infestazioni di malerbe, favorite dalle piogge. Per Alessandro Cinughi, poi, i principi attivi a disposizione sono ormai pochi, oltre che meno efficaci, così che le armi a disposizione per la difesa sono state scarse. Anche i trattamenti di difesa anti-fungina sono stati problematici per la difficoltà di accesso ai campi: spesso non si è potuti accoppiarli ai diserbi, con un conseguente aggravio di costi e complessità organizzativa per l&#8217;agricoltore.</p>
<p>Nonostante le rese non soddisfacenti, la qualità ottenuta nei terreni dell&#8217;agricoltore senese è stata medio-alta. Ci sono state, però, molte difformità nel territorio: diversi cerealicoltori della zona hanno riferito ad Alessandro Cinughi di avere invece ottenuto quantitativi soddisfacenti: evidentemente i diversi periodi di semina, combinati con le peculiarità dei terreni, hanno determinato risultati differenti, come è avvenuto anche in altre regioni.</p>
<h2>Annata difficile: e il futuro?</h2>
<p>Il futuro si prospetta non semplice, dal punto di vista dei mercati: Alessandro Cinughi ha deciso di optare per superfici minori investite a grano duro, privilegiando il tenero e cereali minori come l&#8217;avena che possono avere una migliore collocazione economica. Inoltre, sta modificando la normale organizzazione delle operazioni colturali per evitare i ritardi della scorsa stagione: ha iniziato già in agosto le lavorazioni preparatorie, come si faceva una volta, pur con terreni più duri e aridi.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>IL DESTINO DEL GRANO DURO IN TOSCANA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 09:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<category><![CDATA[siena]]></category>
		<category><![CDATA[toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio in Italia sulle intenzioni di semina: arriviamo a Siena</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il viaggio tra le intenzioni di semina in Italia: dal Veneto, di cui abbiamo parlato in <a href="https://granoitaliano.eu/piu-grani-di-forza/" target="_blank" rel="noopener">questo articolo</a>, ci spostiamo in Toscana dove incontriamo Alessandro Cinughi, cerealicoltore che coltiva circa 300 ettari a cereali nella provincia di Siena. Questi territori, tradizionalmente vocati alla coltivazione di frumento duro, sono messi alla prova dalla difficile situazione del mercato e dai vincoli della nuova PAC.</p>
<p>Alessandro Cinughi, infatti, ci racconta che ha intenzione di ridurre ulteriormente le superfici destinate a grano duro, in favore di altri cereali ma anche di differenti specie per la necessità delle rotazioni. Cosa faranno gli agricoltori del suo territorio? E&#8217; probabile che molti non ridurranno gli investimenti a frumento duro come lui, nel nome della passione e dell&#8217;attaccamento al territorio.</p>
<h2>Alessandro, riguardo al frumento, quanto e cosa seminerà il prossimo autunno?</h2>
<p>Purtroppo noi agricoltori dell&#8217;Italia centrale, archiviate ormai le raccolte, stiamo programmando le prossime semine senza grandi entusiasmi&#8230;sulle nostre aziende, purtroppo, lo spazio per il grano duro si restringerà ulteriormente e non credo che supererà i 50/60 ettari. Invece, recupereranno terreno la coltivazione del grano tenero e dell’avena che non avevano trovato spazio nei programmi aziendali degli ultimi due anni: in questa stagione andranno ad occupare, in totale, circa 70 ettari.</p>
<p>Le altre superfici saranno completate con circa 40 ettari di triticale da trinciato e da altrettanti ettari dell’ormai insostituibile favino, necessario alle rotazioni. E, poi, lascerò spazio alle coltivazioni primaverili, anch’esse necessarie per i rinnovi e alla corretta osservanza dell’Ecoschema 2. Infine, ricordo anche che alcune superfici nelle nostre zone sono state sottratte alle colture, dedicandole alle mellifere.</p>
<h2>Quali sono i motivi di questi cambiamenti? Quali le criticità collegate?</h2>
<p>I motivi sono molteplici&#8230; per citarne alcuni, parliamo del prezzo: per quanto riguarda il grano duro, finora si è attestato sui 280 euro/ton a fronte dei 450 dell’anno precedente. Un altro fattore determinante lo troviamo nel meteo che in questi ultimi anni è stato, spesso, sfavorevole alla corretta gestione agronomica della coltura. Infine, permane il continuo ed ormai inarrestabile aumento dei mezzi di produzione e dei servizi.<br />
Come accennato prima, poi, la nuova versione della PAC è certamente sfavorevole alla coltivazione dei seminativi, in generale, ma, in particolare, dei cereali a paglia che devono essere ruotati annualmente, con un risultato di compressione delle superfici investite.</p>
<h2>Cosa faranno gli agricoltori della sua zona?</h2>
<p>Credo che lo schema previsto per le mie aziende possa essere replicato da altri agricoltori del territorio. E&#8217; anche vero, però, che le zone della provincia di Siena sono tradizionalmente vocate alla coltivazione del grano duro (parlo delle colline di Asciano e Val d’Orcia): qui, probabilmente, i produttori investiranno ancora nel grano duro in maniera considerevole, non tanto perché sperino in una situazione migliore ma per la loro grande passione ed l&#8217;attaccamento al territorio!</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>SI RACCOGLIE IL GRANO IN TOSCANA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/raccolto-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 06:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un agricoltore ci racconta i primi risultati del raccolto in provincia di Siena</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; partita la campagna di raccolta del grano in Toscana, regione che da anni vede una perdita di ettari coltivati a frumento. L&#8217;andamento metereologico stagionale nella regione è stato variabile, da area ad area, per la conformazione del territorio che determina la presenza di microclimi particolarmente differenti. Abbiamo raccolto l&#8217;esperienza di un cerealicoltore della provincia di Siena e associato di Confagricoltura, Alessandro Cinughi (nella foto), che sta avviando la trebbiatura del grano duro in questi giorni. Ci ha presentato un quadro sostanzialmente soddisfacente, pur con le difficoltà che il meteo ha posto;  tutto questo, in un periodo in cui le tensioni sui prezzi e la riduzione costante delle superfici seminate non sembrano dare prospettive rosee al grano toscano.</p>
<h2>Ci racconta la stagione per il suo grano, quest&#8217;anno?</h2>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-2691" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-225x300.jpg" alt="raccolto toscana" width="148" height="197" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-225x300.jpg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-768x1024.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-1152x1536.jpg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-1536x2048.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-370x493.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-270x360.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-570x760.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-740x987.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-1320x1760.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3939-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 148px) 100vw, 148px" />Dallo scorso anno nelle nostre aziende abbiamo ridotto le superfici seminate a frumento, anche del 30-40% rispetto a estensioni di 200-300 ettari a cereali. I motivi sono sostanzialmente legati alla necessità di rotazione per gli impegni della PAC, in particolare per l&#8217;eco-schema 4. Siamo obbligati a tenere il grano solo per un anno e, poi, seminare una coltura da rinnovo o miglioratrice. Prima mantenevamo il grano per due anni, poi seminavamo girasole o favino, o lasciavamo il terreno a risposo. Nelle nostre zone cambiare ogni anno non ha molto senso ma siamo obbligati. Vedremo cosa succederà con la revisione della PAC&#8230; Tanti nelle nostre zone hanno dovuto fare così, molti hanno scelto il favino per avvicendare i cereali autunno vernini ma non è sempre andata bene: questo perchè, non potendo diserbare, le infestanti hanno preso il sopravvento e impediscono persino il raccolto. Si tratta di superfici tutte sottratte al frumento, in queste zone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Toscana vede da diversi anni un calo delle superfici a frumento&#8230;</h2>
<p>Si, corretto. La zona di Siena è tradizionalmente vocata al grano duro, in particolare le aree collinari. Gli areali di pianura o fondovalle, più fertili, sono invece destinate anche al grano tenero. Uno dei problemi degli ultimi anni è, però, la sottrazione delle superfici: pensi che il Consorzio agrario di Siena (che è riferimento anche per la provincia di Arezzo) fino a pochi anni fa gestiva mediamente 1,5 mln di quintali di cereali, mentra ad oggi si contano 500-600mila quintali. I motivi sono tanti: dai prezzi, alla PAC, alla chiusura di aziende piccole che non ce l&#8217;hanno fatta.</p>
<h2>Quali sono le previsioni per quest&#8217;anno?</h2>
<p>Rispetto all&#8217;anno passato, che è stato disastroso, quest&#8217;anno le prospettive sono decisamente migliori. La raccolta del grano è appena iniziata, finora si sono trebbiati i cereali minori. Nelle nostre aziende abbiamo seminato solo frumento duro, poi orzo, favino e triticale da trinciato; noi inzieremo a brevissimo la trebbiatura del frumento ma i segnali che ho da parte di chi ha già iniziato sono abbastanza buoni, sebbene ci siano differenze tra gli areali. Le aree collinari sono più soddisfatte di quelle di fondovalle e bassa collina: la zona di Asciano sta avendo buoni risultati sia per quantità che per qualità, mentre la zona della Val d&#8217;Orcia sta avendo riscontri minori. Sicuramente rese e qualità migliori si riescono ad avere se si è lavorato bene con i trattementi, sia nel caso dei diserbi, che dei fungicidi e insetticidi. Con gli attuali andamenti metereologici, in particolare con le piogge persistenti in primavera, è l&#8217;unico modo per salvare i raccolti e la qualità.</p>
<h2>Qual è stato l&#8217;andamento meterologico recente?</h2>
<p>A partire da marzo, la primavera è stata piovosa, con piogge che sono continuate anche in aprile. A maggio le precipitazioni si sono interrotte, se non con qualche acquazzone&#8230;un andamento più regolare a differenza dello scorso anno. Le piogge erano comunque intervallate a temperature alte, quindi, è stato necessario trattare con attenzione. Anni fa, specialmente in area collinare, il grano veniva raramente diserbato e trattato con fungicidi: la situazione adesso è radicalmente diversa, pena la perdita dei raccolti e della qualità.</p>
<h2>Normalmente che rese si hanno nella sua provincia?</h2>
<p>Mediamente, 40 quintali ad ettaro sono una resa soddisfacente per il grano duro, mentre per il tenero si arriva anche a 50 quintali ad ettaro, con punte di 60. Alcuni areali, comunque, non superano i 20-25 quintali per le caratteristiche dei suoli e del microlima; non sono zone ricche ma, magari, migliori dal punto di vista qualitativo.</p>
<h2>Quali prospettive per il prossimo anno?</h2>
<p>Sicuramente i prezzi non sono ancora soddisfacenti, sono partiti male un po&#8217; in tutta Italia con l&#8217;avvio dei raccolti. Nelle nostre zone anche le previsioni di semina per la prossima campagna non sono in crescita, secondo le previsioni di operatori locali che dialogano con gli agricoltori. L&#8217;unico modo per riuscire a spuntare margini più soddisfacenti sul grano è aderire ai contratti di filiera, grazie al contributo: nelle nostre zone ormai l&#8217;80% del prodotto è ritirato dal consorzio agrario, per poi essere destinato a filiere da macina per pastifici.</p>
<p><em>Foto di Alessandro Cinughi</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio<br />
</em></p>
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