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	<title>suolo - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 15:53:11 +0000</lastBuildDate>
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	<title>suolo - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>GRANI PERENNI: MIGLIORARE DALLE RADICI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grani-perenni-migliorare-dalle-radici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 22:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[perenni]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I grani perenni promettono meno lavorazioni, suolo sempre coperto e maggiore resilienza. Le rese sono ancora il limite principale, ma la ricerca italiana sta facendo passi avanti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="5178" data-end="5512">Al <strong data-start="5181" data-end="5217">Food&amp;Science Festival 2026 di Mantova</strong> si è parlato anche di una sfida che potrebbe cambiare il modo stesso di coltivare il frumento: le varietà perenni. Siamo abituati a pensare al grano come a una coltura annuale, da seminare in autunno e raccogliere tra tarda primavera ed estate. Poi il ciclo finisce e l’anno successivo si ricomincia.</p>
<p data-start="5514" data-end="5740">La ricerca sui grani perenni prova a rompere questo schema. L’idea è semplice da raccontare, ma difficile da realizzare: selezionare frumenti capaci di ricacciare dopo la raccolta e restare produttivi per più anni consecutivi.</p>
<p data-start="5742" data-end="6012">Per l’agricoltore significherebbe seminare meno spesso, ridurre le lavorazioni e mantenere il terreno coperto più a lungo. In un’agricoltura che deve conservare fertilità, limitare l’erosione e resistere meglio agli stress climatici, la prospettiva è molto interessante.</p>
<h2 data-section-id="9lixaf" data-start="6014" data-end="6053">Perché interessa alla cerealicoltura</h2>
<p data-start="6055" data-end="6155">Il grano perenne non è solo una curiosità scientifica. È una risposta possibile a problemi concreti.</p>
<p data-start="6157" data-end="6494">Un apparato radicale più persistente può contribuire a migliorare la struttura del terreno, aumentare la stabilità degli aggregati, favorire la vita microbica e proteggere la sostanza organica. Una coltura che resta in campo più anni può, inoltre, coprire il suolo per periodi più lunghi, riducendo il rischio di ruscellamento ed erosione.</p>
<p data-start="6496" data-end="6772">C’è anche un aspetto economico favorevole. Meno semine e meno lavorazioni possono significare meno costi, dai carburanti, alla manodopera, alle ore macchina. Sono elementi importanti soprattutto in una fase in cui la cerealicoltura deve fare i conti con margini ridotti e prezzi di mercato instabili. <strong>Il limite, oggi, resta però è legato al fatto che i grani perenni non sono ancora competitivi con i frumenti annuali moderni sul piano della resa.</strong></p>
<h2 data-section-id="bxaxyd" data-start="6910" data-end="6950">La ricerca italiana sui grani perenni</h2>
<p data-start="6952" data-end="7331">Un lavoro importante arriva dall’Università di Parma, nell’ambito del progetto PRIMA “CHANGE-UP”, dedicato allo sviluppo di approcci agroecologici innovativi per aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici nei Paesi mediterranei. Lo studio, pubblicato su <em data-start="7212" data-end="7232">Scientific Reports</em>, ha coinvolto anche materiale sperimentale fornito dal CREA.</p>
<p data-start="7333" data-end="7672">La ricerca ha studiato la rizosfera dei grani perenni, cioè l’ambiente che si sviluppa attorno alle radici. È lì che avvengono molte delle interazioni più importanti tra pianta, suolo e microrganismi. Capire che cosa accade nella rizosfera significa comprendere meglio se questi materiali possono sostenere sistemi agricoli più resilienti.</p>
<p data-start="7674" data-end="7975">Secondo quanto riportato dall’Università di Parma, alcune linee ibride di grani perenni possono ricrescere dopo la raccolta ed essere produttive fino a quattro anni consecutivi senza reimpianto, pur presentando rese ancora inferiori rispetto alle colture annuali. È proprio questo il nodo tecnico: il potenziale agronomico c’è, ma deve ancora essere trasformato in convenienza aziendale.</p>
<h2 data-section-id="cz4j0w" data-start="8102" data-end="8143">Non solo campo: conta anche la qualità</h2>
<p data-start="8145" data-end="8492">Un grano può essere sostenibile in campo ma deve funzionare anche nella filiera. Per questo la ricerca non può limitarsi alla capacità della pianta di sopravvivere più anni. Deve valutare anche la qualità della granella, il contenuto proteico, le caratteristiche tecnologiche e la possibilità di ottenere farine o semole adatte alla trasformazione.</p>
<p data-start="8494" data-end="8811">Il tema è particolarmente importante per l’Italia, dove il frumento non è solo una commodity ma entra in filiere molto esigenti: pane, pasta, prodotti da forno, farine speciali. Una varietà perenne dovrà, quindi, dimostrare di essere interessante non solo per l’ambiente ma anche per molini, pastifici e panificatori.</p>
<p data-start="8813" data-end="9078">In questa fase, è probabile che i primi spazi possano aprirsi in prodotti specifici, miscele, farine integrali o nicchie ad alto valore. E&#8217; più difficile immaginare, almeno nel breve periodo, una sostituzione diretta dei frumenti annuali oggi coltivati su larga scala.</p>
<h2 data-section-id="peq9h3" data-start="9080" data-end="9116">Una promessa, non una scorciatoia</h2>
<p data-start="9118" data-end="9229">Per gli agricoltori italiani, il grano perenne non è ancora una soluzione pronta ma una traiettoria di ricerca.</p>
<p data-start="9231" data-end="9497">Tuttavia, essa è coerente con molte esigenze della cerealicoltura mediterranea: suoli più fragili, estati più calde, alternanza tra piogge intense e periodi asciutti, necessità di ridurre i costi colturali e aumentare la resilienza dei sistemi produttivi.</p>
<p data-start="9499" data-end="9788">Il miglioramento genetico dovrà, quindi, lavorare su tre obiettivi: aumentare la resa, stabilizzare la perennità e migliorare la qualità della granella. Solo quando questi tre elementi si incontreranno, il grano perenne potrà uscire dalla fase sperimentale e diventare una reale opzione agronomica.</p>
<p data-start="9790" data-end="9961">Fino ad allora, resta una delle sfide più affascinanti della genetica del frumento: non solo produrre di più ma cambiare il modo stesso in cui una coltura vive nel campo.</p>
<p data-start="9790" data-end="9961"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<item>
		<title>PER UNA AGRICOLTURA RIGENERATIVA DI QUALITA&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/agricoltura-rigenerativa-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 23:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura rigenerativa]]></category>
		<category><![CDATA[carbon farming]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualità del frumento e carbonio nel suolo: dove si crea davvero valore?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="5053" data-end="5468">Tra gli spunti emersi dal convegno “Suoli, agricoltura rigenerativa e sviluppo rurale: un’integrazione possibile”, svoltosi il 20 febbraio a Bologna (foto in alto), per i cerealicoltori emerge con chiarezza la connessione tra pratiche rigenerative e qualità del frumento. In un mercato che premia proteine, peso specifico e sanità della granella, la domanda è inevitabile: l’agricoltura rigenerativa può generare un vantaggio competitivo concreto? Nel abbiamo parlato con Pierluigi Meriggi, Portfolio &amp; Value Chain Manager di <strong data-start="1001" data-end="1042"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Horta Srl</span></span></strong> e Accademico Ordinario dell’Accademia Nazionale di Agricoltura.</p>
<h2 data-start="5475" data-end="5543">Rotazioni e sostanza organica: effetti sulla qualità merceologica</h2>
<p data-start="5545" data-end="5666">Pierluigi Meriggi ha distinto tra qualità merceologica e sostenibilità ambientale, sottolineando la complessità del tema.</p>
<p data-start="5668" data-end="5864">«La tematica è molto ampia e complessa e pure la risposta dovrebbe essere altrettanto articolata. Esistono aspetti legati alla qualità merceologica e aspetti legati alla sostenibilità ambientale».</p>
<p data-start="5866" data-end="5922">Sul piano agronomico, alcune correlazioni sono evidenti.</p>
<p data-start="5924" data-end="6223">«Tra i principi dell’agricoltura rigenerativa annoveriamo anche una corretta rotazione delle colture e l’inserimento nella stessa di specie leguminose, ciò comporta sicuramente una minor pressione delle malattie e in particolare di quelle che riguardano la spiga come la fusariosi, determinante nella contaminazione da micotossine». Ridurre la pressione della fusariosi significa intervenire direttamente su uno dei fattori più critici per la commerciabilità del grano.</p>
<p data-start="6363" data-end="6371">Inoltre, ha aggiunto Meriggi, «l’aumento della sostanza organica nei terreni favorisce una migliore ritenzione idrica e una maggiore biodisponibilità di elementi nutritivi tra cui l’azoto; quindi, proteine e peso ettolitrico saranno favoriti». In un contesto di estati siccitose o primavere irregolari, migliorare la ritenzione idrica del suolo può tradursi in maggiore stabilità proteica e migliore riempimento della cariosside, in particolare in alcuni areali italiani.</p>
<p>Sul fronte della sostenibilità, invece, «l&#8217;interesse sull&#8217;agricoltura rigenerativa è di tutta la filiera, di cui le industrie pastarie e molitorie fanno parte, così come i produttori, stoccatori e i consumatori. L&#8217;agricoltura rigenerativa e la corretta gestione delle tecniche colturali sono le due azioni principali per creare i &#8220;crediti di carbonio&#8221; che rappresentano un valore aggiunto dell&#8217;attività agricola».</p>
<h2 data-start="6779" data-end="6849">Crediti di carbonio: opportunità reale ma con orizzonte pluriennale</h2>
<p data-start="6851" data-end="6930">Il secondo grande fronte, infatti, è quello del carbon farming e dei crediti di carbonio. «Come è noto, la normativa è ancora abbastanza “fluida” sia a livello nazionale sia a livello comunitario. Purtuttavia possono essere avviati progetti di valorizzazione dell’aumento del carbonio nel suolo e la riduzione delle emissioni, con la implementazione di “crediti o unità di carbonio” da poter immettere sul mercato».</p>
<p data-start="7258" data-end="7287">Il nodo centrale resta il tempo: «La generazione dei crediti ha orizzonti temporali di anni e, quindi, non riguarda solo i cereali autunno vernini ma l’intera successione colturale. Su agroecosistemi più stabili come quelli legati a colture perenni la misurazione o stima è meno complessa». Ne sono esempi i progetti di certificazione e immissione sul mercato di crediti di carbonio in contesti di viticoltura del nostro paese, come nell&#8217;area dei Colli Piacentini.</p>
<p data-start="7258" data-end="7287">Per il frumento, quindi, non si tratta di una leva immediata su base annuale ma di una strategia di sistema, legata alla rotazione e alla continuità delle pratiche.</p>
<h2 data-start="7641" data-end="7683">Adattare, non copiare: il nodo italiano</h2>
<p data-start="7685" data-end="7782">Infine, un richiamo importante riguarda il rischio di importare modelli esteri senza adattamento. Come ricorda Meriggi, «occorre assolutamente declinare i principi dell’agricoltura rigenerativa, non solo ai diversi sistemi colturali del Nord o del Sud ma anche a livello locale e aziendale. I modelli nati negli altri Paesi possono essere da stimolo per trovare nuove soluzioni ma non possono essere importati tal quali, rischiando la loro fattibilità e compromettendo il reddito dei produttori italiani».</p>
<p data-start="8172" data-end="8236">La conclusione di Meriggi è, infine, un promemoria concreto per chi coltiva frumento: «è importante ricordare che le azioni di agricoltura rigenerativa hanno un costo (diretto e indiretto) per il produttore». La vera sfida, quindi, non è scegliere tra produzione e rigenerazione ma integrare tecniche agronomiche evolute in modo economicamente sostenibile. Nel frumento, la partita si gioca sulla qualità, sulla stabilità delle rese e sulla capacità di trasformare la gestione del suolo in valore riconosciuto lungo la filiera.</p>
<p data-start="8172" data-end="8236"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>RIGENERARE: DALLE PAROLE AI FATTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/rigenerare-fatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 23:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura rigenerativa]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[minime lavorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal suolo al campo di frumento: cosa significa davvero agricoltura rigenerativa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="351" data-end="929">Il 20 febbraio a Bologna si è tenuto il convegno “Suoli, agricoltura rigenerativa e sviluppo rurale: un’integrazione possibile”, un momento di confronto tecnico che ha messo al centro il ruolo strategico del suolo nella transizione agricola. Non un dibattito ideologico, ma un’analisi concreta su carbonio organico, biodiversità microbiologica, stabilità produttiva e sostenibilità economica. Temi che, per chi coltiva frumento duro o tenero, non sono affatto teorici: riguardano la gestione quotidiana del terreno, la resilienza alle anomalie climatiche e la tenuta delle rese.</p>
<p data-start="931" data-end="1220">Tra i relatori, Pierluigi Meriggi, Portfolio &amp; Value Chain Manager di <strong data-start="1001" data-end="1042"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Horta Srl</span></span></strong> e Accademico Ordinario dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, ha chiarito cosa significhi davvero applicare i principi dell’agricoltura rigenerativa in un’azienda cerealicola.</p>
<h2 data-start="1227" data-end="1303">Rigenerativa: un approccio di sistema, non di singola coltura</h2>
<p data-start="1305" data-end="1402">Il primo punto da comprendere è che la rigenerazione non si misura su una singola annata agraria. «Affinché abbiano un effetto positivo sull’agroecosistema, le azioni pratiche dell’agricoltura rigenerativa si applicano a livello del sistema colturale, non di una singola annata o coltura. Ad esempio, la stabilità o l’aumento del carbonio organico nel suolo deve essere confermato nel medio-lungo periodo, agendo con pratiche che possono essere applicate in momenti e su specie diverse».</p>
<p data-start="1792" data-end="2068">Per il cerealicoltore significa ragionare in termini di rotazione, gestione dei residui, lavorazioni, equilibrio tra apporto e mineralizzazione della sostanza organica. E&#8217; evidente come non esista una “ricetta rapida”: la dinamica del carbonio nel suolo richiede continuità e coerenza tecnica.</p>
<h2 data-start="2075" data-end="2125">Le tre pratiche applicabili da subito nel frumento</h2>
<p data-start="2127" data-end="2293">Scendendo sul piano operativo, Meriggi individua tre azioni compatibili anche con un’azienda a rotazione tradizionale, senza stravolgere l’assetto produttivo.</p>
<p data-start="2295" data-end="2640">«Per quanto riguarda il frumento, tre pratiche sono compatibili e da subito realizzabili: i) semina con minima lavorazione o semina su sodo; ii) incorporamento dei residui vegetali delle colture precedenti o apporto di sostanza organica e iii) realizzazione di colture da sovescio nella rotazione (<em>cover crops</em>) o inserimento delle leguminose».</p>
<p data-start="2642" data-end="3057">La minima lavorazione e la semina su sodo diventano particolarmente interessanti nelle annate con autunni piovosi, sempre più frequenti anche nelle aree tradizionalmente asciutte. L’incorporamento dei residui e l’apporto di sostanza organica incidono sulla struttura e sulla capacità di ritenzione idrica del suolo. Le <em>cover crop</em> e le leguminose, infine, migliorano la fertilità azotata e spezzano i cicli dei patogeni.</p>
<h2 data-start="3064" data-end="3120">Transizione e rese: rischio reale o timore eccessivo?</h2>
<p data-start="3122" data-end="3363">Uno dei punti più sensibili per chi coltiva frumento riguarda la stabilità delle rese nei primi anni di transizione. L’introduzione di <em>cover crop</em>, minime lavorazioni o una riduzione della chimica di sintesi può comportare un calo produttivo?</p>
<p data-start="3365" data-end="3408">La posizione espressa al convegno è chiara. «Se l’applicazione delle pratiche dell’agricoltura rigenerativa non è interpretata in modo rigido ma con la giusta flessibilità e seguendo i principali principi agronomici, non dovrebbero esserci effetti negativi sulla resa. Al contrario, si dovrebbero verificare effetti positivi».</p>
<p data-start="3693" data-end="3857">La parola chiave, quindi, resta la flessibilità. L’agricoltura rigenerativa non può essere applicata come uno schema fisso ma deve adattarsi al contesto pedoclimatico e aziendale.</p>
<p data-start="3693" data-end="3857">Un esempio concreto riguarda le lavorazioni in presenza di precipitazioni anomale: «ad esempio, se consideriamo le anomalie in termini di precipitazioni meteoriche nel periodo autunnale che rendono problematiche le lavorazioni del terreno per la semina dei cereali, questi ultimi beneficiano in termini di produttività delle pratiche di “minimum tillage” o di semina su sodo».</p>
<p data-start="4237" data-end="4337">In altre parole, ciò che nasce come scelta ambientale può diventare un vantaggio agronomico diretto.</p>
<h2 data-start="4344" data-end="4402">Sostenibilità economica: la produttività resta centrale</h2>
<p data-start="4404" data-end="4541">Per il cerealicoltore, tuttavia, la questione decisiva è il reddito. La sostenibilità ambientale non può prescindere da quella economica. Come conclude Pierluigi Meriggi, «la sostenibilità economica si tutela con la stabilità o aumento della produttività».</p>
<p data-start="4630" data-end="4954">Il messaggio è lineare: se le pratiche rigenerative migliorano la resilienza del suolo, la gestione idrica e l’efficienza nutrizionale, l’effetto atteso è una maggiore stabilità produttiva nel medio periodo. E, in un contesto di volatilità climatica e di mercato, la stabilità vale quanto – se non più – del picco produttivo.</p>
<p data-start="8172" data-end="8236"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="8172" data-end="8236"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<item>
		<title>IL GRANO SOSTENIBILE VALE DI PIU&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grano-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 23:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pratiche sostenibili significano valore stabile nel medio periodo: scopri perchè</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che cosa significa produrre grano in modo sostenibile, a partire dal punto di vista ambientale?</strong> Quali sono i risvolti economici e organizzativi per un ceralicoltore. Ricordiamo, in prima battuta, che l’agricoltura sostenibile si basa sull’interazione tra piante, suolo e microrganismi, che regolano il ciclo dei nutrienti, la resilienza agli stress e la biodiversità.</p>
<p>Come ci spiega Rosangela Addesso, ricercatrice dell&#8217;Università degli Studi della Basilicata, in questo quadro, i comparti di suolo ricchi di microrganismi, come rizosfera e rizoguaina (zone di suolo attorno alle radici), sono interfacce ecologiche chiave per le relazioni pianta–microbo. Le pratiche gestionali sostenibili, basate su ammendanti organici e coperture perenni, migliorano in particolare la funzionalità microbica della rizosfera. Coordinare queste pratiche con le fasi chiave della coltura (ad esempio la fioritura) ne amplifica i benefici ecologici e va nella direzione degli obiettivi europei su salute del suolo e conservazione della biodiversità. <strong>«Integrare biodiversità, qualità della sostanza organica e monitoraggio della variabilità spazio-temporale» ci dice «è la chiave per ottimizzare i servizi ecosistemici del suolo».</strong></p>
<h2>Il cerealicoltore ci guadagna</h2>
<p>Quali sono i risultati dell&#8217;applicazione di pratiche ecologiche più sostenibili nella ceralicoltura? Abbiamo approfondito il tema con Rosangela Addesso che, proprio in questi mesi, si sta occupando di un progetto di ricerca mirato a comprendere gli effetti sulle dinamiche ecologiche nel suolo di pratiche sostenibili rispetto a pratiche convenzionali. In particolare, i risultati della ricerca suggeriscono che nel medio periodo le pratiche come l’uso mirato di ammendanti organici, le rotazioni con leguminose e gli inerbimenti/miscugli perenni possono tradursi, per i cerealicoltori, in suoli più fertili e resilienti, con maggiore sostanza organica e una comunità microbica più attiva.</p>
<p><strong>«Questo» ci spiega Rosangela Addesso «in termini economici significa rese potenzialmente più stabili negli anni difficili, colpiti da siccità e stress, e una maggiore efficienza d’uso dei fertilizzanti.</strong> Ciò implica, quindi, la possibilità di ridurre gradualmente parte degli input minerali mantenendo la produttività».</p>
<h2>I limiti da tenere presenti</h2>
<p><strong>Dall’altro lato, esistono dei limiti, in particolare nella fase di transizione da pratiche di agricoltura convenzionale a quelle più sostenibili.</strong> In primo luogo, gli ammendanti organici e le coperture perenni comportano costi iniziali maggiori, tra cui costi di acquisto, trasporto, distribuzione, sementi. Inoltre, vi è una maggiore complessità gestionale, oltre a un probabile periodo di transizione in cui i benefici agronomici non sono ancora pienamente visibili.</p>
<p>Rosangela Addesso ci spiga che <strong>«non tutti i suoli e non tutte le aziende rispondono allo stesso modo: serviranno consulenza tecnica e monitoraggi mirati (ad esempio analisi della sostanza organica e dell&#8217;attività microbica) per tarare le dosi e le tempistiche in modo da mantenere un equilibrio sostenibile tra costi e ricavi.</strong> Dunque, non esistono “ricette” uguali per tutti, ma gli studi come quello che portiamo avanti mirano a fornire una base scientifica per progettare percorsi di transizione agroecologica che siano agronomicamente efficaci ed economicamente sostenibili per i coltivatori di frumento».</p>
<p><em>Il progetto di ricerca citato rientra nel progetto Agritech National Research Center, finanziato dall’Unione Europea tramite il PNRR – NextGenerationEU (PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR) – MISSIONE 4 COMPONENTE 2, INVESTIMENTO 1.4 – D.D. 1032 17/06/2022, CN00000022), portato avanti dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari e Ambientali (DAFE) dell’Università degli Studi della Basilicata,  responsabili scientifici Prof. Mariana Amato e Adriano Sofo e ricercatrice Dott.ssa Rosangela Addesso, in collaborazione con l’Università del Sannio e dell’Aquila.</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>NUTRIRE IL SUOLO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/nutrire-il-suolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 23:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura rigenerativa]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concimazione e difesa del frumento in agricoltura rigenerativa: ce lo spiega Tommaso Gaifami</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7316" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-300x200.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-1024x683.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-768x512.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-1536x1024.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-370x247.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-270x180.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-570x380.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-740x493.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-1320x880.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Come si impostano concimazione e difesa fitosanitaria in un sistema di <strong>agricoltura rigenerativa del frumento</strong>? Lo abbiamo approfondito con <strong>Tommaso Gaifami</strong> (nella foto)<strong>, Dottore Agronomo e fondatore di Marsilea srl</strong>, gruppo di agronomi che opera in Italia e all’estero con focus su agroecologia e transizione rigenerativa. L’obiettivo non è “nutrire la coltura”, ma <strong>nutrire il suolo</strong>, migliorando fertilità, qualità e resilienza della coltura.</p>
<h2><strong>Concimazione rigenerativa: partire dal suolo e lavorare con la biologia</strong></h2>
<p>La concimazione rigenerativa non inizia dal sacco di concime, ma dalle analisi del terreno. Come ci spiega Tommaso Gaifami, conoscere macro e microelementi permette di intervenire con strategia, evitando eccessi e insufficienze.<br />
Il primo pilastro è la <strong>fertilità organica che, in un sistema ben integrato, si genera in primo luogo attraverso rotazioni studiate ad hoc e minime lavorazioni.</strong> In caso di necessità di integrazione, si può intervenire con compost, concimi organici come la pollina o altri prodotti pellettati (titolo 4–10% circa di azoto), soprattutto in pre-semina per sfruttare la lenta cessione. Se la rotazione include leguminose, l’apporto di azoto naturale riduce ulteriormente la necessità di input esterni.</p>
<p>Di crescente interesse sono i <strong>prodotti inoculati con microrganismi utili</strong>, che attivano la rizosfera nelle prime fasi, migliorano germinazione e vigore e aumentano l’efficienza nutrizionale. La <strong>concia biologica del seme</strong>, con microrganismi promotori della crescita, consente un avvio più uniforme, riduce stress iniziali e facilita l’interazione tra radici e microrganismi del suolo.</p>
<h2><strong>Difesa rigenerativa: microrganismi utili e strategie preventive</strong></h2>
<p>Nell’approccio rigenerativo la difesa mira a ridurre la pressione dei patogeni attraverso microbiologia e prevenzione. Tra i mezzi più efficaci, Tommaso Gaifami indica il <strong>Trichoderma</strong>, fungo antagonista che contrasta in particolare la fusariosi agendo in competizione per spazio e nutrienti.<br />
Può essere impiegato:<br />
– <strong>preventivamente</strong>, per stabilire un microbioma protettivo;<br />
– <strong>alla comparsa dei primi sintomi</strong>;<br />
– <strong>in condizioni meteo a rischio</strong>, in fase di fioritura;<br />
–<strong> a scopo curativo</strong>, nei limiti della sua efficacia.</p>
<p>Le esperienze raccolte da Marsilea, anche in annate complesse come il 2023-24, hanno mostrato<strong> livelli di micotossine entro i limiti di commerciabilità</strong>, confermando che l’integrazione tra biologia del suolo, varietà rustiche e input microbiologici può sostituire o ridurre la difesa chimica di sintesi.<br />
La difesa rigenerativa è efficace anche perché si inserisce in un quadro più ampio: suoli vivi, minime lavorazioni e buona nutrizione creano condizioni meno favorevoli ai patogeni.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Foto di Tommaso Gaifami.</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>FRUMENTO RIGENERATIVO: COS&#8217;E&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumento-rigenerativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 09:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura rigenerativa]]></category>
		<category><![CDATA[fertilità]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa vuol dire applicare le pratiche rigenerative nel frumento: lo scopriamo con Marsilea</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7316 size-medium" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-300x200.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-1024x683.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-768x512.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-1536x1024.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-370x247.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-270x180.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-570x380.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-740x493.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami-1320x880.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/11/Tommaso-Gaifami.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Cosa vuol dire coltivare il frumento con pratiche rigenerative? Queste non riguardano solo difesa o concimazione: il vero cuore del sistema, infatti, sono <strong>rotazioni, lavorazioni conservative e coperture vegetali</strong>. Ne abbiamo parlato con <strong>Tommaso Gaifami </strong>(nella foto)<strong>, dottor agronomo e fondatore di Marsilea srl</strong>, che da anni accompagna le aziende nella transizione verso sistemi rigenerativi basati sui principi dell&#8217;agroecologia.</p>
<h2><strong>Rotazioni rigenerative: nutrizione naturale, meno patogeni e più qualità</strong></h2>
<p>La rotazione è la pratica alla base dell’agricoltura rigenerativa e influisce su resa, qualità e stabilità del sistema. Una rotazione tipo consigliata da Tommaso Gaifami si articola su 4 anni di coltivazione e potrebbe comprendere:</p>
<ol>
<li><strong>Leguminosa</strong> (favino, cece, pisello proteico, lenticchia);</li>
<li><strong>Frumento autunno–vernino</strong>;</li>
<li><strong>Oleaginosa primaverile</strong> (girasole, colza, lino);</li>
<li><strong>Cereale rustico autunno–vernino</strong> (farro, segale).
<p>Le leguminose fissano l&#8217;azoto nel terreno, e l’alternanza di famiglie diverse riduce la pressione di infestanti e patogeni e rende resiliente il sistema. Inserire frumento dopo una leguminosa permette una nutrizione più equilibrata e una qualità proteica superiore, riducendo gli input azotati esterni.<br />
In caso di ristoppio, laddove l&#8217;avvicendamento non fosse possibile, il suolo è necessariamente più impoverito. In questo caso, diventano fondamentali concimi organici e microrganismi che accelerano la degradazione della paglia, riducendo anche il rischio di diffusione di inoculi di funghi patogeni. In caso di indisponibilità di reflui zootecnici, si possono impiegare compost o concimi organici pellettati, ad esempio.</li>
</ol>
<h2><strong>Lavorazioni conservative: meno disturbo, più fertilità</strong></h2>
<p>Le lavorazioni rigenerative si basano sul minimo disturbo e sul suolo sempre strutturato. Le <strong>minime lavorazioni</strong> entro 10–15 cm di profondità, effettuate con attrezzi che lavorano in verticale senza rivoltare gli strati, preservano porosità, stabilità degli aggregati e vita microbiologica.<br />
Ridurre l’inversione degli orizzonti pedologici significa:<br />
– minore ossidazione della sostanza organica;<br />
– migliori capacità di infiltrazione e ritenzione idrica;<br />
– riduzione di infestanti e malattie legate a squilibri del terreno.<br />
In ambienti dove l&#8217;erosione e il compattamento sono problemi ricorrenti, questo approccio migliora resilienza, crescita del frumento e risposta agli stress climatici.</p>
<h2><strong>Bulatura: la copertura vivente che rigenera il terreno</strong></h2>
<p>Tra le tecniche rigenerative più interessanti illustrateci da Tommaso Gaifami c’è la <strong>bulatura</strong>, ovvero la trasemina di trifoglio, o anche di erba medica, tra le file del frumento.<br />
Alla trebbiatura del frumento il trifoglio è già sviluppato e offre numerosi benefici:<br />
– mantiene il suolo coperto, evitando erosione e dispersione di CO₂;<br />
– crea un microclima favorevole alla microbiologia;<br />
– migliora ritenzione idrica e struttura;<br />
– fornisce azoto naturale per la coltura successiva.<br />
Il trifoglio, poi, può essere utilizzata come <strong>foraggio</strong>, <strong>sovescio</strong> o come coltura da <strong>seme</strong>. È una pratica applicata storicamente che consente di anticipare la semina della leguminosa, risparmiando un anno di coltivazione, evita che il suolo rimanga nudo e contribuisce a rendere più stabili rese e qualità nel lungo periodo.</p>
<p><em>Alcuni esempi di bulatura del trifoglio</em></p>

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<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Foto di Tommaso Gaifami.</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<item>
		<title>SRA 2025: SUOLO E BIODIVERSITA&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/suolo-biodiversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 23:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cover crop]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[SRA]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi delle misure SRA in arrivo nel 2025 per la conservazione del suolo e della biodiversità</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/suolo-biodiversita/">SRA 2025: SUOLO E BIODIVERSITA&#8217;</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue l’analisi degli interventi SRA in arrivo con i bandi del 2025, con i dettagli diffusi dalla Regione Lombardia sulle misure relative a cover crop, gestione di prati e pascoli e infrastrutture ecologiche (<a href="https://granoitaliano.eu/sra-2025/" target="_blank" rel="noopener">leggi la prima parte dell&#8217;articolo</a>).</p>
<p>L&#8217;analisi è stata realizzata con il supporto dei chiarimenti comunicati dall&#8217;ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova, nell&#8217;ambito di un webinar tenuto lo scorso 17 dicembre.</p>
<h2>Cover crop &#8211; SRA06</h2>
<p>L&#8217;intervento, dal titolo <em>Cover crops</em>, premia coloro che si impegnano a seminare colture di copertura sulle superfici a seminativo con l&#8217;azione seguente:</p>
<p><strong>6.1 Colture di copertura &#8211;&gt; premio di 300 euro/ettaro<br />
Semina annuale di colture cosiddette cover crops</strong>, ovvero <em>Avena strigosa</em>, <em>Segale</em>, <em>Senape bianca</em>, <em>Facelia</em>, <em>Rafano</em>, <em>Veccia vellutata/ del Bengala</em>, <em>Trifoglio</em> <em>alessandrino</em>, <em>Sorgo</em>, <em>Panico</em>, <em>Vigna</em>, <em>Crotalaria</em> e <em>Loiessa</em>, in purezza o miscuglio. Gli agricoltori devono, comunque,  verificare le specie previste nel bando. L&#8217;impegno della semina deve durare 5 anni e le colture devono rimanere in campo per almeno 120 giorni. A seguire, dovranno essere sovesciate o allettate e lasciate come pacciamatura. Sono esclusi dalla misura i prati avvicendati e i terreni lasciati a riposo.</p>
<p>E&#8217; importante ricordare che la cover crop deve essere seminata entro 30 giorni dalla raccolta della coltura precedente e la semina della coltura successiva deve avvenire entro 30 giorni dal termine della cover crop. Le colture di copertura autunno-vernine non possono essere terminate prima della fine di febbraio.</p>
<p>Inoltre, sulle colture non si possono impiegare fertilizzanti di tipo chimico, presidi fitosanitari o diserbanti, nè vi si può far pascolare il bestiame. Poichè le cover crop vanno seminate effettivamente ogni anno e non sono previste nè l&#8217;autosemina, nè il ricaccio, è bene che gli agricoltori che aderiscono conservino la fattura di acquisto della semente e l&#8217;etichetta della stessa.</p>
<h2>Prati e pascoli permanenti &#8211; SRA08</h2>
<p>L&#8217;intervento, dal titolo <em>Gestione dei prati e dei pascoli permanenti</em>, premia coloro che si impegnano nell&#8217;azione seguente:</p>
<p><strong>8.1 Gestione sostenibile dei prati permanenti &#8211;&gt; premio di 110 euro/ettaro<br />
</strong>All&#8217;interno dei prati permanenti oggetto dell&#8217;impegno si possono effettuare<strong> solo 4 sfalci rispetto ai 5 ordinari</strong>, utilizzando barre di involo per tutelare la fauna selvatica. L&#8217;ultimo sfalcio, poi, va eseguito entro i tempi previsti nel bando.</p>
<p>Sulle superfici bisogna assicurare il contenimento meccanico o manuale della flora invasiva relativamente a specie arbustive, arboree e erbacee, potendo utilizzare solo diserbanti ammessi in agricoltura biologica. Non è possibile distribuire fertilizzanti chimici di sintesi e  si possono impiegare prodotti fitosanitari solo se ammessi in agricoltura biologica. I fertilizzanti organici sono impiegabili solo se le matrici sono ricomprese tra quelle definite nel Reg. UE 2019/1009.<strong><br />
</strong></p>
<p>E&#8217; importante ricordare che sono ammissibili appezzamenti fissi, destinati a prato permanente, in comuni di pianura ISTAT e con estensione minima di 1 ettaro. Inoltre, è necessario che l&#8217;agricoltore aderente conservi le foto georeferenziate degli sfalci, obbligo che ha incrementato la complessità della misura e scoraggiato molti nel bando precedente (l&#8217;adesione registrata in Regione Lombardia è stata bassa).</p>
<h2>Infrastrutture ecologiche &#8211; SRA10</h2>
<p>L&#8217;intervento, dal titolo <em>Gestione attiva infrastrutture ecologiche</em>, premia la gestione attiva di <strong>fasce tampone boscate, siepi, filari, zone umide e marcite</strong> (si tratta di infrastrutture realizzate e collaudate dal 2022 con la sottomisura 4.4 del PSR 2014-22 e con l&#8217;SRD04 del PSP 2023-27). In particolare:</p>
<ul>
<li><strong>premio per fasce tampone, siepi e filari: 600 euro/ ettaro</strong></li>
<li><strong>premio per zone umide: 600 euro/ ettaro</strong></li>
<li><strong>premio per marcite: 450 euro/ ettaro</strong></li>
</ul>
<p>Anche qui l&#8217;impegno è per 5 anni, su appezzamenti fissi, per una superficie minima di 1 ettaro per le marcite e pari alla superficie collaudata per gli interventi realizzati con le misure citate qui sopra.</p>
<p>Per ciascun gruppo di infrastrutture vi sono obblighi specifici. Per le zone umide, ad esempio, citiamo il mantenimento di un adeguato livello idrico con profondità variabili, massimo 2 metri, per almeno 8 mesi. Per le fasce tampone boscate, le siepi e i filari, invece, citiamo la regolamentazione delle potature strutturali e l&#8217;asportazione dei residui di potatura.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>ARRIVANO LE MISURE SRA 2025</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/sra-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 23:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[SRA]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In attesa dei bandi, scopriamo i dettagli sulle misure SRA 2025 in Lombardia per la conservazione del suolo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in arrivo il 2025 e, con il nuovo anno, si attendono anche i nuovi bandi per gli interventi SRA, quelli che promuovono l&#8217;introduzione e il mantenimento di pratiche agricole a ridotto impatto ambientale. L&#8217;obiettivo degli interventi è promuovere modelli di produzione mirati ad un uso più sostenibile delle risorse nell&#8217;ambito delle attività agricole: parliamo di tutela delle acque e dei suoli, di salvaguardia della biodiversità e valorizzazione del paesaggio. Ricordiamo che si tratta di premi a superficie o basati sul numero di capi, per chi fa allevamento.</p>
<p>Molte informazioni sulle misure in arrivo, in termini di premi e impegni, sono state diffuse da Regione Lombardia nelle scorse settimane. In questo articolo presentiamo una sintesi utile ai cerealicoltori lombardi interessati a capirne di più, con particolare riferimento a quelle misure destinate a favorire la <strong>conservazione del suolo e la biodiversità</strong>. Lo facciamo con l&#8217;aiuto dei chiarimenti comunicati dall&#8217;ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova, nell&#8217;ambito di un webinar tenuto lo scorso 17 dicembre.</p>
<h2>Impegni per tutte le misure SRA</h2>
<p>Alcuni obblighi per l&#8217;agricoltore che aderisce alle misure SRA sono comuni a tutte gli interventi. In particolare, la durata dell&#8217;impegno è sempre di 5 anni e la conduzione del terreno ha inizio al 1° gennaio 2025. La durata, invece, di una singola annualità si intende dal 1° gennaio al 31 dicembre: gli agricoltori, quindi, devono porre particolare attenzione in caso di contratti di affitto in scadenza anticipatamente alla data di fine. Per quanto riguarda la variazione delle superfici a premio, gli aumenti sono possibili entro i primi 2 anni, mentre la riduzione massima è del 20%. Ad impegnarsi, infine, devono essere le &#8220;società agricole&#8221;.</p>
<p>Fondamentale, in particolare per chi fa cerealicoltura, è il divieto di utilizzo dei fanghi sui terreni oggetto di impegno: più nello specifico, è vietato l&#8217;utilizzo di fanghi in agricoltura e di ogni alto rifiuto recuperato in operazioni R10 ai sensi della Parte IV del d.lgs. n.152/2006. Si prevede l&#8217;uso esclusivo dei fertilizzanti riconosciuti ai sensi del regolamento UE 2019/1009.</p>
<p>Proseguiamo con la presentazione degli interventi di rilievo per chi fa cerealicoltura.</p>
<h2>Lavorazione ridotta del suolo &#8211; SRA03</h2>
<p>L&#8217;intervento, dal titolo <em>Tecniche di lavorazione ridotta dei suoli</em>, premia coloro che si impegnano ad adottare sulle superfici a seminativo una delle due azioni seguenti:</p>
<p><strong>3.1 Adozione di tecniche di Semina su sodo (No tillage) &#8211;&gt; premio di 395 euro/ettaro<br />
</strong>&#8211; Semina su sodo<br />
&#8211; Divieto di lavorazioni che invertano gli strati del suolo<br />
&#8211; Garanzia della copertura del suolo con stoppie e residui colturali, eventualmente trinciati (mulching)<br />
&#8211; Divieto di ristoppio  per tutti i cereali, anche di genere botanico diverso (non si applica a colture sommerse)<br />
&#8211; Possibilità di svolgere operazioni per decompattare il suolo in caso di condizioni pedoclimatiche avverse, dietro autorizzazione</p>
<p><strong>3.2 Adozione di tecniche di minima lavorazione (Minimum tillage) o di lavorazione a bande (Strip tillage) &#8211;&gt; premio di 190 euro/ettaro<br />
</strong>&#8211; Tecniche di minima lavorazione per preparare il letto di semina e per la lotta alle infestanti (non alterazione degli strati del suolo e profondità massima di 20 cm)<br />
&#8211; Strip till con bande di 20 cm di larghezza massimo<br />
&#8211; Divieto di lavorazioni che invertano gli strati del suolo<br />
&#8211; Garanzia della copertura del suolo con stoppie e residui colturali, eventualmente trinciati (mulching)<br />
&#8211; Possibilità di svolgere operazioni per decompattare il suolo in caso di condizioni pedoclimatiche avverse, dietro autorizzazione</p>
<p>E&#8217; fondamentale ricordare che il premio si applica ad appezzamenti fissi, ovvero accertati in sede di istruttoria iniziale, con una dimensione minima di 5 ettari. Tutti i seminativi sono ammessi, ad eccezione dei terreni a riposo e dei prati monofiti e polifiti da vicenda.</p>
<h2>E se abbiamo già seminato prima del 1° gennaio 2025?</h2>
<p>Qui c&#8217;è una grande novità da parte della Regione: infatti, in caso di semina antecedente il 1° gennaio 2025, i terreni potranno essere ammessi solo se nella domanda informatizzata saranno allegate foto georeferenziate delle lavorazioni conservative e della semina effettuate nel 2024, con le funzioni specificate nel bando (ad esempio TAG GPS dello smartphone).</p>
<p>E&#8217; importante ricordare, però, che non sono ammissibili le superfici che hanno già beneficiato del contributo per la stessa misura con alcune eccezioni da verificare bene.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;analisi degli interventi SRA in arrivo con i bandi del 2025 proseguirà domani con le misure relative a Cover crop, gestione di prati e pascoli e infrastrutture ecologiche.</span></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>L’AGRICOLTURA CONSERVATIVA PUO’ SALVARE I SUOLI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/conservativa-suoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 22:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura conservativa]]></category>
		<category><![CDATA[digestato]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=2989</guid>

					<description><![CDATA[<p>I risultati del progetto DICO-SOS sulla salute del suolo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per agricoltura conservativa si intende un insieme di pratiche alternative che affrontano la necessità di incrementare la produzione agricola realizzando attività agricole sostenibili, per incrementare le rese e la stabilità dei prodotti, preservando l&#8217;ambiente. E’ un approccio che mira, dunque, a incrementare la sostenibilità ambientale, migliorare la salute del suolo, e aumentare la produttività agricola. Le pratiche e le tecniche impiegate intendono minimizzare il disturbo del suolo, promuoverne la copertura e la rotazione delle colture.</p>
<h2><strong>Il progetto DICO-SOS</strong></h2>
<p>Il progetto DICO-SOS (Digestato, Cover Crops e Operazioni Colturali per aumentare la Sostanza Organica del Suolo) ha avuto tra gli obiettivi il confronto degli effetti di diverse pratiche di lavorazione sulla salute del suolo (<a href="https://granoitaliano.eu/conservativa-organica/" target="_blank" rel="noopener">ne abbiamo parlato qui</a>). Nell’articolo precedente di questa analisi abbiamo affrontato il tema della salute dei suoli agrari attraverso la presentazione di Enrica Allevato (Univ. Degli Studi di Ferrara) al convegno di chiusura del progetto.</p>
<p>La stessa ricercatrice ha introdotto alcuni dei risultati del progetto, focalizzandosi sugli effetti su parametri di salute del suolo delle diverse pratiche confrontate. In particolare, queste sono state:</p>
<ul>
<li>La gestione convenzionale con Aratura: Aratura a 40 cm, con applicazione di Digestato</li>
<li>La minima lavorazione: Erpicatura a 10 cm, con applicazione di Digestato</li>
<li>La non lavorazione: semina diretta</li>
<li>La conversione: conversione di un terreno da arato a non lavorato, con semina diretta</li>
</ul>
<h2><strong>Alcuni parametri nelle diverse pratiche </strong></h2>
<p>Vediamo alcuni dei risultati analitici, anche con l’aiuto di grafici mostrati nel corso della presentazione.</p>
<figure id="attachment_2982" aria-describedby="caption-attachment-2982" style="width: 462px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2982 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/cabonio-biomassa-microbica.png" alt="conservativa suolo" width="462" height="287" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/cabonio-biomassa-microbica.png 462w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/cabonio-biomassa-microbica-300x186.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/cabonio-biomassa-microbica-370x230.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/cabonio-biomassa-microbica-270x168.png 270w" sizes="auto, (max-width: 462px) 100vw, 462px" /><figcaption id="caption-attachment-2982" class="wp-caption-text">Fonte: Fondazione Navarra, Enrica Allevato</figcaption></figure>
<p>Come mostrato nell’immagine: «il carbonio della biomassa microbica varia significativamente nei trattamenti: valori più elevati sono stati osservati nel sistema in conversione (C), mentre nel sistema con aratura (A) sono stati rilevati valori più bassi».</p>
<figure id="attachment_2981" aria-describedby="caption-attachment-2981" style="width: 474px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2981" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/respirazione-microbica.png" alt="conservativa suolo" width="474" height="287" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/respirazione-microbica.png 474w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/respirazione-microbica-300x182.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/respirazione-microbica-370x224.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/respirazione-microbica-270x163.png 270w" sizes="auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px" /><figcaption id="caption-attachment-2981" class="wp-caption-text">Fonte: Fondazione Navarra, Enrica Allevato</figcaption></figure>
<p>Come mostrato nell’immagine: «l&#8217;attività di respirazione microbica è risultata più elevata nei suoli soggetti a minima lavorazione (ML), seguiti dai suoli non lavorati (NL), rispetto a quelli arati (A) e in conversione (C). Ciò può essere attribuito alla ridotta perturbazione del suolo nei sistemi ML e NL, ulteriormente potenziata dall’aggiunta del digestato in ML».</p>
<p>Si può concludere, dunque, che apportare costantemente carbonio organico e nutrienti in forma disponibile «ha l’effetto di favorire lo sviluppo della comunità microbica del suolo e la sua attività».</p>
<h2><strong>Gli effetti sulla salute del suolo</strong></h2>
<p>Enrica Allevato conclude che «i risultati hanno dimostrato che le pratiche di agricoltura conservativa possono modificare le proprietà del suolo. In particolare, la riduzione al minimo della perturbazione del suolo e l’applicazione del digestato hanno portato a miglioramenti significativi degli indicatori di qualità del suolo, favorendo lo sviluppo di comunità microbiche , aumentando l’attività di respirazione del suolo rispetto alle pratiche convenzionali».</p>
<p>Una chiave per poter affrontare la crescita demografica e l’incremento della domanda di beni alimentari globali, dunque, può essere rappresentata dall’integrazione delle pratiche conservative nei sistemi convenzionali. Un approccio praticabile sin da subito, ad esempio, è l’applicazione di digestato che, secondo i ricercatori, può essere in grado di migliorare la salute del suolo, incrementare le rese e, nel complesso, mitigare l’impatto ambientale.</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/salute-suolo/" target="_blank" rel="noopener">Leggi l’articolo precedente</a></p>
<p><em>Fonte: Fondazione Navarra</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>QUANTO SOFFRONO I SUOLI EUROPEI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/salute-suolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 22:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=2978</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo scarso livello di salute dei suoli agrari nel nostro continente</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/salute-suolo/">QUANTO SOFFRONO I SUOLI EUROPEI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del convegno di presentazione dei risultati conclusivi del progetto DICO-SOS, Enrica Allevato, dell’Università degli Studi di Ferrara (Dip. Scienze dell’ambiente e della prevenzione) ha presentato le problematiche sulla salute dei suoli e il relativo ruolo dell’agricoltura conservativa.</p>
<h2><strong>La salute dei suoli europei</strong></h2>
<p>A causa di processi naturali o antropici, infatti, i suoli possono intraprendere un processo di degrado che potrà alla riduzione o alla scomparsa di importanti funzioni dell’ecosistema. Per degrado si intende la perdita di qualità fisiche, chimiche e biologiche dei suoli. Sulla base di 19 indicatori del degrado del suolo elaborati dall’EU Soil Health Dashboard è possibile affermare che ben il 62% dei suoli europei non è in buone condizioni di salute. In particolare, il 24% dei suoli dell’Unione Europea è soggetto a un processo di degrado, il 16% a due, il 10% a tre, il 5% a quattro. L’imamgine seguente mostra il fenomeno, in particolare indicando l’elevatissimo livello del degrado dei suoli destinati all’agricoltura. Sono proprio gli usi esistenti dei suoli a determinare le pressioni su di esse, causa dei fenomeni di degrado, oltre alle politiche pubbliche che ne definiscono la gestione.</p>
<figure id="attachment_2984" aria-describedby="caption-attachment-2984" style="width: 376px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2984 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/eu-soil-health-dashboard.png" alt="salute suolo" width="376" height="434" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/eu-soil-health-dashboard.png 376w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/eu-soil-health-dashboard-260x300.png 260w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/eu-soil-health-dashboard-370x427.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/eu-soil-health-dashboard-270x312.png 270w" sizes="auto, (max-width: 376px) 100vw, 376px" /><figcaption id="caption-attachment-2984" class="wp-caption-text">Fonte: EU Soil Health Dashboard</figcaption></figure>
<p>Enrica Allevato ha mostrato anche la mappa del contenuto di carbonio organico (OC) nell’orizzonte superficiale dei suoli in Europa: le aree più scure corrispondono a contenuti più elevati. Si noti come le zone più scure siano concentrate in Estonia, Fennoscandinavia, Irlanda e Regno Unito, in corrispondenza delle torbiere.</p>
<figure id="attachment_2980" aria-describedby="caption-attachment-2980" style="width: 416px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2980" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/carbonio-organico-UE.png" alt="salute suolo" width="416" height="484" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/carbonio-organico-UE.png 416w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/carbonio-organico-UE-258x300.png 258w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/carbonio-organico-UE-370x430.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/carbonio-organico-UE-270x314.png 270w" sizes="auto, (max-width: 416px) 100vw, 416px" /><figcaption id="caption-attachment-2980" class="wp-caption-text">Fonte: Institute for Environment and Sustainability, Joint Research Centre, European Commission</figcaption></figure>
<p>Come ha commentato la ricercatrice: «il 45% dei suoli contiene meno di 2% di OC. Il 74% dei terreni dell’Italia Meridionale ha un orizzonte di superficie (0-30 cm) che contiene meno del 2% di OC (3,4% di sostanza organica). Si tratta di un dato importante ed è ormai chiaro che la diminuzione del contenuto di materia organica in molti suoli dell’Europa meridionale , a causa dele coltivazioni intensive , è diventata un importante di processo di degrado del territorio».</p>
<h2><strong>Il degrado dei suoli agrari in Italia</strong></h2>
<p>Focalizzandosi, poi, sull’Italia, è stato confermato come le maggiori preoccupazioni per gli scarsi livelli di sostanza organica siano concentrate in regioni come la Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Puglia e Sicilia. In particolare, in Emilia Romagna vaste aree agricole presentano valori di carbonio organico minori dell’1,5%. La mappa della Regione, riportata qui di seguito, mostra la diffusione delle aree con minore contenuto di carbonio organico in colore rosso.</p>
<figure id="attachment_2983" aria-describedby="caption-attachment-2983" style="width: 569px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2983" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/OC-in-Emilia-Romagna.png" alt="salute suolo" width="569" height="286" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/OC-in-Emilia-Romagna.png 569w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/OC-in-Emilia-Romagna-300x151.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/OC-in-Emilia-Romagna-370x186.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/OC-in-Emilia-Romagna-270x136.png 270w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /><figcaption id="caption-attachment-2983" class="wp-caption-text">Fonte: Regione Emilia Romagna</figcaption></figure>
<p>E’, quindi, chiaro come l’agricoltura sia chiamata a giocare un ruolo fondamentale nel percorso di risanamento dei suoli nel nostro paese e in Unione Europea. La ricerca si concentra da anni sulla ricerca di pratiche e tecniche in grado di sostenere la presenza della sostanza organica, con relativi benefici in termini di qualità e quantità delle produzioni. Anche le politiche pubbliche si occupano da tempo di salute del suolo; a titolo di esempio, ricordiamo il lavoro del Consiglio e del Parlamento Europeo sulla Direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo, a partire dalla proposta del 2023.</p>
<p>La nostra analisi, infatti proseguirà con un approfondimento sull’agricoltura conservativa e sulla ricerca del progetto DICO-SOS che ha inteso, tra gli altri obiettivi, confrontare gli effetti di diverse pratiche di lavorazione sulla salute del suolo.</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/conservativa-organica/" target="_blank" rel="noopener">Leggi l’articolo sui risultati del progetto DICO-SOS.</a></p>
<p><em>Fonte: Fondazione Navarra</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/salute-suolo/">QUANTO SOFFRONO I SUOLI EUROPEI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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