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	<title>Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 12:28:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Grano Italiano</title>
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		<title>«MANGIANO LE PIANTE DI GRANO DURO»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/mangiano-le-piante-di-grano-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 11:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[piccioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grido d'allarme della Cia Toscana</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/mangiano-le-piante-di-grano-duro/">«MANGIANO LE PIANTE DI GRANO DURO»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Nell&#8217;Empolese, piccioni e colombacci stanno devastando le coltivazioni di grano duro e colture primaverili in semina (girasole, sorgo, mais, ceci). Servono abbattimenti straordinari e continuativi, dice la Cia Toscana Centro. Che la descrive a tutti gli effetti come una piaga: uccelli che ogni giorno mangiano decine di chilogrammi di granelle e di piantine che stanno crescendo.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">«Una situazione – commenta Rudi Dreoni, presidente Cia Toscana Centro – che va ad unirsi alla già difficilissima situazione attuale, con l’aumento vertiginoso dei costi di produzione come effetto della chiusura dello Stretto di Hormuz, il caro gasolio agricolo, l’aumento dei fertilizzanti di oltre il 40% e un settore cerealicolo in sofferenza da tempo. Non possiamo permetterci che il lavoro dei nostri agricoltori venga devastato da piccioni e altri volatili. Serve una immediata attività di controllo da parte della polizia provinciale e delle guardie volontarie con abbattimenti straordinari e senza sosta per limitare i danni alla nostra agricoltura».</div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">Sono pericoli stanziali</h2>
<div dir="ltr">Se nel passato piccioni, colombacci e tortore erano presenti solo in alcuni mesi dell’anno – perlopiù a fine estate ed inizio autunno – aggiunge Lapo Baldini, direttore Cia Toscana Centro – oggi dobbiamo fare i conti con popolazioni stanziali che sono presenti sul territorio tutto l’anno, cibandosi delle colture primaverili, in particolare quando la caccia è chiusa. Colpita la cerealicoltura, in primo luogo il grano duro, ma anche le colture primaverili in attuale semina come il girasole, sorgo, mais e ceci.</div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">Dodici chili persi al giorno</h2>
<div dir="ltr">Alcuni ettari di produzioni sono compromessi, i volatili sono in forte sovrannumero. Quando uno stormo di piccioni o colombacci prende di mira un terreno coltivato, se ne vanno in fumo circa 12 chilogrammi di granelle al giorno, considerando che un uccello del genere mangia 30-40 grammi di granella per 200-300 capi che contemporaneamente si riversano su un solo campo coltivato. Così dalla semina alla raccolta si arriva a danni fino al 60-80% delle granelle, e addirittura al 30-40% del raccolto compromesso, fino ad una distruzione completa della coltura con l’arrivo dei cinghiali.</div>
<div dir="ltr"></div>
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		<title>RETE DURO APERTA AGLI UTENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-rete-duro-si-rinnova-e-guarda-al-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 22:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforma]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le prove varietali del frumento duro 2025-26: verso una piattaforma online</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-rete-duro-si-rinnova-e-guarda-al-digitale/">RETE DURO APERTA AGLI UTENTI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano Italiano ha visitato la sede del <strong>CREA-CI di Foggia</strong>, dove <strong>Pasquale De Vita</strong> coordina uno dei servizi tecnici più importanti per i cerealicoltori italiani: la <strong>Rete nazionale di prove di confronto varietale di frumento duro</strong>. La visita ha permesso di capire non solo il valore storico di questa attività ma anche il salto che si sta tentando oggi: trasformare un enorme patrimonio di dati agronomici in una piattaforma digitale fruibile online, utile agli agricoltori tutto l’anno e, al tempo stesso, prezioso per la comunità scientifica e per il breeding. Una direzione coerente con quanto <a href="https://granoitaliano.eu/la-rete-frumento-duro-24-25/" target="_blank" rel="noopener">Grano Italiano ha già raccontato sulla Rete 2024-25</a>, che ha coinvolto <strong>41 varietà</strong> in <strong>31 campi sperimentali</strong> distribuiti in <strong>14 regioni.</strong></p>
<h2><strong>Una rete che orienta davvero le scelte varietali</strong></h2>
<p><strong>La Rete nazionale non è una semplice raccolta dati ma uno strumento di orientamento varietale.</strong> Serve a mettere a disposizione degli agricoltori informazioni affidabili sul comportamento produttivo e qualitativo delle principali cultivar nei diversi ambienti italiani. È, in altre parole, la base tecnica per scegliere la varietà giusta nel posto giusto.</p>
<p>De Vita la definisce chiaramente: «<strong>la Rete che coordiniamo qui a Foggia ha l’obiettivo di aiutare gli agricoltori a scegliere la varietà più adatta alla condizioni pedoclimatiche della propria azienda</strong>». Si tratta di una funzione essenziale in una cerealicoltura nazionale molto diversificata, dove il comportamento varietale cambia con clima, suolo, pressione delle malattie, gestione agronomica e destinazione di filiera.</p>
<h2><strong>Un patrimonio costruito con una rete di collaboratori</strong></h2>
<p><strong>La forza della Rete sta nella sua dimensione nazionale e cooperativa.</strong> Le prove vengono realizzate grazie a una pluralità di partner pubblici e privati, coordinati dal CREA-CI di Foggia. La stagione 2024-25, come riportato da Grano Italiano, ha coperto i principali areali cerealicoli italiani con 31 località di prova e una distinzione tra macro-areale Centro-Nord e Sud-Isole.</p>
<p>Nel 2025-26 questo impianto resta il cuore del sistema, ma con un focus più marcato sulle implementazioni digitali e sull’arricchimento del dataset. L’obiettivo non è solo pubblicare una fotografia annuale, ma costruire una piattaforma capace di restituire valore continuo a una storicità di dati accumulata in decenni di sperimentazione.</p>
<h2><strong>Dal dato annuale all’archivio interrogabile</strong></h2>
<p><strong>Il salto vero è passare dal report al database.</strong> De Vita lo spiega bene: storicamente esisteva già una base informativa, anche con strumenti di consultazione online, ma oggi il CREA punta a rendere tutto molto più accessibile e sistematico. «<strong>Vorremmo rendere questo strumento più fruibile, costruire un database consultabile anche come strumento di lavoro per chi fa selezione</strong>», afferma.</p>
<p>Questo passaggio è decisivo. Per l’agricoltore significa poter confrontare varietà e ambienti in modo più semplice e immediato. Per chi fa ricerca, significa valorizzare le serie storiche per analizzare stabilità, adattamento e risposta alle diverse condizioni di coltivazione.</p>
<h2><strong>La rete 2025-26: più dati, più connessioni, più utilità</strong></h2>
<p><strong>La nuova fase della Rete punta a connettere le prove varietali con altre fonti informative.</strong> De Vita segnala che si sta lavorando alla correlazione dei risultati con <strong>dati climatici</strong> e <strong>dati di suolo</strong>, proprio per rendere il database più utile anche nello sviluppo di nuove varietà. È un passaggio molto importante. <strong>Non si tratta più solo di capire quale varietà produce di più, ma in quali condizioni lo fa e perché.</strong></p>
<p>È anche in questa chiave che va interpretato il progetto <strong>RETICER</strong>, finanziato dal MASAF, che coinvolge le reti nazionali cerealicole e mira a creare una piattaforma web a servizio sia degli agricoltori sia della comunità scientifica. «<strong>Stiamo strutturando una piattaforma web per gli agricoltori e per tutta la comunità scientifica</strong>», dice De Vita. La Rete non è più solo una sperimentazione annuale, ma sta diventando una vera infrastruttura digitale di conoscenza.</p>
<h2><strong>Non solo rese: qualità sanitaria e micotossine</strong></h2>
<p><strong>Un altro aspetto molto interessante della Rete 2025-26 riguarda l’ampliamento dei parametri osservati.</strong> Oltre a rese e caratteristiche qualitative classiche, il CREA sta rafforzando la raccolta di informazioni sullo <strong>stato sanitario della granella</strong> e sulla presenza di <strong>micotossine</strong>, in particolare il <strong>DON</strong>. Si tratta di un’evoluzione molto rilevante, perché integra le scelte varietali con aspetti di sicurezza e salubrità sempre più decisivi per la filiera.</p>
<p>De Vita spiega che sono già disponibili prime informazioni retrospettive a partire dalla granella raccolta nelle annate precedenti e che il sistema è in fase di messa a punto. In prospettiva, questa estensione può aumentare enormemente il valore della Rete: non soltanto quale varietà produce di più, ma quale lo fa con migliore profilo sanitario in specifici contesti ambientali.</p>
<h2><strong>Una funzione pubblica da difendere</strong></h2>
<p><strong>Dietro la Rete c’è anche una questione di politica della ricerca.</strong> De Vita lo dice con franchezza: il finanziamento ministeriale di questo programma è stato nel tempo discontinuo, ma l’attività non è mai stata abbandonata. Ed è comprensibile, perché proprio la continuità è ciò che rende prezioso l’archivio. Senza serie storiche, una rete varietale perde gran parte del suo valore tecnico.</p>
<p>La Rete nazionale del frumento duro è, quindi, anche un presidio pubblico: un servizio che permette di mettere ordine in un mercato varietale molto dinamico, spesso aggressivo sul piano commerciale, nel quale l’agricoltore ha bisogno di riferimenti indipendenti, comparabili e territorializzati.</p>
<h2><strong>La vera innovazione è rendere il dato usabile</strong></h2>
<p><strong>La direzione intrapresa dal CREA di Foggia è chiara: non basta generare dati, bisogna renderli utilizzabili.</strong> È questo il cuore della Rete 2025-26. Mantenere l’ampiezza nazionale delle prove, arricchirle con dati climatici, sanitari e di suolo, e trasformare tutto in una piattaforma consultabile significa alzare il livello del servizio reso alla cerealicoltura italiana.</p>
<p>Per il frumento duro, coltura sempre più legata alla capacità di adattarsi ai contesti e alle esigenze della filiera, uno strumento digitale di questo tipo può fare la differenza. Non sarà solo un archivio, ma una vera bussola tecnica per scegliere, valutare e innovare.</p>
<p>È proprio nella capacità di collegare ricerca, dati e decisioni che si gioca oggi il futuro del frumento duro. E ancora una volta, è da Foggia che questa integrazione sta prendendo forma.</p>
<p><em>Foto di Pasquale De Vita, CREA Foggia.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>A BOLOGNA SOFFRE IL TENERO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/a-bologna-soffre-il-tenero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 08:39:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[quotazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Listino in calo. Definitivamente sospese le quotazioni del duro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Non quota neanche questa settimana il grano duro la borsa cereali di Bologna, che era il punto di riferimento prima dell&#8217;avvento della Cun del duro. Leggi il </span><a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/Settimanale-n.-15-del-9-Aprile-2026-–-Listino-Borsa-n.-15.pdf">Settimanale-n.-15-del-9-Aprile-2026-–-Listino-Borsa-n.-15. </a>A muoversi sono invece i frumenti teneri, con flessioni riconducibili allo scenario globale e comunque molto limitate.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il conflitto in Medio Oriente continua a stressare le catene di approvvigionamento </span>agricole, in particolare a causa dell&#8217;aumento dei costi dei fertilizzanti e dei prezzi più elevati dei carburanti. Lo Stretto di Hormuz rappresenta il punto di transito marittimo del 25% delle esportazioni mondiali di petrolio e il 20% di quelle di gas naturale liquefatto (GNL) ma anche del 35% delle esportazioni globali di urea e fino al 30% delle spedizioni di ammoniaca. In assenza di scorte <span class="s1">strategiche e con le limitazioni già esistenti presso alcuni fornitori, le recenti interruzioni delle spedizioni e la </span><span class="s1">chiusura di alcuni impianti di produzione locali hanno provocato un forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fattori che incidono sui mercati dei cereali, anche se le </span><span class="s1">previsioni sulla produzione globale di frumento e cereali secondari per il 2025/26 sono </span><span class="s1">state riviste al rialzo di 10 milioni di tonnellate (su base mensile), raggiungendo i 2.470 milioni di tonnellate, </span><span class="s1">principalmente grazie a incrementi delle stime per mais (inclusa l&#8217;India) e frumento (Russia, Australia). La </span>maggior parte dell&#8217;aumento dell&#8217;offerta viene assorbita dai consumi, dicono all&#8217;Ager.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>TRATTORI, ARRIVA IL BANDO ISMEA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/trattori-arriva-il-bando-ismea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 22:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bando]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[ismea]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[trattori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una misura per aiutare le aziende agricole per interventi di ammodernamento e sicurezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/trattori-arriva-il-bando-ismea/">TRATTORI, ARRIVA IL BANDO ISMEA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="201" data-end="665">C’è una finestra da segnare subito in agenda per le aziende agricole che stanno valutando interventi di adeguamento sui propri mezzi: dal <strong data-start="339" data-end="357">15 aprile 2026</strong> si apre, infatti, il percorso operativo del nuovo <strong data-start="406" data-end="511">bando ISMEA per l’ammodernamento e il miglioramento della sicurezza dei trattori agricoli o forestali</strong>, una misura che mette a disposizione <strong data-start="549" data-end="571">10 milioni di euro</strong> per sostenere interventi mirati su macchine già in uso.</p>
<p data-start="667" data-end="1237">Il provvedimento nasce in attuazione dell’accordo di cooperazione siglato il <strong data-start="744" data-end="763">9 dicembre 2025</strong> tra <strong data-start="768" data-end="863">Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ISMEA, CREA e INAIL</strong> ed è stato formalizzato con determinazione ISMEA del <strong data-start="917" data-end="934">26 marzo 2026</strong>. La logica è chiara: non incentivare genericamente l’acquisto di nuovo ma aiutare le imprese a rendere più sicuri i trattori che lavorano ogni giorno in azienda, su un parco macchine che, in molte realtà, resta anziano ma ancora centrale nelle operazioni colturali.</p>
<h2 data-section-id="17spl6b" data-start="1239" data-end="1280"><span role="text"><strong data-start="1242" data-end="1280">Una misura concreta, non simbolica</strong></span></h2>
<p data-start="1282" data-end="1809">Per chi fa agricoltura, si tratta di un tema centrale. La sicurezza dei trattori continua a essere uno dei nodi più sensibili del lavoro in campo, soprattutto quando si opera con mezzi datati, utilizzati intensamente e non sempre dotati dei dispositivi più aggiornati. Il bando ISMEA si inserisce proprio in questo spazio: finanziare interventi puntuali che possano ridurre il rischio senza obbligare l’impresa ad affrontare subito il costo ben più elevato della sostituzione del mezzo.</p>
<p data-start="1811" data-end="2228">Per molte aziende cerealicole la questione è particolarmente concreta. Il trattore accompagna praticamente tutte le fasi della campagna agraria, dalla preparazione del terreno alle semine, dai trattamenti alla movimentazione. Migliorare la sicurezza significa certamente tutelare l’operatore ma anche lavorare con maggiore serenità nei momenti di punta, quando i tempi si stringono e i margini di errore si riducono.</p>
<h2 data-section-id="3mcscz" data-start="2230" data-end="2262"><span role="text"><strong data-start="2233" data-end="2262">A chi si rivolge il bando</strong></span></h2>
<p data-start="2264" data-end="2647">La misura è rivolta alle <strong data-start="2289" data-end="2323">micro, piccole e medie imprese</strong> attive nei settori <strong data-start="2343" data-end="2388">agricolo, agroindustriale e agromeccanico</strong>. Possono accedere le imprese iscritte al Registro delle imprese con la qualifica di <strong data-start="2473" data-end="2493">impresa agricola</strong> oppure di <strong data-start="2504" data-end="2529">impresa agromeccanica</strong>, a condizione che risultino regolarmente iscritte anche a <strong data-start="2588" data-end="2596">INPS</strong> e <strong data-start="2599" data-end="2608">INAIL</strong>.</p>
<p data-start="2649" data-end="2984">Si tratta, quindi, di una platea ampia, che comprende sia le aziende agricole sia quelle che operano nei servizi meccanici per il settore primario. L’impostazione è coerente con l’obiettivo della misura: intervenire dove i trattori lavorano davvero, ogni giorno, e dove un piccolo investimento sulla sicurezza può produrre un beneficio immediato.</p>
<h2 data-section-id="19yuypb" data-start="2986" data-end="3018"><span role="text"><strong data-start="2989" data-end="3018">Quanto vale il contributo</strong></span></h2>
<p data-start="3020" data-end="3268">Sul piano economico, il bando prevede un <strong data-start="3061" data-end="3128">contributo a fondo perduto pari all’80% delle spese ammissibili</strong>, con un limite massimo di <strong data-start="3155" data-end="3181">2.000 euro per impresa</strong>, nel rispetto del regime europeo <strong data-start="3215" data-end="3229">de minimis</strong>.</p>
<p data-start="3270" data-end="3637">Non siamo di fronte a un incentivo pensato per rivoluzionare da solo il parco macchine nazionale. Piuttosto, è una misura mirata, utile per chi ha già individuato criticità specifiche e vuole intervenire con spese circoscritte ma concrete. In questa chiave, il bando può essere letto come uno strumento di adeguamento operativo: poco “spettacolare”, ma molto pratico.</p>
<h2 data-section-id="v4lw2u" data-start="3639" data-end="3688"><span role="text"><strong data-start="3642" data-end="3688">Quali interventi possono essere finanziati</strong></span></h2>
<p data-start="3690" data-end="4445">Il cuore del bando sta proprio negli interventi ammessi. La misura riguarda opere di <strong data-start="3775" data-end="3825">ammodernamento e miglioramento della sicurezza</strong> dei trattori agricoli o forestali, con particolare attenzione ai dispositivi capaci di ridurre il rischio di incidente o di attenuarne le conseguenze. Tra gli interventi richiamati nelle informazioni ufficiali e nei documenti di supporto figurano sistemi legati alla <strong data-start="4093" data-end="4131">protezione in caso di ribaltamento</strong>, dispositivi di segnalazione collegati alla <strong data-start="4176" data-end="4200">cintura di sicurezza</strong>, sistemi di allarme relativi al <strong data-start="4233" data-end="4251">posto di guida</strong>, strumenti di supporto alle manovre come <strong data-start="4293" data-end="4317">telecamere e sensori</strong>, oltre a dispositivi per il controllo della <strong data-start="4362" data-end="4374">pendenza</strong> e del rischio di capovolgimento.</p>
<p data-start="4447" data-end="4708">Il punto decisivo è che l’intervento deve essere coerente con il mezzo e con il rischio da ridurre. In altre parole, non si tratta di un contributo indistinto sulla meccanizzazione ma di un aiuto finalizzato a rendere il trattore più sicuro nell’impiego reale.</p>
<h2 data-section-id="16jis03" data-start="4710" data-end="4739"><span role="text"><strong data-start="4713" data-end="4739">Le date da non perdere</strong></span></h2>
<p data-start="4741" data-end="5298">La tempistica è uno degli aspetti più importanti. ISMEA ha stabilito che il portale sarà aperto dalle ore <strong data-start="4847" data-end="4875">12:00 del 15 aprile 2026</strong> alle ore <strong data-start="4885" data-end="4913">12:00 del 15 maggio 2026</strong> per le operazioni di <strong data-start="4935" data-end="4982">accreditamento, compilazione e preconvalida</strong> della domanda. La fase di presentazione effettiva si aprirà invece alle ore <strong data-start="5059" data-end="5087">12:00 del 19 maggio 2026</strong> e si chiuderà alle ore <strong data-start="5111" data-end="5139">12:00 del 29 maggio 2026</strong>. Le domande saranno finanziate, nei limiti delle risorse disponibili, <strong data-start="5210" data-end="5259">secondo l’ordine cronologico di presentazione</strong>.</p>
<p data-start="5300" data-end="5581">Chi è interessato, quindi, non dovrebbe aspettare l’ultimo giorno. La preconvalida è un passaggio essenziale della procedura per arrivare preparati alla finestra di invio, aspetto che può fare la differenza in una misura a sportello.</p>
<h2 data-section-id="ofsjls" data-start="5583" data-end="5627"><span role="text"><strong data-start="5586" data-end="5627">Un passaggio operativo da capire bene</strong></span></h2>
<p data-start="5629" data-end="6081">C’è, poi, un elemento pratico che merita attenzione. La domanda non viene gestita in autonomia dall’impresa in modo isolato ma passa attraverso l’<strong data-start="5774" data-end="5805">officina di autoriparazione</strong> che esegue l’intervento, purché questa sia abilitata e in possesso dei requisiti previsti dal bando. In sostanza, il soggetto tecnico che realizza materialmente l’adeguamento ha anche un ruolo nella procedura di accesso all’agevolazione.</p>
<p data-start="6083" data-end="6439">Per le aziende, questo comporta una conseguenza molto concreta: conviene muoversi subito, confrontandosi con l’officina scelta, verificando la tipologia di intervento e predisponendo per tempo la documentazione necessaria. In bandi come questo, la rapidità conta; ma conta soprattutto arrivare alla finestra di domanda con il lavoro preparatorio già fatto.</p>
<h2 data-section-id="h1o0vt" data-start="6441" data-end="6488"><span role="text"><strong data-start="6444" data-end="6488">Perché conviene guardarlo con attenzione</strong></span></h2>
<p data-start="6490" data-end="6874">Il nuovo bando ISMEA non promette rivoluzioni: può offrire un sostegno utile e immediato a chi ha mezzi ancora pienamente funzionali ma migliorabili sul fronte della sicurezza. In un periodo in cui il costo delle macchine nuove resta elevato, la possibilità di intervenire in modo mirato può avere un senso tecnico ed economico molto concreto.</p>
<p data-start="6876" data-end="7150">Per il mondo agricolo, e per i cerealicoltori in particolare, il messaggio è semplice: la finestra è vicina, le risorse sono definite e la procedura premia chi arriva pronto. Più che un bando da osservare con curiosità, è una misura da valutare subito con spirito operativo.</p>
<p data-start="6876" data-end="7150"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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		<title>IL PAESE FRANA E HA SETE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frana-e-sete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 08:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[dissesto]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I consorzi protestano e chiedono investimenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv1471676772MsoNormal"> i chiama frana di Petacciato in Molise, una delle più estese d’Europa, il “fil rouge” con la memoria troppo corta di un Paese, dove basta un assaggio d’estate a far subito dimenticare i rischi legati alla fragilità del territorio ed alla crisi climatica che, in questi primi 3 mesi del 2026, sembra essersi accanita sulla nostra Penisola. Sprazzi d’inverno rigido, che si alternano ad estati anticipate; conclamate crisi idriche, interrotte solo da pesanti alluvioni; laghi rimasti semi-asciutti per anni, ma che in poco tempo si riempiono, costringendo a sversare decine di milioni di metri cubi d’acqua in mare; edifici ed infrastrutture danneggiate, economia agricola compromessa, incolumità delle persone messa continuamente a rischio: non c’è regione italiana, che nello scorso quinquennio non abbia subito le conseguenze dell’accentuarsi  della crisi climatica.</p>
<h2>Adattare il territorio</h2>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">«Dovrebbero bastare questi dati a convincerci sull’urgente necessità di adattare il territorio alle nuove condizioni climatiche ad iniziare da infrastrutture idrauliche, che furono pensate e realizzate, quando le alluvioni erano un fenomeno sporadico, le estati non duravano 5 mesi e le temperature non segnavano, anno dopo anno, nuovi record storici, impensabili allora alle nostre latitudini» commenta Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). I pericoli maggiori arrivano sempre dal mare, dove le temperature delle acque  continuano a crescere, mantenendosi, a livello globale, su valori di poco inferiori all’anno dei record 2024 (attualmente siamo a +0,48°C rispetto alla media, mentre due anni fa l’anomalia era +0,54°C e l’anno scorso +0,39°C; fonte: Copernicus).</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">Da domenica prossima è annunciata una nuova perturbazione, che colpirà soprattutto il Nord-Ovest, con accumuli di pioggia che potrebbero superare i 100 millimetri (fonte: ECMWF), la costa tirrenica e la Sardegna (sono previsti circa mm. 50 in 24 ore sul Cilento e sull’isola, dove nel frattempo sono attese temperature intorno ai 30 gradi nelle zone interne centro-settentrionali).</p>
<h2>La situazione dei laghi alpini</h2>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche indica la decrescita dei livelli idrometrici dei grandi laghi nel Nord Italia: Verbano, Lario e Benaco. Sale, invece, il livello dello specchio lacustre d’Iseo, mantenendosi però sotto la media del periodo. In Valle d’Aosta aumentano i flussi negli alvei di Dora Baltea e torrente Lys. In Piemonte, il mese di marzo è stato più piovoso del consueto (+51%) e la neve è caduta abbondante in quota, registrando un surplus nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) in tutti i bacini fluviali, fatta eccezione per quelli di Ticino (-50%) e Toce (-2%); su Piemonte Meridionale ed Occidentale, la risorsa idrica nivale registra rispettivamente +135% e +88%.</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">Tornano però a decrescere, in modo vistoso, i livelli  dei fiumi Tanaro (ora a -47%), Stura di Demonte e Toce. Ancora deficitario è lo stato delle riserve idriche in Lombardia (-25,3%), soprattutto a causa della scarsità di neve al suolo (-40%). Se il versante occidentale delle Alpi sta attraversando un periodo idricamente favorevole, molto diversa è la condizione, in cui versa il Veneto, dove anche il mese di marzo 2026 si è contraddistinto per scarsità di precipitazioni sia pluviali che nivali: dall’ inizio dell’ anno idrologico (1 Ottobre), gli afflussi sono stati superiori alla media a Gennaio e Febbraio, mentre negli altri mesi il deficit pluviometrico è sempre stato ampio (Marzo:  -21%), così come l’apporto nivale (nel mese scorso,  precipitazioni nevose fino a -28% sulle Dolomiti e -35% sulle Prealpi).</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">Conseguenza diretta di tale situazione è la scarsità delle portate nei principali fiumi veneti: Brenta, -57%; Adige, -55%; Bacchiglione, -52%; Livenza, -48%; Piave, -39%! Anche in Emilia-Romagna aumenta il numero dei fiumi, le cui portate risultano al di sotto dei minimi storici: ai ricorrenti Santerno ed Enza si aggiunge ora la Secchia; il deficit idrico registrato dal Reno si attesta questa settimana al 60%, mentre quello del Taro è a -69%! Nel Piacentino, i due invasi di Molato e Mignano trattengono rispettivamente mln. mc.7,71 (96,9% di riempimento) e mln. mc.6,99 d’acqua (70,7%). In calo, lungo tutta l’asta, è la portata del fiume Po, che si mantiene nettamente al di sotto dei valori medi di riferimento (a Pontelagoscuro: -47%). In Liguria sono in calo le altezze idrometriche dei fiumi Entella, Vara ed Argentina.</p>
<h2>Il Centro-Sud</h2>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">In Toscana decrescono visibilmente le portate dei fiumi Serchio (ora al 41% della media nel recente ventennio), Arno (al 51%), Ombrone (al 39%). Nelle Marche sono in calo i livelli idrometrici dei fiumi Potenza, Esino e Sentino; mentre cresce il Tronto, sul cui bacino si sono concentrate le precipitazioni più consistenti della scorsa settimana, andandosi ad aggiungere agli afflussi derivati dalla fusione nivale, causata dal repentino aumento delle temperature. I bacini artificiali trattengono attualmente l’84% dell’acqua invasabile.</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">In Umbria, il mese di marzo è risultato meno piovoso rispetto allo scorso biennio (nel 2026: mm.61,2 di pioggia sulla regione). Nella scorsa settimana si è inoltre ridotta notevolmente l’altezza idrometrica del lago Trasimeno: -cm. 7 (a Polvese); rispetto allo scorso anno, il livello del lago naturale si è abbassato di 30 centimetri, mentre il deficit è di cm. 105 (oltre un metro!) sui valori medi storici. In riduzione è l’altezza del fiume Paglia, mentre stabili sono Chiascio e Topino.</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">Nel Lazio, decrescenti sono i livelli idrometrici dei laghi “romani” Albano e Nemi (entrambi -cm. 2). Anche questa settimana, il fiume Tevere registra un incremento di portata, mentre ancora troppo scarso è il flusso nel Velino (ora a mc/s 25,15 contro una media negli ultimi 6 anni pari a mc/s 34,81). L’Abruzzo cerca di tornare alla normalità dopo i danni causati dai nubifragi della scorsa settimana; nel Sud della regione, lungo la costa, le cumulate pluviali di Marzo sono state superiori fino al 400% rispetto alla media (ad Ortona sono caduti quasi 300 millimetri di pioggia), mentre in particolare sull’Aquilano e sul Fucino si sono registrati accumuli di pioggia anche di soli 20 millimetri (ad esempio, su Avezzano).</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">In Campania continuano ad alzarsi i livelli idrometrici dei fiumi Sele e Volturno, mentre stabili rimangono i flussi nel Garigliano; c’è preoccupazione per la nuova perturbazione annunciata sul settore meridionale della regione, perché gli invasi del Velia sono già al colmo. Infine la Puglia, dove i bacini della Capitanata sono pressoché pieni (mln. mc.291,35 su un volume utile autorizzato di mln. mc. 331,9); in soli 7 giorni, al netto degli inevitabili rilasci, i volumi raccolti sono aumentati di mln. mc.138,73.</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal">«L’Italia è un’alunna ripetente alle lezioni del clima, che ormai da anni ripropone scenari di insufficienza idrica, alternati tra Sud e Nord del Paese; di fronte a questo quadro, una rete idraulica inadeguata all’estremizzazione meteorologica e l’insufficiente numero di invasi obbliga a rilasciare ingenti quantità d’acqua, che sarebbe utile invece trattenere sul territorio, perché fondamentali per i momenti di bisogno. Sperando di essere concretamente ascoltati, martedì 14 Aprile presenteremo a Roma le progettualità dei Consorzi di bonifica ed irrigazione per il Piano Idrico Nazionale: un ulteriore contributo a servizio del Paese» conclude Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.</p>
<p class="yiv1471676772MsoNormal"><em>Autore: <a href="https://www.anbi.it/" target="_blank" rel="noopener">Anbi</a></em></p>
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		<title>DOV&#8217;E&#8217; IL GRANO 15% ?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cun-grano-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:10:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un cerealicoltore di Atessa risponde alle affermazioni del presidente di Italmopa</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente di Italmopa, associazione dei mugnai, <a href="https://granoitaliano.eu/milano-sorniona/" target="_blank" rel="noopener">commentando l&#8217;esordio della CUN grano duro</a>, ha tenuto a sottolineare come l&#8217;introduzione di due nuovi parametri mercuriali, ovvero il fino alto proteico con riferimento minimo di 15% di proteine ed il fino proteico riferimento minimo 14% di proteine, rispecchi un&#8217;esigenza dell&#8217;industria di trasformazione, come a voler sottolineare di come ci sia bisogno di far crescere ulteriormente, sotto il profilo qualitativo, ovvero secondo i loro parametri di riferimento, le produzioni italiche dal punto di vista proteico; affermazioni che a parer nostro non trovano riscontro nei fatti.</p>
<p>Dopo  che per decenni , le nostre borse merci hanno quotato la massa critica richiesta dagli stessi industriali tra un minimo di 13% di proteine all&#8217;11% di proteine (commercializzate sul borsino di Altamura), si sostiene che gli industriali italiani hanno bisogno di granelle iperproteiche. Peccato che nei fatti non sia così. E lo dicono le scelte degli associati a Italmopa.</p>
<h2><b>Vediamo i registri</b></h2>
<p>Sui registri doganali italiani , ad oggi, si segnala che l&#8217;Ue ha importato 1.321.000 tonnellate e l Italia ne ha assorbito circa l&#8217;80%, ovvero 1.105.576 tonnellate.</p>
<p>Il maggior esportatore verso l&#8217;Europa con 800.000 tonnellate è il Canada, seguito dagli USA 203.000 tonnellate e dal Kazakhstan 202.000 tonnellate, seguito da Turchia. Se ci focalizziamo sulle granelle che arrivano dal Nord America e dal Kazakhstan &#8211; stesso periodo di semina, stesso clima, stesse tecniche di coltivazione, stessi problemi , in particolare sul raccolto nord americano , ovvero Canada/USA , dove le maggiori produzioni sono concentrate tra il confine delle due nazioni , nelle praterie del Saskatchewan per il Canada e nel Nord Dakota e Montana per la parte statunitense, e poi restiamo sul raccolto Canadese che ad oggi rappresenta il 60,5% dell import extra Ue, ovvero 800.000 tonnellate , è possibile renderci conto di che merce arrivi e con quali gradi qualitativi.</p>
<p>Gli ultimi dati divulgati dal governo canadese aggiornati a <strong>gennaio 2026 ,</strong> rivelano che verso l&#8217;Italia sono state spedite 604.000 tonnellate, (mancano  i dati di febbraio e marzo in cui si è registrato un ottimo andamento di export dal Canada) così ripartiti secondo i certificati di esportazione:</p>
<p>-55.000 tonnellate di grado 1° ovvero riferimento listino PDQ <strong>1CWAD 13,0% proteine-</strong></p>
<p><strong>&#8211;</strong>503.000tonnellate di grado 2° e 46.200 tonnellate di grado 3°-</p>
<p>Questi dati dicono che non importiamo granella iper proteica, ma massa critica tal quale a quella trattata in Italia, ovvero al nostro Fino/ buono mercantile/mercantile, poiché il 1°/ 2°/3° grado canadese equivalgono  ad essi , (anzi sotto certi aspetti , vedasi i chicchi fusariati, i nostri grani  a parità di grado sono superiori). Stesso discorso per il raccolto americano e Kazako. Questo non vuol dire che non importiamo partite di grano con contenuto iper proteico, che peraltro si trova anche in Italia, ma in produzioni di nicchia , per scambi ristretti , lontani dai volumi della massa critica che i nostri industriali trasformano e si scambiano sul mercato.</p>
<p>Quindi quando parliamo di grano iperproteico parliamo di contratti di filiera, che spesso proprio perché non danno i risultati sperati sono oggetto di critiche da parte degli stessi  agricoltori; negli USA questa nicchia riguarda principalmente la produzione del <strong>Desert Durum , </strong>anch&#8217;essa gestita secondo contratti di conferimento , tant&#8217;è che non vi è alcun listino mercuriale che pubblichi le quotazioni del <strong>Desert Durum.</strong></p>
<h2>Un ircocervo</h2>
<p>La CUN così come e nata è un ircocervo, cioè un animale mitologico che non esiste nella realtà; per questo, a nostro avviso, essa ha disatteso totalmente le aspettative dei produttori. Ora, al danno ci si aggiunge la beffa di dichiarazioni incomprensibili alla luce dei dati, rilasciate proprio mentre migliaia di cerealicoltori investono passione  per garantire al consumatore un prodotto sano e qualitativamente adeguato alle sue esigenze.</p>
<p>La qualità delle nostre granelle è sempre stata un obbiettivo primario per le nostre imprese e i nostri trasformatori A fronte un fabbisogno di oltre 6.000.000 di tonnellate importano lo stretto necessario per integrare la produzione nazionale, ovvero il 30/35% del totale trasformato. Non sono disposti a pagare di più, ma ben si guardano dal rinunciare al durum italiano, a testimoniare che la massa critica del grano duro nazionale è in linea con le esigenze sia industriali che commerciali, anche se al 15% non si arriva così facilmente come il listino Cun vorrebbe far credere.</p>
<p>Il presidente di Italmopa farebbe bene &#8211; per il progresso della filiera nella sua interezza &#8211; a riconoscere questa qualità agli agricoltori che lavorano per rifornire le sue industrie di granella pulita da glifosate, l&#8217;erbicida utilizzato in pre-harvest proprio da quegli areali da dove importiamo massicciamente e sul quale è aperto un dibattito scientifico a livello mondiale sulla cancerogenicità di quel prodotto chimico. Si dovrebbe riconoscere anche che nel cereale italiano è molto bassa la presenza del DON, una micotossina  che si sviluppa nelle granelle fortemente esposte all&#8217;umidita e che è presente negli areali da dove importiamo.</p>
<p>Voglio ricordare che la stessa Ue nel 2024 ha riformulato al ribasso per i termini di legge il suo contenuto nelle granelle per consumo umano: questi particolari avremmo voluti vederli in una griglia di valutazione del grano nella CUN come punti di forza del nostro grano, invece di introdurre con belle parole una classificazione che mira a deprezzare ulteriormente il nostro prodotto fissando standard irreali che neanche l&#8217;industria realmente richiede. (Foto creata dall&#8217;AI)</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<item>
		<title>«LA PIANTA BIOSTIMOLATA PRODUCE +4,3%»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-pianta-biostimolata-produce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:01:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[biological]]></category>
		<category><![CDATA[biostimolanti]]></category>
		<category><![CDATA[corteva]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8684</guid>

					<description><![CDATA[<p>Corteva presenta i primi risultati delle sperimentazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I biostimolanti Corteva hanno portato a un aumento medio del 4,3% nelle rese delle colture estensive, come grano e riso. Lo ha rivelato Matteo Ceruti, Marketing Manager Crop Protection di Corteva Italia, presentando i primi risultati di Corteva Biologicals. «Stiamo investendo nella biostimolazione e nel biocontrollo dal 2023, anche attraverso le acquisizioni di Symborg e Stoller, che ci hanno portato a detenere, tra le diverse soluzioni, una banca di 700mila ceppi microbiologici sui quali lavoriamo per proporre agli agricoltori sempre nuove soluzioni per ridurre lo Yield gap, cioè il potenziale produttivo che oggi non viene ancora raggiunto in campo» ha detto il manager.</p>
<p>Il ruolo dell’agricoltore nella crescita della Divisione Biologicals è centrale, sia come interlocutore che come apripista verso soluzioni concrete per vincere le sfide di un’agricoltura moderna e competitiva. Così come la collaborazione con la ricerca. Sullo sfondo, ci sono i vincoli imposti dall’Ue alla chimica in campo, l’avanzare delle sfide climatiche e la competizione con le importazioni, che si misura, per la parte agricola, con la forbice tra resa e produttività.</p>
<p>Le soluzioni di Corteva Biologicals affiancano la proposta genetica e di difesa (Crop Protection) di Corteva e hanno tra gli obiettivi quelli di ridurre l’impatto della variabilità ambientale sulle rese e sbloccare al massimo il potenziale produttivo delle colture. L’impegno di Corteva Biologicals è di non fermarsi agli eﬀetti visivi, ma “misurare” gli eﬀetti dei biostimolanti “alla pesata”: dal 2023, ha spiegato Ceruti, nelle colture estensive abbiamo raggiunto più di 500.000 ettari trattati con soluzioni di Corteva Biologicals. ; più di 7000 agricoltori raggiunti ogni anno e oltre 300 campi dimostrativi; soprattutto, +4,3% di incremento medio delle rese nelle colture estensive, tra cui riso e frumento.</p>
<p>Analisi dei suoli e piani di utilizzo efficiente dei nutrienti, incluso l’azoto &#8211; anche utilizzando gli stabilizzatori dell’azoto che riducono la conversione dalla forma ammoniacale alla forma nitrica &#8211; sono due delle azioni coordinate nel pacchetto che si estende al programma Pioneer Sustainability Program (per ora, solo per il mais) che riduce l’impatto ambientale delle coltivazioni: si parla del 20% di riduzione media degli indicatori di impatto, 35% di riduzione dell’impronta carbonica ed emissioni legate ai fertilizzanti minerali ridotte da 36 a 21 kg/Co2.</p>
<p>Nel settore cerealicolo le strategie Biologicals hanno preso corpo a partire dall’introduzione di BlueN, a base di Methylobacterium Symbioticum SB23, un batterio che instaura un meccanismo di Simbiosi efficiente con la pianta una volta entrato dagli stomi. «Il batterio rimane attivo nelle parti aeree della coltura, a livello fogliare, ed è in grado di biostimolare la fotosintesi e migliorare la disponibilità di azoto per la coltura, con un impatto diretto sulla produttività e la qualità della produzione » ha dichiarato Ceruti.</p>
<p>Annunciando che entro il 2030 la società immetterà sul mercato nuove soluzioni biologicals, sia sul fronte del biocontrollo di insetti patogeni (anche funghi), sia sul fronte della biostimolazione, anche utilizzando i risultati di una ricerca microbiologica all’avanguardia. Soddisfatto Gabriele Burato, Country Leader di Corteva Italia: «La crescita in doppia cifra del segmento Biologicals rappresenta una grande opportunità». Che ha chiosato: «grazie ad un’azione di valorizzazione capillare su territorio italiano, dove abbiamo attive anche iniziative di ricerca, miglioriamo continuamente la conoscenza delle soluzioni Biologicals e di come possono performare al meglio nei contesti specifici dell’Italia».</p>
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		<item>
		<title>LA CUN PARLA KAZAKO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-cun-parla-kazako/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8691</guid>

					<description><![CDATA[<p>Flessioni sotto l'influenza delle importazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cun grano duro torna a riunirsi (7 aprile) e punisce il prodotto delle isole per via dei maggiori costi energetici e quello ad alto conenuto proteico al Nord come al Sud, che soffre la concorrenza del prodotto kazako (202.000 tonnellate gia importate in Ue da quel Paese, mentre dal Canada sono già 800.000, di cui circa 600.000 arrivate in Italia, in gran parte di secondo grado, cioè sotto il 13%), che viaggia nel mondo di pari passo con quello russo (vietato, vietatissimo importarlo&#8230;) Nel marasma delle borse, bypassata la pausa pasquale, queste sono le notizie che vengono dalla commissione unica, che fa registrare una lunga serie di invariati. Pare, dico pare, che le quotazioni nazionali ricalcano quelle della borsa privata (privatissima) di Altamura, che essendo private non diffondiamo.</p>
<p>La novità è che esiste una spinta a muovere il mercato verso il basso, di cui tener conto, sotto pressione del prodotto canadese, le cui caratteristiche qualitative quest&#8217;anno non sarebbero le migliori.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8692 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26.jpg" alt="la cun parla kazako" width="1013" height="1248" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26.jpg 1013w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-244x300.jpg 244w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-831x1024.jpg 831w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-768x946.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-370x456.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-270x333.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-570x702.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/cun-duro-7-aprile-26-740x912.jpg 740w" sizes="(max-width: 1013px) 100vw, 1013px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA GRANARIA DIVORZIA DALLA CUN DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-granaria-divorzia-dalla-cun-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:56:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[granaria]]></category>
		<category><![CDATA[grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Camera di Commercio comunica che non recepirà le quotazioni del duro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">«La Camera di Commercio di Milano ricorda che non rileveremo il grano duro che viene quotato». Alla seduta del martedì pomeriggio il rappresentante della CCIAA di Milano legge un comunicato e i membri della commissione listino dell&#8217;Associazione Granaria prendono atto e quotano i cereali, grano duro compreso. «Su questo listino appare la quotazione del grano duro, per il momento» precisa il vicepresidente Mario Boggini. Si consuma senza tensioni il &#8220;divorzio&#8221; della Granaria dalla Cun grano duro e da BMTI. Per decreto, dalla prima quotazione della Cun le altre borse sono sospese. Ma il decreto ha efficacia solo sulle borse legate alle Camere di Commercio, come Foggia e Bologna, che hanno già sospeso le quotazioni. Secondo un accordo mai divulgato, per ottenere il via libera dall&#8217;industria molitoria, il governo ha dovuto accettare che questa sospensione non interessasse Milano e Altamura, che continueranno a quotare il grano duro («per il momento», ha detto Boggini). Un&#8217;altra clausola incombe sulla Cun: la sopressione dei garanti. Se confermata in una delle prossime sedute, sarebbe un colpo per la Coldiretti e una vittoria di Italmopa. Senza garanti, se i mugnai si ritirassero da una seduta, la Cun non potrebbe quotare. Vedremo.</div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">Mercato impiantato</h2>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Tornando alla Granaria, mentre il mercato internazionale del frumento continua a muoversi sull&#8217;onda delle vicende belliche, da noi è «impiantato», come ha detto martedì un operatore. Tutto invariato nella seduta post-pasquale. «Scambi ridotti» ha ammesso Boggini. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/listino-Granaria-del-7-aprile-2026.pdf">listino Granaria del 7 aprile 2026</a></div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><em>Autore: Paolo Viana</em></div>
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		<title>«ECCO COME ABBASSARE I PREZZI DEI CONCIMI»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ecco-come-abbassare-i-prezzi-dei-concimi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 22:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[caro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lettera del Consorzio Sostanze Chimiche Fertilizzanti e Reach</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi anticipavamo la <a href="https://granoitaliano.eu/lollobrigida-cbam/" target="_blank" rel="noopener">richiesta</a> di sospendere la tassa del 2% che grava sui concimi per finanziare la sicurezza alimentare e l’iniziativa del Consorzio Sostanze Chimiche Fertilizzanti e Reach di presentare un ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro questa ecotassa.</p>
<p>Ecco la conferma con una lettera del presidente del Consorzio, Bruno Mossa, che ricostruisce tutta l’intricata vicenda e lo fa così: «in questi giorni si legge di quanto l’attuale momento di crisi internazionale stia incidendo significativamente sulla spesa agricola, in particolare si chiede a gran voce un concreto aiuto per settori come quelli del carburante agricolo e dei fertilizzanti (già colpiti da Cbam, dazi e sanzioni). In Italia tale situazione, già di per sé critica, è senz’altro aggravata dalla questione relativa al Contributo per la Sicurezza Alimentare (cd. Ecotassa) del 2% sui principali fertilizzanti in uso (ivi compresa l’urea).</p>
<h2>Il decreto</h2>
<p>Con il recente Decreto Masaf del 28/10/2025 (pubblicato sulla G.U. del 23/12/2025) è stato aggiornato l’elenco dei fertilizzanti soggetti a tale contributo, in sostituzione dell’elenco tuttora vigente in materia, risalente a quasi 20 anni fa; il Decreto non è ancora entrato in vigore dal momento che, a tal fine, è previsto (art. 5) che lo stesso venga pubblicato nel portale del Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, pubblicazione ancora in sospeso. Il Consorzio di cui sono Presidente e che rappresenta aziende importatrici di fertilizzanti i cui volumi d’importazione sfiorano il 90% del totale nazionale lo scorso 20 febbraio ha presentato, unitamente ad altri operatori del settore, ricorso al TAR del Lazio avverso il citato Decreto.</p>
<h2>I motivi</h2>
<p>I motivi di tale ricorso sono da ricercarsi non solo nell’inadeguatezza, anche formale, dell’intero impianto legislativo all’origine dell’ecotassa stessa (Legge 23/2022 e collegato DM 23/6/2023), ma anche e soprattutto, nel rischio di danno grave ed irreparabile cui sarebbero esposti per primi i ricorrenti e, di conseguenza, gli utilizzatori finali dei fertilizzanti, potenzialmente soggetti al 2% di contributo per la sicurezza alimentare. Non dimentichiamo, infatti, che la maggiorazione del 2% si ripercuote sull’intera catena distributiva e, a prescindere dall’entità legale che materialmente è tenuta a versare il contributo allo Stato, grava in toto sull’utilizzatore finale che non ha alcun modo per evitarla, al pari di qualsiasi tassa o accisa sui mezzi tecnici per l’agricoltura.</p>
<p>Il Ministero dell’Agricoltura non è nuovo a tali procedimenti volti a riparare evidenti errori formali e sostanziali: già nel 2002 fu presentata opposizione contro il Decreto 3/1/2002, avente le stesse finalità di quello attuale, accolta dal Consiglio di Stato ben 6 anni dopo.</p>
<p>Ci auguriamo che la giustizia questa volta proceda più in fretta, ma, per quanto sopra, non vi è chi non veda come un intervento del Ministro dell’Agricoltura potrebbe recare un concreto e ben più tempestivo sollievo al comparto agricolo italiano, eliminando il Contributo per la Sicurezza Alimentare con immediati vantaggi per gli agricoltori (e risparmiando sulle spese giudiziarie a carico dell’Amministrazione)».</p>
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