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	<title>concimazione - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 Mar 2026 12:24:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>concimazione - Grano Italiano</title>
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	<item>
		<title>SEMINE DEL GRANO: ALLA RICERCA DELLA QUANTITA&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-del-grano-alla-ricerca-della-quantita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 23:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Semine del grano tenero: intervista ad Edoardo Gibelli</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il distretto cerealicolo mantovano punta sulla quantità di granella prodotta visto che le filiere non premiano la qualità. Parleremo di semine di grano tenero con Edoardo Gibelli presidente Federazione Regionale di Prodotto Proteoleaginose e iscritto a Confagricoltura Mantova.</p>
<p>Edoardo Gibelli agricoltore titolare di un&#8217;azienda agricola ubicata a Canedole frazione del comune di Roverbella in provincia di Mantova delle dimensioni di circa 100 Ha ci dice « io nella mia azienda mi sono specializzato per la filiera del frumento tenero da seme in particolare coltivo la varietà KWS Lazuli varietà a granella rossa perchè ho notato che le filiere non premiano la qualità per cui cerco di massimizzare al quantità di granella prodotta arrivando ad ottenere fino a 8,5 – 9,5 t/Ha rispetto ad una media di 7 – 8 t/Ha tipica di altre aziende della zona».</p>
<h2>La tecnica colturale è influenzata dagli alti costi di produzione</h2>
<p>«Sia per una questione di una riduzione di costi sia per una maggiore tempestività io nella mia azienda attuo la minima lavorazione nella parte di superficie aziendale dedicata ai cereali, mantenendo le lavorazioni tradizionali aratura ed erpicatura solo nei campi che hanno ospitato orticole in particolare zucca e pomodoro in quanto i residui colturali possono interferire con le lavorazioni successive. Nel frumento semino con una seminatrice a dischi il prima possibile da metà ottobre in poi tenendo conto sempre delle condizioni meteorologiche, tendo sempre a non esagerare con la dose di seme rispettando la dose di seme indicata dal costitutore della varietà» conclude Gibelli.</p>
<h2>La concimazione rispetta la tradizione</h2>
<p>Per quanto riguarda la concimazione Gibelli ci dice: « dopo aver provato dei concimi a lenta cessione sono ritornato ad effettuare 3 concimazioni con urea o nitrato ammonico, in pre-semina invece distribuisco del digestato che è disponibile grazie ad una convenzione stipulata con degli allevatori della zona, lo stesso non viene interrato eccessivamente in quanto pratico minima lavorazione e ho notato che la coltura ne trae beneficio». conclude Gibelli.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>ANNATA INCERTA, GESTIONE FLESSIBILE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/annata-incerta-gestione-flessibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 23:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concimazione e difesa nel frumento: i prossimi interventi nei campi varietali della Fondazione Navarra tra azoto, diserbo e protezione della spiga</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="4174" data-end="4607">Se lo stato vegetativo dei frumenti nei campi varietali della Fondazione Navarra appare positivo, le prossime settimane saranno decisive dal punto di vista tecnico. La gestione della <strong data-start="4357" data-end="4381">concimazione azotata</strong> e della <strong data-start="4390" data-end="4414">difesa fitosanitaria</strong> rappresenterà il vero snodo agronomico della stagione. <strong>Alfredo Bernard, Vice Presidente della Fondazione, e Luca Davì, responsabile dell’area tecnico-agricola,  illustrano la strategia impostata, nel rispetto dei vincoli normativi e con un approccio di difesa integrata.</strong></p>
<h2 data-start="4609" data-end="4682">Priorità azoto, non appena possibile</h2>
<p data-start="4684" data-end="4904">Dalla semina ad oggi non è stato possibile effettuare interventi di concimazione. La prima operazione prevista sarà, quindi, la distribuzione di azoto, considerata urgente per sostenere la fase successiva all’accestimento.</p>
<p data-start="4906" data-end="5185">La scelta tecnica ricadrà su <strong data-start="4935" data-end="4985">nitrato ammonico oppure azoto a lenta cessione</strong>, in funzione delle condizioni operative e delle strategie di efficienza nutrizionale. L’obiettivo è garantire disponibilità graduale dell’elemento, riducendo le perdite e ottimizzando l’assorbimento.</p>
<p data-start="5187" data-end="5238">Il piano nutrizionale prevede tre momenti distinti:</p>
<ul data-start="5239" data-end="5380">
<li data-start="5239" data-end="5281">
<p data-start="5241" data-end="5281">una prima concimazione appena possibile;</p>
</li>
<li data-start="5239" data-end="5281">
<p data-start="5241" data-end="5281">un secondo apporto in fase di levata;</p>
</li>
<li data-start="5322" data-end="5380">
<p data-start="5324" data-end="5380">un’integrazione finale in prossimità dell’ultima foglia.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="5382" data-end="5502">Il tutto nel rispetto dei limiti imposti dalla Direttiva Nitrati: 180 unità per il grano tenero e 190 per il grano duro.</p>
<h2 data-start="5504" data-end="5565">Preoccupano stato nutrizionale e infestanti</h2>
<p data-start="5567" data-end="5753">Al momento non si evidenziano particolari carenze nutrizionali, ma secondo i tecnici sarà fondamentale sostenere la coltura nelle prossime settimane con un’adeguata integrazione azotata.</p>
<p data-start="5755" data-end="6007">Dal punto di vista fitosanitario, non emergono problematiche rilevanti né differenze tra varietà. L’unica criticità attuale è rappresentata dalla <strong data-start="5901" data-end="5927">presenza di infestanti</strong>, favorita dall’andamento meteorologico con qualche precipitazione e temperature medio-alte. Per questo motivo, entro metà marzo è previsto un intervento di diserbo, elemento chiave per evitare competizione nelle fasi di levata.</p>
<h2 data-start="6146" data-end="6209">Prevenzione contro patologie fungine e insetti</h2>
<p data-start="6211" data-end="6388">Contestualmente al diserbo verrà applicato un fungicida per la protezione da Septoria e ruggini, patologie che possono compromettere la capacità fotosintetica. In fase di fioritura è già programmato un trattamento mirato alla protezione della spiga contro la fusariosi e altre malattie fungine, con l’obiettivo di tutelare resa e qualità sanitaria della granella.</p>
<p data-start="6595" data-end="6753">Qualora il monitoraggio evidenziasse la presenza di insetti come lema, cimice o afidi, l’intervento in fioritura verrà integrato con un insetticida specifico.</p>
<h2 data-start="6755" data-end="6810">Annata incerta, gestione flessibile</h2>
<p data-start="6812" data-end="6958">La strategia impostata dalla Fondazione Navarra evidenzia un approccio basato su <strong data-start="6893" data-end="6957">tempestività, monitoraggio e rispetto dei vincoli ambientali</strong>. In un’annata iniziata con scarse precipitazioni e con operazioni rallentate dalle condizioni dei terreni, la capacità di intervenire nel momento corretto farà la differenza.</p>
<p data-start="7135" data-end="7392">E&#8217; sempre più evidente come le prove varietali non rappresentano, ad oggi, soltanto un confronto genetico ma anche un laboratorio di gestione agronomica, dove concimazione e difesa vengono calibrate per massimizzare l’efficienza e ridurre i rischi, in un contesto ambientale sempre più variabile.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Foto di Fondazione Navarra</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>TENERO STABILE NEL PAVESE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/tenero-stabile-nel-pavese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 23:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Produzione e sostenibilità: intervista a Carlo Murelli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-olk-copy-source="MessageBody">Intervistiamo un cerealicoltore dell&#8217;Oltrepò: il nodo dei costi</span></p>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">La cerealicoltura dell’Oltrepò e della Lomellina resiste ai cambiamenti economici e climatici. Gli agricoltori puntano sulla qualità, ma il caro concimi mette a rischio rese e proteine. Ne parliamo con Carlo Murelli agricoltore del distretto cerealicolo dell&#8217; Oltrepò Pavese iscritto a CIA Pavia.</div>
<div>«Negli ultimi anni il grano tenero ha mantenuto una posizione stabile nel panorama agricolo della provincia di Pavia. In un periodo segnato da forti cambiamenti economici e climatici, le superfici coltivate non hanno subito variazioni significative, confermando la centralità di questa coltura per molte aziende agricole del territorio» Questo è quello che ci dice Murelli.</div>
<div>Nel distretto cerealicolo dell’Oltrepò pavese, area che un tempo era conosciuta soprattutto come bacino bieticolo, il frumento continua a rappresentare una scelta produttiva solida.</div>
<div>Il mantenimento delle superfici non è casuale. Il grano tenero garantisce infatti una buona integrazione nelle rotazioni colturali e permette di gestire meglio la fertilità del suolo rispetto ad una coltivazione più intensiva. Inoltre, la domanda del mercato continua a sostenere la produzione, soprattutto per le varietà di qualità superiore.</div>
<div></div>
<h2><b>Terreni diversi, produzioni diverse</b></h2>
<div>«Uno degli elementi che maggiormente caratterizza la cerealicoltura pavese è la forte differenza tra le varie aree agricole della provincia. Nell’Oltrepò pavese prevalgono terreni argillosi, particolarmente adatti alla coltivazione di grani di forza e panificabili superiori. Queste varietà, molto richieste dall’industria molitoria, consentono di ottenere produzioni di alto livello qualitativo e rese che possono raggiungere anche i 75 quintali per ettaro nelle annate favorevoli.</div>
<div>Situazione differente in Lomellina, dove i suoli più sabbiosi indirizzano le scelte produttive verso frumenti panificabili o biscottieri. Qui la qualità tecnologica risulta generalmente inferiore, ma la coltivazione resta comunque conveniente grazie alla maggiore adattabilità delle varietà alle condizioni pedologiche locali.</div>
<div>La diversità dei terreni dimostra come la cerealicoltura non possa essere standardizzata: ogni area richiede strategie specifiche, dalla scelta varietale fino alla gestione agronomica». Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Tecniche tradizionali ancora protagoniste</b></h2>
<div>«Nonostante l’innovazione tecnologica abbia trasformato molte pratiche agricole, la coltivazione del grano tenero nel Pavese rimane fortemente legata alla tradizione. In numerose aziende si continua a ricorrere all’aratura classica per preparare il letto di semina, soprattutto quando il frumento è preceduto dal mais.</div>
<div>Questa lavorazione viene considerata ancora affidabile per garantire una buona struttura del terreno e una corretta gestione dei residui colturali. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Negli ultimi anni alcune aziende dove il grano è preceduto da sorgo hanno iniziato a sperimentare la semina su sodo, una tecnica conservativa che riduce le lavorazioni e limita il consumo di carburante.</div>
<div>La scelta della semina diretta diventa particolarmente utile quando le condizioni climatiche complicano le operazioni in campo, come accade negli autunni piovosi che ritardano le semine. Ridurre i passaggi meccanici permette infatti di intervenire più rapidamente e preservare la struttura del suolo». Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Il nodo della concimazione</b></h2>
<div>Se la gestione del terreno resta importante, è soprattutto la fertilizzazione a determinare il successo della coltura. Murelli ci racconta: «Gli agricoltori seguono generalmente uno schema consolidato: fosforo e potassio distribuiti in presemina, seguiti da due interventi azotati, uno durante l’accestimento e uno nella fase iniziale della spigatura».</div>
<div>L’azoto è considerato il vero motore produttivo del frumento. Una disponibilità adeguata prolunga l’attività vegetativa della pianta, aumenta la superficie fotosintetizzante e favorisce lo sviluppo delle spighe. Il risultato è duplice: maggiore resa e incremento del contenuto proteico della granella, parametro decisivo per la classificazione commerciale.</div>
<div>«Negli ultimi anni, però, l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti ha costretto molte aziende a ridurre gli apporti nutritivi. Una scelta quasi obbligata per contenere i costi di produzione, ma che comporta conseguenze evidenti sulla qualità finale del raccolto.</div>
<div>La diminuzione dell’azoto, infatti, si traduce spesso in un calo del tenore proteico, rendendo più difficile raggiungere gli standard richiesti dal mercato. Un problema che rischia di penalizzare soprattutto le produzioni di alta qualità». Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Quando troppo azoto diventa un rischio</b></h2>
<div>Se la carenza rappresenta un problema, anche l’eccesso può causare danni. Una fertilizzazione azotata eccessiva rende i culmi più fragili e aumenta il rischio di allettamento, fenomeno che può compromettere seriamente la raccolta. Inoltre, livelli elevati di azoto favoriscono la diffusione di alcune malattie fungine, aumentando la necessità di trattamenti fitosanitari.</div>
<div>La gestione nutrizionale diventa quindi un esercizio di equilibrio: fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno senza superare livelli critici. Una sfida tecnica che richiede esperienza e conoscenza approfondita del terreno.</div>
<div></div>
<h2><b>Tra sostenibilità e futuro</b></h2>
<div>La cerealicoltura pavese si trova oggi davanti a una fase di transizione. Da un lato restano solide le pratiche tradizionali, frutto di decenni di esperienza; dall’altro emergono nuove esigenze legate alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dei costi.</div>
<div>I cambiamenti climatici, con stagioni sempre più imprevedibili, impongono maggiore flessibilità nelle lavorazioni e nelle scelte varietali. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi dei mezzi tecnici obbliga le aziende a ottimizzare ogni intervento.</div>
<div>Nonostante le difficoltà, il grano tenero continua a rappresentare una coltura strategica per il territorio. La stabilità delle superfici coltivate dimostra che gli agricoltori credono ancora nel suo valore economico e agronomico.</div>
<div>Il futuro della cerealicoltura pavese passerà probabilmente attraverso un equilibrio tra innovazione e tradizione: tecniche conservative, gestione più precisa della fertilizzazione e varietà sempre più adattate ai cambiamenti climatici. Un percorso complesso, ma necessario per mantenere competitiva una produzione che da generazioni caratterizza il paesaggio agricolo della provincia.</div>
<div>In un contesto agricolo in continua evoluzione, il grano tenero resta dunque non solo una coltura, ma un simbolo della capacità degli agricoltori di adattarsi senza perdere il legame con la propria storia.</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>IL DURO ARRANCA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/duro-arranca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 23:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[ICL]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le superfici seminate sono in calo ma non bisogna dimenticarsi di concimare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="3465" data-end="3936">Il frumento duro attraversa una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, in particolare nelle regioni del Centro-Sud Italia. Prezzi instabili, concorrenza delle importazioni e condizioni meteo siccitose e irregolari hanno determinato una forte riduzione delle superfici seminate. <strong>In questo scenario, la concimazione da gennaio in avanti rappresenta una delle poche leve tecniche per sostenere accestimento, resa e tenore proteico, evitando ulteriori penalizzazioni economiche.</strong></p>
<h2 data-start="3938" data-end="3992"><strong data-start="3942" data-end="3992">Meno semine e mercato condizionato dall’estero</strong></h2>
<p data-start="3993" data-end="4570"><strong>Le semine si sono concluse quasi completamente prima di Natale ma, in molte aree, non sono nemmeno partite</strong>. «dalla Toscana in giù tanti hanno lasciato i terreni vuoti perché seminare non conveniva», ci racconta Diego Guarise di ICL Italy Milano. Le stime di riduzione delle superfici seminate non sono ancora diffuse ma si prevedono rilevanti. In molti hanno atteso le piogge per avviare i lavori di semina: le precipitazioni sono arrivate, però, a macchia di leopardo e non sono riuscite in tutti i casi a sciogliere l&#8217;incertezza dei cerealicoltori. Sul fronte dei prezzi, il mercato resta debole: «il prezzo del grano duro non si fa in Italia, ma in America, Spagna ed in Est Europa». Anche le filiere dedicate, pur offrendo premi legati alle proteine, faticano a compensare i maggiori costi produttivi sostenuti dagli agricoltori.</p>
<h2 data-start="4572" data-end="4640"><strong data-start="4576" data-end="4640">Concimare da gennaio per sostenere accestimento e produzione</strong></h2>
<p data-start="4641" data-end="5240">Dal punto di vista tecnico, la gestione della concimazione del duro è molto simile a quella del tenero, seppur anticipata di circa un mese per la precocità dettata dalle condizioni climatiche. <strong>Già da gennaio è possibile intervenire con concimi azotati – tra cui urea e nitrato ammonico – con dosi orientative di 200-300 kg/ha nel Centro-Sud, per favorire l’accestimento. Una seconda concimazione in levata, tra fine marzo e aprile in funzione delle temperature, resta fondamentale per sostenere la produzione. Tuttavia, la carenza idrica resta un fattore critico tipico degli areali più vocati alla coltivazione di frumento duro</strong>: «molti cerealicoltori distribuiscono urea in copertura sperando nelle piogge che possano solubilizzare i granuli e attivare il lavoro del concime; non sempre, però, le finestre sono favorevoli dal punto di vista meteorologico».</p>
<h2 data-start="5242" data-end="5315"><strong data-start="5246" data-end="5315">Agromaster anche sul duro: più efficienza in condizioni difficili</strong></h2>
<p data-start="5316" data-end="5928"><strong>In un contesto di investimenti ridotti e forte incertezza meteorologica, aumentare l’efficienza dell’azoto diventa strategico anche per il frumento duro</strong>. Le formulazioni <strong data-start="2901" data-end="2927"><a href="https://icl-growingsolutions.com/it-it/agriculture/products/agromaster-n-40/" target="_blank" rel="noopener">Agromaster N40</a> e <a href="https://icl-growingsolutions.com/it-it/agriculture/products/agromaster-n-355/" target="_blank" rel="noopener">Agromaster N35,5</a></strong>, basate su urea rivestita e solfato ammonico, permettono una gestione più razionale della concimazione. «Sono prodotti che migliorano l’efficienza dell’azoto e aiutano anche dal punto di vista dell&#8217;impatto ambientale», evidenzia Diego Guarise.</p>
<p data-start="5316" data-end="5928">La riduzione delle perdite e il rilascio più graduale dell’azoto consentono di sostenere resa e qualità proteica anche in annate difficili, limitando sprechi e ottimizzando i costi per ettaro.</p>
<p class="ydp3ef8836cyiv3574906327MsoNormal"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>SEMINE IN RITARDO ANCHE IN SARDEGNA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-in-ritardo-anche-in-sardegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 23:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=7960</guid>

					<description><![CDATA[<p>La causa sono le abbondanti piogge autunnale: il racconto di Tonino Sanna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le precipitazioni molto abbondanti cadute durante la stagione autunnale hanno provocato un ritardo consistente nelle semine di grano duro in Sardegna: ne parliamo con Tonino Sanna presidente di Confagricoltura Sardegna.</p>
<p>«Attualmente sta piovendo senza soluzione di continuità da novembre tanto che ormai molti agricoltori hanno rinunciato a seminare il grano duro; inoltre negli ultimi 10 anni almeno, le superfici destinate a grano duro sono in costante diminuzione fino ad un 30% di superfici in meno questo è dovuto soprattutto alla bassa remunerazione del prodotto per l&#8217;agricoltore associata al sempre più alto costo dei mezzi tecnici che servono per la coltivazione.» Questo è cio&#8217; che afferma Tonino Sanna presidente di Confagricoltura Sardegna.<br />
Tra le varietà più comunemente coltivate Sanna cita: Antalis, Anco Marzio, Furio Camillo e Claudio varietà con un ottimo profilo qualitativo e ottime rese quantitative anche in presenza di terreni argillosi e pesanti difficili da lavorare tipici di molte zone della Sardegna.</p>
<h2>Il clima influisce sulle rese</h2>
<p>«Il problema di alcune zone della Sardegna è quello della presenza di venti caldi di scirocco nel periodo della maturazione che causano il problema della “stretta” con forti cali di produzione e bassa qualità della granella soprattutto per quanto riguarda proteine e peso specifico» conclude Sanna.</p>
<h2>Le rotazioni sono importanti per un&#8217;agricoltura sostenibile</h2>
<p>«La regione Sardegna da alcuni anni prevede una misura PSR sulla difesa del suolo che prevede la rotazione fra leguminose da granella (favino, pisello e cece ) e grano duro, nella zona del Campidano la rotazione avviene con colture ortive tipo carciofo, melone, cocomero, pomodoro».<br />
La monocoltura di grano è una pratica per quanto possibile da evitare infatti causa impoverimento del terreno con conseguente maggior uso di concimi per poter reintegrare gli asporti, inoltre causa stanchezza del terreno con maggior suscettibilità del grano a malattie fungine (Fusarium soprattutto), anche se occorre sottolineare che a volte per motivi economici questa pratica è l&#8217;unica possibile.<br />
La rotazione aiuta a mantenere in salute del suolo migliorando le proprietà chimico fisiche e biologiche, a prevenire malattie e parassiti, e a migliorare la resa complessiva, contribuendo a un’agricoltura più equilibrata ed efficiente.</p>
<h2>La concimazione può risultare difficile</h2>
<p>« In Sardegna capitano annate dove in presenza di una stagione primaverile molto secca non si può procedere con una concimazione azotata in copertura molto spinta: tutto questo ha una forte ripercussione sul tenore proteico della granella con scarsa qualità molitoria della semola»</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>SOSPESO IL CBAM?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/sospeso-il-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 09:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lollobrigida avrebbe convinto Bruxelles</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le richieste dell&#8217;Italia di sospendere gli effetti del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) sui fertilizzanti sarebbero state accolte dal commissario Ue al commercio Maros Sefcovic. La sospensione avrebbe effetti retroattivi dal primo gennaio, data di entrata in vigore del Cbam dopo una lunga fase transitoria, come informa l&#8217;Ansa.</p>
<p>Uno stop salutare anche se teatrale: sarebbe sfata impossibile la applicazione del CBAM in quanto mancano ancora i dati ufficiali dei benchmark europei (non sono ancora stati approvati). Quindi il CBAM per ora sarebbe comunque inapplicabile. Probabilmente a Bruxelles hanno colto la palla al balzo per prendere tempo (e evitare figuracce e ricorsi a valanga).</p>
<p>Ciò non toglie che il governo italiano si sia mosso, forse con informazioni non complete se è vero che non si sarebbe limitato a chiedere lo stop ma addirittura l&#8217;azzeramento dei dazi verso paesi come Nigeria, Turkmenistan, Iran, Emirati e Indonesia (per dirne alcuni): se l&#8217;obiettivo del Cbam è tutelare l&#8217;impresa chimica europea questo azzeramento apre un&#8217;altra breccia&#8230; per il momento però manca ancora l&#8217;ufficialità della decisione europea e quindi i dettagli.</p>
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		<title>«CONCIMANDO IN PRESEMINA SALVO IL 20%»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/concimando-in-presemina-salvo-il-20/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 23:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[fosforo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[pre-semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La testimonianza di un cerealicoltore veronese che coltiva grano tenero e duro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">«A volte non capisco perché la gente continui a lamentarsi». Questa frase, in bocca a un cerealicoltore veronese, può sorprendere. Ma Enrico Soffiati, che coltiva frumento tenero in quel di Cerea, è un agricoltore ad alto tasso tecnico e allora si capisce perché trovi una soluzione anche in questi momenti difficili.</p>
<h2>Ci sono tecniche a basso costo</h2>
<p>«Proprio così. Ci sono tecniche di coltivazione dei cereali a paglia a basso costo ed innovative che possono portare lo stesso ad ottime produzioni, ma quasi nessuno le mette in pratica» ci spiega. Ha appena finito di leggere <a href="https://granoitaliano.eu/concimazione-di-fondo-dimenticata/" target="_blank" rel="noopener">un articolo di Granoitaliano.eu sulla concimazione in presemina</a>, che sui social ha fatto rumore. Lui coltiva sia grano tenero, che duro, così come orzo, colza, mais, sorgo e riso. «Negli ultimi anni mi sono specializzato nella tecniche di coltivazione dei cereali autunno vernini &#8211; ci racconta &#8211; facendo prove soprattutto di concimazione ed anche varietali. Ho imparato ad innovare abbandonando completamente la chimica e utilizzando solo prodotti pellettati organo minerali e fogliari».</p>
<p>Quanto influisce il clima? «Sicuramente influisce molto sugli aspetti quantitativi e qualitativi dei cereali la stessa stagione in cui li si coltiva, così come può influire il meteo: non si può approcciare ogni cultivar allo stesso modo e un vero imprenditore agricolo deve informarsi e formarsi per prendere decisioni giuste» risponde.</p>
<h2>Concimazione in presemina fondamentale</h2>
<p>Quanto alla concimazione presemina, secondo Soffiati è «importantissima perché fa il 50% del lavoro e &#8211; da prove fatte e pesate &#8211; la produzione senza concimazione alla semina è più bassa del 20%. Poi la tecnologia si è sviluppata oggi e in base alla stagione si possono utilizzare solo concimi fogliari e biostimolanti che con una spesa di circa 100 euro ad ettaro possono portare a produzioni di 80/90 quintali a ettaro» è la sua testimonianza. Che condivide coi colleghi: «A volte mi capita di parlare e dare consigli ad agricoltori che però non ascoltano e non vogliono provare queste tecnologie perché rispondono &#8220;io sono abituato a fare così&#8221;.</p>
<p>Ecco, dico che è una risposta che fa venire la pelle d&#8217;oca, perché così non si va da nessuna parte e il lamento ormai è sterile. Sicuramente il mercato non aiuta, è vero e dovremmo essere più rispettati come imprenditori per quello che facciamo, ma se ci fosse più collaborazione tra di noi le cose potrebbero migliorare» dichiara.</p>
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		<title>DOVE VA IL GRANO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dove-va-il-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 22:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[AISTEC]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla ricerca di un nuovo equilibrio tra produttività, qualità e sostenibilità: il racconto di Massimo Blandino a Roma</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="310" data-end="817">Le sfide che spingono oggi l’evoluzione delle tecniche agronomiche sono molteplici e, spesso, contraddittorie. Da un lato la richiesta di produzioni elevate e di qualità, dall’altro la necessità di ridurre input chimici e impatti ambientali. In questo contesto, l’innovazione agronomica non è più un’opzione, ma una necessità: un percorso di transizione che richiede una <strong data-start="681" data-end="713">visione integrata e olistica</strong>, capace di coniugare tecnologia, salute, identità produttiva, etica ambientale e pratiche rigenerative. Il racconto delle pratiche agronomiche degli ultimi 30 anni è quello del Prof. Massimo Blandino (DISAFA, Università degli Studi di Torinio) al convegno per il trentennale dell&#8217;AISTEC, Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali.</p>
<h2 data-start="819" data-end="863">Dall’intensificazione alla rigenerazione</h2>
<p data-start="865" data-end="1284">Negli ultimi decenni, le priorità dell’agricoltura si sono spostate lungo un asse che un tempo sembrava inconciliabile: la tutela dell’ambiente e le logiche di mercato. Le linee guida di evoluzione del settore, prima tecnologica, poi sanitaria, identitaria ed etico-ambientale, sono giunte ad un bivio. L’<strong data-start="1036" data-end="1064">agricoltura rigenerativa</strong> rappresenta oggi una possibile sintesi di questi due mondi, un approccio che punta a restituire fertilità ai suoli e resilienza agli agroecosistemi, mantenendo però sostenibilità economica e competitività delle imprese.</p>
<h2 data-start="1286" data-end="1334">La concimazione evoluta</h2>
<p data-start="1336" data-end="1960">Un esempio emblematico di questa evoluzione, presentato da Massimo Blandino, riguarda la <strong data-start="1392" data-end="1431">gestione della concimazione azotata</strong>. Negli anni lo schema di base – 1, 2 o 3 interventi in funzione della fase fenologica – non è cambiato molto. Ciò che si è trasformato è la <strong data-start="1582" data-end="1642">logica con cui si decide dove, quando e come intervenire</strong>.<br data-start="1643" data-end="1646" />L’obiettivo non è più solo aumentare la resa ma modulare la disponibilità di azoto in funzione della <strong data-start="1752" data-end="1773">qualità reologica</strong> del raccolto, riducendo al contempo sprechi e impatti ambientali. La concimazione tardiva, ad esempio, è sempre più mirata al miglioramento qualitativo del prodotto e non solo alla produttività.</p>
<p data-start="1962" data-end="2337">Accanto alle esigenze produttive, emergono anche <strong data-start="2011" data-end="2036">motivazioni sanitarie</strong>: una corretta gestione dell’azoto aiuta a contenere la formazione di <strong data-start="2106" data-end="2121">acrilammide</strong>, sostanza indesiderata negli alimenti, legata all’accumulo di asparagina nel grano. Pianificare in modo accurato gli apporti azotati, soprattutto nelle fasi finali, è dunque anche una misura di sicurezza alimentare.</p>
<h2 data-start="2339" data-end="2387">Parola d&#8217;ordine: gestire la variabilità</h2>
<p data-start="2389" data-end="2949">Se in passato la concimazione si basava su dispositivi per la misurazione del contenuto di clorofilla e su interventi uniformi, oggi la sfida è <strong data-start="2496" data-end="2539">gestire la variabilità intra-parcellare</strong>. L’uso di sensori e indici vegetazionali come l’<strong data-start="2588" data-end="2629">NDRE (Normalized Difference Red Edge)</strong> consente di calibrare gli apporti di azoto in modo sito-specifico, ottimizzando le risorse.<br data-start="2721" data-end="2724" />Questo approccio permette, secondo diverse esperienze, una <strong data-start="2783" data-end="2830">riduzione degli apporti di azoto del 12-15%</strong>, mantenendo stabili le rese o, in alcuni casi, incrementandole leggermente grazie a un uso più efficiente degli input.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>GLI EFFETTI DELL&#8217;AZOTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/effetti-azoto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 23:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=4811</guid>

					<description><![CDATA[<p>I risultati che si ottengono nutrendo il grano: attenzione ai rischi di dosi eccessive</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;annata in corso è complessa per il quadro delle concimazioni, con tanti che hanno dovuto saltare la concimazione di fondo per ridurre le spese per l&#8217;andamento meteorologico. D&#8217;altra parte, la crescita dei prezzi dei concimi da dicembre 2024 ha lasciato spiazzati coloro che pensavano di poter recuperare con la concimazione in uscita dall&#8217;inverno. Quest&#8217;ultima resta fondamentale, soprattutto nei casi in cui non si sia concimato in presemina o le condizioni meteo fredde e umide abbiano causato la nascita di piantine stentate e fragili.</p>
<p>Con l&#8217;aiuto di alcuni esperti tra tecnici e operatori del settore offriamo ai lettori un focus sulla concimazione azotata, a partire dal grano tenero, per finire con i rischi associati alla distribuzione di dosi eccessive per la pianta e il consumatore finale. Ci aiutano Diego Guarise di ICL Italy Srl Milano, oltre a Pasqualino Simeoni (Vice Presidente del Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati di Rovigo) e Stefano Tagliavini, (Professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia  e Presidente del Gruppo Fertilizzanti Specialistici di Assofertilizzanti) &#8211; questi ultimi con i contenuti affrontati in un webinar dello scorso febbraio.</p>
<h2>Concimare il grano tenero</h2>
<p>Focalizzandoci sul grano tenero, infatti, Diego Guarise (ICL Italy Srl Milano) ci conferma: «con i frumenti panificabili sono necessari almeno 2 interventi di concimazione, ovvero in fase di accestimento e di levata. Sui frumenti di forza, invece, è bene effettuare almeno 3 concimazioni suddivise, aggiungendo a quelle di accestimento e levata anche quella in pre-botticella che si effettua normalmente a maggio». Solo queste scelte possono garantire che i parametri di qualità siano rispettati. E conclude: «per il cerealicoltore che ha investito in superfici destinate ai grani di forza, l’intervento di concimazione azotata aggiuntivo si recupera con certezza: l&#8217;impiego di una dose di circa 100 kg/ha in più di concime distribuito si ripaga anche con solo circa 100-150 kg di granella prodotta in più ad ettaro».</p>
<p>Abbiamo chiesto a Diego Guarise (ICL Italy Srl Milano) anche quali possano essere i rischi più concreti per la stagione in corso, considerando l&#8217;avvio difficile delle semine e delle lavorazioni preparatorie. Per coloro che hanno dovuto saltare la concimazione di fondo, infatti, le carenze di azoto sono dietro l&#8217;angolo. Guarise avverte: «non avendo distribuito fosforo e potassio in presemina, gli apparati radicali sono sicuramente più fragili; negli areali del Nord Italia, poi, le continue piogge hanno determinato dilavamento dell&#8217;azoto e fenomeni di compattamento ed asfissia. Il risultato è che, ad oggi, le piantine sono esili e poco vigorose».</p>
<p>Quindi, suggerisce come agire, con un occhio fondamentale all&#8217;obiettivo commerciale che abbiamo per la nostra granella di frumento dopo il raccolto: «non appena si riesce ad entrare in campo, è bene intervenire soprattutto sui grani più debilitati, sia con concimi a pronto effetto (nitrato e solfato ammonico, miscele di azoto a pronto effetto), sia con prodotti a lenta cessione per ridurre dilavamenti e perdite».</p>
<h2>Eccessi di azoto</h2>
<p>Sono deleteri anche livelli di azoto troppo elevati, danneggiando la coltura e la resa del raccolto ma anche determinando rischi nel consumo del prodotto finale. Tra gli effetti di dosi eccessive di azoto distribuite in campo, possiamo annoverare uno sviluppo più spinto della parte aerea a discapito degli apparati radicali, il fenomeno dell&#8217;allettamento nei cereali a paglia, la suscettibilità a malattie fungine e parassitarie, la minor resistenza alle avversità climatiche, l&#8217;incremento dei consumi idrici, l&#8217;accumulo di nitrati nella pianta, un generale ingentilimento dei tessuti e una ridotta lignificazione.</p>
<p>Le nostre piante di frumento, quindi, hanno bisogno di azoto in una dose ben specifica, in base all&#8217;obiettivo che vogliamo ottenere, e in una fase fenologica ben determinata. Definire dose e momento ottimale di distribuzione ha effetto sull&#8217;ottimizzazione delle spese e sulla massimizzazione del risultato produttivo per il cerealicoltore. Distribuire i nutrienti nel momento in cui essi sono maggiormente assorbiti consente una sinergia ideale e massimizza gli sforzi messi in campo nella gestione colturale. La curva mostrata di seguito è, infatti, di fondamentale importanza per la concimazione ottimale delle nostre piante di frumento.</p>
<figure id="attachment_4797" aria-describedby="caption-attachment-4797" style="width: 616px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-4797" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento.png" alt="" width="616" height="293" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento.png 623w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-300x143.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-370x176.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-270x128.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-570x271.png 570w" sizes="(max-width: 616px) 100vw, 616px" /><figcaption id="caption-attachment-4797" class="wp-caption-text">Fonte: Agrites e Stefano Tagliavini</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Rischi di tossicità</h2>
<p>Ricordiamo anche che superare la dose entro cui la pianta risponde all&#8217;apporto di nutrienti vuole dire portarla in consumo di lusso e, poi, in condizioni di tossicità, con effetti deleteri per la pianta stessa e per l&#8217;ambiente. La curva mostrata di seguito, infatti, offre una chiara idea di come la pianta utilizzi gli elementi nutritivi: fino ad un certo livello di disponibilità di nutrienti si rileva una effettiva risposta produttiva, oltre un determinato limite essa non è più evidente e si registrano effetti negativi. La curva di risposta è molto meno estesa per i microelementi, ben più ampia per azoto, fosforo e potassio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4795" aria-describedby="caption-attachment-4795" style="width: 616px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-4795 " src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti.png" alt="" width="616" height="371" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti.png 450w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti-300x181.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti-370x223.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti-270x163.png 270w" sizes="(max-width: 616px) 100vw, 616px" /><figcaption id="caption-attachment-4795" class="wp-caption-text">Fonte: Stefano Tagliavini</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>NON DIMENTICHIAMOCI DI CONCIMARE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/concimare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 23:03:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=4690</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un excursus sull'importanza della concimazione in una annata complicata per i nutrienti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il quadro della concimazione del frumento in questa annata agraria è particolarmente difficile: tanti agricoltori hanno dovuto saltare la concimazione di fondo, molti per ridurre le spese in un momento di grave difficoltà finanziaria, altri perchè impossibilitati dall&#8217;andamento meteorologico e messi alle strette dalla necessità di seminare. D&#8217;altra parte, da dicembre 2024 i prezzi dei concimi hanno visto una crescita rapida e consistente, lasciando spiazzati coloro che pensavano di poter recuperare con la concimazione in uscita dall&#8217;inverno. Questa, infatti, risulta fondamentale, sia nei casi in cui non si sia concimato in presemina, sia laddove le temperature basse e le condizioni non ideali del terreno in fase di germinazione abbiano causato la nascita di piantine stentate e fragili.</p>
<p>In questo articolo approfondiamo il tema della concimazione, focalizzandoci su quella azotata, con l&#8217;aiuto di alcuni esperti tra tecnici e operatori del settore. Lo facciamo per sottolineare l&#8217;importanza di una adeguata nutrizione dei nostri cereali, per poter offrire quantità e qualità che siano sostenibili per l&#8217;azienda agricola e per le richiese della filiera. Ci aiutano Pasqualino Simeoni (Vice Presidente del Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati di Rovigo) e Stefano Tagliavini, (Professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia  e Presidente del Gruppo Fertilizzanti Specialistici di Assofertilizzanti) con i contenuti affrontati in un webinar dello scorso febbraio.</p>
<h2>Gli elementi nutritivi</h2>
<p>Gli elementi nutritivi per gli organismi vegetali sono classificati secondo numerosi criteri; il principale e più comune è quello che distingue macronutrienti, ovvero quelli presenti in quantità superiore allo 0,01% in peso, e micronutrienti, ovvero quelli presenti nella pianta in concentrazione fino allo 0,01% in peso. I principali macroelementi sono quelli più assorbiti ma anche maggiormente limitanti le rese: azoto, fosforo e potassio. I macroelementi secondari, poi, sono in genere presenti nel terreno in quantità non limitante: parliamo di calcio, zolfo e magnesio. Infine, i microelementi o oligoelementi agiscono in quantià ridottissime e vanno a comporre gli enzimi: si tratta di boro, zinco, manganese, molibdeno, rame e ferro. Altri elementi come il silicio, il sodio, l&#8217;alluminio e il cobalto vengono assorbiti dalle piante in piccolissime quantità.</p>
<h2>Quale concimazione?</h2>
<p>A seconda del livello rilevato dell&#8217;elemento nel nostro sistema colturale e dell&#8217;obiettivo che ci si vuole porre, si distinguono tre i tipi di concimazione:</p>
<ul>
<li><em>Di arricchimento</em>: in questo caso l&#8217;elemento oggetto di attenzione è presente in scarsa quantità e con la concimazione se ne aggiunge una quota, affinchè il livello diventi ottimale. Si sopperisce alle perdite e alla riduzione del livello dovuta al consumo dell&#8217;elemento. E&#8217; il caso tipico della sostanza organica.</li>
<li><em>Di mantenimento</em>: in questo caso l&#8217;elemento oggetto di attenzione è presente in sufficiente quantità e l&#8217;obiettivo della concimazione è apportare la dose necessaria a bilanciare le perdite previste, ad esempio per dilavamento o fissazione nel suolo.</li>
<li><em>Di sfruttamento delle riserve</em>: in questo caso l&#8217;elemento è ad un livello elevato in termini di quantità ed è possibile non apportarlo, se non in dosi molto ridotte, con la concimazione.</li>
</ul>
<h2>Concimare: il ruolo dell&#8217;azoto</h2>
<p>Tra i macroelementi, l&#8217;azoto svolge innumerevoli funzioni negli organismi vegetali: quella principale è il rappresentare il componente di base degli aminoacidi e delle proteine. Si tratta di uno degli elementi che costituiscono il materiale genetico (Dna) e che svolge nelle piante un ruolo fondamentale in processi biochimici importantissimi come la fotosintesi clorofilliana. Ciò significa che, in caso di carenza di azoto, le cellule fanno fatica a moltiplicarsi e la pianta stenta a crescere. Per questo motivo è considerato l&#8217;elemento plastico per eccellenza: esso, infatti, ha un ruolo determinante nello sviluppo della vegetazione ed è, quindi, essenziale durante tutte le fasi di crescita delle colture.</p>
<h2>La disponibilità dell&#8217;azoto</h2>
<p>Sebbene l’elemento sia abbondante in atmosfera, affinché venga assorbito dalle piante deve subire un processo di trasformazione da parte dei microrganismi del suolo che rendono l’elemento assimilabile dalle radici. Solo le leguminose fanno eccezione, dal momento che sono aiutate dai batteri radicali azoto-fissatori che, nell&#8217;ambito di un processo simbiontico, mettono a disposizione l&#8217;elemento in cambio di altre forme di nutrimento a loro gradite.</p>
<p>Nel suolo l&#8217;azoto entra a far parte di un lungo e complesso processo di modificazione chimica: gli ioni NO3- (nitrico) e NH4+ (ammoniacale), sono il primo molto solubile in acqua e il secondo molto volatile in atmosfera: lasciano, quindi, il suolo rapidamente, per lisciviazione o per gassificazione. Questi due fenomeni sono alla base dell&#8217;impoverimento dei contenuti di azoto nei suoli, insieme ovviamente alle asportazioni colturali. Essi, però, rappresentano una minaccia rilevante per la qualità delle nostre acque e dell&#8217;aria, essendo oggetto di normative ormai consolidate che tanti limiti pongono all&#8217;attività agricola affinché essa sia eseguita nel rispetto degli ambienti naturali e della salute umana.</p>
<p>Più nello specifico, è la forma nitrica ad essere direttamente utilizzabile dalle piante; essa è anche quella meno adsorbita dai colloidi del terreno, caratteristica questa che la rende facilmente dilavabile. La forma ureica, invece, si assorbe facilmente a livello fogliare mentre nel suolo deve attraversare un processo di nitrificazione perché sia disponibile per la pianta. Questo processo è strettamente legato alla temperatura, motivo per cui è più veloce nella stagione calda e più lento in quella invernale.</p>
<h2>Sintomi di carenza</h2>
<p>Nel frumento l&#8217;azoto si accumula nelle parti verdi, fino alla foglia bandiera; da questo punto in avanti va a mobilizzarsi verso gli organi riproduttivi, quindi nella cariosside. Uno dei sintomi principali della carenza di azoto si manifesta come una crescita ridotta dei germogli e delle radici, con l&#8217;effetto di avere una pianta che appare spoglia e stentata. Le foglie restano più piccole del normale e, soprattutto se sono giovani, acquisiscono una colorazione giallastra. Nel caso delle foglie adulte, invece, si nota un colore giallo aranciato e, poi, una necrosi lungo i bordi. Poichè l&#8217;azoto è un elemento molto mobile, l&#8217;andamento della sintomatologia è dal basso verso l&#8217;alto, ovvero acropeto, spostandosi l&#8217;elemento con la crescita.</p>
<p>Nelle foto di seguito (mostrata da Stefano Tagliavini) si vedono sulla sinistra i classici segni di carenza di azoto in frumento, rispetto a piante con dotazione ottimale sulla destra: si nota come il terreno ancora in parte visibile, ci sia un ridotto accestimento, con culmi stentati, una colorazione giallastra &#8211; soprattutto alla base, una colorazione verde più tenue ed un numero ridotto di spighe per metro quadro.</p>
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<p>Nel frumento la carenza d’azoto ha un effetto determinante anche sul livello qualitativo delle produzioni, riducendo la formazione del glutine e delle proteine. Assieme alla genetica e alla sanità della granella, infatti, la nutrizione azotata ha un impatto fondamentale sulle qualità molitorie e deve essere oggetto di gestione attenta in base agli obiettivi di mercato che vogliamo dare al nostro grano.</p>
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<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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