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	<title>emilia romagna - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 Aug 2025 15:23:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>emilia romagna - Grano Italiano</title>
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		<title>ROMAGNA NUOVO GRANAIO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/romagna-nuovo-granaio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2025 16:23:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proposta di Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="elementToProof">Rilanciare la vocazione cerealicola della Romagna e farne il nuovo “granaio del Nord”: è la proposta di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini: il recupero delle superfici agricole incolte potrebbe essere indirizzato alla cerealicoltura, se i Comuni del territorio romagnolo procederanno senza indugio alla mappatura delle terre silenti o abbandonate, mettendole a disposizione di chi intende coltivare cereali: una coltura che può essere avviata in tempi rapidi.</p>
<h2>Cambiamenti climatici</h2>
<p class="elementToProof">“Siamo in un momento decisivo – dichiara <b>Daniele Montemaggi</b>, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini –. I cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più difficile e costosa la cerealicoltura nelle regioni del Sud. La Romagna, con la sua storia agricola, può tornare a produrre cereali con rese e qualità elevate. Serve una strategia chiara, che coinvolga enti locali e Governo: recuperiamo le aree marginali, offriamo incentivi ai giovani cerealicoltori e valorizziamo il ruolo di questa coltura nella filiera della pasta, simbolo del Made in Italy”.</p>
<p class="elementToProof">Dai dati della <b>Camera di Commercio della Romagna</b> emerge come il comparto, pur tra difficoltà legate ai mercati e agli eventi climatici, mantenga una forte vitalità. Nel <b>2024 la PLV cerealicola</b> ha superato i <b>20 milioni di euro nella provincia di Forlì-Cesena</b>, incidendo per il <b>4,1% sulla produzione agricola complessiva</b>, in netta crescita rispetto al 2,6% del 2014. Nella provincia di <b>Rimini</b>, i cereali rappresentano oggi il <b>7,5% della PLV agricola</b>, con un valore che sfiora i <b>9,3 milioni di euro</b>.</p>
<p class="elementToProof">Tuttavia, a fronte del recupero produttivo (+18,5% a Forlì-Cesena nel 2024), le superfici investite in cereali (SAU) si stanno riducendo: -21% tra Forlivese e Cesenate, -16,6% nel Riminese, con un calo particolarmente evidente nelle <b>aree collinari</b>, dove pesa ancora l’impatto dell’alluvione del 2023.</p>
<h2>Servono misure</h2>
<p class="elementToProof">“Non possiamo accettare che questi terreni restino incolti o vengano abbandonati – commenta il direttore <b>Luca Gasparini</b> –. Con il progressivo estirpo dei frutteti, è essenziale trovare una destinazione produttiva che sia sostenibile, immediata e utile al Paese. I cereali rispondono a queste tre condizioni: possono essere coltivati con tecniche conservative, riducono l’erosione del suolo, mantengono la fertilità e rafforzano le filiere nazionali”. Il <b>frumento tenero</b> resta il pilastro della produzione cerealicola romagnola, con una PLV in crescita nel 2024 (+6%), mentre orzo e frumento duro hanno sofferto i cali di prezzo. La <b>PLV per ettaro supera i mille euro</b>: servono misure per rendere il comparto nuovamente competitivo, sostenendolo con politiche mirate e filiere integrate.</p>
<p class="elementToProof">“L’Italia ha fame di cereali, non possiamo dipendere dai mercati esteri – conclude Gasparini –. Vogliamo tornare a seminare grano in collina, ridare valore ai campi abbandonati e offrire nuove opportunità a una generazione di agricoltori che cerca futuro”.</p>
<div></div>
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		<item>
		<title>«UN BUON PESO SPECIFICO»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/un-buon-peso-specifico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 08:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[peso specifico]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[raccolto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le indicazioni che arrivano dei territori sono: meno produzione ma migliore per il tenero</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le informazioni che arrivano dai campi del frumento tenero sono abbastanza chiara: raccolto scarso ma buono. «Si registrano produzioni più basse, con un calo di un 15%-20% rispetto alla media storica, ma con una buona qualità» dicono i sindacati ai giornali, in Emilia-Romagna: qualità eccellente, in particolare per quanto riguarda il peso specifico, ma non si arresta il calo della Produzione lorda vendibile con prezzi di listino che si confermano sostanzialmente simili a quelli dell’anno scorso, appesantiti però da costi di produzione superiori. «A trebbiatura pressoché conclusa – spiega alla Gazzetta di Parma il presidente regionale di Confagricoltura, Marcello Bonvicini le rese si attestano mediamente sui 50-60 quintali a ettaro, registrando un calo percentuale complessivo del 20%, con l’Emilia che va peggio della Romagna. Il grano diventa così una coltura a rischio perché non dà reddito». La Plv regionale scende ulteriormente, seguendo il trend negativo già registrato nel 2024: &#8211; 8,9% per il tenero; &#8211; 8,3% per il duro. «Purtroppo – aggiunge Bonvicini al giornale &#8211; mentre i mulini e i pastai riescono ad acquistare un prodotto di alta qualità a prezzi risicati, gli agricoltori chiudono il bilancio in perdita accentuando la disaffezione verso la coltura».</p>
<h2>I campi si restringono in Emilia</h2>
<p>Solo nell’ultimo anno, infatti, gli ettari investiti a grano tenero in regione sono diminuiti dell’11,5%. La campagna del grano era iniziata male fin dal principio, accusando ritardi nelle semine autunnali e difficoltà pratiche nella coltivazione dovute all’eccesso di pioggia. Poi il maltempo in primavera aveva rallentato le concimazioni complicando tutte le operazioni in campo. In questo scenario sono lievitati i costi dei mezzi tecnici, nello specifico i fertilizzanti azotati fondamentali per lo sviluppo della spiga, tra cui l’urea che è il più importante. «E siccome piove sempre sul bagnato &#8211; conclude Bonvicini &#8211; all’orizzonte ci aspetta anche il divieto assoluto di impiego dell’urea nel Bacino Padano a partire dal 1° gennaio 2027, come previsto dalla bozza del nuovo Piano nazionale per la qualità dell’aria. Sul mercato non ci sono alternative valide». Il clima impatta anche sulla produzione di grano con le stime della trebbiatura al ribasso rispetto alla media produttiva, seppur in aumento nel confronto con un disastroso 2024, caratterizzato da una gravissima siccità nelle regioni del Sud, a partire dalla Puglia, il “granaio d’Italia”. «Anche nella nostra provincia &#8211; comunica il direttore di Coldiretti Parma Marco Orsi, intervistato dal giornale di Parma &#8211; le imprese agricole hanno dovuto fare i conti con gli effetti del clima. La campagna produttiva del frumento tenero e duro appare preoccupante sul fronte quantitativo, ma molto soddisfacente su quello qualitativo. Si registrano, infatti, produzioni più basse, con un calo di un 15%-20% rispetto alla media storica, ma con una buona qualità». Secondo la stima di Consorzi Agrari d’Italia, il grano tenero a livello nazionale segnerà una produzione che dovrebbe arrivare sotto i 2,5 milioni di tonnellate. Per il grano duro, ci si dovrebbe attestare trai 3,7 e i 4 milioni di tonnellate.</p>
<h2>Piemontesi soddisfatti ma i prezzi&#8230;</h2>
<p>Spostandoci in Piemonte, anche ad Alessandria c&#8217;è soddisfazione per i risultati sul campo. Paola Sacco, imprenditrice agricola tra Tortona, Pontecurone e Rivanazzano e presidente di Confagricoltura Alessandria, alla Stampa dice: «La trebbiatura è conclusa da settimane ed è andata bene. Nessun anticipo anomalo, buone rese e ottima qualità. Il clima ha favorito una maturazione graduale». Ben diversa la situazione dello scorso anno. «Un disastro, le piogge continue avevano impedito le semine nei tempi corretti e molti trattamenti fitosanitari non furono eseguiti. Ne uscì una produzione scarsa e di bassa qualità». Ma l&#8217;annata negativa ha insegnato molto: «Oggi non si può prescindere da almeno due trattamenti fitosanitari. Se il grano si ammala, la produzione crolla o scompare». Ma l&#8217;ottimismo per i risultati agronomici si scontra con una realtà economica difficile. «I costi di produzione restano elevati, dall&#8217;energia ai fertilizzanti. E con i dazi su Russia e Bielorussia, i fertilizzanti azotati rischiano di diventare ancora più rari e cari». Il problema è il prezzo di vendita: «Veniamo da una stagione commerciale debole e con molta produzione disponibile non ci sono segnali di rialzo. I margini sono bassi».</p>
<p>(Immagine generata con il supporto dell&#8217;intelligenza artificiale)</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;EMILIA-ROMAGNA RACCOGLIE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/emilia-romagna-raccoglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 22:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[controllo infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta]]></category>
		<category><![CDATA[trebbiatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come è andata la stagione, tra meteo e impatti sulla coltura: un'annata difficile secondo Denis Bartolini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Emilia Romagna raccoglie: volge al termine la stagione del frumento nella regione, sulla quale abbiamo fatto il punto della situazione con l&#8217;aiuto di Denis Bartolini, del dipartimento di Ricerca &amp; Sviluppo della Soc. Coop. Terremerse di Ravenna. L&#8217;intervista ci chiarisce l&#8217;andamento stagionale complesso di questo 2024-25 e le conseguenze che si sono avute sino ad oggi, quando l&#8217;innalzamento delle temperature ha portato ad una veloce chiusura del ciclo. L’areale a cui facciamo riferimento, nell&#8217;ambito dell&#8217;Emilia Romagna, è quello delle province di Ravenna, Ferrara, Forlì e Rimini e della parte orientale del bolognese.</p>
<h2>Denis Bartolini, quella che si sta chiudendo è una stagione iniziata con difficoltà, tra eccessi idrici e semine in ritardo negli areali del nord. Quali le conseguenze sul ciclo colturale?</h2>
<p>«Le anomale condizioni climatiche del periodo autunnale dello scorso anno, con conseguenti difficoltà operative, sia per quanto riguarda una razionale preparazione dei terreni che una tendenziale ritardo delle semine, hanno determinato un generalizzato strano andamento del ciclo vegetativo dei cereali. In numerosissimi casi, già all’emergenza sono stati osservati i primi problemi, con un successivo netto ritardo, sia della fase di accestimento che di levata. Questo sia per le varietà di grano tenero che di grano duro.</p>
<p>Nonostante questo iniziale ritardo, come successo anche nelle annate più anomale, tutte le varietà hanno compensato i problemi determinati dall’andamento climatico, con una fase di spigatura rilevata pressoché in linea con le media degli ultimi anni.</p>
<p>Tutti i seminativi si sono mantenuti in sufficienti condizioni vegetative fino alla fine del mese di maggio, mentre il repentino innalzamento termico e l’assenza di precipitazioni piovose hanno determinato una rapida e, quindi, non ottimale chiusura del ciclo vegetativo».</p>
<h2>Come si è evoluta la situazione meteo nel corso della stagione, dopo la semina e fino ad oggi?</h2>
<p>«Per quanto riguarda l’evoluzione delle condizioni meteorologiche, con particolare riferimento alla parte orientale dell’Emilia-Romagna, la piovosità di settembre e ottobre 2024 è stata veramente eccezionale, con <strong>punte di oltre 400 millimetri nei due mesi</strong> . Fortunatamente, la ridotta piovosità del mese di novembre ha consentito le operazioni di semina nella stragrande maggioranza delle situazioni, effettuate tuttavia su terreni tendenzialmente grossolani, con infestazioni già in atto, con un netto incremento delle semine dirette con apparecchiature combinate (erpice rotante e seminatrice).</p>
<p>Molto piovoso è risultato anche il mese di dicembre, impedendo in quasi tutte le situazioni, l’agibilità dei seminativi. Più normale è stato l’andamento pluviometrico di febbraio, marzo e aprile, con tuttavia frequenti rotture di stagione e conseguente ostacolo alle normali pratiche, quali concimazione, diserbo e difesa. Molto piovoso è risultato anche il mese di maggio, senza tuttavia grossi ostacoli nella difesa delle colture cerealicole in fase di spigatura/fioritura.</p>
<p>Come già ricordato, infine, l’assenza di piogge e le temperature notevolmente al di sopra della norma del mese di giugno, hanno determinato una rapidissima chiusura dei ciclo colturale, con le operazioni di trebbiatura iniziate già a partire dalla seconda decade del mese e con previsione, se il tempo tiene, di esser terminate nei primissimi giorni di luglio, senza alcuna interruzione».</p>
<h2>Quali le principali pratiche eseguite nel corso della stagione e come ha contribuito l’andamento meteo?</h2>
<p>«Purtroppo il particolare andamento pluviometrico ha reso <strong>difficoltose in primo luogo le operazioni di controllo delle infestanti</strong>. In molti casi non sono state effettuate operazioni di bonifica in pre-semina con glifosate, partendo già con il piede sbagliato e, quindi, seminando con livelli di infestazione già preoccupanti. La stagione non ha certo aiutato l’applicazione degli erbicidi residuali di pre-emergenza o post-emergenza precoce, così come in tendenziale ritardo sono apparsi anche gli interventi classici di post-emergenza durante l’accestimento delle colture.</p>
<p>Purtroppo la maggior parte dei seminativi risultava nettamente in ritardo vegetativo rispetto al normale, mentre le infestanti hanno seguito il loro normale sviluppo. I trattamenti erbicidi sono stati effettuati nella stragrande maggioranza delle situazioni ma, molto spesso, in tendenziale ritardo su infestanti sia graminacee che dicotiledoni. L’efficacia di tutti i prodotti utilizzati, con particolare riferimento alle infestanti graminacee, non è apparsa soddisfacente in numerose situazioni, soprattutto nei casi in cui le differenti colture cerealicole erano sofferenti e molto diradate per gli evidenti effetti dei ristagni idrici ed, in particolare, nei confronti di <em>Lolium</em> .</p>
<p>Nel complesso, mi è sembrata migliore la gestione delle infestanti dicotiledoni, ad esclusione delle sempre più diffuse problematiche di popolazioni di <em>Papaver</em> <em>rhoeas</em>, non più sensibili al maccanismo d’azione ALS. In sintesi, alla spigatura dei cereali non erano tantissimi i campi perfettamente puliti ma era molto più frequente imbattersi in infestazioni abbastanza preoccupanti. Come già accennato, non ho notato nette differenze tra le differenti linee di diserbo utilizzate: tutte, chi più chi meno, non hanno dato il meglio di sé.</p>
<h2>Il punto su malattie e nutrizione&#8230;</h2>
<p>Per quanto riguarda la <strong>difesa</strong> dalle malattie fogliari più anticipate (con particolare riferimento a septoria) che solitamente viene effettuata in abbinamento al trattamento erbicida, molte aziende hanno preferito risparmiare, vedendo lo stato non proprio esaltante dei seminativi. Questo ha portato conseguenze che saranno sicuramente riscontrabili dal punti di vista produttivo, anche in relazione alle precipitazioni piovose verificatesi durante le fasi più sensibili dei cereali.</p>
<p>In merito alla <strong>nutrizione</strong>, la difficile agibilità dei terreni, unitamente all’eccezionale piovosità autunno-invernale che sicuramente ha dilavato l’azoto disponibile, ha ostacolato o ritardato in modo molto evidente l’esecuzione dei necessari apporti di elementi nutritivi durante la fase di accestimento.</p>
<p>In sintesi, questa campagna cerealicola è risultata estremamente difficile, nei miei oltre 40 anni di lavoro, non mi ricordo situazioni simili».</p>

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<p style="text-align: center;"><em>Nelle foto alcune problematiche più evidenti a fine inverno.</em></p>
<h2>L&#8217;Emilia Romagna raccoglie: a che punto sono le operazioni ad oggi?</h2>
<p>«Negli areali di riferimento, al 30 giugno le trebbiature hanno raggiunto oltre il 70% dei seminativi. Il tempo stabile, con assenza assoluta di precipitazioni, permetterà di accorciare la campagna di trebbiatura in meno due settimane».</p>
<h2>Quali erano le aspettative in termini di rese e qualità della granella? Cosa ci dicono i primi risultati?</h2>
<p>«<strong>Le rese sono risultate alquanto altalenanti</strong>, con produzioni scarse soprattutto sui seminativi che hanno risentito negativamente dei ristagni idrici nelle prima fasi di sviluppo, a causa di situazioni che non si è potuti recuperare in seguito, anche con la normalizzazione dell’andamento climatico.</p>
<p>Per quanto riguarda la qualità delle produzioni, i primi dati i pesi ettolitrici sono relativamente buoni , mentre meno soddisfacente appare il contenuto proteico, sia per quanto riguarda i grani duri che i teneri».</p>
<p><em>Foto di Denis Bartolini.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>SCELTE PER IL GRANO MIGLIORE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/scelte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 22:03:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[lavorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luigi Maccaferri racconta a Grano italiano l'annata agraria 24-25</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano italiano racconta l&#8217;esperienza di Luigi Maccaferri, cerealicoltore e presidente di <em>COPROB</em>-Italia Zuccheri, che condivide con i lettori gli strumenti e le pratiche agricole che impiega per sostenere la redditività della sua azienda agricola. Vediamo quali sono le lavorazioni più adeguate alla natura dei terreni delle sue aziende e quali scelte ha compiuto in base alle difficili condizioni meteorologiche della stagione.</p>
<h2>Luigi Maccaferri, quali varietà di frumento semina?</h2>
<p>«Sul totale delle superfici a frumento, normalmente semino il 30% di grano duro e il 70% di grano tenero. Quest&#8217;anno, viste le difficoltà per preparare i terreni, abbiamo preso la decisione di non seminare grano duro. L&#8217;autunno scorso, infatti, è stato particolarmente piovoso e questo ha compromesso la corretta preparazione dei terreni. Ho preferito usare dei frumenti teneri che hanno normalmente meno problemi legati all&#8217;asfissia radicale e alle malattie fungine, sono più rustici. La scelta è caduta su un grano di forza, il Bologna, e due grani bianchi, Angelicum &#8211; più produttivo &#8211; e Bellini &#8211; più costante e stabile dal punto di vista delle rese. L&#8217;andamento meteo della stagione mi sta dando ragione&#8230;in questi periodi facciamo fatica ad entrare in campo per i diserbi, infatti».</p>
<h2>Quali sono le vostre produzioni?</h2>
<p>«Nella maggior parte dei casi con i frumenti teneri riusciamo ad arrivare agli 80 quintali/ ettaro, in alcuni anni anche oltre. Anche il frumento duro ci da delle buone soddisfazioni, ovviamente scegliendo le varietà che più si adattano ai nostri terreni. Nelle nostre aziende abbiamo, infatti, valori di argilla che arrivano anche intorno al 60-65%: su questi terreni, il duro può raggiungere delle buone performance».</p>
<h2>Come lavorate il terreno?</h2>
<p>«Non prepariamo i terreni con l&#8217;aratura in quanto si tratta di una operazione altamente costosa. Effettuiamo, in ogni caso, sempre una dissodatura e, poi, una lavorazione con erpice rotante per pareggiare il terreno. Questo consente all&#8217;acqua di sgrondare e al terreno di arieggiare: nei nostri suoli piuttosto pesanti, che si compattano rapidamente, la dissodatura è fondamentale per scongiurare il ristagno idrico e far respirare le  radici. Non effettuiamo minima lavorazione nè semina su sodo, quest&#8217;ultima ritengo si possa effettuare solo dopo la rottura di un medicaio da destinare a frumento».</p>
<h2>Tra primavera e autunno c&#8217;è stata tanta pioggia: che conseguenze avete avuto?</h2>
<p>«Fortunatamente non abbiamo avuto danni a causa delle alluvioni recenti che hanno colpito l&#8217;Emilia Romagna. D&#8217;altra parte, è vero quello che dicevano i nostri nonni, ovvero che &#8220;sotto l&#8217;acqua c&#8217;è fame&#8221;. Durante il 2024 la pioggia è stata molto frequente ma siamo stati in grado di controllare le malattie: avendo tutti i mezzi a disposizione, riusciamo ad intervenire in campo ogni volta che ce n&#8217;è bisogno. La tempestività, quindi, ha pagato: anche i valori di micotossine rilevati sono stati nulli o, comunque, entro i limiti ammessi. In termini di raccolto, però, i danni ci sono stati: le piogge e le grandinate di fine stagione hanno pregiudicato le rese. Per fortuna avevamo le adeguate coperture assicurative, ma le produzioni si sono fermate intorno ai 60 quintali/ ettaro».</p>
<h2>Ha aderito alle misure della PAC? Si ritiene soddisfatto?</h2>
<p>«Con quasi la totalità dell&#8217;azienda abbiamo aderito alla SRA01, <em>Produzione integrata</em>, e all&#8217;ecoschema 4 perchè, facendo già la rotazione, mi sembrava naturale. La produzione integrata e l&#8217;adesione al SQNPI, in ogni caso, è una scelta vincente: chi aderisce segue disciplinari virtuosi che fanno lavorare in modo molto positivo. Riguardo all&#8217;Ecoschema, però, non siamo soddisfatti del premio economico che si è rivelato troppo basso, soprattutto a confronto con i costi di produzione che sono aumentati di almeno il 20% rispetto a prima della pandemia. La PAC dovrebbe compensare adeguatamente gli impegni degli agricoltori; in alternativa, dovrebbero esserci interventi per calmierare i prezzi o, almeno, per la tutelare i produttori, ad esempio con regole commerciali di reciprocità. Il prezzo del nostro grano non è in linea con i costi di produzione, così come accade per tanti altri prodotti agricoli.</p>
<p>Purtroppo i contributi europei sono in costante diminuzione ma noi agricoltori abbiamo l&#8217;onere di custodire il territorio, se non addirittura di manutenerlo in tanti casi: se andiamo a produrre non tanto sottocosto ma, sostanzialmente, con nessun margine di guadagno, non possiamo dirci soddisfatti. Mi auguro che nei prossimi anni ci siano le condizioni per recuperare il valore delle nostre produzioni, anche perchè, nei miei territori, il grano è sempre stata la prima fonte di sostentamento. La festa per la comunità è quando si inizia a trebbiare, quando si materializza il primo reddito dell&#8217;azienda agricola. Sarebbe importante avere un giusto riconoscimento economico che, negli ultimi anni, è un po&#8217; mancato».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>STRUMENTI NUOVI PER FARE REDDITO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/reddito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 22:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[contratti]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza di un cerealicoltore dell'Emilia Romagna </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/reddito/">STRUMENTI NUOVI PER FARE REDDITO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano italiano torna in Emilia Romagna, in provincia di Bologna, per fare il punto sulla stagione con un cerealicoltore che continua ad avere fiducia nel frumento e che utilizza strumenti di mercato innovativi per poter sostenere la sua redditività. Luigi Maccaferri, cerealicoltore e presidente di <em>COPROB</em>-Italia Zuccheri, racconta a Grano italiano la sua esperienza e le sue soluzioni. Ripensare il posizionamento sul mercato e mettere in atto pratiche e tecniche agronomiche adeguate è la chiave per sostenere il reddito nella coltura del frumento.</p>
<h2>Luigi Maccaferri, di quali colture si occupa?</h2>
<p>«Gestisco insieme a mia sorella un&#8217;azienda di circa 175 ettari in provincia di Bologna. La nostra prima coltura, per superficie, è il frumento, tenero e duro, segue la barbabietola da zucchero, coltiviamo anche mais e cereali minori, leguminose, erba medica e, da alcuni anni, colture da seme come colza e ravanelli. Abbiamo in casa tutte le attrezzature necessarie alle diverse operazioni, quindi realizziamo tutto in autonomia, dalla preparazione del terreno alla raccolta».</p>
<h2>Il vostro frumento è destinato a qualche filiera?</h2>
<p>«Si, produciamo per diverse filiere tramite il consorzio agrario d&#8217;Italia, come quella di Barilla. Non vendiamo direttamente ai mulini ma lavoriamo, appunto, con il consorzio: questo ci consente di valorizzare il nostro prodotto con contratti particolari, anche a prezzi definiti. Negli ultimi tempi si stanno affacciando anche da noi contratti che prevedono prezzi in parte bloccati già ad inizio campagna: è uno strumento a cui non siamo molto avvezzi in Italia ma che ci consente di eliminare l&#8217;incognita del valore di realizzo. L&#8217;unica variabile, nel corso della stagione, resta la quantità prodotta, insomma la resa. Con strumenti come questo devi tenere un quantitativo di prodotto bloccato e puoi gestire la quota restante provando a ottenere la remunerazione massima quando il mercato è in rialzo. E&#8217;, in sostanza, uno strumento di copertura».</p>
<h2>Che vantaggi ha avuto usando questi strumenti?</h2>
<p>«Il beneficio che si ottiene è sicuramente una stabilizzazione del prezzo nel corso degli anni. Poi, certamente, siamo sul mercato globale: le importazioni che arrivano, a partire dal nostro vicino porto di Ravenna, hanno un impatto e modificano gli equilibri tra domanda e offerta a livello locale. Pensi alla scorsa stagione: la produzione non eccezionale del 2023-24 avrebbe dovuto comportare prezzi in crescita, invece c&#8217;è stato un calo generalizzato a causa di movimenti in areali molto distanti dal nostro. Senza dubbio, è fondamentale stipulare tanti contratti differenti: avere opportunità diverse mette l&#8217;agricoltore al riparo dalle fluttuazioni del mercato su cui non può agire».</p>
<h2>Le sue superfici a frumento sono calate negli ultimi anni?</h2>
<p>«No, non sono andate diminuendo: ho molta fiducia nella coltura del grano, il consumo nazionale è alto e non siamo autosufficienti, nè sul duro, nè sul tenero. Sono fiducioso, quindi, che possa dare dei risultati alle aziende. Nella nostra azienda la quota dei terreni dedicata al frumento è sempre stata, negli ultimi anni, intorno al 40%, anche perchè ritengo che la corretta rotazione sia fondamentale per la gestione aziendale. Il grano, sotto questo punto di vista è fondamentale: ci sono sinergie positive ad esempio con la barbabietola per la preparazione del terreno, oppure con ravanello o crucifere che offrono numerosi vantaggi con una successione di frumento. Anche con la soia, infine, nell&#8217;ambito di una rotazione quadriennale».</p>
<h2>Rientra, quindi, nelle vostre strategie agronomiche&#8230;</h2>
<p>«In generale, la gestione della successione colturale è uno strumento che sto impiegando per giungere ad un equilibrio ottimale, un compromesso positivo che porti vantaggi in termini di lavorazioni del terreno ma anche di nutrizione dei nostri suoli. Impiegando strategie di successione colturale e di fertilizzazione organica e organo-minerale riesco ad avere buoni risultati di qualità del suolo, nonostante nelle nostre zone la sostanza organica è generalmente bassa. Questa strategia è premiante a maggior ragione in un contesto economico difficile, dove ci tocca fronteggiare il caro concime. Infatti impieghiamo anche ammendanti e biostimolanti che, insieme ad una corretta gestione delle stoppie e della fertilizzazione organo-minerale, ci aiutano a sostenere la redditività».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>DIFESA INTEGRATA: RUGGINI E SEPTORIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ruggini-septoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 22:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[difesa integrata]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[ruggini]]></category>
		<category><![CDATA[septoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l'analisi delle norme di difesa integrata nel frumento dell'Emilia Romagna</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ruggini-septoria/">DIFESA INTEGRATA: RUGGINI E SEPTORIA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue un percorso attraverso le norme per la difesa nell&#8217;agricoltura integrata definite dall&#8217;Emilia Romagna: in questo articolo parliamo della gestione di Ruggini e Septoria. Avevamo già affrontato altre fitopatie del frumento<a href="https://granoitaliano.eu/difesa-integrata/" target="_blank" rel="noopener"> in questo articolo</a>. Concluderemo in un articolo successivo con la difesa contro gli insetti fitofagi.</p>
<p>Le norme per la difesa sono disponibili sul sito della Regione Emilia Romagna a questo indirizzo: <a href="https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale" target="_blank" rel="noopener">https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale</a></p>
<h2>Ruggini (Puccinia graminis, Puccinia recondita, Puccinia striiformis)</h2>
<p>Contro le ruggini si indicano numerosi interventi agronomici possibili: bisogna evitare le semine fitte ed effettuare concimazioni azotate equilibrate.</p>
<p>La soglia vincolante di intervento deve essere definita in base alle indicazioni dei Bollettini tecnici provinciali.</p>
<p>Le sostanze ammesse (come Fenpicoxamid e Pyraclostrobin), gli ausiliari (come <em>Bacillus subtilis</em> e <em>Pythium oligandrum</em>) e il numero di interventi sono specificati <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/Difesa-frumento-2024.pdf" target="_blank" rel="noopener">nella tabella allegata qui</a>.</p>
<h2>Septoria (Septoria nodorum, Septoria tritici)</h2>
<p>Contro la septoria gli interventi agronomici indicati sono evitare le semine fitte ed effettuare concimazioni azotate equilibrate e utilizzare le cultivar inserite nelle liste varietali di raccomandazione.</p>
<p>In merito alle soglie di intervento, è possibile intervenire in base alle indicazioni dei Bollettini tecnici provinciali.</p>
<p>Le sostanze ammesse, gli ausiliari (come <em>Bacillus subtilis</em> e <em>Pythium oligandrum</em>) e il numero di interventi sono specificati <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/07/Difesa-frumento-2024.pdf" target="_blank" rel="noopener">nella tabella allegata qui</a>.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>AGRICOLTURA INTEGRATA: LA GESTIONE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/agricoltura-integrata-la-gestione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 22:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura integrata]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[gestione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=3005</guid>

					<description><![CDATA[<p>La gestione agronomica fino alla raccolta secondo l'Emilia Romagna</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/agricoltura-integrata-la-gestione/">AGRICOLTURA INTEGRATA: LA GESTIONE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il percorso attraverso l&#8217;agricoltura integrata nella coltivazione del frumento. Continuiamo a vedere nel dettaglio le norme tecniche definite dalla Regione Emilia Romagna, specifiche per la gestione della coltivazione del grano tenero e del grano duro. In questo articolo arriveremo fino al raccolto, partendo dalla fertilizzazione..</p>
<p>I disciplinari sono disponibili sul sito della Regione:  <a href="https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale" target="_blank" rel="noopener">https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale</a></p>
<h2>Fertilizzazione</h2>
<p>E&#8217; necessario che l&#8217;azienda disponga delle informazioni relative alle caratteristiche chimico fisiche del terreno ricavabili dalle analisi di lavoratorio e dalla consultazione per le zone di pianura del “Catalogo dei suoli collegandosi al sito https://agri.regione.emilia-romagna.it/Suoli/”.</p>
<p>L&#8217;agricoltore deve redigere un piano di fertilizzazione analitico (si indica al proposito il &#8220;Programma per la formulazione del piano di fertilizzazione&#8221;); in alternativa, può adottare il modello semplificato con le schede a dose standard (si indica l&#8217;Allegato &#8220;Scheda Dose Standard N-P-K Frumento tenero e Frumento duro&#8221;). In quest&#8217;ultimo caso bisogna registrare le motivazioni d&#8217;incremento o decremento.</p>
<h3><strong>Epoche di distribuzione dell’azoto</strong></h3>
<p>Si possono effettuare distribuzioni di azoto in copertura, a partire dal mese di febbraio, oppure a partire da metà gennaio se si impiegano concimi a lenta cessione.<br />
Se il frumento succede ad un cereale di cui sono stati interrati i residui (paglie e stocchi), si può anticipare una prima quota del 30% del fabbisogno di N dall’inizio di gennaio.<br />
Se la piovosità supera i 250 mm tra il 1 Ottobre e il 31 Gennaio, si può anticipare una quota di azoto pari all’equivalente dell’azoto pronto. Questo deve essere calcolato col metodo del bilancio, dall’inizio di gennaio.<br />
Nei terreni in cui non vi sono rischi di perdite per lisciviazione è concesso concimare in pre semina o in copertura nel periodo invernale. Questo, però, con apporti di N inferiori a 30 kg/ettaro. Per terreni a basso rischio di perdita, invece, si intendono i suoli a tessitura tendenzialmente argillosa (FLA, AS, AL e A) con profondità utile per le radici elevata (100-150 cm).</p>
<h3><strong>Modalità di distribuzione dell’azoto</strong></h3>
<p>Se si apporta meno di 100 kg/ha si può effettuare un&#8217;unica distribuzione nella fase di spiga a 1 cm. Se l&#8217;apporto è superiore bisogna frazionare in più somministrazioni, non superando i 100 kg/ha per singola distribuzione. L&#8217;ultimo apporto deve essere realizzato entro la fase di emissione della foglia bandiera/inizio botticella.</p>
<p>Non sono, infine, ammesse distribuzioni in copertura con concimi minerali che contengono P2O5 e K2O. La letamazione è possibile con un apporto annuo dimezzato rispetto ai limiti massimi indicati nella tabella 2 del capitolo 11.3 “Piano di concimazione aziendale” delle &#8220;Norme Generali&#8221;. Valgono i vincoli, gli indirizzi generali e i consigli presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 11.</p>
<h2>Irrigazione</h2>
<p>Non è di norma possibile effettuare interventi di irrigazione. Sono validi i vincoli, gli indirizzi generali e i consigli presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 12.</p>
<h2>Controllo delle infestanti e Difesa</h2>
<p>La sterilizzazione chimica del suolo non è ammessa. Per controllare le erbe infestanti si possono impiegare solo i principi attivi indicati nella tabella &#8220;Controllo integrato delle infestanti&#8221; con le relative limitazioni di utilizzo. Si ricorda, inoltre, che il rischio di danno da avversità biotiche è maggiore nelle colture fitte, con forti concimazioni azotate e nelle varietà più sensibili.</p>
<p>Per la difesa è possibile impiegare i soli principi attivi indicati nella tabella &#8220;Difesa integrata con le limitazioni d’uso previste&#8221;.<br />
I volumi massimi in piena vegetazione per gli interventi fitosanitari con fungicidi, insetticidi e acaricidi, inoltre, non devono superare nel complesso i 500 l/ha.</p>
<p>Valgono sempre i vincoli, gli indirizzi generali e i consigli in &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 15.</p>
<h2>Raccolta</h2>
<p>Alla raccolta le partite di cereali che provengono da campi coltivati a produzione integrata e destinati a vendita con il marchio QC devono essere raccolte e consegnate con modalità separata rispetto a tutte le altre. Inoltre, l&#8217;Allegato &#8220;Requisiti qualitativi&#8221; riporta i requisiti minimi della materia prima proveniente da campi di produzione integrata e destinata alla valorizzazione nell&#8217;ambito dell&#8217;applicazione della L.R. n. 28/99.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/integrata-norme/" target="_blank" rel="noopener">Leggi l&#8217;articolo precedente</a></p>
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		<item>
		<title>AGRICOLTURA INTEGRATA: LE NORME</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/integrata-norme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 22:02:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura integrata]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[norme tecniche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le norme tecniche agronomiche della Regione Emilia Romagna</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/integrata-norme/">AGRICOLTURA INTEGRATA: LE NORME</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il percorso attraverso l&#8217;agricoltura integrata nella coltivazione del frumento. Iniziamo a vedere nel dettaglio le norme tecniche definite dalla Regione Emilia Romagna, specifiche per il grano tenero e il grano duro. In questo articolo partiremo dalla scelta dell&#8217;ambiente e la scelta varietale, passando per la sistemazione del suolo e la semina.</p>
<p>I disciplinari sono disponibili sul sito della Regione:  <a href="https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale" target="_blank" rel="noopener">https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale</a></p>
<h2><strong>Scelta dell&#8217;ambiente di coltivazione e vocazionalità</strong></h2>
<p>Non vi sono specifici vincoli, è sufficiente seguire gli indirizzi generali e consigli inclusi nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 3.</p>
<h2><strong>Mantenimento dell&#8217;agroecosistema naturale</strong></h2>
<p>Vi è il vincolo di non utilizzare principi attivi e feritlizzanti negli spazi naturali e semi naturali all&#8217;interno dell&#8217;azienda agricola, ovvero siepi, aree boscate, capezzagne ed altre. E&#8217;, poi, necessario seguire i vincoli, gli indirizzi egenrali e i consigli presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 4.</p>
<h2><strong>Scelta varietale e materiale di moltiplicazione</strong></h2>
<p>Vi è il divieto di utilizzare materiale vegetale modificato geneticamente. La Regione consiglia di fare riferimento alla Lista varietale raccomandata allegata al documento (clicca qui). Inoltre, la semente deve obbligatoriamente essere certificata, ovvero corredata da certificazione ufficiale rilasciata dal Centro di sperimentazione e certificazione delle sementi CREA-SCS. Valgono sempre gli indirizzi generali e i consigli  presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 5.</p>
<h2><strong>Sistemazione e preparazione del suolo all&#8217;impianto e alla semina</strong></h2>
<p>Non vi sono vincoli specifici e si fa riferimento alle &#8220;Norme generali&#8221; al cap. 6.</p>
<h2><strong>Avvicendamento colturale</strong></h2>
<p>Nel caso del frumento duro non è ammesso il ristoppio, dunque la coltura non può seguire un cereale autunno-vernino. Nel caso in cui il frumento segua un cereale a ciclo primaverile-estivo, allo scopo di ridurre il rischio di fusariosi è necessario interrare i residui della coltura in precessione attraverso una lavorazione che produca il rivoltamento del terreno. Infine, per calcolare il numero di colture nel quinquennio, il grano duro non è differenziato dal tenero, dal farro e triticale, apaprtenendo tutte al medesimo genere botanico.</p>
<p>Nel caso del frumento tenero il ristoppio è possibile e può essere realizzato una volta sola nei cinque anni. Il grano tenero può essere successivo ad avena, farro, grano duro, otzo, segale e triticale ma si considera come ristoppio. Infine, per calcolare il numero di colture nel quinquennio, il grano tenero non è differenziato dal duro, dal farro e dal triticale, appartenendo tutte al medesimo genere botanico.<br />
Gli indirizzi generali e i consigli sono presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 7.</p>
<h2><strong>Semina, trapianto, impianto</strong></h2>
<p>Le semine dovrebbero essere effettuate a partire dalla seconda quindicina d’ottobre per evitare l’incidenza del mal del piede, oltre ad un eccessivo lussureggiamento della pianta. La densità di semina dovrebbe, poi, essere tale da evitare semine troppo fitte che penalizzano il risultato produttivo e predispongono maggiormente la pianta al rischio di fitopatie. Infine, una volta definita la densità, la quantità di seme deve essere calcolata seguendo le indicazioni incluse nell&#8217;Allegato &#8220;Dose di semina grano tenero e duro&#8221;. Non vi sono vincoli specifici e valgono gli indirizzi generali e i consigli presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 8.</p>
<h2><strong>Gestione del suolo e pratiche agronomiche per il controllo delle infestanti</strong></h2>
<p>Vi è un vincolo per le lavorazioni e le sistemazioni negli appezzamenti con pendenza superiore al 10%; si fa riferimento alle &#8220;Norme generali&#8221; al cap. 9.</p>
<h2><strong>Altri metodi di produzione e aspetti particolari</strong></h2>
<p>Si raccomandano gli agricoltori all&#8217;osservazione delle &#8220;Linee guida cereali autunno-vernini&#8221; predisposte dalla Regione Emilia-Romagna per evitare l&#8217;insorgenza di micotossine. Non è possibile impiegare fitoregolatori. Gli indirizzi generali e i consigli sono presenti nelle &#8220;Norme Generali&#8221; al cap. 10.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>AGRICOLTURA INTEGRATA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/agricoltura-integrata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 22:02:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura integrata]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'agricoltura integrata nella coltivazione del frumento: il caso dell'Emilia Romagna</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;agricoltura integrata è riconosciuta come un metodo di produzione agricola sostenibile che è promosso e incoraggiato dalle Regioni da alcune decine di anni. Si tratta di un sistema di produzione  che riduce al minimo l’uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari di sintesi, insieme al consumo di acqua ed energia: il tutto, senza compromettere la qualità dei prodotti e nel rispetto dell’ambiente e della salute dell´uomo.</p>
<p>Con questo articolo iniziamo un percorso attraverso le norme tecniche che sono tenuti a seguire gli agricoltori che sono intenzionati ad aderirvi. Lo facciamo con il supporto della documentazione messa a disposizione dalla Regione Emilia Romagna. Ricordiamo che in favore degli agricoltori che aderiscono alla produzione integrata vi sono aiuti attraverso interventi della Politica Agricola Comune; inoltre, un marchio collettivo regionale valorizza i prodotti da agricoltura integrata <a href="https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/dop-igp/temi/marchio-qc/marchio-qc-1">(Marchio QC Qualità controllata </a><a href="https://www.reterurale.it/produzioneintegrata" target="_blank" rel="noopener">e il marchio nazionale SQNPI Sistema Di Qualità Nazionale Produzione Integrata (D.M. n. 4890/2014)</a></p>
<p>I documenti di riferimento, contenenti le norme tecniche da seguire, sono i Disciplinari di produzione integrata disponibili sul sito delle Regioni: <a href="https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/produzioni-agroalimentari/temi/bio-agro-climambiente/agricoltura-integrata/disciplinari-produzione-integrata-vegetale" target="_blank" rel="noopener">ecco la pagina dedicata per l&#8217;Emilia Romagna</a>. Inoltre, i bollettini di produzione integrata supportano gli agricoltori con informazioni e suggerimenti tecnici (<a href="https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fitosanitario/temi/difesa-sostenibile-delle-produzioni/bollettini/bollettini-integrata" target="_blank" rel="noopener">ecco quelli per l&#8217;Emilia Romagna</a>).</p>
<p>Nell&#8217;articolo successivo analizzeremo nel dettaglio le norme tecniche agronomiche per il frumento, così come definite dalla Regione Emilia Romagna.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>VIAGGIO IN ITALIA: SEMINE IN EMILIA ROMAGNA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/viaggio-in-italia-semine-in-emilia-romagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 17:18:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il nostro viaggio attraverso le semine di frumento in Italia. Questa volta siamo in Emilia Romagna</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il nostro viaggio in Italia attraverso le semine di frumento. Questa volta siamo in Emilia Romagna, terra vocata all&#8217;agricoltura che nel 2023 ha subito un disastroso alluvione. Piogge persistenti, allagamenti, straripamenti e frane hanno martoriato numerose zone della regione e distrutto il lavoro di tanti agricoltori. Abbiamo parlato con tre agricoltori che con coraggio hanno intrapreso la campagna 2024, non rinunciando a pratiche agronomiche di qualità in vista del raccolto, seppur con numerose incertezze legate all&#8217;andamento del mercato e del meteo.</p>
<h2>Costi non riconosciuti</h2>
<p>Franco Rinaldi, della Società Agricola Fratelli Rinaldi, gestisce una superficie di 340 ha. Quest&#8217;anno ha seminato 150 ha tra frumento tenero e duro, incrementando un po&#8217; la quota del tenero (85-90 ha) rispetto all&#8217;anno scorso. «La decisione dipende anche dalle rotazioni ma sicuramente dall&#8217;andamento stagionale: da noi per il duro lo scorso anno è stato un disastro, parliamo di rese di 25-30 quintali/ ha». In merito alle previsioni reddituali per la campagna 2024, Franco Rinaldi conferma che i costi si sono stabilizzati, seppure alti; inoltre, ci dice: «i nostri costi non ci vengono riconosciuti mentre, in merito ai prezzi, siamo in mano a degli speculatori; il prodotto è disponibile nei porti in grandi quantità. Siamo legati poi alla situazione geopolitica, un colpo di tosse da una parte del mondo può creare vantaggi o svantaggi a noi singoli»..</p>
<h2>Il nostro sta diventando un prodotto povero</h2>
<p>Rossella Guizzardi della Guizzardi Agrigest conduce ca 300 ha a Granarolo dell&#8217;Emilia (BO). Poco più di 1/3 è dedicato a grano tenero e duro, con quasi il 90% occupato dal tenero. «Abbiamo sempre fatto molto poco grano duro, il nostro è un terreno vocato al tenero». ci dice, confermando che le scelte dipendono anche da regole di buona conduzione, incluse le rotazioni.</p>
<p>Quest&#8217;anno c&#8217;è un grande punto interrogativo sul previsionale del raccolto per Rossella Guizzardi:  «basta un mese di pioggia come lo scorso anno seguito da siccità per rovinare una campagna. Nel 2023 abbiamo chiuso in profondo rosso. Oggi gli impianti sono belli, dovremmo ritornare a fare il nostro raccolto di 80 quintali per ha di resa come massimo».. Rossella Guizzardi, però, riflette sul lato del mercato: «se i prezzi restano così sarà una catastrofe e non so se potrò permettermi ad avere i miei terreni in affitto. I costi, poi, si sono mantenuti elevati. Le criticità più grandi sono le incertezze sui prezzi di mercato e sull&#8217;andamento meteorologico, ma anche i prezzi delle assicurazioni sono lievitati. Purtroppo il nostro sta diventando sempre più un prodotto povero».</p>
<h2>Rullatura contro la siccità invernale</h2>
<p>L&#8217;Azienda Agricola Marco Bergami si estende per un centinaio di ha nei comuni di San Pietro in Casale e Galliera (BO): Marco Bergami dedica da sempre 50 ha a grano duro e tenero. Negli ultimi 4 anni ha invertito le proporzioni e, anche quest&#8217;anno, ha seminato 40 ha a grano duro, 10 ha a tenero. Ci dice: «La scelta è dovuta a varietà di grano duro che si sono adattate bene all&#8217;areale dell&#8217;Emilia Romagna, garantendo una buona produzione. In particolare, poi, ha inciso il prezzo che, mediamente, è più alto: a parità di investimento in operazioni colturali, riesco ad avere entrate maggiori».. Anche nel 2023 Marco Bergami è riuscito ad avere ottimi parametri qualitativi, ha investito e agito tempestivamente con le operazioni: «preferisco investire, il risultato finale ripaga».</p>
<p>In merito alla campagna 2024, ci dice: «negli anni abbiamo anche noi subito il cambiamento climatico che ci sta penalizzando molto. Le semine autunnali sono andate bene, stiamo pagando il fatto che nel mese di gennaio non è mai piovuto: i nostri cereali hanno sete. 15 gg di gelo hanno fatto poi sollevare il terreno, spezzando le radici. Nelle nostre zone abbiamo tutti provato ad agire con la rullatura, tentando di schiacciare il terreno e salvare più piante possibile. Al giorno d&#8217;oggi bisogna essere molto attenti: la differenza la fa l&#8217;agricoltore attento e professionista, bisogna seguire la coltura passo per passo».</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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