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	<title>filiera - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jul 2026 08:03:33 +0000</lastBuildDate>
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	<title>filiera - Grano Italiano</title>
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		<title>GRANO DA GENERAZIONI, FIN QUANDO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grano-da-generazioni-fin-quando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Cinquanta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 22:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[marche]]></category>
		<category><![CDATA[semina su sodo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un cerealicoltore di Tolentino analizza con noi i costi della piccola cerealicoltura</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/grano-da-generazioni-fin-quando/">GRANO DA GENERAZIONI, FIN QUANDO?</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I costi di produzione del grano duro italiano, così come altri seminativi, sono diventati insostenibili. L’unica voce che non aumenta sono i prezzi di acquisto. Senza la possibilità di far tornare i conti, l’agricoltura non sta più in piedi e viene meno il suo ruolo fondamentale di <strong>produrre cibo</strong> e <strong>custodire il territorio</strong>. Il problema riguarda la <strong>sicurezza alimentare</strong> del nostro Paese; una riflessione profonda da parte di tutti gli attori della filiera è necessaria, purché ne possano seguire presto azioni efficaci.</p>
<p>Abbiamo parlato del futuro prossimo della coltivazione dei cereali, in particolare del grano duro (<em>Triticum turgidum </em>var.<em> durum</em>) con Giampietro Gattari, titolare insieme alla sorella Rosita dell’Agriturismo Nonno Girò, azienda agricola storica del comune di Tolentino (MC), in un territorio collinare dalle caratteristiche e vocazionalità uniche, a metà trada tra l’Appennino Centrale e il Mar Adriatico.</p>
<h2><strong>Un’azienda storica che tiene il passo con i tempi</strong></h2>
<p>Giampietro appartiene alla terza generazione di agricoltori nella famiglia Gratteri. Suo nonno era <strong>mezzadro</strong>, ossia portava avanti l’attività agricola con un contratto che era largamente utilizzato in varie regioni italiane prima dei mutamenti economici del Secondo Dopoguerra. Questo rapporto agrario di tipo associativo prevedeva che il proprietario del fondo rustico, il <em>concedente</em>, affidasse lo sfruttamento del bene fondiario ad una famiglia colonica rappresentata dal suo capo, il <em>mezzadro</em>, che si impegnava a coltivarlo. Sia il concedente sia il mezzadro dovevano concorrere alle spese generali e alla fornitura di mezzi agricoli, a cui seguiva la divisione dei prodotti e degli utili, di norma a metà o in accordo a specifiche disposizioni del contratto. La famiglia Gattari lasciò questa  forma di conduzione nel 1968, quando il padre di Giampiero acquisì la proprietà dei primi due ettari e mezzo della futura azienda agricola.</p>
<p>Oggi l’azienda conduce 80 ettari in proprietà e 200 ettari in affitto. Il grano duro (Anvergur, Platone e Voilur) destinato alla pastificazione è certamente il prodotto di punta, ma stanno diventando sempre più rilevanti nell’organizzazione aziendale anche il frumento tenero (Apache e Bologna) e il farro.</p>
<p>L’evoluzione dell’azienda ha visto anche l’avvio della fornitura di servizi in conto terzi, in particolare per quanto riguarda le operazioni di mietitura e trebbiatura. Il servizio opera in media su 300 ha con una <strong>mietitrebbia autolivellante</strong>. Grazie all’impiego di pistoni idraulici in corrispondenza delle singole ruote, questa tipologia di macchinario permette di lavorare in perfetta orizzontalità con pendenze fino al 25 % procedendo secondo le linee di livello, del 10 % a rittochino. Con il disassamento delle ruote gli organi operatori – in particolare il sistema di pulizia – sono mantenuti in posizione corretta. Siamo in un territorio di natura collinare, in continuo sali-scendi, e questo è soltanto uno dei dettagli da considerare.</p>
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<h2><strong>Costi di produzione fuori controllo</strong></h2>
<p>«Da queste parti l’aratura può essere effettuata solo in un senso, da monte verso valle; il ritorno al punto di partenza è a vuoto, senza operatività. Già qui si ha un raddoppio dei tempi di esecuzione e del gasolio consumato, rispetto alle condizioni di pianura.» È noto che la produzione agricola in collina e in montagna presenta problematiche specifiche che la portano ad essere meno competitiva. Questi territori, tuttavia, non hanno intenzione di rinunciare all’agricoltura, che costituisce una vera e propria base per il <strong>tessuto sociale</strong>; l’unica alternativa all’agricoltura è l’abbandono del territorio, che, considerando la crescente instabilità idrogeologica lungo tutta la Penisola, è uno scenario da evitare in tutti i modi possibili.</p>
<p>È così che – viste le difficoltà del contesto locale, oltre agli ultimi mutamenti nel panorama internazionale a cui sono seguiti aumenti esorbitanti dei prezzi dei fattori di produzione, fra cui carburanti e fertilizzanti – l’agricoltura di collina e montagna risulta ancora più fragile.</p>
<p>«Ho stimato che quest’anno i miei <strong>costi di produzione</strong> saranno di 1.450,00 € per ettaro. Le rese di grano duro che riesco ad ottenere per ogni ettaro vanno dai 30 ai 60 quintali, dipende dalla natura del terreno; posso dire che in media raggiungerò i 45 quintali ad ettaro. Da quel che ho potuto osservare, ritengo che il prezzo di vendita potrà attestarsi sui 20,00 € al quintale.» Racconta Giampietro, che proprio in questi giorni è impegnato con la raccolta dei cereali.</p>
<p>«Facendo i conti, avrò una <strong>perdita</strong> di 500,00 € ad ettaro. Fino a qualche anno fa, prima della pandemia, i costi di produzione si aggiravano tra i 600,00 e gli 800,00 € ad ettaro, con prezzi di 40,00 € al quintale.» Non soltanto i cereali soffrono dei bassi prezzi di vendita imposti dai mercati internazionali e dell’aumento dei costi di produzione.</p>
<p>Oltre al grano l’azienda produce favino, colza, girasole, erba medica e barbabietola, garantendo la successione colturale su tutta la SAU (Superficie Agricola Utilizzata) messa a coltura. Per nessuno di questi prodotti l’annata in corso promette guadagni che oltrepassino i costi sostenuti. La preoccupazione riguarda in particolare la barbabietola, coltura che rischia di sparire a causa del prezzo di vendita dello zucchero, eccessivamente basso.</p>
<h2><strong>Buone pratiche per una maggiore sostenibilità, anche economica</strong></h2>
<p>La pratica dell’<strong>avvicendamento colturale</strong> può sembrare un’azione ovvia, costituisce invece una scelta di conduzione ambientale dal grande significato agro-ecologico, e anche economico. Presso l’azienda della famiglia Gattari lo schema della successione riflette una logica quadriennale classica.</p>
<p>Sono presenti <strong>colture da rinnovo</strong>, qui rappresentate dalla barbabietola, dal colza e dal girasole, che lasciano il terreno in buone condizioni di fertilità non tanto per virtù proprie, ma per la tecnica colturale che le caratterizza: lavorazioni, concimazioni, sarchiature… Gli effetti di questi interventi non si esauriscono con la fine del ciclo colturale, e vanno a beneficio delle semine e dei raccolti che seguiranno.</p>
<p>Le <strong>colture miglioratrici</strong> sono rappresentate dal favino e dall’erba medica, leguminose foraggere. Lasciano il terreno in condizioni migliori di come lo hanno trovato; sono protagoniste di questo gruppo le leguminose (famiglia <em>Fabaceae</em>) che attuano la fissazione simbiotica dell’azoto atmosferico. L’instaurarsi della simbiosi con batteri del genere <em>Rhizobium</em>, un microrganismo del suolo che trova ospitalità in particolari noduli della radice della pianta, è responsabile della trasformazione dell’azoto atmosferico (N<sub>2</sub>), che costituisce circa il 70% dell’aria che respiriamo, ma non è assimilabile dalle piante, in una forma che può essere utilizzata per la sintesi delle proteine. In cambio la pianta fornisce al microrganismo prodotti della fotosintesi, soprattutto zuccheri.</p>
<p>Le <strong>colture depauperanti</strong> sfruttano le risorse del suolo senza apportare beneficio alle successive, ne sono un tipico esempio il frumento e gli altri cereali da paglia.</p>
<p>l beneficio economico diretto consiste in un risparmio nei costi legati ad acquisto, trasporto e distribuzione dei prodotti, che siano organici o minerali. L’effetto dell’avvicendamento colturale sull’agro-ecosistema è però molto più complesso e comporta numerosi vantaggi difficilmente quantificabili, che non si possono apprezzare nel bilancio aziendale annuale, ma solo con una presenza pluriennale continua dell’attività agricola in un appezzamento o in un territorio.</p>
<p>L’avvicendamento delle colture contrasta la <strong>stanchezza del terreno</strong>, il declino nella produttività del campo conseguente alla pratica continuativa di anno in anno della medesima coltura, e all’aumento della <strong>biodiversità</strong> del sistema colturale, della fertilità del suolo e ad una maggiore resilienza dell’intera azienda agricola.</p>
<p>Non è solo l’attenzione ad una corretta esecuzione degli avvicendamenti a confermare che per l’impresa di Giampietro e Rosita Gattari la sostenibilità ambientale è parte irrinunciabile della <strong>cultura aziendale</strong>. Dal 2016 si effettua la <strong>semina su sodo</strong> su tutti i cereali in rotazione, un’ulteriore pratica colturale che comporta la riduzione del numero delle lavorazioni meccaniche sui terreni, con i noti vantaggi sia di carattere economico sia ambientale. A confermare ulteriormente la sua attenzione (ma sarebbe meglio dire “il suo amore”) per il territorio e per l’agricoltura, in azienda si pratica la <strong>difesa integrata</strong>, strategia che consente di limitare i danni derivanti dai parassiti delle piante utilizzando tutti i metodi e le tecniche disponibili nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo.</p>
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<h2><strong>Qualche idea per difendere l’agricoltura nelle Marche, e magari anche nel resto d’Italia</strong></h2>
<p>Abbiamo parlato dei costi dei fattori di produzione che aumentano a dismisura, le cause sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare al deterioramento degli equilibri geopolitici che si ripercuote sui mercati internazionali, e ha dominato i canali di informazione negli ultimi mesi. Dal punto di vista di Giampietro Gattari il tema è più articolato, «i fattori di produzione agricola come i fertilizzanti, i prodotti fitosanitari, le sementi, subiscono troppi passaggi: dal luogo di produzione, fino all’azienda agricola dove sono acquistati e utilizzati, vi sono grossisti, mediatori, venditori al dettaglio, ognuno dei quali ricava la propria marginalità che si ripercuote interamente sul prezzo finale che è a nostro carico. Le <strong>filiere</strong> devono essere più corte, sia a monte, sia a valle della produzione agricola.»</p>
<p>L’azione politica per scongiurare la scomparsa dell’agricoltura con le sue nefaste ripercussioni si è sempre basata sul meccanismo dell’incentivo e del sostegno. La critica di Giampietro Gattari riguarda un possibile cambiamento di questo principio consolidato. «Gli incentivi sono solitamente collegati a specifici interventi da parte dell’agricoltore, l’esempio più tipico riguarda i contributi per l’acquisto di macchinari. Questo però costringe l’imprenditore ad intraprendere azioni che gli vengono suggerite dall’alto, senza aver prima ascoltato quali sono i suoi effettivi bisogni. Gli aiuti dovrebbero essere slegati da progetti predeterminati, ciò che servirebbe sarebbero <strong>forme di credito agevolate</strong> e dedicate ai produttori, in modo che possano attuare investimenti decisi a partire dalle necessità della loro azienda.»</p>
<p>Altro grande tema toccato da Giampietro è la <strong>formazione</strong>: «gli agricoltori sono oggi molto più formati rispetto agli anni Settanta e Ottanta del Novecento, ma le informazioni provengono dagli stessi venditori dei fattori di produzione. La formazione potrebbe essere gestita in modo pubblico, tramite agronomi che conoscano bene il territorio e siano ingaggiati dalle Regioni.»</p>
<p>«Il grano prodotto in Italia, è lo stesso grano che viene prodotto all’estero» conclude Giampietro «non c’è motivo per cui il suo prezzo debba essere più alto, tant’è che la sua definizione avviene a livello internazionale… tuttavia non possiamo permetterci in nessun modo che scompaia, per questo bisogna pensare al bene collettivo ed essere compatti, superando le divisioni e procedendo con progetti unitari.»</p>
<p><em>Autore: <a href="https://www.linkedin.com/feed/">Davide Cinquanta</a>, agronomo</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>FILIERA, NUOVE REGOLE UE SUI CONTRATTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/filiera-nuove-regole-ue-sui-contratti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 22:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Regolamento Ue 2026/1739 rafforza contratti scritti, organizzazioni di produttori e trasparenza nella filiera agroalimentare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Regolamento (UE) 2026/1739, pubblicato il 29 luglio nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, interviene sull’Organizzazione comune dei mercati e su due regolamenti della Pac. L’obiettivo è riequilibrare i rapporti tra produzione agricola, trasformazione e distribuzione, rafforzando la capacità negoziale degli agricoltori.</strong> Il provvedimento non introduce prezzi minimi né garantisce automaticamente il reddito: mette invece a disposizione nuovi strumenti contrattuali, organizzativi e finanziari. (<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32026R1739" target="_blank" rel="noopener">Leggi la norma</a>)</p>
<h2>Contratti prima della consegna</h2>
<p><strong>La principale novità è l’estensione del contratto scritto alle consegne di prodotti agricoli effettuate dagli agricoltori, dalle loro associazioni e dalle organizzazioni di produttori.</strong> Il documento, anche in formato elettronico, dovrà essere predisposto prima della consegna e indicare almeno prezzo, quantità e qualità, calendario, durata, modalità di pagamento e condizioni applicabili in caso di forza maggiore.</p>
<p>Il prezzo potrà essere fisso oppure determinato attraverso formule basate su indicatori oggettivi, accessibili e comprensibili. Tali parametri dovranno riflettere l’andamento del mercato e le variazioni degli elementi rilevanti dei costi di produzione che incidono sulla remunerazione agricola. Nei contratti superiori a dodici mesi – sei mesi per il settore lattiero-caseario – dovrà inoltre essere prevista una clausola di revisione attivabile dal produttore.</p>
<p>L’obbligo non sarà tuttavia assoluto. Gli Stati membri potranno prevedere deroghe, ad esempio per acquisti effettuati da micro e piccole imprese, operazioni sotto una soglia nazionale comunque non superiore a 10 mila euro, consegna e pagamento contestuali, prodotti stagionali o deperibili e pratiche commerciali tradizionali. Restano escluse, a determinate condizioni, le consegne dei soci alla propria cooperativa o organizzazione di produttori. Per le controversie dovranno essere disponibili meccanismi volontari e imparziali di mediazione.</p>
<h2>Più spazio alla cooperazione</h2>
<p><strong>Il regolamento semplifica il riconoscimento delle organizzazioni di produttori e amplia le possibilità di negoziazione collettiva.</strong> Le associazioni di Op riconosciute potranno trattare le condizioni contrattuali per i propri aderenti entro il limite del 36% della produzione nazionale del prodotto interessato.</p>
<p><strong>Sono previsti anche incentivi mirati.</strong> L’aiuto finanziario dell’Unione potrà essere aumentato di 20 punti percentuali per alcune spese di investimento sostenute nelle aziende di giovani o nuovi agricoltori che entrano per la prima volta in una Op riconosciuta. In presenza di calamità, eventi climatici avversi, fitopatie o infestazioni, il sostegno ai programmi operativi potrà salire dal 50 al 70%, quando le perdite raggiungono almeno il 30% della produzione media calcolata secondo le regole europee.</p>
<h2>Etichette e applicazione graduale</h2>
<p><strong>Le diciture “equo”, “giusto” o equivalenti saranno riservate a sistemi commerciali che assicurano stabilità, trasparenza e una remunerazione considerata adeguata dagli agricoltori partecipanti. Anche l’espressione “filiera corta” viene definita sulla base del collegamento diretto o della prossimità tra produttori e consumatori.</strong></p>
<p>Una parte distinta del provvedimento tutela, inoltre, alcune denominazioni della carne dall’impiego per prodotti non di origine animale. Il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione; le disposizioni sui contratti e sulle diciture commerciali si applicheranno dopo due anni, quelle sulle denominazioni della carne dopo tre.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I COSTI AGRICOLI NON LI DECIDE L&#8217;INDUSTRIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/i-costi-agricoli-non-li-decide-lindustria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 10:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[ismea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Tar boccia i costi Ismea</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Basta mortificare il lavoro dei cerealicoltori. Ismea continui a monitorare i costi medi di produzione in un percorso che tuteli la filiera partendo da chi semina e raccoglie nei campi. Così Cia-Agricoltori Italiani richiamando la sentenza del TAR Lazio che boccia il monitoraggio Ismea, accogliendo il ricorso di quaranta società del settore molitorio insieme a Italmopa. L&#8217;industria molitoria non ha commentato la sentenza che di fatto smonta la Cun, nata sul presupposto di portare i prezzi al di sopra dei costi Ismea. Ora che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha annullato il provvedimento con cui Ismea, a settembre dello scorso anno, aveva disposto il monitoraggio dei costi medi di produzione del grano duro per il 2025, la commissione unica perde il suo faro.</p>
<p>A essere contestati dal TAR non sono i numeri di Ismea, ma il mancato coinvolgimento delle aziende molitorie nella formulazione dei costi medi di produzione: non è chiaro come l&#8217;acquirente possa contribuire &#8220;tecnicamente&#8221; alla definizione del costo di produzione di un quintale di frumento, ma il Tar evidentemente è di un&#8217;idea diversa. Secondo Cia i costi Ismea restano «uno strumento importante per gli agricoltori e in grado di dare sostanza alla direttiva comunitaria 2019/633 sulle pratiche sleali, anche recepita dall’Italia con il Dl 198/2021, che riconosce, testualmente, come pratiche sleali: “l’imposizione di condizioni contrattuali estremamente gravose per il venditore, ivi compresa quella di vendere i prodotti agricoli a prezzi al di sotto dei costi di produzione”.</p>
<p>Lo scorso settembre, Ismea ha rilevato come prezzi medi di produzione per il grano duro fino al Sud, 31,8 euro al quintale, mentre quelli pagati oggi agli agricoltori, sono a tratti imbarazzanti: per il grano duro fino 26 euro al quintale al Sud, e fino a 24 euro in Sicilia. Quotazioni che, ben sotto i costi medi di produzione Ismea, umiliano il lavoro e la professionalità degli agricoltori e uccidono, azienda dopo azienda, un intero comparto.</p>
<p>Ismea, conclude Cia, colmi le eventuali lacune segnalate dal TAR, ma di concerto con tutta la filiera, vada avanti nel suo ruolo a salvaguardia dei cerealicoltori e contro possibili pratiche sleali. La filiera grano duro-pasta è un asset strategico dell’agroalimentare italiano e merita percorsi partecipati, condivisi e non sterili contrapposizioni da parte di tutti i suoi protagonisti: agricoltura, industria di prima e seconda trasformazione, stoccatori, grande distribuzione e mondo della ricerca pubblica». La guerra continua.</p>
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		<title>GRANO DURO, FILIERA AL CENTRO DEL DURUM DAYS</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grano-duro-filiera-al-centro-del-durum-days/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CONFCOOPERATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[durum days 2026]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[TEA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Foggia il Durum Days 2026 farà il punto su mercato, stime produttive, TEA e contratti di filiera. Al centro il futuro del duro italiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="550" data-end="792"><strong data-start="550" data-end="625">Il grano duro torna al centro del confronto nazionale e internazionale.</strong> Domani, martedì 19 maggio, l’Auditorium della Camera di Commercio di Foggia ospiterà il Durum Days 2026, appuntamento ormai di riferimento per la filiera grano-pasta.</p>
<p data-start="794" data-end="1179">L’iniziativa riunisce Assosementi, Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e CREA, con Areté come partner tecnico. Un confronto che arriva in una fase delicata, segnata da quotazioni al ribasso, incertezza dei mercati, costi di produzione elevati e variabili climatiche sempre più difficili da governare.</p>
<h2 data-section-id="1dkbb6k" data-start="1181" data-end="1213">Prime stime su Italia e mondo</h2>
<p data-start="1215" data-end="1482"><strong data-start="1215" data-end="1303">Uno dei passaggi più attesi sarà la presentazione delle prime previsioni produttive.</strong> Il programma prevede, infatti, un intervento di Annachiara Saguatti, Senior Market Analyst di Areté, dedicato all’evoluzione e alle prospettive del mercato mondiale del grano duro.</p>
<p data-start="1484" data-end="1896">A seguire, Pasquale De Vita, del CREA di Foggia, farà il punto su “Grano duro italiano: stime produttive, strategie e strumenti per la sostenibilità”. Per gli agricoltori, si tratta di informazioni decisive per leggere la campagna in corso e orientare le scelte in un contesto nel quale la sola produzione non basta più: servono qualità, programmazione e capacità di stare dentro relazioni di filiera più solide.</p>
<h2 data-section-id="1aak2lr" data-start="1898" data-end="1929">TEA e miglioramento genetico</h2>
<p data-start="1931" data-end="2184"><strong data-start="1931" data-end="2003">La prima tavola rotonda guarderà al futuro varietale del grano duro.</strong> Il tema sarà quello del miglioramento genetico e delle Tecniche di Evoluzione Assistita, con il contributo di Nicola Pecchioni, Daniela Marone, Davide Bacilieri e Tommaso Battista.</p>
<p data-start="2186" data-end="2544">Il punto è particolarmente sensibile per aree come la Capitanata e, più in generale, la Puglia, dove siccità, stress termici e pressione delle malattie incidono direttamente su rese e qualità. Le TEA sono quindi al centro del dibattito perché possono aprire nuove prospettive su resistenza alle fitopatie, tolleranza alla carenza idrica e stabilità produttiva.</p>
<h2 data-section-id="emdqpj" data-start="2546" data-end="2579">Dieci anni di Fondo grano duro</h2>
<p data-start="2581" data-end="2881"><strong data-start="2581" data-end="2651">La seconda parte dei lavori sarà dedicata ai contratti di filiera.</strong> A dieci anni dal primo stanziamento per il Fondo grano duro, il Durum Days diventa l’occasione per valutare cosa ha funzionato, quali criticità restano aperte e quali strumenti servono per rendere più conveniente la coltivazione.</p>
<p data-start="2883" data-end="3464">Giorgio Mercuri, presidente di Confcooperative Puglia e vice-presidente nazionale di Confcooperative, intervistato da Grano Italiano, sottolinea il valore di questo passaggio: «a dieci anni dall’avvio dell’intervento del Ministero a sostegno della filiera grano-pasta, possiamo dire che è stato fatto tanto ma il potenziale è ancora molto ampio. Ad oggi i contratti di filiera oggi interessano solo il 15% delle superfici coltivate a grano duro: sono uno strumento importante, perché permettono di definire prima il prezzo di liquidazione del grano, ma non sono ancora entrati nella piena capacità contrattuale nel rapporto tra industria e agricoltori».</p>
<h2 data-section-id="1hw0v74" data-start="3466" data-end="3500">Aggregazione e reddito agricolo</h2>
<p data-start="3502" data-end="3743"><strong data-start="3502" data-end="3560">Il nodo resta la forza contrattuale degli agricoltori.</strong> Secondo Mercuri, il limite principale è legato alla frammentazione produttiva e alla difficoltà, per molte aziende, di affrontare da sole investimenti, innovazione e sperimentazione.</p>
<p data-start="3745" data-end="4289">«Parliamo di tanti piccoli produttori, spesso fuori da sistemi aggregati come cooperative e OP. Da soli fanno fatica a innovare» prosegue Mercuri, e conclude: «serve un modello aggregativo più forte, capace di ridurre i costi di produzione, sostenere la sperimentazione e dare certezze agli agricoltori sul reddito. Anche la trasformazione deve investire di più per migliorare il rapporto tra chi produce e chi utilizza il grano. Se non innoviamo anche nel modo di pensare e costruire la filiera, gli strumenti messi in campo finora rischiano di non dare le risposte attese».</p>
<p data-start="4291" data-end="4404">La partecipazione è libera previa registrazione <a href="https://www.durumdays.com/" target="_blank" rel="noopener">sul sito del Durum Days</a>. <strong data-start="4364" data-end="4404">Di seguito la locandina dell’evento</strong></p>
<p data-start="4291" data-end="4404"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9070" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1024x673.jpg" alt="durum days" width="770" height="506" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1024x673.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-300x197.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-768x505.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-370x243.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-270x177.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-570x375.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-740x486.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1320x868.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026.jpg 1500w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
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		<title>LAZIO ALLE PRESE CON IL FUSARIUM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/lazio-alle-prese-con-il-fusarium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 23:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come gestire le malattie del grano nel Lazio: intervista con Antonio Parenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza dei cerealicoltori del centro Italia.</p>
<p>Come abbiamo visto nel precedente articolo (<a href="https://granoitaliano.eu/il-lazio-si-affida-alle-rotazioni/" target="_blank" rel="noopener">Il Lazio si affida alle rotazioni</a>), l&#8217;aumento dei costi di produzione ha un forte impatto anche sulla lotta alle infestanti e alle fitopatie. Perciò è importante una gestione virtuosa delle risorse. Ne parliamo con Antonio Parenti presidente Confagricoltura Lazio.</p>
<p>Antonio Parenti presidente di Confagricoltura Lazio e titolare di un&#8217;azienda multidisciplinare con annesso agriturismo nel comune di Montalto di Castro (VT) delle dimensioni di circa 160 Ha ci dice: « Nella regione Lazio il grano viene coltivato soprattutto nella fascia tirrenica e in alcune zone interne nella parte centro-nord della regione. Ciò avviene in presenza di zone a giacitura collinare nelle province di Rieti e Viterbo. Inoltre, questa coltivazione interessa naturalmente anche la provincia di Roma.</p>
<p>Nella mia zona le malerbe che danno più problemi sono quelle a foglia stretta che sono più veloci nella crescita. Tendono ad “affogare” il grano nella fase di botticella prima della spigatura. Io così come tutti i miei colleghi del viterbese negli ultimi anni siamo diventati molto più ”virtuosi” e tendiamo ad utilizzare pochissimo concime e quando possibile eliminiamo i diserbi. Queste due voci di costo sono infatti molto impattanti sulla coltivazione.</p>
<p>Perciò si tende a seminare un po&#8217; più tardi, facciamo una lavorazione in più del terreno. Inoltre, utilizziamo sovesci con leguminose che apportano azoto in maniera naturale ai terreni. Il tutto per poter contenere i costi e cercare di rendere sostenibile la coltivazione del grano». spiega Parenti<br />
Tra le malerbe a foglia stretta che danno problemi alla coltivazione del grano ci sono quelle appartenenti alla famiglia delle graminacee classe monocotiledoni.</p>
<p>Tra queste sicuramente quella che riveste più importanza è il loietto (Lolium spp) per i danni economici che può causare. Tra le altre infestanti graminacee meritevoli di considerazione si possono citare le specie appartenenti ai generi Avena, Phalaris, e Poa.</p>
<h2>IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLO SVILUPPO SULLE FITOPATIE</h2>
<p>«la fascia tirrenica a parte gli ultimi anni è sempre stata caratterizzata da un clima abbastanza arido. Questo tipo di clima non permette di avere le condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di malattie. Allo stesso tempo la scarsità di precipitazioni non consente di ottenere rese molto elevate. Rispetto ad altri territori qui si raggiungono rese di 35 q/Ha» osserva l&#8217;agricoltore laziale. Che ci racconta problematiche analoghe a quelle che abbiamo incontrato in Sardegna<br />
(<a href="https://granoitaliano.eu/infestanti-sardegna/">Come combatto le infestanti</a>)<br />
Un altro problema temibile per i cerealicoltori laziali è quello del fusarium: abbiamo studiato il problema l&#8217;anno scorso a Piacenza. In quell&#8217;occasione, abbiamo partecipato ai campi prova organizzati da Agricola 2000 (<a href="https://granoitaliano.eu/fusarium-agguato/">Fusarium  in agguato</a>)<br />
«In quest&#8217;annata caratterizzata da una piovosità elevata con un alto tasso di umidità presente nell&#8217;aria sicuramente avremo problemi di malattie fungine. In particolare, si prevedono problematiche di fusarium, mal del piede e oidio. Un aspetto importante da considerare è l&#8217;assenza da qualche anno a questa parte del vento freddo di Tramontana che caratterizzava il periodo delle semine. Quest&#8217;ultimo è stato sostituito da un vento proveniente da sud che porta umidità. Ciò favorisce l&#8217;insorgenza di fitopatie. Afidi e altri parassiti terricoli invece non hanno mai storicamente causato danni rilevanti nella zona» spiega Parenti.</p>
<h2>UNA FILIERA NON OPPORTUNAMENTE VALORIZZATA: UN ULTERIORE PROBLEMA</h2>
<p>«Oltre ai problemi derivanti dagli elevati costi di produzione e dalla bassa remunerazione del cereale, nella regione Lazio abbiamo il grosso problema della mancanza di una filiera produttiva in grado di valorizzare a livello nazionale il grano prodotto nella regione: non abbiamo centri di stoccaggio del cereale idonei, ci sono solo commercianti con piccoli centri di stoccaggio che poi vendono il prodotto ad aziende di trasformazione quali molini o pastifici fuori regione, in altre regioni come la Puglia la presenza di strutture adeguate che sono in grado di valorizzare la filiera fa si che queste ultime riescono a vendere il loro grano a prezzi decisamente superiori rispetto a quello laziale a parità di qualità visto che possono permettersi di contenere i costi di produzione avendo una capillare rete di trasformazione molini e pastifici diffusa sul territorio» conclude Parenti.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>LA FILIERA CORRE SUL DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-filiera-corre-sul-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 23:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Coltiva Italia]]></category>
		<category><![CDATA[contratti]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La filiera accelera e dà più stabilità al comparto con la conferma del sostegno pubblico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="268" data-end="1184">Secondo quanto riportato da <strong data-start="296" data-end="314">Il Sole 24 Ore</strong> nell’articolo <a class="decorated-link" href="https://www.ilsole24ore.com/art/grano-duro-contratti-filiera-accelerano-2026-potrebbero-coprire-terzo-campi-coltivati-AI3veFvB" target="_blank" rel="noopener" data-start="329" data-end="564">“Grano duro, i contratti di filiera accelerano: nel 2026 potrebbero coprire un terzo dei campi coltivati”</a>, il 2026 potrebbe segnare un salto di scala per i contratti di filiera nel duro italiano, fino a interessare circa <strong data-start="680" data-end="699">400 mila ettari</strong>, pari a <strong data-start="708" data-end="752">circa un terzo delle superfici nazionali</strong>, con un sostegno pubblico che salirebbe a <strong data-start="795" data-end="817">40 milioni di euro</strong> e un premio stimato in <strong data-start="841" data-end="864">100 euro per ettaro</strong> per gli agricoltori aderenti. Lo scenario descritto dal quotidiano economico conferma una direzione ormai chiara: la filiera non è più soltanto uno strumento commerciale, ma sempre di più una leva di politica agricola, di programmazione produttiva e di stabilizzazione del reddito.</p>
<h2 data-section-id="1whxuf8" data-start="1186" data-end="1234">Un cambio di passo per il grano duro italiano</h2>
<p data-start="1236" data-end="1842">Il punto centrale è semplice: in una fase segnata da volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche e crescente attenzione alla sicurezza alimentare, il grano duro torna a essere una coltura strategica. Proprio per questo, l’alleanza tra agricoltori e industria assume un valore che va oltre la singola campagna agraria. Il Sole 24 Ore sottolinea infatti come il rafforzamento dei contratti di filiera risponda all’esigenza di rendere più solido l’approvvigionamento nazionale, in un Paese che resta ancora lontano dalla piena autosufficienza, ferma intorno al 60%.</p>
<p data-start="1844" data-end="2217">Per il comparto cerealicolo, ciò significa passare da una logica spesso difensiva, legata all’andamento del prezzo spot, a una logica di costruzione del valore. Il contratto di filiera, infatti, non si limita a garantire il ritiro del prodotto: crea un quadro di regole, obiettivi qualitativi e indirizzi tecnici che possono migliorare la competitività dell’intero sistema a partire dal campo della singola azienda.</p>
<h2 data-section-id="1hv5sa2" data-start="2219" data-end="2276">Premio al reddito e minore esposizione alla volatilità</h2>
<p data-start="2278" data-end="2958">Per l’agricoltore il primo beneficio è evidente: la filiera offre un’integrazione economica e una maggiore prevedibilità e capacità di programmazione. In una cerealicoltura che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con oscillazioni dei listini, costi elevati di mezzi tecnici e forti differenze produttive tra aree e annate, poter contare su un premio dedicato e su condizioni contrattuali definite in anticipo rappresenta un fattore di tenuta aziendale. Il valore dei <strong data-start="2721" data-end="2744">100 euro per ettaro</strong> richiamato dal Sole 24 Ore va letto proprio in questa chiave: non come elemento risolutivo da solo, ma come tassello di una più ampia strategia di stabilizzazione del reddito.</p>
<p data-start="2960" data-end="3294"><strong>La vera forza della filiera, però, non è solo il premio. È la possibilità di ridurre l’incertezza.</strong> Un cerealicoltore che semina dentro un percorso contrattualizzato ha, almeno in parte, un riferimento più chiaro sugli sbocchi commerciali, sui parametri richiesti e sulle pratiche agronomiche più coerenti con gli obiettivi di mercato.</p>
<h2 data-section-id="w9bg4n" data-start="3296" data-end="3339">Direzione tecnica e agronomia più mirata</h2>
<p data-start="3341" data-end="3780">Qui entra in gioco uno degli aspetti più importanti e, spesso, meno valorizzati, dei contratti di filiera: la guida tecnico-agronomica. La filiera funziona davvero quando non si limita a fissare un prezzo o un premio, ma accompagna le aziende nelle scelte di campo. Significa indicazioni su varietà da privilegiare, epoche e densità di semina, piani di concimazione più efficienti, strategie di difesa e criteri di raccolta e stoccaggio.</p>
<p data-start="3782" data-end="4161">Questo approccio ha un duplice effetto. Da un lato aiuta a migliorare la stabilità delle rese, che oggi è uno dei veri nodi economici della coltura. Dall’altro consente di costruire una granella più coerente con le esigenze dell’industria di trasformazione. In altre parole, la filiera riduce il disallineamento storico tra ciò che il campo produce e ciò che il mercato richiede, nel rispetto delle attese e della tutela del consumatore.</p>
<p data-start="4163" data-end="4491">Per il produttore agricolo, ricevere suggerimenti tecnici mirati significa anche limitare gli errori e razionalizzare gli input. In annate complicate dal punto di vista climatico, questo può tradursi in una maggiore continuità produttiva e in una migliore qualità finale, due fattori decisivi per difendere il margine aziendale.</p>
<h2 data-section-id="updacy" data-start="4493" data-end="4555">Qualità, omogeneità e maggiore affidabilità per l’industria</h2>
<p data-start="4557" data-end="5019">La filiera, però, non porta vantaggi solo in campagna. Per l’industria molitoria e pastaria, disporre di materia prima programmata significa poter contare su lotti più uniformi dal punto di vista qualitativo, merceologico e sanitario. È un passaggio cruciale: la qualità non è soltanto il contenuto proteico, ma anche l’omogeneità della granella, la sanità del prodotto, la costanza nei parametri di trasformazione e la riduzione delle criticità lungo la catena.</p>
<p data-start="5021" data-end="5437">Una maggiore uniformità consente di ottimizzare i processi industriali, ridurre le variabilità in macinazione e nella trasformazione, e offrire al consumatore un prodotto finale più costante. In un mercato in cui la pasta italiana continua a giocarsi la reputazione anche sulla tracciabilità e sull’affidabilità della materia prima, i contratti di filiera diventano uno strumento di qualificazione del made in Italy.</p>
<p data-start="5021" data-end="5437">Insomma, la filiera gioca un ruolo chiave nella lotta dura che combattiamo non solo contro gli importatori di altri continenti, ma anche di quelli alle porte delle Alpi, dalla Francia all&#8217;Austria, avvantaggiate da una logistica meno costosa ma anche da una capacità degli agricoltori di fare squadra che garantiscono omogeneità e qualità elevata ai lotti di granella (ci si riferisce, ovviamente, anche al frumento tenero).</p>
<h2 data-section-id="1azti2q" data-start="5439" data-end="5485">Un vantaggio che arriva fino al consumatore</h2>
<p data-start="5487" data-end="6105">L’ultimo anello della catena è il consumatore, che beneficia indirettamente ma concretamente di questo modello. Una filiera ben organizzata genera più trasparenza, più controllo e una qualità più stabile del prodotto finito. In tempi in cui la sicurezza alimentare è tornata, fortunatamente, centrale, il valore di una materia prima nazionale meglio programmata e meglio assistita sul piano tecnico acquista un peso ancora maggiore. Il quadro richiamato dal Sole 24 Ore si inserisce proprio in questa prospettiva di rafforzamento strategico dell’intera filiera del duro italiano.</p>
<h2 data-section-id="lsmwz7" data-start="6107" data-end="6144">La filiera come scelta strutturale</h2>
<p data-start="6146" data-end="6516">Il dato più interessante, al di là dei numeri, è forse questo: la filiera sta smettendo di essere un’opzione marginale per diventare un pilastro organizzativo del comparto. Se davvero nel 2026 si arriverà a coprire un terzo delle superfici a duro, come riporta il Sole 24 Ore, il settore si troverà di fronte a un passaggio di fase.</p>
<p data-start="6518" data-end="6994">Per il grano duro italiano, la sfida non è soltanto produrre di più, ma produrre meglio, con maggiore continuità e con un equilibrio più sostenibile fra reddito agricolo, esigenze industriali e aspettative del mercato. In questo senso, i contratti di filiera non rappresentano solo una risposta congiunturale: possono diventare la base di una cerealicoltura più moderna, più orientata e meno esposta agli squilibri che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione il settore.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>PIEMONTE: LE FILIERE GUIDANO LE SEMINE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-filiere-guidano-le-semine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 23:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[proteine]]></category>
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		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<category><![CDATA[varietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SATA ci racconta come va la stagione e le varietà scelte in Piemonte</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo andati in Piemonte a scoprire quali sono le varietà più coltivate in questa stagione ormai avviata. E’ il Direttore degli studi per l’area Nord-Centro di SATA, Ivano Ramon, che ci racconta <strong>come si sta avviano il ciclo colturale e quali varietà sono state tra le più seminate. Vediamo come e perché l’adesione degli agricoltori alle filiere sta definendo il trend delle semine in questi anni.</strong></p>
<h2><strong>Buone emergenze: inizia l’accestimento</strong></h2>
<p><strong>Le semine per la stagione 2025-26 in Piemonte si sono concentrate in due periodi</strong>: il primo tra la metà e la fine di ottobre, il secondo a partire dalla fine della prima decade di novembre (quest’ultimo in leggero ritardo, a causa di raccolte di mais tardive per le piogge). In entrambi i casi, Ramon ci conferma che <strong>le emergenze sono state buone e non ci sono grosse problematiche da segnalare</strong>. In particolare, alla metà dicembre le prime semine sono entrate in fase di accestimento, mentre quelle successive dovrebbero entrarci appena pima di Natale.</p>
<p>Non si segnalano, poi, avvisaglie di patologie fungine per cui è decisamente presto parlare: «sicuramente» ci dice Ivano Ramon «in Piemonte per ora le temperature e lo stadio di sviluppo della pianta non sono in linea con quelle che sono le condizioni di sviluppo delle principali malattie del frumento».</p>
<h2><strong>L’industria e la filiera dettano la scelta varietale</strong></h2>
<p><strong>La scelta varietale dei cerealicoltori, almeno in Piemonte, appare seguire le esigenze dell’industria, in particolare del comparto dolciario locale. Questo determina una crescente specializzazione verso segmenti qualitativi definiti, ci conferma Ivano Ramon</strong>. «Il trend attuale vede una forte polarizzazione: da un lato, il <strong>consolidamento dei frumenti di forza come Rebelde, Giorgione e Izalco, scelti per l&#8217;alto valore proteico richiesto dall&#8217;industria molitoria». Tengono, dall’altro lato, i frumenti biscottieri</strong>, pur meno remunerativi, in considerazione della rilevanza di questi grani per la domanda industriale regionale, <strong>con varietà come Cosmic e Hansel</strong>. Ramon conclude dicendoci che, in areali con minori potenzialità produttive, restano diffuse varietà panificabili affidabili come Altamira e Solehio.</p>
<h2><strong>Produrre per la filiera</strong></h2>
<p><strong>Le motivazioni di questa tendenza risiedono nel legame con le filiere, per cui il cerealicoltore non sceglie più la varietà solo in base alla resa potenziale ma in funzione dei disciplinari di produzione</strong>. Ramon conclude :«questi contratti impongono <b>le corrette tecniche agronomiche </b>  per garantire stabilità qualitativa <b>(peso specifico e proteine)</b>  e parametri tecnologici costanti (W e il P/L), permettendo alle aziende agricole di accedere a premi di produzione e proteggersi dalle fluttuazioni del mercato generico».</p>
<p>La cerealicoltura piemontese, quindi, si dimostra virtuosa nell’evoluzione del comparto del frumento: effettuare le scelte gestionali e le pratiche di coltivazione in virtù della destinazione del prodotto è, oggi, una strategia vincente per sostenere i margini a fine stagione. Una granella di qualità, infatti, si ottiene solo investendo in qualità della semente, operazioni colturale mirate e particolare attenzione alla sanità della granella.</p>
<p>Assumono particolare importanza, tra le altre pratiche, il frazionamento e la qualità della concimazione. La concimazione in pre-semina o alla semina, ad esempio, così come il frazionamento della fertilizzazione azotata nella stagione, in particolare in fase critiche come quelle della botticella per sostenere il riempimento in proteine della granella.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>PIEMONTE: SEMINE IN CALO DEL 22%</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/piemonte-semine-in-calo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi delle semine in Piemonte con l'aiuto di Ivano Ramon</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’aiuto di Ivano Ramon, Direttore degli studi per l’area Nord-Centro di SATA, analizziamo la <strong>situazione delle semine di frumento in Piemonte. Ad oggi sembra confermarsi un trend di riduzione delle superfici seminate a frumento tenero, con gli agricoltori che puntano sulla filiera</strong> per provare a stabilizzare i redditi.</p>
<h2><strong>Meno 22% di superfici seminate</strong></h2>
<p>Ivano Ramon ci conferma che, attualmente, è complesso fornire una stima definitiva delle superfici seminate a frumento negli areali del Piemonte. Ci sono però alcune conferme: «<strong>i dati consolidati mostrano un trend in calo: tra il 2023 e il 2025 si è registrata una contrazione delle superfici del 22% e le previsioni per la campagna in corso sembrano confermare un ulteriore segno negativo</strong>”. I  motivi sono concentrati nella forbice tra prezzi e costi dei mezzi tecnici: “a fronte di quotazioni del prodotto (prezzi di vendita) in calo, i costi di produzione (energia, sementi, fertilizzanti) restano elevati o volatili. Essendo il grano una commodity quotata sulle borse internazionali, i produttori locali subiscono passivamente le fluttuazioni globali. In questo scenario, la cerealicoltura italiana – e piemontese – soffre la competizione sui volumi».</p>
<p>Secondo Ramon, la strategia vincente per mitigare il rischio di mercato consiste nel puntare sulla qualità certificata e sull&#8217;integrazione nelle filiere. Aderire ai contratti di filiera, infatti, vuol dire per l’agricoltore stabilizzare le fonti di reddito e ridurre la dipendenza dall&#8217;estrema volatilità dei mercati.</p>
<h2><strong>Semine effettuate in tempo</strong></h2>
<p>Normalmente le semine di frumento tenero al Nord Italia prendono avvio dalla metà di ottobre e si concludono con l’inizio del mese di novembre. La scorsa stagione, a causa delle intense e frequenti piogge, si sono invece spostate di almeno 15, se non 30 giorni in avanti, con tutte le conseguenze negative di semine realizzate su terreni in condizioni sub-ottimali e con temperature basse.</p>
<p><strong>Quest’anno, invece, le semine in Piemonte hanno preso avvio a metà ottobre, con due periodi principali di svolgimento</strong>. Come ci dice Ivano Ramon, una parte dei terreni è stata seminata tra metà e fine ottobre, una seconda parte dalla fine della prima decade di novembre. «Chi ha scelto di seminare nel secondo periodo l’ha fatto principalmente perché ha ritardato a finire le raccolte del mais e ha dovuto aspettare che le condizioni del terreno ritornassero adeguate, in seguito alle piogge dei primi di Novembre».</p>
<p>Con queste premesse, Ramon ci conferma che, in generale, <strong>le emergenze sono state buone su tutti i terreni</strong>, indipendentemente dalle epoche di semina e, ad oggi,  «non si evidenziano particolari problemi della coltura».</p>
<h2><strong>Fosforo e potassio servono alla semina</strong></h2>
<p><strong>La concimazione in pre-semina è il primo passo da compiere per porre le basi  affinché la coltura di frumento si sviluppi in modo equilibrato e produttivo</strong>. Troppo spesso viene considerata secondaria rispetto alle concimazioni di copertura ma, in realtà, gioca un ruolo importante non solo per la vitalità iniziale delle piante ma anche per la fertilità del terreno.</p>
<p>Nelle primissime fasi fenologiche, infatti, la pianta di frumento beneficia di apporti, in particolare, di fosforo e potassio. Il fosforo stimola l’apparato radicale favorendo l’assorbimento dei nutrienti e la stabilità della pianta. Il potassio rafforza i tessuti e incrementa la resistenza allo stress nelle fasi di sviluppo successivo. Poiché sono entrambi elementi poco mobili, è bene che siano somministrati in pre-semina oppure alla semina, localizzati in modo da non disturbare le primissime fasi di germinazione del seme.</p>
<h2><strong>Concimazione in pre-semina poco diffusa in Piemonte</strong></h2>
<p>Quali scelte di concimazione hanno fatto i cerealicoltori piemontesi in questa prima fase della stagione? Ivano Ramon ci dice che, nella regione, la fertilizzazione in pre-semina non è così diffusa. «<strong>Questa concimazione viene utilizzata principalmente dagli agricoltori che scelgono di fare del frumento di forza di qualità o in terreni scarsamente dotati»</strong>. Si tratta di una pratica, quindi, applicata in contesti di produzioni a maggior valore aggiunto, in cui le caratteristiche della granella sono particolarmente importanti per il reddito a fine stagione.</p>
<p>Ramon, inoltre, ci dice che i cerealicoltori che concimano in questa fase impiegano, tipicamente, concimi minerali a base di azoto e fosforo, oppure concimi organo-minerali. «Generalmente» conclude «si punta ad apportare circa 20-30 kg N/ha per supportare il frumento nelle prime fasi di sviluppo».</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>LA QUALITA&#8217; PARTE DAL CAMPO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-qualita-parte-dal-campo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 23:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche agronomiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'agricoltore ha un ruolo chiave nell'apportare valore ai prodotti finiti dell'industria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="306" data-end="679"><strong>Il futuro della cerealicoltura passa, sempre più chiaramente, da una parola chiave: qualità</strong>. È uno dei messaggi del convegno “Innovare per competere: coltiviamo i cereali del futuro”, organizzato da CIA Lombardia il 28 novembre 2025. Lo hanno sottolineato anche il Presidente di Cia Lombardia, Paolo Maccazzola, e il Presidente nazionale di Cia, Cristino Fini, che era presente al convegno: la qualità è non solo quella delle produzioni ma, in senso più ampio, quella del Made in Italy.</p>
<p data-start="306" data-end="679">In occasione del convegno questa occasione, il tema della materia prima è stato affrontato dal punto di vista scientifico e industriale, con il contributo di attori della ricerca e dell&#8217;industria pastaria. In questa logica, <strong>il legame tra la terra e il prodotto finito si fa sempre più stretto, grazie alle competenze e alle tecniche innovative  che sono ormai alla portata di agricoltori, molini e industria. </strong></p>
<h2 data-start="306" data-end="679">Qualità della pasta</h2>
<p data-start="681" data-end="1545">Lo ha messo in evidenza anche <strong data-start="724" data-end="804">Alessandra Marti del DeFENS &#8211; Università degli Studi di Milano: la qualità della pasta, in particolare, è il risultato diretto della qualità della semola che, a sua volta, dipende da parametri chimici, fisici e reologici della granella.</strong> Contenuto proteico, composizione di gliadine e glutenine, qualità del glutine, attività enzimatica e proprietà viscoelastiche dell’impasto sono oggi misurabili con strumenti sempre più precisi, che permettono di prevedere il comportamento della semola in lavorazione e in cottura. Se guardiamo agli indici che è possibile misurare, ad esempio, vi sono:</p>
<ul>
<li data-start="681" data-end="1545">Indichi chimici, come il contenuto in proteine e ceneri;</li>
<li data-start="681" data-end="1545">Indici biochimici come il contenuto in gliadine, glutenine e amilasi;</li>
<li data-start="681" data-end="1545">Indici fisici, come la granulometria e il contenuto in amido danneggiato;</li>
<li data-start="681" data-end="1545">Indici reologici, come le proprietà di aggregazione e viscoelastiche, la resistenza alla deformazione e le proprietà termomeccaniche.</li>
</ul>
<p data-start="681" data-end="1545"><strong>L’integrazione tra le diverse tecniche innovative, nonchè con i metodi tradizionali consente di avere una fotografia sempre più completa della materia prima, aprendo nuove prospettive per la selezione varietale e per il miglioramento delle tecniche agronomiche. </strong></p>
<h2 data-start="681" data-end="1545">Qualità per l&#8217;industria e il consumatore</h2>
<p>La voce del comparto industriale al convegno è quella di Riccardo Felicetti, amministratore delegato dell’omonimo pastificio, che in collegamento da remoto ha ricordato come la qualità non si possa improvvisare e non nasca solo in stabilimento, ma prenda forma già in campo. <strong>La scelta delle varietà, l’adattamento agli areali, la programmazione delle semine e la gestione condivisa degli standard sono diventati elementi strutturali di una nuova cultura produttiva</strong>. La qualità, oggi, non è più soltanto una caratteristica del prodotto finito, ma un valore che si costruisce lungo tutto il ciclo produttivo. In questo scenario, per i cerealicoltori si apre una fase nuova: <strong>produrre grano non significa più solo puntare sulla resa, ma sulla coerenza tra caratteristiche agronomiche e destinazione industriale</strong>.</p>
<p>In mano agli agricoltori e ai tecnici che collaborano con loro, le armi tecniche sono numerose: dalla concimazione alla difesa, ad esempio, si rivelano scelte chiave i nutrienti da impiegare (non solo l&#8217;azoto), le dosi, i periodi di intervento, i principi attivi nella lotta fungicida (abbiamo parlato <a href="https://granoitaliano.eu/lazoto-per-il-miglior-grano-tenero/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> di qualità e concimazione). È su questo equilibrio che si giocherà la competitività futura del comparto cerealicolo italiano.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>LA FILIERA E&#8217; LA VIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-filiera-e-la-via/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 11:54:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[farro]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Collaborazione e valorizzazione alla base dei cereali del futuro: la parola ai protagonisti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="2508" data-end="2855"><strong>Accanto alla qualità, una grande leva strategica per il futuro dei cereali è la</strong> <strong data-start="2592" data-end="2631">filiera basata sulla collaborazione</strong>. E&#8217; quanto è emerso con forza durante il convegno “Innovare per competere: coltiviamo i cereali del futuro”, promosso da CIA Lombardia il 28 novembre 2025, per discutere sulle risposte concrete alle profonde trasformazioni che il mercato cerealicolo sta vivendo. Trasformazioni che non sono solo fonte di problemi e difficoltà ma devono essere il punto di partenza per cambiare e innovare i modelli di business, unica via affinchè le nostre aziende agricole siano sostenibili e competitive.</p>
<h2 data-start="2508" data-end="2855">Il pastificio come esempio di filiera collaborativa</h2>
<p data-start="2857" data-end="3592">L’intervento da remoto di <strong data-start="2873" data-end="2895">Riccardo Felicetti</strong>, amministratore delegato del Pastificio Felicetti, ha ripercorso l’evoluzione storica dei rapporti tra agricoltori, mugnai e pastai, passati nel tempo da una logica conflittuale a un modello fondato sulla fiducia reciproca. La svolta per il pastificio, in logica di filiera, è arrivata con l’avvio delle prime esperienze nel biologico e con la nascita di progetti territoriali come Monograno, nella produzione di farro dicoccum che finisce oggi sulle tavole e nelle cucine di chef in tutto il mondo.</p>
<p data-start="2857" data-end="3592"><strong>L&#8217;esperienza della pasta Monograno dimostra come la collaborazione strutturata possa generare valore per tutti gli attori coinvolti:</strong> ad oggi, infatti, la produzione coinvolge 150 agricoltori che producono farro dicoccum biologico a partire da una piccola produzione che, nel 2006, si concentrava in Umbria ed era destinata a scomparire. <strong>Gli strumenti essenziali per dare solidità economica alla produzione agricola di filiera, emerge dalle parole di Felicetti, sono in primis la programmazione delle produzioni, quindi la condivisione delle scelte varietali e la stabilità dei rapporti contrattuali fondata sulle responsabilità di ognuno.</strong></p>
<h2 data-start="2857" data-end="3592">La filiera alla base della qualità tecnologica</h2>
<p>Anche dal punto di vista scientifico, come illustrato dalla professoressa <strong data-start="3668" data-end="3706">Alessandra Marti di UNIMI – DeFENS, </strong>relatrice al convegno organizzato da CIA, <strong>la filiera assume un ruolo centrale nella costruzione della qualità. La relazione tra materia prima e processo produttivo è oggi sempre più stretta:</strong> solo attraverso un dialogo continuo tra campo, molino e pastificio è possibile garantire prestazioni tecnologiche costanti della semola e della pasta.</p>
<p>Per i cerealicoltori, quindi,<strong> la filiera non rappresenta più solo uno sbocco commerciale, ma uno strumento di valorizzazione reale del prodotto</strong>. Nei modelli più evoluti, il grano diventa protagonista di un progetto condiviso, capace di trasformare la produzione agricola da semplice commodity a elemento distintivo dell’industria alimentare italiana. Questaè la chiave per la sostenibilità e la resilienza futura del grano italiano.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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