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	<title>filiera - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 15:02:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>filiera - Grano Italiano</title>
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		<title>GRANO DURO, FILIERA AL CENTRO DEL DURUM DAYS</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grano-duro-filiera-al-centro-del-durum-days/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CONFCOOPERATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[durum days 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Foggia il Durum Days 2026 farà il punto su mercato, stime produttive, TEA e contratti di filiera. Al centro il futuro del duro italiano.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="550" data-end="792"><strong data-start="550" data-end="625">Il grano duro torna al centro del confronto nazionale e internazionale.</strong> Domani, martedì 19 maggio, l’Auditorium della Camera di Commercio di Foggia ospiterà il Durum Days 2026, appuntamento ormai di riferimento per la filiera grano-pasta.</p>
<p data-start="794" data-end="1179">L’iniziativa riunisce Assosementi, Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e CREA, con Areté come partner tecnico. Un confronto che arriva in una fase delicata, segnata da quotazioni al ribasso, incertezza dei mercati, costi di produzione elevati e variabili climatiche sempre più difficili da governare.</p>
<h2 data-section-id="1dkbb6k" data-start="1181" data-end="1213">Prime stime su Italia e mondo</h2>
<p data-start="1215" data-end="1482"><strong data-start="1215" data-end="1303">Uno dei passaggi più attesi sarà la presentazione delle prime previsioni produttive.</strong> Il programma prevede, infatti, un intervento di Annachiara Saguatti, Senior Market Analyst di Areté, dedicato all’evoluzione e alle prospettive del mercato mondiale del grano duro.</p>
<p data-start="1484" data-end="1896">A seguire, Pasquale De Vita, del CREA di Foggia, farà il punto su “Grano duro italiano: stime produttive, strategie e strumenti per la sostenibilità”. Per gli agricoltori, si tratta di informazioni decisive per leggere la campagna in corso e orientare le scelte in un contesto nel quale la sola produzione non basta più: servono qualità, programmazione e capacità di stare dentro relazioni di filiera più solide.</p>
<h2 data-section-id="1aak2lr" data-start="1898" data-end="1929">TEA e miglioramento genetico</h2>
<p data-start="1931" data-end="2184"><strong data-start="1931" data-end="2003">La prima tavola rotonda guarderà al futuro varietale del grano duro.</strong> Il tema sarà quello del miglioramento genetico e delle Tecniche di Evoluzione Assistita, con il contributo di Nicola Pecchioni, Daniela Marone, Davide Bacilieri e Tommaso Battista.</p>
<p data-start="2186" data-end="2544">Il punto è particolarmente sensibile per aree come la Capitanata e, più in generale, la Puglia, dove siccità, stress termici e pressione delle malattie incidono direttamente su rese e qualità. Le TEA sono quindi al centro del dibattito perché possono aprire nuove prospettive su resistenza alle fitopatie, tolleranza alla carenza idrica e stabilità produttiva.</p>
<h2 data-section-id="emdqpj" data-start="2546" data-end="2579">Dieci anni di Fondo grano duro</h2>
<p data-start="2581" data-end="2881"><strong data-start="2581" data-end="2651">La seconda parte dei lavori sarà dedicata ai contratti di filiera.</strong> A dieci anni dal primo stanziamento per il Fondo grano duro, il Durum Days diventa l’occasione per valutare cosa ha funzionato, quali criticità restano aperte e quali strumenti servono per rendere più conveniente la coltivazione.</p>
<p data-start="2883" data-end="3464">Giorgio Mercuri, presidente di Confcooperative Puglia e vice-presidente nazionale di Confcooperative, intervistato da Grano Italiano, sottolinea il valore di questo passaggio: «a dieci anni dall’avvio dell’intervento del Ministero a sostegno della filiera grano-pasta, possiamo dire che è stato fatto tanto ma il potenziale è ancora molto ampio. Ad oggi i contratti di filiera oggi interessano solo il 15% delle superfici coltivate a grano duro: sono uno strumento importante, perché permettono di definire prima il prezzo di liquidazione del grano, ma non sono ancora entrati nella piena capacità contrattuale nel rapporto tra industria e agricoltori».</p>
<h2 data-section-id="1hw0v74" data-start="3466" data-end="3500">Aggregazione e reddito agricolo</h2>
<p data-start="3502" data-end="3743"><strong data-start="3502" data-end="3560">Il nodo resta la forza contrattuale degli agricoltori.</strong> Secondo Mercuri, il limite principale è legato alla frammentazione produttiva e alla difficoltà, per molte aziende, di affrontare da sole investimenti, innovazione e sperimentazione.</p>
<p data-start="3745" data-end="4289">«Parliamo di tanti piccoli produttori, spesso fuori da sistemi aggregati come cooperative e OP. Da soli fanno fatica a innovare» prosegue Mercuri, e conclude: «serve un modello aggregativo più forte, capace di ridurre i costi di produzione, sostenere la sperimentazione e dare certezze agli agricoltori sul reddito. Anche la trasformazione deve investire di più per migliorare il rapporto tra chi produce e chi utilizza il grano. Se non innoviamo anche nel modo di pensare e costruire la filiera, gli strumenti messi in campo finora rischiano di non dare le risposte attese».</p>
<p data-start="4291" data-end="4404">La partecipazione è libera previa registrazione <a href="https://www.durumdays.com/" target="_blank" rel="noopener">sul sito del Durum Days</a>. <strong data-start="4364" data-end="4404">Di seguito la locandina dell’evento</strong></p>
<p data-start="4291" data-end="4404"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9070" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1024x673.jpg" alt="durum days" width="770" height="506" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1024x673.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-300x197.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-768x505.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-370x243.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-270x177.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-570x375.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-740x486.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026-1320x868.jpg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/Durum_days_2026.jpg 1500w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p data-start="4291" data-end="4404">
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<p data-start="4291" data-end="4404">
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			</item>
		<item>
		<title>LAZIO ALLE PRESE CON IL FUSARIUM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/lazio-alle-prese-con-il-fusarium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 23:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come gestire le malattie del grano nel Lazio: intervista con Antonio Parenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza dei cerealicoltori del centro Italia.</p>
<p>Come abbiamo visto nel precedente articolo (<a href="https://granoitaliano.eu/il-lazio-si-affida-alle-rotazioni/" target="_blank" rel="noopener">Il Lazio si affida alle rotazioni</a>), l&#8217;aumento dei costi di produzione ha un forte impatto anche sulla lotta alle infestanti e alle fitopatie. Perciò è importante una gestione virtuosa delle risorse. Ne parliamo con Antonio Parenti presidente Confagricoltura Lazio.</p>
<p>Antonio Parenti presidente di Confagricoltura Lazio e titolare di un&#8217;azienda multidisciplinare con annesso agriturismo nel comune di Montalto di Castro (VT) delle dimensioni di circa 160 Ha ci dice: « Nella regione Lazio il grano viene coltivato soprattutto nella fascia tirrenica e in alcune zone interne nella parte centro-nord della regione. Ciò avviene in presenza di zone a giacitura collinare nelle province di Rieti e Viterbo. Inoltre, questa coltivazione interessa naturalmente anche la provincia di Roma.</p>
<p>Nella mia zona le malerbe che danno più problemi sono quelle a foglia stretta che sono più veloci nella crescita. Tendono ad “affogare” il grano nella fase di botticella prima della spigatura. Io così come tutti i miei colleghi del viterbese negli ultimi anni siamo diventati molto più ”virtuosi” e tendiamo ad utilizzare pochissimo concime e quando possibile eliminiamo i diserbi. Queste due voci di costo sono infatti molto impattanti sulla coltivazione.</p>
<p>Perciò si tende a seminare un po&#8217; più tardi, facciamo una lavorazione in più del terreno. Inoltre, utilizziamo sovesci con leguminose che apportano azoto in maniera naturale ai terreni. Il tutto per poter contenere i costi e cercare di rendere sostenibile la coltivazione del grano». spiega Parenti<br />
Tra le malerbe a foglia stretta che danno problemi alla coltivazione del grano ci sono quelle appartenenti alla famiglia delle graminacee classe monocotiledoni.</p>
<p>Tra queste sicuramente quella che riveste più importanza è il loietto (Lolium spp) per i danni economici che può causare. Tra le altre infestanti graminacee meritevoli di considerazione si possono citare le specie appartenenti ai generi Avena, Phalaris, e Poa.</p>
<h2>IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLO SVILUPPO SULLE FITOPATIE</h2>
<p>«la fascia tirrenica a parte gli ultimi anni è sempre stata caratterizzata da un clima abbastanza arido. Questo tipo di clima non permette di avere le condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di malattie. Allo stesso tempo la scarsità di precipitazioni non consente di ottenere rese molto elevate. Rispetto ad altri territori qui si raggiungono rese di 35 q/Ha» osserva l&#8217;agricoltore laziale. Che ci racconta problematiche analoghe a quelle che abbiamo incontrato in Sardegna<br />
(<a href="https://granoitaliano.eu/infestanti-sardegna/">Come combatto le infestanti</a>)<br />
Un altro problema temibile per i cerealicoltori laziali è quello del fusarium: abbiamo studiato il problema l&#8217;anno scorso a Piacenza. In quell&#8217;occasione, abbiamo partecipato ai campi prova organizzati da Agricola 2000 (<a href="https://granoitaliano.eu/fusarium-agguato/">Fusarium  in agguato</a>)<br />
«In quest&#8217;annata caratterizzata da una piovosità elevata con un alto tasso di umidità presente nell&#8217;aria sicuramente avremo problemi di malattie fungine. In particolare, si prevedono problematiche di fusarium, mal del piede e oidio. Un aspetto importante da considerare è l&#8217;assenza da qualche anno a questa parte del vento freddo di Tramontana che caratterizzava il periodo delle semine. Quest&#8217;ultimo è stato sostituito da un vento proveniente da sud che porta umidità. Ciò favorisce l&#8217;insorgenza di fitopatie. Afidi e altri parassiti terricoli invece non hanno mai storicamente causato danni rilevanti nella zona» spiega Parenti.</p>
<h2>UNA FILIERA NON OPPORTUNAMENTE VALORIZZATA: UN ULTERIORE PROBLEMA</h2>
<p>«Oltre ai problemi derivanti dagli elevati costi di produzione e dalla bassa remunerazione del cereale, nella regione Lazio abbiamo il grosso problema della mancanza di una filiera produttiva in grado di valorizzare a livello nazionale il grano prodotto nella regione: non abbiamo centri di stoccaggio del cereale idonei, ci sono solo commercianti con piccoli centri di stoccaggio che poi vendono il prodotto ad aziende di trasformazione quali molini o pastifici fuori regione, in altre regioni come la Puglia la presenza di strutture adeguate che sono in grado di valorizzare la filiera fa si che queste ultime riescono a vendere il loro grano a prezzi decisamente superiori rispetto a quello laziale a parità di qualità visto che possono permettersi di contenere i costi di produzione avendo una capillare rete di trasformazione molini e pastifici diffusa sul territorio» conclude Parenti.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>LA FILIERA CORRE SUL DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-filiera-corre-sul-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 23:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Coltiva Italia]]></category>
		<category><![CDATA[contratti]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La filiera accelera e dà più stabilità al comparto con la conferma del sostegno pubblico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="268" data-end="1184">Secondo quanto riportato da <strong data-start="296" data-end="314">Il Sole 24 Ore</strong> nell’articolo <a class="decorated-link" href="https://www.ilsole24ore.com/art/grano-duro-contratti-filiera-accelerano-2026-potrebbero-coprire-terzo-campi-coltivati-AI3veFvB" target="_blank" rel="noopener" data-start="329" data-end="564">“Grano duro, i contratti di filiera accelerano: nel 2026 potrebbero coprire un terzo dei campi coltivati”</a>, il 2026 potrebbe segnare un salto di scala per i contratti di filiera nel duro italiano, fino a interessare circa <strong data-start="680" data-end="699">400 mila ettari</strong>, pari a <strong data-start="708" data-end="752">circa un terzo delle superfici nazionali</strong>, con un sostegno pubblico che salirebbe a <strong data-start="795" data-end="817">40 milioni di euro</strong> e un premio stimato in <strong data-start="841" data-end="864">100 euro per ettaro</strong> per gli agricoltori aderenti. Lo scenario descritto dal quotidiano economico conferma una direzione ormai chiara: la filiera non è più soltanto uno strumento commerciale, ma sempre di più una leva di politica agricola, di programmazione produttiva e di stabilizzazione del reddito.</p>
<h2 data-section-id="1whxuf8" data-start="1186" data-end="1234">Un cambio di passo per il grano duro italiano</h2>
<p data-start="1236" data-end="1842">Il punto centrale è semplice: in una fase segnata da volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche e crescente attenzione alla sicurezza alimentare, il grano duro torna a essere una coltura strategica. Proprio per questo, l’alleanza tra agricoltori e industria assume un valore che va oltre la singola campagna agraria. Il Sole 24 Ore sottolinea infatti come il rafforzamento dei contratti di filiera risponda all’esigenza di rendere più solido l’approvvigionamento nazionale, in un Paese che resta ancora lontano dalla piena autosufficienza, ferma intorno al 60%.</p>
<p data-start="1844" data-end="2217">Per il comparto cerealicolo, ciò significa passare da una logica spesso difensiva, legata all’andamento del prezzo spot, a una logica di costruzione del valore. Il contratto di filiera, infatti, non si limita a garantire il ritiro del prodotto: crea un quadro di regole, obiettivi qualitativi e indirizzi tecnici che possono migliorare la competitività dell’intero sistema a partire dal campo della singola azienda.</p>
<h2 data-section-id="1hv5sa2" data-start="2219" data-end="2276">Premio al reddito e minore esposizione alla volatilità</h2>
<p data-start="2278" data-end="2958">Per l’agricoltore il primo beneficio è evidente: la filiera offre un’integrazione economica e una maggiore prevedibilità e capacità di programmazione. In una cerealicoltura che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con oscillazioni dei listini, costi elevati di mezzi tecnici e forti differenze produttive tra aree e annate, poter contare su un premio dedicato e su condizioni contrattuali definite in anticipo rappresenta un fattore di tenuta aziendale. Il valore dei <strong data-start="2721" data-end="2744">100 euro per ettaro</strong> richiamato dal Sole 24 Ore va letto proprio in questa chiave: non come elemento risolutivo da solo, ma come tassello di una più ampia strategia di stabilizzazione del reddito.</p>
<p data-start="2960" data-end="3294"><strong>La vera forza della filiera, però, non è solo il premio. È la possibilità di ridurre l’incertezza.</strong> Un cerealicoltore che semina dentro un percorso contrattualizzato ha, almeno in parte, un riferimento più chiaro sugli sbocchi commerciali, sui parametri richiesti e sulle pratiche agronomiche più coerenti con gli obiettivi di mercato.</p>
<h2 data-section-id="w9bg4n" data-start="3296" data-end="3339">Direzione tecnica e agronomia più mirata</h2>
<p data-start="3341" data-end="3780">Qui entra in gioco uno degli aspetti più importanti e, spesso, meno valorizzati, dei contratti di filiera: la guida tecnico-agronomica. La filiera funziona davvero quando non si limita a fissare un prezzo o un premio, ma accompagna le aziende nelle scelte di campo. Significa indicazioni su varietà da privilegiare, epoche e densità di semina, piani di concimazione più efficienti, strategie di difesa e criteri di raccolta e stoccaggio.</p>
<p data-start="3782" data-end="4161">Questo approccio ha un duplice effetto. Da un lato aiuta a migliorare la stabilità delle rese, che oggi è uno dei veri nodi economici della coltura. Dall’altro consente di costruire una granella più coerente con le esigenze dell’industria di trasformazione. In altre parole, la filiera riduce il disallineamento storico tra ciò che il campo produce e ciò che il mercato richiede, nel rispetto delle attese e della tutela del consumatore.</p>
<p data-start="4163" data-end="4491">Per il produttore agricolo, ricevere suggerimenti tecnici mirati significa anche limitare gli errori e razionalizzare gli input. In annate complicate dal punto di vista climatico, questo può tradursi in una maggiore continuità produttiva e in una migliore qualità finale, due fattori decisivi per difendere il margine aziendale.</p>
<h2 data-section-id="updacy" data-start="4493" data-end="4555">Qualità, omogeneità e maggiore affidabilità per l’industria</h2>
<p data-start="4557" data-end="5019">La filiera, però, non porta vantaggi solo in campagna. Per l’industria molitoria e pastaria, disporre di materia prima programmata significa poter contare su lotti più uniformi dal punto di vista qualitativo, merceologico e sanitario. È un passaggio cruciale: la qualità non è soltanto il contenuto proteico, ma anche l’omogeneità della granella, la sanità del prodotto, la costanza nei parametri di trasformazione e la riduzione delle criticità lungo la catena.</p>
<p data-start="5021" data-end="5437">Una maggiore uniformità consente di ottimizzare i processi industriali, ridurre le variabilità in macinazione e nella trasformazione, e offrire al consumatore un prodotto finale più costante. In un mercato in cui la pasta italiana continua a giocarsi la reputazione anche sulla tracciabilità e sull’affidabilità della materia prima, i contratti di filiera diventano uno strumento di qualificazione del made in Italy.</p>
<p data-start="5021" data-end="5437">Insomma, la filiera gioca un ruolo chiave nella lotta dura che combattiamo non solo contro gli importatori di altri continenti, ma anche di quelli alle porte delle Alpi, dalla Francia all&#8217;Austria, avvantaggiate da una logistica meno costosa ma anche da una capacità degli agricoltori di fare squadra che garantiscono omogeneità e qualità elevata ai lotti di granella (ci si riferisce, ovviamente, anche al frumento tenero).</p>
<h2 data-section-id="1azti2q" data-start="5439" data-end="5485">Un vantaggio che arriva fino al consumatore</h2>
<p data-start="5487" data-end="6105">L’ultimo anello della catena è il consumatore, che beneficia indirettamente ma concretamente di questo modello. Una filiera ben organizzata genera più trasparenza, più controllo e una qualità più stabile del prodotto finito. In tempi in cui la sicurezza alimentare è tornata, fortunatamente, centrale, il valore di una materia prima nazionale meglio programmata e meglio assistita sul piano tecnico acquista un peso ancora maggiore. Il quadro richiamato dal Sole 24 Ore si inserisce proprio in questa prospettiva di rafforzamento strategico dell’intera filiera del duro italiano.</p>
<h2 data-section-id="lsmwz7" data-start="6107" data-end="6144">La filiera come scelta strutturale</h2>
<p data-start="6146" data-end="6516">Il dato più interessante, al di là dei numeri, è forse questo: la filiera sta smettendo di essere un’opzione marginale per diventare un pilastro organizzativo del comparto. Se davvero nel 2026 si arriverà a coprire un terzo delle superfici a duro, come riporta il Sole 24 Ore, il settore si troverà di fronte a un passaggio di fase.</p>
<p data-start="6518" data-end="6994">Per il grano duro italiano, la sfida non è soltanto produrre di più, ma produrre meglio, con maggiore continuità e con un equilibrio più sostenibile fra reddito agricolo, esigenze industriali e aspettative del mercato. In questo senso, i contratti di filiera non rappresentano solo una risposta congiunturale: possono diventare la base di una cerealicoltura più moderna, più orientata e meno esposta agli squilibri che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione il settore.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>PIEMONTE: LE FILIERE GUIDANO LE SEMINE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-filiere-guidano-le-semine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 23:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SATA ci racconta come va la stagione e le varietà scelte in Piemonte</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo andati in Piemonte a scoprire quali sono le varietà più coltivate in questa stagione ormai avviata. E’ il Direttore degli studi per l’area Nord-Centro di SATA, Ivano Ramon, che ci racconta <strong>come si sta avviano il ciclo colturale e quali varietà sono state tra le più seminate. Vediamo come e perché l’adesione degli agricoltori alle filiere sta definendo il trend delle semine in questi anni.</strong></p>
<h2><strong>Buone emergenze: inizia l’accestimento</strong></h2>
<p><strong>Le semine per la stagione 2025-26 in Piemonte si sono concentrate in due periodi</strong>: il primo tra la metà e la fine di ottobre, il secondo a partire dalla fine della prima decade di novembre (quest’ultimo in leggero ritardo, a causa di raccolte di mais tardive per le piogge). In entrambi i casi, Ramon ci conferma che <strong>le emergenze sono state buone e non ci sono grosse problematiche da segnalare</strong>. In particolare, alla metà dicembre le prime semine sono entrate in fase di accestimento, mentre quelle successive dovrebbero entrarci appena pima di Natale.</p>
<p>Non si segnalano, poi, avvisaglie di patologie fungine per cui è decisamente presto parlare: «sicuramente» ci dice Ivano Ramon «in Piemonte per ora le temperature e lo stadio di sviluppo della pianta non sono in linea con quelle che sono le condizioni di sviluppo delle principali malattie del frumento».</p>
<h2><strong>L’industria e la filiera dettano la scelta varietale</strong></h2>
<p><strong>La scelta varietale dei cerealicoltori, almeno in Piemonte, appare seguire le esigenze dell’industria, in particolare del comparto dolciario locale. Questo determina una crescente specializzazione verso segmenti qualitativi definiti, ci conferma Ivano Ramon</strong>. «Il trend attuale vede una forte polarizzazione: da un lato, il <strong>consolidamento dei frumenti di forza come Rebelde, Giorgione e Izalco, scelti per l&#8217;alto valore proteico richiesto dall&#8217;industria molitoria». Tengono, dall’altro lato, i frumenti biscottieri</strong>, pur meno remunerativi, in considerazione della rilevanza di questi grani per la domanda industriale regionale, <strong>con varietà come Cosmic e Hansel</strong>. Ramon conclude dicendoci che, in areali con minori potenzialità produttive, restano diffuse varietà panificabili affidabili come Altamira e Solehio.</p>
<h2><strong>Produrre per la filiera</strong></h2>
<p><strong>Le motivazioni di questa tendenza risiedono nel legame con le filiere, per cui il cerealicoltore non sceglie più la varietà solo in base alla resa potenziale ma in funzione dei disciplinari di produzione</strong>. Ramon conclude :«questi contratti impongono <b>le corrette tecniche agronomiche </b>  per garantire stabilità qualitativa <b>(peso specifico e proteine)</b>  e parametri tecnologici costanti (W e il P/L), permettendo alle aziende agricole di accedere a premi di produzione e proteggersi dalle fluttuazioni del mercato generico».</p>
<p>La cerealicoltura piemontese, quindi, si dimostra virtuosa nell’evoluzione del comparto del frumento: effettuare le scelte gestionali e le pratiche di coltivazione in virtù della destinazione del prodotto è, oggi, una strategia vincente per sostenere i margini a fine stagione. Una granella di qualità, infatti, si ottiene solo investendo in qualità della semente, operazioni colturale mirate e particolare attenzione alla sanità della granella.</p>
<p>Assumono particolare importanza, tra le altre pratiche, il frazionamento e la qualità della concimazione. La concimazione in pre-semina o alla semina, ad esempio, così come il frazionamento della fertilizzazione azotata nella stagione, in particolare in fase critiche come quelle della botticella per sostenere il riempimento in proteine della granella.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>PIEMONTE: SEMINE IN CALO DEL 22%</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/piemonte-semine-in-calo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi delle semine in Piemonte con l'aiuto di Ivano Ramon</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’aiuto di Ivano Ramon, Direttore degli studi per l’area Nord-Centro di SATA, analizziamo la <strong>situazione delle semine di frumento in Piemonte. Ad oggi sembra confermarsi un trend di riduzione delle superfici seminate a frumento tenero, con gli agricoltori che puntano sulla filiera</strong> per provare a stabilizzare i redditi.</p>
<h2><strong>Meno 22% di superfici seminate</strong></h2>
<p>Ivano Ramon ci conferma che, attualmente, è complesso fornire una stima definitiva delle superfici seminate a frumento negli areali del Piemonte. Ci sono però alcune conferme: «<strong>i dati consolidati mostrano un trend in calo: tra il 2023 e il 2025 si è registrata una contrazione delle superfici del 22% e le previsioni per la campagna in corso sembrano confermare un ulteriore segno negativo</strong>”. I  motivi sono concentrati nella forbice tra prezzi e costi dei mezzi tecnici: “a fronte di quotazioni del prodotto (prezzi di vendita) in calo, i costi di produzione (energia, sementi, fertilizzanti) restano elevati o volatili. Essendo il grano una commodity quotata sulle borse internazionali, i produttori locali subiscono passivamente le fluttuazioni globali. In questo scenario, la cerealicoltura italiana – e piemontese – soffre la competizione sui volumi».</p>
<p>Secondo Ramon, la strategia vincente per mitigare il rischio di mercato consiste nel puntare sulla qualità certificata e sull&#8217;integrazione nelle filiere. Aderire ai contratti di filiera, infatti, vuol dire per l’agricoltore stabilizzare le fonti di reddito e ridurre la dipendenza dall&#8217;estrema volatilità dei mercati.</p>
<h2><strong>Semine effettuate in tempo</strong></h2>
<p>Normalmente le semine di frumento tenero al Nord Italia prendono avvio dalla metà di ottobre e si concludono con l’inizio del mese di novembre. La scorsa stagione, a causa delle intense e frequenti piogge, si sono invece spostate di almeno 15, se non 30 giorni in avanti, con tutte le conseguenze negative di semine realizzate su terreni in condizioni sub-ottimali e con temperature basse.</p>
<p><strong>Quest’anno, invece, le semine in Piemonte hanno preso avvio a metà ottobre, con due periodi principali di svolgimento</strong>. Come ci dice Ivano Ramon, una parte dei terreni è stata seminata tra metà e fine ottobre, una seconda parte dalla fine della prima decade di novembre. «Chi ha scelto di seminare nel secondo periodo l’ha fatto principalmente perché ha ritardato a finire le raccolte del mais e ha dovuto aspettare che le condizioni del terreno ritornassero adeguate, in seguito alle piogge dei primi di Novembre».</p>
<p>Con queste premesse, Ramon ci conferma che, in generale, <strong>le emergenze sono state buone su tutti i terreni</strong>, indipendentemente dalle epoche di semina e, ad oggi,  «non si evidenziano particolari problemi della coltura».</p>
<h2><strong>Fosforo e potassio servono alla semina</strong></h2>
<p><strong>La concimazione in pre-semina è il primo passo da compiere per porre le basi  affinché la coltura di frumento si sviluppi in modo equilibrato e produttivo</strong>. Troppo spesso viene considerata secondaria rispetto alle concimazioni di copertura ma, in realtà, gioca un ruolo importante non solo per la vitalità iniziale delle piante ma anche per la fertilità del terreno.</p>
<p>Nelle primissime fasi fenologiche, infatti, la pianta di frumento beneficia di apporti, in particolare, di fosforo e potassio. Il fosforo stimola l’apparato radicale favorendo l’assorbimento dei nutrienti e la stabilità della pianta. Il potassio rafforza i tessuti e incrementa la resistenza allo stress nelle fasi di sviluppo successivo. Poiché sono entrambi elementi poco mobili, è bene che siano somministrati in pre-semina oppure alla semina, localizzati in modo da non disturbare le primissime fasi di germinazione del seme.</p>
<h2><strong>Concimazione in pre-semina poco diffusa in Piemonte</strong></h2>
<p>Quali scelte di concimazione hanno fatto i cerealicoltori piemontesi in questa prima fase della stagione? Ivano Ramon ci dice che, nella regione, la fertilizzazione in pre-semina non è così diffusa. «<strong>Questa concimazione viene utilizzata principalmente dagli agricoltori che scelgono di fare del frumento di forza di qualità o in terreni scarsamente dotati»</strong>. Si tratta di una pratica, quindi, applicata in contesti di produzioni a maggior valore aggiunto, in cui le caratteristiche della granella sono particolarmente importanti per il reddito a fine stagione.</p>
<p>Ramon, inoltre, ci dice che i cerealicoltori che concimano in questa fase impiegano, tipicamente, concimi minerali a base di azoto e fosforo, oppure concimi organo-minerali. «Generalmente» conclude «si punta ad apportare circa 20-30 kg N/ha per supportare il frumento nelle prime fasi di sviluppo».</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>LA QUALITA&#8217; PARTE DAL CAMPO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-qualita-parte-dal-campo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 23:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche agronomiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'agricoltore ha un ruolo chiave nell'apportare valore ai prodotti finiti dell'industria</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="306" data-end="679"><strong>Il futuro della cerealicoltura passa, sempre più chiaramente, da una parola chiave: qualità</strong>. È uno dei messaggi del convegno “Innovare per competere: coltiviamo i cereali del futuro”, organizzato da CIA Lombardia il 28 novembre 2025. Lo hanno sottolineato anche il Presidente di Cia Lombardia, Paolo Maccazzola, e il Presidente nazionale di Cia, Cristino Fini, che era presente al convegno: la qualità è non solo quella delle produzioni ma, in senso più ampio, quella del Made in Italy.</p>
<p data-start="306" data-end="679">In occasione del convegno questa occasione, il tema della materia prima è stato affrontato dal punto di vista scientifico e industriale, con il contributo di attori della ricerca e dell&#8217;industria pastaria. In questa logica, <strong>il legame tra la terra e il prodotto finito si fa sempre più stretto, grazie alle competenze e alle tecniche innovative  che sono ormai alla portata di agricoltori, molini e industria. </strong></p>
<h2 data-start="306" data-end="679">Qualità della pasta</h2>
<p data-start="681" data-end="1545">Lo ha messo in evidenza anche <strong data-start="724" data-end="804">Alessandra Marti del DeFENS &#8211; Università degli Studi di Milano: la qualità della pasta, in particolare, è il risultato diretto della qualità della semola che, a sua volta, dipende da parametri chimici, fisici e reologici della granella.</strong> Contenuto proteico, composizione di gliadine e glutenine, qualità del glutine, attività enzimatica e proprietà viscoelastiche dell’impasto sono oggi misurabili con strumenti sempre più precisi, che permettono di prevedere il comportamento della semola in lavorazione e in cottura. Se guardiamo agli indici che è possibile misurare, ad esempio, vi sono:</p>
<ul>
<li data-start="681" data-end="1545">Indichi chimici, come il contenuto in proteine e ceneri;</li>
<li data-start="681" data-end="1545">Indici biochimici come il contenuto in gliadine, glutenine e amilasi;</li>
<li data-start="681" data-end="1545">Indici fisici, come la granulometria e il contenuto in amido danneggiato;</li>
<li data-start="681" data-end="1545">Indici reologici, come le proprietà di aggregazione e viscoelastiche, la resistenza alla deformazione e le proprietà termomeccaniche.</li>
</ul>
<p data-start="681" data-end="1545"><strong>L’integrazione tra le diverse tecniche innovative, nonchè con i metodi tradizionali consente di avere una fotografia sempre più completa della materia prima, aprendo nuove prospettive per la selezione varietale e per il miglioramento delle tecniche agronomiche. </strong></p>
<h2 data-start="681" data-end="1545">Qualità per l&#8217;industria e il consumatore</h2>
<p>La voce del comparto industriale al convegno è quella di Riccardo Felicetti, amministratore delegato dell’omonimo pastificio, che in collegamento da remoto ha ricordato come la qualità non si possa improvvisare e non nasca solo in stabilimento, ma prenda forma già in campo. <strong>La scelta delle varietà, l’adattamento agli areali, la programmazione delle semine e la gestione condivisa degli standard sono diventati elementi strutturali di una nuova cultura produttiva</strong>. La qualità, oggi, non è più soltanto una caratteristica del prodotto finito, ma un valore che si costruisce lungo tutto il ciclo produttivo. In questo scenario, per i cerealicoltori si apre una fase nuova: <strong>produrre grano non significa più solo puntare sulla resa, ma sulla coerenza tra caratteristiche agronomiche e destinazione industriale</strong>.</p>
<p>In mano agli agricoltori e ai tecnici che collaborano con loro, le armi tecniche sono numerose: dalla concimazione alla difesa, ad esempio, si rivelano scelte chiave i nutrienti da impiegare (non solo l&#8217;azoto), le dosi, i periodi di intervento, i principi attivi nella lotta fungicida (abbiamo parlato <a href="https://granoitaliano.eu/lazoto-per-il-miglior-grano-tenero/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> di qualità e concimazione). È su questo equilibrio che si giocherà la competitività futura del comparto cerealicolo italiano.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>LA FILIERA E&#8217; LA VIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-filiera-e-la-via/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 11:54:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[farro]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Collaborazione e valorizzazione alla base dei cereali del futuro: la parola ai protagonisti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="2508" data-end="2855"><strong>Accanto alla qualità, una grande leva strategica per il futuro dei cereali è la</strong> <strong data-start="2592" data-end="2631">filiera basata sulla collaborazione</strong>. E&#8217; quanto è emerso con forza durante il convegno “Innovare per competere: coltiviamo i cereali del futuro”, promosso da CIA Lombardia il 28 novembre 2025, per discutere sulle risposte concrete alle profonde trasformazioni che il mercato cerealicolo sta vivendo. Trasformazioni che non sono solo fonte di problemi e difficoltà ma devono essere il punto di partenza per cambiare e innovare i modelli di business, unica via affinchè le nostre aziende agricole siano sostenibili e competitive.</p>
<h2 data-start="2508" data-end="2855">Il pastificio come esempio di filiera collaborativa</h2>
<p data-start="2857" data-end="3592">L’intervento da remoto di <strong data-start="2873" data-end="2895">Riccardo Felicetti</strong>, amministratore delegato del Pastificio Felicetti, ha ripercorso l’evoluzione storica dei rapporti tra agricoltori, mugnai e pastai, passati nel tempo da una logica conflittuale a un modello fondato sulla fiducia reciproca. La svolta per il pastificio, in logica di filiera, è arrivata con l’avvio delle prime esperienze nel biologico e con la nascita di progetti territoriali come Monograno, nella produzione di farro dicoccum che finisce oggi sulle tavole e nelle cucine di chef in tutto il mondo.</p>
<p data-start="2857" data-end="3592"><strong>L&#8217;esperienza della pasta Monograno dimostra come la collaborazione strutturata possa generare valore per tutti gli attori coinvolti:</strong> ad oggi, infatti, la produzione coinvolge 150 agricoltori che producono farro dicoccum biologico a partire da una piccola produzione che, nel 2006, si concentrava in Umbria ed era destinata a scomparire. <strong>Gli strumenti essenziali per dare solidità economica alla produzione agricola di filiera, emerge dalle parole di Felicetti, sono in primis la programmazione delle produzioni, quindi la condivisione delle scelte varietali e la stabilità dei rapporti contrattuali fondata sulle responsabilità di ognuno.</strong></p>
<h2 data-start="2857" data-end="3592">La filiera alla base della qualità tecnologica</h2>
<p>Anche dal punto di vista scientifico, come illustrato dalla professoressa <strong data-start="3668" data-end="3706">Alessandra Marti di UNIMI – DeFENS, </strong>relatrice al convegno organizzato da CIA, <strong>la filiera assume un ruolo centrale nella costruzione della qualità. La relazione tra materia prima e processo produttivo è oggi sempre più stretta:</strong> solo attraverso un dialogo continuo tra campo, molino e pastificio è possibile garantire prestazioni tecnologiche costanti della semola e della pasta.</p>
<p>Per i cerealicoltori, quindi,<strong> la filiera non rappresenta più solo uno sbocco commerciale, ma uno strumento di valorizzazione reale del prodotto</strong>. Nei modelli più evoluti, il grano diventa protagonista di un progetto condiviso, capace di trasformare la produzione agricola da semplice commodity a elemento distintivo dell’industria alimentare italiana. Questaè la chiave per la sostenibilità e la resilienza futura del grano italiano.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I GRANI PIGMENTATI SONO QUI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/i-grani-pigmentati-sono-qui/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 23:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[antociani]]></category>
		<category><![CDATA[carotenoidi]]></category>
		<category><![CDATA[colorati]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[pigmentati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=7246</guid>

					<description><![CDATA[<p>Perchè queste varietà sono un'opportunità per i produttori e come coltivarli</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="3870" data-end="4514">La storia dei grani pigmentati in Italia ha un luogo d’origine preciso: un piccolo campo di Dairago, provincia di Milano. Qui, nel 2018, l’azienda agricola Auris seminò per la prima volta una manciata di semi di <strong>frumenti colorati provenienti dall&#8217;Etiopia</strong>. Era un esperimento quasi artigianale: pochi metri quadrati, mietitura e  trebbiatura eseguite a mano, e la consapevolezza di lavorare su varietà rare e pressoché sconosciute. Oggi quell’esperimento è diventato una <strong data-start="4353" data-end="4402">filiera agricola nazionale da circa 50 ettari</strong>, oggetto di una ricerca in collaborazione con l’Università di Torino e al centro dell’interesse di panificatori, mugnai e consumatori attenti.</p>
<h2 data-start="3870" data-end="4514">Caratteristiche dei grani pigmentati</h2>
<p data-start="4516" data-end="5056"><strong>I grani pigmentati coltivati da Auris appartengono a una categoria di frumenti caratterizzati dalla presenza di antociani e carotenoidi, composti naturali della famiglia dei polifenoli che conferiscono ai chicchi colori vivaci — blu, viola, rossi, neri — e un elevato potenziale salutistico grazie alla loro attività antiossidante</strong>. La pianta sviluppa questi composti per scopi principalmente di difesa dagli stress e dagli attacchi di altri organismi naturalmente presenti negli ambienti di origine. Da queste varietà, l’azienda ricava farine integrali dal profilo aromatico più intenso, capaci di dare un’identità precisa ai prodotti: pane più saporito, impasti colorati naturalmente, profili nutrizionali potenziati.</p>
<p data-start="5058" data-end="5603">Nel campo sperimentale di Dairago, Auris ha oggi <strong data-start="5107" data-end="5129">30 varietà diverse</strong> di frumenti pigmentati, seminati con il supporto delle tecnologie satellitari per ottenere una vera “scacchiera” agricola: blocchi ordinati che, in fase di spigatura, permettono di osservare a colpo d’occhio le differenze cromatiche, strutturali e morfologiche tra le cultivar. Un lavoro che unisce agronomia, ricerca genetica e biodiversità. Intorno ai campi, infatti, fasce di miscugli di specie floreali supportano impollinatori e insetti utili, contribuendo alla costruzione di un agroecosistema ricco e funzionale.</p>
<h2 data-start="5058" data-end="5603">Grani rigenerativi</h2>
<p data-start="5605" data-end="5982"><strong>La produzione si integra pienamente con le pratiche di agricoltura rigenerativa</strong> adottate dall’azienda che, da sempre, utilizza pratiche conservative per evitare le lavorazioni profonde e il ribaltamento degli strati del suolo, lasciando i residui colturali in campo. Prima della semina, l&#8217;azienda effettua lavorazioni superficiali che consentono l&#8217;eliminazione delle erbe infestanti e l&#8217;interramento dei residui, così che la fauna del terreno, tra lombrichi e insetti, possa agire indisturbata.</p>
<p data-start="5605" data-end="5982">Altre pratiche rigenerative sono il mantenimento di una copertura permanente del suolo, con l&#8217;adozione di cover crop per la tutela della fertilità biologica del terreno e della sua struttura. Tra i cereali vernini, poi, l&#8217;azienda effettua trasemine di leguminose che fissano l&#8217;azoto per il maggior benessere delel piante di frumento. Auris, quindi, lavora per coltivare cereali che siano, infatti, contemporaneamente buoni, nutrienti e sostenibili.</p>
<h2 data-start="5605" data-end="5982">Filiera corta</h2>
<p data-start="5984" data-end="6330"><strong>Un elemento che distingue l’azienda è la capacità di gestire internamente l’intera filiera</strong>: nel laboratorio azienda si effettuano la selezione, la pulizia e la macinazione della granella prodotta dalla filiera. Questo permette di offrire un prodotto fresco, tracciabile, con un controllo qualitativo totale. I grani pigmentati non sono solo una curiosità estetica: rappresentano una prospettiva concreta per il futuro dei cereali italiani. Combinano biodiversità, ricerca agronomica, valore nutrizionale e nuove opportunità per la trasformazione. Auris lo ha dimostrato: da un bicchierino di semi si può far nascere un’intera filiera, se si uniscono competenza, visione e un forte radicamento nel territorio.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>DAL GRANO AL PANE, CON CURA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dal-grano-al-pane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 20:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Auris]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[wine grain]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Auris inaugura il nuovo punto vendita di Dairago: cereali di qualità, innovazione e una filiera agricola che parte dal seme</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/dal-grano-al-pane/">DAL GRANO AL PANE, CON CURA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="397" data-end="969"><strong>E&#8217; intenso il sapore del pane di Auris che ho assaggiato sabato 15 novembre</strong>, il giorno in cui Daniele Noè, circondato dalla famiglia e da decine di persone venute ad ascoltarlo, ha inaugurato il suo nuovo punto vendita a Dairago, in provincia di Milano, sede della sua azienda agricola. <strong>Intenso, dicevo, e decisamente gustoso: saziante, saporito e che sa di cura.</strong> <strong>La stessa cura che Daniele Noè mette nelle sue attività, dalla selezione dei semi, alle prove in campo, alla coltivazione, alla trasformazione attenta e sapiente, fino alla selezione dei fornai più capaci.</strong> Una filiera innovativa che ha radici antiche, dai territori lontani in cui Daniele ha selezionato i semi di varietà con caratteristiche particolari e di grande valore, come quella del grano pigmentato che Auris chiama <em>Wine Grain</em>.</p>
<h2 data-start="397" data-end="969">Il nuovo punto vendita di Auris</h2>
<p data-start="397" data-end="969"><strong>Auris ha inaugurato a Dairago il suo nuovo punto vendita aziendale</strong>, un luogo che permette ai consumatori di conoscere da vicino una realtà agricola che ha il potenziale per diventare un punto di riferimento per l’innovazione cerealicola italiana. Fondata da Daniele Noè, l’azienda è impegnata nella coltivazione di varietà di cereali e semi ad alto valore salutistico, selezionati anche per il loro contenuto in composti bioattivi. Una missione che si traduce in prodotti pensati non solo per il gusto, ma per il benessere e per la sostenibilità del sistema agricolo.</p>
<h2 data-start="397" data-end="969">Quelli del Wine Grain</h2>
<p data-start="971" data-end="1682">Durante l’inaugurazione, i visitatori hanno potuto scoprire la storia e il lavoro quotidiano che sta dietro a due tra le produzioni più identitarie di Auris: <strong data-start="1125" data-end="1147">i grani pigmentati</strong> e il <strong data-start="1153" data-end="1168">mais Marano</strong>.<br data-start="1169" data-end="1172" />Nel 2018, proprio nel campo che si colloca di fronte al punto vendita, venne seminato per la prima volta in Italia un piccolo appezzamento di grano pigmentato, quello che Auris chiama <em>Wine Grain</em>: appena 10 metri quadrati e un bicchierino di semi provenienti da ricercatori di diverse parti del mondo. La prima trebbiatura fu fatta a mano; da lì iniziò un percorso di selezione, studio e moltiplicazione che oggi ha portato alla nascita della <strong data-start="1543" data-end="1593">prima filiera italiana del frumento pigmentato</strong>, con circa <strong data-start="1605" data-end="1618">50 ettari</strong> destinati a queste varietà ricche di antociani e carotenoidi.</p>
<p data-start="1684" data-end="2201">Oltre al frumento e al mais, Auris sta conducendo da anni un lavoro di ricerca e sperimentazione sulla <strong data-start="1998" data-end="2006">chia</strong>, di cui è stata la prima coltivatrice in Italia, attraverso una selezione costante del seme e la prova di diverse varietà coltivate senza irrigazione, seguendo pratiche agronomiche sostenibili.</p>
<p data-start="2203" data-end="2688"><strong>Il nuovo punto vendita consente ora di portare al consumatore l’intera filiera: dalle pratiche rigenerative in campo, alle fasi di pulizia, selezione e macinazione nel laboratorio interno (un vero gioiello), fino ai prodotti finiti — farine, pane, biscotti &#8230;— realizzati con materie prime selezionate da Daniele.</strong> Auris dispone, infatti di un impianto completo per la lavorazione dei cereali, dotato di macchinari per la selezione, la pulizia e la macinazione, così da garantire tracciabilità, qualità e freschezza.</p>
<p data-start="2203" data-end="2688"><em>Alcune immagini dell&#8217;evento di inaugurazione</em></p>

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<h2 data-start="2203" data-end="2688">Laboratorio di agricoltura rigenerativa</h2>
<p data-start="2690" data-end="3220">Il lavoro in campo segue da anni tecniche di <strong data-start="2735" data-end="2778">agricoltura conservativa e rigenerativa</strong>: lavorazioni superficiali, nessun ribaltamento degli strati del suolo, residui mantenuti in superficie per alimentare micro e macrofauna utile, trasemine di leguminose, cover crop e fasce fiorite per incrementare la biodiversità e favorire impollinatori ed entomofauna utile. Un lavoro che Daniele Noè descrive come “agricoltura eroica”: coltivare e arricchire terreni che, nel contesto dell’Alto Milanese, potrebbero essere facilmente destinati all’edilizia.</p>
<p data-start="3222" data-end="3678"><strong>L’inaugurazione del punto vendita ha permesso a molti di scoprire questa storia fatta di ricerca, biodiversità e cura del territorio. E di assaggiare i risultati concreti: pane dal colore intenso ottenuto con farine pigmentate, gallette di mais Marano, prodotti da forno ricchi di aroma e identità.</strong> È la testimonianza che, anche in un territorio complesso come quello milanese, una filiera agricola innovativa e di qualità può non solo nascere, ma crescere.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>IN FUGA DALLE FILIERE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/in-fuga-dalle-filiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 23:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione di fondo]]></category>
		<category><![CDATA[filiera]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[pre-semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cerealicoltori non stanno investendo in seme certificato e concimazione di fondo: intanto, arriva il grano dalla Francia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="275" data-end="527"><strong>«Prezzi bassi, abbandono delle filiere e aziende senza risorse finanziare</strong>: è il terzo anno consecutivo in cui si taglia la concimazione di fondo». Il quadro lo traccia <strong data-start="424" data-end="461">Diego Guarise di ICL Italy Srl Milano</strong>, che in queste settimane segue da vicino la campagna di semina.</p>
<h2 data-start="275" data-end="527">Addio filiere per il grano tenero</h2>
<p data-start="529" data-end="900">La crisi della cerealicoltura si trascina: il grano panificabile rende 20-23 euro al quintale, il duro poco di più. «Molti produttori – spiega Guarise – non aderiscono più alle filiere strutturate come quelle di <strong data-start="731" data-end="763">Barilla, Galbusera o Harmony</strong>: per risparmiare seminano frumento prodotto internamente, non certificato. Ma così escono dal circuito che garantiva contratti e premi qualità».</p>
<h2 data-start="529" data-end="900">Arriva il grano d&#8217;Oltralpe</h2>
<p data-start="902" data-end="1255">Al Nord Italia e per il frumento tenero, a pesare sui prezzi c’è anche la <strong>riapertura del valico del Frejus</strong>, che da luglio <strong>ha riportato sui binari il grano francese</strong>. «Le cooperative d’oltralpe sono più organizzate e viaggiano su rotaia, con costi di trasporto inferiori. Inoltre, le partite di frumento francese sono più omogenee in termini di caratteristiche qualitative e offrono una qualità medio-alta. Per questo motivo, i molini settentrionali si sono già coperti fino a primavera con grano francese», osserva Guarise.</p>
<p data-start="1257" data-end="1519">Il risultato è un mercato in cui i prezzi li fa chi esporta: le borse merci di Milano e Bologna seguono le quotazioni estere. Il grano di forza, ad esempio, si è assestato su un valore determinato da una grande cooperativa austriaca, con valori intorno ai 29 €/q per partite ad alto contenuto proteico, si parla del 15-16%.</p>
<h2 data-start="1257" data-end="1519">Si perdono 200 euro/ettaro</h2>
<p data-start="1521" data-end="1966">«In queste condizioni – conclude – <strong>le aziende italiane non investono più: stanno perdendo anche 200 euro a ettaro per i terreni seminati a frumento</strong>. La prima voce di costo ad essere tagliata è quella della concimazione in presemina, poi quella del seme certificato. Così si esce dalle filiere e si entra in un circolo vizioso». La speranza è che il meteo, almeno quest’anno, aiuti. Diego Guarise conclude: «se non arriveranno piogge improvvise, il Nord potrà lavorare bene. Ma al Sud serve acqua, e fiducia per tornare a seminare davvero».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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