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	<title>importazioni - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Sat, 01 Nov 2025 18:00:42 +0000</lastBuildDate>
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	<title>importazioni - Grano Italiano</title>
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		<title>GLI EFFETTI DELLA CUN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 23:10:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa accadrà con l'avvio dichiarato della CUN per il grano duro? Attese e timori degli operatori raccontati a Grano italiano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="276" data-end="747">L’annuncio del Ministro <strong data-start="300" data-end="326">Francesco Lollobrigida</strong> sull’imminente avvio della <strong data-start="354" data-end="391">Commissione Unica Nazionale (CUN)</strong> del grano duro apre una fase nuova per il settore. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore trasparenza e uniformità nella formazione dei prezzi. Ma sul territorio, tra stoccatori e organizzazioni di produttori, prevale la prudenza. C’è chi teme che la nuova struttura possa allontanare i valori di mercato dalla realtà quotidiana delle contrattazioni. Intanto, ancora una volta il listino della seduta del 27.10.2025 mostra un &#8220;non rilevato&#8221;, sintomo che non tutte le parti ammesse al tavolo della Commissione Sperimentale per il grano duro sono concordi nell&#8217;avvio dichiarato per il 2026. Grano Italiano ha raccolto attese, timori e preoccupazioni di alcuni operatori del territorio, dal Sud al Nord.</p>
<h2>«Spero sia trasparente come la Borsa Merci di Foggia»</h2>
<p>Per <strong>Elio Lo Conte</strong>, amministratore della<strong> Pineta Srl</strong> di Cerignola (FG) e membro della borsa merci di Foggia, il dubbio principale riguarda la rappresentatività: «tecnicamente non sappiamo che risvolti la CUN potrà dare, se positivi o negativi. Alla borsa merci di Foggia c’è confronto tra tutte le componenti — stoccatori, cooperative , parte agricola, industrie e mediatori — e i dati sono sempre aggiornati e gli affari avvengono tra tutte le categorie presenti in commissione». Nella CUN, invece, «da quanto ho compreso ci sono solo due rappresentanze: industrie e associazioni agricole. Ma queste non contrattano direttamente tra loro , quindi il dato che forniscono non è verificabile commercialmente».</p>
<p>Lo Conte teme anche effetti territoriali: «mettere sullo stesso piano Puglia, Basilicata o Calabria significa togliere un vantaggio competitivo a chi, come noi, si trova in posizione strategica e vende a pochi chilometri dai molini». E aggiunge una richiesta pratica: «abbiamo contratti legati al listino di Foggia fino alla fine della stagione, maggio 2026. Se dal 1° gennaio il listino non potrà più essere un riferimento, serve un preavviso adeguato agli operatori per capire come gestire gli accordi in essere e come scrivere i nuovi contratti di filiera».</p>
<h2 data-start="1876" data-end="1945">Le navi stanno già arrivando</h2>
<p>Per <strong>Marco Gorni Silvestrini</strong>, responsabile Business Development e coordinamento produttivo filiere di<strong> OP Italia Cereali</strong>, il rischio maggiore è la confusione tra più listini: «quando parte la CUN, la borsa merci di Bologna avrà ancora valore o dovremo rifare tutti i contratti sulla base del nuovo listino unico? Per noi operatori l’importante è avere un solo riferimento. Altrimenti, invece di fare chiarezza, si genera incertezza».</p>
<p>Altro nodo cruciale riguarda i costi di produzione stimati da Ismea, su cui i prezzi del listino unico dovrebbero basarsi: «se produrre costa 310 euro a tonnellata ma l’industria non riesce a pagare un prezzo almeno di questo livello, alcuni acquirenti finiranno per coprirsi con grano proveniente dall&#8217;estero. Ad oggi, per effetto delle dichiarazioni ho il timore che ci siano carichi su navi già in arrivo».</p>
<p>Per evitare squilibri, infatti, Marco Gorni Silvestrini propone di «coinvolgere la grande distribuzione al tavolo della definizione dei prezzi per il grano duro: se il trasformatore viene remunerato in modo corretto, allora potrà riconoscere un prezzo equo anche al produttore».</p>
<p>E conclude con equilibrio: «ben venga la CUN, ma che sia una sola, trasparente e costruita su basi economiche reali. Solo così potrà diventare un punto fermo per tutta la filiera».</p>
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		<title>O SI CAMBIA O SI CHIUDE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cambia-chiude/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 07:50:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Capitanata]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza del grano duro di Silvana Roberto in Capitanata: perchè serve una filiera fatta bene</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p >In tanti hanno già iniziato a trebbiare in provincia di Foggia, cuore pulsante del frumento duro italiano. E&#8217; qui che raggiungiamo Silvana Roberto, imprenditore agricolo e Vicepresidente di CIA Capitana; oltre ad essere cerealicoltore, è anche Commissario in Borsa Merci a Foggia e all&#8217;interno della CUN, la Commissione Unica Nazionale, ancora in fase sperimentale. L&#8217;azienda, che oggi produce cereali vernini, soprattutto frumento duro, e ortaggi, sorge nelle terre che un tempo erano del Senatore Cappelli: «sono nata nel grano», ci dice Silvana Roberto, «mio padre aveva adottato l&#8217;indirizzo cerealicolo-zootecnico ma, dopo numerosi periodi di crisi, abbiamo deciso di diversificare e oggi gestiamo anche colture orticole. Abbiamo anche un asparageto».</p>
<h2 >Tanti cambiamenti</h2>
<p >Come ci racconta Silvana Roberto, l&#8217;agricoltura è un settore che tanto si è dovuto adeguare ai numerosi cambiamenti intercorsi negli ultimi decenni: da quelli del mercato a quelli climatici, oltre alle novità della ricerca che produce varietà con potenziali produttivi sempre maggiori, in grado di combattere le nuove avversità. «Il clima che cambia ha portato nuove avversità contro le quali dobbiamo difenderci: si pensi alla fusariosi, ad esempio, che solo 20 anni fa non c&#8217;era nelle nostre zone. Oggi, invece, dobbiamo effettuare trattamenti fitosanitari fondamentali per la salubrità delle produzioni&#8221; dichiara, e conclude: «dobbiamo anche selezionare con attenzione i fungicidi, perchè ci sono filiere a cui distribuiamo che richiedono specifici formulati, in grado di garantire l&#8217;assenza di residuo di prodotti fitosanitari in granella».</p>
<p >Secondo Silvana Roberto questo incrementa di molto la complessità, in quanto aumentano sempre di più le spese, a fronte di prezzo di vendita che non sale: «ad oggi bisogna spendere circa 1.800€ ad ettaro per coltivare per bene e, con la variabilità meteorologica, non si è comunque sicuri di avere delle produzioni adeguate».</p>
<h2 >Rese incerte</h2>
<p >In questa zona le rese del frumento duro si aggirano sui 35-40 quintali ad ettaro, con annate eccezionali in cui si raggiungono i 60 quintali, ad esempio in rotazione su maggese. Nella scorsa stagione, però, nei terreni di Silvana Roberto non si sono superati i 20 quintali ad ettaro, seppur con una altissima qualità: la gravissima siccità ha determinato un calo drastico, pur su terreni particolarmente fertili grazie alla rotazione con colture orticole tra cui pomodoro, broccolo e cavolo. L&#8217;areale dell&#8217;azienda è servito dalla risorsa idrica, per la presenza della diga di Occhito: irrigare il grano, in ogni caso, non sarebbe conveniente dal punto di vista economico, considerando le condizioni di mercato. Questo anche in caso di presenza di un pozzo, i cui costi di gestione sono molto elevati.</p>
<h2 >Serve un piano idrico nazionale</h2>
<p >Quell0 dell&#8217;acqua è un problema molto grave in tutti gli areali italiani, secondo Silvana Roberto, che ci dichiara: «nelle nostre zone il problema è la carenza idrica e la scarsa disponibilità della risorsa, anche in presenza di impianti come la diga di Occhito che, quest&#8217;anno, riserverà l&#8217;acqua solo ad uso civile. Abbiamo, infatti, richiesto di poter deviare il flusso del fiume Liscione che scorre in Molise, con una condotta lunga 10 km, per poter ricevere l&#8217;acqua che, altrimenti, andrebbe in mare. In altri areali del Nord, invece, il problema è l&#8217;eccesso di acqua, con piogge molto intense che creano danni e impediscono di svolgere le operazioni colturali: in ogni caso, serve una pianificazione nazionale per la risorsa idrica che, a tutt’oggi, manca».</p>
<h2 >Gli strumenti di mercato devono cambiare</h2>
<p >In un contesto difficile per le condizioni ambientali, neanche la situazione del mercato è semplice per i cerealicoltori: secondo Silvana Roberto, se non si distribuisce il plusvalore del prodotto finito su tutti gli operatori della filiera, a partire dagli agricoltori, la cerealicoltura della Capitanata è destinata a chiudere. Il frumento <em>made in Italy</em> deve essere valorizzato adeguatamente, così come la granella importata dall&#8217;estero che viene impiegata per prodotti particolari, di nicchia. Ne è un esempio il grano australiano, impiegato per formati di pasta speciali, che viene remunerato oggi intorno ai 60€ al quintale.</p>
<p >«La forbice della filiera si deve allargare» ci dice Silvana Roberto, «e questo può avvenire anche attraverso strumenti che leghino i valori offerti dai contratti di filiera con i prezzi della CUN, un riferimento nazionale unico: si tratta di una soluzione che abbiamo proposto e per cui abbiamo chiesto un tavolo tecnico per discutere e agire di conseguenza&#8221;. E conclude &#8220;noi non siamo contro le importazioni ma non possiamo accettare quelle selvagge, soprattutto in assenza di obblighi di reciprocità per quanto riguarda le caratteristiche della granella, in particolare quelle di salubrità».</p>
<p ><em>Foto dell&#8217;azienda di Silvana Roberto</em></p>
<p ><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p >Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/grano-duro-diminuisce-la-superficie-coltivata/" target="_blank" rel="noopener">GRANO DURO: DIMINUISCE LA SUPERFICIE COLTIVATA</a></p>
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		<title>FILIERA SOLUZIONE IMMEDIATA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/filiera-soluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 22:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ruolo dei mercati e dei contratti di filiera nella coltivazione di frumento: ce ne parla Emanuele Occhi, Coldiretti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-5162" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-227x300.jpg" alt="" width="156" height="206" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-227x300.jpg 227w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-775x1024.jpg 775w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-768x1015.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-370x489.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-270x357.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-570x753.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-740x978.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti.jpg 1080w" sizes="(max-width: 156px) 100vw, 156px" />Facciamo il punto sulla stagione 2024-25, concentrandoci sul ruolo dei mercati e dei contratti di filiera: lo facciamo con l&#8217;aiuto di Emanuele Occhi, Responsabile del Settore Grandi Colture di Coldiretti (nella foto), che ha risposto alle domande di Grano italiano, offrendoci un quadro completo e approfondito sulle stime delle superfici destinate a frumento del nostro paese.</p>
<h2>Emanuele Occhi, i mercati internazionali sono determinanti anche per il tenero italiano?</h2>
<p>«Anche sul frumento tenero gli eventi internazionali hanno un peso: tanto dipende dalla situazione Russia-Ucraina, perchè se dovesse riaprirsi il passaggio sul Mar Nero potrebbero ristabilirsi gli equilibri precedenti alla guerra. Dal febbraio 2022, infatti, l&#8217;Italia ha subito una invasione di frumento tenero dall&#8217;Ucraina che non ha più lo sbocco del Nord Africa. Nella campagna attuale, sempre fino a gennaio 2025, sono entrate oltre 400.000 ton dall&#8217;Ucraina, mentre nella campagna 2023-24 ne erano entrate 573.000 ton. Prima della guerra, ad esempio nella campagna 2019-20, avevamo importato poco più di 100.000 ton».</p>
<h2>Qual è il ruolo dei contratti di filiera in questo contesto?</h2>
<p>«I contratti di filiera sono l&#8217;unica soluzione immediata in grado di aiutare il mondo agricolo ad uscire dalle dinamiche del mercato: oggi, infatti, le variabili rilevanti per le nostre aziende sono senza dubbio fuori dal controllo degli agricoltori. Ovviamente, i contratti devono prevedere un prezzo minimo garantito che tenga conto del costo di produzione. Un vantaggio importante dei contratti di filiera, poi, è che riescono a mettere insieme l&#8217;agricoltore, la ricerca e l&#8217;industria: le richieste di qualità di quest&#8217;ultima possono essere soddisfatte dagli agricoltori solo se le varietà, le tecniche e le innovazioni della ricerca sono messe a disposizione del mercato e, in questo senso, le New Breeding Techniques potranno aiutare il comparto produttivo nel prossimo futuro. Come sempre la nostra partita sul mercato dobbiamo giocarcela sul tema della qualità e di tutti quegli elementi valoriali che fanno del nostro Made in Italy, il numero uno al mondo ».</p>
<h2>Granaio Italia, invece, che ruolo potrà avere?</h2>
<p>«Ad oggi, nonostante le norme ne abbiano sancito l&#8217;avvio, lo strumento è in stand by a causa delle implementazioni informatiche che richiedono tempi lunghi. Noi riteniamo come sempre che l’obiettivo della trasparenza su tutti i prodotti alimentari è senza ombra di dubbio un caposaldo a salvaguardia del nostro Made in Italy; ci auguriamo, in ogni caso, che il registro non diventi una spada di Damocle nei confronti del produttore, quindi che non rappresenti un ulteriore onere burocratico.</p>
<p>Nell&#8217;ambito di quanto previsto dalla norma, però, riteniamo che ci sia anche qualche lacuna che mina gli obiettivi della tracciabilità: la seconda trasformazione, ovvero tutto quanto è successivo al mulino, non è infatti obbligata ad effettuare comunicazioni sul registro. Questo, purtroppo, interrompe la tracciabilità della filiera al livello di un passaggio chiave nella catena di trasformazione».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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<p>Leggi anche <a href="https://granoitaliano.eu/ritirata-duro/" target="_blank" rel="noopener">LA RITIRATA DEL GRANO DURO</a></p>
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		<title>LA RITIRATA DEL GRANO DURO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ritirata-duro/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 22:03:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le stime di calo per le semine 24-25 di Coldiretti: intervista ad Emanuele Occhi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-5162" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-227x300.jpg" alt="" width="145" height="192" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-227x300.jpg 227w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-775x1024.jpg 775w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-768x1015.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-370x489.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-270x357.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-570x753.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti-740x978.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/03/Emanuele_Occhi_Coldiretti.jpg 1080w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Torniamo a fare il punto sulle semine di frumento della stagione 2024-25, questa volta con l&#8217;aiuto di Emanuele Occhi, Responsabile del Settore Grandi Colture di Coldiretti (nella foto), che ha risposto alle domande di Grano italiano, offrendoci un quadro completo e approfondito sulle stime delle superfici destinate a frumento del nostro paese. La situazione che ci presenta è quella di una possibile ritirata del grano duro, con stime di un calo del 6-7%, con regioni come la Puglia e la Sicilia a guidare questa tendenza. I motivi, ovviamente, risiedono nei gravi danni subiti per le bassissime rese registrate in particolare in Sicilia con il raccolto 2024 ma anche nella complessa situazione dei mercati e nell&#8217;aumento dei costi di produzione.</p>
<p>I cerealicoltori italiani, infatti, sono bloccati in una morsa tra la Turchia e il Canada, con il risultato che i prezzi non sono remunerativi per lo sforzo profuso nei campi e la qualità offerta. I contratti di filiera, secondo Emanuele Occhi, sono l&#8217;unico strumento che possa sostenere le produzioni nazionali di frumento nel prossimo futuro.</p>
<h2>Emanuele Occhi, quali sono le vostre stime sulle superfici seminate a frumento per la stagione 2024-25?</h2>
<p>«Ad oggi sul frumento duro stimiamo un calo della superficie seminata rispetto alla scorsa campagna, in cui si erano registrati 1,177 mln di ettari: pensiamo ad un calo medio del 6-7%, con punte anche del 10% fra Puglia e Sicilia, dove si concentra la maggiore produzione di grano nazionale. Sono le aree in cui, soprattutto per la Sicilia, si è pagato molto di più a causa della siccità della scorsa stagione. Per quanto riguarda il tenero, invece, stimiamo una superficie stabile rispetto alla scorsa campagna in cui si erano registrati 520mila ettari. Anche chi ha abbandonato il duro al Nord riteniamo si sia spostato sulla coltivazione di tenero».</p>
<h2>Quali le motivazioni principali dietro questa ritirata del duro?</h2>
<p>«In generale, è vero che c&#8217;è una certa disaffezione verso il frumento duro. Inoltre, lo scorso anno le difficili condizioni meteo hanno determinato cali produttivi molto rilevanti, ma non è tutto. Sempre nella campagna 2023-24 c&#8217;è stato un intervento delle importazioni dalla Turchia che il mercato interno non si aspettava e che hanno, di fatto, penalizzato la remunerazione ad ettaro dal punto di vista dei prezzi.</p>
<p>In effetti, ad oggi, il nostro grano duro è preso in una morsa tra il Canada, che è sempre stato il nostro fornitore principale, e la Turchia. Nella campagna 2023-24 il Canada ha avuto problemi di siccità e ha esportato poco verso l&#8217;Europa: la Turchia è stata in grado di anticipare il mercato e ha invaso i territori nazionali con la sua granella. Ad oggi l&#8217;export turco ha rallentato, non solo per il ritorno del Canada, ma anche perchè il TMO (organo interno turco che gestisce le materie prime agricole, Ndr), ha fissato un prezzo minimo, di fatto bloccando il valore del grano duro intorno ai 330€/ ton».</p>
<h2>Torna, quindi, il grano duro canadese&#8230;</h2>
<p>«L&#8217;ultimo aggiornamento arrivato dalla DG Agri ci dice che da luglio 2024 a gennaio 2025 abbiamo importato 480.000 ton di frumento duro dal Canada; alla stessa data dell&#8217;anno precedente le quantità erano 280.000 ton. Mentre, quindi, la scorsa campagna si è chiusa con mezzo milione di ton importate, questa potrebbe finire con il superare 1 mln di ton. Il Canada, quindi, si sta riprendendo la quota che la scorsa annata è stata presa dalla Turchia: è chiaro che in questo contesto i prezzi sono depressi, con i listini che ci danno ancora valori in calo. Utile ricordare che dal Canada arriva grano coltivato con tecniche da noi vietate in pre raccolta (uso del Glifosate) e, quindi, come sempre la nostra produzione viene messa sotto scacco dalla mancanza di reciprocità.</p>
<p>A questa situazione di mercato si aggiungono gli aumenti dei costi di produzione, a partire dal prezzo del gas che si trascina dietro i rincari di tutti i mezzi tecnici: quando, poi, l&#8217;agricoltore va a fare i conti, si finisce ben sotto i costi di produzione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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<p>Leggi anche <a href="https://granoitaliano.eu/duro-estero/" target="_blank" rel="noopener">DURO SI COMPRA ALL’ESTERO</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ritirata-duro/">LA RITIRATA DEL GRANO DURO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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		<title>IL GRANO ESTERO DANNEGGIA IL MERCATO CAMPANO (E NON SOLO)</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-grano-estero-danneggia-il-mercato-campano-e-non-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 22:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche in Campania si sentono i dannni delle importazioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver chiarito i costi e i ricavi per un agricoltore che nel 2024 ha raccolto grano nel suo terreno, grazie all’aiuto del cereagricoltore Angioletto Meninno, la nostra analisi sul raccolto in Campania si sposta sul versante commerciale.</p>
<h2><strong>Le navi di grano dalla Turchia</strong></h2>
<p>«Molti commercianti pugliesi comprano grano estero, lo fanno passare attraverso i propri magazzini, lo nazionalizzano, che è una cosa regolare che possono fare, e lo portano ai mulini. Ma in questo modo tu bruci il mercato locale», racconta l’ammassatrice Giovanna La Penna. Già, perché il grano estero – che arriva soprattutto quest’anno da Turchia, Grecia e Kazakistan – “droga” la produzione interna appiattendo i prezzi e mettendo in difficoltà gli agricoltori e la filiera locale.</p>
<p>«Lei si immagini che noi due anni fa (nel 2022, ndr) abbiamo venduto il grano a 50 euro, oggi lo stiamo vendendo a 28. I costi non sono cambiati, ma siamo passati da 50 euro a 28, è troppo», si lamenta Meninno.</p>
<h2><strong>L’incognita delle prossime annate</strong></h2>
<p>Una problematica, quella dei prezzi, che sta scoraggiando numerosi agricoltori dal continuare a coltivare grano nelle prossime annate.</p>
<p>«Allora, io le dico che il 30% degli agricoltori dalle mie parti probabilmente hanno intenzione di lasciare il terreno vuoto, non coltivato, per le prossime annate», dichiara Meninno, «lasciando vuoto almeno mettono i terreni a riposo. Si prendono i titoli che hanno dalla domanda PAC e per loro va bene così. Perché non ci riescono più con le spese.</p>
<p>«Le faccio un esempio, prendiamo un&#8217;azienda media, che può fare circa 10 ettari, prende 6 mila euro di domanda Agea. E allora mi prendo le 6 mila euro e i terreni lasciano vuoti, che tanto se li coltivo c’è il rischio che io vada in perdita», conclude Meninno.</p>
<p>«Noi siamo cereagricoltori per la maggiore», spiega La Penna, «però diciamo che se a livello commerciale facciamo dieci come numero, cinque sono cereali e cinque sono diventati prodotti alternativi, come coriandolo, trifoglio o semi di rapa. In questo mercato occorre anche diversificare».</p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/campania-prezzi/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Leggi l&#8217;articolo precedente</strong></em></a></p>
<p><em>Autore: Ivan Torneo</em></p>
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		<title>COL GRANO SI VA IN PERDITA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/grano-perdita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 10:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le proiezioni negative di Confagricoltura Mantova</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova, è chiaro sulle agevolazioni concesse all&#8217;Ucraina: «Il provvedimento ha contribuito ad aiutare il popolo ucraino, ma al contempo sta mettendo in seria difficoltà i nostri produttori. Non possiamo pensare che siano solo loro a pagare per questa situazione»</p>
<h2>Col grano si va in perdita</h2>
<p>La denuncia riguarda il fatto che i cerealicoltori sono stretti in una morsa tra costi di produzione ancora in rialzo e quotazioni di vendita crollate rispetto ad un anno, con enorme aumento di esportazioni di prodotto dall&#8217;Ucraina. I dati illustrano la situazione: secondo il bollettino del 7 marzo della Borsa Merci di Mantova, il mais è quotato 196 €/t, il grano tenero fino 210 €/t, il grano duro fino 327 €/t e la soia 432 €/t. Un anno fa (bollettino del 9 marzo 2023) la situazione era molto differente, con gli stessi prodotti quotati rispettivamente 299 €/t, 297 €/t, 399 €/t e 547 €/t. La perdita di valore dunque è decisamente preoccupante, con il mais a -35%, il grano tenero a -30%, il grano duro a -18% e la soia a -21% (quest’ultima trascinata in basso dal crollo delle quotazioni dei semi di girasole).</p>
<h2>I numeri non mentono</h2>
<p>Alberto Cortesi prosegue: «i numeri non mentono e ci raccontano dell’estrema sofferenza del settore. Come Confagricoltura Mantova chiediamo due cose: in primis che venga rafforzata la protezione dei prodotti agricoli ottenuti nell’Unione Europea, e in secondo luogo che venga istituito quanto prima un fondo emergenziale comunitario per sostanziosi interventi di sostegno nei confronti dei nostri cerealicoltori, che stanno pagando uno scotto altissimo e non certo dipendente da loro. Ricordiamo infatti che, rispetto al 2023, i costi di produzione si sono alzati in media di un ulteriore 15%, il tutto in un regime di aiuti Pac estremamente ridotti. Situazione, questa, che la sola Confagricoltura aveva sin dall’inizio denunciato»</p>
<h2>La stima di perdita</h2>
<p>Confagricoltura Mantova ha stimato la perdita netta annuale di un’azienda cerealicola di medie dimensioni, con 30 ettari complessivi, 10 coltivati a grano tenero, 10 a mais e 10 a soia. Nell&#8217;ipotesi di una resa ad ettaro di 60 q per il grano tenero, 120 q per il mais e 45 q per la soia, il mancato guadagno sarebbe rispettivamente pari a 5.220 euro, 12.360 euro e 5.175 euro. In totale quasi 23.000 euro di perdita netta annuale che vanno oltre 30.000 euro in caso di superficie sui 40 ettari.</p>
<p>Fonte: Confagricoltura Mantova</p>
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		<title>DAL 1 LUGLIO MONITORATI GLI STOCK</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dal-1-luglio-monitorati-gli-stock/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 17:35:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[granaio italia]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo attiva il programma di Granaio Italia. Salvaguardia da Strasburgo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv5163031114MsoNormal">Monitorati gli stock. Dal primo luglio, sarà attivato il Registro telematico sulle giacenze dei cereali: parte Granaio Italia, il governo stringe i tempi per iniziare a riportare trasparenza sui mercati. Granaio Italia doveva partire infatti dal 2025. La novità arriva dal tavolo aperto al Masaf dal sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra. Ci sarà quindi un accurato monitoraggio delle produzioni cerealicole presenti sul territorio nazionale, con la comunicazione, nell’apposito registro telematico istituito nell’ambito dei servizi del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), delle operazioni di carico e scarico dei quantitativi di cereali e di farine di cereali.</p>
<h2>Certificazione</h2>
<p class="yiv5163031114MsoNormal">«Prossimo passo -ricorda Cia che plaude alla mossa del governo &#8211; l’introduzione di uno strumento di certificazione dei costi di produzione per definire, in modo chiaro, anche i termini di contrattazione. In gioco il nostro patrimonio cerealicolo, materia prima d’eccellenza per la pasta, simbolo del Made in Italy nel mondo con quasi 4 milioni di tonnellate di produzione nazionale annua e un fatturato sui 7 miliardi di euro». Favorevole anche Confagricoltura, secondo cui «va alzata la soglia minima da sottoporre alla registrazione sul SIAN, attualmente fissata a 30 tonnellate annue; che si garantisca il buon funzionamento del portale dove andranno effettuate le comunicazioni da parte delle aziende cerealicole, e che si valuti una deroga al regime sanzionatorio fino a quando il registro telematico non sarà a pieno regime».</p>
<h2>Le importazioni</h2>
<p class="yiv5163031114MsoNormal">L’Italia importa il 40% del fabbisogno di grano duro, il 65% di tenero e il 55% del mais. Eppure, nonostante la carenza di prodotto nazionale e la continua richiesta da parte dei consumatori di prodotti 100% italiani, le quotazioni dei maggiori cereali sono sempre più mortificanti per gli agricoltori. Oggi, considerando le ultime quotazioni sul grano duro pari a circa 34 euro al quintale e le rese degli agricoltori di circa 30 quintali a ettaro, si arriva di fatto a una produzione lorda vendibile di 1.100 euro a ettaro, ma con costi di produzione di gran lunga superiori ai 1.400 euro a ettaro. I dati Cia sulle nuove semine segnalano un preoccupante calo delle superfici coltivate a grano duro di circa 130 mila ettari. Anche a causa dei cambiamenti climatici, si prospetta per il Paese un raccolto tra i più bassi di sempre.</p>
<p>Sempre oggi, con votazione odierna della Plenaria a Strasburgo, l&#8217;Europarlamento ha approvato gli emendamenti del PPE per includere frumento tenero, orzo, avena, mais e miele nell&#8217;attivazione automatica del sistema di misure di salvaguardia.</p>
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		<item>
		<title>3 PROPOSTE PER UNA NUOVA PAC</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/3-proposte-per-una-nuova-pac/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 00:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Deborah Piovan</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo parlato con Deborah Piovan, Presidente della Federazione Nazionale di Prodotto (FNP) Proteolaginose di Confagricolatura, di PAC e mercati. Con le sorelle, gestisce un&#8217;azienda agricola in provincia di Rovigo dedicata a cereali, barbabietola, soia, colza, pisello e noce da frutto. Al frumento dedica circa 200 ettari: coltiva soprattutto grano tenero da seme e una parte minore di grano duro.</p>
<h2>Da cosa dipendono le vostre scelte di semina?</h2>
<p>«Dall&#8217;anno scorso il premio PAC si è dimezzato, purtroppo bisogna partire da questo. Perciò è importante cercare le altre opportunità, seppur scarse, offerte dalla politica agricola&#8230;gli ecoschemi sono tra queste e dall&#8217;anno scorso vi abbiamo aderito. Le nostre scelte, quindi, si basano sulla PAC e sugli ecoschemi, in particolare l&#8217;ecoschema 4 per le colture estensive. Siamo, infatti, obbligati al set aside: in ogni caso, l&#8217;alternativa proposta dalla Commissione è poco applicabile perchè lascia le colture senza difese. Poi, ovviamente, si guarda al mercato: noi cerchiamo di stare il più possibile in filiera, questo ci aiuta ad avvicinarci al mercato e ad agire in modo coordinato con esso».</p>
<h2>Come è andato il primo anno?</h2>
<p>«Ci sono stati grossi problemi con gli ecoschemi: per il 4, in particolare, il premio indicativo stimato si è praticamente dimezzato a causa dello splafonamento. Questo sulle colture estensive fa la differenza! In più, per le colture per cui stipuliamo contratti di assicurazioine agevolata, la restituzione sarà molto più bassa del previsto, causando costi incrementali. In sintesi, l&#8217;annata trascorsa, purtroppo, ha visto esborsi ben maggiori e incassi ben minori del previsto».</p>
<h2>Quali previsioni per il 2024?</h2>
<p>«In termini di clima, nelle nostre zone la stagione per ora è favorevole. I mercati sono piuttosto depressi, non mi aspetto grosse impennate nè prezzi particolarmente interessanti. Sarà un&#8217;annata di sfide ma anche interlocutoria: le proteste di queste ultime settimane mi paiono epocali. Ho avuto già occasione di dichiarare che non le condivido nel metodo, così come non condivido alcune richieste che poco hanno a che fare con i problemi dell&#8217;agricoltura (dal tema della farina di insetti a quello della carne coltivata). Quello di cui abbiamo bisogno è che la politica europea e nazionale si concentrino sui reali problemi dell&#8217;agricoltura».</p>
<h2>Cosa vede dietro le proteste?</h2>
<p>«Non mi stupiscono, le stavo aspettando: sin da quando è stata pubblicata la Farm to Fork ho dichiarato che sarebbe stata un bagno di sangue: non è stata scritta pensando ai produttori e neanche ai consumatori. Chi dovrebbe produrre il cibo per gli europei se non si consente agli agricoltori europei di difendere le piante che coltivano? Puntare sul biologico non può essere la risposta, visti i problemi di produttività. E, allora, dovranno aumentare le importazioni&#8230;ci sono studi scientifici che dimostrano una correlazione tra l&#8217;incremento delle importazioni in Europa e la deforestazione nei paesi da cui importiamo: parliamo di circa 12 miln di ettari di foreste che dagli anni &#8217;90 ad oggi sono sorte in Europa mentre sono calate di una superficie equivalente nei paesi da cui importiamo. E&#8217; importante che i consumatori europei sappiano che più generiamo un calo produttivo in Europa, più deforestiamo e siamo responsabili di perdita di biodiversità e aumento di gas serra in quei paesi. Rinunciare alla produttività in Europa ha un impatto ambientale»!</p>
<h2>In sintesi, ci dia 3 punti per lei prioritari per rinnovare la PAC</h2>
<p>«1. Abbattimento degli oneri burocratici a carico delle aziende e dei CAA: deve essere dirompente, bisogna riformare alla base il sistema degli adempimenti e dei controlli.</p>
<p>2. Accelerazione nei pagamenti PAC; quest&#8217;anno, in particolare, sono tardati.</p>
<p>3. Incremento del fondo di sovranità alimentare che ad oggi ha due limiti forti: innanzitutto è limitato dal regime de minimis e, poi, premia solo gli ettari incrementali delle colture ammissibili. Penalizza le aziende medio grandi e non spinge all&#8217;obiettivo di crescita della quota di autoapprovvigionamento che il continente si è posto da anni, soprattutto in proteine per l&#8217;alimentazione animale».</p>
<h2>Per concludere, cosa ci dice delle importazioni di grano?</h2>
<p>«Sulle notizie dell&#8217;incremento dell&#8217;import dalla Russia, non ne conosco i motivi; di certo, qualità e sanità dei prodotti andrebbero indagate poichè gli standard qualitativi non sono gli stessi del nostro paese. In merito alle importazioni dal Canada, poi, è importante ricordare che l&#8217;Italia non è autonoma in termini quantitativi, nè tutti gli anni la qualità delle nostre produzioni è adeguata per le esigenze della pastificazione. Le importazioni, quindi, sono comprensibili, così come è dimostrato che il glifosate non ponga pericoli per la salute. Poi, se riduciamo l&#8217;import canadese in favore di quello russo, allora non si comprende bene il senso&#8230;<br />
Infine, sulla reciprocità delle condizioni&#8230;andrebbe richiesta, sebbene difficilissima da ottenere: di certo, non possiamo accontentarci di controlli cartacei su questo tema».</p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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		<item>
		<title>INVASIONE DI GRANO STRANIERO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/invasione-di-grano-straniero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2024 13:38:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coldiretti denuncia gli errori di Bruxelles</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal grano di Putin a quello canadese fatto seccare con il glifosato, mai così tanto cibo straniero è arrivato in Italia con il valore delle importazioni agroalimentari dall’estero che nel 2023 hanno raggiunto il record di 65 miliardi di euro. Prodotti spesso provenienti da Paesi che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale e di rispetto dei diritti dei lavoratori. A denunciarlo è la Coldiretti sulla base di dati Istat in occasione della protesta a Bruxelles con migliaia di agricoltori guidati dal presidente Ettore Prandini scesi in piazza con un corteo arrivato a pochi passi dal Parlamento europeo a Bruxelles, dove si tiene il Consiglio dei Ministri agricoli. Presente anche una delegazione di Coldiretti Emilia Romagna guidata dal Presidente Regionale Nicola Bertinelli e dal Direttore Regionale Marco Allaria Olivieri.</p>
<h2>Attacco al patrimonio italiano</h2>
<p>Un vero e proprio attacco al patrimonio agroalimentare dell’Italia favorito dalle follie europee che fanno calare la produzione agricola nazionale spingendo – sottolinea Coldiretti – il deficit alimentare del Paese che è arrivato a produrre appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento.</p>
<h2>L&#8217;invasione di grano</h2>
<p>Il prodotto simbolo di questa invasione è senza dubbio il grano. In Italia nel 2023 sono più che raddoppiate per un totale di ben oltre il miliardo di chili – denuncia la Coldiretti – le importazioni di cereale dal Canada trattato con glifosato secondo modalità vietate a livello nazionale. Ma se il Paese dell&#8217;acero resta il primo fornitore, la vera invasione che ha segnato il 2023 è quella di grano russo e turco aumentati rispettivamente del +1164% e del +798% secondo un’analisi pubblicata dal Centro Studi Divulga. Un fenomeno mai registrato nella storia del nostro Paese, che ha fatto calare in maniera significativa le quotazioni del prodotto italiano.</p>
<h2>Accordi commerciali agevolati</h2>
<p>Ma a pesare ci sono anche gli accordi commerciali agevolati che portano in Italia prodotti coltivati spesso con l’uso di pesticidi vietati nell’Unione Europea – denuncia Coldiretti – che fanno concorrenza sleale ai prodotti italiani, deprimono i prezzi pagati ai produttori e rappresentano una minaccia per la salute dei cittadini. Si va dal riso asiatico che viene coltivato utilizzando il triciclazolo, potente pesticida vietato nell’Unione Europea dal 2016, ma entra in Italia grazie al dazio zero, alle lenticchie canadesi, anch’esse fatte seccare con il glifosato, che rappresentano i 2/3 del totale importato nel nostro Paese.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>+76% DI GRANO DURO IMPORTATO NEI PRIMI 11 MESI DEL 2023</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/76-di-grano-duro-importato-nei-primi-11-mesi-del-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2024 13:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=912</guid>

					<description><![CDATA[<p>Schizzano le importazioni nei primi 11 mesi del 2023</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le importazioni di grano duro schizzano a oltre 2,9 mln di tonnellate nei primi 11 mesi del 2023, trascinando tutte le importazioni del comparto dei cereali, semi oleosi e farine proteiche che, globalmente, cresce di quasi 900.000 tonnellate (+4,4%). Anacer fa il punto sulle importazioni di grano duro in Italia nel 2023, insieme a tutti gli scambi import-export del comparto da gennaio a novembre dello scorso anno.</p>
<h2>Cresce anche l&#8217;import di tenero</h2>
<p>Anche le importazioni di grano tenero crescono, con un incremento del 12%, a fronte di un controvalore in diminuzione per il 4%. Tra gli altri cereali, invece, si registrano riduzioni nelle quantità in arrivo, dal granturco, all&#8217;orzo, all&#8217;avena e al riso.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-914" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/import-11-mesi-2023-anacer.png" alt="" width="639" height="375" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/import-11-mesi-2023-anacer.png 639w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/import-11-mesi-2023-anacer-300x176.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/import-11-mesi-2023-anacer-370x217.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/import-11-mesi-2023-anacer-270x158.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/import-11-mesi-2023-anacer-570x335.png 570w" sizes="(max-width: 639px) 100vw, 639px" /></p>
<h2>Cala l&#8217;export di duro</h2>
<p>Sul fronte delle esportazioni, il calo delle quantità di cereali da granella è trascinato dal grano duro con -200.000 tonnellate; in riduzione anche le esportazioni di prodotti trasformati, con -46.000 tonnellate di paste alimentari. Crescono, invece, le vendite all&#8217;estero di farina di grano tenero (+4,1%) e di semola di grano duro (+16,4%).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-915" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/export-11-mesi-2023-anacer.png" alt="" width="641" height="251" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/export-11-mesi-2023-anacer.png 641w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/export-11-mesi-2023-anacer-300x117.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/export-11-mesi-2023-anacer-370x145.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/export-11-mesi-2023-anacer-270x106.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/02/export-11-mesi-2023-anacer-570x223.png 570w" sizes="auto, (max-width: 641px) 100vw, 641px" /></p>
<p><a href="https://granoitaliano.eu/le-previsioni-usa-deprimono-il-grano-italiano/" target="_blank" rel="noopener">Clicca e leggi la nostra ultima analisi sui prezzi del grano duro e tenero (<em>Le previsioni USA deprimono il grano italiano</em>).</a></p>
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<p><em>Fonte: Anacer</em></p>
<p>Autore: Azzurra Giorgio</p>
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