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	<title>sud - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Sep 2025 12:40:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>sud - Grano Italiano</title>
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		<title>RETE TENERO AL CENTRO E SUD: I COMMENTI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/rete-tenero-centro-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 22:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
		<category><![CDATA[CREA]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'analisi degli esperti del mondo della ricerca sui risultati delle prove </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/rete-tenero-centro-sud/">RETE TENERO AL CENTRO E SUD: I COMMENTI</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>I risultati della Rete Nazionale del frumento tenero, coordinata dal CREA, sono sotto la lente di ingrandimento anche per gli areali del Centro e del Sud Italia. <strong>Le rese eccellenti delle regioni centrali, in particolare nelle Marche, si contrappongono a quelle degli areali meridionali</strong>, con la Puglia che non torna a raggiungere produzioni interessanti. <strong>La triste congiuntura del mercato, però, porta alcuni agricoltori del Sud a considerare il frumento tenero come una possibile alternativa</strong> nelle semine del prossimo autunno.</p>
<p><strong>Cosa ne pensano gli esperti</strong> del mondo della ricerca? Grano italiano ha raccolto i commenti del Prof. Massimo Blandino, del DISAFA &#8211; Università degli Studi di Torino, e del Prof. Michele De Santis, del DAFNE &#8211; Università degli Studi di Foggia.</p>
<h2>Rese record nelle Marche</h2>
<div>Massimo Blandino ci spiega come le condizioni meteorologiche siano state chiave per la produttività del frumento tenero nelle regioni del Centro Italia. Anche la difesa fungicida, però, ha avuto un suo ruolo: la protezione degli apparati fogliari migliora l&#8217;efficienza fotosintetica della pianta e valorizza gli interventi di concimazione.</div>
<div></div>
<p>Nelle sue parole: «negli areali del Centro Adriatico, le condizioni meteorologiche dell&#8217;annata sono state estremamente favorevoli a sostenere tutte le componenti produttive del frumento, garantendo ottimi densità colturali e sviluppo della <em>canopy</em>. Le rese estremamente elevate raggiunte dalle località in prova sono però da ascrivere principalmente a un ottimo riempimento della granella in maturazione, come dimostrato dagli altissimi pesi ettolitrici registrati. Questi dati confermano l&#8217;importanza della difesa fungicida del frumento anche negli areali del centro; sebbene non sempre le condizioni ambientali possano determinare forti attacchi di malattie, questa pratica preventiva permette di proteggere gli apparati fogliari ed in particolar modo la foglia bandiera, migliorandone l&#8217;efficienza fotosintetica e valorizzando così gli interventi agronomici ed in particolar modo quelli di concimazione azotata, applicati in precedenza per favorire un buon sviluppo colturale».</p>
</div>
<h2>Il futuro del tenero al Sud</h2>
<p>«Le rese del frumento tenero in Puglia, in linea con quelle del duro, sono leggermente migliorate rispetto allo scorso anno, seppur con valori medi non particolarmente interessanti&#8221;. E&#8217; il commento di Michele De Santis che, in merito alla possibilità di un possibile incremento delle superfici seminate a grano tenero nelle regioni meridionali, aggiunge: «negli areali del Sud, in generale, il frumento duro mostra comunque una migliore adattabilità sia per caratteristiche fenologiche (precocità) sia per la migliore resistenza al deficit idrico. A tali aspetti si aggiungono il minor valore di mercato che rendono il frumento tenero meno competitivo rispetto al duro, nel sud Italia».</p>
<p>Ci sono, però, delle aree a maggior potenziale di sviluppo, in particolare in contesti ambientali specifici. Nelle sue parole: «in areali dell&#8217;Appennino di alta collina o montagna, laddove le condizioni termopluviometriche siano più favorevoli, la coltivazione del frumento tenero rappresenta una migliore alternativa, specialmente finalizzata al raggiungimento di target qualitativi (proteici), più difficilmente raggiungibili in areali del centro-nord Italia. Una particolare attenzione va, comunque, posta alla difesa».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p>Leggi anche: <a href="https://granoitaliano.eu/rese-rete-tenero/" target="_blank" rel="noopener">5 ANNI DI RESE DELLA RETE TENERO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>MEGLIO COLZA CHE FAVINO PER IL SUD</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/meglio-colza-che-favino-per-il-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 10:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[colza]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una opportunità per le colture da rinnovo </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Un giorno un collega di fronte ad un mio problema, mi rispose “fai di un problema un’opportunità” ed è quello che ritengo oggi la cerealicoltura e il mondo agricolo tutto, deve fare per salvarsi.</span></span></p>
<h2>I problemi</h2>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Facciamo insieme una serie di considerazioni, analizzando in primo luogo i problemi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> in cerealicoltura</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">:</span></span></p>
<div class="s6"><span class="s5">&#8211; </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">La produzione 2024 </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di frumento duro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">è stata scarsa, considerando che solo in provincia di Foggia mancano oltre un milione di quintali e in Sicilia si è prodotto il 70% in meno rispetto al 2023</span></span></div>
<div class="s6"><span class="s5">&#8211; </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">E’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> aumentata l’importazione di grano estero a discapito del prezzo del grano duro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">italiano </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">che è crollato</span></span></div>
<div class="s6"><span class="s5">&#8211; </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">La nuova PAC ha reso ancora più complicata la coltivazione, promuovendo misure che agevolano la sostenibilità ma mortificano le produzioni</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> (</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ecoschema</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> 5)</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span></div>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Per questo,</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">mi sono posto la domanda su quali possono essere le opportunità, per cercare di non arrivare a una riduzione ulteriore delle superfici cerealicole, come del resto è presumibile pensare, dopo un’annata così scarsa</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e una scarsa volontà </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> continuare a coltivare</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<h2>Le opportunità per il Sud</h2>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">erchiamo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">quindi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di capire quali potrebbero essere le opportunità, anche se rappresentano un palliativo ad una profonda crisi del settore:</span></span></p>
<div class="s6"><span class="s5">&#8211; </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Rilancio dei contratti di filiera che perlomeno sono l’unica garanzia per gli agricoltori di avere un prezzo minimo garantito, ma da soli i contratti di filiera mi rendo conto che non possono soddisfare tutti, considerando che le filiere assorbono il 20-25% della produzione nazionale di frumento duro.</span></span></div>
<div class="s6"><span class="s5">&#8211; </span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sfruttare appieno il sostegno accoppiato al reddito (tabella)</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rivedendo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">le colture da rinnovo da coltivare.</span></span></div>
<div><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3081" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604.jpeg" alt="" width="1109" height="411" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604.jpeg 1109w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-300x111.jpeg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-1024x379.jpeg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-768x285.jpeg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-370x137.jpeg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-270x100.jpeg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-570x211.jpeg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3604-740x274.jpeg 740w" sizes="(max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></div>
<div></div>
<div>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Se guardiamo bene l’aiuto che viene garantito </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a colture differenti dal frumento duro, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">si </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">hanno</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> valori </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">altamente variabili, al punto che si passa dai 44 euro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">per il</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> favino ai 723 per la barbabietola da zucchero.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Considerando che opero al Sud e che è il Sud l’area in cui la flessione delle produzioni di frumento duro sono state le più rilevanti</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> è</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> necessario garantire </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">maggior </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">redditività agli agricoltori</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> l’opportunità che a mio parere gli operatori dovrebbero sfruttare è quella di porre maggior </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">attenzione ai semi oleosi (Girasole e Colza), colture per le quali sono previsti importi pari a 98,72 euro ad ettaro, ossia un contributo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">pari al più del doppio</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> rispetto a quello garantito </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">al favino.</span></span></p>
<h2>Perchè il colza al Sud</h2>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Analizziamo perciò quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi di dette colture, il girasole è da sempre coltivato </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">al Sud</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, ma </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">in numerose zone </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ha perso interesse per il problema cinghiali e per la carenza di acqua</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che rend</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> spesso questa coltura improduttiva</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ed antieconomica, ma in determinati areali </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">può ancora </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rappresentare un’ottima alternativa al favino</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Il colza</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> invece ha una maggior flessibilità </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">p</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">er quel che concerne il ciclo, potendo essere seminato anche in autunno</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e quindi in tal modo</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, in grado di</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">sfruttare la piovosità invernale per arrivare a produzione, il che a mio parere può rappresentare </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“un’opportunità”</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, per contenere </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">indirettamente </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la forte crisi del settore cerealicolo, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">sostituendo il favino come coltura da rinnovo</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Del resto è risaputo che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il colza</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> è una tipica coltura </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">miglioratrice</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, quindi in grado di poter essere inserita in una classica rotazione, garantendo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">però </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">un sostegno accoppiato maggiore,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ma a questo punto</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> qualcuno potrebbe obiettare sui costi di produzione e in tal senso</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, per meglio chiarire la sua utilità</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ho voluto fare un conto economico per dimostrar</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e la validità.</span></span></p>
<h2>Qualche conto sul colza</h2>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Considerando una produzione media di almeno 25-30 </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ql</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ad ettaro ed un</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> prezzo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a luglio 2024 </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">era </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di 40.78 euro (dati ISMEA), </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il colza</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> è in grado di garantire </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">una PLV di 1225</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> euro</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> circa, a cui si aggiungono i 98.72 euro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di sostegno al reddito</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">I costi di produzione considerando le scarse asportazioni della coltura non superano gli 800 euro ad ettaro</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> (costi calcolati in eccesso)</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ma </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">del resto oggi abbiamo a disposizione ibridi altamente performanti che garantiscono maggiori produzioni</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">non meno importante è la peculiarità del</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la colza </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di essere </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">resistente alla siccità e ben </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">adattarsi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ad ambienti poveri.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Complessivamente perciò a fronte di un favino, sicuramente più facile da coltivare, ritengo che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il colza</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> possa rappresentare una importante novità nel panorama delle colture da rinnov</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">potrebbe </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rappresentare</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> quindi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> un</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ottima alternativa alle classiche leguminose</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, aiutando quindi i cerealicoltori che necessitano di nuove alternative al classico favino</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Per concludere perciò n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">el mio ruolo di Area Manager Sud di SIS vi invito a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">visitare il nostro sito </span></span><a href="http://www.sisonweb.com/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">www.sisonweb.com</span></span></a><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ed eventualmente </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">contattar</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">c</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i per poter approfondire maggiormente i vantaggi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">della</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> coltivazione </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">el colza</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p>Autore: Fernando Di Chio &#8211; Sis</p>
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		<title>RACCOLTO 2024 AL SUD</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/raccolto-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 07:58:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[raccolto]]></category>
		<category><![CDATA[SIS]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il parere di Fernando Di Chio, SIS, sull'andamento del raccolto 2024</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’annata appena trascorsa mi ha ricordato, per molti versi, un’annata simile ossia quella del 1982: in quell’anno la pioggia stentò ad arrivare, se si escludono delle bombe d’acqua che colpirono la Capitanata a Settembre, e quel Natale era normale girare con leggeri maglioncini per l’assenza di freddo. Rammento che nei sessanta ettari di frumento dell’azienda paterna ricavammo circa 10 ql di grano duro, praticamente 16 kg a ettaro; a seguire tutti gli anni ottanta furono caratterizzati da una serie di brutte annate.</p>
<p>Detto questo, torniamo ad una analisi di quanto è accaduto quest’anno, considerando la già scarsa volontà che gli agricoltori hanno dimostrato nel voler seminare, anche in considerazione di misure PAC che mirano a non far coltivare. Si è aggiunto un andamento climatico anomalo con una totale assenza dell’inverno (a Foggia la minima registrata nel periodo settembre-maggio è stata di 5 gradi) e piogge degne di un ambiente arido che si sono attestate, nello stesso periodo (settembre-maggio), intorno ai 100 mm.</p>
<p>Durante tutto il ciclo colturale il frumento ha cercato, per quello che ha potuto, di resistere al disseccamento, con una netta differenza tra i grani seminati più precocemente (che hanno usufruito di qualche sporadica pioggia e hanno approfondito le radici resistendo un po&#8217; di più) e i grani seminati a partire da metà dicembre che, invece, hanno sofferto maggiormente &#8211; tanto che si sono mantenuti radi per l’intero ciclo e non hanno accestito.</p>
<h2>Stima del raccolto di duro</h2>
<p>Questa breve disamina ha portato ai risultati “stimati” che condivido con voi:</p>
<ul>
<li>secondo l’ISTAT la sola provincia di Foggia avrebbe seminato circa 240 mila ettari di grano duro, il mio parere è che Foggia ha avuto una flessione di circa il 10% della superficie, sostituita da legumi e mix di mellifere per aderire alla misura ECO5, ossia sono stati seminati non più di 210 mila ettari.</li>
<li>Le produzioni sono state difformi, caratterizzate da punte di 50 ql ad ettaro nel nord foggiano (Lesina, Apricena, San Severo) e punte di 2-3 ql nel sud foggiano (Cerignola, Stornara, Manfredonia), con casi di terreni in cui non si è nemmeno entrati con le mietitrebbie.</li>
<li>La qualità, aspetto importante, è stata evidentemente elevata, a causa di una temperatura mite che ha accompagnato le piante fino alla maturazione e con pesi specifici che hanno raggiunto 85 kg/hl e proteine fino a 17%, in netto contrasto con la qualità che ha caratterizzato il grano dello scorso anno.</li>
</ul>
<p>Mi sono soffermato sul territorio foggiano perché rappresenta il 70% della superficie pugliese, ma il resto della Puglia non ha di che rallegrarsi, perché flessioni si sono avute anche in altre aree vocate, tipo Spinazzola e Gravina, con produzioni anche qui fluttuanti che determinano la riduzione della media regionale. Peggio è andato nella vicina Basilicata, con medie di 15-18 ql ettaro su base regionale.</p>
<h2>Le somme del raccolto in Puglia e Sicilia</h2>
<p>Alla luce di quanto esposto possiamo tirare le somme, seppur parlando di stime, e dire che complessivamente la Puglia ha avuto una media di produzione che si aggira intorno ai 20 ql ad ettaro, con punte di 23 ql a Foggia, in cui le alte produzioni del Nord foggiano hanno ridotto il differenziale di produzione provinciale. Pertanto, a fronte di una superficie pugliese di non meno di 315 mila ettari, la produzione complessiva si è attestata o tenderà ad attestarsi, considerando che non si è terminata la raccolta, intorno a 6.500.000 ql, con una riduzione rispetto al 2023 di 1.500.000 ql.</p>
<p>Ma “se Sparta piange Atene non ride”: infatti, i dati della Sicilia parlano di una perdita di almeno il 60% della produzione, considerando che a fronte degli 8.000.000 ql prodotti nel 2023 (considerata annata eccezionale dai siculi), nel 2024 le produzioni presunte si attesterebbero intorno a 3.500.000.</p>
<h2>I mercati</h2>
<p>In definitiva, i dubbi che l’annata ormai giunta al termine pone sono: la superficie a grano si ridurrà ulteriormente? Il mercato, a fronte di un grano duro di qualit,à risponderà con un incremento del prezzo?<br />
Ad oggi tutto è fermo, i mercati continuano a dare segnali di incertezza, con le borse che continuano a proporre listini con prezzi invariati e la minaccia turca che ha prodotto in media intorno a 40 ql e con ottime caratteristiche merceologiche, perché irriguo.<br />
Del resto, anche in occasione del Durum Day si paventava lo spettro di un’ondata turca che, con le sue produzioni, sta invadendo i mercati che erano dell’industria italiana. E l’andamento del mercato sembra avvalorare questo trend.</p>
<h2>Rivedere la tecnica colturale al Sud</h2>
<p>Per concludere, una considerazione che vorrei fare è che, forse, è giunto il tempo di rivedere la tecnica colturale: quest’anno le maggiori produzioni si sono avute con la tecnica della “non lavorazione”, giustificate dal fatto che un terreno non lavorato ha trattenuto meglio l’acqua, e nei frumenti irrigati. Alla luce di quanto esposto, perciò, il mio modesto pensiero è che le aziende più strutturate dovrebbero pensare a sistemi irrigui tipo impianti a goccia, da adottare per irrigazioni di emergenza capaci di garantire un aiuto alla pianta in difficoltà.</p>
<p><em>Autore: Fernando Antonio Di Chio, Area Manager Sud, SIS Società Italiana Sementi</em><strong><br />
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<p>Leggi le testimonianze dirette degli agricoltori in <a href="https://granoitaliano.eu/sicilia-duro/" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a> e <a href="https://granoitaliano.eu/molise-raccolto/" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/raccolto-sud/">RACCOLTO 2024 AL SUD</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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