Ancora cali diffusi nei listini emessi a Milano e Bologna nell’ultima settimana di mercato. Si registrano però timidi segnali positivi: le variazioni risultano leggermente meno diffuse e di minor entità; i mercati a termine, a Chicago come a Parigi, tornano in crescita per tenero e diventano stabili per duro.
TENERO ANCORA IN CALO MA SU MENO VOCI A LISTINO
Questi segnali positivi per il momento non sono tali da modificare la tendenza ribassista in essere da due settimane ma, per tenero, riescono a ridurre la sua azione a poche voci a listino. La più penalizzata continua ad essere “frumento di forza”, in entrambe le sedi. Ciò in quanto la disponibilità nazionale e comunitaria risulta ancora soddisfacente per la debole domanda interna e anche le prospettive per il prossimo futuro sono positive. Come sappiamo nelle campagne italiane è cresciuto l’investimento per questo tipo di grano tenero nella annata in corso. Inoltre, sembra che le coltivazioni procedano al meglio, nonostante qualche difficoltà ad effettuare le lavorazioni nell’ultimo periodo, a causa delle continue piogge. Per quanto riguarda le classi inferiori, la poca offerta disponibile di grani nazionali risulta trattenuta dai produttori, ma l’import garantisce una buona disponibilità per i molini.
Sia i fornitori europei che quelli internazionali hanno proposto la loro merce a prezzi in ribasso nei mercati recenti e ciò accade anche nell’ultima settimana, come si evince dalle quotazioni delle origini estere quasi tutte in calo. In Ue vi è una disponibilità buona sia attuale che prevista per il prossimo futuro. Per quanto riguarda le nazioni extracomunitarie, le preoccupazioni climatiche negli USA e in Russia sono compensate dalle incertezze commerciali legate ai dazi, come spiegato nelle analisi precedenti (LEGGI). Altro tema proposto di recente è il calo del valore del dollaro, che ha portato nell’ultimo mese ad una riduzione dei prezzi in € anche in caso di stabilità per quelli in $.
APRONO I PORTI NEL NORD DEL CANADA, AUMENTA L’OFFERTA DI DURO
Questa dinamica si è riscontrata ancora più marcatamente nel mercato del grano duro. Ad esempio, nell’ultima settimana si è tornati a quotare nelle borse del nord in Canada, dopo la riapertura dei porti. Qui, nonostante un aumento di oltre 11 $ canadesi (valuta differente dal $ Usa ma correlata nelle dinamiche recenti scaturiti dalla guerra commerciale tra i due paesi nordamericani) rispetto al 2 dicembre 2024, la svalutazione della valuta intervenuta nel frattempo comporta un calo del prezzo in euro di oltre 9 €/t.
Il calo nel valore del prodotto nordamericano, dovuto alle dinamiche economiche innescate dai difficili rapporti commerciali, e la disponibilità in aumento, dopo i buoni raccolti australiani e la riapertura dei porti canadesi, hanno portato la scorsa settimana ai primi cali per il frumento duro nostrano a Bologna. Ciò nonostante gli scambi interni siano ormai minimi, con una domanda quasi totalmente soddisfatta dalla merce estera in questo frangente nell’attesa del nuovo raccolto. I ribassi vengono assorbiti anche a Milano nell’ultima rilevazione, mentre la borsa emiliana propone ancora deprezzamenti, leggermente minori dei precedenti. Questi sviluppi continuano a scoraggiare i produttori, che vedono quotazioni già poco remunerative ancora in calo.
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