Le piogge che continuano a cadere su gran parte di Nord e Centro Italia stanno causando molti problemi ai raccolti di frumento. Lo testimoniano tre agricoltori.
Il Piemonte
Roberto Gavio, cerealicoltore della provincia di Alessandria, ha ridotto ad un quinto la semina di frumento rispetto agli anni precedenti. Dai 22 ettari classici, quest’anno ne ha seminati cinque, a causa anche di un prezzo di mercato sempre più ridotto: «Non ho seminato il frumento proprio nel periodo indicato perché qui pioveva tanto e continua a farlo. La stragrande maggioranza delle semine sono state fatte in ritardo. Pochissimi sono riusciti ad entrare perché il terreno appunto era impraticabile per la pioggia. Si è fatta la prima concimazione azotata 20 giorni fa, ma le colture sono ancora piuttosto indietro.
Noto anche che c’è stato poco accestimento, normalmente in questa stagione si vedeva già il terreno coperto, ora invece più del 50% è ancora indietro. Fa fatica a sviluppare perché il terreno non era giusto, era molto umido, bagnato, in certi punti c’era ancora il fango quando si è seminato».
Anche l’anno scorso, spiega Gavio, hanno avuto lo stesso problema: una primavera piovosa, anche i trattamenti fungicidi non hanno avuto l’effetto che dovevano avere e il clima freddo è stato freddo. Il che ha comportato produzioni basse e di qualità non eccezionale.
Ma il vero problema è il mercato: «Abbiamo dei prezzi che sono a dir poco scandalosi, soprattutto se si confrontano con il prezzo del prodotto finito. Il pane mediamente costa 4-5 euro. Il grano, anche di minore qualità, siamo sui 24-25 euro al quintale. E sui grani fini, di forza e panificabili superiori, siamo intorno ai 28-30 euro, che comunque coprono a malapena i costi di gestione. Il frumento tenero oggi non dovrebbe essere pagato all’agricoltore meno di 40 euro al quintale per avere un po’ di margine».
Una delle questioni più preoccupanti, spiega ancora Gavio, è quella dell’importazione: «Noi importiamo tantissimi prodotti grezzi, semilavorati, finiti a cui a volte basta solo una minima lavorazione in Italia per diventare “prodotto italiano”, ma italiano non è. E l’importazione è quella che ci butta giù i prezzi, perché i prezzi delle nostre produzioni sono calcolati sui prezzi dei prodotti di importazione. Ma è chiaro che noi abbiamo delle spese diverse, molto superiori. Qui ci sono molte aziende che sono in difficoltà, che non sanno se continueranno perché un anno o due così e saranno costretti a chiudere. Serve un intervento di politica economica che salvaguardi il settore agricolo».
Il Veneto
La situazione piogge per il frumento non è migliore a Nord Est. Alberto Protti, agricoltore della provincia di Rovigo, ha seminato quest’anno 115 ettari fra frumento duro e tenero «ma non so come andrà, perché qui continua a piovere. Ha attecchito poco, devo ancora concimarlo perché non riusciamo a entrare».
L’anno scorso la resa è stata buona, ma da qualche anno il problema sono i funghi: «Adesso dobbiamo fare due trattamenti per i funghi, c’è qualcuno che inizia a farne anche tre. Noi 20 anni fa ne facevamo uno, qualcuno proprio non lo faceva. Ora il tempo sta cambiando e si vede».
Anche Protti ammette che il prezzo è in decrescita, soprattutto il tenero. «Copre l’investimento perché facciamo delle buone medie, delle buone rese. Però abbiamo i costi più alti, sia delle materie prime tipo concimi, gasolio e manodopera, sia sul prezzo finale. Per questo diversifichiamo e oltre al grano, coltiviamo erba medica, barbabietola da zucchero mais, soia e noci».
La Toscana
Piogge continue mettono a rischio il frumento anche in Toscana. Alessandro Cinughi, agricoltore della provincia di Siena: «Quest’anno le semine state piuttosto scarse, sia di frumento duro che di frumento tenero, perché purtroppo è dall’ultima la decade di settembre che piove continuamente. Quindi le finestre anche per fare delle semine di colture invernali sono state abbastanza poche. Io nelle mie aziende ho seminato poco grano sia duro che tenero e purtroppo ad ora non si vedono neanche grandi risultati in campo proprio perché, secondo me, la stagione da un punto di vista meteorologico non è stata adatta. Ci saranno malerbe da dover gestire a primavera e ci sono state anche delle problematiche per fare le concimazioni azotate invernali perché le condizioni del terreno non sono delle migliori. Di semine di grano tenero e duro, quest’anno siamo in intorno ai 50 ettari, per cui una semina veramente piccola rispetto al normale».
L’anno scorso, continua Cinughi, le semine erano maggiori da un punto di vista di superfici. La stagione era stata più agevole e quindi anche i risultati sulle rese in confronto all’anno ancora precedente erano stati migliori. «Quest’anno, invece, io vedo un’annata piuttosto critica, sia per le quantità che anche per la qualità delle colture. Se non smette di piovere, diventa veramente un problema. Rimane qualche giorno di tempo buono che poi magari potrebbe anche dare modo di entrare nei campi e di fare delle lavorazioni, ma poi dopo ripiove e si ricomincia da capo».
Come per il cerealicoltore del Veneto, anche per Cinughi «la problematica più grave che abbiamo riscontrato negli ultimi anni è che oggi, quando si arriva a primavera inoltrata, bisogna entrare con i prodotti fungicidi ormai dappertutto, sia nel grano tenero che nel grano duro perché le malattie su sulle foglie, tipo ruggine o oidio, septoria, ormai non sono più gestibili senza una un’adeguata copertura. Adesso bisogna prevedere praticamente su tutte le superfici il trattamento fungicida al pari del diserbo».
Sul fronte del mercato, concorda con le altre testimonianze: «Il prezzo dell’ultimo anno è stato mediamente inferiore del 30% rispetto all’anno precedente. Se si ripete il prezzo dell’anno 2024 anche quest’anno non ci rientriamo con le spese. Dobbiamo diversificare: in primavera prevediamo di piantare trifoglio, girasole, sorgo e mais. Oggi è bene suddividere le varie tipologie di colture perché il rischio è sempre piuttosto elevato, i costi anche e quindi fare solamente una o due colture non è più possibile».
Autore: Rachele Callegari
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