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ACQUA POCA, PROBLEMI TANTI…

Il racconto dei problemi dell’annata 24-25 in Capitanata, a partire dalla carenza idrica

Dalla Capitanata, quest’anno, ci si aspettava una produttività maggiore per il frumento duro. La crescita rispetto allo scorso anno, di circa il 20%, è una buona notizia: ma la media di 25-30 quintali/ ettaro nelle zone di pianura non soddisfa appieno i cerealicoltori. La carenza di precipitazioni, infatti, oltre a non aver aiutato la coltura ha anche messo in difficoltà le aziende per l’esecuzione di alcune operazioni. Chi ha potuto, poi, è stato costretto ad irrigare anche il frumento. Raccontiamo alcuni tratti salienti di questa annata difficile, a partire dai risultati del raccolto, con l’aiuto di Silvana Roberto, imprenditore agricolo della zona.

La siccità ha ridotto le rese

La mancanza d’acqua ha ridotto le rese soprattutto sulle stoppie, mentre la produttività maggiore si è avuta sulle maggesi, con picchi di 40 quintali/ ettaro in pianura. In molti si sono trovati costretti a ripristinare pozzi realizzati anni fa o ad impiegarli anche sulle colture vernine: spesso, però, dalle falde si recupera acqua con un elevato grado di salinità a causa del cuneo salino che, ormai, avanza verso l’entroterra.

La siccità ha creato problemi anche allo svolgimento di alcune pratiche colturali: un esempio è la concimazione con urea che, in uscita dall’inverno, Silvana Roberto non è riuscita ad effettuare per la mancanza di umidità e piogge. Ha dovuto attendere maggio, quando si è verificata qualche precipitazione, per distribuire nitrato e solfato che hanno sostenuto il tenore proteico della granella.

Remunazione sempra bassa

Il problema ancora persistente, in ogni caso, è quello della ridotta remuneratività della granella, pur se con altri livelli proteici. Rese di 20 quintali/ ettaro con un prezzo di 30 euro/ quintale portano ad un reddito di 600 euro/ ettaro, ben più basso dei costi di 900 euro/ ettaro. Questo, senza considerare i costi del lavoro e dell’usura delle macchine che, sommati, portano le spese a 1200 euro/ ettaro: il doppio del ricavo ottenibile.

L’acqua, in Capitanata, manca anche per le colture orticole: pomodori, meloni ed altre colture tipicamente coltivate in questi areali  nel periodo estivo sono in sofferenza. Tanti agricoltori hanno deciso di lasciare i terreni vuoti questa estate, dopo l’annuncio da parte del Consorzio di bonifica che, ormai mesi fa, dichiarava che la risorsa idrica proveniente dalla diga di Occhito non avrebbe potuto essere destinata ad usi agricoli. Anche le colture arboree, dai frutteti agli oliveti, soffrono, nonostante possano avere la priorità rispetto alle orticole.

In questo inizio di luglio, a Foggia si soffre ancora il caldo torrido, con i temporali che non arrivano. Durante l’ondata di caldo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, il terreno aveva raggiunto temperature intorno ai 50 ° C e le piante, letteralmente, cuocevano. Tra gli agricoltori c’è grande preoccupazione per la stagione estiva e l’avvio della prossima stagione cerealicola: intanto, le infrastrutture non arrivano, neanche nei piani delle istituzioni. E’ tempo, da anni, per pensare al territorio pugliese come ad un areale con una strutturale carenza idrica e rafforzare il sistema di derivazione e distribuzione delle acque per l’irrigazione e gli usi civili, oltre a sanare le numerose falle che sono ormai note ai più.

Foto di Silvana Roberto

Autore: Azzurra Giorgio

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