Il panorama delle semine di frumento duro in Puglia è poco consolante: le aziende agricole che decidono di seminare sono spinte a ridurre i costi, rinunciando ad alcune operazioni di nutrizione della coltura. Nella scelta varietale, poi, l’adattamento al meteo sempre più siccitoso è spesso un imperativo, accanto alle logiche di filiera per quegli agricoltori che aderiscono ai contratti con l’industria. In questo caso, a guidare è la qualità, con parametri come il contenuto proteico della granella. Le testimonianze dalle campagne sono di Potito Gallo, tecnico sperimentatore di SATA per la Puglia.
Ridurre i costi di produzione
Con i prezzi ormai stabilitisi sui 28-29 euro/q.le, la tendenza dei cerealicoltori pugliesi è quella di ridurre i costi di produzione. Quindi, ci dice Potito Gallo, molte aziende agricole non adottano la concimazione in pre-semina, soprattutto se il frumento è in rotazione con colture orticole o leguminose. Si tende, in questi casi, a sfruttare la fertilità residua dalle colture che precedono, sfruttando le pratiche di rigenerazione del suolo in un’ottica di efficienza economica e ambientale. (Minima lavorazione oppure semina su sodo)
Nei terreni meno fertili in cui si pratica il ringrano, però, generalmente si impiegano concimi minerali o organo-minerali, principalmente a base di azoto e fosforo. “In alcuni casi” conclude Gallo “viene scelto un concime a lenta cessione per rilasciare progressivamente gli elementi nutritivi”.
Buone emergenze ma tante infestanti
Ad oggi, il tecnico di SATA ci testimonia che negli areali della Capitanata il grano è in fase di emergenza, con poche superfici in cui la coltura è allo stadio di due-tre foglie vere. “Lo stato vegetativo dei campi precoci è buono, non si riscontrano grosse problematiche, se non la presenza di infestanti nei campi che costringerà la parte agricola ad utilizzare erbicidi in epoca precoce”.
La previsione è di un buon accestimento, se le temperature non saranno eccessivamente elevate. L’accestimento è una fase particolarmente critica: nelle annate precedenti un andamento poco favorevole ha determinato la riduzione delle produzioni, con campi che presentavano poche spighe al metro quadro. Secondo Potito Gallo, “Le semine precoci a seguito delle precipitazioni verificatesi post-semina, potranno giovare di una maggiore riserva idrica nelle prime fasi del ciclo, permettendo loro di non andare precocemente in stress idrico. Al contrario, le semine tardive avranno bisogno di precipitazioni imminenti per garantire una buona emergenza uniforme della coltura e accestimento”.
Varietà per la filiera della pasta
La scelta varietale in Capitanata è solo in parte dettata dalla presenza di alcune filiere che impongono la semina di varietà ad alto contenuto proteico. Parliamo, ad esempio, di Aureo, Svevo, Marco Aurelio, Socrate, Redidenari, Farah e altre.
Potito Gallo prosegue: “per le aziende agricole che non aderiscono a contratti di filiera, che sono la maggioranza, la varietà più seminata negli ultimi anni è l’Antalis. Varietà molto produttive stanno prendendo il sopravvento come Aventadur, Leondur, Fuego, Jasdur, Sherekhan e altre”. La tendenza, quindi, è quella di prediligere varietà più produttive rispetto a varietà più predisposte alla qualità, così come varietà più precoci in termini di spigatura. In questo caso, l’obiettivo è evitare problemi di ritorni di freddo in fase di fioritura. Infine, si scelgono anche varietà che si adattano meglio ad un clima che, in queste zone, si sta facendo sempre più siccitoso.
Autore: Azzurra Giorgio
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