«A dicembre 2025 l’agricoltura italiana è stata di fronte a una crisi senza precedenti. Non esiste azienda agricola che, guardando i propri conti, possa dire che “va tutto bene”. I prezzi alla produzione di latte, grano, olio, frutta e ortaggi sono ai minimi storici e non coprono più i costi di produzione, mentre politica e media continuano a raccontare valore aggiunto, eccellenze e numeri positivi di export che in realtà non si traducono in reddito reale per chi lavora la terra». Sono parole di Altragricoltura, un’organizzazione agricola di base molto attiva nelle proteste dei trattori, particolarmente al Sud. Abbiamo cercato di capire come vivono realmente questo momento i cerealicoltori che sostengono quest’associazione.
La testimonianza di Stanco
Vittorio Stanco è uno di loro: questo agricoltore titolare di un’azienda agricola denominata “Padre Bio” sita a 400 m circa slm nel comune di Flumeri (AV) nella piana del fiume Ufita della dimensione di 15 ettari, coltiva miscugli di grano sia tenero che duro utilizzando varietà antiche. Tra quelle di grano tenero coltivate cita: Gentil Rosso, Mentana, Verna, Marzuolo, Autonomia, Inallettabile, Terminillo, Risciola e Grano del Miracolo; tra le varietà di grano duro invece cita il Senatore Cappelli e il Saragolla; varietà molto rustiche in grado di avere un’ottima tenuta sia contro le avversità climatiche che contro patogeni e malattie. Inoltre nella sua azienda coltiva anche legumi (fagioli) e altri ortaggi.
Un’agricoltura naturale
Scarsa remuneratività
Autore: Alessandro Contini
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