Secondo una notizia diffusa da Ansa, nel 2024 il Brasile ha autorizzato l’uso di 663 nuovi pesticidi, il numero più alto dall’inizio delle serie storiche. Un dato che riaccende le preoccupazioni del mondo agricolo europeo proprio mentre l’Unione è chiamata a ratificare l’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur. Si alimenta il timore dell’ingresso sul mercato europeo prodotti agricoli ottenuti con agrofarmaci vietati in Europa perché potenzialmente dannosi per la salute e l’ambiente, seppure a inizio gennaio 2025 la Commissione aveva annunciato proposte a sostegno degli agricoltori che prevederebbero tolleranza zero su residui di agrofarmaci vietati
L’accordo UE-Mercosur punta a creare la più grande area di libero scambio al mondo, coinvolgendo Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Sul fronte agricolo, sotto osservazione ci sono soprattutto carni, zucchero, riso, mais e miele. Il frumento, pur non essendo oggi tra i prodotti più esposti, rientra comunque in un quadro di forte pressione competitiva, in un contesto in cui la reciprocità delle regole produttive resta il nodo centrale.
Confagricoltura: no alla concorrenza sleale
Le associazioni agricole si sono fatte sentire in tutti i contesti, con Confagricoltura che dichiara di aderire alla manifestazione del 20 gennaio a Strasburgo, promossa dall’organizzazione francese FNSEA, e lancia un messaggio chiaro: senza garanzie sul principio di reciprocità l’accordo è sbilanciato. L’organizzazione sottolinea come l’agricoltura europea sia già impegnata in una transizione climatica e tecnologica complessa, mentre l’apertura dei mercati richiede “regole chiare e valide per tutti”.
Chi esporta verso l’Unione europea, ribadisce Confagricoltura, deve rispettare “le stesse, identiche regole produttive, ambientali e sanitarie dei nostri agricoltori”. Per questo, martedì prossimo l’organizzazione sarà a Strasburgo insieme al Copa-Cogeca per chiedere meccanismi di tutela efficaci e tempestivi a difesa delle imprese agricole e dei consumatori.
Cia: condizioni per accettare l’accordo
Anche Cia-Agricoltori Italiani scenderà in piazza il 20 gennaio. Il presidente Cristiano Fini è netto: «Nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini». Per Cia, l’abbassamento della soglia di salvaguardia dall’8% al 5% è un segnale parziale, che non fa scattare automaticamente le clausole di protezione.
«Vogliamo, nero su bianco, il rispetto del principio di reciprocità: stessi standard produttivi, sanitari e ambientali. (…) Pretendiamo controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America, insieme a clausole di salvaguardia realmente rapide ed efficaci», insiste Fini, ricordando che senza parità di regole la concorrenza diventa sleale. Una battaglia che riguarda non solo i produttori, ma anche i consumatori, «che hanno diritto a cibo sano, sicuro e trasparente».
Copagri: il dado è tratto, bisogna vigilare
Copagri, alcuni giorni fa aveva dichiarato di prendere atto dell’avanzamento dell’intesa ma chiedeva massima attenzione sulle ricadute. Il dado è tratto, per il presidente Tommaso Battista, ma resta fondamentale vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato, soprattutto per i comparti più esposti come carni, riso e mais.
L’impegno italiano per abbassare la soglia di salvaguardia al 5% è giudicato positivamente: «un passo avanti significativo» da accompagnare, però, a controlli rafforzati sulle importazioni e al pieno rispetto delle indicazioni geografiche.
Coldiretti: accordo sbilanciato
Anche Coldiretti sarà a Strasburgo il 20 gennaio. Il presidente Ettore Prandini denuncia un accordo che «non tiene in considerazione quello che è stato imposto negli ultimi anni al mondo agricolo». Il problema resta la reciprocità: «Alcuni elementi sono stati rafforzati, ma non è ancora sufficiente».
Secondo Coldiretti, l’Unione europea chiede ai propri agricoltori standard sempre più elevati su ambiente, fitofarmaci e lavoro, mentre apre il mercato a produzioni che non rispettano minimamente quelle stesse regole. Da qui il rischio di favorire importazioni a basso costo e penalizzare le imprese agricole europee.
Fondi Pac: nessun aumento, solo più flessibilità
Sul fronte delle concessioni a sostegno degli agricoltori annunciate dalla Commissione e dal MASAF (inclusa la riduzione dei dati sui fertilizzanti) emerge, però, che non ci sono nuovi fondi. Il budget per l’Italia, in particolare, non vedrebbe un incremento di risorse: le risposte alle proteste si limitano a una maggiore flessibilità nell’utilizzo della riserva prevista dal fondo unico, che viene sbloccata più rapidamente. I due terzi, infatti, non resterebbero congelati fino al 2031, come inizialmente previsto: come denunciato da Italia Oggi, insomma, si tratterebbe di un vero e proprio bluff.
Un segnale politico che non placa le preoccupazioni del mondo agricolo: senza reciprocità reale e senza strumenti finanziari aggiuntivi, il Mercosur rischia di restare, per molti cerealicoltori europei, un accordo ad alto rischio e a basse tutele.
Autore: Azzurra Giorgio
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