“Di comune accordo è terminato il rapporto di lavoro tra la Coldiretti e il Dott. Paolo Falcioni per oltre venti anni capo ufficio stampa e responsabile relazioni esterne della Confederazione, nonche’ direttore dell’house organ il Punto Coldiretti. Nel ringraziare per l’incessante impegno profuso e per gli importanti risultati raggiunti, la Coldiretti, nel rispettarne le scelte, gli augura di poter raggiungere tutti i propri obiettivi personali e professionali. “Sono grato alla Coldiretti per avermi dato l’opportunità di lavorare nell’interesse degli agricoltori italiani, la parte piu’ sana del Paese, in un settore che per troppo tempo era stato considerato marginale ed oggi è tornato giustamente ad essere centrale nella vita dei cittadini, per l’ambiente, la salute e per lo sviluppo” ha affermato Paolo Falcioni.”
Fin qui il comunicato ufficiale di Coldiretti, vergato quasi certamente dal segretario Vincenzo Gesmundo che con Falcioni, uno degli ideologi della bonomiana, ha avuto un rapporto di collaborazione lunghissimo. Romagnolo e non emiliano, Falcioni è stato ad un tempo un falco verso l’esterno, sui dossier scottanti che ha trasformato in campagne d’informazione (e soprattutto di propaganda), e una colomba nel ricucire gli strappi tra i dirigenti interni, mosso da una fede incrollabile nella bandiera gialla, che non è venuta meno neppure quando, dopo le proteste di Bruxelles di due anni fa, per ragioni mai pubblicate, si è fatto spostare dall’ufficio stampa a un incarico apparentemente più prestigioso, ma più defilato. Agronomo esperto e giornalista di vaglia, resterà nella storia per aver fatto sembrare seria la notizia che le vacche si difendono dal cambiamento climatico con l’omeopatia. Creatività irraggiungibile. È l’uomo che ha fatto conoscere la Coldiretti al grande pubblico. Un dirigente di spessore ma soprattutto un uomo schietto… come i romagnoli sanno essere. Gli auguriamo il meglio. Autore: Paolo Viana
FALCIONI LASCIA COLDIRETTI
Dimissioni di un dirigente storico




