La stabilità che aveva caratterizzato l’analisi precedente (LEGGI) lascia spazio a nuovi ribassi nell’ultima settimana di mercato del grano. A Bologna i listini tornano a scendere: il grano tenero arretra di 2 €/t, mentre il grano duro registra un calo marcato, il secondo in questo inizio anno, con una flessione di ulteriori 5 €/t. Per il cereale destinato alla pasta si amplia così ancora di più il divario tra le quotazioni del Nord Italia e quelle del Sud. Il tutto avviene proprio nella settimana che si chiude con l’istituzione della CUN Grano Duro da parte del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, in concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (LEGGI).
CHIEFFO: «DIFFERENZA MODERATA TRA BOLOGNA E FOGGIA COMPRENSIBILE»
All’estero il mercato del grano duro si presenta articolato e privo di una direzione univoca. In Nordamerica prevalgono segnali contrastanti: negli Stati Uniti i valori mostrano una tenuta solo apparente, sostenuta dalla rivalutazione del dollaro, mentre in Canada prosegue una fase ribassista favorita dall’ampia disponibilità di prodotto. In Europa la disponibilità residua si riduce, ma gli scambi restano limitati e il mercato tende a consolidarsi. I future sul grano duro riflettono questo quadro, con debolezza a Chicago e un lieve rafforzamento degli indici europei.
In Italia, come detto, emerge un andamento differenziato tra Nord e Sud. Approfondiamo il momento con Donato Chieffo, rappresentante di Confagricoltura dell’ufficio di zona di Ascoli Satriano: «Qui il mercato si mantiene su livelli di sostanziale stabilità. Le quotazioni sono ferme, con l’unica eccezione rappresentata dal biologico, che nella scorsa settimana ha registrato un incremento (+5 €/t) grazie a una maggiore richiesta. Quanto alle differenze di prezzo tra Nord e Sud, si tratta di dinamiche fisiologiche. Scostamenti contenuti, come quelli attuali attorno a 1 €/q, rientrano nella normalità del mercato e non indicano squilibri strutturali. Evidentemente, al momento si avverte una domanda leggermente più debole nelle piazze padane ma il mercato resta complessivamente equilibrato.
Per quanto riguarda la CUN grano duro è prematuro trarre conclusioni operative. L’istituzione è stata approvata, ma sarà necessario attendere l’avvio effettivo dei lavori per capire quale sarà il suo reale impatto sul mercato. La vera domanda, dal mio punto di vista, è se il prezzo espresso dalla CUN riuscirà a rappresentare in modo fedele quello che avviene negli scambi reali, anche alla luce della scarsa partecipazione dell’industria fino ad oggi. Non ritengo che le borse merci locali verranno superate o abbandonate: molti operatori, compresa Confagricoltura, non intendono rinunciarvi e vedono la CUN come uno strumento in più, non alternativo».
TENERO: OFFERTA ATTUALE E PREVISTA SODDISFACENTE
Il -2 €/t nel mercato del grano tenero a Bologna fa pensare a segnali di indebolimento della domanda, complice una campagna corrente senza criticità e prospettive produttive favorevoli anche per la prossima. L’offerta è nel complesso adeguata alle richieste dell’industria molitoria, con forte presenza di rimpiazzi comunitari ed esteri. In Europa le quotazioni tornano lievemente a salire, sostenute dalla ripresa degli scambi intra-Ue. A livello globale, il grano tenero rientra in una fase di consolidamento. I prezzi restano limitati dalla forte concorrenza internazionale, in particolare da Argentina e Mar Nero, mentre le tensioni russo-ucraine aumentano costi logistici e incertezza.







