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UNA FOTO PER I CONTROLLI DELLA PAC

Le immagini geotaggate dei campi aiuteranno Agea e gli agricoltori nei controlli: lo svela Salvatore Carfì a Fieragricola 2026

Fieragricola si conferma anche quest’anno come uno degli osservatori privilegiati sull’evoluzione dell’agricoltura italiana, mettendo al centro non solo macchine e tecnologie, ma soprattutto i grandi temi che oggi condizionano il lavoro quotidiano delle imprese agricole. La fiera è vetrina privilegiata per le innovazioni del prossimo futuro, dai droni agricoli ai robot che seminano, sarchiano e diserbano, oltre che per le macchine più tradizionali come le mietitrebbiatrici super accessoriate (alcuni esempi nelle foto).

L’edizione 2026 (dal 4 al 7 febbraio alla Fiera di Verona), poi, sta mostrando con chiarezza come il filo conduttore sia ormai la digitalizzazione dei processi, declinata anche in chiave di semplificazione amministrativa, controllo, sostenibilità e competitività. Un tema che riguarda da vicino anche i cerealicoltori, chiamati a confrontarsi con una PAC sempre più complessa ma anche sempre più basata sui dati.

Dati, controlli e PAC: cosa cambia per chi coltiva frumento

Nel convegno dedicato all’interoperabilità dei dati in ambito PAC del 5 febbraio, Angelo Frascarelli, Professore dell’Università degli Studi di Perugia, ha chiarito il quadro normativo e la direzione di marcia. Il messaggio chiave per il cerealicoltore è netto: i controlli aumentano e diventano continui, perché aumentano gli impegni richiesti dalla PAC, tra Ecoschemi e BCAA. Il cuore del sistema è, ormai, l’AMS – Area Monitoring System, il monitoraggio satellitare che osserva tutti gli appezzamenti con passaggi ogni 5 giorni. Non si tratta più di controlli a campione in campo, bensì di una sorveglianza sistematica che intercetta in tempo reale le anomalie, come nel caso della BCAA6 sulla copertura minima del suolo.

Per chi fa frumento, questo significa dover pianificare con attenzione lavorazioni, semine e gestione dei residui colturali, sapendo che il terreno “nudo” in inverno, ad esempio, è oggi facilmente individuabile. La buona notizia, sottolinea Frascarelli, è che la tecnologia apre anche a un dialogo nuovo: l’agricoltore può rispondere alle anomalie, integrare informazioni e difendere le proprie scelte agronomiche, evitando sanzioni automatiche, come ha spiegato meglio il secondo ospite del dibattito, Salvatore Carfì (nella foto in alto).

Dal controllo alla collaborazione: il sistema integrato spiegato da AGEA

È su questo punto, infatti, che l’intervento di Salvatore Carfì, Direttore di AGEA Coordinamento, ha spiegato il vero cambio di paradigma. La semplificazione, ha illustrato Carfì, non passa da un minor numero di regole, ma dall’automatizzazione e dall’integrazione dei sistemi. Il fulcro è il Piano di coltivazione grafico, evoluzione decisiva rispetto ai vecchi dati alfanumerici: il poligono grafico dell’appezzamento diventa l’unità minima su cui si innestano fascicolo aziendale, domanda geospaziale e AMS.

Una novità concreta per le aziende cerealicole è l’anticipo dei controlli: già nel fascicolo aziendale possono comparire “bandierine” di anomalia, permettendo all’agricoltore di intervenire quando la coltura è ancora in campo. In questo quadro si inserisce l’introduzione delle foto geotaggate, vero strumento operativo del nuovo sistema. Tramite una applicazione dedicata, l’agricoltore può trasmettere immagini georeferenziate che documentano lavorazioni, inerbimenti spontanei o cambi di destinazione colturale, rispondendo in modo proattivo alle segnalazioni del satellite e documentando dal vivo le sue azioni.

Come ha sottolineato Carfì, si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico: dal controllo subito a posteriori al cosiddetto “self control”, nelle sue parole, un “autocontrollo” con benefici in termini di tempi, sanzioni evitate e trasparenza per l’agricoltore. I vantaggi sono anche per tutti i cittadini italiani: meno alterazioni del sistema di controllo significano meno sanzioni per il nostro paese da parte della Commissione Europea, in termini di messa a terra della PAC, evitando centinaia di milioni di euro di “multe”.

Un’opportunità anche per il frumento

Il quadro emerso a Fieragricola parla chiaro: la PAC che verrà, già dal 2026 e ancor più nella programmazione 2028-2034, sarà sempre più digitale, automatizzata e basata sul dato. Per il cerealicoltore questo significa maggiore attenzione formale, ma anche strumenti nuovi per valorizzare scelte agronomiche corrette, difendere il proprio lavoro e accedere più facilmente non solo ai contributi, ma anche al credito. A patto di entrare davvero, e con consapevolezza, nel sistema integrato che oggi sta prendendo forma.

Autore: Azzurra Giorgio

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