Parliamo con il cerealicoltore Murelli delle pratiche agronomiche.
La cerealicoltura pavese è divisa, come abbiamo visto in un precedente articolo (https://granoitaliano.eu/tenero-stabile-nel-pavese/), tra solide pratiche tradizionali e nuove esigenze legate alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dei costi. Nonostante le difficoltà, il grano tenero continua a rappresentare una coltura strategica per questo territorio. Ce lo spiega Carlo Murelli, che coltiva frumento ed è iscritto alla Cia, secondo cui il grano tenero non è solo una coltura, ma un simbolo della capacità degli agricoltori di adattarsi senza perdere il legame con la propria storia.
La gestione delle infestanti e delle malattie nel grano tenero: l’esperienza dell’ Oltrepò Pavese
Negli ultimi anni il tema della gestione delle infestanti nella coltivazione del grano tenero è stato spesso al centro del dibattito agronomico, soprattutto in relazione alla sostenibilità economica e ambientale delle aziende agricole. Tuttavia, l’esperienza maturata nell’area dell’ Oltrepò Pavese mostra un quadro più equilibrato rispetto a quanto spesso si immagina: le infestanti, pur essendo presenti, non rappresentano oggi un fattore critico tale da compromettere in modo significativo le rese produttive.
Murelli agricoltore del distretto cerealicolo dell’Oltrepò Pavese iscritto a CIA Pavia, dice che « la situazione attuale consente agli agricoltori di affrontare il problema con strumenti tecnici efficaci e accessibili. Gli erbicidi disponibili sul mercato risultano generalmente validi e con costi ancora sostenibili, permettendo un controllo soddisfacente delle principali malerbe. Questo aspetto contribuisce a mantenere stabile la produttività delle colture, evitando perdite economiche rilevanti per le aziende cerealicole».
Il ruolo delle pratiche agronomiche
«Se nelle aziende convenzionali la difesa chimica svolge un ruolo importante, nelle realtà che operano in regime biologico la gestione delle infestanti si basa soprattutto sulle tecniche agronomiche preventive. Tra queste, la rotazione colturale rappresenta uno degli strumenti più efficaci. Alternare diverse colture nel tempo consente infatti di interrompere il ciclo biologico delle malerbe, riducendone naturalmente la pressione senza ricorrere a prodotti chimici.
Accanto alla rotazione, assume grande importanza la corretta preparazione del terreno prima della semina. Una lavorazione ben eseguita permette di favorire la germinazione anticipata delle infestanti, che possono poi essere eliminate prima dell’insediamento della coltura principale. Questo approccio, spesso definito “falsa semina”, consente di partire con un campo più pulito e competitivo.
Durante il ciclo colturale entra invece in gioco una pratica tradizionale ma tornata oggi di grande attualità: la strigliatura». Si tratta di un intervento meccanico effettuato generalmente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, in corrispondenza della fase fenologica che va dal termine dell’accestimento all’inizio della levata del grano. L’operazione viene eseguita mediante un erpice strigliatore dotato di denti elastici, capace di lavorare superficialmente il terreno senza danneggiare la coltura.
I benefici della strigliatura
La strigliatura non ha un solo obiettivo, ma produce diversi effetti positivi sul sistema suolo–pianta. Innanzitutto contribuisce all’eliminazione delle infestanti nelle prime fasi di sviluppo, quando sono più vulnerabili e facilmente estirpabili. Questo permette di ridurre la competizione per acqua, luce e nutrienti, favorendo la crescita del grano.
Un secondo vantaggio riguarda la gestione dell’umidità del terreno. L’intervento rompe la crosta superficiale, limitando l’evaporazione e aiutando a conservare l’acqua disponibile, un fattore particolarmente importante nelle annate siccitose. Inoltre, l’arieggiamento dei primi centimetri di suolo migliora l’ossigenazione dell’apparato radicale, stimolando l’attività biologica e l’assorbimento dei nutrienti.
La strigliatura favorisce anche l’interramento dei concimi distribuiti, rendendoli più facilmente assimilabili dalla coltura e riducendo le perdite dovute alla lisciviazione. Questo aspetto assume grande rilevanza sia dal punto di vista economico, perché aumenta l’efficienza della fertilizzazione, sia da quello ambientale, limitando la dispersione di nutrienti nelle falde acquifere.
Le fitopatie: una situazione sotto controllo
«Oltre alle infestanti, un altro elemento determinante per la redditività del grano tenero è rappresentato dalle malattie fungine. Anche in questo caso, l’esperienza dell’Oltrepò Pavese evidenzia una situazione generalmente gestibile. La diffusione di varietà più tolleranti alle principali patologie ha contribuito notevolmente alla riduzione dei danni.
Tra le malattie più monitorate vi è il Fusarium, un fungo che può compromettere la qualità della granella e ridurre la produzione. I trattamenti fungicidi vengono programmati in funzione delle condizioni climatiche: annate umide e miti favoriscono lo sviluppo del patogeno e richiedono maggiore attenzione. In alcuni casi può rendersi necessario un intervento aggiuntivo, con conseguente aumento dei costi di produzione.
Questo aspetto rappresenta una criticità soprattutto in un contesto di prezzi del grano relativamente bassi. Anche piccoli incrementi delle spese colturali possono incidere sensibilmente sul margine economico finale, rendendo indispensabile una gestione tecnica precisa e tempestiva.» Conclude Murelli.
Nuove problematiche: la presenza delle cimici
«Negli ultimi anni si è riscontrata un’infestazione di cimici, insetti che possono danneggiare le spighe e ridurre la qualità del raccolto. Nonostante ciò, la situazione rimane sotto controllo grazie a strategie integrate di difesa.
Una soluzione efficace consiste nell’abbinare il trattamento insetticida a quello fungicida, effettuando un unico passaggio in campo. Questa scelta permette di contenere i costi operativi e ridurre il numero di interventi, limitando al tempo stesso il compattamento del suolo e il consumo di carburante» Questo è quello che ci dice Murelli.
L’approccio integrato dimostra come l’innovazione agronomica non coincida sempre con tecnologie complesse, ma spesso con una migliore organizzazione delle operazioni colturali.
Equilibrio tra sostenibilità ed economia
L’esperienza pavese evidenzia come la gestione delle infestanti e delle malattie nel grano tenero debba basarsi su un equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. L’uso mirato dei prodotti fitosanitari, affiancato da pratiche agronomiche corrette, consente di ottenere risultati soddisfacenti senza eccessivi impatti sull’ambiente.
Le aziende biologiche dimostrano che è possibile controllare le malerbe anche senza chimica, purché si adottino strategie preventive e interventi meccanici tempestivi. Allo stesso tempo, le aziende convenzionali possono ridurre gli input grazie a tecniche agronomiche più attente, avvicinandosi progressivamente a modelli di agricoltura integrata.
Guardando al futuro, la gestione delle infestanti nel grano tenero sarà sempre più legata all’innovazione tecnica e alla conoscenza agronomica. L’introduzione di macchine più precise, l’uso dei dati climatici e lo sviluppo di varietà resistenti rappresentano strumenti fondamentali per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla volatilità dei mercati agricoli.
In conclusione, l’esperienza dell’Oltrepò Pavese mostra che, con una gestione razionale e integrata, infestanti e malattie non devono essere necessariamente percepite come una minaccia grave. Piuttosto, costituiscono elementi da monitorare e gestire con competenza tecnica, combinando tradizione e innovazione. L’agricoltore moderno non si limita più a reagire ai problemi, ma li anticipa attraverso scelte agronomiche consapevoli, garantendo così produttività, qualità e sostenibilità nel tempo.




