Questa settimana abbiamo intervistato due esperti in materia di malerbe (o erbe avventizie come alcuni preferiscono definirle, per riconoscerne il ruolo che svolgono negli agroecosistemi): la professoressa Silvia Fogliatto dell’Università di Torino, malerbologa, e l’agronomo e malerbologo Giovanni Campagna, collaboratore dell’azienda agraria dell’università di Bologna. Abbiamo chiesto lumi riguardo alle migliori pratiche, a cosa prestare particolare attenzione -soprattutto riguardo ai macchinari-, e a quali conseguenze si può andare incontro se il diserbo di post-emergenza sul grano non è eseguito a regola d’arte. Sul fronte normativo, vale la pena ricordare che il tema della manutenzione e dell’efficienza dei macchinari si intreccia con un recente aggiornamento legislativo.
Con un emendamento al decreto Milleproroghe (D.L. 200/2025), approvato il 18 febbraio 2026, sono stati ridefiniti i termini per la revisione obbligatoria delle macchine agricole prevista dal D.M. 20 maggio 2015. Le nuove scadenze variano in base all’anno di immatricolazione: i mezzi più datati, immatricolati entro il 1983, dovranno essere revisionati entro il 31 dicembre 2026; quelli immatricolati tra il 1984 e il 1996 avranno tempo fino al 2027; le macchine tra il 1997 e il 2023 fino al 2028; mentre per i nuovi veicoli immatricolati dal 2024 in poi la revisione scatterà al quinto anno, entro il mese di prima immatricolazione. Una proroga che dà alle aziende agricole più tempo per programmare gli adempimenti ed evitare sanzioni — ma che non deve diventare un pretesto per rimandare la manutenzione ordinaria, come ricordano i nostri esperti.
Barre, botti e irroratrici
A quali parametri bisogna prestare particolare attenzione a livello di macchine per il diserbo (barre, botti, e strumenti per il diserbo meccanico) per evitare problemi?
«Per quanto riguarda le barre irroratrici -spiega la professoressa Fogliatto- è fondamentale una corretta taratura, verificando la reale portata degli ugelli e la pressione di esercizio. Gli errori di taratura possono portare a sottodosaggi, con controllo parziale delle infestanti e rischio di selezione di popolazioni resistenti, oppure a sovradosaggi, con maggiori costi, rischi di fitotossicità e maggior impatto ambientale. È altrettanto importante garantire uniformità di distribuzione, controllando lo stato degli ugelli e la corretta sovrapposizione delle passate. Altezza della barra, scelta degli ugelli, volumi d’acqua e velocità di avanzamento incidono direttamente sull’efficacia del trattamento. Nel diserbo meccanico è necessario effettuare la lavorazione con un’adeguata velocità di avanzamento, assicurando un allineamento preciso alla fila e profondità costante per evitare danni alla coltura.
La regolazione
Una regolazione imprecisa può portare a uno scarso controllo delle malerbe e danneggiare l’apparato radicale della coltura. Nei trattamenti meccanici, inoltre, l’epoca di intervento è fondamentale per ottenere un buon controllo delle infestanti, agendo con infestanti ai primi stadi di sviluppo e con terreno in tempera per favorire la completa estirpazione». Sono inoltre da evitare, se possibile, interventi meccanici quando sono previste piogge a breve distanza dall’intervento, che potrebbero ridurre l’efficacia favorendo il riattecchimento di parte delle piante.
Le tecnologie di diserbo di precisione, sia nei trattamenti chimici sia in quelli meccanici, grazie a sistemi di guida assistita, controllo automatico delle sezioni e gestione sito-specifica dell’intervento, permettono di migliorare accuratezza e uniformità, riducendo sovrapposizioni, sprechi di prodotto e danni alla coltura. L’agronomo Campagna raccomanda in particolare che «le irroratrici debbono essere efficienti e ben tarate, da utilizzare in modo ottimale per uniformità e qualità di lavoro. Grande attenzione va riposta nei lavaggi passando da coltura a coltura con utilizzo di erbicidi fitotossici per le colture successive».
Gli errori
Quali sono gli errori più frequenti che vede in campagna, quando si parla di diserbo?
L’agronomo Campagna racconta che uno dei principali problemi che sta emergendo è la riduzione di finestre di intervento ridotte a causa dei cambiamenti climatici, in cui spesso si rincorrono i lavori perdendo l obiettivo della tempestività di intervento.
Secondo la professoressa, gli errori più frequenti nella gestione del diserbo del frumento sono gli interventi eseguiti tardivamente, quando le infestanti sono già sviluppate e hanno già esercitato competizione con la coltura. Inoltre, l’esecuzione ripetuta negli anni di trattamenti erbicidi con gli stessi meccanismi di azione, in particolare ALS-inbitori e ACC-asi inibitori, può portare all’insorgenza di popolazioni resistenti. L’esecuzione di trattamenti con colture in stress inoltre è un errore comune che porta a riduzioni di efficacia e possibile fitotossicità. Infine, troppo spesso la gestione delle malerbe viene affidata esclusivamente al diserbo chimico, senza l’integrazione di altri mezzi e non ricorrendo a strategie agronomiche come rotazioni colturali, falsa semina e controllo delle infestanti che si sviluppano nel periodo intercolturale.
I rischi
Quali sono I rischi e le conseguenze di un diserbo post emergenza mal eseguito sulla qualità e quantità della resa?
«Un diserbo di post-emergenza mal eseguito, ci dice la professoressa Fogliatti, può determinare due principali tipologie di problemi:
–competizione precoce delle infestanti: il diserbo di post-emergenza si basa su pochi meccanismi di azione e, se si interviene in ritardo o con miscela inadeguata, alcune graminacee come Avena spp. e Alopecurus spp. possono entrare in forte competizione con la coltura per l’azoto e per l’acqua. Questo può comportare una riduzione dell’accestimento e del numero di culmi fertili, con conseguente calo produttivo e peggioramento della qualità (minore peso ettolitrico e minore contenuto proteico).
– fitotossicità e stress della coltura: un diserbo mal gestito, soprattutto se effettuato su coltura che è in stress a causa del freddo, del ristagno idrico o per carenze può provocare anche un ulteriore stress alla coltura con conseguente rallentamento vegetativo e fenomeni di fitotossicità che possono portare a ridotte rese produttive».
Il diserbo, continua Campagna, «è fondamentale per massimizzare rese e qualità, che possono venire seriamente compromesse qualora la strategia ottimale e la tempestività di intervento venissero trascurati».
Banca semi delle malerbe
E sulla gestione della banca semi/popolazione delle malerbe in campo nel lungo termine?
«Il diserbo è fondamentale per ridurre le problematiche per gli anni successivi nelle colture in rotazione, come disseminazione e aumento difficoltà di contenimento, in particolare per le popolazioni resistenti», ci dice Campagna. Spiega poi la professoressa Fogliatti che una gestione non corretta del diserbo comporta soprattutto una ridotta efficacia e la selezione di popolazioni resistenti agli erbicidi: «Un diserbo mal eseguito comporta una ridotta efficacia con piante infestanti solo in parte danneggiate ma non completamente devitalizzate. In questo modo vengono selezionati gli individui meno sensibili, con un progressivo aumento delle popolazioni resistenti e un arricchimento della banca semi del suolo.
Questo comporta una maggiore complessità nella gestione del diserbo negli anni successivi. La diffusione di popolazioni resistenti riguarda soprattutto le graminacee resistenti agli erbicidi ALS-inibitori e ACCasi- inibitori, ma anche specie a foglia larga come Papaver rhoeas e Sinapis spp. Viene inoltre a formarsi una flora di sostituzione meno sensibile ai meccanismi di azione più utilizzati, con specie come Veronica spp., Fumaria officinalis, Viola spp. e Geranium spp. Risulta quindi importante adottare una strategia integrata che includa l’uso periodico di erbicidi residuali, la rotazione dei meccanismi di azione, l’avvicendamento delle colture e l’integrazione del diserbo chimico con altre pratiche agronomiche per evitare la selezione delle specie resistenti e il conseguente accumulo di queste nella banca semi».
Ricapitolando
Le principali cose a cui fare attenzione, dal punto di vista pratico sono:
- La corretta taratura ed un accurato lavaggio delle botti e delle barre, integrando l’uso dei mezzi chimici come uno dei diversi elementi all’interno di strategie integranti mezzi meccanici, agronomici e chimici.
- Una velocita’ di avanzamento adeguata e una particolare attenzione all’allineamento delle passate del macchinario per il diserbo meccanico.
- In ogni caso, il tempismo è determinante: intervenire tempestivamente consente di colpire le malerbe quando sono vulnerabili (ovvero nei primi stadi di sviluppo), limitando la competizione con la coltura ed evitando di selezionare popolazioni resistenti.
E laddove questa attenzione venisse a mancare, le conseguenze possono essere:
- Riduzione delle rese, e della qualità.
- Spreco di mezzi tecnici (e quindi aumento dei costi), che riduce la sostenibilità economica ed ambientale dell’azienda.
- Aumento della banca semi e selezione di popolazioni resistenti, che aumentano sensibilimente la difficolta’ ed il costo del controllo nelle annate successive.
Il messaggio fondamentale che il lettore può portarsi a casa è questo: le malerbe sono selezionate dai mezzi usati per combatterle. E’ quindi fondamentale ricordare che il diserbo, anche se oggi abbiamo parlato esclusivamente di quello in post emergenza, deve essere concepito e trattato come una gestione continuativa da applicarsi 365 giorni l’anno. Alternare mezzi agronomici, meccanici e chimici, ponendo attenzione al controllo delle malerbe durante tutto l’anno e tutte le fasi di vita delle stesse, è l’unica strategia in grado di garantire un controllo efficace nel tempoe che consente di ridurre i costi e le problematiche associate nel lungo periodo.
Autore: Lorenzo Pozzi
Puoi seguirci anche sui social, siamo su Facebook, Linkedin e Instagram




