Il 19 maggio il CREA-GB apre le porte per il Fascination of Plants Day 2026: biodiversità, TEA, DNA e miglioramento genetico al centro di una giornata pensata per avvicinare il pubblico alla ricerca sulle piante
La genetica, per chi coltiva cereali, può sembrare a prima vista un tema lontano dal lavoro quotidiano in campo. Eppure è proprio da qui che passa una parte decisiva del futuro dell’agricoltura: dalla capacità di conoscere la biodiversità, leggere il DNA delle piante, individuare i caratteri utili e trasformare queste conoscenze in varietà più produttive, più stabili e più capaci di affrontare i cambiamenti climatici.
È dentro questa prospettiva che si colloca l’open day organizzato dal CREA, Centro di ricerca Genomica e Bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda, in programma martedì 19 maggio 2026, nell’ambito del Fascination of Plants Day 2026, la giornata internazionale dedicata alle piante. Il titolo scelto per l’iniziativa, “A tu per tu con la genetica: biodiversità, geni, TEA e campi coltivati”, chiarisce bene l’obiettivo: aprire le porte del centro e mostrare, in modo diretto e comprensibile, come la ricerca genetica sia oggi uno snodo essenziale per l’agricoltura italiana.
Perché parlare di genetica significa parlare anche di agricoltura
Il punto di partenza, spiegato con grande chiarezza da Luigi Cattivelli, Direttore del CREA-GB, è che l’agricoltura non può essere separata dal miglioramento genetico. Non si tratta di una dimensione accessoria o marginale, ma di una condizione strutturale della stessa attività agricola. «Nessuna pianta coltivata è come natura crea, anzi la selezione genetica è il prerequisito per fare agricoltura». In questa affermazione c’è un messaggio molto forte, che vale in particolare per il mondo cerealicolo. Le varietà che oggi riempiono i campi non sono il semplice risultato di un’evoluzione spontanea, ma il frutto di un lunghissimo lavoro di selezione, adattamento e miglioramento. Significa che ogni passo avanti compiuto dall’agricoltura, in termini di produttività, adattamento e qualità, è stato possibile anche grazie alla capacità di intervenire sulla base genetica delle piante.
Per i cerealicoltori, questo vuol dire comprendere che quando si parla di genetica non si sta parlando di qualcosa di astratto o confinato nei laboratori, ma della base stessa su cui si costruiscono varietà più affidabili, più resilienti e più adatte agli areali produttivi.
Dalla selezione empirica alla genomica: come è cambiato il miglioramento genetico
Uno degli aspetti più interessanti dell’evento è proprio la possibilità di leggere il presente della ricerca alla luce di un percorso storico lungo oltre un secolo. Cattivelli lo sintetizza così: «fino alla scoperta delle leggi di Mendel il progresso dell’agricoltura è stato basato su una selezione empirica, a partire dagli inizi del ‘900 la selezione delle piante coltivate si è sviluppata attraverso l’uso esteso di incroci, mutazioni e marcatori molecolari sino ad arrivare agli anni più recenti dove la selezione è basata sulle conoscenze “genomiche” (cioè la conoscenza di tutti i geni di una pianta)».
Questa ricostruzione aiuta a capire anche il senso più profondo dell’open day di Fiorenzuola. La genetica agraria non è un salto improvviso o una rottura rispetto al passato, ma l’evoluzione di un lavoro che accompagna da sempre l’agricoltura. Dalla selezione fatta in campo sulla base dell’osservazione visiva si è passati progressivamente a strumenti sempre più sofisticati, fino alle attuali conoscenze genomiche che permettono di conoscere in modo molto più preciso il patrimonio genetico delle piante.
Nel caso dei cereali, questa evoluzione ha un valore strategico. Significa poter identificare con maggiore accuratezza i caratteri legati alla resistenza agli stress, alla stabilità produttiva, all’efficienza nell’uso delle risorse e alla qualità della granella. In altre parole, la genomica consente di accelerare e rendere più mirato il miglioramento genetico, mettendolo al servizio delle esigenze reali dell’agricoltura.
Il ruolo del miglioramento genetico contro i cambiamenti climatici
Oggi il tema della genetica assume un peso ancora maggiore perché si intreccia con una sfida che i cerealicoltori conoscono molto bene: quella dei cambiamenti climatici. Stress idrici, innalzamento delle temperature, eventi estremi e crescente instabilità stagionale rendono sempre più difficile mantenere rese e qualità.
È in questo quadro che si inserisce un altro passaggio centrale delle dichiarazioni di Cattivelli: «il miglioramento genetico è responsabile di oltre il 50% dell’incremento produttivo registrato in agricoltura nel corso dell’ultimo secolo, ed oggi se non ci fosse il continuo miglioramento delle piante l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola sarebbe molto peggiore di quello che, purtroppo, già constatiamo».
Si tratta di una considerazione che merita attenzione. Quando si parla di adattamento climatico, spesso si pensa subito all’irrigazione, alle tecniche agronomiche o alla gestione del suolo. Tutti aspetti fondamentali, ma non sufficienti da soli. Senza varietà più adatte alle nuove condizioni ambientali, infatti, anche le migliori pratiche di campo rischiano di non bastare.
Per questo il miglioramento genetico rappresenta una leva decisiva: permette di costruire colture capaci di produrre anche in condizioni più complesse, contribuendo a ridurre la vulnerabilità del sistema agricolo. Per chi produce frumento, questo si traduce in una prospettiva molto concreta: avere materiali genetici più capaci di coniugare resa, qualità e resilienza.
Perché un Paese deve presidiare la conoscenza genetica
L’open day del CREA non ha solo una funzione divulgativa. Porta anche un messaggio di politica agricola e di visione strategica. La capacità di sviluppare conoscenze genetiche, infatti, è un elemento di competitività per un Paese agricolo avanzato.
Lo afferma con chiarezza lo stesso Cattivelli: «Si può certamente affermare che non esiste agricoltura senza genetica ed un paese moderno deve essere competitivo nel settore delle conoscenze genetiche se vuole essere capace di produrre i semi alla base della propria agricoltura».
Questo passaggio è particolarmente importante per il settore cerealicolo italiano. Essere competitivi nella conoscenza genetica significa non dipendere esclusivamente da innovazioni sviluppate altrove, ma contribuire in prima persona a costruire il seme su cui si baserà l’agricoltura di domani. Significa anche poter indirizzare la ricerca verso i bisogni specifici delle filiere nazionali, dei territori e delle diverse tipologie di cerealicoltura.
Nel caso del frumento, per esempio, questo vuol dire lavorare su caratteri che rispondano alle esigenze produttive italiane, alle richieste qualitative della trasformazione e alle criticità ambientali che stanno già ridisegnando il quadro colturale di molti areali.
Cosa si potrà osservare durante l’open day
L’iniziativa del 19 maggio è pensata per tradurre questi temi in un’esperienza concreta, accessibile e interattiva. Non solo teoria, dunque, ma un percorso che consente di vedere da vicino come lavora oggi la ricerca genetica applicata alle piante coltivate.
I ricercatori racconteranno la biodiversità dei cereali coltivati, dai materiali più antichi fino alle varietà moderne, e mostreranno il ruolo della ricerca nella selezione di piante capaci di produrre nonostante i cambiamenti climatici. Sono, inoltre, previsti laboratori interattivi, dedicati alle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), al risparmio idrico delle piante, alla lettura del DNA e alla comprensione di quanta genetica sia presente nei prodotti che consumiamo ogni giorno.
Come spiega Luigi Cattivelli, «in occasione del Fascination of Plant Day 2026 i ricercatori racconteremo la biodiversità dei cereali coltivati, dai farri ed orzi selvatici alle moderne varietà di frumento ed orzo e mostreranno come la ricerca sta lavorando per selezionare piante capaci di produrre nonostante i cambiamenti climatici. Ci saranno oltre 15 laboratori interattivi dove si potranno toccare con mano le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), vedere come la pianta risparmia acqua, capire come si legge il DNA, vedere quanta genetica si nasconde nei prodotti che mangiamo tutti i giorni, ecc.».
È proprio qui che l’evento acquista un valore speciale anche per chi si occupa di cerealicoltura. Mettere al centro frumento, orzo, biodiversità e selezione significa infatti portare il dibattito sull’innovazione dentro un terreno molto concreto, vicino alla realtà produttiva.
Il ruolo del CREA Genomica e Bioinformatica per l’agricoltura italiana
L’open day è anche l’occasione per ribadire il ruolo che il centro di Fiorenzuola svolge all’interno del sistema della ricerca pubblica italiana. Non si tratta soltanto di studiare i geni delle piante in chiave scientifica, ma di produrre conoscenze utili al miglioramento genetico e, quindi, alla competitività dell’agricoltura.
Lo sottolinea ancora Cattivelli: «il centro di ricerca Genomica e Bioinformatica lavora per sviluppare le conoscenze necessarie a sostenere il miglioramento genetico per l’agricoltura italiana».
È una missione che ha implicazioni molto concrete. Vuol dire sostenere la capacità del sistema agricolo nazionale di innovare, di affrontare i nuovi stress ambientali e di mantenere una base varietale capace di rispondere alle esigenze della produzione e della filiera.
Un messaggio chiaro anche per i cerealicoltori
L’open day del CREA di Fiorenzuola d’Arda, inserito nel quadro del Fascination of Plants Day 2026, offre, dunque, una chiave di lettura molto utile anche per i lettori di Grano Italiano. La genetica non è un tema distante dal campo, ma uno degli strumenti con cui si costruisce la possibilità stessa di continuare a coltivare cereali in modo competitivo, sostenibile e coerente con le nuove condizioni climatiche.
L’evento è aperto a tutti: l’ingresso è gratuito, previa prenotazione al seguente indirizzo e-mail: fascinationgb@gmail.com
l programma dettagliato e scaricabile qui.
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