La Commissione unica nazionale del grano duro si riunisce e quota. Esce il primo listino, a suo modo storico, ed è questo (segue dopo la tabella):

Il listino è sostanzialmente diverso da quello che siamo abituati a leggere nelle borse merci: non appare il grano bio mentre si quota il proteico. Le differenze delle declaratorie potrebbero creare qualche perplessità, secondo Elio Lo Conte, componente della commissione prezzi di Foggia, ma bisogna capire se e come si assesterà la Cun nei prossimi mesi. «Evidentemente, una “borsa” senza commercianti e mediatori è lontana dal mercato, vedremo e capiremo» ci dice.
QUANTO E’ FINA LA FILIERA?
Una delle novità più rilevanti è l’inserimento della voce “fino alto proteico” con il 15% di proteine, seguito dal fino proteico al 14. Si tratta evidentemente di una classificazione mutuata dalle filiere, che rappresentano il 10% della commercializzazione. Coldiretti investe su questo modello ed infatti insiste per la chiusura delle Borse merci. L’inserimento di questi valori “premiali” nel listino comporterà certamente dei contraccolpi (positivi e negativi) anche nei contratti di filiera. Rispetto alle classificazioni tradizionali, buono mercantile e mercantile sono assorbiti nel convenzionale, il fino resta fino e queste tre categorie rappresentano la massa critica della produzione italiana, che secondo lo stesso Ministero si aggirava intorno al 13%. Da valutare quanto “alto proteico” e “proteico” sia stato realmente scambiato.
MINISTRO SODDISFATTO
Il fatto che la Cun si riunisca e quoti è un fatto politico. «Dopo anni di soli annunci e promesse non mantenute oggi si è tenuta la prima riunione della CUN, la commissione che mette insieme produttori e trasformatori per individuare il prezzo del grano e rendere sostenibile la filiera sia per i produttori che per i trasformatori. Il grano duro è una coltura importante, necessaria a prodotti simbolo che contribuiscono ai risultati del nostro agroalimentare. La CUN è uno strumento che può orientare la produzione e la trasformazione con trasparenza e dare al prodotto italiano il giusto riconoscimento.
Ringrazio tutti i componenti della CUN per la collaborazione a questo utile strumento che, ne sono certo, darà stabilità e prospettive alla nostra agricoltura e alle nostre filiere agroalimentari» ha detto il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida nel giorno della prima riunione della CUN, la Commissione Unica Nazionale (CUN) per il grano duro. L’incontro, che ha visto la piena partecipazione dei componenti sia della parte produttiva sia di quella industriale, ha segnato l’avvio ufficiale dei lavori. In apertura, i commissari hanno concordato l’aggiornamento dei prodotti a listino e definito le relative caratteristiche qualitative; successivamente, la seduta plenaria ha raggiunto l’accordo sulla definizione dei prezzi indicativi. L’attività della CUN proseguirà ora con cadenza regolare.
PARLA FINI
Ottimisti in casa Cia. «L’avvio della CUN segna un passaggio strategico e non più rinviabile per riequilibrare davvero i rapporti di filiera e restituire dignità economica ai produttori. È una conquista frutto delle battaglie di Cia, che si inserisce in un percorso preciso: da Granaio Italia, per garantire trasparenza e tracciabilità, al riconoscimento dei costi medi di produzione tramite Ismea, fino al rafforzamento degli accordi di filiera. L’obiettivo è chiaro, ristabilire condizioni di equità e assicurare un reddito giusto agli agricoltori, senza più scaricare su di loro il peso delle distorsioni del mercato» secondo il presidente Fini. (segue dopo la tabella)

ENTUSIASTA LA COLDIRETTI
Di risultato «ottenuto grazie alle mobilitazioni di Coldiretti con cui viene garantita trasparenza sul mercato e riconosciuto il valore del prodotto italiano» parla invece la confederazione di Ettore Prandini. «Per la prima volta la distintività del grano italiano viene quotato con meccanismi trasparenti e premiando la qualità che dà vita alla filiera della pasta 100% italiana. “Per troppo tempo gli agricoltori italiani hanno subìto prezzi decisi da borse merci locali e squilibri nelle trattative – affermano Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, rispettivamente Presidente e Segretario generale di Coldiretti – Questa è un primo traguardo frutto del lavoro, della mobilitazione e della determinazione dei nostri soci, che in oltre ventimila hanno manifestato in tutta Italia per tutelare il loro reddito e la salute dei cittadini consumatori”.
La CUN avrà il compito di individuare il prezzo indicativo del grano duro nazionale e le relative tendenze di mercato, interrompendo le vecchie quotazioni di Foggia e Bologna, con l’ulteriore elemento di grande rilievo che è rappresentato dalla nuova struttura del listino nazionale differenziato per qualità: fino alto proteico (15% di proteine), fino proteico (14%), fino (13% al Nord, 12% al Sud) e convenzionale (11,5%). Si tratta di un’evoluzione significativa, che consente di leggere in maniera più puntuale e realistica il mercato del grano duro, valorizzando le diverse caratteristiche qualitative delle produzioni.
Fino ad oggi, infatti, questa distinzione non trovava un adeguato riscontro nei meccanismi ufficiali di quotazione: mancava una valutazione strutturata e condivisa del contenuto proteico, elemento invece determinante per l’industria di trasformazione. L’introduzione di categorie specifiche colma quindi un vuoto importante, permettendo di riconoscere in modo trasparente e oggettivo ciò che in precedenza restava in larga parte implicito. In definitiva, la nascita della Commissione Unica Nazionale del grano duro rappresenta un passo avanti significativo verso un modello di filiera più moderno, trasparente e sostenibile.
I prezzi indicativi della prima quotazione fanno segnare rialzi nei listini Sud, Isole e Centro, mentre sono stabili le quotazioni del Nord, invertendo la tendenza di mercato all’80% del grano duro in Italia. Un lavoro che richiederà un progressivo rafforzamento e affinamento nel corso delle prossime sessioni di mercato. Il prezzo indicativo è espresso franco partenza, in linea con quanto avveniva nella piazza di Foggia. Si tratta di un elemento di chiarezza importante, soprattutto se confrontato con il sistema adottato a Bologna, dove le quotazioni erano formulate franco arrivo su riferimento Centro. In quel caso, infatti, il costo del trasporto veniva incorporato nel prezzo finale, determinando valori apparentemente più elevati ma non direttamente comparabili.
Il prezzo della Cun, prosegue Coldiretti, deve essere ora il pilastro per i contratti di filiera, a cui agganciare i contributi pubblici, sostenendo così una più equa ripartizione del valore. Il Governo, attraverso il ministro delle Politiche Agricole Francesco Lollobrigida, ha confermato l’impegno a destinare 40 milioni di euro agli aiuti de minimis per le filiere del grano duro, riconoscendo l’importanza strategica del settore e la legittima richiesta di sostegno degli agricoltori italiani.
“Adesso la sfida è organizzativa – concludono Prandini e Gesmundo – soprattutto attraverso i contratti di filiera che garantiscono un plus al prezzo del grano. Si dovrà accompagnare i cerealicoltori a produrre qualità, conoscere e ottimizzare i costi di produzione, garantendo trasparenza e strumenti concreti per tutelare il loro reddito. Coldiretti sarà in prima linea per guidare questo percorso, insieme a CAI – Consorzi agrari d’Italia, Filiera Italia e FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani, perché la filiera del grano duro sia finalmente giusta, moderna e competitiva”.»
Autore: Paolo Viana
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