BOLOGNA SOSPENDE
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BOLOGNA SOSPENDE IL DURO

I commissari si sono allineati ma non hanno rinunciato a un tocco di ironia bolognese: sul listino della Borsa Merci di Bologna, che non ha quotato il grano duro – riportando che le quotazioni sono sospese dal 30 marzo a seguito della comunicazione della riunione di insediamento della CUN grano duro -, appare una pubblicità a caratteri cubitali del libro di Carlo Sama dal titolo “Il colpevole” che avrà fatto commentare molti se non moltissimi (scarica il Listino bologna 2 aprile 2026). Per quanto nessuno si attendesse grandi movimenti dal mercato del giovedì santo, la sospensione delle quotazioni di Bologna, che avevamo preannunciato in quanto era nell’aria a Milano, cancella la seconda piazza d’Italia del grano duro, dopo Foggia. Entrambe le borse non quoteranno più il durum sarà trattato solo dalla CUN, come ha stabilito il governo. Sono stati quotati i sottoprodotti, di cui la CUN ora non si occupa, facendo registrare incrementi come sulle altre piazze. Raffica di invariati per il frumento tenero, un mercato che a livello globale continua invece a muoversi, con i futures saliti a 6,06 dollari al bushel, avvicinandosi al massimo degli ultimi nove mesi (6,16). Come già era avvenuto nei giorni scorsi, sono bastate le parole bellicose di Trump per riaccendere i mercati dei cereali. Pressioni al rialzo arrivano anche dalle stime USDA: le semine americane non sono quelle che ci si aspettava e il clima caldo e secco minaccia i raccolti delle Grandi Pianure.

Mercato in bilico

Che il mercato globale sia in bilico lo dimostra anche una dichiarazione del presidente dell’Amis (Il Sistema di Informazione sui Mercati Agricoli che riunisce i principali paesi commercianti di materie prime agricole), il canadese Donald Boucher: «Considerati gli attuali eventi internazionali, invito tutti i partecipanti all’AMIS a continuare a impegnarsi attivamente per migliorare la trasparenza e ad esercitare moderazione e cooperazione per preservare la stabilità dei mercati globali delle materie prime alimentari». L’incertezza che circonda le rotte marittime, tra cui lo Stretto di Hormuz, evidenzia l’esposizione delle catene di approvvigionamento globali dei fattori di produzione e il rischio che le pressioni sui costi possano influenzare le decisioni di produzione e la stabilità del mercato nei prossimi mesi, sostiene l’Amis che chiede trasparenza negli scambi e nelle informazioni alle filiere produttive e distributive.

Autore: Paolo Viana

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