La notizia è clamorosa. A darla è Granosalus, il sito dell’omonima associazione che difende la qualità del grano italiano. Secondo l’analisi pubblicata dall’associazione, la CUN del grano duro sarebbe illegittima, in quanto l’art. 6‑bis DL 51/2015, L. 91/2015, norma istitutiva delle commissione unica nazionale, al comma 4 recita: «Le commissioni uniche nazionali hanno sede presso una o più borsi merci , individuate secondo criteri che tengano conto della rilevanza economica della specifica filiera». Come tutti sappiamo, anziché avere come sede naturale la citta di FOGGIA, il luogo dove fino ad oggi ha avuto sede la borsa merci grano duro di riferimento per tutto il sud Italia , con la Capitanata che è il secondo produttore di grano duro italiano, dove sempre sullo stesso territorio , ovvero tra Bari ed Altamura è concentrata la trasformazione della massa critica di tutto il grano duro trasformato in Italia ivi compreso l import estero che approda presso i porti di Bari , Manfredonia , Taranto … a dispetto di tutto questo e della legge il Ministero nel decreto costitutivo all art.2 comma 2 ha scritto che«La sede della CUN grano duro è stabilita presso la borsa merci di Roma».
NEANCHE UN CHICCO DI GRANO DURO
Non risulta che la borsa merci di ROMA abbia mai avuto rilevanza mercuriali ai fini di scambi commerciali per il mercato del grano duro, tanto meno risulta che la regione Lazio abbia una produzione di grano duro di rilevanza strategica tale da condizionare gli scambi commerciali nazionali, infine agli atti non risulta che sul territorio laziale vi siano attività industriali per tale materia prima uguale o superiore a quelle rilevate in Puglia. Alla luce dei fatti, è del tutto evidente che la Cun grano duro non risponda al dettato della legge istitutiva. Cosa comporterà questo “errore” inserito nel decreto? Ammesso che sia un errore, si potrebbe prefigurare la nullità dei listini? Non è un argomento di poco conto. Sicuramente, ci lascia basiti come le associazioni di categoria non ne parlino. Vien da pensare che tutti lo sappiano e tutti tacciano perché ci si aspetta una profonda revisione della Cun o la sua sospensione. Non abbiamo elementi per valutare, se non le voci circa un accordo tra sindacati (uno in particolare, giallo paglierino) e mugnai per rimettere ordine in una Commissione nata storta e che non convince nessun duricultore. I cerealicoltori meritano chiarezza su argomenti di questa delicatezza: non è possibile andare a dormire con le borse che si autosospendono perchè a Roma si è deciso che il grano duro lo quota solo la Cun e svegliarsi con una notizia di questa dirompente portata. Speriamo che il ministro dica qualcosa. Ma che lo faccia legge alla mano. Questa volta una dichiarazione roboante e generica alla festa di un sindacato non basta: stiamo parlando della materia prima più iconica del Made in Italy.
Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa




