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PRODUZIONE DI DURO +5%

Al Durum Days il Crea diffonde le stime di produzione

«Quest’anno, la produzione di grano duro stimata è a 3,8 milioni di tonnellate, in crescita del 5% rispetto ai 3,6 milioni del 2025. L’incremento è trainato dalle piogge primaverili abbondanti negli areali meridionali e adriatici, che hanno più che compensato la lieve contrazione della superficie e le perdite localizzate al Nord». Parole di Pasquale De Vita, dirigente Crea e responsabile del centro di ricerca di Foggia. L’annuncio è stato dato questa mattina al Durum Days, la Convention promossa da undici anni da Confcooprative Fedagripesca, Crea, Cia, Confagricoltura, Copagri, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e Assosementi. 

L’edizione di quest’anno è stata all’insegna dell’incertezza. A partire da quella statistica, visto che lo stesso De Vita si è chiesto pubblicamente “dove siano finiti” i 40mila ettari in meno di semine rilevati dall’Istat nella provincia di Foggia. Ad ogni buon conto, visto che di rilevazioni pubbliche si tratta, anche lui ha fatto i conti con i numeri dell’Istituto, che parlano complessivamente di 1.132.000 ettari. 

La previsione di un buon raccolto è ovviamente condizionata al clima delle prossime settimane, che, stando alle previsioni meteo, dovrebbe comunque assecondare il trend individuato, con l’eccezione del Nord, dove la produzione di durum ha vissuto diversi problemi climatici, legati all’abbondanza delle precipitazioni. In parellelo, come ha testimoniato la società Areté al convegno, ci saranno buoni raccolti in Turchia e NordAfrica, il che non rappresenta una buona notizia per un settore interno che deve ancora smaltire grandi scorte del 2024 e del 2025. Ci salveremo, osservano gli analisti, con il “pavimento”: il durum non può scendere sotto il tenero ed esistono dei livelli minimi di prezzi mondiali che ci “difendono”. Magra consolazione visto l’andazzo. 

La discussione successiva ha fatto emergere la proposta di un tavolo interprofessionale – sostenuta da Confcooperative e Confagricoltura – e l’allargamento agli stoccatori della Cun grano duro, chiesta da Compag e appoggiata da Confcooperative. Italmopa, dal canto suo, ha aperto al tavolo interprofessionale spiegando che i mulini continueranno a importare ma vorrebbero che si riuscisse a valorizzare il durum italiano, attraverso contratti di filiera, per poterlo pagare meglio, mentre oggi i livelli proteici più alti sono assicurati dal grano canadese e di altre provenienze. Giorgio Mercuri (Confcooperative) si dice favorevole a una revisione delle caratteristiche merceologiche utilizzate alla Cun ma propone un nuovo contratto quadro che riconosca delle premialità all’origine nazionale e alla sostenibilità della materia prima. Aver inserito i grani altoproteici nei listini Cun, ha spiegato, rappresenta un danno per i contratti di filiera in quanto trasforma l’eccellenza premiata dai contratti in uno standard.

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