Il crescente interesse per biogas e biometano sta modificando anche il mercato delle sementi di cereali autunno-vernini. Accanto alle varietà coltivate in purezza, acquistano spazio i miscugli destinati alla produzione di biomassa, scelti con l’obiettivo di assicurare produzioni elevate, regolari e compatibili con le esigenze degli impianti energetici.
Non basta, tuttavia, riunire nello stesso sacco sementi diverse. Un miscuglio efficace deve essere costruito secondo una logica agronomica precisa: le sue componenti devono svilupparsi in maniera coordinata, raggiungere lo stadio di maturità per la raccolta nello stesso periodo e contribuire in modo complementare alla produzione finale.
È questo il punto di partenza della proposta di Alberto Braghin (nella foto in alto), dottore agronomo e consulente della società sementiera austriaca Kärntner Saatbau. Dopo aver lavorato sulle singole varietà di cereali foraggeri e da biomassa, l’azienda ha sviluppato due formulazioni, Sole mix e Vistoria top, destinate a rispondere alla crescente domanda proveniente dalle filiere zootecniche ed energetiche.
La caratteristica sulla quale Braghin insiste maggiormente non è, però, soltanto la composizione agronomica. Fondamentale è la scelta di dichiarare chiaramente le specie e le varietà utilizzate, permettendo all’agricoltore di conoscere quali materiali sta acquistando e quali caratteristiche può attendersi in campo.
La biomassa cerca stabilità
Nella produzione destinata a un impianto di biogas o biometano, il parametro decisivo non è esclusivamente la resa massima raggiunta nella migliore delle condizioni. Conta soprattutto la possibilità di ottenere una quantità di biomassa sufficientemente stabile tra ambienti e annate differenti.
Gli impianti devono essere alimentati con continuità e secondo programmi di approvvigionamento definiti. Le imprese agricole coinvolte nelle filiere energetiche hanno, quindi, bisogno di colture capaci di ridurre, per quanto possibile, le oscillazioni produttive dovute all’andamento meteorologico.
La diffusione di impianti a biometano, infatti, sta sostenendo la domanda di cereali da biomassa, con il triticale in posizione centrale grazie alla sua rusticità, alla capacità produttiva e alla possibilità di essere raccolto prima delle colture estive.
«La destinazione energetica richiede produzioni costanti e una biomassa omogenea», osserva Braghin. «Il miscuglio può rappresentare uno strumento utile, ma solo quando viene costruito scegliendo componenti realmente compatibili. Non deve essere considerato un modo per assemblare sementi diverse senza un progetto tecnico».
Il miscuglio non elimina, infatti, il rischio agronomico. Può, però, distribuirlo tra genotipi o specie con caratteristiche differenti, evitando che una singola debolezza varietale condizioni l’intera produzione. Per ottenere questo risultato, le componenti devono essere selezionate e proporzionate con attenzione.
Cicli coerenti nel miscuglio
Il primo criterio adottato per Sole mix e Vistoria top, ad esempio, è l’omogeneità del ciclo. Le formulazioni comprendono graminacee riconducibili a materiali a ciclo medio-tardivo, selezionati per raggiungere in maniera coordinata lo stadio utile alla raccolta.
Questo aspetto assume particolare importanza nelle primavere calde e asciutte. Le carenze idriche e i rapidi aumenti delle temperature possono accentuare le differenze di maturazione tra materiali precoci e tardivi. Il rischio è quello di arrivare alla trinciatura con alcune componenti troppo avanzate e altre ancora immature.
Una miscela eccessivamente eterogenea può, quindi, produrre una biomassa poco uniforme, con differenze nella sostanza secca, nella struttura della pianta e nella conservabilità del trinciato. Può anche complicare la scelta del momento di raccolta: anticipare significa penalizzare i materiali più tardivi, mentre attendere può compromettere quelli più precoci.
«La contemporaneità del ciclo è il primo requisito», sottolinea Braghin. «La presenza di più varietà non deve tradursi in una somma di comportamenti scollegati. Il miscuglio deve arrivare alla raccolta come una coltura coerente».
La scelta di materiali medio-tardivi punta, inoltre, a sostenere la produzione vegetativa e l’accumulo di biomassa. In ogni caso, la convenienza va valutata in relazione all’areale, alla disponibilità idrica del terreno, all’epoca di semina e all’eventuale coltura prevista in successione.
Vigoria e sanità fogliare
Un secondo elemento riguarda la taglia e la vigoria delle piante. Per una coltura destinata alla biomassa, lo sviluppo vegetativo è naturalmente centrale, ma non può essere separato dalla capacità di mantenere sano l’apparato fogliare.
Le malattie possono ridurre la superficie fotosintetizzante, anticipare la senescenza e limitare l’accumulo di sostanza secca. Nei miscugli, inoltre, la presenza di una componente particolarmente suscettibile può creare disomogeneità e rendere meno prevedibile il comportamento dell’intera coltura.
Le varietà inserite nelle due formulazioni proposte da Braghin sono state selezionate per vigoria, altezza e tolleranza alle principali fitopatie fogliari. Sole mix è una soluzione orientata all’omogeneità, alla sanità fogliare e alla capacità di adattamento a diversi ambienti e destinazioni. Vistoria top punta sulla produttività, sulla stabilità e sulla resilienza, mantenendo una particolare attenzione alla coerenza del ciclo.
Queste indicazioni non sostituiscono la valutazione aziendale. La resa di un miscuglio dipenderà sempre dalla tecnica colturale, dalla fertilità del terreno, dall’andamento stagionale e dal momento di raccolta. La formulazione può fornire una base genetica più articolata, ma deve essere inserita in un percorso agronomico coerente.
Una destinazione da programmare
La scelta di una coltura da biomassa dovrebbe partire dalla collocazione del prodotto, non soltanto dalla scelta della semente. La presenza di un impianto, di un contratto di conferimento o di una filiera organizzata può offrire all’agricoltore uno sbocco alternativo rispetto al mercato della granella.
La coltura autunno-vernina permette, inoltre, di distribuire il lavoro aziendale e, quando l’epoca di raccolta lo consente, di liberare il terreno per una coltura estiva di secondo raccolto. Mais, sorgo e soia possono entrare nell’avvicendamento, a seconda della disponibilità irrigua e dell’organizzazione aziendale.
La possibilità di raccogliere prima della piena maturazione della granella può rappresentare anche una forma di flessibilità commerciale. In un’annata sfavorevole alla destinazione alimentare, la presenza di una filiera energetica può offrire una diversa collocazione alla produzione. Non si tratta, però, di uno sbocco automatico: caratteristiche della biomassa, epoca di consegna, distanze dall’impianto e condizioni economiche devono essere definite in anticipo.
«Il miscuglio deve essere inserito in una programmazione», spiega Braghin. «Prima della semina l’agricoltore deve conoscere la destinazione, gli obiettivi produttivi e, possibilmente, le condizioni di conferimento. Solo così la maggiore stabilità agronomica può trasformarsi in un vantaggio economico».
Sapere cosa c’è nel sacco
Il tema più netto posto da Braghin riguarda la trasparenza commerciale. Nella documentazione di Sole mix e Vistoria top, ad esempio, vengono dichiarate le specie e le varietà impiegate, tutte disponibili anche in purezza nel catalogo aziendale.
Questo permette all’acquirente di verificare le caratteristiche delle singole componenti e di comprendere la logica seguita nella formulazione. L’agricoltore non acquista soltanto un nome commerciale, ma può valutare ciclo, attitudine e comportamento dei materiali utilizzati.
«Chi compra la semente deve sapere che cosa sta seminando», afferma Braghin. «Dichiarare specie e varietà dovrebbe essere una pratica normale per tutti i miscugli. La trasparenza non limita il valore del prodotto: al contrario, permette di motivarlo tecnicamente».
La disciplina sementiera italiana a riguardo è contenuta nel decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 20. L’articolo 5, in particolare, regola i miscugli di sementi e contempla differenti combinazioni, comprese quelle destinate all’alimentazione animale e agli altri impieghi ammessi dalla normativa.
Prima della miscelazione, le sementi utilizzate devono rispettare i requisiti previsti per la commercializzazione. Il prodotto confezionato è accompagnato dal cartellino ufficiale e, nei casi previsti, dalle informazioni del produttore. Secondo Braghin, il problema applicativo è che il sistema non assicura sempre all’utilizzatore una rappresentazione immediata e completa di tutte le specie e varietà presenti.
Il cartellino ufficiale certifica la regolarità del prodotto ma il nome commerciale del miscuglio può diventare l’informazione più evidente per l’acquirente. Quando la composizione dettagliata non è riportata chiaramente nella documentazione aziendale, il confronto tecnico tra prodotti diventa difficile.
La normativa lascia zone grigie
Un ulteriore punto riguarda i miscugli costituiti da varietà differenti appartenenti alla stessa specie. Braghin rileva una distanza tra alcune formulazioni della disciplina, orientate a specifiche destinazioni, e l’evoluzione di un mercato che utilizza i miscugli varietali anche con obiettivi di stabilità agronomica e produttiva.
Su questo fronte sarebbe utile, secondo il tecnico, un chiarimento normativo capace di uniformare interpretazioni e controlli. L’obiettivo non dovrebbe essere aumentare gli adempimenti ma creare regole più facilmente leggibili tanto per chi produce sementi quanto per chi le acquista.
«Oggi si possono incontrare sul mercato prodotti molto diversi, tutti presentati semplicemente come miscugli», osserva Braghin. «Senza conoscere le componenti, l’agricoltore non può valutare se la formulazione sia realmente coerente oppure se riunisca materiali con cicli e attitudini differenti».
Non sarebbe corretto dedurre che un miscuglio privo dell’elenco varietale sul cartellino ufficiale sia necessariamente irregolare o di scarsa qualità. Il punto è differente: la conformità alla normativa rappresenta il requisito di base, mentre la disclosure volontaria della composizione offre un livello aggiuntivo di informazione e confrontabilità.
Il confronto con Austria e Germania
Braghin richiama l’esperienza dei sistemi austriaco e tedesco, considerati maggiormente strutturati sotto il profilo della registrazione e della tracciabilità delle formulazioni.
In Austria, infatti, la ricetta del miscuglio viene registrata presso l’autorità competente e associata a un numero identificativo. La composizione non deve necessariamente essere stampata per intero sul cartellino ufficiale, ma risulta depositata e può essere verificata attraverso controlli e campionamenti.
La proposta per l’Italia è quella di procedere verso un sistema più uniforme, fondato su un registro nazionale dei miscugli, codici ufficiali delle miscele, standard tecnici condivisi e procedure omogenee di tracciabilità.
Un modello di questo tipo permetterebbe di proteggere sia l’agricoltore sia le imprese sementiere che investono nella selezione e nella sperimentazione delle formulazioni. Rendere verificabile la ricetta ridurrebbe, infatti, lo spazio per prodotti poco caratterizzati, senza impedire alle aziende di sviluppare combinazioni differenti.
Il valore è nella progettazione
I miscugli proposti da Braghin sono il risultato di una scelta tecnica basata sull’allineamento dei cicli, sulla vigoria, sulla sanità fogliare e sulla dichiarazione delle componenti. Il loro valore dovrà naturalmente essere verificato nelle diverse condizioni pedoclimatiche e all’interno delle specifiche filiere di destinazione.
Il messaggio rivolto agli agricoltori è, però, più ampio delle singole formulazioni. Prima di acquistare un miscuglio occorre chiedersi quali specie e varietà contenga, quale sia il loro ciclo, per quale destinazione siano state selezionate e su quali dati si fondino le prestazioni dichiarate.
Nella produzione di biomassa, la diversità può diventare uno strumento per aumentare la stabilità. Perché ciò avvenga, deve essere una diversità progettata, non casuale. E per poter valutare il progetto, l’agricoltore deve, prima di tutto, conoscerne gli ingredienti.
«La fiducia si costruisce mettendo a disposizione informazioni verificabili», conclude Braghin. «Un buon miscuglio non ha bisogno di nascondere la propria composizione: deve essere in grado di spiegare perché ogni componente è stata scelta e quale contributo può portare al risultato finale».
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